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Full text of "Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S.M ..."

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DIZIOIVARIO 

GEOGRAFICO 
STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE 

DEGLI STATI 

DI S. M. IL RE DI SARDEGNA 



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DIZIONARIO 

GEOGRAFICO 
STORICO - STATISTICO - COMMERCIALE 

DEGLI STATI 

DI S. M. IL RE DI SARDEGNA 

COMPILATO PEA CURA 
DEL PROFESSORE E DOTTORE DI BELLE LETTERE 

GOFFREDO CASALIS 

CAVALIXIIE I>KU.*OU)IIIB DB* 88. M.\I7UZ10 E IAZZ41U> 
E DCLL'OEDDIB CIVILE DI SAVOJà 

OPERA 

MOLTO UTILE AGLI IMPIEGATI MEI PUBBLICI E PRIVATI UFFIZI 

A TVTTE LE PBH80NE APPLICATE AL FORO ALLA MILIZIA AL COMMEACIO 

E SINGOLARMENTE AGLI AMATORI DELLE COSE PATRIE 

Omnes omnium caritates patria 
una complexa est. Cic, i. Off] 



VoL. xxvn. 



Presso Gaetano Maspero libraio 
E 6. Mariorati tipografo 

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) ii U ^i^^^ r^'^r^ 







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GU EdUari a nome del trofeswre Casàlis proprietario del- 
t opera didwwam intendere di godere deipmUegi accordeU. 
M§U Autori, wmdo e$$i adempito al preeeritto delle leggi 
reloHve. 



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APPENDICE 



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Affinchè ci venisse fatto di condurre questo Dizio- 
nario alla maggior perfezione possibile^ alTappressarci 
al termine di esso , già da più mesi facemmo inserire 
nella Gazzetta ufficiale un nostro avviso per pregare 
tutti quelli che avessero riconosciuto esservi alcuna cosa 
da rettificare o da aggiungere a volercelo indicare il 
pia presto che per loro si potesse. Lo stesso avviso fu 
da noi ripubblicato sulle coperte dei tre ultimi fasci- 
coli che vennero alla luce. Finora non ci venne sug- 
gerita nessuna rettificazione ; ci furono però trasmesse 
alcune aggiunte y delle quali terrem conto j siccome non 
prive di qualche importanza. A questo riguardo dobbiam 
dire che dotti ed autorevoli personaggi y i quali ci sono 
benevoli y e ci diedero non dubbie prove di apprezzare 
l'arduo nostro lavoro , notarono che le descrizioni ge- 
nerali delle Provincie da noi date nel primo volume 
sono troppo concise, e non rispondenti alV ampiezza con 
cui per lo pia sono trattate le altre nei volumi succes- 
sivi ; bramano essi perciò che le medesime vengano 
nella presente Appendice di bel nuovo esposte con quella 
estensione che si richiede. Noi accondiscendiamo al loro 
giusto desiderio tanto pia di buon grado, in quanto 
che ci è noto che ad ogni dì va crescetuio il novero 

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degli studiosi della patria cotxìgrafia: ci asterremo per 
allr*o dal r ferire certi dati statistici y che sono di puro 
/lUSOy di sempre incerta esattezza, e ad ogni anno va- 
riabili. 

Fra le aggiunte che qui verremo esponendo alcune 
ragguardano alla corografia ed alla storia, ed altre 
alla biografia nazionale. Da queste ultime si ricono- 
scerà viemmeglio che il Piemontese gli altri Siati sog- 
getti ai Reali di Sasnyja produssero in ogni tempo chiari 
e possenti ingegni, che si segnalarono nelle ottime di^ 
scipline. 



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DIZIOI^ARIO 

GEOGRAFICO 
STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE 

DEGLI STATI 

DI S. M. IL RE DI SARDEGNA 



I 



imBAI; così viene denominato uno dei ventiquattro castdii 
che sorgevano nel territorio della città di Sospello: vi stava 
ancora in piedi nell'anno 1335. 

\BA1; torrente che bagna una regione di tal nome nel di- 
stretto della citlà di Sospello , e sr scarica nel fiume Mer- 
hnzone. 

ABBA CORRENTE o GORINTE^ costa della Sardegna, nella 
parte settentrionale deirisola, ripiena di colombi selvatici, ove sta 
una punta che si protende in mare con un ammasso di 
roccie , le quali segnano il limite del territorio della Nurra. 
Su essa costa ai confini del distretto di Sorso in faccia ai 
venti di greco s'innalza una piccola torre di forma rotonda, 
la quale veniva già custodita da un Alcaide e da due soldati, 
che ricevevano i segnali dalla torre del Falcone, e li trasmet- 
tevano all'Asinara. 

ABBADIA DI STURA; luogo che trovasi nel territorio di To- 
rino , a greco di questa città , da cui è distante due miglia 
circa. Fedi Voi, XI, po^. 515-46. 

ABBAIA; rio della Sardegna che bagna Bunnanaro, e si versa 
nel Sarucco. 

ABBAS; capo della Sardegna: fu già signoria dei Manca 
marchesi di Mores. 

2 m%ion, Geogr. ec. Voi. XXVII. 

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10 ABBAUDDI ecc., e AGI 

ABBAUDDI ] sono varii fili d'acqua minerale, i quali scatu-* 
riscono in un luogo del lerritorio di Ploaghe, cui chiamana 
Sa Mandra dessa Giva, Questi zampilli d'acqua vennero delti 
Abbaùddi quasi acque boUentiy perchè uscendo gorgoglianti dalla 
terra pare che bollano. 

ABELLIONE o BELLIONE^ dipendenza del contado di Quinto 
nella provincia di Vercelli. 

ABILI ', rivo della Sardegna ; proviene dal piano dell'An- 
glona, e dirigendosi verso borea , dopo un corso di quasi 
cinque miglia , va a metter foce a libeccio del promontorio 
Frisano. 

ABOLLENAo BOLLENA; luogo che sta sulla manca sponda 
del Vesubia, a maestrale da Sospello, da cui è distante nove ore 
di cammino. Trovasi sur una rupe chiamata Costa, aireleva- 
tezza di 700 metri sopra il livello del mare. La comunità ne 
porta il titolo comitale. Vedi Voi li, pag. 399. 

ABOR^ monte che s'aderge a ponente della cìttii di Susa, e 
a scirocco di s. Jean de Maurienne, tra la provincia di Susa 
e la Moriana. 

ABRIES^ colle che sorge a maestrale della città di Pinerolo: 
per esso dalla valle di s. Martino si ha Taccesso a quelli da 
Quierase nel Delfinato. 

ABIMYS DE MIANS (Laghi degli). Sono cinque laghetti di 
Savoja, che giacciono nel luogo detto della Cava , presso le 
sorgenti del rio Glandon. 

ACHI ^ rivo della Sardegna ^ ha la sorgente nella montagna 
di Gadoni, scorre nella direzione di ostro- sci rocco, e si versa 
nel Dosa. 

Aderivo della Sardegna^ nasce al monte di Bolothana, e 
si getta nel Tirso. 



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ACLES ECC., E ACQUA PRISCA 11 

ACLES ; colle che s'innalza a ponente della città di Susa ; 
per esso dalla valle di Bardonnanche si tragitta in quella di 
NeuYacbe nel Delfinato. 

ACQUARELLA ^ fiume che scorre presso la borgata di Ronco 
inferiore nel distretto dlsola di s. Giulio, e gettasi nel lago 
d'Oria da un'elevatezza di venti e più metri, formando una 
cascata assai vaga, cui tutti i forestieri guardano con diletto. 

ACQUA DELLA CERVA ^ cala e scogli nel territorio della 
Nurra in Sardegna. 

ACQUA COTTA ^ rivo della Sardegna, che nasce da una fonte 
termale, e dirigendosi verso scirocco , dopo un corso di do- 
dici miglia si getla nel Botranì. 

ACQUA DOLCE ; cala con istagno, e con piccola rupe scoscesa 
e seminata di scogli: essa vien anche detta Foghi le di mare, 
ed è posta nella baronia di Orosei. 

ACQUA DEL FERRO ; monte della Sardegna che sorge nel 
territorio di Pula o Polla. 

ACQUA FREDDA^ luogo che sta sul Bormida occidentale a 
scirocco da Mondovì, da cui è distante 15 miglia ^ e a mae- 
strale di Savona in distanza di undici miglia da questa città, 
nella cui provincia si trova. La parte di questo luogo situata 
al di qua del Bormida dipende dalla comunità e parrocchia 
di Cosseria ; e quella posta al di là è membro della comunità 
e parrocchia di Millesimo. 

Il luogo di Acquafredda insieme con cinquantasei altri feudi 
imperiali perveniva alla R. Casa di Savoja in virtù del trat- 
tato ossia dei preliminari di pace conchiusa fra S. M. impe- 
riale e S. M. cristianissima in Vienna addi 5 ottobre del 1755. 

Era compreso nel contado di Millesimo. . 

ACQUA FRISCA; rivo della Sardegna 5 nasce nell'agro di 
Jersu, s'ingrossa d'altri rivi, e gettasi nel mare di contro all'i- 
sola dì Cirra, 



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12 ACQUI 

ACQUA D'ORO; così comincia a chiamarsi il fiume«torrente 
Orco là (love «^ingrossa del Soana, che riceve a sinistra ap- 
pena uscito, per uno stretto, da Pont. 

Pigliò questo nome per la precipua pesca che ri si faceva 
delForo, mentovata dall'Azario colle seguenti parole : In Orcho 
magna quaniikis auri coUigitur, et grana tam groisa reperiuntur , 
quod vidif granum esse valoris florenorum sexdecim. 

ACQUA ROSA , punta che s'aderge nel territorio di Terralba 
in Sardegna. 

ACQUI, provincia. Questa provincia è compresa nella divisione 
amministrativa di Savona. 

Posizione geografica. La posizione geografica di questa prò* 
vincia apparisce dal seguente specchio : 



Punti estremi 
sulla linea 
di frontiera 



Settentrionale 

Limiti tra Garentino 
ed viglio sul Belbo 



Meridionale 



Punti 
trigonome- 
trici 



Oviglio 

( 



M. Legino alle 
sorgenti dell'Erro \ Monte 
presso Montenotte 1 s. Giorgio 
superiore 



Orientale 

Belforte a ponente * 
d'Ovada 



Ovada 



Occidentale 

Colline di Cessole ? Rocchetta- 
e di Vesme \ Belbo 



Latitudine 



hk^ W 58»! 



449 541 4011 



44" 35' 0" 



Longitu- 
dine 



6** 40' 0" 



6<> 5> iO'« 



e««3'35" 



44*» 39' 55" 



5<» 54' 58'» 



Spazio com- 
preso fra due 
punti estremi 
opposti 



Latitudine 
0«> 27' 48" 



Longitudine 
0« 28» a?»' 



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ACQUI lo 

Eitensiàne. L'estensione territoriale di questa provincia è di 
1151, 22 chilometri quadrali. 

La maggiore lunghezza presa dai limiti settentrionali di Ca- 
remino sino ai limiti meridionali sul monte Legino presso le 
sorgenti dell'Erro, e presso Montenotte superiore, è di circa 
41,000 metri , e la maggiore larghezza dai limiti orientali di 
Belforte presso Ovada sino alla collina di Cessole e di Vesime, 
è di 38,000 metri. 

La periferia , misurata sui limiti della provincia , risulta di 
148,000 metri; cioè: 

Limiti settentrionali colla prov. di Alessandria mei. 35,000 

id. orientali colla provincia di Novi ...... 11,000 

id. id. con quella di Genova » 5,000 

id. meridionali con quella di Savona .... » 52,000 

id. occidentali con quella d'Alba » 50,000 

id. id. con quella d'Asti » 15,000 



Totale metri 148,000 



Confini, I limiti di questa provincia, secondo quanto il eh. 
capitano G. Luigi De Bartolomeis nelle sue Notizie topografiche 
4? statistiche sugli Slati Sardi, sono: 

A tramontana. La provincia d'Alessandria dal rio Orsecco a 
greco sino al torrente Tiglione; cioè dai limiti di Capriata a 
quelli di Carpendo, rimontando il rio Orsecco, e procedendo 
poi alla cascina Valenta a tagliare i tre rami del torrente Sta- 
navazzo, e tirando a ponente sino ai limiti di Rivalta sulla via 
che costeggia il rio Budello. Il limite rimonta di nuovo a 
borea, circoscrivendo il territorio di Castelletto Bormida (prov. 
d'Acqui) con quello di Cassone (prov. d'Alessandria) , divisi 
dallo stesso Bormida tra la cascina Amborio e Rivalta. Da 
Rivalla il limite tira a ponente ìndi a tramontana per le col- 
line di Caranzana ; taglia il rio s. Pietro, e le valli di Bigogha, 
del Vercenasco e del Cervino, separando il territorio di Cas- 
sine e Sezzè da quelli di Riccaldone , Maranzana e Momba- 
ruzzo (prov. d'Acqui). Indi rimontando le colline lungo i li- 
mili di Gamalero e Frascaro con quelli di Carentino, tagliando 
• rii di Baldovano e Ghisone, viene al Belbo sotto ad Oviglio; 



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14 ACQUI 

e di là, varcalo tale fiume, seguila verso ponente lambendo 
il rio Starapasso, tagliando il Redabue ; divide i lerrilorii dì 
Oviglio e Masio (prov. d'Alessandria) da quelli di Borgomasco» 
Incisa e Corticelle, sino a leccare il torrente Tiglione. 

A maestro. La provincia d'Asti dal Tiglione sino al Belbo a<l 
ostro di Canelli , toccando \ seguenti limiti: rimontando il 
Tiglione tra Belvedere e Corticelle d'Acqui, salendo i colli fra 
Corticelle e Vinchio sino a levante di Castelnuovo Calcea, ove 
taglia il torrente Nizza colla strada provinciale fra Asti ed 
Acqui ; e di là ascende i colli di s. Sebastiano e di Asinarì 
sino al Belbo. 

A potìente. La provincia d'Alba, dai fini di s. Stefano Belbo 
a quelli di s. Giulia, toccando i seguenti punti: dal Belbo ti- 
rando verso austro sui colli che dominano la sinistra della 
valle della Rocchea^ e seguitando poi l'acquapendente che di- 
vide il Bormida dal Belbo sino ai casali di Scarrone fra Roc- 
chelta-Belbo e Vesime , e di là piegando verso il Bormida , 
che tagliasi al confluente della Tetorba. Rimontasi lutto il 
corso di questo torrente sino alle allure di Serole e di Cu- 
niola ] indi cala al torrente Rigoggio , che taglia per salire 
l'altipiano di Soave, donde seguita qualche trailo la via pro- 
vinciale d'Alba per Savona. Riprende poi il giogo , che se- 
guita sull'alto ciglione lungo i limiti occidentali di Cagna , 
Lodisio e s. Giulia, ove tocca l'estremo confine colle province 
d'Alba e Mondovì. 

A mezzodì. La provincia di Savona, dai limili di s. Giulia 
con Brovida sino a quelli di Cassinelle con Tiglielo, lungo i 
punti seguenti: da s. Giulia, pigliando la cresta dei monti alla 
Nocella sino al torrente di Val-Bormìda, si attraversa il me- 
desimo ^ varcasi altro monte e il Bormida di Spigno ad ostro 
di Dego, e fra esso comune e quello di Rocchetta-Cairo ta- 
gliasi la via provinciale di Savona. Rimontasi di nuovo il ci- 
glione dei monti sino alla cascina Grinda , e di là al monte 
s. Giorgio. Dappoi si continua Tacquapendente appennino sino 
al passo del Giovo, alle sorgenti del rio di tal nome: volge 
quindi a tramontana sul conlrafforte che tien diviso esso tor- 
rente dall'Erre, toccando il bricco di Rama, e sino alia con- 
fluenza dei due rii, rimonta Tacquapendenle fra l'Erro ed il 
torrente Gallaretto, girando inlorno a Sassello; e tra il Galla- 



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ACQUI 15 

retto e rOrbicella prosegue sul pendìo dei monli , toccando 
le borgale di Morel e Pian della Castagna, e verso le sorgenti 
del rio Mo piega a levante sino al confluente del rio Mero 
neirOrba ad Origlietto. Di là volge di nuovo verso mezzodì 
sulle alture di Tiglieto, che dominano la riva destra dell'Orba, 
ed ivi faa termine il confine còlla provincia di Savona. 

Dal lato di mezzodì confina pure colla provincia di Genova 
lungo le alture fra TOrba e la Stura , tagliando quest'ultima 
ad ostro di Belforte , indi risalendo il giogo sino al monte 
della Corma. 

A scirocco. La provìncia di Novi dal monte della Corma al 
rio Orsecco (limiti colla prov. d'Alessandria), seguendo dap- 
prima l'acquapendente fra il torrente Fiotta e l'Orba sin presso 
le loro confluenze, tagliando l'Orba a Rocca-Grìmaidì, e con- 
tinuando il dorso dei colli sulla sinistra di questo fiume sino 
al rio Orsecco, a ponente dei limiti di Capriata presso la Ca- 
scinetta. 

Aspetto fisico generale della provincia. 11 suolo di questa pro- 
vincia è in generale tufaceo nelle colline , e sabbioso nelle 
valli. Sulla superficie totale di questa provincia di giornate 
di Piemonte 302,770. 52 , ve ne hanno per 1^59 ossiano 
0,017 in pianura , e per 58/59 ossiano 0,983 in collina , od 
in montagna. La parte montuosa principia dall'estremità me- 
ridionale, ove si estende la catena principale apennina, le cui 
varie anella si dirigono verso tramontana fra le due Bormide 
ed i loro influenti , abbassandosi a grado a grado infino al 
territorio d'Acqui, dove comincia una pianura, che non è più 
interrotta se non da alcuni colli. La parte montuosa, o dis- 
seminata di monticelli, che costeggia la sinistra del Bormida 
dal lato occidentale, limitrofo colla provincia d'Alba, porta il 
nome di Langìie (1), ed è la più sterile di cereali prodotti, per 



(4) SoUo il nome di Langhe o Lande^ così dette dalPessere stati quei 
luoghi altre volte quasi deserti, nella concessione fallane dalPimperatore 
Ottone ad Aleramo nel 966 , comprendevansi lutti i luoghi e borghi da 
esso posseduti tra i fiumi Tanaro ed Orba sino al lido del mare. Nei se- 
coli posteriori furono divise colla denominazione di alte e basse Langhe^ 
comprendendo sette marchesali, posseduti da diverse famiglie dei discen- 
denti del medesimo Aleramo ; cioè di Savona ( che poi fu unito alla re- 



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16 ACQUI 

cut gli abitatori sono costretti a procurarseli dalle terre ▼!• 
cine più opulenti delio Alessandrino. Vi sono ciò non ostante 
in questa provincia belle pianure e deliziose colline, dove rac- 
colgonsi in abbondanza uve, castagne, frutta diverse, ed an- 
che grani, legumi, e bachi da seta in discreta quantità, e vi 
si fanno ottimi vini ; raccogliesi a sufficienza legname da co- 
struzione e da ardere, poiché i boschi specialmente nella parte 
meridionale, vi abbondano, ed ivi si alleva pure quantità di 
bestiame. Nei visceri dei monti si rinvengono miniere di ferro, 
e vi scaturiscono acque minerali di cui in appresso. 

Agricollura, Il suolo di questa provincia per riguardo alfa- 
gricoltura è diviso come segue: 

Terreni arativi con o senza vigne . . . ettari 50,543 

Vigne sole » 8,834 

Prati naturali ed artificiali » 5,425 

Terreni ad orticoltura » 3t7 

Boschi di castagni )) 13,778 

Boschi d'altre specie di piante » 25,858 

Pascoli » 4,289 

Terreni incolti , » 6,078 

Prodotti vegetabili. Si ottengono in media: 

Frumento ettolitri 274,965 

Barbarìato » 1,590 

Segale » 3,104 

Mais » 267,834 

Carciofi, legumi, miglio » 81,264 

Patate » 38,760 

Barbabietole ed altre radici » 200 

Canapa e lino quint. metr. 928 

Vino delle vigne con altre colture ettolitri 145,158 
Vino senz'altre colture )i 150,178 



pubblica di Genova), di CravesanOy di Ceva^ del Bosoo^ di CortemigUa^ 
di Busca e d'Incisa. Ma molli dei fendi di questo paese sono stati per 
lunghissimo tempo immediatamente soggetti all'Impero ; e nella pace di 
Vienna del 1738 ne vennero ceduti 5!i alla R. Gasa di Saf oja, e ira questi 
anche Loano., già dipendente da Genova. 



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ACQUI 17 

Foglia di gelso quìnt. melr. 44,980 

Castagne ettolitri 137,780 

Ortaggi q. m. 10,095 

Foraggi » 162,750 

Legna met. cub. 77,574 

Pascoli q. m. 18,254 

Prodotti animali. In questa provincia si contano approssima- 
tÌTamente di 

Bestiame bovino capi 16,254 

Cavalli » 2,848 

Pecore e capre » 14,384 

Porci » 4,311 

Prodotti minerali. Varie cave di calce; grès duro per gradini, 
finestre ecc.; pietre dei dintorni d'Acqui molto stimate nelle 
costruzioni per usarne in mura di consistenza; sabbie auri- 
fere dei rii Fossato, Gamborello ed Orba; lignite fossile sulla 
riva del Visone rimpetto a Morbello, e nei dintorni di Gro- 
gnardo. 

Il valor annuo della calce ascende approssimativamente a 

Lire 15,250 

Del gesso » 8,000 

Della pietra da taglio » 3,700 

Strade. Oltre la ferrovia che deve mettere in comunicazione 
Acqui con Alessandria, e di cui venne or ora aperto il con- 
corso per la concessione , vi sono in questa provincia due 
specie di strade; cioè provinciali e comunali. 

Vie provinciali. Quattro vie provinciali muovono da Acqui; 
una tende ad Asti passando per Nizza Monferrato; è tutta si- 
stemala; ha fra Acqui e Nizza metri 18,495 di lunghezza e da 
Nizza ai limiti provinciali metri 3,947; perciò in complesso 
metri 22,442 di lunghezza. 

Un'altra via, la quale termina sui limiti di Cassine con Strevi 
si dirige ad Alessandria; è tutta sistemata; ha fra Acqui e 
Cassine m. 12,700 di lunghezza. 

La terza via provinciale è quella di Savona non sistemata: 
segue la sinistra del Bormida ; passa per Terzo, ove Tattraversa 
a fine di recarsi a Ponti e Spigno, lungo la destra del Bor- 



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18 ACQUI 

mìda oricnUle, e di là valica di nuovo il Bormida, e diviene 
sìslemata , lungo la riva sinistra , sino a Dcgo , ove ritorna 
sulla sponda destra, ed esce dalla provincia. La sua lunghezza 
fra Acqui e Dego è di 43,800 metri. 

L'ultima è la provinciale di Genova , che mette a Voltri 
sul mare: essa non è sistemata. All'uscire da Acqui attraversa 
il Bormida per recarsi allo stabilimento dei bagni ; volge a 
Visone, Prasco e Cremolino^ mette sull'Orba fra Mollare ed 
Ovada^ Fattraversa per dirigersi sulla manca riva delio Stura, 
ed esce dalla provincia fra i limiti di Belforte con Rossiglione 
inferiore. E lunga. 25,700 metri fra Ovada ed Acqui. 

Da Ovada volge altro tronco per a Rocca-Grimaldi , e si 
unisce alla provinciale di Novi a Capriata. Ha circa 10,000 
metri di lunghezza in questa provincia ^ non è sistemata. 

Vie comuìiali. Le vie comunali primarie e sistemate sono: 

Quella lungo la sinistra del Bormida che staccasi dalla pro- 
vinciale di Savona a Terzo e volge per a Ristagno, Monastero, 
Bubbio, Cessole e Vesime, donde esce dalla provincia per Ca- 
stino in quella d'Alba. Ha circa 20,000 metri di lunghezza. 

Quella che muove da Strevi per Rivalta d'Acqui a Castel- 
nuovo ed a Sezzi neirAlessandrìno , di circa 8,000 metri di 
lunghezza. 

Quella fra Acqui e Ponzone, di 13,900 metri, carreggiabile. 

Quella da Terzo a Castelvero, con diramazioni verso Castel- 
letto-Molina e Fontanile. 

Quella di Rocchetta-Palafea a Cassinasco, e da Rocchetta- 
Palafea a Calamandrana e di là a Nizza. 

Quella che dipartesi da Cremolino per a Morsasco, a Mon- 
taldo ed Ovada. E molte altre carreggiabili. 

Correnti d'acqua. Bagnano il suolo di questa provincia i due 
Bormida occidentale ed orientale, con moltissimi influenti, di 
cui i principali sono: alla destra TErro, il Caramagna, lo Sta- 
navasso, TOrba ed il Piolla^ ed a sinistra il Bogliona, il Me- 
drio ed altri minori influenti. 

I Bormida: di questi due fiumi per ciò che spetta alla loro 
origine ed al loro corso abbiam già parlato nel Voi //, pag. 
507. Ci resta ora a far cenno dei rami che bagnano questa 
provincia. 

II Bormida occidentale, o di Cortemiglia , riceve a deslra^ 
presso i limiti colla provincia d^Alba: 

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ACQUI 19 

Il Tetorba o Talotia: torrentello che scende dai colli di Per- 
ielio e da quelli di Olmo , cui bagna colte terre di Rocca- 
verano e di s. Giorgio-Scarampi, e mette foce nella provincia 
d'Alba. 

Il Talorba : torrente che scaturisce dai colli di Roccaverano, 
cui bagna con s. Giorgio-Scarampi, e sbocca fra le terre di 
Monastero e Subbio. 

Grinfluenli di riva sinistra del Bormida occidentale , da 
Vesme a Ristagno , sono piccoli ruscelli di poca importanza. 
Ma dopo la confluenza del Bormida orientale si notano: 

Il rio della Morra , che deriva dai colli presso Rocchetta- 
Palafea e Montabone, e sbocca fra Ristagno e Terzo. 

Il torrente Bagliona, che proviene anch'esso dai colli anzi- 
detti, bagna Castelvero, lambe i balzi di Castel-Rocchero, ed 
ha la foce a Terzo. 

Il torrente Medrio o JtfcH, che nasce fra Castel-Rocchero ed 
Alice, e sbocca sotto Acqui. 

Il Bormida orientale, o di Spigno, accoglie a sinistra: 

La Bormiola, formante la valle di Bormida nel territorio di 
Dego, la quale scaturisce nei colli di Siessi, dalla cima Revel 
presso Rrovida e s. Giulietta , e mette capo in vicinanza di 
Dego. 

I rivi dei Valli, della Fornace, della Rocchetta, ed il rio Barbo, 
i quali lutti provengono dai colli di Serole e dalle rocce che 
s'innalzano a ponente di Spigno, di cui bagnano le terre, ed 
ove hanno le loro foci. 

II torrente Ovrano, che scende dai colli di Roccaverano, e 
bagna le terre di Mombaldone ove sbocca. 

Il Bormida orientale accoglie a destra : 

Il torrente Valla; scaturisce col nome di rio Sarvia alla 
Grinda nelle montagne che sorgono a ponente di Montenotle 
inferiore alle cascine Garbas (prov. di Savona) e nel territorio 
^i Giusvalla j scende ingrossandosi di parecchi rii per a Squa- 
netto e Spigno, ove ha foce. 

Il torrente Torba; deriva dai colli detti Barossi; bagna le 
terre di Montechiaro e mette capo presso la borgata detta 
Pamparato. 

Dopo la congiunzione che si fa dei due Bormida non lungi 
(ia Ristagno, influiscono in esso alla destra : 



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20 ACQUI 

L'Erra, torrente che ha le sorgenti a pie di Montenotte 
superiore nella vallea delle Moggie (prov. di Savona), a 865 
metri sopra il livello del mare; scende a Montenotte inferiore, 
ov'è ingrossato a sinistra da un rio che deriva dai casali 
Garbai, e a destra da un altro che scende dairAppennino -, 
volge quindi a Ponte-Invrea , accogliendo sulla destra altro 
ramo che viene dal passo del Giovo, e sulla sinistra un altro 
proveniente dalle alture di Gìusvalla; poscia radendo sulla 
destra il bricco di Barma , s'ingrossa sotto a Sasseilo dei riì 
del Giovo, dì Quaìesa, e di altri di minor conto. Seguita quindi 
il suo corso verso i Ietti Garharin, ricevendo a manca un altro 
rio che viene da Mioglia ; e a destra il torrente Gallarelo ; indi 
più sotto dallo stesso lato il torrente Miseria. Giunto TErro 
al molino Sciape^ accoglie a sinistra altro ramo, che procede 
dal castello di Mioglia ; passa per le terre di Pareto e pei ca- 
sali di Arbone e Mantei ; continua il suo corso fra le alture 
di Malvicino, Ponzone, Cartosio, Castelletto d'Erro e Melazzo 
ingrossandosi or quinci or quindi delle acque di molti rivoli; 
e finalmente sbocca nel Bormida rimpetto a Terzo. Vedi Voi. 
VI, pag. 383. 

Il torrente Visone ; scaturisce in più rami, col nome di rio 
Passato, nei monti di Ponzone, s. Bartolomeo, Perlo, Toletto 
al dissopra di Morbello, ove il Passato cangia il nome in Vi- 
sone; scorre nella direzione da ostro a borea , bagnando le 
terre di Grognardo, e di Visone ove mette capo nel Bormida. 

Il torrente Caramagna-^ ha origine presso la Bandia dì Cas- 
sinelle ; volge anch'esso da ostro a borea ; bagna Prasco e 
gettasi nel Bormida a levante di Visone. 

Il torrente Budello-^ nasce fra i colli di Trisobbio e Cremo- 
lino; volge a Rivalta nella direzione di mezzodì, ove non lungi 
sbocca nel Bormida. 

Il torrente Slanavasso-^ scende a Cremolino; scorre verso 
tramontana; bagna Trisobbio, Carpeueto, Montaldo d'Acqui, 
ed esce dalla provincia per isboccare nel Bormida presso a 
Sezzè in quella d'Alessandria. 

L'Orba; nasce negli Appennini da due piccole sorgenti, che 
scaturiscono poco al dissotto delle terre di Ciampinì e di Ter- 
ralba nella prov. di Savona. Si compone da principio dei se- 
guenti rii: 



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ACQUI 21 

VOrherina'j che rieriva dal monte Ermetta e dal bricco di 
Ciorta a Ciampanio. 

Rio di Manfrei ^ che scende dal monte Reisa e dalle falde 
del monlef Meise, con altro ramoscello che scaturisce presso 
il colle di Malanoite ed alla colma deirErmetta , e scorre a 
Varrà inferiore, ad Olba e a Martina. 

Rio di AcqìiabieMca ; nasce in due rami alle falde settentrio- 
nali del monte Reisa al pian di Fajallo; scende a Galeazzo ed 
Acquabianca donde piglia il nome, e si unisce sotto a Mar- 
lina al ramo precedènte. 

VOrbicella-^ prende la sua orìgine dal bricco Ciorta, e scende 
pei casali di Palo e di Valle-Oscura *, s*ingrossa di altri riga- 
gnoli, che provengono dai monti del Moret e dal pian della 
Castagna, ed influiscono insieme a Tiglieto, ove un altro pic- 
colo ramo che deriva dal monte Calvo a levante , viene in- 
grossandolo. Volge poscia ad Orbisella, da cui prende il nome, 
e dopo breve corso esce dalla provincia di Savona, ed entra 
in quella d'Acqui ad Origlietta, ove accoglie a sinistra : 

Il rio di Meri^ (ormato dalla confluenza del rio' del Mo che 
proviene dal piano delle Castagne, e da altri rii che scendono 
dal monte Ratto, dalla Bandia di Cassinelle, e da s. Luca ove 
mette capo. 

L'Orba dopo tali confluenze scende a Cerretto e Mollare ., 
ingrossandosi a destra del rio Vallansona, ed a sinistra dei ri- 
gagnoli che scendono dalle montagne di Cassinelle e Cremo- 
iino. Seguita quindi il suo andamento nella provincia d'Acqui 
Terso Ovada , ove riceve a destra la Stura ] poscia scorre a 
Rocca-Grimalda ed a Silvano d'Orba , ove riceve a destra il 
torrente Fiotta, ed a sinistra altri rigagnoli. Esce di nuovo 
dalia provincia d'Acqui per entrare in quella di Novi a Ca- 
priata, ove il torrente Lemma con altri rii la fanno tributaria 
di loro acque. Entra finalmente nella proT. d'Alessandria ove 
principia il territorio di Predosa, bagna quelli di Fresonara, 
Retorto, Bosco e Casalcermelli, ove ha foce nel Bormida dopo 
un rapido corso di metri 10,000. 

L'Orba scorre assai rinserrato fino a Mollare, fiancheggiato 
da montagne imboschite , che non lasciano in quella valle 
tratto alcuno ad altra coltivazione, e sino a questo punto sur 
una retta di quattro miglia ne ha almeno sette di sviluppo. 



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22 ACQUI 

I suoi allagamenti sono considerevoli : a Silvano il suo letta 
è di 35 metri, e le acque hanno metri 36 d'altezza. Nelle 
piene ordinarie si elevano ad un metro sopra 50 di larghezza; 
ma nelle escrescenze massime giungono ai 3 o 4 metri d'al- 
tezza, sur una larghezza di 150 metri, che si può riguardare 
come sommo allagamento. Questo torrente ravvolge nelle sue 
acque pagliuzze d'oro e particelle di piombo e ferro. Vedi 
Voi XÌU, pag. 210 e seguenti. 

Il Belbo. Ha le sue fonti nelFAppennino alle falde orientali 
di Montezemolo presso di Cengio, e dirigendosi verso maestro 
bagna i lerritorii di Montezemolo, Camerana e Mombarcaro, 
e dopo di aver percorso 18,000 metri nella monregalese pro- 
vincia , entra in quella d'Alba che irriga a levante tenendo 
ivi nel suo corso una linea di circa 15,000 metri; passa quindi 
neHa provincia d'Asti che bagna per breve tratto nel terri- 
torio di Canelli sui limiti meridionali là dove riceve il Tinelìa 
sui confini di s. Stefano-Belbo; continua il suo corso nella 
provincia d'Acqui, sul territorio di Calamandrana, impinguane 
dosi ora a destra ora a manca di molti rii , fra i quali pri- 
meggiano il Nizza, il Colanidy il Sernella o CerneUa presso Nizza. 
Quivi il Belbo seguita il suo corso in tortuoso giro per ad 
Incisa e Castelnuovo , aumentando sempre le sue acque di 
altri torrentelli, ed in ispecie del Ritanazzo^ del Galaretlo^ del 
rio di Val Gherlobbia , e divenendo per tal modo copioso 
a segno da alimentar canali per irrigar le campagne , e 
per dar moto ad edifizii meccanici nel distretto d'Incisa , 
ove sta un ponte alle Ghiarre \ continua per altre sette miglia 
il suo corso entro le terr^ dì Bergamasco e Carentino, ri- 
ceve a sinistra lo Slanavasso , ed esce finalmente da questa 
provincia per entrare in quella di Alessandria ad Oviglio che 
divide per metà; quivi percorre un tratto di 4000 metri; e 
dopo un corso totale di circa 35 miglia di Piemonte sbocca 
nel Tanaro fra Villa del Foro e Gabella dirimpetto a Solerio. 
Fra gli influenti del Belbo nella prov. d'Acqui si notano: 
Il torrente Nizza, che nasce nella provincia d'Asti dai colli 
di Castiglione e Burio, percorre da ponente a levante la vai 
dì Nizza per le terre di Castelnuovo Calcea e Moasca; entra 
nella provincia d'Acqui ove taglia la vìa provinciale tendente 
ad Asti, e vi è sormontato da un ponte in collo di sei metri 



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ACQUI 25 

(li luce. Continua poscia il suo corso tagliando anche le vie 
comunali di Mombercelli , Vaglio, Incisa^ e la pubblica pas- 
seggiata di Nizza , ove vi soprastanno altri quattro ponti in 
colto; e va a metter capo nel Belbo non lungi da questa 
città. 

Il rio Co/anta*, scorre nella direzione da mezzodì a tramon- 
tana, pigliando origine sui limiti di Castelvero-, taglia la strada 
provinciale tendente ad Acqui, ov'è sormontato da un pome 
in cotto di sei metri di luce, e si scarica nel Belbo inferior- 
mente all'abitato di Nizza. 

Il torrente Semella; ha origine sotto a Castelnuovo-Calcea 
nella provincia d'Asti; scorreda tramontana a mezzodì; taglia 
le vie comunali di Mombercelli , Vaglio ed Incisa , pel varco . 
delle quali esistono tre ponti in cotto di tre metri di luce y 
divide in parte il territorio di Nizza da quello d'Incisa, ed ha 
foce nel Belbo a un miglio e mezzo ad ostro di Nizza. 

Il Belbo ha un bacino, che per lo spazio di 5000 metri 
dalle sue sorgenti è a^sai angusto, non avendo che 6 chilo- 
metri quadrati , e sino all'altezza di s. Stefano- Belbo (prov. 
iTAlba) ei si presenta come un ruscello scarso d'acqua ; ma 
dacché i due torrenti Tinella e Nizza (fieli' Albigese e nella Asli- 
giano) l'hanno fatto tributario delle loro acque , egli scorre 
abbondevole e cagiona spesso delle piene considerevoli , che 
riescono dannose alle terre circonvicine. Epperò l'abbondanza 
di limo, ch'ei strascina seco , serve a fertilizzare quei terreni 
su cui ne fa deposito. Il fondo, nel quale scorrono le sue 
acque, è assai melmoso , ond'è che difficilmente si possono 
piantare in esso ripari, od erigere dicchi per molini, mentre 
il più delle volte le sue acque sobbissano enormi ammassi di 
terra fino a 10 metri d'altezza. Si suole , nelle vicinanze di 
Nizza e d'Incisa, fondare i dicchi su fascine e rinnovarle ogni 
anno a misura che succedono scoscendimenti di terra. 

Il Belbo ha in tutto il suo corso, dalle sorgenti alle foci, 
una pendenza di circa 496 metri. Il suo corso in linea retta 
è di 92,500 metri Epperò nella sola provincia di Mondovì , 
dalle soi'genti a Mombarcaro , sur una retta di 9000 metri 
ne offre 24,000 di sviluppo ; onde si può supporre che ncl- 
riniiero suo corso egli abbia uno sviluppo triplo in con- 
fronto della linea retta. Il pendio di esso si abbassa a misura 



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24 ACQUI 

che si allontana dalle scaturìgini , verso le quali fu misurato 
avere 73 metri di pendenza sopra 2400 di sviluppo. 11 letto 
di questo torrente non è sostenuto da dirupate rive ; che anzi 
egli irriga dovunque ridenti praterie. (Vedi Chabrol), 

Montagne. Nella provincia d'Acqui s'innalzano varie montagne, 
che fanno parte della lunga catena degli Apennini, di cui la 
prima ramificazione, che si stende in questa provincia, ha prin» 
cipio presso le sorgenti del Bormida al monte Setle-pani , ed 
arrivata al colle di s. Giulia si riparte in varii contrafforti , 
uno dei quali va a terminare al torrente Uzzone-, un'altra 
seguila per a Roccaverano , e si scomparte di nuovo in pa- 
recchi rami fra i due Bormida. 

Una seconda ramificazione muove dal monte s. Giorgio e 
si prolunga, verso Giusvalla al col di Mioglia, metri 735 ; al 
col di s. Martino metri 689; a Montechiaro metri 615 ; Su 
Castelletto d'Erro metri 578; e finisce al Bormida rimpelto a 
Terzo, separando così il letto dell'Erro da quello del Bormida, 
e dando origine al torrente Valla^ al rio di Spigno e ad altri 
torrentelli. 

* Una terza ramificazione ha origine fra il monte Reisa ed il 
monte Ermetta (metri 1503), separa la valle dell'Erro da quella 
dell'Orba passando pel bricco di Ciorta al piano delle castagne, 
e quindi si biforca, volgendo un ramo sopra Ponzone e Ca- 
vatore fra l'Erro ed il Visone , un altro fra il Visone é il 
Caramagna, un terzo fra il Caramagna e lo Slanavasso, ed un 
quarto fra lo Stanavasso, l'Orba ed il rio Secco influente di 
essa. 

Una quarta ramificazione appennina muove dal monte del 
Dente sopra Voltri , e s'innalza fra la Stura e l'Orba , e fra 
questa, il Fiotta e il Lemmo, toccando Ira la Stura e l'Orba 
il monte Calvo ^ e dal monte Poggio alla Madonna della Corma 
fra la Stura e il Piotta , e fra quest'ultimo e il Lemmo volge 
pei monti Orditano, Lecco, Tobbio e Brisco. Ma lutti questi 
monti escono già dai limiti di questa provincia, cui solo ap- 
partiene il contrafforte che s'appoggia all'Orba su Ovada. 

Valli, Parlando delle valli che noi col eh. G. Luigi De-Bar- 
tolomeis riguardiamo soltanto dal lato geologico e mineralo- 
gico, faremo capo da quella del Bormida di Cairo, la quale nel- 
l'entrare in questa provincia, sui limiti di Dego, presenta un 



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ACQUI 25 

lerreao sedimentoso, che si estende fino a Spigno da un iatov 
e verso occidente al luogo detto Crosca , rinviensi un banco 
orizzontale di pietra calcare bigia, che si usa per lavori gros- 
solani , non potendo ricevere una fina levigatura. Anche il 
terreno che forma la valle del torrente Valla è di natura se- 
dimentosa, e vi principia dal comune di Giusvaila. Innollran- 
dosi neirinterno della vallea, troviamo che le colline più ele- 
vate di Montechiaro, egualmente che quella detta la Fea sono 
ricoperte d'un calcare cavernoso bianco, analogo al deposito 
che forma Todierno fondo delle sorgenti di quei dintorni, e 
così abbondanti che estraesi per forni da calce. Questo cal- 
care dHncrosiazione , come lo chiama il De-Bartolomeis , 
sviluppa nella calcinazione vapori solforosi , e produce una 
calce bianchissima e d'ottima qualità. Nello slesso luogo si 
rinviene una terra argillosa, che racchiude innumerevoli pi* 
riti globulari , e calce solfata selenite a larghe lamine tra- 
sparenti. 

Nella parte bassa della valle di Bormida, alla sinistra verso 
Ponti, si estende immediatamente al dìssopra delle terre ve- 
getali un deposito di ferro ossidato bruno, ed un'ocra gialla, 
leggera e poco consistente^ e la stessa sostanza s'incontra in 
più luoghi ed in massa nei dintorni d'Acqui. Generalmente 
parlando i terreni della valle di Bormida contengono pres- 
soché gli slessi deposili, cioè calcare, tufo d'incrostazione, se- 
lenite e ferro ossidato. Queste tre sostanze si accompagnano 
sovente, e nei luoghi ove scaturiscono acque termali offrono 
pietre calcari stratiformi, coperte alla superficie da uno scisto 
argilloso. 

La viUle deltErro è fiancheggiata da montagne formate di 
rocco calcari compatte, su cui si appoggia uno scisto lucente 
che si taglia come le pietre ardesiache , e che spesso viene 
attraversato da filoni di quarzo; il soprappiù della massa ge- 
nerale del terreno è serpenlinoso. 

A Mioglia si estende lungo il torrente che mette nell'Erre, 
fra gli strati orizzontali , un calcare argilloso con podiuga 
legata da un cemento rosso, che differisce alquanto dal ter- 
reno sedimentoso formante la massa generale nella regione 
boreale, e che poi osservasi perfettamente caratterizzato a Pa- 
reto. Questo terreno racchiude presso Pietra-Grossa molli pic- 
5 nizion, Geogr. ec. Voi, XX VII. 



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26 ACQUI 

coli strati di lignite ricoperta da una terra argillosa rossa e 

ferule. 

Alla confluenza del Roboaro coll'Erro elevasi il monte Acuto, 
isolato dalle montagne adiacenti , il quale è principalmente 
formato di serpentina verde compatta scagliosa, e d*una bella 
roccia di dorile verde assai tenero e disseminato di piriti a 
varìi colori: la serpentina è solcata da più filoni di quarzo 
geodico, le cui pareti sono tappezzale da piccoli cristalli cu- 
riosissimi. Il restante della massa passa alla calcedonia ed alla 
silice piromaca bigia carica. Neirinlerno contiene molti fram- 
menti di piriti granellari, ed esposta alParia perde facilmente 
il suo lucido, e si ricopre di macchie rugginose -e di un'ef- 
florescenza nerastra. Assai vicino a questi stessi filoni la terra 
rossa che estendesi lungo la parte bassa della valle ricopre i 
numerosi piriti disposti in islrati, ed i pezzi isolati di asbesto 
inflessibile, che sembra risultare da una decomposizione par- 
ticolare liella serpentina vicina : infine trovasi al dissotto una 
terra spaccata con grès argilloso di podinga , stratificato da 
pìccoli e numerosi strati irregolari nella lignite fossile , una 
parte della quale ha conservato le fibre, il colore, e perfino 
la corteccia del legno, ed un'altra parte presa dal medesimo 
pezzo riducesi talora a lignite lucida. 

Ad un miglio distante dal monte Acuto, scendendo l'Erro^ 
vedesi una galleria incavata nella serpentina, di cui ignorasi 
Taso. Discendendo più oltre nella valle dell'Erro si scorge 
un'alternativa tra la serpentina ed il terreno di sedimento che 
la ricopre intieramente verso Testremità della valle. 

Sulla collina detta Orato Valassino, presso la via comunale 
di Morbello, trovasi la medesima podinga con islrati di lignite 
assai inclinati verso Torizzonte, e d'un solo decimetro di*spes- 
sezza. Quella podinga diviene conchiglifera, s'impregna di bi- 
tume, e ricopresi di efflorescenze alluminate. Verso la som- 
mità boreale del monte va terminando in un grès argilloso 
tenero bigio , racchiudente innumerevoli nummuliti e masse 
di madre-poriti alquanto ragguardevoli. Discendendo ancora 
verso l'Erro sulla riva destra vedesi riprodotta la serpentina 
come sulle sponde opposte, ove si notano similmente asbesti 
ligniformi ed asbesti flessibili selosi. 

Nella parte elevata della montagna a maestrale di Malvicino 



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ACQUI 27 

osservasi un deposito di argilla indurita , appoggiata sopra 
banchi di podìnga , che talvolta restano incavati da caverne 
naturali, le cui pareti sono ricoperte d'un'efflorescenza di sol- 
fato di magnesia. La parte bassa è una roccia serpentinosa. 
L'acquapendente vicino è aurifero: da esso vien rotolando am- 
massi di rocce cristalline composte di piccolissimi granelli di 
feldspato, di quarzo anfibolico e di piriti superficialmente ros- 
signe. 

Attraversando TErro per recarsi a Cartesio si vede che la 
serpentina seguita lungo le due rive del torrente, e che dal 
lato destro contiene asbesto grossolano, ricoperto di efflore- 
scenza ramifera-cerosa. La serpentina è in più luoghi sormon- 
tata da una breccia calcare bigia compatta. Del resto la massa 
predominante della valle delFErro è formata da un sedimento 
che contiene spesso piccoli strati di lignite e di piriti , ed a 
luogo a luogo ricoperto da una terra argillosa, rossa, vegetale. 

Nella valle di Visone e presso Morbello vi sono molte specie 
di marmi, ma non se ne aprirono finora le miniere per non 
poter forse reggere alla concorrenza delle spese; e poco iunge 
da Morbello, alle Chiozze, elevasi un banco verticale di calce 
carbonata saccaroidea, screziata di varii colori, e talora bian- 
chissima e mezzo trasparente. Questi banchi sono incassati in 
una roccia micacea o gneiss formante su questo punto una 
eccezione alla costituzione generale di questo territorio, il 
quale è quasi ovunque serpentinoso. 

I fianchi del torrente Passalo sino a Morbello son limitati 
da banchi di serpentina a fondo bigio-verdaslro , suscettibili 
di bella levigatura ; e vi si distinguono i marmi verdi carichi 
e rossicci bellissimi. Talvolta sono attraversati da piriti che li 
rendono vieppiù brillanti; ma esposti alfazione atmosferica 
anneriscono. 

Rimpetto a Morbello , sull'opposta riva del Visone , stanno 
molti strati assai vicini tra loro di carbon fossile, ma di poca 
spessezza; e si rinvengono anche legnami bituminosi, ma non 
fanno parte delia massa, che attraversa sino alla valle di Se- 
glione e di Vairo alle Fosse di Morbello. Questo combustibile 
riposa sulla podinga a nodo serpentino , che occupa il basso 
della vallea, ed è coperto da un tufo calcare argilloso che si 
separa in isquame paralclle, le cui giunzioni sono coperte da 



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28 ACQUI 

nuinerevoli impronte di foglie di castagni perfette! mente con- 
servate. 

Gli acquapendenti dei rii Passato e Gamborello , influenti 
del Visone , sono auriferi. I genovesi venivano ogni anno a 
scavarli^ ma dacché cessò il lucro di tali escavazioni più non 
rimase che il tenue guadagno che danno le sabbie aurifere ai 
contadini, che ancora si occupano oggidì a depurarle. 

La valle del Caramagna non è dissìmile per la natura delle 
rocce da quella del Visone. In tutta la parte elevata, princi- 
piando da Cremolino sino a Prasco, il terreno è pressoché lo 
stesso. Sotto il castello di Prasco nella roccia serpentinosa 
apparisce un indizio di rame. Nella parte più meridionale è 
totalmente coperto da strati di podinga con piccole vene di 
lignite fossile impregnata di efflorescenze alluminose. Il tor- 
rente , che ivi chiamasi Orobruno a cagione della mica gialla 
che vi abbonda , é limitato al basso da una serpentina con 
efflorescenza magnesiaca. 

Nelle adiacenze di Morbello, nella valle del Caramagna, si 
osservano una dozzina di pozzi , che fanno supporre che un 
tempo ivi si eslraessero le pietre dure. 

La valle dall'Orba è anch'essa formata da un terreno ser- 
pentinoso , che si estende fino alla confluenza del torrente 
Amuzione al dissopra di Cassinelle da un lato , e sin verso 
Mollare dall'altro. Oltrepassato il torrente anzidetto il terreno 
diviene sedimentoso stratificato , tuttoché il bassofondo del- 
l'Orba sia formato d'una podinga di serpentina fluviatile an- 
tica, in alcuni luoghi segnata da efflorescenze saline, e rico- 
perta d'un grès argilloso tenero , contenente strati ài car- 
bon fossile di due decimetri di spessezza , segnatamente 
presso Mollare ; ed il fossile apparisce compatto e lamellare , 
nero lucente, e sembra essere di buona qualità. L'argilla ia- 
durila stratificata dal grès accompagna parecchi ammassi di 
legnami pietrificati, e si trovano persino dei grossi tronchi di 
castagni , di querce ed olmi. 

Presso Rocca-Grimalda la roccia dominante é formata da 
una sabbia agglutinata, che presentasi spesso come sotto forma 
di spaccature verticali. Il quale terreno seguitando, verso il 
monte Riuoro a ponente , si trasmuta poscia in un calcare 
bigio ocraceo leggiero, che assorbisce facilmente l'acqua j al- 



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ACQUI 29 

l'opposto la parte che protendesi sopra Silvano ad ostro di-^ 
Tiene argillosa e compatta. 

Le sabbie aurifere dell'Orba furono conosciute da tempo 
immemorabile dai genovesi e dal duca di Mantova , che ne 
faceva fare delle scavazioni , massime presso il monte Ber- 
nardo, ove credesi che questo metallo appartenesse piuttosto 
ad un terreno di trasporto conchiglifero, frammisto allargiila 
gialla micacea. E bastava in quei tempi lavare la terra del 
monte e dell'Orba per ricavare Toro. Oggidì quest'operazione 
non presentando più quell'abbondanza . venne perciò trasan- 
data. 

Sorgenti d acque minerali. Rinomatissime sono le acque mine- 
rali di questa provincia , ma più specialmente per le terme 
d'Acqui sua capitale , le quali furono scopo alle disserta- 
zioni di celebri scrittori antichi e moderni. Strabone, Plinio, 
Seneca, Cornelio Tacito hanno parlato di queste terme sotto 
il nome di Aquae Siatiellae^ e risulta da alcuni monumenti che 
le medesime erano già note al principio dell'era cristiana ; 
sebbene non si possa facilmente determinare il tempo in cui 
si cominciò a fatane uso. Molti cultori dell'arte salutare , che 
vissero nei secoli xvi, xvii e xviii, si sono più o meno dif- 
fusi in varie opere sulla natura e sulle virtù mediche di quelle 
sorgenti termali. 
Trovansi pertanto nel territorio della città d'Acqui: 
1.** La sorgente termale, detta la Bollente^ che scaturisce 
quasi nel centro della città: quest'acqua ha quasi sempre una 
temperatura di gradi 60^ R. 

2.'* Alle falde del monte Stregone scaturiscono sette altre 
sorgenti, propriamente dette i Bagni d'Acqui^ le quali sono; la 
tasca superiore , che ha una temperatura di gradi 41^ R. ; la 
vasca di mezio, di 41^ ; vasca tra l'anzidetta ed il Fontanino , 
di 40"; gran vasca del fango e la piscina , di 35°-, piccola sor-- 
gente presso il muro di 35^*, sorgente del Fontanino o Fonta'^ 
nino tiepido, di 31°*, e la piccola sorgente presso la gran vasca 
del fango. Tulli questi rami si raccolgono nella gran vasca , 
detta anche lago del fango, la quale alimenta la piscina, ì ba- 
gnatai e le doccie, e quindi col mezzo di varii scaricatori ven- 
gono le acque condotte fuori dell'edifizio nella quantità dì 
400 litri a un dipresso per ogni minuto secondo. 



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30 ACQUI 

Scaturiscono pure dal monte Stregone molte acque dolci, 
tra le quali Mojon distinse tre fonti principali , chiamate da 
lui: Acqua potabile in faccia al portone militare ^ Acqua dolce della 
fontana coperta^ Acqua dolce della fontana superiore ; quest'ultima 
è la migliore. 

3.^ Il fango dei Bagni d'Acqui. Questo fango cotanto rino- 
mato, che si raccoglie in minore o maggior copia nel fondo 
delle vasche, formasi nel modo seguente: 

Le acque termali , che scaturiscono dal monte Stregone , 
passando attraverso strati di scisto argilloso, e soggiornando 
sopra un terreno della stessa natura, mentre lo penetrano e 
lo rammolliscono, vi depongono una piccola porzione di car- 
bonato e di solfato di calce, che costituisce il fango^ il quale 
soggiornando più a lungo, e macerandosi nelle acque , resta 
morbido, pastoso, poco tenace, di color cenericcio oscuro e 
di odore solforoso, mentre è ancor umido : ha il sapore del- 
l'argilla e dell'acqua solforosa: disseccato presenta una massa 
poco consistente, che facilmente si spolverizza sotto le dita di 
color bigio sparso di molecole bianche micacee: gettato sul 
fuoco non esala alcun odore solforoso: trattato alla fiamma 
col cannello s'indurisce senza passare allo stato di vera fu- 
sione: mescolato al borace si fonde con maggior facilità. 

Una lunga e non interrotta esperienza ha dimosti*ato essere 
il fango termale d'Acqui di sommo vantaggio nelle affezioni 
diverse, cui va soggetta l'umanità soffrente. 

4.® V acqua solforosa fredda del Ravanasco, Questa sorgente , 
chiamata anche la Puuolente, scaturisce da una rupe scistosa 
alle falde occidentali del colte della Bigogna , sulla sinistra e 
quasi a livello del torrente Ravanasco , che divide l'anzidetto 
colle dallo Stregone, alla distanza di 275 metri circa dalla fab- 
brica dei Bagni. Quest'acqua fu scoperta verso il 1787: essa 
segna gradi 14 R. quando l'aria esterna fa salire il mercurio 
a gradi 24; il suo peso specifico è quasi uguale a quello del- 
l'acqua distillata; solo dal principio del corrente secolo co- 
minciò ad essere adoperata dagli infermi. 

Alle falde occidentali del monte di San Pè nel territorio di 
Cassinasco vicino al casale dei Cauzini havvi una sorgente 
d'acqua solforosa , che scaturisce nel volume di un pollice , 
sulla sinistra del rio AeWArbrnzan , ovvero D'in^la-feja , e si 



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ACQUI 31 

confonde poco lungi colle di lui acque. Venne scoperta 
nel 1818. 

Una sorgente d'acqua acidola scaturisce in un giardino posto 
a sinistra del torrente Visone in distanza di 400 metri circa 
a libeccio di Grognardo. 

Un'altra sorgente d'acqua ferruginosa scaturisce perennemente 
in quantità assai tenue da una rupe schistoso-serpentinosa 
calcare, mista di piriti marziali non lungi da Morbello sulla riva 
del Visone, alle cui acque si unisce a poca distanza. 

In distanza di due chilometri e mezzo circa , ad ostro di 
Ponti, trovasi nella regione, detta àeìVAequa marcia, una sorgente 
solforosa di tal nome, la quale scaturisce in grandissima copia 
da un monte che ivi sorge alla manca della grande strada di 
Savona : quest'acqua si mesce poco lungi con quelle del 
Bormida. 

Neiranzidetta regione dell'Acqua marcia trovansi anche al- 
cune altre piccole sorgenti solforose, ma di minor entità, e te- 
nute in nessun conto. 

Nel territorio di Sessanta un'acqua anche solforosa sgocciola 
dalle molliplici fessure di tre alte roccie , che stanno una a 
destra e due a manca del Rio dei Merli là ove questo rio , 
unito a quello di Cherpos, mette foce nel Bormida. 

A levante e presso la casa parrocchiale del comune di Vi- 
sone trovasi un'altra sorgente d'acqua solforosa , chiamala la 
Caldana j la quale scaturisce in piiì siti entro una vasca cinta 
di muro. La temperatura di quest'acqua fu trovata dal dottore 
Baldissone, in principio di dicembre del 1820, di gradi 16, es- 
sendo l'atmosfera di gradi t o. 

. Oltre alla Caldana si trovano nei dintorni di Visone alcune 
altre sorgenti di temperatura pressoché uguale. Fra queste 
notiamo: 1.^ Quella che chiamasi Fontana del Quarello , che 
scaturisce a levante e poco lungi da Visone. 2.^ Le due che 
scaturiscono in grandissima copia sulla destra del rio dei Chiodi^ 
distanti l'una dall'altra 30 metri, e lontane metri 400 circa , 
a ponente, da Visone. 3.® Quella pure abbondantissima, mu- 
nita di vasca, poco distante dalle due precedenti, che scatu- 
risce sulla sinistra e lungi circa 3 metri dal letto del rio dei 
Chiodi. 

Malacarne , nel suo Trattato delle R. terme Acqaesi, e nella sua 

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S2 ACQUI 

Corografia gsorgieo-jatrica d'Acqui, parla di una sorgente di S/retn, 
che chiama ìa Fontana salala del Rodone e della Purgativa del 
Medrio. La prima di queste più non esiste, essendo slata co- 
perta dalle acque del Bormida. La seconda , che Malacarne 
dall'odore qualifica solforosa, è una sorgente puramente salsa, 
che viene dalla classe indigente adoperata per condimento dei 
cibi in risparmio di sale, ma di cui non si fa alcun uso nelle 
inalattie. 

Mandamenti. Questa provincia è divisa in quattordici manda» 
menti , i quali abbracciano stttantaquattro comuni. Eccoli: 

1.^ Mandamento, capoluogo Acqui-^ comuni soggetti: Alice, 
Castelrocchero, Melasso o Melaszo, Ricaldone, Strevi, Terzo. 

2.** Id. Ristagno ', comuni soggetti: Castelletto d'Erro, Man- 
tabone, Ponti, Roccìietta-Palafea, Ses$ame. 

3.* Id. Dubbio:, comuni soggetti: Cassinasco, Cessole, Loas- 
solo Loazzolo, Monastero, Vesime. 

4.** Id. Carpeneto'^ comuni soggetti: Montaldo , Rocca-Cri - 
malda, Trisobbio. 

5.» Id. Dego-, comuni soggetti: Cagna, Giusvalla , Lodisio , 
Mioglia, Pareto, Piana, S. Giulia. 

6,^ Id. Incisa-^ comuni soggetti: Rergamasco, Castelnuùvo- 
Relbo, Coriicelle. 

7.** Id. Moltare-j comuni soggetti: Cassinelle , Cremolino , 
Prasco. 

8.® Id. Mombaruzso'., comuni soggetti: Rruno , CarenUno, 
Castelletto- Molina, Fontanile, Maranzana, Quaranti. 

9.° Id. Nizza- Monferrato-^ comuni soggetti: Calamandrana, 
Castelvero, Vaglio. 

10. Id. Ouada-., comuni soggetti: Rei forte, Tagliolo. 

11. Id. Ponzone-., comuni soggetti: Cartosio, Cavatore, Oro- 
gnardoy Morbello. 

12. Id. Rivalla] comuni soggetti: Castelnuovo-Rormida, Mor- 
zasco, Orsara, Visone. 

13. Id. Roccaverano '., comuni soggetti: Denice, Mombaldone, 
Olmo, S. Giorgio- Scarampi. 

14. Id. Spigno'., comuni soggetti: Malvicino, Merana, Mon- 
t echiaro, Serole. 

Diocesi d'Acqui. Questa diocesi venne istituita verso il se- 
colo IV. Il primo vescovo ne fu s. Maggiorino; uno dei più 

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ACQUI 58 

'*aS8"^'*^^^^l> ^- Guido. Per lungo tempo questa chiesa ai man- 
tenne unita con quella di Alessandria, ed anticamente il Te- 
SCOTO d'Acqui era suffraganeo deirarcivescovo di Milano; di 
presente lo è deirarcivescovo di Torino. 

Questa diocesi abbraccia 120 parrocchie: s. Guido vescoTO 
ne è il santo titolare. Di essa si contano , dal 330 circa ai 
1856, ottantadue vescovi. 

In tutta questa diocesi non vi esistono che due capitoli , 
quello della cattedrale e quello dell'insigne collegiata di Cam- 
pofreddo. 

I beni stabili appartenenti al clero (patrimonio proprio) 
ascendono a L. 231,008. 50; i crediti a L. 32,128. 28. 

InsUtuti di beneficenza. Gli instituti pii, cui furono in questa 
provincia applicate le regole delleditto 24 dicembre 1836 , 
ascendono, giusta la statistica ufficiale del 1841 , in numero 
dì 43. Eceoli: 

In Acqui: Topera pia Cassitw ^ L. 400; Topera pia Porta ^ 
detU del Rosario^ L. 396. 16; Topera pia Porla, detta della Dot- 
trina crisUanay L. 579. 69; Topera pia S. Spirito, L. 994.04; 
opera pia Scassi e Sigismondi, L. 2,189. 79; Spedale degli in- 
fermi ed Orfanotrofio, L. 36,024. 50. In Bergamasco: Congre- 
gazione di carità, L. 62. In Bistagno: id. L. 63: opera pia 
della Bussola, L. 67. 02. In Calamandrana: opera pia Cardara, 
L. 386. 15. In Carpeneto: Monte di pietà, L. 47. 19; opera 
pia degli Infermi, L. 490. 10. In Cassinelle: opera pia Colom- 
hara, L. 532. 40; opera pia Pto/a , L. 165. In Gastelnuovo- 
Belbo: opera pia Moraldi, L. 1,725. In Castelnuovo-Bormida: 
Conqregamne di carità ed opere pie unite , L. 1,057. 74. In 
Cessole: opera pia Muratore, L. 145. 75. In Incisa: Congrega- 
sione di carità, L. 188. 66. In Loazzolo: opera pia Valperga, 
L. 357. 95. In Mombaruzzo: Congregazione di carità ed opera 
pia Cuore, L. 425. In Morsasco: opera pia Bapeito, L. 525. In 
Nizza-Monferrato: Congregazione di carità, L. 4,127. 61; opera 
pia Bosio, L. 195. 58; opera pia Calligaris, L. 537 ; opera pia 
Genzone, L. 1,187. 69; opera pia Gervasio, L. 1,360; opera pia 
Pistoni, L. 1,250. 20. In Ovada capoluogo: Congregazione di 
carità ed Ospedale, L. 2,460. 78; in La Costa frazione: opera 
pia BarUlio, L. 341. 25. In Ponzone: Congregazione di carità, 
L. 189. 65. In Rìcaldone: Monte di pietà, L. 39. 37; opera pia 

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34 ACQUI 

CuUo, L. 1,461. 60; opera pia Talice, L. 110. 43. In Rivalla: 
Congregazione di carità, L. 202. 20; Monte di pietà, L. 16. In 
Rocca-Grimalda : opera pia Parravicini , L. 2,498. In Rocca- 
▼erano: opera pia Bruno, L. 1,428. 20. In S. Giorgio-Sca- 
rampi: opera pia Muratore, L. 145. 75. In Spigno: Congrega- 
%ion€ di carità ed Ospedale, L. 599. 14. In Vesime: Congrega-- 
zione di carità ed opere unite, L. 656. 

Il totale delle loro entrate ordinarie monta a L. 66,218. 34. 

Gli instituti pii eccettuati dal suddetto editto sono in nu-- 
mero di 13; le loro rendite sommano complessivamente a 
L. 1,559. 10. 

Gli instituti pii di questa provincia nel 1845, secondo una 
statistica ufficiale , erano in numero di 43 colla rendita or- 
dinaria di lire 76,064. 10; e nel 1852 risultavano in numero 
di 55 coiraumento di 12; e la loro rendita ordinaria di lire 
92,147. 66, coiraumenlo di lire 16,083. 56. 

Istruzione pubblica. In questa provincia si contano tre pub- 
bliche scuole col titolo di collegi, cioè: il R. collegio d^ Acqui, 
il Collegio di Nizza- Monferrato ed il Collegio di Ovada: nel primo 
s'insegna sino alla filosofia inclusivamente; negli altri due fino 
alla rettorica inclusive. 

In Mombaruzzo vi esistono: 1.^ una pubblica scuola nella 
quale s'insegna sino alla 5 classe inclusive: 2.** un pensionato. 
Anche in Caslelnuovo-Belbo v'é un pensionato. 

Il numero delle scuole elementari pubbliche maschili è di 
85; le femminili 4; le private maschili 1; le private femmi- 
nili 8: totale 98. 

Ragguagliata la popolazione col numero delle scuole ele- 
mentari , si hanno abitanti 947 per una scuola. Il numero 
degli alunni per le scuole elementari è di 4,254; il numero 
degli alunni per ogni 100 abitanti, è di 4. 59. 

L'istruzione degli abitanti nell'anno 1848 era come segue: 
maschi che non sapevano né leggere né scrivere 36,177; che 
sapeano soltanto leggere 2,937; che sapeano leggere e scri- 
vere 13,126; totale 52,240. Femmine che non sapevano né 
leggere né scrivere 43,515; che sapeano soltanto leggere 2,264; 
che sapeano leggere e scrivere 3,183; totale 48,962. 

Commercio. Il commercio rinacque in questa provincia col- 
Tapertura delle moderne vie; e sperasi un continuo incre- 



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ACQUI 35 

menlo ed una floridezza progressiva specialmente allorquando 
sarà aperta la via ferrata , che dovrà metterla in comunica* 
zione con Alessandria e con altri punti dello Stato. 

I generi dì consumo onde si manca in questa provincia, e 
che vi si introducono annualmente, sono: 

Gran turco sacchi 12,560 

Legumi » 3,845 

Riso » 2,250 

Olio d'oliva rubbi 3,200 

Zucchero » 8,400 

Caffè » 1,050 

Droghe 895 

Ferro in lame » 9,560 

I generi di consumo onde si sopravanza , e che si espor- 
tano annualmente, sono: 

Vini brente 11,270 

Acquavite » 600 

Cereali diversi sacchi 1,850 

Castagne » 935 

Seta rubbi 2,040 

La provincia d'Acqui provvede inoltre di legname e cotone 
TAIessandrino, e manda piante non lavorate a Savona per la 
costruzione dei bastimenti mercantili. 

II sale che il R. Governo fa venire dalla Sardegna in Pie- 
monte per le vie di Savona attraversa questa provincia arre- 
cando lucro a molti carrettieri. Tutti gli altri oggetti prove- 
nienti dalla Riviera, che si trasportano su carri a due ruote, 
non offrono col loro transito fuorché un lucro agli osti. 

Il Governo , sempre intento alla maggior prosperità dello 
Stato, autorizzò in ogni tempo mercati e fiere nei varii co- 
muni delle Provincie , onde attivarne il commercio , e cosi 
promuovere il loro benessere materiale. Qui noi crediamo op- 
portuno di dare la Tabella delle fiere e dei mercati conceduti 
fino a questi ultimi tempi alla provincia d'Acqui; tabella che 
noi ricaviamo da note officiali trasmesse in seguito a circolare 
delFaprile 1852, diretta dal sig. Ministro della finanze agli in- 
tendenti del regno. Eccola: 

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36 




ACQUI 




COMUNI 


delle 

FlBRB 


EPOCA 

in cui si fanno 
e loro durata 


GIORNI 

in cui 

tengonsi 

i mercati 


Acqui 


3 


Nei tre giorni successivi alla 
seconda domenica di luglio - 14. 
45. 46 settembre - S5. 26. 27 no- 
vembre. 


Martedì e 
Venerdì 


BistagDo 


*2 


7. 8. 9 agosto - 24 ottobre. 


Lunedì 


Bobbio 


^ 


Il mercoledì successilo alla 
quarta domenica di luglio - il 28 
di ottobre. 


Mercoledì 


Bergamasco 




6. 7 settembre. 




Cessole 




20 luglio - 6 agosto - 27 detto. 




Carpeneto 




9. 40. 44 settembre. 




Cagna 




46 agosto. 




Cassi nelle 




I tre giorni successivi alla se- 
conda domenica d'ottobre. 




Cartosio 




Il primo lunedi di luglio. 




Castelnuovo- 
Bormida 




Il terzo lunedì di luglio per tre 
giorni. 




Dego 




Il lunedì successivo alla dome- 
nica che cade dopo il 45 di agosto. 




Fontanile 




Il primo lunedì di settembre. 


Lunedi 


Gì US valla 




47 agosto - il lunedi spccessivo 
al 21 settembre. 




Incisa 




46 agosto. 


Sabbato 


Melazzo 




24 agosto. 




Monastero 




Il quarto lunedì di luglio. 


Giovedì 


Mioglia 




28. 29 ottobre. 




Molare 




I tre giorni successivi alla prima 
domenica di settembre. 




Mombaruzzo 




28 ottobre. 




Morsasco 




24. 25. 26 agosto. 




Mombaldone 




2 ottobre. 





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ACQUI 



37 



COMUNI 



Malvicìno 

Montechiaro 

Nizza-Monferrato 

Ovada 



Orsara 

Ponti 
Pareto 

Piana 

PoDtinvrea 
(frazione dì Pareto) 

Ponzone 



Rocca- Grìmalda 

Rivalta 

Roccaverano 

Slrevi 

Spigno 

Serole 
V esime 
Vaglio 



delle 
Fn&E 



EPOCA 

in cui si fanno 
e loro durata 



30 settembre. 

iS agosto. 

Martedì, mercoledì e giovedì 
della terza settimana di luglio - 9. 
40. 41 settembre - 4. 5.^6 no- 
vembre. 

S. Ai, 5 maggio - i tre giorni 
successivi alla domenica dopo il 
i6 agosto - S8. S9. 30 ottobre - 
30 novembre - 1. ^. 3. 4» dicem- 
bre. 

li. 12. 13 novembre. 

^0 agosto. 

10 agosto - 4 settembre. 

31 luglio - 97 agosto. 

11 lunedì successivo ai 16 di 
luglio. 

Il lunedì successivo alla terza 
domenica di settembre - 11 no- 
vembre. 

%, 97 luglio. 

4. 5. 6 agosto. 

95 giueno - 16 luglio - 17 
agosto - o. 93 settembre. 

16. 17 agosto - 99. 30 settem- 
bre - 1 ottobre. 

17 luglio - 97 detto in Isqua- 
relo - 9 settembre in Rocchetta 
- 19. 90. 91 novembre. 

91 agosto. 

13. 14 dicembre. 

In lunedì successivo al 19 mag- 
gio. 



GIORNI 

in cui 
tengonsi 
i mercati 



Giovedì 



Mercoledì 
e Venerdì 



Mercoledì 



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58 ACQUI 

Industria, Nei passati tempi mancando questa provincia di 
comode comunicazioni coi paesi circonvicini, la sua popola- 
zione stivasene perciò neirinerzia , anziché attivare manifat* 
ture, delle quali non avrebbe potuto poi procacciarsi lo smer- 
cio. Le grandiose vie recentemente aperte anche in questo 
territorio e continuate in quelli di Alessandria, di Savona ed 
Asti risvegliarono l'ingegno degli abitanti, tra i quali si svi- 
luppò e va progredendo il genio per le arti industriose. Fra 
i rami d'industria vuoisi qui annoverare: 

Le fornaci per materiali da fabbriche in numero di nove y 
e due per terraglie ordinarie. Del resto non si trovano che 
due soli orefici in tutta la provincia-, dodici officine pel rame, 
bronzo e latta; cinque ferriere o martinetti, nei quali si ri- 
duce il ferro in pale, zappe, erpici, coltri per aratri e mazze 
di ferro. 

Le officine nelle quali lavorasi il legno in diverse foggie , 
ascendono a 263; e tra gli artefici in esse impiegati si an- 
noverano 52 bottai, 10 carradori, 3 tornitori e due fabbri- 
canti da mobili. 

I telai pel lino sono soltanto 6, e 14 quelli per la canapa; 
ma i tessuti che si ordiscono sono alquanto ordinarli. Questa 
provincia non ha lanifizi , e solamente sei piccole tintorie. Due 
sono le concie per le pelli, una delle quali ne prepara 5,200 
circa diranno, e Taltra 500; in ambedue è usata solamente 
corteccia di rovere. 

Acqui ha due stamperie e due librai , e tutte quelle altre 
botteghe di arti e mestieri ordinarii, comunissimi e necessari 
ai bisogni della popolazione, ma nessun ramo d'industria spe- 
ciale. 

Popolazione. Secondo il censimento fatto neiranno 1848 gli 
abitanti di questa provincia ascendono al novero di 101,202; 
maschi 52,240, femmine 48,962. 

Abitanti per chilometro quadrato 87. 

Cattolici 100,957, accattolici nessuno, israeliti 591. 

Case 17,478; famiglie 20,626. I fabbricati soggetti alla legge 
d'imposta 31 tmno 1851 sono in numero di 5759, di cui 
225 opificii, i quali danno una rendita netta decretata di 
lire 568,502. 21. 

Secondo una statistica del 1774 il numero degli abitanti 
di questa provincia non era che di 91,555. 

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ACQUI 39 

Gli abitanti che fanno parte della Guardia nazionale in ter- 
mio atUvo contansi 8227, nella riserva 7270. 

Il numero degli inscritti ne' ruoli delia leva militare ardi- 
naria dell'anno 1853 fu di 894: contingenti di prima cate- 
goria 166, di seconda categoria 166, totale 332. 

Clima. L'aria è generalmente salubre in tutta la provincia, 
più viva e fredda verso la parte meridionale che nel distretto 
d'Acqui^ ma in quanto alle produzioni vegetali è da notarsi 
che le brine di primavera attaccando spesso le spiche del fru- 
mento lo abbruciano e lo anneriscono; la quale malattia è 
delta comunemente la manna , e lascia sempre in timore il 
contadino sino all'epoca della raccolta, massime poi nelle re- 
gioni poste nelle gole delle valli. A troncare i funesti effetti 
delle brine si pratica dagli agricoltori di tendere una corda 
da un lato all'altro del campo , la quale tenuta orizzontal- 
mente e sostenuta alle estremità da due uomini che cam- 
minano lungo i lati del campo , coll'abbassarla ed innalzarla 
a seconda del bisogno , vanno scuotendo con essa la brina 
dalle spiche. Anche le viti quando sono in fiore soffrono tali 
brine, e le pioggie, che sovente cadono in questa stagione. 
Del resto essendo l'aria ovunque saluberrima, gli abitanti non 
sono soggetti a particolari malattie indigene , fuori dì quelle 
che sono comuni agli altri paesi, ed in generale arrivano gli 
abitanti in età avanzata. 

Slatistica medica. Sordo-muii ricoverati od ammessi negli sta* 
bilimenti dello Stato nell'anno 1841: sordo-muti per no^cito 3, 
per malattia od accidenti 1. Totale 4. 

Mentecatti ricoverati negli stabilimenti dello Stato nel de- 
cennio 1828-37: maschi 29, femmine 8; totale 37. 

Il numero dei vaccinati dal 1819 al 1848 fu di 40,709. 

I suicidi dal 1825 al 1839 ascesero in complesso al N.^ di 3. 
Rapporto al numero degli abitanti, uno su 29,889. 

II personale sanitario in dicembre del 1849 era costituito : 
di dottori in medicina 28, di dottori in chirurgia 13, di dot- 
tori esercenti le due facoltà 13, chirurghi approvati 28, fle- 
botomi 33, levatrici 9, farmacisti 33. 

ACQUI, mandamento. Questo mandamento confina : a ponente 
col mandamento di Bistagno; a tramontana con quello di Mom- 



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ACQUI 



Inéusiria. Nei passati te^pi mancando quesU p j.naa d. 

comode comunicazioni coi P^^V''-^*»"''"/"'' " ^^ S- 
zione Slamasene perciò nell'inerzia , anziché alUvare manital 

ture, delle quali non avrebbe potuto pò. P'-''^''^-^ '» ^^^[^ 

cio.'Le gi.ose vie ^^^^T^ ^^ ZZ^Z 
territorio e continuate in quelli di Alessanana, 
Asti risvegliarono l'ingegno degli »bUa"t. tra . qua « sv^ 
luppò e va progredendo il genio per le art. industriose, tra 
i rami d'industria vuoisi qui annoverare: 

Le fornaci per matena. d, ^^^T::t::2e 

L ^irrB^rttu^^^^^^^^^ 

bronzo e latta-, cinque ferriere o martinetti, ne. qua i . r^ 
duce il ferro in pale, zappe, erpici, coltri per aratri e maz* 

''/ricine nelle quali lavorasi il legno ^.^^J^'^ 
ascendono a 263; e tra gli artefici in esse ]">^J^' l^^._ 
noverano 32 bottai, 10 carradori. 3 tornitori e due lat^V^n 

canti da mobili. n- „ i« ran^^^o. 

I telai pel lino sono soltanto 6, e 14 quelli per »» «»1*P^. 
ma i tessuti che si ordiscono sono alquanto «f ";/" .^^;;^ 
provincia non ha lanifizi , e solamente se. piccole t,nlor.e_Due 
sono le concie per le pelli, una delle quali ne F^P^ 3,2M 
circa ali-anno, e l'altra 600-, in ambedue è usata solamente 

^t;- bt' dTIumperie e due lib.i , e tutte queHe aUre 
botte'ghe di arti e mestieri ordinari^ comun«.n« e^n^^^^^^ 
ai bisogni della popolazione, ma nessun ramo a 

Popolazione. Secondo .1 cens.m.u J »»• ^^^ ^. ^^^^^, 
»!.Ìtimli (li questa provincia asccndw»'» 
inasclii o2,'2'fO, femmine 48,962. 

Abitanti per chilometro ii ■" .^^^ 

Callolfd 100.1>57. ... ' l[u,lh/^r 

Case 17,478; famigl 

^2ÌT^^^^^ t quali 




..') , ili r 



atóf? 



Iter 



u 



\i:on ^ 

Gli abitaalì che Quiiio rxvte ('da *l^tm. .^m» ■ 
mio aiU90 GODtaiiiù .^±27. .leua -srm *fr) 

Il numero dej;li iascr'u e - - .. ^ . -. ,-.^^ m 
«arùi deiranno Whi :'j 



Clima. L'aria è 2en«--:,:a- - „ -• - 



goria 166, di seconda -i-z .•% 
Clima. L'aria è gen«--:,:a- - 
più riva e fredda t«» . .- ^.^V,^^ 
d Acqui; ma in quanto ^ •• ::.,^ .^^ ^~^ 
che le brine di primar^r-. .....,:, h^ , ^^^,7" 

mento lo abbruciano e i u.^. ' 

* QUA*- niiaiiia 

della comunemenle la »a-t ^.^ -««fua e 

conladino sino ali epoca i-^ - ,-. : . *"* * 

gleni posle nelle gole dt:"^ -. „ . ** **'***' "^ 

delle brine si pratica dac. ^j '"'* ** 

da un lato allaltro del c-mii ^*** * ^*"* 
mente e sostenuta alle esL"*TL . '^«niai- 

mioano lungo i lalj del eann-- . ""'^ '" *■- 
a seconda del bisogno. v;imi „ ^„/^"* " "«Uaria 

dalle spiche. Àncbe le t.i .; ;., -. ^ ** fnu 

brine, e le pioggie, che „tv--.. ,, J^ """ '^'^'"" li 

Del resto essendo Tarla ofi.-,.,^ ' ""^ *^Ofi- 
sono soggetti a prticoM- b^j.. "^ * •*»ttmtir.' 

che sono comuni acfi aUr i^. ' ^*' ^' 



CL 



abitami in età aTanz«i« '"***' anwaj. 

Statistica medica. S^r 7.-^4 rn 
bilimenli dello Suio un'ano - ' *'••'« oi. 
;j«" maìattia od «r^-.ì^. -j^^ '■^'-•nbiir 

Mentecatti ricormt ^ ,^^^ 
cennio 1828-o7 : «w», * ^"^ **f >l- 

Il numero do wcn» a^ 7"*/ ^^' 

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40 ACQUI 

baruzzo; a levante col mandamento di Cassine (prov. d'Ales- 
sandria) e con quello di Rivalta d'Acqui ^ ed a mezzodì coi 
mandamenti di Rivalta, di Mollare e di Ponzone. 

Il territorio di questo mandamento ha un'estensione di et- 
tari 3187. Il terreno è generalmente cretaceo, sabbionosoed 
argilloso nelle valli ^ ma gli strati di terra vegetale hanno poca 
profondità. La vite venne sostituita in molti terreni ai boschi, 
motivo per cui manca ora il legname agli ordinarii consumi. 
I gelsi vi prosperano in generale , e col ricavo dei bachi da 
seta si pagavano altre volte le contribuzioni fondiarie in questo 
cantone. Bagnano il suolo d'Acqui ed il suo mandamento il 
Bormida , il torrente Medrio e la Bogliona coi loro minori 
influenti. 

Sette sono i comuni onde si compone questo mandamento: 
Acqui capoluogo, Alice, Casielrochero , Melazzo, Ricaldone, Strevi 
e Terzo. 

La popolazione di questo mandamento ascende al noverò 
di 15,517 abitanti; le case a 2,566, le famiglie a 3,481. 

ACQUI, città (Aquae Statiellùrum, Aquae Statieììae). Questa 
antichissima città vescovile, capoluogo di provincia, è posta a 
metri 149 sopra il livello del mare , sulla manca sponda del 
Bormida , a scirocco di Torino , da cui è lontana quaranta 
miglia circa. 

Dopo quanto stesamente dicemmo al proprio luogo (Voi I, 
pag. 37 e seguenti) , non ci rimane qui ad aggiungere che le 
seguenti particolarità: 

Natura del terreno nei dintorni d'Acqui. Noi ci crediamo in 
debito di far qualche cenno del terreno sedimentoso ond'è 
intieramente composta la valle d'Acqui, non tanto perchè, 
dirigendosi essa da ponente a levante , taglia ad angoli retti 
le valli da noi già descritte nella Corografia generale di questa 
provincia, quanto perchè così venga sempre viemmaggiormente 
a chiarirsi la ragione delle termali sue acque. 

La valle d'Acqui, dice il prelodato De- Bar tolomeis, è attra- 
versata dal Bormida, ed incassata a borea da un contrafforte 
molto elevato, che separa il corso del Bormida da quello del 
Belbo, e che opponendo ostacolo alle acque provenienti dalla 
parte elevata degli Apennini, le obbliga a deviare il loro corso 
e gettarsi a levante. 



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ACQUI 41 

II fondo del terreno è essenzialmente composto di sedi- 
mento stratificato , di grès duro , di scisto argilloso e di ar* 
gilla bigio-azzurrina indurita. I banchi di (fràs si succedono 
in maggiore o minor numero , secondo le località i ma sono 
generalmente abbondanti e di varia spessezza. Quando la 
pietra è minuta i suoi strati sono meno estesi , ma offrono 
tuttavia una superficie di 80 centimetri quadrati , e servono 
airuso di tetti per le case. Quando lo strato ha- maggiore spes- 
sezza si squadra più facilmente, e se ne tagliano grossi pezzi 
ad uso di gradini, portali, finestre ec., e se ne fanno dei 
grossi pezzi aventi non meno di un metro di spessezza in 
tutte le dimensioni. Le pietre dei dintorni d'Acqui sono molto 
stimate nelle costruzioni , e si trasportano in molte parti del 
Piemonte , e nella fortezza dì Alessandria ed altrove per far 
muri di consistenza. Se ne estraggono a Ponti , Castelletto , 
Terzo, Melazzo, Quaranti, Monte-Cavatore, Acqui e Visone. 

Il tufo calcare in tutta la vallea d'Acqui è così abbondante, 
cbe se ne estrae ovunque per fare cemento di calce. E do- 
vuto alFantico deposito delle sue fontane, od almeno le fon- 
tane dei dintorni di Vesime , di Monastero e Visone hanno 
fondi analoghi. 

Nelle adiacenze di Subbio si assicura di aver trovato nel 
terreno argilloso rossigno dei diaspri silicei bigi screziati, ma 
che forse si possono credere non siano stati che legnami aga-^ 
lizzati, i quali pigliano talvolta colla forbitura un vago aspetto. 
Questa specie di legno sembra non appartenere in generale 
che a questi terreni , ma soltanto si rinvengono negli strati 
superiori. 

Il terreno di sedimento è quivi spesso ricoperto di argilla 
giallo-rossigna che rinchiude talvolta frammenti , ed anche 
piccoli strati di lignite fossile, i quali esposti all'aria si scom - 
pongono facilmente', essi contengono quasi sempre piriti cu- 
bici, e talora assai voluminosi. Tali accidenti sì osservano per 
lo più sulle rive del torrente Fea , nei dintorni di Subbio , 
presso Monastero e presso a Terzo. 

Il terreno di sedimento della valle d'Acqui sembra gene- 
ralmente soggetto a decomposizione e scoscendimenti consi- 
derevoli, di cui citeremo qui alcuni esempi: 

Il Pozzo-Magno, situato presso l'estremità occidentale delU 
4 Dizion. Geogr. ec. Voi. XXVII. 



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42 ACQUI 

yalle, è una Tra le più elevate montagne dei dintorni, termi- 
nata in due punte rimastevi, dopoebè uno scoscendimento ha 
distrutto la sommità principale , lasciando sussistere le parti 
adiacenti. Si ravvisano ancora i frantumi di questa caduta di 
monte, i quali hanno formato al suo piede un altipiano j ma 
non si saprebbe indicare Tepoca di tale avvenimento. 

Rimontando da Monastero a Sessame, alla disianza di un 
miglio dal Bormida, si vede cbe il terreno ov e edificato questo 
comune, è formato da enormi scoscendimenti staccatisi dalla 
montagna vicina , la quale sembra non essere peranco sazia 
di rovinare, e le spaccature che cingono le mura della chiesa 
parrocchiale e delle abitazioni, ne sono una convincente prova. 

Il monte Stregone, a pie del quale scaturisce una delle prin- 
cipali fonti termali, andò soggetto a parecchi scoscendimenti. 

Sono accaduti scoscendimenti analoghi, ma per altre cause, 
a Strevi ed a Ricaldone, situati a levante d'Acqui, il cui ter- 
reno è formato di un'argilla rossigna assai fangosa nelFin- 
verno. Si noti che questo terreno va soggetto a tali sdruccio- 
lamenti, che vi hanno trasportato al basso case intere. 

Di questi e di molti altri fatti simili si potrebbe qui far 
menzione , ma per brevità li ommettiamo , onde seguitare i 
cenni sugli altri terreni della valle bassa ed alta del Bormida 
da questo lato. Della parte bassa diremo: che i territorii di 
Castelletto , Melazzo , Cavatore e il monte Stregone sono in 
gran parte formati di argilla indurita stratiforme e di tlionschieffer, 
come si evince dairescavazione fatta ; ma pare che la serpentina 
costituisca la parte inferiore , poiché se ne trovano indizi a 
Monte-Cavatore , con asbesto bianco amiantoide , e nel tor- 
rente Ravanasco che scende dal monte Stregone. Si crede 
eziandio che il nodo della più parte di questi monti sia calcare. 

Il tufo calcare abbonda nel territorio di Visone, e quindi 
forma oggetto di speculazioni commerciali per gli otto forni 
di calce cbe si colpivano. Ivi si rinvengono molti piriti e legni 
pietrificati di varie forme ed età: alcuni durissimi come pietre, 
altri in istato di decomposizione , alcuni carbonizzati e neri , 
altri col suono di terra cotta e simili metamorfosi. 

Le miniere danno principalmente grès tegolare. Se poi si 
esaminano gli strati superiori, vi notiamo molti nummuliti e 
conchiglie. A Rivalta, più a levante , il grès forma banchi, e 



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ACQUI 4S 

talora masse assai spesse. La pietra è più porosa della prece- 
dente; nelFatto che si estrae dalla cava è assai tenera , ma 
acquista in durezza esponendola airarla. 

A Castel nuovo-Bormida, il terreno sembra intieramente ri- 
coperto di depositi prodotti dai cangiamenti frequenti di letto 
del fiume, e di nuovo occupati. Nei quali depositi ricoperti 
di argilla azzurra si rinvengono numerose conchiglie. 

Ritornando alla parte occidentale della valle di Bormida, e 
procedendo verso tramontana a Cassi nasco , vi notiamo an- 
cora la lignite fossile lucente, tale che vedesi al monte s. Ilario; 
e nel rio Anello, massime in estale, osservansi frequenti effer- 
vescenze di sai marino sparso sul suolo , così seguitando da 
Hontabone, e rimontando a Castelvero lungo il torrente Bo- 
glione. 

Sulla sommità della costa di Casteirochero sì trova la calce 
solfata a lamine trasparenti , cristallizzata e interposta agli 
strati d'una terra argilloso-bigia. Lo stesso sale-pietra forma 
in seguito, verso Alice, delle masse, o banchi assai spessi, per 
cui sembra essere tutto il terreno formato di essa roccia. 
Questo banco si prolunga ancora a Monte- Castello ed a Ri- 
caldone. Se ne eslrae in quantità , che trasportasi in altri 
luoghi del Piemonte. Le acque hanno quivi un sapore sal- 
mastro. 

Seguitando a trasportarsi verso tramontana, cessa il gesso, 
e viene sostituito dal terreno terziario , il quale diviene, in 
questa regione assai proprio alla vegetazione, massime a Qua- 
ranti ed a Castelmolina. Lo stesso terreno, come pure il sus- 
seguente, costituisce essenzialmente quello d'Incisa e di IVizza^ 
che limitano la parte settentrionale della provincia. 

Nei contorni di Maranzana , il terreno si compone di vari 
strati di argilla grossa rossigna, che riposa sopra un banco di 
sabbia dello stesso colore, che talora cagiona spaccature as- 
sai rilevanti sulle rive dei torrenti. Così come notasi nella 
parte bassa la spaccatura verso il ruscello Vercenasco, ove gli 
strati d'una sabbia grigia racchiudono ammassi considerevoli 
dì conchiglie e dì legni pietrificati. Queste stesse sabbie sono 
talvolta frammiste a ciottoli silicei j e là dove sono dominanti 
i ciottoli , si formano podinghe , come a Mombaruzzo ed a 
Bruno. 



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44 ACQUI 

Queste podinghe contengono spesso legnami pietrificati, e 
conchiglie insieme alla sabbia suddetta. Queste due specie di 
terreni alternano cogli strati di un tufo calcareo argilloso , 
bigio biancastro, che sì appiglia alle dita, e di cui si fa uso 
per calce , tuttoché di mediocre qualità. Il terreno argilloso 
ed arenoso di Bergamasco racchiude strati di un tufo ferru- 
ginoso bruno, molto spesso e della slessa natura del minerale 
in grana più sopra indicato. 

R. Stabilimenla balneo-sanitario. Sta sulla destra sponda del 
Bormida , in distanza di un chilometro circa , ad ostro della 
città. Vi si perviene per un comodo ed ombroso viale non 
interrotto che dall'anzidetto fiume- torrente, che si valica su 
di un magnifico ponte solennemente inaugurato il 30 novembre 
del 1842 sotto gli auspici di re Carlo Alberto , di cui porta 
il nome. 

Questo R. Stabilimento si apre ogni anno il 1.^ maggio, e 
si chiude il 30 settembre: è in vigore un regolamento gover- 
nativo approvato il 10 settembre 1841, col quale vengono fis- 
sati i prezzi pel vitto, Talioggio, i mezzi di trasporto, le cure 
mediche, le varie operazioni balnearie, e per tutti i bisogni, 
comodi e passatempi delle diverse classi di persone accor- 
renti a quei bagni. 

Il direttore dello Stabilimento ha la risponsabilità di tutti 
i rami del servizio sì economico che sanitario, e paga un an- 
nuo canone alle R. Finanze. Vigila alla pulizia interna, prov- 
vede immediatamente alle occorrenze dei casi urgenti, e cor- 
risponde ove d'uopo colle autorità governative. Tiene nota 
di tutte le malattie trattate nel corso dell'anno, dei progressi 
fatti dagli ammalati, dei rimedii applicati ecc. Tiene conto 
delle diverse sorgenti coltivate oggidì , e scoprendone delle 
nuove , ne cura i'inalveamento ed il prodotto , e ne fa ese- 
guire le analisi chimiche ecc. Insomma ha l'ispezione generale 
sopra l'interno e l'esterno del fabbricato e delle sue adiacenze 
(Vedi Voi. l pag. 41/ 

Popolazione. Secondo il censimento del 1848, gli abitanti di 
questa città ascendevano al novero di 7,951; le case a 1,008; 
le famiglie a 1,822. 

Secondo una statistica del 1774 il numero degli abitanti 
non era che di 6,097. 



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ACQUI 45 

Guardia Nationale. Milili in servizio ordinario 511^ nella ri- 
wrva 800 5 totale 1,311. 

Collegio elettorale. Acqui è capo di circondario elettorale che 
comprepde 18 comuni con 359 elettori inscritti. 

Arma della citlà d'Acqui. Quest'arma consiste in uno scudo 
con un'aquila nera che tiene cogli artigli una lepre di color 
naturale col capo cucito d'argento, sormontato da una croce 
patente di rosso. 

Cenni biografi. Fra gli uomini degni di memoria eh ebbero 
i natali in Acqui dobbiamo rammentare: 

Anrico (Maestro) patrizio , uomo potente e schietto , che 
TÌsse sul principio del secolo xiii. È nominato in molti docu- 
menti di quella età : alcuni dei quali relativi agli affari della 
repubblica d'Acqui provano la grande considerazione, in cui 
^li era tenuto nella sua patria. 

Inaspriti gli Acquesi , così scrive il eh. cav. Bonino nella 
sua Biografia medica, contro gli Alessandrini, a cagione del ye^ 
scoTado nuovamente eretto in Alessandria dal papa Ales- 
sandro III, e tanto più irritati perchè trattavasi di trasportare 
in quesfultima città la sede vescovile d'Acqui, il medico An- 
rico fu uno dei più ardenti difensori dei diritti della sua pa- 
tria. In una conferenza tenutasi alla presenza di Opizzone ve- 
SCOTO di Tortona e di Bongioanni canonico della cattedrale 
«li Vercelli , delegati pontificii per assestare questi affari , e 
sopir le insorte turbolenze, questo medico, uno dei deputati 
della città d" Acqui, fu quegli per avventura che alzò più d'ogni 
altro la voce. Ecco le parole del precitato vescovo di Tortona: 

ad Dominum Papam appellaverunt. Laicus vero Magister 

nomine Anricus, lUteratus, praedictam appellationem non inficiens , 
in eadem appellatione perseverai dicens: quod Dominus Papa , et 
Cardinales totum mundum turbaverant; et quod personas Domini 
Papae, et Cardinalium bene noverai: et quod mala excmpla erant 
orta ex cltriciSf et ab Ecclesia Romana, Escandescenza questa , 
che costrinse i delegati a ritornarsene, senza aver fatto altro, 
in Alessandria. 

Nel 1205 Anrico era giudice in Acqui. 

Guglielmo de Strata; fiorì verso la metà del secolo xv^ fu 
medico collegiato, archiatro di Savoja e protomedico negli stati 
al di qua dei monti. 

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46 ÀCQUOSANA 

B«?ivisio Giacomo; fu dottor di leggi nella seconda mela del 
secolo XV ; scrisse le opere seguenlì: 

De usa fevkdarum; trattato che venne dato alle stampe in 
Venezia ed in Coionia. 

DispiUationes variae, 

Practica jwis. 

Commenlarii sopra alcuni iiloli del Digesto. 

Alcune addizioni alle Novelle, 

Un volume di letture. 

Una Pratica giudiciale nelle cose criminali, stampata in Co- 
lonia nel 1580. 

Inoltre scrisse: un volume di questioni, e alcune cose sopra 
VAutentica. . 

Un trattato de Excomunicatione. 

Non dobbiamo peraltro tacere che alcuni pretendono ^es- 
sere questo giurisperito di Aix in Provenza , ed altri bolo- 
gnese. 

Maria Giovanna Scotelazzì; si rese celebre nel secolo xvi 
per lo studio del diritto canonico, e delle amene lettere. 

Chiomba Francesco Antonio, il quale pubblicò un poemetto 
in versi sciolti col seguente titolo : Trionfo di Giuditta in Be- 
tulia. Asti 1787. Ridusse pure in quarta rima i Precetti latini 
di Marc'Antonio Mureto e di altri antichi scrittori intorno 
alla educazione dei fanciulli. Asti, 1791. 

Rammentiamo pure 

Seghini Paolo Giuliano , Gardini Carlo , Gatti Giuseppe , 
Torre Francesco e De-Pietri Carlo, i quali diedero alle stampe 
qua e là separatamente varii componimenti poetici. 

ACQUOSANA; fu già una grossa e popolosa terra, che giaceva 
nella valle del Belbo, a maestrale d'Acqui, in distanza di sei 
miglia circa da questa città : era capoluogo di un antico e 
celebre contado latrale dello stesso nome. Questo contado 
che in tempi anteriori faceva già parte del marchesato di Busca» 
nel secolo xu erasi ridotto alle terre e castella di Belmonte, 
Calamandrana, Garbazuola, Casteivcro, Linlìliano, Linerie e 
Quinzano. Anche questi luoghi nel 1235 venivano posti ad 
una quasi totale rovina , ed i loro abitanti dovettero sban- 
darsi nei circostanti villaggi, ma piti specialmente ed in mag- 



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ADORMILLOUX ecc., e AGANAI 47 

gipr numero concorsero a ricoverarsi nel ben munito e vi- 
cino luogo dì Nizza, che indi nebbe un notevolissimo incre- 
mento. 

Più tardi l'imperatore Sigismondo con diploma del 26 marzo 
del 1404 ristabilì l'antica contea d'Acquosana in favore dei 
primogeniti dei marchesi di Monferrato. Vedi Castelvero Voi 
IV, pag, 248-49. 

ADORMILLOUX ^ villaggio compreso nella parrocchia di 
s. Germano nell'inverso della valle di Perosa nella provincia 
di Pinerolo. 

ADRIT; terra che giace nella valle di s. Martino nella pro- 
vincia di Pinerolo: era già feudo dei Trucchietti. 

ADOUS^ rivo che scorre nella provincia di Nizza: proviene 
da Rocheblanche, e, ingrossato dal rio delFOrtolan , si sca- 
rica nel Varo. 

AGAISEN^ castello che ergevasi nel territorio della città 
di Sospello. 

AGAMENNONE; antico castello che sorgeva nel territorio 
della città dì Sospello, superiormente alla chiesa della Vergine di 
Amennor, in distanza dì due miglia e mezzo da Molinetto. 

AGAMIO; così chiamavasi anticamente la terra di Ghemme, 
posta sulla manca sponda del Sesia , a maestrale di Novara , 
da cui è distante miglia dodici. Vedi Ghemme Voi Vili, pag, 26 
« seguenti. 

AGAMO; punta che s^aderge nel territorio di Pula nella Sar- 
degna: essa è sassosa, scoscesa ed alquanto elevata. Quivi sta 
pure un pìccolo stagno di buon fondo,, capace di più barche 
e provvisto di un assai comodo scalo. 

AGANAI; rivo che scorre nel Ciserro in Sardegna, e si versa 
nel Canadonìga. 



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48 AGARO, AGEL e AGLIANO 

AGARO (Agarium), luogo che giace tra alpestri rocce nella- 
yalle Antigono, sulla destra riva del torrente Isorno, a tra- 
montana di Domodossola, da cui è lontano dieci migli». 

Del feudo di Agaro con Avestone o Avesone e Costa fu nel 
1646 investito da Filippo lY re di Spagna il conte D. Giulio 
Monte Melzi di Milano^ e dopo centonove anni per la morte 
avvenuta in questa città del vassallo Pietro Monte Melzi senza 
discendenti e successori capaci , questo feudo insieme con 
quelli di Avestone , Costa e Salecchio fu devoluto al R. pa- 
trimonio. Vedi Voi. /, pag. 50 e seguenti. 

AGEL; monte che sorge nella provincia di Nizza presso l;f 
Turbia dirimpetto a quello della Sembola; ha un'altezza di 
metri 1,137. 

AGLIANO; siede sulla sommità di un'ubertosa collina, fra i 
torrenti Nizza e Tiglione, a scirocco d'Asti, da cui è distante 
miglia sei. 

Questo luogo per le cose spirituali era già compreso nella 
diocesi dì Pavia. 

Ne' suoi confii\i evvi una commenda dei ss. Maurizio e Laz- 
zaro denominala Novelli-^ la quale nel 1684 venne concessa 
in patronato' al commendatore Gaspare Galeani dei signori 
di Agliano ed auditore della Camera. Questa commenda spet- 
tava già ai cavalieri di Malta. 

Di Agliano è fatta menzione in una carta di concambio ro- 
gala da Ingelberto notajo anno IV Berengariiet Adalberliregum 
in Italia mense marcio indictione XI (cioè l'anno 953) commutatio^ 
per quam domnus Bruningus episcopus Astensis permutai Stabili 
jìraesbylero de villa Aliano peciam unam de terra jqeentem ultra 
fluvium Tanagri loco ubi dicUur Terra alba; e riceve in concambio 
un altro podere ultra fluvio Tanagro loco ubi dlcitur Montesorelo 
(ex archiv. capitul. Asten.). Questi due luoghi ritennero e con- 
servano tuttavia i nomi di Terra alba e di Montesorelo. 

Tra i feudatari di questo antichissimo luogo si noverano 
anche gli Asinari, i Crivelli che nel 1648 ne alienarono una 
parte ai Turinetti ; ed in ultimo i Galeani della città di Dre- 
nerò, che lo ebbero con titolo comitale. 

La popolazione di Agliano nel 1848 era di 2,237 abitanti; 

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ÀGLIÉ 49 

le case n'erano 534 ; le Tamigrie 488. Nel 1774 il numero 
degli abilanti non era che di 1514. 

Agliano yide nascere il rinomato Francesco Areilano pro-> 
Tessere di medicina, filosofo e teologo, le cui opere sono : 

Trattalo di peste. Àsti 1598, in 4."" 

Avvertimenti sopra la cura della conlagione. Àsti 1599, in 8.** 
Virgilio Zangrandi. 

Tkeses variae de Trinitale eum argumeniorum instant, et respon^ 
sienum proposilarum melhodo observaki. Haslae 1604. 

Carmen- ad sanciiss, ac Beatiss, Patrem Paulum V in Turcarum 
adventu eontra Caesaream Majestatem , omnesque Principes Chri^ 
siianos, Haslae 1605, in 4.° Virgilio Zangrandi. 

Ad Sereniss. et invictiss. Carolum Emmanuelem Sabaud. ducem 
Carmen prò imperatorie auxilio ab Turcae infestalionem eie. Haslae 
4605. Virgilio Zangrandi. 

Praxis Arellana super tribus instrumenlis tolius medieinae, viclus 
unquam raléone, sangtùnis missione, et pharmacorum administratione. 
Taurini 1610. Tarino. 

Praxis Arellana. Theoremata, praecepla, et remedia universalis 
medicinae. 

€hristianae /idei veritatis demonslralio. In qua iactis primo ne^ 
cessariis quibusdam fundamentis diluuntur opiniones erroneae, et chri- 
stianae fidei veritas justis comprobatur demonstrationibus. MS. 

Liber unicersam naturalem philosop/Uam complectens eie. MS. 

Questi ed altri manoscritti che lasciò TArellano rimasero 
inediti presso i suoi consanguinei. Mirum est, dice il P. Ros- 
setto parlando di questo professore, quomodo homo adeo occu- 
palus in infirmorum curie in civitate Aslensi, in qua majori nobi- 
Uum parli ium secularium, lum ecclesiasticorum , tum regularium , 
lum monialium inserviebat, tot libros, non dico componete, sed lan' 
Uan transcribere poti^erit , et lamen hanc vitam quinquagenarìus 
wimrtalem exuit. 

AGLIE-, sta nel Canavese su di un'amena ed ubertosa col- 
lina, ad ostro-libeccio d'Ivrea, da cui è distante chilometri 19,71. 

E capoluogo di mandamento il quale confina: a maestrale 
col mandamento di Castellamonte ^ a tramontana col torrente 
Chiusella-, a levante col mandamento di Strambino*, ad ostro 
con quello di s. Giorgio; ed a ponente coll'Orco. 

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&0 AGLIÈ 

La superficie territoriale del mandamento di Agliè è di 
chilom. q. 43, 98. Amene e fertili collinette ne occupano 
pressoché i tre quarti. La popolazione ne è di 10,016^ le case 
1,087-, le famiglie 1,941. 

Questo mandamento si compone dei seguenti comuni: Agliè 
capoluogo, Bairo, Ozegna, s. Martino, Torre, Vìalfrè. 

Del magnifico castello che sorge maestosamente in capo ad 
Agliè, in oggi proprio del principe Tommaso Alberto Vittorio 
figlio del compianto duca di Genova, abbiam già parlato ste- 
samente al proprio luogo : qui solo vogliamo notare , che 
a Maria Cristina , vedova del re Carlo Felice, si deve la gran 
copia di tesori d'arti e d'antichità che presentemente rac- 
chiude. 

La popolazione di Agliè nei 1848 era dì 3,505 abitanti , e 
nel 1774 di 3,476. 

Agliè fu già feudo dei marchesi e conti San Martini, tra i 
quali dobbiamo qui ricordare: * 

Il conte e marchese Ludovico , figliuolo di Nicolò , cav. 
della SS. Annunziata, e di Antonia Provana. Sul fine del 1602 
essendo in età d'anni 24 o in quel torno, fu fatto cavaliere^ 
e quindi auditore e consigliere dell'ordine dei Ss. Maurizio e 
Lazzaro , ed in fine cav. della Nunziata. Il conte Ludovico 
Sanmartino d'Agliè fu per lungo tempo ambasciatore ordi- 
nario in Roma pel duca di Savoja , ed ajo dei duchi Fran- 
cesco Giacinto e Carlo Emmanuele. Mori senza prole nel- 
l'anno 1646. 

Questo nobilissimo ingegno, che dal Chiesa nella relazione del 
Piemonte vien detto Cavaliere mollo savio e letterato, nella Co- 
rona Reale Signore di bellissime lettere , e nel catalogo degli 
scrittori piemontesi Signore molto erudito ed eccellente poeta , 
scrisse molte cose in poesia italiana, fra le quali quarantanove 
canzoni di argomento diverso, di cui dieci furono stampate, 
e un canto in ottava rima intitolato l Autunno, pubblicato in 
Torino nel 1610 con altre rime. E oltre parecchi componi- 
menti stampati sparsamente , due sonetti del Sanmartino 
leggonsi in principio del poema, intitolato: Ritratto del Sere- 
nissimo D. Carlo Emmanuele duca di Savoja. In esso poema alla 
stanza 162 il cav. Marini parla del Sanmartino , dicendo di 
Carlo Emanuele: 



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AGLIÈ ol 

Hor col mio buono Agite spendendo stassi 
ùietro al Thosco maggior gli accenti e i passi. 

Ma le sue opere di maggior pregio , dice il eh. cav. prof. 
Tammaso Vallauri nella sua Storia della poesia in Piemonte, 
sono un Dramma di s. Eustachio^ che rappresentato più volte 
con musica in Torino ed in Roma, dove fu stampato, ottenne 
gli applausi degli spettatori. A questo vuoisene aggiungere un 
altro intitolato la Caccia , che si recitò in musica alla vigna 
del principe cardinale di Savoja; e finalmente due favole pa* 
storali, VAlvida e la Bellonda , che si conservano manoscritte 
nei codici della biblioteca della R. università di Torino. L*ÀI- 
vida divisa in cinque atti di parecchie scene, è preceduta da 
una dedicatoria in prosa a Carlo Emmanuele I dei 15 di 
luglio del 1606. La scena si finge nelle selve del parco del 
serenissimo duca di Savoja, e nel prologo è Wmcneo che parla. 
La scena della Bellonda è il sito di Millefonti, luogo di piar 
ceri del duca di Savoja , fuori di Porta Nuova poco oltre a 
due miglia in riva al Po, chiamato volgarmente le fontane/È 
divisa in tre atti, e nel prologo s'introduce a parlare Amore 
in abito di pescatore; nel che il Sanmartino sembra aver imi- 
tato VAminla del Tasso, nel cui prologo parla Amore in abito 
pastorale. Queste due favole mostrano apertamente come 
sieno giusti gli encomi fatti dal Chiesa all'autore. Imperciocché 
oltre alla eleganza della lingua e alla ben temperata armonia 
del verso vi si veggono esattamente osservati i precetti, con 
cui debbono essere condotti questi componimenti dramma- 
tici Il seguente brano è tratto dalla scena prima dei- 
Tatto terzo della Bellonda , in cui Dorillo va in traccia della 
sua amante Bellonda: 

9 Fugge col piede alato 

Quella ninfa crudele, 

» Che qual fiera s'inselva e inorridisce 

» Nell'antro del suo sdegno 

» Di mie parole al suono , 

» Che potrian per pietà romper le selci, 

M Frenar l'acque correnti 

» E incatenar i venti. 



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52 AGLIE 

» Ahi cb'ella è sorda e cruda ! 

» Duro macigno e marmo 

>» Tanto più ogn'hor s'indura, 

« Quanto di sua beltà più s'assicura. 

» D'ogni speranza privo, 

» Morto in tutto al piacer, al dolor viva 

» Deggio fra queste fonti e queste selve 

» Deggio fra queste belve 

» Con dubbio e incerto pie veder di novo 

» Se men cruda la trovo? 

» Sì n'andrò peregrin romito amante 

» Dov'ella più da me s'asconde e invola. Eco ofa. 

» Chi mi risponde oimè, sei forse un Dio? Eco io. 

» Chi colui che può far ch'un s'innamori ? Eco mori. 

» Come io deggio morir fra queste sponde? Eco onde. 

» Onda il fuoco sarà che mi divora? - Eco ora. 

» Già rhora è giunta al mio morir fatale. Eco tale. 

» Dunque più non potrò veder Bellonda ? Eco onda 

» Onda fia lei ch'è nel mio core impressa? Eco essa. 

» Bugiardo ascoso Nume, ah fosse vero 

» Quanto m'accenni e dici 

» Con le tue tronche ultime parole! 

» Che^ben morrei contento 

» Per uscir di tormento, 

B^Ma ciò che m'addolora 

» É 'I non poter morir quando si vole . ...... 

Di questa poetica bizzarria chiamata Eco trovasi qualche 
esempio anche presso i greci. Fra i latini il più antico è quello 
che leggesi nelle Metamorfosi d'Ovidio (Lib. ///, vers. 380 e seg.Jy 
e tra gli italiani quello di Angelo Poliziano , cbe vedesi tra 
le sue cose volgari dietro alla favola dell'Or/eo, in una stanza 
di cui sono questi i due primi versi : 

Che fai tu eco mentre eli io ti chiamo? Amo 
Ami tu duo oppur ti» solo? Un solo. 

Della nobilissima famiglia dei Sanmartini d'Agile è pure: 
Il conte Filippo che lasciò manoscritti varii componimenti 

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AGLIE &S 

poetici, di cui uno intitolato : La prigionia di Filindo il cosianie. 

Agliè è patria de' seguenti anche degni di memoria: 

Oberti Silvestro ', visse sul principio del secolo xvii ; amò 
le lettere, ma più. specialmente lo studio delle cose antiche. 
Fra i molti suoi manoscritti è notevole il racconto storico : 
Fulvino e Dìddna, Questo racconto pieno di morali insegna- 
menti è scritto parte in prosa ^ parte in versi. 

Buri Alessandro , sacerdote ^ fu professore di latinità nel 
1640. De' suoi manoscritti, che molti ve n'hanno intorno al- 
rinsegnamento della lingua del Lazio, ricordiamo due Orationi 
panegiriche siil B. Angelo Carletti da Chivasso, protettore della 
città di Cuneo. 

Rovano Francesco, sacerdote; fu professore di umane let- 
tere in Vercelli nel 1640. In una prolusione per gli studi di 
quella città^ pronunciata nell'anno 1720, Franciscus Rovanu8 ab 
Allodio fu detto in omnigena disciplina clarissimus -^ ed era di 
fatto il Rovano distinto per ogni maniera di lettere, siccome 
ne fan fede alcuni suoi MSS. miscelìaneiy colla data del 1652. 
Mancò ai vivi nel 1659. 

Amapane Domenico Guglielmo, esimio sacerdote; fiori verso 
la metà del secolo xvii ; coltivò l'amena letteratura in cui si 
distinse. In un'antica carta si trova scr'iiio i Amapanis Dom. de 
AUadio eruditissimus piusque $acerdos. E fama che abbia lasciato 
manoscritti preziosi. 

Bioletto Gio. Battista ; datosi allo studio delle leggi divenne 
assai rinomato nella giurisprudenza ; lasciò un Commento del-' 
rinsUiuta giustmianeay manoscritto di qualche merito. Con pa- 
tenti del 30 gennajo 1690 fu nominato giudice del manda- 
mento di Chivasso ove saviamente amministrò la giustizia per 
un biennio. 

Mautino Bartolomeo , notajo collegiate; fu uomo di molte 
cognizioni legali, ed intelligentissimo d'agronomia, intorno a 
cui lasciò parecchi scritti inediti. Per patenti del 16 settembre 
1695 ebbe la nomina di podestà in patria, e nei vicini luoghi 
di Bajro e Torre. 

Zucco Gio. Martino, sacerdote; ebbe qualche coltura, sin- 
golarmente in fatto elementare di lingua latina. Fu professore 
in Ivrea, e diede alle stampe un'operetta col titolo di: Scelta 
ài voci e frasi tratte dal vocaholario stampato ad uso delle regie 



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54 AGUENTU, AGMELLENGO, AGNELLO e AGNONA 

scuole per comodo de scolari di Quarta, ecc. Torino 1745. Per Fi- 
lippo Antonio Campana. 

Eusebio Vincenzo, dottor d'ambe leggi; fu ottimo pratico; 
abitò lunghi anni in Ivrea, dove con moltissima lode esercitò 
la nobile sua professione. Fu giudice supplente al tribunale 
di prima istanza dal 1811 al 1814; ed ebbe pure la carica di 
sindaco di quella città. Negli ultimi anni della dominazione 
francese tra noi aveva in animo di stampare un'opera legale» 
che già aveva compiuta ; ma poscia, mutato parere, amò meglio 
serbarla inedita. Mori il 25 di settembre del 1817. 

AGLIENTU; terra della Sardegna, che sta nel capo di Sas- 
sari ; ella è provvista di una chiesa parrocchiale sotto il ti- 
tolo di s. Francesco d'Assisi. Questa parrocchia compresa nella 
diocesi d'Ampurias, fu eretta circa Tanno 1775, essendone ve- 
scovo Francesco Ignazio Guiso. 

.\GNELLENGO ; luogo che sta nel basso Novarese , sulla 
manca riva dell'Agogna, in distanza di otto miglia, a tramon- 
tana, da Novara: veniva compreso nella signoria di Momo. 

AGNELLO; colle che s'innalza a ponente di Saluzzo: per esso 
dalla valle di Castel Delfino si può tragittare in quella di 
Quieras nel Delfinato. 

V 

AGNONA; giace nella valle di Sesia, sulla destra di questo 
fiume, ad ostro di Yarallo, da cui è distante poco meno dì 
cinque miglia. 

In questo comune esistono sinuosi e fertili colli su cui 
elevansi altissime montagne, che formano, per cosi dire, la 
base del sublime monte Barone. 

Quasi in sul finir deirabitato sorge la chiesa parrocchiale 
dedicata all'Annunziazione di M. V. Era già un tempio anti- 
chissimo, da cui dipendevano diversi altri villaggi, come Aranco, 
Isolella, Foresto ec, che poi furono eretti in tante separate 
parrocchie; ma venne in seguito riedificato, come ne fa fede 
la seguente iscrizione che si legge nel muro di una di lui 
cappella a mano manca: 

Primum lapidem hujus templi reformali posuit capilaneus Jo, 



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AGNONA 55 

Baplista Vasinus una cum suo avo materno Antonio BlasinoUi so^ 
Itttit 25 aureis anno 4641. 

L'altuale chiesa ha una sola navata con sei cappelle, in una 
delle quali è venerato il corpo di s. Innocenza martire, estratto 
dai cimitero di 6. Gordiano nelFanno 1691. Questa preziosa 
salma , concessa in dono al P. Tommaso da Spoleto minore 
osservante, venne da questi nel 1730 consegnata insieme con 
un'ampolla di sangue ad Antonio Leonardo di Mtzzoroerìco, 
arciprete di Agnona , ove fattane , addi 11 agosto dei 1731 , 
la debita ricognizione dal Giacobini, prevosto di Yarallo, espres- 
samente delegato dal vescovo Borromeo , fu posta in ve- 
nerazione, e se ne solennizza la festa nella seconda domenica 
di agosto. 

Sopra l'aitar maggiore ammirasi una grandiosa tribuna di 
legno dorato, intagliata con molta finitezza di lavoro da An- 
tonio Tarcisio Cattaneo sul principio del secolo xviii. 

li cimitero che quasi ingombrava il passo davanti alla chiesa 
giace ora alia prescritta distanza dalle abitazioni. 

Fra le case di questo villaggio per l'amenità dei sito è os- 
servabile quella del francese G. Isnardi, nella quale veggonsi 
lodati dipinti del Dedominici. 

In questo territorio verso tramontana trovasi dei marmo 
bianco, né mancano qua e là degli strati di pietra calcare. 

Vi esistono tre instituti di beneficenza: V opera pia Leonardi, 
la così detta Carità dei poveri e la Carità delle Fantine, La prima, 
di antica instituzione, della rendita di L. 183. 90, serve a sti- 
pendiare un maestro che insegni a leggere e scrivere. La se- 
conda fondata da varie antichissime disposizioni, ha una ren- 
dila di lire 135, la quale si eroga a sussidio degli indigenti. 
La terza, di lire 50 annue, che vengono assegnate in dote ad 
una giovane povera della parrocchia. 

Dal Sesia ai monti, al cui pie fu edificato Agnona, essen- 
dovi una stretta tale , che a questo lato del fiume l'ingresso 
nella valle per coloro che provengono dalla parte di libeccio 
viene ad essere ridotto ad un piccolo spazio; non è invero- 
simile che questa posizione fosse perciò creduta molto ac- 
concia ad erigervi un castello , che signoreggiasse il paese e 
ne difendesse il varco. Di tal castello, che* il Fassola lascia in 
dubbio se fabbricato dai romani ovvero dai conti di Bian- 



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56 AGNONA 

drate , altro non rimane che l'indicazione del luogo , ancor 

chiamalo il castello^ ed una confusa tradizione. 

In lode del bellissimo ponte costrutto sul Sesia secondo il 
disegno dell'architetto Gabbio di Pietre-gemelle , ed a spese 
del solo comune di Agnona, cui costò più di 100 mila lire» 
il professore Dragonetti dettava i seguenti due distici: 

Extruxit Gabius, genuU quem Petra gemella 

Agnona aes tanto contulit una operi, 
Hinc genium, liinc animos nostratum ditee vialor; 

Neseit gens arctos ingeniosa Lares. 

Il comune di Agnona che nel 1774 noverava 949 abitanti y 
di presente non ne conta che 858. 

Agnona fu culla di parecchi che la illustrarono col loro 
ingegno s) nelle scienze che nelle arti, tra i quali vuoisi ri- 
cordare siccome il più chiaro 

Lirelli Salvatore: nacque addi 16 luglio del 1751 da Giam- 
battista e Maria Deambrosi. Sospinto egli, dice il benemerito 
dottor Lana, da naturale inclinazione a delineare delle carte 
geografiche, applicavasi da per sé a questo esercizio, imitando 
qualche esemplare ; ma accortosi che non avrebbe potuto riu- 
scir bene senza conoscere la geografia , si condusse a stu- 
diarla in Milano, ove fermossi due anni. In questo frattempo 
ottenne pure di essere, siccome collaboratore, ammesso alla 
specola di quella cittii affine d'internarsi nelle cognizioni astro- 
nomiche tanto collegate a quelle della geografia; locchè fu di 
occasione al Lirelli di mettersi in relazione con parecchi di- 
rettori di altri osservatoci, e particolarmente coH'abate Toaldi 
da Padova , e con alcuni membri dellaccademia di Londra , 
coi quali tenne poscia corrispondenza per molti anni. 

Capitato in Agnona il cav. Robillant ad osservare i lavori 
del ponte che si stava costruendo , e trovata nel Lirelli una 
rara acuteza d'ingegno , ed una coltura non comune , con- 
fortollo a portarsi in Torino, ove ben presto (1785) potè dare 
all'Accademia delle Scienze un saggio della sua abilità con 
una nuova carta dell'Italia e del Piemonte^ la quale venne ac- 
colta con plauso, e premiata con una medaglia in oro. 

Di li a non molto fu nominato geografo di S. M. e della 
stessa Accademia ; ed incoraggito da siffatti onori, si die con 



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AGNONA o7 

maggior impegno a progredire nella sua carriera, accingendosi 
a formare una nuova carta generale di Europa, divisa in 40 
fogli j della quale, a motivo della guerra che in allor si com- 
batteva, pubblicò primamente i fogli 29 e 50 che compren- 
dono la bassa Ungheria , la Transiivania , la Moldavia ecc. , 
colfaggiunta dcW Analyse géographiqm de la XXIX et XXX. feuUh 
d^un nouvel Atlas de i Europe, dédiée à Vaciidémie Royal des scicnces 
de Turin par tahbé Lirelli géographe de S. M. et de Cacadémie. 
Twin 4789. Queste due carte , incise dairAmalì in Torino , 
ebbero tale un successo, che il marchese Breme di Sartirana, 
ambasciadore a Vienna, oltre le 200 copie ond'erasi provve- 
duto, ne fé' richiesta di altrettante. 

A questi lavori aveva il Lirelli fatto precedere in un ele- 
gante foglio in grande: Le globe terrestre présente d'une manière 
nouvelle , et plus avantageuse pour avoir sus un méme coup d'oeil 
la situation respective, et le rapport des grandeurs de toutes ses parties, 
Dressé en 4786 sur toutes les observalions astronomiques, les me^ 
tures et les déterminatiens le plus sures et le plus exactes que Von 
aii jusquà présent. A questo mappamondo vi aggiunse in basso 
una carta dimostrante: Les derniers découverles, et les trois voyages 
du célèbre capilaine Cook, Dédié a S. M. le Boi de Sardaigne. 

Inviato poscia dal Governo in Sardegna a dirigere la for- 
mazione della carta geografica di quel l'Isola , in capo a tre 
anni egli la condusse a termine, e n'ebbe in rimunerazione l'ab- 
bazia dì s. Catterina in Castelletto Scazzoso presso s. Salva* 
dorè, con altre pensioni. 

Il Lirelli fu pur direttore della specola in Torino, ed ebbe 
ripetute offerte d'impiego di geografo dalla corte di Spagna 
e dall'accademia di Londra, ma fu sempre rattenuto dall'amor 
patrio e dalle buone accoglienze che riceveva da' suoi nazio- 
nali, da cui non si allontanò che per far viaggi d'istruzione 
in diverse parti d'Europa. 

Sono anche. opere del Lirelli una Carta geografica della Val- 
sf'siay che egli abbozzò per compiacere ad un ambasciatore della 
corte di Lisbona a Torino ^ la Carta geografica della valle di 
Aosta e quella della valle di Stura , le quali due carte stanno 
negli Atti dell'Accademia di Torino dell'anno 1794 ^ non che 
un Dizionario geografico stampato in questa capitale nel 1705 
in due volumi. 

5 Dizion. Geogr. ec. Voi. XXVII, 

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58 AGNONA 

Nel 1802 il geografo Lìrelli fu nominato dal governo fran- 
cese capo della topografia civile e militare in Torino; e per 
ordine di Napoleone si portò a Marengo affine di levare la 
pianta di quei contorni e delle posizioni militari in cui fu 
combattuta la grande battaglia, che nei fasti della guerra sarà 
per sempre memoranda. Compiuto in meno di due mesi il 
lavoro, spedi la sua carta topografica a Parigi , la quale venne 
riconosciuta migliore dì quante n'erano state fatte dai geo- 
grafi francesi. Perloccbè si vide intatta la sua abazia dal gè* 
nerale assorbimento demaniale. 

Destinato nel 1804 dal medesimo governo a geometra in 
capo del dipartimento del Sesia e di altri, ne adempiva con 
amore le relative incumbenze; e continuando ne' suoi sludii 
prediletti , applicossi al disegno della carta geografica della di- 
scesa di Carlo Magno dalle Alpi sino al Tirino; ultima sua opera 
che comparve con lode in Torino, dedicata airinstituto Im- 
periale delle scienze. 

Onorato della stima e deiramicizia di molti scienziati , ed 
ognora in buona considerazione presso le autorità governa- 
tive, visse Tabate Lireili or in patria, or viaggiando, ma per 
lo più in Torino , ove addì 14 gennajo del 1811 mancò ai 
vivi in eia d'anni 60. 

Allievo del Lireili fu 

Negretti Giovanni, nato in Agnona nel 1790, cui egli tolse 
giovanetto ad istruire e indirizzare allorquando trova vasi capo 
della topografia civile e militare. Questo agnonese, corrispon- 
dendo alle premure ed alle speranze che ne aveva concepito 
il suo benefattore , percorse felicemente una bella carriera ; 
ed or fa tre lustri copriva la carica di capo ingegnere nel 
corpo reale del genio nella provincia d'Alessandria. 

Quelli che si distinsero nelle belle arti sono: 

Fianca Giuseppe Antonio, pittore, il quale fra i molti suoi 
lavori meritano lode alcuni ritratti , ma più specialmente un 
quadro esistente nella chiesa di sua patria , il quale rappre- 
senta 8. Carlo in atto di amministrare l'Eucaristico cibo agli 
appestati. Visse circa la metà del secolo scorso. 

Broccio Giuseppe Antonio delle Cassine, il quale come scul- 
tore in legno palesò in non poche sue opere uno squisito in- 
gegno ed un'abilità non comune. Carico d'anni, non è gran 
tempo, era tuttavia in vita. 

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AGNONALIA, AGOGNATE e AGRATE 59 

AGNONALIA; cala nella Sardegna: giace presso la cala di 
Creoli nel territorio della Gallura. 

AGOGNATE (Aconiatum) , terra che giace nel basso Nova- 
rese, sulla destra riva dell'Agogna, in distanza di due miglia, 
a maestrale, di Novara: veniva compresa nel marchesato di 
Conturbia. 

AGRATE; sta nel basso Novarese presso la sorgente del Ter- 
doppio, in distanza di dieci miglia, a tramontana, da Novara^ 

Compongono questo comune due borghi discosti un miglio 
circa l'uno dall'altro, e divisi dal Terdoppio 5 Agrale capoluogo 
e Coniurbia. 

Il territorio comunale è dell'estensione di 21 ,780 pertiche, 
e 46 tavole; cioè di 6,618. 23 quello di Agrate, e 15,162. 23 
quello di Conturbia: non vi scarseggia la foglia di gelsi. 

In Agrate l'opera pia Cattaneo Gattico provvede ai poveri del 
luogo. 

Vi era gi^ una casa di umiliati. 

A vantaggio dei terrazzani tanto in Agrate, quanto in Con- 
turbia vi sono due scuole elementari , una maschile e l'altra 
femminilcr 

La popolazione di Agrate monta a 490 abitanti, quella di 
Conturbia a 587; totale 1077. Nell'anno 1774 il numero degli 
abitanti di Agrate era di 409 ; quello di Conturbia n'era di 
652; totale 1061. 

Agrate leniva compreso nella signoria di Borgoticino , e 
Conturbia veniva eretta in feudo con titolo marchionale a 
favore dei Talenti, Fiorenza, Casati della città di Milano , si- 
gnori di Oiengo. 

Nativo di Agrate è il celebre Gianmatteo Ferrariis , detto 
anche de Gradi, il quale nel 1456 fu annoverato tra i medici 
collegiati di Milano , ed eletto successivamente a professore 
(ii medicina, di filosofia morale e di giurisprudenza nell'uni- 
versità di Pavia. Di questo zelante settatore di Avicenna abbiamo 
le seguenti opere: 

Praciieae pars prima et secunday seu commentarins iexlunlvs ctim 
fimpliatiotiibus et additionibus maleriarum in nonum lìhasis ad Al- 
waTisorei». Pa|iiae 1471, in fol. : ibid. 1497, in fol.: Veneriis 
i^>20. in fol.: Lugdimi, 1027. in 4: Wnctiis lofiO, in fol. 

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60 AGREDON ecc., e \IGUEBELLE 

Exposiliones super vigesimam secundam Fen canmiis Avicennae. 

Mediolani 1494, in fot. 

Consiliorum secundum vias Avicennae ordinatorum utile reperto^ 

rium. Papiae loOl, in foL: ibùi. 1514, in foL: Veneliis 1514, 

in foL: Lugduni 1555, in fol. 

Il Ferrariis fu medico dì Maria Bianca Visconti duchessa di 

Milano. Morì sul finire del secolo xv. 

AGREDON^ monte che s'aderge nella Savoja tra ilChìablese 
^d il Faucigny, a greco di Bonneville e ad ostro di Thonon : 
è un ramo delle Alpi Pennine, alto metri 2,541. 89. 

AGUGLIA, AGUGLIASTRA ; punta che s'innalza nel territorio 
di Tortoli in Sardegna : venne così detta da una rupe molto ele- 
vata, la quale staccasi dai monti e sorge sulte acque in forma 
piramidale acuta: questa punta essendo ai navigatori segno 
di molta distinzione fu presa ad indicare il littorale e le terre 
vicine. Ora appellasi comunemente Ollasira od Ogliastra. 

AiDOLA^ rio che scorre nel territorio di Volpiano: se ne 
fa menzione in carte, che risalgono all'anno 1440. 

AIGLE (colle deW)-^ sorge nella provincia di Susa;per esso 
dalla valle d'Oulx tragittasi in quella di Pragelato. 

AIGLUNO; terra che giace a maestrale di Nizza-Marittima: 
è compresa nella diocesi di Glandeves: la ebbero in feudo 
dapprima i Maloppa consignori di Mas (Francia)^ e nel 1675 
i Claretti, dai quali passò ai Bonetti della città dì Nizza. 

Questa terra con altre in virtù del trattato conchiuso il 
24 marzo del 1760 passò sotto il dominio del re di Francia, 
che in cambio cedeva altri villaggi a Gasa Savoja 

AIGUEBELLE, capoluogo di mandamento; sta nella Mo- 
riana sulla manca sponda dell'Arco, all'elevatezza di metri 525.50 
sopra il livello del mare, a tramontana di S. Jean, da cui è 
distante quìndici miglia. 

Questo mandamento confina: a tramontana coll'Isero, a le- 
vante colle montagne della Tarantasia, a mezzodì con quelle 



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AIGUEBELLETTE e AIGUEBLANCHE 61 

che lo separano dal mandamento di Chamoux, ed a ponente 
col torrente Gelon. 

11 mandamento di Aiguebelle si compone di 14 comuni, di 
cui sei giaciono al piano ed otto in montagne più o meno 
elevate. Il suolo, la cui superficie è di 175,08 chilometri qua- 
drati, è buono ed assai fertile, massime la pianura: le colline, 
siccome quelle di Aiton, producono buoni vini e frutta squi- 
site. 

L'Arco attraversa questo distretto mandamentale nella sua 
maggiore estensione, e si unisce airisero a mezz'ora di cam- 
mino dal capoluogo. Dacché si sono eseguiti i lavori di argi- 
namento lungo TArco e Userò questo mandamento ha gua- 
dagnato ettari 114. 30 di terreno coltivabile; e più d'ogni 
altra cosa ne ha guadagnato la salute de' suoi abitatori, il cui 
novero ascende a 10,900. 

Ricchissimo è poi il territorio di prodotti minerali, special- 
mente in rame e ferro, con che alimenta le fonderie dell'Alta 
Savoja, e quelle altre del ducato. 

In Aiguebelle, capoluogo, si rinviene rame piritoso in uno 
scisto talcoso. 

In questo comune nel 1848 noveravansi 1172 abitanti; nel 
1774 solo 454. 

AIGUEBELLETTE; luogo situato alle (Side occidentali della 
montagna dello stesso nome, a ponente di Chambéry, da cui è 
distante otto miglia: era già compreso nella diocesi di Belley. 
Fu signoria dei Favre, dai quali passò ai Francois della città 
di Chambéry. 

In questo comune il numero degli abitanti nel 1848 ascen- 
deva a 584 ; nel 1774 invece non era che di 254. 

AIGUEBELLETTE (lago d'J; giace nel comune di questo 
nome. Vedi voi /, pag. 82. 

AIGUEBLANCHE; giace nella Tarantasia, in romantica posi- 
zione , all'elevatezza di oltre a oOO tese sopra il livello del 
mare, sulla destra sponda dell'Isère, a tramontana di Moùtiers, 
da cui è discosto poco più di un miglio. 

Nel ruscello che scorre vicino ad Aigueblanche si rinviene 



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62 AIGUEDON ecc., e AILOCHE 

tufo o calce carbonaia concrezionala , contenerne foglie di 
quercia, di castagno e simili incrostate dal tufo, il quale s^rve 
alle fabbricazioni di questo paese e dei circonvicini. 

li territorio dì questo comune è dell'estensione di 689 
giornate. 

La popolazione che nei 1774 n'era di soli 200 abitanti , 
neiranno 1848 nY^ra di 527. 

Questo luogo veniva nel 1680 eretto in marcliesato a favore 
dei Garroni di s. Thomas , tra i quali uno coltivò la poesia , 
e diede alle stampe un componimento col titolo: Sogno, versi 
sciolU di un cavaliere piemontese. In Padova 1771, di pag. XII, 
senza il nome dell'autore. 

AIGUEDON^ rio della Savoja-Propria, che sbocca nel lago 
di Annecy^presso s. Jeoire. 

AIO UE MORTE ; torrentello che proviene da Fa verge j scorre 
paralella mente alla strada che tende a Doussard, e sbocca, a 
ponente di questo villaggio, nel lago d'Annecy. 

AIGUILLE D'ARVE ; monte che s'aderge a scirocco di 
s. Jean tra la Moriana e il Delfinato. 

AIGUILLE NOIRE; monte che sorge a libeccio di s. Jean 
tra la Moriana ed il Delfinato. 

AlLLON^sta nella Savoja- Propria, a greco di Ciaraberì, da 
cui è distante poco più di sei miglia: è posto sur un piano 
inclinato, di rimpetto ad ampie foreste, presso alle fonti del 
Nani d'Aillon, influente del Cherano. 

Il territorio di questo comune è deirestensione di 10,360 
giornate. 

La popolazione nel 1848 n'era di 1752 abitanti, nell'anno 
1774 di 1558. 

Aillon faceva già parte della diocesi di Geneva, ed era com- 
preso nel marchesato di Chatellard nelle Bauges. 

AILOCHE; è posto nella provincia di Biella sur una collina, 
a greco di questa città, da cui è distante 14 miglia. 

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AlLOCHE 63 

In questo comune per Tìstruzione dei fanciulli vi è una 
pubblica scuola elementare, e quanto prima se ne aprirà un'al- 
tra per le fanciulle. 

Questo comune , che nell'anno 1774 noverava 676 abi* 
tanti, neiranno 1838 non ne contava che 632, e nel 1848 669. 

Faceva già parte del marchesato e del comune di Crepa- 
corio, o Crevacuore , da cui venne smembrato addì 26 set- 
tembre del 1736 in forza di un editto emanato dal principe 
di Hasserano. 

Nel territorio dì Ailoche nella regione detta la Busa del Po%%o^ 
in distanza di circa 300 trabucchi a tramontana deirabitato, 
evvi una miniera di ferro solforato aurifero ed argentìfero. La 
vena piritosa , dice il Barelli , offriva una spessezza di metri 
0,25 a 0,30, e quasi verticalmente collocata ed incassata nel 
gneiss; aveva per matrice uno scisto serpentinoso , acciden- 
talmente sparso di granelli di calce carbonata e di quarzo. 
La direzione della vena era da scirocco a maestro con una 
inclinazione di 60 gradi ad ostro. L'apertura di questa mi- 
niera fu operata sopra un gran promontorio di roccia della 
natura sopraindicata, e che sembrava essere la continuazione 
del monte Barone^ che è ancora molto di là distante. 

Nel 1821 vennero sottomessi all'analisi i saggi di questo 
minerale, e si ottennero i seguenti risultamenli^ come appare 
(lai registri del laboratorio di questo R. arsenale: cioè 100 
libbre di minerale lavato e ridotto in slicco diedero argento 
18 oncie, oro 2 oncie ed 8 denari; oltre a ciò il residuo della 
lavatura, ossia schlamm fino, rendeva ancora, su 100 libbre » 
un bottone d'argento aurifero di 4 oncie e 12 denari. Fat- 
tasi una seconda analisi sopra nuovi saggi, seguendo in esso 
due diversi melodi, cioè sul minerale non lavato e su quello 
ridotto a slicco, s'ebbero i seguenti risultamenti : 

Libbre 100 minerale non lavato diedero: 

onc. den. gr. 

Argento 11. 17. 6. 

Oro 2. 2. 0. 

Libbre 100 minerale lavato diedero : 

onc. den, gr. 

Argento 12. 11. 6. 

Oro 1. 8. 7. 



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64 AIME, AIMONETT\ e AJRALI 

Il residuo della lavatura rendeva ancora un bottone d'ar- 
gento-aurifero del peso d'oncie 5, denari 11. In conseguenza 
dì cosi stupendi risultamenti si creò una commissione, la q^ialc 
dovesse condursi in sul luogo per raccogliervi nuovi saggi , 
ed esaminare la giacitura del minerale; si staccarono pezzi in 
tutta l'apertura nelVavaniammlo , e sottoposti a nuova analisi 
nel laboratorio stesso del R. arsenale non si ottenne dal mi- 
nerale tanto lavato che non lavato , nia ridotto a slicco , se 
non su libbre 100 

onc. den. fjr. 

Argento 3. 2. 8. 

Oro 0. 1. 2. 

Questa singolare diminuzione, che risultò in tutte le ripe- 
tute analisi che si fecero, consigliò un nuovo tentativo; si 
approfondirono le escavazioni per alcuni metri, ed il minerale 
s'impoverì maggiormente; finalmente dopo altri tre metri di 
galleria il detto minerale non dava all'analisi docimastica che 
lievi indìzi metallici. Si depose perciò ogni pensiero di colti- 
vare questa miniera , e d'allora in poi fu totalmente abban- 
donata; perciocché parve che la pirite argento-aurifera non 
potesse piij ricomparire. 

I terrazzani dì Ailoche non deposero però mai la speranza 
di scoprire nel monte Barone una consimile e più fertile mi- 
niera , di cui andarono sempre , e vanno tuttavia studiosa- 
mente in cerca. 

AIME; è situato nel luogo più aperto della Tarantasia, sovra 
un piacevole e ben coltivato poggio che sorge alla destra del- 
risero, a greco da Moùtiers, da cui è distante chilom. H, 17. 

I dintorni d'Aime sono amenissimi; Testensìone del suo 
territorio di ettari 1157, 761. 

La comunità di questo luogo addì 10 febbrajo del 1601 
ottenne patenti di inalienazione. 

AIMONETTA ROSSA; terra nel Monferrato: fu già feudo 
dei Guaschi. 

AJRALI; luogo che giace nel territorio della città dì Chierì, 

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AJRASCA E AIRE LA VILLE 65 

in distanza ili quasi (lue mi<;lia, a tramontana, da questa città: 
evvi una chiesa parrocchiale sotto Tinvocazione di s. Pietro 
in vincoli. 

AJRASCA; questo luogo che sta nella provincia di Pinerolo 
gode ora il vantaggio di avere alla distanza di soli 2o0 metri 
una stazione della ferrovia da Torino a quella città (1). 

Esistono in Ajrasca tre pubbliche scuole; due maschili, ed 
una femminile ; pel buon andamento di questa , oltre a due 
maestre, vi è una coadiutrice: anche la frazione di Case-'Vecchie^ 
discosta chil. 1 l|2 dal capoluogo, ha una scuola elemenl:ire 
pei fanciulli. 

11 comune di Ajrasca che nelPanno 1774 novera soli 915 
abitanti, secondo il censimento del 1848 ne avrebbe ora 2,090/ 

Ebbero questo luogo in feudo i Piossaschi Derossi dei conti 
di Piossasco e Volvera, e i conti Piossaschi. 

AJRASCA; rivo che scorre nel territorio di Ronco nel Bici- 
lese, bagnandone la regione di Cecarella. 

AIRE LA VILLE; terra che sta nel Genevese in distanza di 
quattordici miglia da Annecy: è compresa nel balliaggio di 
Ternier; faceva già parte di quello di Gex, e della diocesi di 



(4) La strada ferrata da Torino a Pinerolo , che venne aperta al pub- 
blico addì 38 loglio del 1854, è una delle meno dispendiose dello Stato. 
Il suo capitale è di 3 milioni, riparlili in iS mila azioni di S50 lire cia- 
scana. 

I lavori di questa strada vennero eseguili dai sigg. Pìckering conces- 
sionari. Ha una lunghezza di 38 chilometri ; Teslensione cosUulla è di 
31 chilometri, dei quali 7 sono percorsi sulla linea dello Stalo. 

Lo Stato si è assunto il carico deiresercizio e della manutenzione della 
strada , mediante il compenso del 50 per cento del prodotto lordo per 
latta la linea da Torino a Pinerolo, olire il SO per cento di pedaggio. per 
i 7 chil. di strada dello Slato e cinque mila lire per Tuso della stazione 
di Torino. 

Le corse quotidiane sono per lo meno 6: 3 da Torino a Pinerolo e 3 
da Pinerolo a Torino. 

La tariffa pei viaggiatori è più tenue di quella della slrada ferrala dello 
Stato, essendo ridotta a centesimi 8, 6 e 4 pei passeggieri e per chil., 
secondo le classi. 



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66 AIROLE, AIROLO e AlSONE 

Geneva. Fu baronia dei Fabri di questa città, i quali la acqui- 
starono dai David e Verboux. 

AIROLE;sta nella prov. di s. Remo, in distanza di 7 miglia 
a maestrale da questa città: è posto sur un monte feracis- 
• Simo che sorge alla sinistra del Roja. Nel 1846 vi fu aperto 
dal sig. Lorenzo Trucchi un altro magnifico viale ombreggiato 
per facilitare il concorso ad una sua fabbrica composta di 7 
edifizii a olio , e 4 a farina. La popolazione ne è presente* 
mente di 1740 abitanti; il numero delle case, 28o; quello 
delle famiglie, 372. 

AIROLO; monte che s'innalza ad ostro della città di Mon- 
dovì, in sui confini dì questa provincia: fa parte della giogaja 
settentrionale alpico-appennina: è alto metri 950. 

AlSONE o ISONE; giace nella valle superiore dello Stura 
meridionale , alla sinistra di questo torrente , in distanza di 
miglia 13 1|4, a libeccio, da Cuneo. 

La popolazione del comune di Aisone, che nel 1774 era di 
soli 992 abitanti, ascende ora (1848) al novero di 1214. 

Le case ne sono 235, le famiglie 258. 

Questo luogo, che anticamente sorgeva in un sito alquanto 
più a levante del moderno Aisone, fu incendiato dai milanesi 
in occasione delle loro guerre coi provenzali; ma venne, dopo 
la sua rovina, rifabbricato circa il 1356, ove sta di presente. 
Una grand'olla piena di antiche medaglie si rinvenne già nel 
sito del primo Aisone. 

L'ultima memoria che noi ritroviamo farsi di questa terra 
si è nei capitoli di dedizione del comune di Demonte a Carlo 
d'Angiò re di Sicilia ed a Raimondo Berengario figliuolo di 
luì, il 6 dicembre dell'anno 1305 , colla condizione che ve- 
nisse restituita ai signori Oddone Verano e Berengario del- 
l'Orso la prima giurisdizione ch'essi avevano in Demonte, come 
pure in Sambuco , Pietraporzio ed Aisone , e che gli uomini 
di quest'ultima terra , i quali sì erano in Demonte stabiliti , 
fossero riguardati siccome demontesi: !tem quod dominium ei 
jus, quod lìabebant dominus Oddo Verranus, et dominus Berrngarius 
de Urso, et eorum consortes in SambucOy in Aisone, et in Demontc, 



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AITON E AIX-LES-BAINS 67 

eisdem libere rfstituantur, et concedantur ilem quod hominei 

Aìsoni, qui se reduxeruni in Demonte ^ sinl ad poeta el conventioneg 
hominum Demontis. 

Alla metà della montagna che s'innalza in questo comune, 
verso borea, trovasi : Piombo solforato, argentifero, à scaglia piut- 
tosto grande, misto a roccia quanosa. Airanalisi docimastica diede il 
,^^ in argento, ed il 72, 75 per cento in piombo. Il non 
felice risultamento delle coltivazioni Tatte nei tempi addietro 
alle miniere di galena dette di Palla^ poco di là distanti, fanno 
sorgere , dice il cb. Barelli , un fondato dubbio, cbe questo 
minerale si trovi soltanto in piccole masse (rognoni) o nidi, e 
che perciò vi sia poca convenienza d'intraprendere Fescava- 
zione, malgrado ch'esso sia sufficientemente ricco. 

Dal minerale di piombo argentifero di Palla^ nella lavatura 
delPanno 1818 si ottenne sliceo. 

Al pie della montagna anzidetta verso mezzodì si rinviene: 
ferro oligista micaceo^ a scaglia di mezzana grossezza, che diede 
all'analisi docimastica il 62. 50 per cento in ferraccia: ft-rro 
oligista, micaceo, a scaglia più larga misto al ferro spatico, che 
diede all'analisi il 65 per cento in ferraccia. 

Quasi alla metà della stessa montagna verso borea incon- 
trasi: ferro ossidato oligista a grana fina. Sottoposto all'analisi 
<Iocimastica, si ottenne il 45. 25 per cento in ferraccia. 

Il luogo di Aisone fu già contado dei Tesauri consignori 
di Monasterolo; non che dei Borgarelli conti di Villaviana 
patrizi di Possano. 

AITON o AYTHONj luogo nella Moriana, posto sovra un'al- 
tura sulla destra sponda dell'Arco , a tramontana di s. Jean , 
da cui è distante 14 miglia circa. 

Questo comune ha una superficie territoriale di 4340 
giornate. 

Fu dipendenza del principato di Aiguebelle. 

AlX-LES-BAlNS 5 piccola città che trovasi nella Savoja 
Propria , alla destra del fiume Filliet, in distanza di 15 chi- 
lometri , a tramontana, da Chambéry. 

E capoluogo di mandamento , il quale sta rinchiuso fra i 
monti des Bauges a levante, ed il lago de Bourget a ponente: 



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68 AIX-LES-BAINS 

si estende dal ponlc denominalo des Ragés fino al ponlc de 

la BioUe sulla strada di Ginevra. 

Questo mandamento composto di 14 comuni ha una super- 
ficie territoriale di 27,296 giornate. La popolazione ne è di 
14,450 abitanti; le case ne sono 2,443; le famiglie 2,715. 

Aix è anche capo di circondario elettorale , il quale com- 
prende 57 comuni, con 880 elettori inscritti. 

Evvi una stazione del telegrafo elettrico. 

Vi ha pure una stazione della strada ferrata ViUorio Emma- 
nuele (1) , della quale sperasi verrà quanto prima aperto il 



(1) Le continue relazioni che lo Sialo Sardo intertiene colla Francia e 
col cantone di Ginevra rendevano necessaria una strada ferrata, la quale 
nel mentre agevolasse quelje^ provvedesse pur la Savoja di celeri comu- 
nicazioni. A questo scopo tende la strada ferrata transalpina, detta Strada 
ferrata Fittorio Emmanuele^ conceduta alla società Laffitte, Bixio e comp. 
di Parigi colla legge del ^9 maggio 4853. 

Finché non sia presa una decisione intorno al mezzo di congiungere la 
strada ferrala di Susa alla Savoja , il punto di partenza della strada Vit- 
torio Emmanuele è fissato a Modane, provincia di Moriana. 

La linea deve percorrere la valle delPArc , seguire al principio della 
valle la direzione più favorevole per entrare in quella deirisère, lungo la 
quale si estenderà fino a Montraeillan , per dirigersi quindi verso Giam- 
beri, seguendo il terreno più facile e più aperto. 

A Ciamberì la strada si ripartirà in due linee : colla prima andrà a 
Saint-Génix d'Aosta frontiera della Francia, passando dissopra del monte 
deirEpine; colPaltra andrà ad Aix-les-Bains , dondei» volgendo verso Al- 
bens, si prolungherà fino al punto più convenevole per piegare verso la 
città d'Annecy, alla quale dovrà avvicinarsi per quanto acconsen tiranno le 
disposizioni naturali del suolo, gli accidenti del terreno e le condizioni xli 
tracciamento e di profilo, a cui la strada ha da soddisfare. 

Da Annecy la strada sì dirìgerà verso la frontiera del cantone di Gi- 
nevra, attenendosi per quanto è possibile alle seguenti condizioni: 

i.^ Che la strada attraversi, per quanto sì può , il paese ove la po- 
polazione è più agglomerata, e vi è maggior attività d^industrie; 

S.^ Che si percorra, per quanto è possìbile, il suolo meno difficile e 
quello che richiede meno opere diarie dispendiose; 

3.^ Che si passi da un versante o da una regione all'altra, non ele- 
vandosi che alla minore altezza possibile, e non facendo che i più brevi 
sotterranei, se necessario di farne. 

4.® Adempire a queste tre condizioni, colla linea più breve possìbile. 
Lo Stalo assicura alla società rinleresse del k i\^À per cento del capi- 
tale, il quale si calcola possa ascendere a 50,000,000 di lire. Però quando 



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AIX-LES-BAINS 69 

tratto che da Ciambcrì mette capo ad Aix , essendo ornai 
tutto compiuto. 

il territorio di Aix è deirestensione di 2018 giornate. 

Gli abitanti che nel 1774 n'erano soltanto 1278, sommano 
ora (1848) a 3,850 5 le case ne sono 686, le famiglie 806. 

La chiesa parrocchiale di questa città , già priorato di 
canonici regolari di s. Agostino, era compresa nella diocesi di 
Grenoble. 

Aix fu marchesato dei Seyssel Asinari baroni diChatillon, 
non che degli Alinges marchesi di Coudré. 



la reDdita della strada eccederà Tinteresse guarentito, Perario dovrà es- 
sere rifallo sopra questa eccedenza della maggior somma che fosse stala 
pagala negli anni antecedenti a titolo di garanzìa, e se dopo quindici anni 
il prodotto nello eccedesse il 10 per cento, e lo Stalo fosse già rimbor- 
sato degli interessi da esso pagali, metà deireccedenza del prodotto ver- 
rebbe versato nelle casse del pubblico tesoro. 

La tariffa dei viaggiatori è fissala a cent. 10, 7 li^ e 5 per chilometro, 
secondo le tre classi. 

I lavori, ch^ebbero comincìamenlo, il 7 agosto 1854, con una splendida 
festa sul lago di Bourgel, progrediscono con grande alacrità , e sperasi 
che di qui ad un anno od anche prima verrà aperto il Ironco che da 
S. Jean de Maurienne si distende per Ciaroberi sino ad Aix-les-Bains. 

Compiala che sia questa importante strada , converrà pensare al modo 
di boperare il passo delle Alpi, ed unirla a quella di Susa, perchè allora 
se ne vanlaggieranno entrambe ; e la grande linea della Savoja diverrà 
cosi una delle principali arterie del commercio interno ed internazionale, 
non essendo che una prolungazione della grande strada da Genova a 
Torino. 

Dobbiamo per altro osservare, che il Govei*no è sialo indollo dalle con- 
dizioni economiche deir£uropa ad introdurre variazioni notevoli nella 
concessione di questa strada ferrala della Savoja. 

La società francese, che ne aveva ottenuta la concessione, ha stretto, 
il. 27 aprile 1854, un nuovo contratto, pel quale essa si obbliga a costrurre 
soltanto il Ironco da Aix a s. Jean de Maurienne, delPeslensione dì chi- 
lometri 85 airincirca. 

La linea dev^essere posta in esercizio alla fine del mese di giugno 1856. 
Qualora la società Laffìtle rinunciasse a costrurre Tintera relè, la quale 
fu divisala negli art. 1 e "3 del capitolo 'SO aprile 1853, il Governo è ob- 
bligato n riscattare il tronco da Aix a s. Jean de Maurienne, coiremissione 
d'una rendila redimibile di 750 mila lire al 5 per cento. 



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70 ALA E ALAGMA 

ALA; giace sullo Stura in una delle tre valli di Lanzo, a mae- 
strale di Torino, da cui è distante venti miglia. 

Questo comune nel 1774 noverava 846 abitanti, nel 184S 
soli 808. Le case ne sono 149 ; le famiglie 164. 

Il eh. teologo Bricco, cui fu eretto un monumento d'onore 
nella R. Università di Torino , lasciò , morendo , un legato , 
perchè i giovani di Ala fossero istruiti insino alla rettorica in- 
clusi va mente. 

Nel 1341 il monastero di s. Mauro cede ad Ajmone di Sa- 
voja questo luogo, il quale passò successivamente ai Visconti 
di Balangero e Matì -, ai De Arcatoris; ai d'Este marchesi di 
Lanzo; e finalmente con titolo comitale ai Compans di Bri- 
cbanteau, consignori di Orio. 

ALAGNA j giace nella Lomellina, alla destra del Terdoppio, 
in distanza di nove miglia , a scirocco , da Mortara. 

La popolazione di questo comune nel 1774 non era che 
di 905 abitanti; ora, secondo il censimento del 1848, sale a 
1210. Le case ne sono 99 ; le famiglie 245. 

Era già compreso nella diocesi di Pavia. 

Fu signoria dei Malaspina della città di Pavia, marchesi di 
Fortunago. 

ALAGNA o ALLAGNA ; sta nella Valscsia , sulla destra di 
questo fiume, a maestrale di Varallo, da cui è distante circa 
sedici miglia ; di miglia undici è la sua lontananza da Scopa. 

Alagna è posto all'estremità della Valgrande , allo sbocco 
della valle d'OlIen , ove si riuniscono quattro sentieri , cioè 
uno a manca , che conduce al monte Ollen pel passo dello 
stesso nome, a 2802 metri d'altezza , e di là si può salire al 
monte Rosa , essendo questa la via pili comoda , ovvero di- 
scendere per esso varco e per Talpe Gabriet, 7516', a Bodmia, 
5880', ed a s. Giacomo la Trinità nella valle dell'Esa. Il se*- 
condo sentiero segue per due ore di cammino la Valsesia sino 
a s. Nicolò, nella selvaggia valle di Embours, formata di quattro 
ghiacciai che ivi si riuniscono. Il terzo sentiero muove supe- 
riormente alle Casere di Alagna per Talpe Faller, e mette sul 
colle del Turlo in tre ore e mezzo di cammino, e di là scende 
per Talpe Scarpia e di Piana a Borea , e ìndi a Macugna{;a 



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ALAGNA 71 

in quattro ore e mvzzo. Questa strada è soltanto praticabile 
da maggio ad ottobre , in cui non vi sono lavine. Il quarto 
ed ultimo sentiero è quello del Passo Pillimo, tra la cima di 
Rima ed il Corno-Moud. Muovendo poi ad ostro di Alagna, 
oltre alle due vie che costeggiano il Sesia e mettono a 
Riva, è da annoverarsi ancor quella per la valle d'Otro di là 
dalla miniera di rame, la quale volge per Talpe, e pel passo 
di vai d'Otro ad Edelboden, 5101, sul Netschbach, ed alFEsa, 
passando tra il monte Scarpietta, ed i ghiacciai di Metsch. 

Le montagne che circondano il comune di Alagna sono : 
a ponente, i monti di Ollen e di Otro coi ghiacciai dell'Alpe- 
Bianco (Weissalp-Zuber) ; a levante, la cima di Rima, il Corno- 
Moud , la cima Tagliaferro, e la cima di Camera^ ed a tra- 
mmitana , oltre al monte Rosa, si elevano la cima delle Fisse, 
alta circa 2500 metri, il Pizzo, circa 2600, e la cima del Turlo. 
L'altezza massima finora conosciuta nelle regioni dèi monte 
Rosa, ove crescono ancora arbusti e muschio, fu trovata dal 

barone Welden a Piedi 14,160 

La massima altezza dei pascoli pel lanuto gregge » 8,845 
Quella dei ginepri (aventi 5 pollici d'altezza) . . » 10,080 
Quella delle miniere d*oro e di rame sul monte Rosa » 10,120 

» delle miniere d'antimonio » 9,840 

» delle formazioni di serpentina » 8,100 

Lìmiti d'ogni albero fruttifero, dei grani, della se- 
gale, dell'orzo ecc » 6,096 

Limiti degli alni (Alnus glutinosa) » 4,956 

» degli abeli bianchi (Pinus pù:ea e pinus umbra) » 6,120 

» dei pini larici (Pinus larix) » 6,840 

» degli alni alpini (Alnus viridis) » 7,158 

» dell;H rosa delle alpi (Rfiododefidron) ....>» 8,880 

Diciassette casali compongono questo comune; e sono: Alagna 
capoluogo; Bonday Casa di GiaconhOy Goreto, Merletti^ Montella^ 
Olro-Orello, Pedilegna, Pedemonte, Piane, Ponte, Besiga, Biale su- 
periore, Biale inferiore, Bonco, Busa e Salterio. Tutti questi ca- 
sali sono sparsi per entro la spaziosa valle sulla semicircolare 
pendice, che forma la base del monte Rosa. 

U Sesia, che nasce alle falde di questo gigantesco monte, 
scende da prima precipitoso , formando varie cascale di ini 



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72 ALAGINA 

benissimo effetto, ma giunto nel piltoreseo piano, in mezzo a 
cui siede Alagna , rallenta alquanto il corso e mantiene già 
l'acqua ad alcuni canali ivi dedotti per Firrigazione della cam- 
pagna^ scende quindi rasentando la comunità di Riva ; scorre 
poi tutta la lunga vallea cui dà il nome: e dopo un corso di 
miriametri 14 1|2 mette capo nel Po ìnrerìormente a Casale. 
Vedi Voi XXlll, pag. 765 e seguenti. 

Il clima di Alagna è freddo; non vi si gode primavera, ma 
ad un lungo inverno succede Testate, e dopo breve autunno 
ritorna Tinverno. Le api ciò nullameno vi annidano , e col* 
tivate con diligenza fruttano miele squisito. 

Evvì un pio instituto detto Carità dei poveri , fondato e 
successivamente dotato da diversi benefattori , il quale ha 
un'annua rendita di lire 1245, che sono distribuite a soccorso 
degli indigenti, ma principalmente degl'infermi, oppure in sus- 
sidio ai giovani poveri , che vanno ad apprendere fuori patria 
una qualche professione. 

Il comune di Alagna che nel 1774 aveva 888 abitanti^ ora 
non ne conta che 697. Le case ne sono 121; le famiglie 195. 

Da un manoscritto del 1672, dice il Lana, intitolato: Val^ 
sesia descritta dal conte Giambattista Fassolay si riconosce lori- 
gine di un distinto casato di Alagna. Essendo certi Rusca , 
capi della fazione guelfa in Como , stati costretti di ab- 
bandonare la loro patria per sottrarsi alle vendette del- 
l'opposto prevalente partito , mossero alla volta della Fran- 
cia, passando per la Valsesia , siccome via più sicura e più 
breve. Uno di essi prima di superare il passo di Valdobbia , 
soffermatosi qualche giorno a Pietre-Gemelle, si abbattè per 
caso in una vispa ed avvenente giovanelta, della quale inva- 
ghitosi, la chiese in isposa, e ben presto Tottenne. Quest'era 
la Chiara , che per vezzeggiativo chiamava nla Chiarina unica 
figlia ed erede del tedesco StauTacher, che vuoisi essere stato 
il primo abitator di Alagna (Vedi Voi. /, pag. \\3J, Questo 
maritaggio die origine e nome alla famiglia Rusca- Chiarini , 
che appella vasi anche Chiarini soltanto. Questo nuovo casato 
adottò e ritenne Tarma dei Rusca (che consiste in un leone, 
tre sbarre ed un aquila), della quale il professore Adamo Chiarini 
ottenne poscia la conferma dalTlmpero, con altre onorificenze: 
laonde Giacomino Bocciolone cantava : Clara Clarina domus eie. 



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ALAGNA 73 

Dì questa famiglia di Alagna sono: 

Chiarini Adamo anzidetto , il quale fatti i suoi studi in 
Francia, tanto si avanzò nelle scienze , che al principio del 
secolo xTi fu eletto professore di medicina nella universith di^ 
Friborgo. Questo do Ito professoj^ lasciò preziosi manoscritti 
che andarono perduti. 

Chiarini Giovanni , il quale si acquistò nome di sapiente 
giureconsulto nel secolo xvi. Di esso fa menzione con lode 
il Fiotto nei consigli. 

Alagna si reca a grandissimo onore di essere la culla dei 
tre celebri fratelli D' Enrico per i maravigiiosi progressi che 
fecero nelle arti belle. Il primo di essi 

D'Enrico Melchiorre, riuscì pittore vaiente. Fatti i suoi ' 

studi e la prima pratica in Lombardia, sen ritornò in patria, 
ove si fé' tosto ammirare colla rappresentazione del Giudi%ìo 
finale, da esso dipinto nel 1597 sulla facciata della chiesa di 
Riva. 

Pregevoli e rari sono molti suoi lavori , eseguiti in varie 
epoche; ma sono più particolarmente lodatigli affreschi ch'egli 
dipinse al s. Monte di Varallo nelle tre cappelle intitolate: 
Gesònd Deserto: l Ire discepoli dormienti; La cattura di Cristo. 
In quest'ultima cappella sotto l'arco di mezzo sta scritto il suo 
nome colla cifra 1619. Fratello di Melchiorre fu: 

D' Enrico Giovanni , valentissimo statuario in plastica. Al* 
lievo del celebre Tabachetti , acquistò dagli insegnamenti di 
questi, fecondati dal proprio ingegno, la prodigiosa fertilità 
d'inventiva, e l'aggiustatezza d'espressione, che lo resero un 
cosi grande artefice. 

Sono in numero dì oltre a 335 le statue ond'egli popolò 
varie cappelle del s. Monte di Varallo; lavori che riscossero 
l'ammirazione e la lode di quanti vanno ad osservarne e stu- 
diarne le bellezze, esovratulto dagli intelligenti, i quali una- 
nimi e spontanei plaudono sempre alla mano maestra dell'ar- 
tista. Il Bordiga, parlando della grandiosa e tristamente su- 
blime scena della Crocifissione del Redentore, così si esprime: 
'« questa insigne opera campeggia il grande ed il terribile^ e non 
« è aito^ né posilttra che scemi il pregio delle statue. VEnrico ha 
«'wpre dato alle statue moto conveniente, duolo ^ tristezza, grazia e 
terrore, e vi si osserva una fecondità di fantasia, e quella facilità di 
6 Diiiofì. Geogr, ec. Voi. XXVII. 

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74 ALAGN\ 

eseguire, per cui tanto risplende nelle molte sue opere che condusse 
a termine in questo Monte. 

Il D'Enrico Giovanni fu anche architetto, e vuoisi ch'egli 
abbia modificato alcuni disegni del celebre Pellegrino Tibaldi. 
Fra i disegni proposti per T^ezione delia magnifica chiesa che 
sorge sul s. Monte di Varallo dedicata a N. D. Assunta in 
Cielo trovasi approvato, scriye un valsesiano, dalle autorità con- 
gregate il primo aprile 464 4 quello del maestro Giovanni D'En- 
rico^ nostro insigne statuario. 

Questo celebre artista, mentre nel gennajo del 1644 trova- 
vasi in Montrigone a soccorrere di consigli e di ajuti il suo* 
allievo Giacomo Ferro, che ivi stava rappresentando in pla- 
stica alcuni fatti della vita di M. V., se ne morì, passando a 
contemplar a faccia a faccia in cielo quel Dio di cui egli seppe 
ritrarre così al vivo le ineffabili sembianze in terra. Il terzo 
fratello fu : 

D'Enrico Antonio, detto Tanzio (l). Sortito anch'egli dalla 
natura un fervido ingegno per le belle arti , si dedicò alla 
pitturale seguendo Tesempio del celebre Ferrari, si condusse 
a Milano , e quindi a Roma , ove si pose con amore a stu- 
diare, e ad esercitarsi nelle accademie, in cui stanno le opere 
dei sommi maestri ^ ma abbandonato . dice il Lana , quel 
vasto campo d'istruzione, ond'egli sarebbe salito al grado di 
primo pennello della sua età , fece ritorno in Lombardia , e 
trattenutosi qualche tempo in Milano, verso il 1616 ritirossi 
in patria. 

Quivi non tardò tuttavia a farsi conoscere in molti dipinti, e 
a dar saggio del suo singolare valore; ma dove fé' mirabilmente 
risplendere il suo artistico genio , si è nelle cappelle XXV e 
XXXII del s. Monte di Varallo, e sovratutto in quella (XXVI) 
che ci rappresenta Gesù in casa di Erode; avvegnaché fram- 
n^ezM i pilastri , come nota il Bordiga , introdusse affollati gli 
Ebrei d'ogni grado in cosi bel modo disposti ed aggruppati , che 
Cuna figura va facendo rilievo alV altra: e vi è dentro ne' gruppi 
si bel contrasto di colori e di lumi, e tanta fona di disegno e di 
mosse, che arresta come nuovo spettacolo. Colle quali opere ed 



(1) Wice allemta che in dialetto tedesco significa Antonio. 

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ALAGNA 75 

aiire il piUore Lui^t Scaramuceia dke, che il fecondissiiuo genio 
del Tanzio rassomiglia a quello di Paolo Veronese. 

Diverse altre opere, che si ammirano in più luoghi della 
Valsesia e d'Italia, dimostrano a chiare note la rara maestria 
di questo grande pittore Valsesiano. Tali sono gli affreschi che 
adornano la cappella dell'Angelo Custode nella basilica Gau- 
denziana in Novara ^ non che il gran quagdro ond'essa cappella 
Ta ricca, il quale rappresenta la batlaglia di Senacheribbe^ che 
il Lanzi dice piena d'intelligenia e di vivacità. Tali pur sono i 
Tari altri suoi dipinti di storia e di prospettiva che conser- 
vansi con onore nelle gallerie di Milano, di Venezia, di Napoli 
e dì Vienna! -, tutti lavori che meritarono le lodi di non pochi 
maestri dell'arte , ed in particolar modo dello Scaramuzza , 
il quale, parlando dei Tanzio, scrisse : non mancargli buon disegno, 
etpressione, vivacità, aggiustatezza delle teste, e facilità nel colorito, 
il tutto condito con amoroso finimento. 

Il Tanzio, in età quasi settuagenaria, morì nel convento dei 
minori riformati in Varallo. 

In Alagna ebbero pure i natali : 

Enzio Gioanni, architetto di qualche fama: fu lautor dei 
dise};ni, secondo i quali si riformarono l'ospedale, e il grande 
edt6zìo l'Hotel de change in Lione. 

De Paolis Gioanni Olderico ; nacque nel 1762^ datosi allo 
studio delle belle arti, si distinse nella plastica, e riportò un 
premio dairaccademia di Digione. 

Ghifaldi Gio. Simone , nato nel 1785^ studiò l'arte archi- 
tettonica , nella quale rese chiaro il suo nome non pur in 
Lione ove stabili la sua dimora , ma ben anche altrove : fu 
l'inventore di diverse macchine , tra cui gli guadagnò una 
l)ella riputazione quella che ideò pel trasporto, che si esegui 
nei settembre del 1825 , della statua equestre in bronzo di 
Luigi XVI, da Parigi a Lione. 

De Gasparis Pietro^ nacque nel 1744, ed abbracciata la car- 
riera ecclesiastica, divenne teologo dotto, profondo moralista, 
ed oratore eloquentissimo. Fu per diciassette anni (1772-89) 
arciprete di Gampertogno; quindi passò qual convittore al 
santuario di Varallo, donde nel maggio del 1801 ritornò pa- 
store a Campcrtogno ^ non potendo star disgiunto dal diletto 
suo gregge che tanto amava , e da cui n'era ricambiato in 
iin modo veramente singolare. 

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76 ALAISON e ALASSIO 

Cadulo sul principio del 1804 ammalato in Varallo, i suoi 
parrocchiani, come racconta il Lana, il vollero nella loro terra, 
ed accomodatolo su dì un materasso entro una gran cesta ve 
io trasportarono, assistilo da un medico. 11 male lo aveva im- 
merso in una soporosa alienazione di mente, e non fu che 
al tocco della nota armonia delle campane della sua parroc- 
chia , che suonavano a festa per Tarrìvo dell'amato pastore , 
accompagnato come in trionfo da molta parte di popolazione, 
che in un tratto cessando il sopore ed il vaniloquio si riebbe. 
Singolare, ma non unico esempio nella storia patologica del 
mirabili eflTetli di stimoli speciali! Avvedutosi deirìgnorato 
viaggio e della comitiva, girò attorno lo sguardo maravigliato^ 
restò commosso e ne gioì: ma questa forse fu rultima sua 
gioja terrena ; che, aggravatosi poco dopo il male, nel 19 geo- 
najo di queiPanno venne da morte rapito alFamore del suo 
popolo. 

De Gasparis Giacomo^ fu architetto, ed intelligentissimo 
capo-mastro-, venne dal governo francese deputato a sopra- 
vigilare alla costruzione del ponte di Tilsit sulla Senna ; e 
quindi ad assistere ai lavori del ponte sul Po in Torino: 
ebbe da ultimo la nomina d'ingegnere della Yalsesìa , ove 
esercitò lodevolmente questa sua carica: morì in Yarallo circa 
il 1817 in età molto avanzata. 

ALAISON^ torrente nel ducato d'Aosta j proviene dalle ghiac- 
ciaje di Ayaz, scorre la valle di Challant, e gettasi nella Dora 
a Verrez. 

ALASSlO^sta in riva al mare, a libeccio di Albenga, da cui 
è distante chilometri 6. 64. 

È capoluogo di mandamento, il quale da mezzodì a ponente 
confina col mandamento di Andora e con queilo di Albenga 
da tramontana a levante. 

I due soli comuni di Alassio e di Laigueglia, posti in sulla 
spiaggia marina lungo la via litlorale, sono le terre che com- 
pongono questo mandamento, il cui territorio, deirestensione 
di chilometri quadrati 63. 66 , viene irrigalo da piccoli tor- 
rentelli: il clima vi è temperalissimo, e l'aere salubre: la po- 
polazione ne è di 6848, le case 835, le famiglie 1602. 



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ALBA 77 

Alassio è ancbe capo dì circondario elettorale . che com- 
prende 17 comuni con 668 elettori inscritti. 

E inoltre un semenzajo di buoni nocchieri : qon pochi in* 
trapresero azzardosi iriaggi: erano ancora, non è gran pezza, 
in fita capitani di marina che Tecero Tintiero giro del globo. 
In tutti i tempi si condussero con sommo onore sulle liguri 
flotte , e volontari accorsero a dividere ì pericoli e la gloria 
della battaglia di Lepanto e di altri luoghi, siccome lo atte* 
stano le storie. 

ALBA, provincia. Questa provincia è compresa nella divi- 
sione amministrativa di Cuneo. 

Posizione geografica. Tutto il territorio della provincia d'Alba, 
secondo il prelodato De-Bartolomeis, è chiuso entro i seguenti 
limili : 



Fanti eslreml 
sulla lìnea 
di frontiera 



Ponti 

Irigoneme- 

trici 



Latitudine 



Settentrionale 
M. della Spina 

Meridionale 

Cornane 
di Scaletta 

Orientale 

S. Stefano 
di Belbo 

Occidentale 



Limili di Ceresole l Carma- 
con Carmagnola V gnola 
a maestrale ] 



Pralormo 



Mombar- 
caro 



Calosso 



I 



44^ 53' 55'i 



44« 28» 45'» 



44° 47' 25" 



44** 51' 45'» 



Longitu- 
dine 



Spazio com^ 

preso fra due 

punti estremi 

opposti 



5*» 35' 55»^ 



50 50» 45" 



5« 56' 45" 



5^ 96' 5'» 



Latitudine 
0^ 25* 40" 



Longitudine 
0« 30' 40»' 



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78 ALBA 

Estetisione. La superficie territoriale di questa proyincia, se- 
condo il censimento pubblicato nel 1839, è di 1056. 05 ohi- 
lometri quadrati , pari a giornate 277,740. 68. Stando però 
alle relazioni autentiche dei R. ingegneri che vennero inca- 
ricati dal governo della misura esatta di questa provincia, ri- 
sulterebbe il suo territorio della superficie totale di giornate 
di Piemonte 258,965, corrispondenti ad arpenti 90,829. 50, 
eguali a miglia quadrati di Piemonte 149 1|2. 

La sua maggior lunghezza dal monte della Spina, punto più 
settentrionale del mandamento di Canale con Pralormo e 
Cellarengo sino al comune di Scaletta ad ostro , è di circa 
52,000 metri , e la sua maggior larghezza dai limiti setten- 
trionali di s. Stefano Belbo con Calosso sino a quelli di Ce- 
resole con Carmagnola sulla strada provinciale è di circa 
metri 48,000. 

Periferia, La periferia sviluppata su d'una retta dà per ap- 
prossimazione una lunghezza di 161,200 metri, cioè: 

Limiti seltentrionali colla provincia d'Asti da Cellarengo a 
Canelli metri 44,000 

Id. orieniaìi colla provincia d'Acqui da Canelli a 

Scaletta » 30,000 

Id. meridionali ed occidentali colla provincia di 
Mondovì da Scaletta a Dogliani, indi se- 
guendo il corso del Tanaro fin sotto a 
Cherasco, e poscia a ponente di Bra » 54,000 

Id. occidentali colia provincia di Sai uzzo (tra Bra 

e Carmagnola) » 18,000 

Id. settentrionali colla provincia di Torino da Car- 
magnola a Pralormo » 15,200 



Totale dello sviluppo metri 161,200 



Confini. La provincia d'Alba confina: 

A tramontana: colla provincia di Torino dai limiti di Car- 
magnola con Sommariva del Bosco sino a quelli di Pralormo 
con Monta; e colla provincia d'Asti dai limiti mandamentali 
di Canale con quelli di s. Damiano sino al Tanaro, indi se- 
guitando da tramontana a levante sino al Belbo. 

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ALBA 79 

A levante: colla provincia d'Acqui dal torrente Belbo sino 
ai limiti meridionali dei comuni di Scaletta con s. Giulia. 

A meizodi e libeccio: colla provificia di Mondovi dagli an- 
zidetti limiti di Scaletta sino a Bra. 

A ponente: colla provincia di Saluzzo dai limiti mandamen- 
tali di Bra con Cavallermaggiore sino a quelli di Sommariva 
del Bosco con Racconigi. 

Aspetto fisico generale della provincia. Questa provincia , for- 
mante un cerchio irregolare, entro cui si racchiude una su- 
perficie di miglia quadrate 149 1|2 di Piemonte, di cui 4|5&, 
ossia 0,073 soltanto sono al piano, e 51|oo , ossia 0,927 in 
montagna e collina, è interrotta qua da amene e fertili col- 
linette e da poggi, là da fiumi e torrenti, e quinci e quindi 
si aprono spaziose valli ricche di vegetali prodotti , special- 
mente di viti, che danno il tanto rinomato dolcello ^ il quale 
è di grandissimo commercio, non meno che i vini di Barolo, 
Serralunga, Grinzano, Barbaresco e di altri comuni limitrofi 
alle Langhe (1), nelle quali si fanno eziandio vini buoni e 
salubri , ma d'inferior bontà a quelli che si raccolgono sulla 
sinistra del Tanaro, che appunto serve di limiti alle Langhe. 
Ed ai vini tengono dietro i cereali* i legumi d'ogni maniera, 
le fnitta, i tuberi, segnatamente i tartufi ed i gelsi che si col- 
tivano con particolar diligenza, e danno un lucro importante 
al paese, e promuovono l'industria serica. Ed in alcune situa- 
zioni meglio esposte vegetano anche alcune piante d'ulivo. 
Molte estese proprietà che spettano alla famiglia dei marchesi 
Falletti di Barolo , al patrimonio privato di S. M. il Re Vit- 
torio Emanuele, agli eredi del compianto duca di Genova, alla 



(1) Quali siano i paesi che si comprendono sollo il nome di Langhe lo 
accennammo nella descrizione generale della provincia d'Acqui (Append, 
pag. Ì6 notaJ;per riguardo alla provincia d'Alba, di cui ora parliamo, la quale 
contiene le terre delle Mte Langhe^ giova qui avvertire ch'esse occupano 
una saperficie di circa 9$ miglia quadrale nel semi-cerchio di colline ed 
allipiani situati alla destra del Tanaro, e posta a fianco della città d'Alba. 
Secondo alcuni scrittori le Langhe comprendono in questa provincia i 
mandamenti di Cortemiglia , S, Stefano-Belbo , Bossolasco e Monforte, 
Secondo altri si annoverano anche porzione di quelli ^Alha , Diano e 
Morra. 



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80 ALBA 

mensa vescovile d'Alba, ai marchesi Alfieri di Sostegao , alfa 
casa Garrone di s. Tommaso, ai conti Guarene di Piobesi, ai 
marchesi Som mari va del Bosco, ai marchesi e comi di Cavour, 
ai conti Mola di Larissè e ad altri non pochi ricchi proprie- 
tarii, che promuovono grandemente Tagricollura, fanno bella 
mostra di se, e dimostrano quale incremento abbiano ricevuto 
dalle recenti agrarie instituzioni ; e se col progresso di tempo, 
dice il più volte citato De-Bartolomeis, vieppiù si propagherà 
la popolare istruzione e quella dei contadini; se i municipii 
raddoppieranno di zelo nello aprire novelle strade, mantenendo 
in buono stato quelle che già esistono, sicché per esse or che 
sta un nuovo ponte sul Tanaro venga assicurata la comuni- 
cazione delle Langhe col centro del Piemonte; se coirintro- 
durre ^ promuovere nei territorii alla destra del Tanaro la 
coltura dei prati artifiziali sinora pochissimo usati e cono- 
sciuti onde poter avere fieno da mantenere un maggior nu- 
mero di bestiame di quello che ora vi si tiene; se infine col 
migliorare sostanzialmente quelle ripide colline rese sterili per 
Tantico uso di cogliervi continuamente frutti senza conci- 
marli, si verrà per tal modo ad arricchire la provincia d'Alba, 
che non patirà certamente il confronto delle migliori dei 
R. Stati. 

Agricoltura, lì suolo di questa provincia, che è in parte ar- 
gilloso ed in parte gessoso, per riguardo airagricoltura è di- 
viso nel modo seguente: 

Terre arative con o senza vigne ettari 49,581 

Vigne sole » 2,334 

Prati naturali ed artificiali » 15,058 

Orti » 199 

Boschi di castagni » 8,676 

Boschi di altre specie ■ 12,956 

Pascoli » 5,1 63 

Terre incolte 13,638 

ProdoUi vegetabili. Si ottengono in media: 

Frumento ettolitri 374,655 

Barbarìato » 9,465 

Segale » 17,232 



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ALBA 8J 

Frumenlone. . . .' ettolitri 269,892 

Marzuoli » 43,476 

. Patate » 10,200 

Barbabietole ed altre radici » 1,280 

Canapa, lino quint, mei. 756 

Vino d'alteni ettolitri 145,718 

Vino di vigne » 39,678 

Foglia di gelsi quint. met. 116,920 

Castagne ettolitri 86,760 

Prodotti orticoli quint. met. 6,965 

Foraggi » 391,740 

Legna m, e. 38,868 

Pascoli quint. met. 275,660 

Prodotti animalL In questa provincia si mantengono appros- 
simativamente di bestiame 

Bovino capi 25,566 

Cavallino » 4,507 

Pecorino e Caprino » 15,371 

Porcino » 2,326 

Prodotti minerali. Fra i prodotti minerali si distinguono: 

Le varie specie di pietre arenarie fine , silicee , compatte , 
che si scavano nei comuni di s. Stefano- Beibo, Morra, Ces- 
sano e Camo. La valle di Uzzone è ricca in filoni di arenaria; 
molli massi di quella roccia trascinano i torrenti Cberasca , 
Bormida e Belbo. Masse enormi di selenite s'incontrano nei 
dintorni di Castagnito, Guarene, Magliano, Morra, Monticelli, 
Piobesi e Verduno, quindi è abbondantissimo il gesso che se 
ne estrae. 

L'arenaria conchiglifera, contenente varie specie di conchiglie 
fossili, quali si rinvengono a s. Stefano- Boero. 

Le cave di gesso (calce solfata granellare e selenite) di Morra, 
(ruarene e Boddi. 

Le pudinghe di Morra, che servono ad uso di pietre da 
macina. 

Le bellissime stalattiti, che si ammirano in una pìccola ca- 
verna esistente nel territorio di Polle nzo. 

L'abbondanza di lignite fibrosa dei territori! di Sororoariva 



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8'i ALBA 

del Bosco e di Torre di Uzzone. Né meno inlercssanli pel 
geologo riescono le petrificazioni di legnami rinvenuti a Mon- 
teu-Roero e le terre tufose di Castiglione- Ti nella. 

Finalmente la terra magnesiaca o sale di Canale , che ap- 
punto prese il nome dal comune ove più abbonda , il quale 
nei tempi andati era di notevole lucro a questo paese (vedi 
voi III, pag. 393;. 

Il valore annuo approssimativo de'prodotti minerali di questa 
provincia risulta come segue: 

Per il prodotto della calce in uno stabilimento, impiegando 
quattro operai L. 125 

Prodotto del gesso in due stabilimenti con 25 operai » 4^000 

Prodotto di dieci stabilimenti per la cava di pietre 
da taglio con 137 operai » 28,341 

Prodotto per le pietre da macina in due stabilimenti 
con 12 operai » 3,000 



Totale L 35,466 



Strade. In questa provincia j oltre alle strade ferrate , che 
per ora si limitano al breve tronco della linea di Cavallermag- 
giore a Bra (1) e ad un semplice progetto di una linea da Bra 
ad Asti per Alba, distinguonsi tre specie principali di strade, 
cioè le provinciali, le comunali e le consortili. 

Vie provinciali. Queste sono in numero di cinque, cioè: 

Quella che da Alba s'indirizza ad Asti, passando pei terri- 
torii di Guarene, Magliano e Prìocca in questa provincia, voi- 
gendo poi in quella d'Asti per a s. Damiano di là dal torrente 
Borbore, della lunghezza di metri 15,500. 

il breve tronco che da Covone mette a s. Damiano d'Asti 
ed a Villanova per Torino, di metri 7,800. 

La strada da Alba a Savona, che passa accanto ai territori! 
di Diano, Rodello, Benevello e Borgomale; attraversa Castino 



(4) II tronco di strada ferrata da Gavallermaggiore a Bra si diparte dalla 
linea da Torino a Cuneo: è lungo 13 chilometri: la spesa approssimativa 
ne fu calcolata a 4,500,000 lire: venne aperto al pubblico il 4 di ot- 
tobre 4855. 



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ALBA 83 

V il Bormida a Cortcìniglia, ìndi a Gorino, d'onde esce dalla 
provincia d'Alba per entrare in quella d'Acqui a Cagna. La 
sua lunghezza fino ai limiti della provincia è di metri 33,500. 

La via provinciale di Bra, che passa pei territorii di s. Vii- i 

toria, Pollenzo e Bra , ove si unisce con quella provenienle 
da Carmagnola, ha metri 15,500 di lunghezza. 

Le anzidette quattro vie provinciali sono tutte sistemate. 

La via provinciale fra Bra e Carmagnola, ove si unisce alla 
via per a Torino, la quale passa per Sanfrè e Sommariva del 
Bosco, fin dove non è sistemata^ da quest'ultimo territorio poi 
sino a Carmagnola è sistemata. La sua lunghezza da Bra ai 
limiti di Carmagnola (provincia di Torino) è di 10,000 metri. 
Da Bi^a muovono eziandio due brevi tronchi, uno per a Che- 
rasco, e l'altro per a Possano. La lunghezza del primo è di 
metri 5000, quella del secondo di metri 21,000. 

Vie comunali. Le vie comunali primarie o sistemate sono: 

Quella da Canale a Pralormo per Monta. 

La via da Canale ad Alba, unendosi alla provinciale di Bra 
di là del Riddone. 

Quella che unisce i comuni di Ceresole, Sommariva -Perno 
e Cornegliano. 

La via fra Alba e Monforte per Grinzano , Castiglion-Fal- 
lello e Perno. 

Quella della Morra, che passando pel territorio di Verduno 
mette sulla strada provinciale di Bra verso Pollenzo. 

Vie consorliU. Il tratto di strada che da Narzole mette a Do- 
gliani nella provincia di Mondovì passando per Monchiero 
lungo la destra del Tanaro è detto consortile. 

Per riguardo alle strade resta a notarsi, che i comuni di 
Monforte e Monchiero con non lieve spesa ultimarono, or son 
pochi anni , un bellissimo , comodo e ardito tratto di strada 
comunale, che dal capoluogo di Monforte mette sullo stradale 
consortile anzidetto. 

Inoltre tutti i capiluoghi di mandamento posti sulla sinistra 
del Tanaro sono provvisti da pochi anni d'ottime strade co- 
munali di nuova costruzione , e specialmente sono degne di 
attenzione quelle di Govone e di Canale. 

Correnti d'acquu. Solcano questa provincia il Tanaro, il Bor- 
mida occidentale, l'Uzzone, il Belbo, il Tinella ed i loro in- 
fluenti. , . I 

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84 ALBA 

il Tanaro. Questo fiume ba le fonti nelle montagne della 
Briga (vedi voi XX, pag. 733^ j bagna la provincia di Mondovì, 
e dopo aver servito per alcun tratto di linea divisoria tra queste 
due Provincie , si addentra in quella d'Alba , e la divide in 
modo che due quinti circa del territorio restano alla sinistra 
del fiume , e gli altri tre quinti circa alla destra. Giunto a 
Cherasco, e ricevuto poco sotto lo Stura, il Tanaro in questa 
provincia piglia dapprima la direzione da ostro a borea , ac- 
cogliendo sulla sinistra i rii di s. Vittoria e di Pocapaglia , i 
quali formano il canale che bagna Pollenzo; dappoi inclina 
un tantino verso greco, ricevendo in prima sulla sinistra il 
Melica e sulla destra la confluenza dei rii Castiglione e Tal- 
loira ; forma alcune isole e scorre in tal modo sotto Alba, ove 
s'ingrossa a destra del Cherasca, a sinistra del Riddone. Quindi 
piegando maggiormente verso tramontana dopo d'essersi in* 
grossato di parecchi rivoli che scendono dagli adiacenti colli 
di Trezzo, Guarene, Barbaresco, Neive, raccolto in più stretto 
alveo, esce dalla provincia d'Alba per entrare in quella d'Asti 
presso a Castagnole delle Lanze , dopo d'aver percorso nella 
provincia d'Alba un tratto di metri 157,555 su d'una retta di 
metri 36,990 (vedi voi. XX, pag. 733;. 

I principali influenti dei Tanaro in questa provincia sono, 
come testé dicemmo: 

// MelUa-^ deriva dai colli di Sommari va-Perno , s'ingrossa 
di più canali, e sbocca sotto a Monticelli. 

II Talloira'^ scende in più rami dai colli di Albareto e Sinio; 
passa per Serralunga e Talloira, donde piglia il nome, ed ivi 
accoglie un altro ramo , e più sotto s'impingua di altri in- 
fluenti, fra i quali notiamo il rio della Bastia ^ che nasce dai 
monti di Monforte, e scorre, ingrossandosi d'acque, fra le terre ' 
di Barolo, della Morra, di Verduno e di Roddi ove sbocca. 

// Cherasca o Querasca-^ scaturisce nei colli di Montelupo e 
di Rodello, bagna le terre di Diano d'Alba, s'ingrossa di molti 
rii, circoscrive Alba , ov'è sormontato da tre ponti , e vi ha 
foce a levante. 

// Riddone-^ nasce in due rami, l'uno dai colli di Baldissero, 
l'altro da quelli di Montaldo- Boero; bagna Cornegliano e Pio- 
besi, s'ingrossa a Casteiratto d'altri canali e rii , e sbocca a 
ponente del ponte d'Alba. 

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ALBA 85 

Da questo torrente e dal Tanaro si fanno poi derivare molte 
gorcj cbe seguono Tandamento dei colli e della via provinciale 
sino alla Canova > e mettono poi foce a Covone. 

SulPoppotla riva , sotto a Barbaresco , esce dal Tanaro il 
canale dei ihlini, cbe s'indirizza per le terre di Costigliele 
(l'Asti, sortendo dai limili albigesi presso il borgo di Yalpelis- 
seri per entrare in quelli d'Asti a Farinera. 

li Bormida\ nasce appiè del monte Lineo, e percorsa pel 
tratto di 17,000 metri la provincia di Mondovl entra nelPAI- 
bigese fra i confini di Prunetto e di Gorzegno. Quivi scorre 
in direzione quasi ostro-borea sin presso Torre- Bormida, ac- 
cogliendo da ambe le rive innumerevoli ruscelletti. Piega in 
seguito tortuosamente verso greco , ed ingrossandosi come 
sopra sino a Cortemiglia, ove accoglie il torrente Uzzone, ri- 
piglia di nuovo il corso da ostro a borea , ripiegando poscia 
a levante sotto i colli di Castine per escire dalla provincia ed 
entrare in quella d'Acqui tra Vesime e s. Giorgio, ricevendo 
sui fini di essa il torrentello Telorba. Il suo corso nell'Albi- 
gese è di circa metri 25,000 (vedi voi. II, pag. 507^. 

VVaone od Vssone, Di questo torrente, cbe, come dicemmo 
poc'anzi, influisce nel Bormida a Cortemiglia, abbiam già fatto 
cenno al Voi. XXtll pag. 471. 

Il Belbo. Ha le sorgenti nell'Apennino , alle falde orientali 
di Montezemolo presso Cengio j solca la monregalese provincia 
pel solo tratto di 18,000 metri circa ^ ed entra nell'Albigese 
sui limiti di s. Benedetto con Murazzano. Scorre da prima 
fra le terre di Niella-Belbo , Bossolasco , e s'indirizza da li- 
beccio a greco, bagnando le terre dì Feisoglio, Ceretto; Cra- 
venzana, Arguello, Bosia, Borgomale, ov'è ingrossato dal Beria 
e sormontato dalla via provinciale cbe tende a Savona^ s'im- 
pingua a sinistra dei rii della Langa e delia Braja , scende a 
Roccbetta-Belbo, a Cossano, e vi accoglie a sinistra il rio di 
Tamianut volge a Camo e s'ingrossa d'altri rii, indi a s. Ste- 
fano- Belbo , ove il Tinclla lo fa tributario delle sue acque: 
poscia sorte dalla provincia per entrare in quella d'Asti a 
Canelli. 11 suo corso nell'Albigese ha uno sviluppo di circa 
o0,000 metri. 

Il Tinella. Questo torrente proviene dai colli di Trozzo e 
di Ncviglicj scorre da ostro a Ix)rea j passa per Neive, entra 



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86 ALBA 

neirAslìgiana fra ì limili di quest'ultimo comune con quelli 
di Quazzolo, ov'è ingrossato da altro rio, pigliando la dire- 
zione da libeccio a greco; forma un arco fra Castagnole delle 
Lanze e Calosso, servendo fino alle foci di limit^ naturali fra 
la provincia d'Alba e quella d'Asti, e dopo esser|f ingrossato 
di molti rivoli nei territorii percorsi sbocca nel Belbo di fronte 
a s. Stefano , dopo un corso totale di circa metri 18,500 di 
sviluppo. 

Dei molti altri rii, influenti del Rea, del Tanaro, del Bor- 
mida e dei Belbo ecc. , abbiam già parlato nei rispettivi co- 
muni cui bagnano; ma affinchè l'idrografia dell'Albigese sia 
compiuta giova il qui dare alcuni cenni sui principali navilì 
che servono alla irrigazione di questa provincia , e segnata- 
mente del naviglio di Bra ; cenni che ci sono somministrati 
dalla precitata opera del eh. De-Bartolomeis. 

1.° Navile di Bra. Ha principio nel territorio della cillà di 
Possano (prov. di Cuneo) là dove i canali di Melica e di Stura 
confondendo insieme le loro acque , concorrono così a for- 
marne un sólo, che indi chiamasi Navile di Bra. 

Da questo canale si derivano Irentasei bocche: cioè; una di 
una ruota circa per opifizii; sette per l'irrigazione di orli; ven- 
tiqualtro per l'irrigazione delle campagne fossa nesi ; due per 
l'irrigazione della commenda di S. Maria del Salice^ di ragione 
demaniale; a cui succedono poi due altre bocche, una detta di 
Tortorello, l'altra portante il nome di Rivo della Tagliala. 

11 navile di Bra prima di giungere sul territorio , da cui 
prende il nome, si divide in due. Un ramo, che è il sinistro, 
si congiunge ad un rivo o canal naturale di scolo, che cbia-» 
masi il Orione: il ramo destro che è il principale, è quello 
che veramente costituisce il Navìglio o Canale d'irrigazione di 
Bra. Questo canale si distende verso l'abitato di Riva , ove 
mette in movimento un molino della R. casa, e verso la ca- 
scina Verdiero, donde rivolgendo il corso a sinistra, passa a 
circa 1000 metri distante da Bra, ed avvicinandosi all'abitato 
del Bandito, e quasi costeggiando la strada provinciale di Som- 
mariva, ripiega a sinistra presso la cappellctta di s. Maurizio, 
e si scarica eziandio nel rio Grione , dopo un giro isolato di 
circa 14,000 metri. 

Le dcque del Grione cosi ingrossato, unite a quelle del rivo 



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ALBA 87 

At/aita, del rivo Pravassi e del canale di Sanrrè, che è l'avanzo 
del uà vile di Bra , s'introducono nella Bealera dei molini di 
SomiDariva, proveniente da Cavaliermaggiore. Dall'unione di 
tante acque, che si opera pel territorio di Sommariva, ne ri- 
sulta un canale copioso , il quale poco dopo si bipartisce a 
sinistra per via di balconata a tre porte. Le acque che por- 
tano piena , si scaricano in un largo canale che chiamasi la 
Carmagnotla; e a destra ne prosegue un canale della portata 
di tredici ruote , quasi rettilineo , che conserva il nome di 
Bealera dei moìini di Sommariva. 

La Carmagnolta e la Bealera di Sommariva si protendono quindi 
in direzione prossimamente paralella. La prima è destinata 
a ricevere le piene , ed accoglie le acque del rivo di Som- 
mariva, conservando il nome di Carmagnotla, che ritiene fin- 
ché si scarica nel colatore delle campagne superiori di Cara- 
magna, detto il Rovarino , ove lo perde. La seconda , dopo 
un corso retto di circa 4,000 metri , intersecando e sotto- 
passando per via l'anzidetto rio di Sommariva, si dirige verso 
i Gabrielassi (frazione di Caramagna, prov. di Saluzzoj, ove vol- 
gendo a sinistra mette in moto i molini chiamati Molini nuovi 
di Sommariva, e poi scende a scaricarsi essa pure nel Rovarino 
a 1000 metri circa al dissolto di Caramagna. 

Il Rovarino, appena ingrossato dalla bealera dei molini di 
Sommariva, cambia il suo nome in quello di Moglia-^ ed è poi 
questa la bealera che presso l'abitato dei Ganzalietti entra nel 
rivo Ricciardo. Infine queste due correnti così riunite perdono 
anche il proprio nome , ed assumono in comune quello di 
Melletta, la quale, passando sui confini di Carmagnola , serve 
all'edifizio detto il Trombone, proprio delle R. Finanze , e va 
a sboccare nel Po a ponente del borgo di S. Michele. 

Ora riepilogando diciamo: che il canale di Melica, estratto 
a Centallo, e quel di Stura dedotto tra Cuneo e Possano riu- 
nendosi insieme a questa citta, formano il canale detto Na- 
Vile di Bra: che questo navilio si sviluppa sui tcrrilorii di 
Cervere, di Cherasco in poca parte, e specialmente sopra quello 
di Bra ; che in seguito si perde propriamente nel G rione. Ma 
però volendo tener dietro al corso delle acque così scaricate, 
si trova ch'esse alimentano la bealera di Sommariva prove- 
niente da Cavaliermaggiore, da cui sono versate n(?lla Moglia, 



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88 ALBA 

ed a sinistra sorinontando la chiusa di Moneta , sono portate 
;^lla Melletta, e finalmente da questa sono a destra condotte 
con un'ultima derivazione demaniale ad irrigare i prati di 
Carmagnola che vi dipendono, e poscia a dar moto ai molint 
dei Demanio, detti di Moneta, punto in cui cessa ogni ragion 
demaniale su dette acque. 

2.^ Bealera di Roddi. Questa si estrae dirimpetto airisola del 
reale tenimento di Pollenzo, dalla destra dei Tanaro, il quale 
per la sua larghezza in questo punto, concorre a darvi mag- 
giore resistenza. Essa discende nella pianura che si dilata tra 
la collina ed il fiume: d2i moto ai molini di Verduno e di 
Roddi, ed in vicinanza d'Alba mette nuovamente foce nel Ta- 
naro, dopo d'essere stata nodrita da un'altra derivazione , e 
di avere dato movimento ad un altro molino. 

3.° Bealera della Perlusata. Questa derivasi a sinistra dalla 
Stura, poco sotto a Possano, per via d'una chiusa a gabbioni, 
di pali e di vimini riempiti di grossi ciottoli. Essa si estende 
ad irrigare tutti i fondi della pianura che costeggia a sinistra 
l'andamento dello Stura. A Pollenzo , davanti al R. castello» 
questa bealera si scarica nei sottoposto lago del Parco, for- 
mando una piccola cascata. Indi mediante certi cavetti chia- 
mati le adacquatrìci y vi si dà corso e sfogo dall'una all'altra 
tornatura sino nei prati della cascina sotto a s. Vittoria, detta 
il Moscatello. Dalla Pertusata deriva la 

4.® 'Bealera di s. Vittoria , la quale forma il braccio destra 
della precedente, che dà moto ai molini di s. Vittoria, mentre 
il braccio sinistro della Pertusata , detta la bealera del Seiv , 
serve per TinalBamento delle terre fin presso ad Alba. 

Le anzidette bealere servono a dar- molo a molti molini , 
tutti spettanti al patrimonio privato di S. M. , i quali sono : 
1.® Quelli di Bra sulla Pertusata, cioè: il molino superiore^ 
detto Molino vecchio e l'inferiore, detto Molino nuovo: amendue 
a tre macine o ruote ^ sono essi bene avviati, massime dacché 
cessarono d'essere coltivali i molini di Pollenzo. Essi pren- 
dono avventori in largo cìrcolo , e in tempo di siccità con- 
corrono sino da Sanfrè e da Sommariva del Bosco. V'ha fon- 
damento da calcolare, che avrebbero lavoro per sei mesi con- 
tinui dell'anno impiegandovi otto macine. 

2.° I molini di S. Viitoriaf sulla bealera dello stesso nome, 



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ALBA 89 

a?enli quattro ruole da macinare y ed uno per la baltilura 
(Iella canapa. Anche ravviamento di questo molino è buono 
e fiorente: accorrono avTenlorì da Monteu-Roero, da Som- 
mariya-Perno e dai luoghi vicini. Lavora dieci mesi dell'anno^ 
eccetto maggio e giugno. Anche il lavoro della canapa vi è 
bene avviato. 

5.* Il molino di Hoddi , sulla bealera di tal nome , con 
quattro ruote e' battitojo per la canapa. Questo molino ha 
un lavoro continuo per sei mesi dell'anno, cioè da s. Gio- 
vanni a Natale. Negli altri mesi tiene in attività una , due e 
talora tre ruote. Vengono gli accorrenti da Grinzano, da Ca- 
stiglione , Barolo , Serralunga , Monforte (in parte) , Perno , 
Diano (in* parte), Roddino (in parte), Sinio e Roddi 

4.^ Il molino di Verduno, sulla bealera del precedente, ha 
tre ruote e il battitojo. Accorrono gli avventori da Morra , 
Terduno ^ Pollenzo e Pocapaglia. L'acqua è continua , e dal 
più al meno lavora tutto Tanno. Il battitojo di recente co- 
slnizione , avviato che sia , potrà dare una considerevole 
rendita. 

0.° Il molino della Riva, è sul naviie di Bra, che qui ha preso 
nome di Bealera della Riva ; ha tre ruote ; gli avventori ven- 
gono dalla Bria e dal Bandito. Lavora otto mesi dell'anno, spe- 
cialmente da ottobre a marzo. 

Montagne. Non vi sono in questa provincia montagne pro- 
prìaniente dette, ma sibbene colline , quali più , quali meno 
elevate , le quali tutte derivano dalla catena Apennina , che 
slacca il suo principale contrafforte al monte Lineo tra il 
Tanaro ed il Bormida, divisa poi in questo territorio dal Belbo, 
e formante in complesso l'alta parte delle Langhe. 

Le sue diramazioni che dal monte Zemolo, nella provincia 
di Mondovì, aprono il corso al Belbo e lo 6anclieggiano, for- 
mano in quella d'Alba la parte più elevata y e da queste due 
giogaje, ma più specialmente da quella posta* alla sinistra del 
Belbo, si diramano tutti i piccoli contrafforti che danno ori- 
gine a molte valli terziarie delle Langhe. 

yalli Le principali valli dell'Albigese sono quella dei Ta- 
naro, che è la più ubertosa della provincia, e quella del Bor- 
tnida, la quale mostrasi alquanto aprrta , ma meno ferace di 

7 Di%ion. Geogr. ec. Voi. XXVIl. 

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90 ALBA 

quella del Tanaro. Delle altre valli minori abbiam già fatto 

parola nei luoghi in cui esse giaciono. 

Acque minerali. Non esistono, rigorosamente parlando , sor- 
genti minerali in questa provincia^ tuttavia si trovano nel ter- 
ritorio di Barbaresco (mandamento d'Alba) alcune sorgenti 
d'acqua salsa , un terzo della quale misto a due terzi d'acqua 
dolce supplisce al sale, vantaggio grandissimo per quegli abi- 
tanti. 

Presso Borgomale, appiè della montagna detta Foca^ scorre 
una sorgente d'acqua , che, quantunque limpidissima , lascia 
sul suolo un deposito di giallo-scuro. Di quest'acqua , né di 
quella del rio Beria, con cui essa comunica, finora, per quanto 
ci consta, non venne fatta alcuna analisi. 

Mandamenti. Questa provincia comprende doccici mandamenti 
e settaniasette comuni^ eccoli: 

1.° Mandamento; capoluogo Alba: comuni soggetti: Barbaresco, 
Neive, Neviglie, Roddi, Trezzo. 

2.** Id. Bossolasco: com. sogg.: Albaretto, Arquello , Ce- 
rello, Cissone, Feissoglio , Gorzegno , Niella-Belbo , s. Bene- 
detto, Serravalle, Sommano. 

o° Id. Bra: com. sogg,: Pocapaglia, s. Vittoria. 

4.^ Id. Canale: com. sogg.: Castagnìto,Castellinaldo,Montàr 
Monteu-Roero, s. Slefano-Roero. 

o.<» Id. Cornegliano: com. sogg.: Baldissero, Guarene, Mon- 
taldo-Roero, Monticelli, Piobesi, Sommariva-Perno, Vezza. 

6.** Id. Cortemiglia: com. sogg.: Bergolo , Bosia , Castel- 
lelto-Uzzone, Castine, Cravenzana, Gorrino, Levice, Perletto, 
Scaletta, Torre-Bormida, Torre-Uzzone. 

7.° Id. Diano: com. sogg.: Benevello, Borgomale, Grinzane, 
Lequio, Montelupo, Rodello, Serralunga. 

8.® Id. Govone: com. sogg.: Magliano, Priocca. 

9.° Id. Monforte: com. sogg.: Castelletlo-Monforle, Casti- 
glione-Falletto, Monchiero, Perno, Roddino, Sinio. 

10. Id. Morra: com. sogg.: Barolo, Novello, Verduno. 

11. Id. S. Slefano-Belbo: com. sogg.: Camo, Castiglione- 
Tinella, Cessano, Mango, Rocchetta -Belbo. 

12. Id. Sommariva del Bosco: com. sogg.: Ceresole, Sanfrè. 
Diocesi. La diocesi d'Alba, che si estende per quasi tutte le 

Langhe , fu inslituita verso la seconda metà del secolo iv; 



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ALBA 91 

venne soppressa nei 966 ed unita a quella d'Asti; ma fu di 
nuovo ristabilita nel secolo xi. Il suo vescovo era una volta 
suffraganeo di quello di Milano; di presente lo è deirarcive- 
scovo di Torino. 

Questa diocesi, i cui vescovi dall'anno 341 al 1836 ascen- 
dono al novero di 84 , abbraccia 96 parrocchie ; s. Lorenzo 
ne è il santo titolare. 

1 beni stabili del clero (patrimonio proprio) sono del va- 
lore di lire 256,659. 82. 

hstituti di beneficenza. Gli instituti di beneficenza, a cui fu- 
rono applicate le regole delFedìtto 24 dicembre 1836, in questa 
provincia montano al numero di 65. Il totale delle loro en- 
trate ordinarie si è di lire 145,713. 99; cioè: 

In Alba: Congregazione di carità, lire 4,492. 90; Casa di ri- 
corno ed industria, L. 366; Opera della Provvidenza, L. 3,028. 87; 
Opera pia Giraudi, L. 975 ; Ospedale di s. Lazzaro, L. 19,173. 78; 
Ospizio delle povere figlie^ L. 1,270. In Baldissero : Congrega^ 
zione di carità, L. 82. 50. In Barolo: id, L. 124. 70. In Bos- 
solasco: id. , L. 365. 90. In Bra: Albergo dei poveri figlia 
L. 2,897. 95; Comitlo della Provvidenza, L. 20,829; MendicUà 
iilruila, L. 2,192; Monte di pietà, L. 4,694. 56; Opera pia Operto, 
L. 2,418. 79; Opera pia Parpera, L. 265. 52; Opera pia Serra, 
L. oOO; Ospedale di S. Spirito, L. 22,309. 27; Ospizio di Carità, 
L. 6,582. 17. In Canale: Congregazione di carità, L. 1,922. 35; 
Opera pia Bernardi, L. 264; Opera pia Canestro, L. 117. 50; 
Opera pia Olivero, L. 572. 80; Ospizio ed Ospedale, L. 4,518. 19. 
In Castagnito: Congregazione di carità, L. 521. 07. In Gastei- 
ielto-Monrorte: id, , L. 90. In Castellinaldo: id. , L. 603. 70. 
In Castiglione-Tinella: id., L. 10. In Ceresole: id., L. 664. 67. 
In Cerello: id., L. 60. In Cìssone: id., L. 116. 88. In Cor- 
«egliano: id. , L. 654. 89; Ritiro delle povere figUe , L. 2,435. 
In Cortemiglia: Congregazione di carità detta Ospedale di 
S. Spirito, L. 50. In Diano: Congregazione di carità, L. 960. 
In Feissoglìo: id., L. 10. 18. In Gorzegno: Congregazione di 
carità, fondo di L 167. 47. In Covone: id. , L. 150; Opera 
pia Boelti, L. 2,876. 25. In Guarene: Congr. di carità, L. 1,342. 66. 
In Magliano: id., L. 71. 38. In Monchiero: id., L. 119. 50. 
'n Monforte: Congr, di carità ed Ospedale, L. 1724. 20. In 
Monta: Congr. di carità, L. 1,077.55. In Mon laido- Boero: id. 



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92 ALBA 

L. 341. 04. tn Monteu-Roero: fU, L. 158. 75. In Monticelio: 
trf.. L. 399. In Morra: Opera pia Torre^ L. 440; Ospedale del 
SS. Crocefisso, L. 4,429. 06. In Neive: Congr. di carità, L. 823. 
65. In Niella-Belbo: »d., L. 32. 35. In Novello: W.. L. 1,595. 
In Piobesi: id., L. 293. 91. In Pocapaglia: id, L. 2,516. 88, 
In Priocca: id., L. 228. In Roddi: lU, L. 209; Opera pia Sineo, 
L. 1,001. 66. In Sanfrè: Congr. di carità ed Ospedale, L. 3,758.50; 
Opera pia Maffoni, L. 2.301. 19. In S.* Vittòria: Opera pia 
Cagna, L. 1,290. In s. Stefano-Belbo: Congr, di carità, L. ^o. 
82. In 8. Stefano-Boero : tU , L. 161. 76. In Sommano: id., 
L. 564. 50. In Som ma riva del Bosco : Congr. di carità ed Ospe- 
dale , L. 9,798. 79. In Sommarìva-Perno: Congr, di carità , 
L. 673. 44. In Verdun© : W.. L. 942. 01. 

Gli instituti pii eccettuati dai predetto editto sono In nu- 
mero di 9; la loro rendita complessiva è di lire 7,071. 42. 

Secondo una statistica uiBciale del 1845 , gli instituti pii 
della provincia d'Alba sarebbero in numero di 70, e Tarn- 
montare delle loro rendite ordinarie di lire 170,826; e se- 
condo quella parimente ufficiale del 18^2, il numero di questi 
instituti sarebbe di 77, coH'aumento di 7 , e la loro rendita 
complessiva di lire 190,069. 14, coll'aumento di lire 19,242. 67. 

Se dobbiamo poi prestar fede alla statistica del dottor Aste- 
giano (1852), che novera in questa provincia famiglie povere 
2,908 , le rendite delle congregazioni di carità sarebbero di 
lire 78,577. 46; quelle degli spedali 74,440; quelle degli altri 
istituti 102,989. 07; totale lire 255,997. 46. 

Pubblica istruzione. In questa provincia si contano sei insti- 
tuti d'istruzione secondaria; cioè: il Collegio regio di Alba ed il 
Collegio pubblico di Bra , nei quali s'insegna sino alla filosofia 
inclusivamente; il Collegio pubblico di Cortemiglia , in cui s'in- 
segna fino alla rettorica; la pubblica scuola di Sommariva del 
Bosco, sino alla grammatica, e quella di Morra, in cui s'insegna 
sino alla 5.^ elementare. 

II numero delle scmle elementari pubbliche maschili è di 107; 
quello delle femminili 18; privale maschili 18; privale femmi- 
nili 28; totale 171. 

Gli alunni delle scuole elementari sono in numero di 6,895; 
per ogni 100 abitanti, alunni 6. 21. 

Vi sono asili infantili in Alba , Bra , Covone e Sommariva 
del Bosco. f Vir-iol^ 

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ÀLB\ 9S 

Per riguardo al grado d'istruzione degli abitanti di questa 
proyincia notiamo che nel 1848 vVrano : maschi che non 
sapevano né leggere né scrivere 37,262; che sapevano sol- 
Unto leggere 4,261 ; che sapevano leggere e scrivere 20,020 ; 
totale 61,545. Femmine che non sapevano né leggere né 
scrivere 45,813; che sapeano soltanto leggere 6,970 ; che sa>- 
peano leggere e scrivere 4,518; totale 57,301. 

Commercio. Dopo l'apertura della via che conduce alla ri- 
viera ligure s'animò alquanto il commercio anche in questa 
provincia, ove era stato sempre stazionario. Sopravanzando 
ai consumi ordinarii molti prodotti del suolo ed industriali , 
come Tino, aceto, cereali, tartufi, uova^ pollami, frutte diverse, 
bestiame, salumi, bozzoli e seta, carbone forte e dolce, pelli 
e cuoja, metalli lavorati ecc.; se ne esportano dalla provincia 
per un valore annuo di circa 3,700,000 lire. Per l'opposto 
mancando agli ordinarii bisogni altri generi coloniali, zucchero^ 
cafie, olio, agrumi, riso, formaggio, drappi, canapa, cera, carta^ 
pesci, saponi, chincaglierie e bijouterie diverse, ne viene fatta 
l'introduzione pel valore medio annuale approssimativo di 
lire 2,500,000. Quindi dal confronto dell'esportazione coH'im- 
portazione vi sarebbe un lucro di lire 1,200,000 che la pro- 
vìncia ha di benefizio. Scarso però vi é il guadagno ch^essa 
ricava dal traffico commerciale per merci di solo passaggio. 
1 soli malbrouche provenienti da Cuneo, da Mondovl e da Sa- 
vona , e diretti per varie parti dello Stato , lasciano qualche 
lucro agli osti e locandieri. Tutto il restante é nullo. 

Ecco la tabella delle fiere e dei mercati quali vennero fino 
al 1852 conceiiuti dal Governo a fine di attivare il commercio 
nei diversi luoghi di questa provincia^ 



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94 




ALBA 






N. *> 


EPOCA 


GIORNI 


COMUNI 


delle 


in cui si fanno 


in CUI 
tengonsi 
i mercati 




FlBAB 


e loro durala 


Alba 


S 


Secondo lunedi di maggio - 8 no- 
vembre. 


Sabbato 


Bossolasco 


4 


*2 maggio - 46 agosto - 7 sellem- 
bre - 4 ollobre. 










Bra 


3 


24 aprile ^ 46 agosto - 44 no- 
vembre. 


Venerdì 


Canale 


^ 


^ì maggio - S9 ottobre per quin- 
dici giorni. 


Martedì 


Caslelletlo-Uwone 


1 


40 luglio. « 




Casliglion-Tinella 


i 


Il primo lunedì di settembre. 




Caslino 


"2 


25 luglio - 45 settembre. 


Giovedì 


Ceresole 


i 


8 settembre. ' 




Comegliano 


lì 


Il lunedì successivo alla festa della 
SS. Trinità - il 4 di novembre. 


Idem 


Cortemiglia 


3 


29 luglio - 7 settembre - 25. 26. 


Lunedi e 






27 novembre. 


Venerdì 


Cossano 


S 


Il lunedì che succede al giorno 
46 luglio - 30 settembre. 




Cravanzaoa 


1 


4 settembre. 




DiaDO 


4 


48 novembre. 




Gorzegno 


2 


20 agosto - 4 novembre. 


Giovedì 


Govone 


là 


45 maggio - 3 settembre. 


Venerdì 


Guarene 


1 


24. 25 agosto. 


Mercoledì 


Lequio 


1 


4 agosto. 




Lev ice 


4 


2 agosto. 




Mango 


4 


3 settembre. 


Lunedì 


Monforte 


4 


44 macgio - 6 agosto - H settem- 


Tulli i 






bre - 24. 22. novembre. 


lunedì 

dal primo 

marzo a 

tutto 

luglio 


Morra 


«2 


26 marzo - 28 ottobre. 


Martedì 


Novello 


4 


43 dicembre. 




Neive 


2 


22 agosto - 22 dicembre. 


Mercoledì 


Perielio 


4 


3 settembre. 




Scalena 


2 


48 gennajo - 48 Inelio. 

27 agosto - 26 ottobre - 25 no- 




Serravalle 


3 








vembre. 




Sommano 


2 


24 luglio - 24 agosto. 




Sommariva del Bosco 


3 


44 febbrajo - 7 maggio - 5 no- 
vembre. 


Martedì 


S. Slefano-Belbo 


3 


47 agosto - 44 ottobre - 7 di- 
cembre. 


Giovedì 


Torre-Bormida 


4 


23 luglio. 




Torre- Uzzone 


4 


Il lunedì successivo alla seconda 
domenica d^agoslo. 





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ALB\ 95 

Industria. Lo stato deirindustria in questa provincia si può 
dire quasi stazionario. Oltre alle cave da noi accennate su* 
f)eriormente parlando dei prodotti minerali si novt;rano più di 
dò fornaci per materiale da costruzione. Vi sono alcune fab- 
briche di stoviglie, industria decaduta, ove si mettano a con- 
fronto i finissimi lavori di terra cotta, che si rinvennero negli 
scavi della vetusta città dì Pollenzo. Per ì lavori d'oro e d'ar- 
gento vi sono due officine in Alba, e nel resto della provincia 
altre 17 per utensili di rame, bronzo, stagno, latta, e 14 per ^ 
lavori di ferro ed acciajo. Alba possiede inoltre una fabbrica 
di salnitro. Eravi in Canale uno stabilimento pel solfato di 
magnesia, ma in questi ultimi tempi dicadde. 

Le officine di falegnami , tornitori e fabbricatori di mobili 
ohrepassano in questa provincia le 160, i telai di lino, ca- 
napa e cotone vanno al numero di 1200: i distillatori di spi- 
rito a 17. Vi sono inoltre 5 fabbriche di cappelli, 5 di cera 
e 12 conce di pelli. La provincia non ha lanifizii , ma vi si 
trovano 16 battilani ed altrettanti cardatori, 11 stampatori di 
tele ed altrettante tintorie, varie fabbriche di utensili dome- 
stici ed altri rami di piccola industria; ma in generale vi si 
desidererebbe un maggiore progresso. 

Clima. Il clima di questa provincia è temperato, ma inco- 
stantissimo. In primavera e nell'autunno impetuosi i venti che 
spirano di levante. Nel verno il termometro varia tra 0, e - 6 R. ; 
nella state raramente sale ai h- 20. 

Popolazione. La popolazione nel 1848 n'era di 118,844 abi- 
tanti, cioè: maschi 57,301, femmine 61,543. Per chilometri 
quadrati 112. 55. 

Le case erano in numero di 18,087, le famiglie 25,002. 1 
fabbricati soggetti alla legge d'imposta 31 marzo 1851 sono 
4,829, di cui 565 opifizii. 

Nel 1838 la popolazione n'era dì 111,007 abitanti. Aumento 
assoluto 7,837; aumento per ogni 100 abitanti 7. 06. Abi- 
tanti per chilometro quadrato 112. 

Nel 1774 la popolazione non era che di 94,965 abitanti. 

Gl'inscritti nella leva militare ore/maria fattasi neri853 erano 
1252. Contingenti di prima categoria 232 , contìngenti di le- 
eoni/o categoria 77 ; totale 309. 

1 militi della Guardia nazionale in servizio attivo sono 14,435, 
nella riserva 6,320 j totale 20,745. 

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96 ALBA 

Statistica medica. I sordo-muti ricoverati od ammessi negli 
stabilimenti dello stato nell'anno 1841 sono in numero dì 4. 

I gozzuti in quell'anno erano % i cretini senza gozzo 4, con 
gozzo 14^ totale 18. Cretini 8, semìcretini 10. 

I mentecatti ricoverati negli stabilimenti dello stato nel de- 
cennio 1828-37 furono: roascbi 51, femmine 24; totale 75. 

I ifoccinati dal 1819 al 1848 furono 43,936. 

I suicidi e tentativi di suicidio in complesso dal 1825 al 1839 
numero 26; rapporto al numero degli abitanti 1 su 4,206. 
Suicidi consumati numero totale 22; rapporto al numero degli 
abitanti 1 su 4,518. 

II personale sanitario nel dicembre del 1849 era: dottori in 
medicina 44, dottori in chirurgia 14, dottori esercenti le due 
facoltà 20, chirurghi approvati 15, flebotomi 74, levatrici 9, 
farmacisti 65. 

Secondo la Statistica medico-topografica della provincia d'Alba 
pubblicata nel 1852 dal dottore Astegiano, il personale sani- 
tario componesi attualmente di 35 doUori in medicina, di 9 
dottori in chirurgia , di 34 dottori esercenti le due qualità , 
di 7 chirurghi approvati, di 68 flebotomi, di 6 praticanti chi- 
rurghi, di 9 levatrici, di 17 veterinari e di 57 farmacisti. 

ALBA, mandamento. Trovasi nella provincia di questo nome: 
confina ad ostro coi mandamenti di Diano e di Morra , a po- 
nente ed a tramontana col Tanaro, a greco colla provincia 
d'Asti , a levante coi mandamenti di s. Stefano-Belbo e di 
Bubbio (provincia d'Acqui). 

Sei comuni compongono questo mandamento, cioè: Alba , 
capoluogo. Barbaresco, Nei ve, Neviglie, Roddi e Trezzo. 

La superficie di questo territorio mandamentale è di chi- 
lometri quadrati 115. 21. La popolazione ne è di 16,330, le 
case 1,861, le famiglie 3,286. 

ALBA, città. Quest'antica città vescovile, capoluogo di pro- 
vincia, sia sulla destra del Tanaro, a scirocco della capitale, da 
cui è distante miglia 24 3|4: è posta all'elevatezza di 175 metri 
sul livello del mare, in ubertosa pianura , circondata da lieti 
colli , presso la confluenza del torrente Cherasca. 

Sul Tanaro presso Alba sta un nuovo solido ponte, che si 



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ALBA 97 

costrusse sotto il regno di Cario Alberto, il quale solennemente 
ne pose la prima pietra; ponte che sottrasse questa città da 
gravissimi inconvenienti, e le procaccia vantaggi notevolissimi. 

Collegio eleltorale. Alba è capo di circondario elettorale con 
486 elettori inscritti. 

Teatro. Per appagare il desiderio degli amatori delle sceniche 
rappresentazioni, vi si provvide recentemente colla costruzione 
(li un elegante teatro. 

Ordini religiosi. Nove ordini religiosi avevano stanza in questa 
città, cioè: 

Gli agosiinianiy che reggevano la parrocchia di s. Giovanni, 
fondata dal P. Gio. Battista Poggi genovese nel secolo rv. 

1 domenicani, fondati, come credesì, dal B. Robaldo dei Ram- 
baldi, cittadino d'Alba e uno dei compagni di s. Domenico. 

I minori conventuali, stabiliti ai tempi di s. Francesco. 

1 frati minori osservanti, ai quali nel 1628 succedettero 

I minori riformati di s. Bernardino. 

Gii umiliali y i quali venivano introdotti nel 1251. 

Le chiarisse di s. Chiara. 

Le domenicane di s. Maria Maddalena; monastero fondato 
nel 1441 dalla B. Margarita di Savoja , figliuola di Amedeo, 
principe d' Acaja, e vedova di Teodoro li , marchese di Mon- 
ferrato, la quale, nata nel 1382, vi mori professa addi 23 no- 
vembre del 1464. Nella bellissima chiesa annessa a questo mo- 
nastero» la quale fu già preposUura degli anzidetti umiliati, ri- 
posa in un magnifico monumento il corpo di questa beata 
Savoina. 

In fine le domenicane di s. Catterina; monastero fondato 
assai prima del precedente. 

Eravi inoltre una comnhenda sotto il titolo di s. Marco, già 
spettante alla religione di Malta. 

Popolazione. La popolazione della città d'Alba nel 1848 era di 
8,577 abitanti, le case n erano 753, le famiglie 1,959. 

Nel 1838 la popolazione n'era di 8,286 abitanti, e nel 1774 
non ne era che di 7,135. 

I militi della Guardia nazionale in servizio attivo sono attual- 
mente in numero di 913, nella riserva 732; totale 1645. 

Cenni hiogra/ici. Fra gli albesi, che nei tempi andati onora- 
*^no col loro ingegno la lor patria, oltre a quelli già da noi 



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98 ALBA 

ricordali al proprio luogo (Voi I, pag, 139'30j, dobbiamo an- 
noverare i seguenti che sì distinsero in qualche ramo dell'u- 
mano sapere. 

Barisano Francesco Domenico-, nacque in Alba nel 1633 
da Pietro Raimondo, 6gliuolo del capitano Domenico; e mancò 
ai vivi in Torino, ove fu sepolto nella chiesa di s. Domenico 
il 14 gennajo 1719. Datosi allo studio della medicina , riusci 
valente nell'arte sua. Di lui sappiamo che fu priore della com- 
pagnia dei pellegrini in Alba negli anni 1684 e 1703*, e ch'ebbe 
pe' suoi lumi scientifici Tenore di essere scelto a medico or- 
dinario dei principi di Carignano. Diede alla luce le seguenti 
opere: 

Prophylactica provisio prò vertiginosa affedione, Annibali de Grir 
maldis a Boìleo, AWae Guhernatori praescripta. Cunei ^%^^,Typis 
Petri Gnigneto. In 8.*> 

La piscina salutare in Piemonte nei bagni di Valdieri. In To^ 
rino 1674, per Bartolomeo Zappata. In 8.** 

Magnus Hippocrates medico moralis ad utramque corporum atque 
animarum salutem, per genuinam ejusdem aphorismorum cxpositio' 
fiem accomodatus. Taurini 4682, ex typographia B, Zappatae, In 4.^ 
Sono eziandio del Barisano: due iscrizioni, una che sta rim- 
petto al busto di Ambrogio Passetto, zio materno di sua moglie^ 
in una cappella che questi fece edificare nella parrocchia di 
s. Teresa in Torino Tanno 1688-, e Taltra nella cappella del 
Rosario , che il Barisano fece costruire in Alba nella chiesa 
dei Domenicani Tanno 1702 : La vita della B. Margarita di Sa- 
voja marchesa di Monferrato, detta la Grande, estratta dalle open 
del P. M. Ercolani. In Torino \Q92 per la vedova Sinibalda/m 12. 
Il Barisano ebbe un figliuolo per nome Silvio Andrea , il 
quale fu mastro uditore nella Camera dei conti. Di questi è 
un distico latino che leggesii ad onor di suo padre, in prin- 
cipio della Piscina salutare ecc^ e Vepilafio ad Ambrogio Pas- 
setto che sta nella chiesa di s. Teresa in Torino. 

Borgogni Gherardo. Non meno illustre, dice il eh. cav. prof. 
T. Vallauri nella sua Storia della, poesia in Piemonte , de' suoi 
concittadini il Cerrato ed il Nani fu Gherardo Borgogni, com- 
mendevole per varietà di dottrina, per altezza d'ingegno e per 
integrità di costumi. Nato in Alba intorno alTanno 1526, an- 
cor giovanetto viaggiò in Ispagna, a Roma, a Napoli, a Sa- 



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fc- 




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100 ALBA 

dottrina cavata dai Ss. Padri e dalla ragion canonica; opera 
che incomincia: Qui regis officio fratres te scire memento ^ e che 
conservasi nel museo del P. Vuadingo in Roma. 

Coppa Domenico Martinengo. Questo colto e fecondo ver- 
sificatore, come lo chiama il eh. cav. prof. Va I lauri , nacque 
in Alba da Silvio ed Isabella Passetti il 24 dijuglìo del 1643, 
e addottorossi in leggi in Mondovì Vìi di giugno del 1672. 
Fu dapprima giudice dlvrea ; venne quindi dal principe Ema- 
nuele Filiberto Amedeo di Carignano, nel 1683. eletto giudice 
di Racconigi per due anni. Quando poi nel 1706 era consi- 
gliere , senatore e prefetto della città e provincia d'Alba , fu 
dal predetto Principe dichiarato suo consigliere ed auditore 
nel consiglio dei conti. Morì nel 1724 lasciando molti com- 
ponimenti stampati in parecchie raccolte. Ma Topera sua prin- 
cipale è un poema in sestine, che ha per titolo: Le instruttioni 
di Apollo nel paragone della virtù, in cui si celebrano i pregi ed 
i meriti del P. Enrico Provana , provinciale dei carmelitani 
scalzi, nominato vescovo di Nizza. Questo vivacissimo e noìn^ 
iissimo spirito, come venne chiamato in una prefazione' che 
precede alcuni suoi sonetti stampati in Torino nel 1669 , è 
rammentato nelle Notiiie degli scrittori albesani date dal barone 
Giuseppe Vernazza. 

Ebbe il Coppa un fratello maggiore per nome Francesco 
Antonio, nato il 13 di ottobre del 1640, del quale ci restano 
alcune poesie latine ed italiane stampate in occasione della sua 
laurea (Vedi Storia della poesia in Piemonte di T. Vallauri. To- 
rino, tip. Chirio e Mina, 1841, alla pag. 458 del Voi /). 

Francono; sotto questo nome troviamo ricordato un illustre 
albese in un documento del 1310, che leggesi nel codice MS. 
degli statuti della città d*Asti, i quali furono poi pubblicati al 
principio del secolo xvi colle stampe del Garone da Livorno 
in quella stessa città. Da questo documento, che viene ripor- 
tato per intiero dal eh. cav. Bonino nella sua Biografia medica, 
si riconosce che Francono era uno àei sette membri che com- 
ponevano a quell'epoca il collegio medico della città d'Asti: 

Honorabile collegium medieomm civOatis nostrae Ast. oc sin- 

gulas personas ipsius collegii; videlicet honorabiles viros Magystros 

Jacobum Rastellwn Franconum de Alba propier 

profwiditaiem sue scientie et multipUcia dona virtutum quibus insi* 
gnUi dignoscuntur, favore regio prosegui disponimus ^ . . . . 

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ALBA 101 

Di questo collegio medico parleremo nelle aggiunte alFar* 
ticolo Asti. 

Marenco Gioanni Francesco. Di questo albese monsignor 
Gaetano Marini alla pag. 444 del Volume I dell'opera degli 
Archiatri pontilicii, ch'egli fece stampare nel 1784 in Roma dai 
Pagliarini in due volumi in 4.^ scrisse: // Marend, o Marenghi fu 
medico secreto (del S. P. Pio Y)y eletto verso la fine deltanno 1569 .. . 

11 Marenco, oltre ad essere stato archiatro di Pio V, trovò 
eziandio luogo nel conclave. Per un medico del conclave (scrive 
il cardinal Santorio sotto il 10 di maggio 1572) fu eletto maestro 
Gio. Francesco d'Alba, medico già della S. M. di N. S. . 

NelFarchivio vaticano conservasi un manoscritto che con- 
tiene la descrizione della malattia e morte di s. Pio V fatta 
dal Marenco. 

Pagliuzzi Stefano Sebastiano Vincenzo; nacque in Alba il 
21 di gennajo del 1716 da Francesco Domenico e da Gioanna 
Margherita Sclarandi Spada; si condusse a studiar leggi in 
Torino, ove si addottorò il 20 di maggio del 1737; abbracciò 
lo stato monastico, e si fé' certosino il 6 di ottobre 1741, as- 
sumendo il nome di D. Antelmo; fu procuratore, priore e vi- 
sitatore del suo ordine; rinunciò spontaneamente a' suoi gradi 
il 4 di maggio del 1768 , e morì nel 1768. È autore delle 
opere seguenti: 

Epistola pyrologica ad ilhistrissimum marchionem Maximilianum. 
Augustae Taurinorum 4763. Apud Ign^t. Caffassum, in 8. 

Nuovo sistema del mondo , ovvero esposizione fisica- chimica-si- 
stematica della s. Genesi di Mosè scritta da Pietro Giovanni Com- 
stellsons (anagramma di Don Antelmo Pagliussi certosino). Tom. 
prim. Nella stamp. di Bassano 1766, a spese di Remondini, in 8. 

Due lettere di D. Talmeno Supiglias Sinocreto (altro anagramma 
dello stesso nome). Napoli 4770, a spese di Francesco Dorlac, in 8. 

Il cav. dottore Bonino inclina a credere che il Pagliuzzi ,« 
secondo Fusaio dei certosini, si occupasse di chimica ; peroc- 
ché da una nota che trovasi fra le memorie manoscritte del 
barone Vernazza, riconobbe che D. Antelmo percepì in varie 
rate dal R. erario la somma di lire 13,600, per esperimenti e 
lavori secreti, ed operazioni mineralogiche note a S. M. 

Chiudiamo questi cenni biografici frammentando alcuni al- 
besi, cultori dell'amena letteratura, i quali vennero citati dal 



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102 ALBAGNANO, ALBAN, ALBANME e ALBANO 
cb. cav. prof. T. Vallauri nella sua Storia della poesia in Pie- 
monte , e diedero tutti un qualche saggio più o meno felice 
del loro verseggiare^ sono essi: 

Cantone Antonio, Collo Antonio, Gagliardi Ubertino, Gal- 
lina Giulio Tommaso , Garini Giovanni Guglielmo , Garino 
Pietro Maria, Regis Pietro, Ruata Pietro Paolo, Soncino An- 
tonio, Verri Giacomo e Zacberi Luigi. 

ALBAGNANO; terra che giace a tramontana di Pallanza , 
da cui è distante tre miglia : è compresa nel territorio di Bee. 

ALBAN; monte che s'aderge in Savoja tra TArveerisère: 
per esso dalla Tarantasia tragittasi nel ducato di Aosta : è una 
diramazione delle alpi Graje. 

ALBANNE; luogo che giace nella Moriana, a scirocco della 
città di s. Jean, da cui è distante chilom. 17. 50. 

Era composto di 85 caseggiati , i quali addi 4 agosto del 
1859 vennero compiutamente distrutti da un incendio. 

Il territorio di questo comune ha un'estensione di 4224 
giornate: secondo il censimento del 1848 novera 546 abitanti : 
popolazione esattamente eguale a quella che aveva già nel- 
Tanno 1774. 

Questo villaggio, già compreso nella castellania di Bolomy, 
veniva infeudato al vescovo di s. Jean. 

ALBANO; giace in pianura, alla destra del Sesia , in di- 
stanza di sei miglia, a tramontana, da Vercelli. 

Questo comune che nel 1774 aveva una popolazione di soli 
462 abitanti, ne conta ora (1848) 852. 

Da un documento colia data del 1469 si riconosce, che il 
castello di questo luogo era ceduto al duca di Milano: Albani 
easlrum remissum Duci Mediolani. 

Albano in tempi meno remoti veniva compreso nel mar- 
chesato di Galtinara. 

Nei poderi di questa nobile famiglia , situati nel territorio 
di questo luogo, si rinvenne, il di 8 aprite del 1855, un vaso 
contenente monete romane di bronzo. Sono di primo e se- 
condo modulo; e tutte coperte di bella patina verde, ed al- 



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ALBANOIS ECC., E ALBENGA 105 

cune ben conservale. Vi sì contano venti teste d'imperatori 
e imperatrici, cominciando da Caligola sino a Filippo Seniore. 

ALBANOIS. Vedi LA BATHiE D ALBANOIS, Voi IX,pag.\L 

ALBAREDO; giace in silo piano e fangoso presso il Po, a 
greco di Voghera, da cui è distante dieci miglia. 

Il numero degli abitanti di questo comune secondo il cen- 
simento del 1848 , è di 586; nell'anno 1774 non era che 
di 496. 

Veniva compreso nel contado di Cicognola. 

ALBARELLA; rivo che scorre nel territorio di Villadeati. 

ALBARETTO-, sta sur un alto colle, lambito alle falde dal 
Belbo, in distanza di cinque miglia a scirocco da Alba. 

Questo villaggio, che nel 1774 noverava soli 190 abitanti, 
ne conta ora (censimento 1848) 341. 

Pervenne all'augusta Casa di Savoja in virtù del trattato 
pei preliminari di pace, conchiuso in Vienna, addì 8 ottobre 
del 1735, fra S. M. Imperiale e S. M. Cristianissima. 

Veniva compreso nel marchesato di Bossolasco. 

ALBARETTO; luogo posto sul più elevato monte della valle 
dì Maira, in distanza di quindici miglia, a maestrale, da Cuneo. 

La popolazione nel 1774 n'era di 447 abitanti ; nell'anno 
1848, di 501. 

Questa terra fu feudo con titolo comitale dei conti Fal- 
combelli , dimoranti nella città di Perpìgnano in Francia , i 
quali l'acquistarono unitamente al vicino luogo di Lotlulo dai 
Pastoris nel 1660. 

ALBASPECIOSA5 membro di Revigliasco di Torino. 

ALBENGA-, provincia. Questa provincia che viene da al- 
cuni scrittori chiamata la promncia delle selle città, è compresa 
nella divisione amministrativa di Savona. 

Posiiione geografica. La geografica posizione di tutta la pro- 
vincia secondo il benemerito De-Bartolomeis rilevasi dal se- 
guente specchio: 



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104 



ÀLBENGA 



Punii estremi 
sulla lìnea 
di frontiera 



Settentrionale 

Colli di MassimÌDO 

tra il Tanaro e il 

Bormida 



Meridionale 

Punta del Cervo 
sul Mediterraneo 



Orientale 

Comune di Varigotti 
al mare 



Occidentale 

Sorgenti del Lerone 
a ponente di Vellego 



Punti 
trigonome- 
trici 



Latitudine 



1 Monte 
Settepani 



Monte 
Chiappa 



Noli 



La Pieve 



440 SO' O'i 



43» 57» 15»» 



440 IH 3011 



44** 11' 50»! 



Longitu- 
dine 



5*» 49» 50H 



Spazio com- 
preso fra due 
punti estremi 
opposti 



Latitudine 
0^ la' 45" 



5''47U0'» 



6« 6' 45" 



' 36' SOn ) 



Longitudine 
0*» 30* 15M 



Estensione, La superficie territoriale di questa provincia sì è 
di 681. 78 chilometri quadrati. 

La massima lunghezza misurata dai colli di Massimino fra 
il Tanaro e il Bormida a tramontana, sino alla punta meri- 
dionale del Ceryo , è di circa 43,000 metri ; e la maggiore 
larghezza dai limiti orientali di Varigotti al mare sino alle 
montagne di Vellego a ponente, è di circa 38,000 metri. 

Periferia, La circonferenza sviluppata sur una retta dk per 
approssimazione una lunghezza di circa metri 143,300^ cioè: 

Limiti colla provincia di MondovI da Nasino a Mas- 
simino metri 36,000 

Limiti colla provincia di Savona da Murialdo a 

Varigotti I) 51,500 

Spiaggia ligure dal capo di Noli al capo del Cervo 48,000 

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ALBENGA 105 

Limiti colla provincia d'Oneglìa dalla punta del Cervo 
sino a Nasino » 50,000 



Totale dello sviluppo metri 145,500 



Confini, La provincia d'Aibenga confina: 

A ponente. l.<> Colla provincia d*Oneglìa, dal capo del Cervo 
al mare sino al colle di Nasino sul torrente Pannavaria, se- 
guendo dapprima Facquapendente che separa la valle d'An- 
dora da quella d'Oneglia bagnala dall'Impero^ ìndi a quella 
fra il torrente Lerone e TArrosìa toccando il monte Vesio, e 
poi calando a Nasino. 

2.^ Colla provincia di Mondovì, dal colle di Nasino a quelli 
di S. Giulia e Brovida , toccando la lìnea che taglia la Neva 
sui limiti di Erli a Cerisela frazione di Garessio; poscia salendo al 
monte Lineo ed al passo della Cianca, dal quale poi la linea 
di separazione fra le due provincie seguita Tacquapendente 
fra il Bormida e il Tanaro , passando per il monte Spinarda 
e pel Becco della Salta, sino a circoscrivere i limiti di Mas- 
simino, Bagnasco e Perlo, e dappoi rimonta il giogo sino al 
colletto di s. Giovanni a tramontana di Murialdo. 

A iramontafia. Colla provincia di Savona , dai colli di Mu- 
rialdo con quelli di Massimino a s. Gioanni sino al mare sui 
fini tra Noli e Varigotti, passando pei seguenti punti: dal colle 
di s. Giovanni scende al Bormida , che taglia a ponente di 
Hurialdo, poi segue Tacqua pendente, che tien diviso il Tanaro 
dal Bormida, passando pel monte Settepanì , indi al colle di 
Melogno, poscia tiensi sul ciglione appennino sino al colle di 
s. Giacomo ad ostro del monte Alto *, piega in seguito a mez- 
zodì lungo il contrafforte che domina la riva destra della fiu- 
mana di Finale, e giunto a tramontana del comune di Orco, 
taglia essa fiumana per rimontare Taltra giogaja di riva si- 
nistra, che seguita suiracquapendente sino al mare tra Vari- 
goUi ed il Malpasso. 

A ponente ed a mezzodì. Col Mediterraneo, dal capo di Noli 
al Malpasso sino al capo del Cervo. 

Natura del suolo. Il terreno di questa provincia varia natura 
col variare dei luoghi. Le montagne che cingono la vasta pia- 
nura d'Albenga si presentano in più siti come scarne e nude 
8 Dizion. Geogr. ec. Voi. XXVll. 

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106 ALBBNGA 

rocce, poiché, spogliate dairazione continua delle pioggie di 
quella terra vegetale di cui erano ricoperte, niun'silira vege- 
tazione vi si scorge tanto verso la cima , quanto sul declivio 
fuorché magri cespugli. Nella pianura invece e là dove il tor- 
rente Centa non estende le sue inondazioni il suolo mostrasi 
generalmente argilloso, misto a terra calcare , ed a&nai favo* 
revole alla coltivazione degli olivi e delle viti. All'opposto nelle 
regioni che vanno soggette alle inondazioni, e là dove si col- 
tivano grani, canapa e viti il terreno è divenuto marnoso pel 
lungo deposito del limo che le acque vi arrecano dai monti. 
In riva al Centa ed al mare il suolo è sabbioniccio, e produce 
deboli viti di breve durata. 

Agricoltura, L'agricoltura vi fa pochi progressi (Vedi Voi. I, 
fog. 434^^ in generale però le terre potrebbero essere assai 
bene fertilizzale ove Tazione devastatrice dei torrenti non ve^ 
nisse ad isterilirle. 

I terreni incolti deirintiera provincia ascendono a 
circa ettari 3,505 

I terreni coltivati sono divisi nel modo seguente: 

Terre arative con o senza vigne ettari 18,603 

Vigne sole » 1,412 

Prati naturali ed artificiali • 11,494 

Orti » 994 

Oliveti » 11,854 

Boschi castagneti » 5,384 

Id. altre specie » 13,515 

Pascoli » 1,419 

Prodotti vegetali. Dai terreni così coltivati si ottengono in 
media : 

Frumento ettolUri 90,900 

Barbariato » 5,835 

Segale » 3,760 

Frumentone » 20,874 

Marzuoli » 49,044 

Patate » 187,800 

Barbabietole ed altre radici » 3,380 

Canapa, lino quint. mei. 13,344 



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ALBENGA 107 

Vino d'alleni ettolitri 42,126 

Vino di vigne » 24,004 

Foglia di gelso quiriL met. 4,000 

Olive ettolitri 96,000 

Castagne » 55,840 

Ortaggi quint. met. 378,945 

Foraggi » 344,820 

Legna met. cub, 40,545 

Pascoli quini met. 123,350 

Prodotti animali. Questa provincia alimenta: 

Bestiame bovino capi 7,1 Ai 

Id. cavallino » 5,263 

Id. pecorino e caprino » 20,208 

Id. porcino » 1,711 

Prodotti minerali. I principali prodotti minerali consistono: 

1.^ In uno stabilimento di pietre da taglio, che si estrag- 
gono da una cava nel monte di Caprazoppa, ove lavorano sei 
operai: questa pietra è di natura calcarea arenaria. Lo sta- 
bilimento è posto in cima alFanzidelta montagna , fra i co- 
muni di Finale-marina e Verezzi, e rende approssimativamente 
la somma di lire annue 2,400. 

Varie altre cave di pietra da taglio si trovano in questa pro- 
vincia, cioè nei territorii di Giuslenice, di Pietra e di Verezzi. 

2.^ A Varigotti, a Finale-marina , ad Andora , a Calizzano 
€d a Cisano vi sono forni da calce , i quali danno in com- 
plesso un'annua rendita di 19,220 lire. 

3.^ La pietra da macina o le pudingbe, che si estraggono per 
la maggior parte dalla cava, denominata di Bonnino, a levante 
di Cisano, sono reputate le migliori per la macina delle olive: 
cotali pietre si rinvengono nelle valli ad ostro dell'Appennino. 
Cinque operai lavorano in questa cava , la quale rende an- 
nualmente circa 2,700 lire. 

4.® Finalmente il marmo rosso minutamente brecciato e 
variato della Pietra , suscettivo di ottima levigatura; le varie 
specie di marmo che trovansi nel territorio di Zuccarello; il 
marmo giallo di Balestrino; la calce solfala (gesso) compatta 
higia, ed altra candida granellare lucente, impastata con uno 



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108 ALBENGA 

scisto talcoso verdiccio, le quali scavansi di quando in quando^ 
ad uso di cemento , nello stesso territorio dì Balestrino ; la 
miniera di piombo solforato argentifero, minutamente lamel- 
lare , con materie di quarzo e di scisto talcoso , che sta nel 
distretto di Rialto presso la sommità del monte Melogno; Tar- 
gilla giallastra di Finale-marina ; l'argilla bianca di Varigotti 
e Tai^illa bigio-cinerea , che si raccoglie dal torrente Neva 
sopra Cisano, al luogo detto la Pesta, la quale serve di ottimo 
mastico pei legni. 

Montagne. In questa provincia estendesi un ramo della gio- 
gaja alpico-appennina, il quale staccatosi a levante dal colle di 
Nava al monte Escia o Richelmi, di metri 1,250, scende sulla 
sinistra dell'Arrosia . volgendo prima al passo del Preale , al 
monte Cucco, al colle di s. Giacomo, a quello di Nasino fino 
alla confluenza della Neva: da esso ramo scendono i ramo- 
scelli poco estesi per a s. Ospizio, Caprazoppa e capo di Noli. 
Volgendo poi la giogaja principale dal colle del Preale al monte 
Ermetta ed al monte Gaie , ivi staccasi altro contrafforte fra 
il torrente Panavera e la Neva , che va a languire tra i vil- 
laggi di Zuccareilo e di Castelbianco. Notiamo come punti pia 
elevali le sorgenti del Panavera e della Neva, ambidue di 1000 
metri d'altezza. 

Mandamenti. La provincia d'Alba componesi di 7 manda- 
menti, i quali abbracciano 55 comuni^ eccoli: 

1.^ Mandamento, capoluogo Albenga : comuni soggetti: Ar- 
nasco, Borghetto S. Spirito, Campo Chiesa, Castelbianco, Ca- 
stelveccbio. Genesi, Ceriale, Cisano, Erli , Garlenda , Nasino , 
Onzo, Ortovero, Vendone, Villanova, Zuccareilo. 
2,^ Id. Alassio: com. sogg.: Laigueglia. 
5.® Id. Andora: com. «o^fy.: Casanova, Stella nello, Testico, 
Vellego. 

4.^ Id. Calizzano: com. sogg.: Bardineto, Massimino. 
5.^ Id. Finalborgo: com. sogg.: Calice, Calvisio, Feglino , 
Finalmarina, Finalpia, Gorra, Orco, Perti, Rialto, Varigotti. 

6.^ Id. Loano: com. sogg.: Balestrino, Boissano, Carpe, 
Toirano. 

7° Id. Pietra: com. sogg.: Bardino nuovo, Bardino vec- 
chio, Borgio, Giustenìce, Magliolo, Ranzi, Tovo, Verezzi, Verzi- 
Piclra. 



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ÀLBENGA 109 

InsiUuti di pubblica benefieenia. Secondo la statistica ufficiale 
del 1841 gli inslituti pii di questa provincia, ai quali Turono 
applicate le regole deireditto 24 dicembre 1856, sono in nu- 
mero di 42 , ed il totale delle loro entrate L. 68,596. 33 , 
cioè : 

In Albenga. Congregazione di carità, istUuio Arduini L. 28. 88, 
istituto Ascliero L. 68. 79, istituto Caresome L. 372. 27, isti-- 
luto Fossati L. 43. 97 , istituto Lamberti L. 922. 85 , istituto 
Porcero L. 141. 15, istituto s. Crispino L. 1569. 04, istituto 
Scollo L. 233. 20, istituto Vio L. 51. 67, eredità Lamberti 
L 1321. 27, eredità Ricci L. 16,250. 37, fidecomoiissaria Zen- 
9uegHa L. 3307. 65 , Ospedale civico L. 2490. 52. In Alassio. 
Congregazione di carità L. 558. 55, Ospedale civile L. 2490. 52. 
In Andora. Opera pia delta Monte di pietà L. 699. 68 , Con- 
gregazione di carità delta Ospizio dei poveri L. 1010. 71. In 
Borgbetto S. Spirito. Congregazione di carità L. 982. 80. In Ca- 
lice, capoluogo id. L. 294. 92, Carbuta id. L. 282. 90. In Ca- 
steWeccbio. Congregazione di carità Opera del pane L. 263. 11, 
opera Basso L. 123, Congregazione di carità, opera pia detta 
^Ospedale L. 23. 94. In Ceriate. Congregazione di carità L. 173. 48. 
In Erii. Id. L. 56. 21. In Feglino. Id. L. 205. 03. In Final- 
borgo. Congregazione di carità ed opera pia Torelli L. 1304. 60, 
Ospedale di s. Biagio L. 5004. 38. In Finalmarina. Ospizio Ru- 
stini L. 4908. 59. In Finalpia. Opera dei poveri L. 74. 69. In 
Laigueglia. Ospedale degli infermi L. 946. 45. In Loano. Ospe- 
date dei poveri infermi L, 1520. 04, istituto Richeri L. 278. 22. 
In Pietra. Ospedale dei poveri infermi L. 938. 59. In Ranzi. 
Optra pia dei poveri L. 74. 69. In Toirano. Congregazione di 
carità L. 809. 91, Ospedale di s. Lucia L. 846. 12. In Vellego. 
Congregazione di carità, ossia Opera dei poveri L. 524. 24. In 
Verczzi. Id. L. 590. 19. In Villanuova. Ospedale dei poveri 
L. 234. 64. In Zuccarello. Congregazione^ ossia Opera dei disci- 
plinanti L. 221. 62 , Congregazione di carità , detta Ospedale 
L 416. 66. 

Gli instituti pii eccettuati dal predetto editto sono in nu- 
mero di 27-, la loro rendita complessiTa di L. 7101. 35. 

Da statistiche parimenti ufficiali rileviamo che gli instituti 
pii di questa provincia neiranno 1845 ascendevano al numero 
di 44 colla rendita ordinaria di L. 71,837. 98 ^ e nel 1852 



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no ALBENGA 

sommavano a 45 coiraumento di un solo ] e la loro rendita 

complessiva a L. 83,794. 32, coll*aumento di L. 11,956. 34. 

Diocesi (fAlbenga. A quanto dicemmo parlando di questa sede 
vescovile (Voi I, pag. H9-50^, aggiungiamo che il vescovo dì 
Albenga percepiva le decime in quasi tutta la diocesi , e le 
concedeva in feudo ^ aveva il titolo di prìncipe del romano 
impero, e che come tale dava i titoli di nobiltà, di esenzioni ec. 

Questa diocesi, che ha per titolare s. Michelangelo, com- 
prende 164 parrocchie. 

Essa, secondo alcuni, dall'epoca della sua fondazione fino 
al 1840 conta 97 vescovi. 

i beni del clero ( patrimonio proprio ) in istahili sono del 
vialore di L. 68,162. 10, in crediti L. 58,309. 52. 

La diocesi d^Albenga, oltre il capitolo della cattedrale, no- 
vera 6 collegiate , cioè: La collegiata di S. M. in fontUms di 
Albenga, quella di Diano-Castello, d'Oneglia, di Pieve, di Porto 
Maurizio e di Atassie; quest'ultima fu eretta il 31 dicembre 
del 1840. 

hlruzione pubblica. Gli instituti d'istruzione secondaria in 
questa provincia sono 7; cioè i collegi pubblici di Albenga ^ di 
Finalborgo e di Finalmarina, nei quali s'insegna sino alla filo- 
sofia-, il collegio pubblico di Alassio ^ in cui s'insegna sino alla 
retlorica, e le scuole pubbliche di Arnasco (pio lascito), di Slel^ 
lanello (pio lascito Divizia) e di Toirano (pio lascito Polla), nelle 
quali s'insegna una o più delle classi inferiori. 

Le scuole elementari vi sono (an. scolastico 1851-52) in nu- 
mero di 66, di cui 51 maschili e 6 femminili sono pubbliche, 
e 9 private tutte maschili. Il numero degli alunni delle scuole 
elementari è di 1578, vale a dire 2. 73 per ogni 100 abitanti. 

Ecco l'istruzione degli abitanti (1848) dell'intiera provincia: 
maschi che non sanno né leggere, né scrivere 19,847, che 
sanno soltanto leggere 1022, che sanno leggere e scrivere 9681 -, 
totale 50,550. Femmine che non sanno né leggere, né scri- 
vere 24,859, che sanno soltanto leggere 1437, che sanno leg- 
gere e scrivere 3149; totale 29,443. 

Commercio-^ navigazione. Oltre il commercio interno la pro- 
vincia d'Albenga tiene anche molte relazioni commerciali col- 
Testero, e manda fuori venti mila barili d'olio e circa nove mila 
barili di vino. Finale ed Albenga , oltre al bisogno per sé , 

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ÀLBENGA 111 

mandano lavorati venUdue mila rubbi di canapa e grande ab- 
bondanza di legnami da navi. 

La navigazione fiorisce pure in questa provincia. Vedi Voi /> 
pag. 137-58. 

Beco la tabella delle fiere e dei mercati quali vennero, fino 
airanno 1852, dal Governo conceduti ai vari luoghi della pro- 
Tincia d'Àlbenga allo scopo di attivarne viemaggiormente il 
commercio. 





N.^ 


EPOCA 


GIORNI 


COMUNI 


delle 


in cui si fauno 


in coi 




FllOLE 


e loro dorata 


tengonsi 
i mercati 


Àlbenga 


4 


47. 48. 49 gennajo - 3. 4. 5 
maggio - 3. 4. 5 luglio - 30 set- 
tembre. 


Mercoledì 








Àlassio 


3 


^. 34. SS marxo - S6. S7. 58 


Martedì, 






luglio - 9. 40. 44 dicembre. 


Giovedì e 
Sabbato 


BardineUc 


1 


34 giugno. 




Galiziano 


9 


40 agosto - 44 settembre. 




Casanova 


4 


36 marzo. 




Finalborgo 


5 


3 febbrajo - 49 marzo - 39 set- 
tembre - S8 ottobre - 35 no- 
vembre. 




FÌDale-Martna 


9 


33. 35 giugno - 7. 9 dicembre. 




Garienda 


1 


9 settembre. 




Gorra 


1 


34 agosto. 




Laigueglia 


3 


34. 35. 36 febbrajo - 40. 44. 


Martedì e 






43 agosto - 34. 33. 33 settembre. 


Venerdì 


Loano 


!l 


30. 34. 33 gennajo - 30 no- 
vembre, 4. 3 dicembre. 




Pietra 


3 


8. 9. 40 luglio - il lunedi, mar- 
tedì e mercoledì che succedono 


Mercoledì 






e Sabbato 






alla seconda domenica di ottobre 








- 33. 33. 34 novembre. 




Slellanello 


4 


87 settembre. 




Teslico 


4 


39 agosto. 
43 dicembre. 




Toirano 


4 




Vilianova 


4 


35 novembre. 




Zuccarello 


4 


34 agosto. 





InduBirìa, Parlando deirindustria di questa provincia distin- 
gueremo col De-Bartolomeis le manifatture di sostanze vegetaliy 
di sostanze onimali e di sostanze minerali. 



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112 ALBENGA 

Tra le manifatture dì sostanze vegetali annoveriamo: 1.° Le 
manifatture di tele di lino e di canapa. Sebbene non siavi 
alcuno stabilimento esclusivo per questo ramo d'industria, tut- 
tavia molti particolari si occupano nel far pezze di tela , ti- 
rando da Cremona e da altre parti del regno Lombardo-Ve- 
neto il lino , che viene pettinato, filato ed imbianchito dalle 
donne di provincia, e distribuito in telai diversi. Contansi 65 
telai per il lino e 207 per la canapa. 

Si calcolano a circa 400 le pezze tela di lino da 20 can- 
nelle ciascuna (la canna ha dodici palmi genovesi), che ven- 
gono tessute; ed il prezzo medio di ogni pezza computasi sur 
una media di 163 lire: fatto il calcolo, di lire 65 per la com- 
pra del lino , lire 37 per la filatura e lire 41 per l'orditura, 
tessitura e rimbianchimento rimangono al proprietario lire 20 
di profitto per ogni pezza; ond'è che il prezzo totale essendo 
di lire 65,200 e la spesa di lire 57,200 , rimarrà il benefizio 
complessivo ridotto a sole lire 8000. 

In quanto al prodotto delle tele di canapa egli è tutto in- 
digeno: ivi si coltiva, sì macera, si pettina e si fila la canapa, 
e si fanno da circa 950 pezze annue, di 240 palmi ciascuna, 
al prezzo di lire 95. Da cui deducendo lire 35 pel valore della 
canapa, lire 24 per filatura, lire 24 per orditura, tessitura ed 
imbianchimento della tela, rimangono lire 12 di benefizio. E 
perciò sopra 950 pezze si ha un valore di lire 90,250, da cui, 
dedotte le spese di fabbricazione ascendenti a lire 78,850, ri- 
mane il totale benefizio dei fabbricanti di lire 11,400. 

2.^ Le manifatture di cordami, onde sono occupati alcuni 
uomini di Alassio e di Finale, i quali ritraggono dalla canapa 
diverse qualità di corde e funi grosse e sottili , il cui quan- 
titativo può ascendere a circa 450 quintali di Genova, al prezzo 
di lire 60 al quintale; onde in totale un valore di 27,300 lire, 
da cui dedotte lire 45 per l'acquisto della canapa, lire 9. 50 
di mercede all'operajo, si ha per ogni quintale lire 54, e per 
450 quintali 24,525 lire, ossia un prodotto netto di lire 2775. 

3. Cartiere. Vi sono tre fabbriche di carta ordinaria a Fi- 
nale, ove si fanno venire gli stracci e la colla da paesi con- 
finanti. In ogni cartiera s'impiegano da 10 a 12 persone per 
Io più donne. Il prodotto di ciascuno di questi tre stabili- 
menti può calcolarsi ad una media annua di 250 balle di carta 

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ALBENGA 113 

da 10 risme ciascuna, a 60 lire la balia. Ogni cartiera richiede 
un capitale da 10 a 15 mila tirella carta che esce da questi 
stabilimenti si vende in America. 

4.*' Paste. Vi sono da circa 40 fabbriche di vermicelli, che 
vendono i loro prodotti nella provincia , ed anche nel Pie- 
monte. 

Tra le manifatture di sostarne animali si contano 8 piccole fi- 
lande per la seta, ma soltanto 4 sono poste in attività con quat- 
tordici fornelletti. Si può calcolare il prodotto a 1600 libbre 
dì seta greggia pura , e 180 libbre di seta inferiore; ma il 
prezzo essendo variabile non si può qui determinare il valore 
netto in maniera positiva. Questo mandamento ed i paesi vi- 
cini producono i bozzoli, e la seta si vende d'ordinario a Ge- 
nova. Si valuta il prodotto annuale della seta nella provincia 
a 50,500 lire; la spesa, compreso il capitale sborsato dal pro- 
prietario , a 25,000 lire ; per conseguenza un benefizio di 
lire 5500. 

Due fabbriche di cera che stanno una in Finale e Taltra in 
Loano, le quali raccolgono tutta la materia prima che trovasi 
nei dintorni; ma per Io scarso prodotto e per la male intesa 
coltivazione delle api non vi riesce abbondante la rendita, ed 
anzi si è quasi sempre costretti di far venire le materie prime 
dal portofranco di Genova. Il capitale impiegato in queste 
labbriche non eccede le lire 36,000 , ed il benefizio che ne 
risulta non dà che il 10 per cento circa. 

Una fabbrica di cappelli che esiste in Loano, ove sono anche 
fabbriche di candele di sego, la cui sostanza animale è provve- 
duta in quest'istesso luogo, ove si smerciano le candele , e 
nei dintorni. 

Due concie di pelli a Finale ed una ad Alassio, le quali fanno 
venire le pelli dai macelli del paese e dal portofranco di Ge- 
nova. Esse producono complessivamente circa 750 rubbi di 
cuoja, circa 6 mila pelli di vitello, 150 di montoni, ed altret- 
tante circa di vacche. Il quale approssimativo prodotto viene 
intieramente consumato dagli abitanti delle provincie di Al- 
benga, di Oneglia, e da quelli dei dintorni di Genova. 

Finalmente la preparaiione delle acciughe. Era questa per lo 
passato un ramo d'industria importante a Finale e ad Alassio. 
Ma oggidì è divenuta così ristretta, che più non merita con- 



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114 ALBENGÀ 

siderazione nello stato industriale e commerciale. Di presente 

a Finale questo prodotto può calcolarsi a circa 1500 lire annue. 

Tra le arti e manifatture di sostanze minerali si noverano sol- 
tanto otto ferriere con altrettanti martinetti, due oreficerie, 
due officine pel bronzo, quattro pel rame e due per la latta. 

A tutte queste fabbriche di varii generi d'industria dob- 
biamo ancora aggiungerne sei altre di sapone , che sono in 
Loano. Il prodotto annuale di queste fabbriche è di circa &00 
quintali di Genova in sapone fino e 1500 quintali in ordi- 
nario. Il prezzo della prima qualità è di lire 28. 80 al quin- 
tale. Lo smercio si fa per la maggior parte nella provincia , 
ed il restante in Piemonte. Il capitale impiegatosi in queste 
fabbriche complessivamente ascende a circa 64,000 lire, ed il 
benefizio che ne risulta a circa il 10 per cento. L'olio che vi 
s'impiega è tutto del paese, la soda è di Spagna, ma tirasi dai 
magazzini di Genova. 

Clima. Notabilmente variabile è la temperatura di questa 
provincia (Vedi Voi, /, pag. <34^. 

Popolazione, Secondo la statistica del 1848 gli abitanti della 
provincia di Albenga ascendono al novero di 59,993^ cioè 
maschi 30,550, femmine 29,443. Sono tutti cattolici. 

Per chilometro quadrato 87. 99. 

Le case ne sono 10,942, le famiglie 13,499. 

1 fabbricati soggetti alla legge d'imposta 31 marzo 1851 
sono: fabbricati ordinari 4324, opifisi 462; totale 4786. 

La rendita netta decretata è di lire 238,909. 04. 

I militi della Guardia nazionale in servizio attivo sono in nu- 
mero di 6290, nella riserva 2934; totale 9224. 

Gl'inscritti nella leva militare ordinaria del 1853 erano 525; 
contingente di prima categoria 97 , contingente di seconda 
categoria' 33; totale 130. 

Statistica medica. Il numero dei sordo-muti ricoverati od am- 
messi negli stabilimenti dello Stato nell'anno 1841 è di 2. 

I mentecatti ricoverati negli stabilimenti dello Stato nel de- 
cennio 1828-37 ascendono a 36, di cui 21 maschi, 15 femmine. 

I trovatelli entrati e rimasti negli ospizi dello Stato nel de- 
cennio 1828-37 sono: maschi illegittimi 481 , femmine ille- 
gittime 428; totale 909. 

I vaccinati dall'anno 1819 al 1848 sono in numero di 32,379. 



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ALBENGÀ 115 

I suicidi e tentaihi di smeidio^ in complesso, dairanno 1825 
ai 1839 sommano a 13; suicidi consumati 7. 

II personale sanitario della provincia d'Àlbenga nel dicembre 
del 1849 era: dottori in medicina 28, dottori in chirurgia 13, 
dottori esercenti le due Facoltà 13, chirurghi approvati 8, fle<- 
botomi 4, dentisti 2, ernisti o bendaggisli 1, levatrici 18, far- 
macisti 15. 

ALBERGA, mandamento. Questo mandamento confina: da 
mezzodì a ponente col mare e coi mandamento di Alassio, a 
ponente con parte della provincia d'Oneglia , a tramontana 
coil^alto giogo appennino verso la rocca Barbena , e da tra- 
montana a levante col mandamento di Loano e col Mediter- 
raneo. 

La superficie territoriale di questo mandamento è di chi- 
lometri quadrali 189. 42. La popolazione ne è di 16,270 abi- 
tanti, le case ne sono 3102, le famiglie 3636. 

Le valli delFArossia, della Neva e del Centa comprendono le 
diciassette terre che formano questo mandamento, cioè: 

Albenga capoluogo, Arnasco, Borghello S. Spirito, Campo- 
Chiesa, Castelbìanco, Castelvecchio, Genesi, Cenale, Cisano, 
Erli, Garlenda, Nasino, Onzo, Ortovero, Vendone, Villanova, 
Zuccarello. 

ALBENGA, città. Questa vetusta città della Liguria occi-' 
dentale sta in una vasta e fertile pianura , sulla sinistra del 
Centa, in distanza di miglia 38 1|4, a libeccio, da Genova; 
di miglia 48 3|4 , a greco , da Nizza-Marittima , e di miglia 
68 1|4, ad ostro-scirocco, da Torino. 

È posta non lungi dal mare alfelevatezza di circa 15 gradi 
sopra il livello delle sue acque. 

Fra le sue strade, oltre alle due provinciali, cioè quella che 
da Genova tende a Nizza , e quella che da Albenga accenna 
al Piemonte per Garessio , vuoisi annoverare la strada con- 
sortile per alla Pieve in via di esecuzione. 

Per riguardo al fiume Cmla, che discorre e lambisce le 
mura di Albenga dal lato di ponente, e che oelle sue piene 
tanti guasti arreca ai colti delle sue belle campagne , si sta 
ora formando il progetto di un generale inalveamento per- 
costringerlo ne' suoi limiti. 

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116 ÀLBENGIAN e ALBENS 

Albenga è anche capo dì circondario eleitorak, il quale ab^ 
braccia 22 comuni con 447 elettori iscritti. 

Vi sono una scuola femminile ed un asilo d'infan%ia. 

La popolazione^ che nel 1838 vi ascendeva a 4,735 abitanti, 
nell'anno 1848 non sommava che a 4,310, colla diminuzione 
di 326 abitanti. Le case ne sono 717, le famiglie 1001. 

I mìliti della Guardia nazionale in servizio attivo ordinario sono 
in numero dì 408, nella riserva 262; totale 670. 

Ai cenni storici intorno ad Albenga da noi dati ai proprio 
luogo (Voi I, pag. 144 & seguenti)^ dobbiamo qui aggiungere 
che deputati di questa città intervennero al congresso della 
pace tenuto in Costanza addì 7 luglio del 1183; che addì 8 
giugno del 1210 Timperatore Ottone IV confermò alla citta 
libera imperiale di Albenga tutti i privilegi e tutte le libertà 
accordate da' suoi predecessori ; che deputati di questa città 
fecero , nel 1226 , un'arringa alla Dieta di Cremona in pre- 
senza deirimperatore Federico li; che quest'istesso Impera- 
tore, ril maggio del 1238, confermò alla stessa città di Al- 
benga gli stessi privilegi e le libertà istesse, cui riconfermò 
poscia l'imperatore Enrico VII il 9 d'aprile e il 2 dicembre 
1311 ; e che infine Albenga, la quale si governò sempre colle 
proprie leggi fino all'anno 1797 , fu capitale di un contado 
composto di diversi borghi e villaggi da essa edificati ed acqui- 
stati, del quale troviamo fatta menzione in un diploma deirim- 
peratore Ludovico II, che sale all'anno 869; Palmata in Al- 
bigaìino, cioè comitatu (Antiq. Ital. tom. VI). 

ÀLBENGIAN o ALBERGAN; colle che s'innalza a maestrale 
di Pinerolo; per esso dalla valle di s. Martino tragittasi in 
quella di Pragelato ; è alto 2687 metri. 

ALBENS; è posto ai confini della Savoja propria sulla de- 
stra riva della Deisse ad una elevatezza di 268 metri sopra il 
livello del mare, in distanza di chilometri 19. 72, a tramon- 
tana, da Ciamberì. 

Il mandamento, di cui è capoluogo, confina : a levante con 
parte dei monti Bauges, a ponente con quelli della Chaulag^^^i 
a borea col mandamento di Rumilly e ad ostro con quello di 
Aix. 



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ALBERA E ALBERTVILLE UT 

Quindici comuni compongono questo mandamento, i quaK 
sono: Albens capoluogo, Alby, Ansigny , Cessens , Chainaz , 
Cusy, Epersy, Héry -sur- Alby, La-Biolle, Les Frasses, Mognard, 
Sl-Félix, St-Germain, St-Girod, St-Ours. 

Questo mandamento facea già parte della provincia de! Ge- 
nevese, da cui venne smembrato il 1.^ gennajo del 1838 , e 
riunito a quella di Savoja Propria. L'estensione terriloriale ne 
è di 28,143 giornate, la popolazione di 11,981^ le case ne 
sono 2040, le famiglie 2069. 

Nel territorio d'Albens esiste una sorgente d'acqua acidula 
ferruginosa. Quest'acqua è di natura analoga a quella di Pian- 
cbamp , che scaturisce nel territorio di Tbusy (Vedi Voi. XX, 
pag. 9^3): contiene però una maggior quantità di solfato di 
magnesia e di ferro. 

Il comune di Albens ha una superficie di 3415 giornate, ed 
una popolazione di 1788 abitanti. 

Albens per le cose spirituali era già compreso nella diocesi 
di Geneva. 

Facea parte della baronia dì Montfalcon. 

ALBERA^ sta suirAppennino presso il Borbera, a scirocco 
di Novi, da cui è distante 15 miglia. 

Gli sono annesse le seguenti borgate: Vendesi, Pigino, s. Maria, 
Spinola, Vigo, Ca d'Alio o Soprana, s. Martino, Bosco, Astrato e 
Sannazaro. 

Questo comune nellanno 1848 aveva una popolazione di 
1285 abitanti: le case n'erano 248, le famiglie 264. 

ALBERA-, dipendenza di Borgo Franco nella Lomellina. 

ALBERTVILLE, mandamento. Giace in mezzo alla provincia 
dell'Alta Savoja: i suoi confini sono: a tramontana il man- 
damento di Vgine, a levante quello di Beaufort, ad ostro quella 
di Grésy, ed a ponente quello di Faverges. 

L'Isère e TArly solcano le valli del mandamento d'Albert- 
ville. 

Questo mandamento , che ha in complesso un'estensione 
territoriale di 55,802 giornate ed una popolazione di 15,555 
abitsinti, si compone di diciotto comuni^ eccoli: Albertville 



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118 ALBETEIS k ALBIANO 

capoluogo, Aliondaz, La Bathie, Césarches, Gevins , Esseri- 

Blay, Gilly, Grignon, Martod, Mercury-Gemelly , Menthion , 

Pallud, Rognex, St-Paul, St-Sìgismond, Thénesol, Tbours, 

Yenlbon. 

ALBERTVILLE, città. Questa citisi, capoluogo dellaproTÌncia 
deirAlta Savoja e dei mandamento del suo nome , è situata 
al confluente delPArly neirisère, a greco- levante di Giamberì, 
da cui è distante 19 miglia; di miglia 85 1|4 è la sua lonta- 
nanza , a maestrale , da Torino : trovasi all'elevatezza di 337 
(altezza media) metri sopra il livello del mare, tra i gradi di 
latitudine 45<' 40* 27'i e di longitudine Z"" 34' 56". 

È anche capo di circondario elettorale, che comprende 28 
comuni con 650 elettori inscritti. 

L'estensione territoriale di Albertville è di 4003 giornate. 

La popolazione, secondo il censimento dellanno 1848 n'era 
di 3801 abitanti, nel 1838 di soli 3406, e nel 1774 non era 
che di 1868 abitanti; vale a dire VHópital ne contava 431 e 
Conflans (1) 1437. 

I militi della Guardia nazionale in servizio ordinario sono in 
numero di 346, nella riserva 43; totale 389. (Vedi Gonflans 
Voi V, pag. 373 e seguenti, e THópital Voi X, pag, 441 e se- 
guenti). 

ALBETEIS; terra nel ducato di Aosta: fu signoria del ca- 
pitolo della cattedrale di questa antichissima città. 

ALBIANO; sta nel Ganavese, in distanza di tre miglia, a le- 
vante, d'Ivrea. 

La popolazione di questo luogo, che nel 1774 non era che 
di 1600 abitanti, ne conta ora (an. 1848) 2030. 

Fu feudo del vescovo d'Ivrea. 

Ebbero i natali in Albiano: 



(4) Gonflans e THópilal , luoghi vicini e dapprima separali e indipen- 
denti Puno dall'^allro, vennero con decreto 49 dicembre 4835 riuniti, onde 
formare così una sola città, che assunse il nome di Alhertville in onore 
di re Carlo Alberto. 



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ALBIEZ-LE-JEUNE ecc., e ALBISSOLA MARINA 119 

Pellerino Giovanni, medico dislintissimo, il quale visse sul 
principio del secolo xvfi: dettò un'opera curiosa e veramente 
originale, intitolata: Liber talutis: lasciò pure alcuni manoscrìtli 
tenuti in qualche conto. Col Pellerino tenevano corrispon- 
denza i migliori dottori torinesi di quel tempo. 

Strata Paolo, U quale coltivò le belle lettere e fu professore 
di rettorica nelfanno 1612: vestiva Tabito chiericale, ma non 
era sacerdote: uomo schietto e d'una vita esemplare scrisse 
lui mendacio e suirabito ed abuso di esso. 

Originario di Albiano fu: 

Oveda Gio. Battista dell'ordine dei predicatori: visse nella 
prima metà del secolo rviii , e godè fama di dotto. Scrisse molti 
discorsi di sacro argomento, e fra questi ne dettò parecchi per 
la novena del SS. Natale. 

ALBIEZ-LE-JEUNE; sta nella Moriana in sito elevato, ad 
ostro di S. Jean, da cui è distante quattro miglia. 

Questo comune ha una superficie territoriale di 3187 giornate. 

Gli abitami sommano a 546; nell'anno 1774 non ne con- 
tava che 496. 

ALBIEZ-LE-VIEUX; sta nella Moriana alle falde dell'erta 
montagna detta Emi , in distanza di 5 miglia , ad ostro , di 
S. Jean. 

Alla metà dell'anzidetta montagna, dappresso alle ghiacciaje, 
trovasi del rame bigio (Falherz), il quale diede alla lavatura lo 
72. 62 per cento in slicco, e da questo si ottenne alPanalisi 
docimastica un leggierissimo indizio d'oro il -—^ in argento, 
ed il 54. 58 per cento in rame. 

Questo comune, in cui si rinviene pure dell'antract/e metaU 
Ioide t ha una superficie dell'estensione di 7036 giornate ed 
una popolazione di 974 abitanti; nell'anno 1774 ne nove- 
rava 997. 

Fu feudo del vescovo di quella città. 

ALBINS; colle che s'aderge a libeccio di Susa: per esso dal 
forte di Exilles tragittasi nella Moriana. 

ALBISSOLA MARINA j è posto sulla destra del Sansobia , 

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120 ALBISSOLA SUPERIORE 

alle falde dì una deliziosa collina , in riva al mare , a greco 

di Savona, da cui è distante chilometri 3. 80. 

Vi erano già due parrocchie , che il vescoTO di Savona 
Francesco Costa, onde por fine alle loro perpetue gare, riunì 
in una sola, erigendo a questo fine la chiesa di s. Maria della 
Concordia, da cui dipendono le frazioni di Bruciato, Salamori, 
Granaf Buffi e Chiappala. 

Questo comune novera 1606 abitanti, 210 case, 588 fa- 
miglie. 

ALBISSOLA SUPERIORE ; sta presso le rive del Sansobia 
poco lungi dal mare, in distanza di chilometri 5. 51, a greco, 
da Savona. 

Questo comune componesi delle seguenti frazioni: Piazza, 
Manione, Laceto, Capretto, Riobasco , Sotto TOImo , Capo o 
Cavo-Costa, Fodralo, Erchi, Grana ed Innopiano. 

Nel territorio di questo comune, nel vallone di Riobasco , 
in un sito detto la Rocca di Giano, trovasi in masse superfi- 
ciali fra lo scisto talcoso anfibola nerastra , lamellare , impa- 
stata apparentemente con certa porzione di clorite: nel sito 
denominato la Spina presso la sponda destra delPanzidetto tor- 
rente Riobasco si rinviene fra uno scisto talcoso verdastro 
scisto argillaceo- talcoso , con rare tracce di pirite di ferro e 
di un colore giallo-nerastro, bronzato , rubiginoso , non che 
allumina solfata in ef&orescenza sullo scisto. 

Nel luogo che dicesi Costa s. Sebastiano trovasi pure argilla 
figulina gialla. 

Inoltre appiè dei colli che circondano la pianura d'Àlbis- 
sola si rinviene marna calcarea, mezzanamente compatta, di 
tinta giallo-biancastra, morbida al tatto: stemprasi rapidamente 
nell'acqua, svolgendo molte gallozzole d'aria : è assai efferve- 
scente cogli acidi e fusibile al cannello in uno smalto ver- 
diccio. Questa terra mista con 2|5 di un'argilla , che scavasi 
in pììj luoghi nella pianura di Albìssola , serve alla fabbrica- 
zione della majolica ordinaria rossa e nera. 

L'argilla figulina or accennata è di colore giallo-terreo, ru- 
biginoso , non effervescente cogli acidi ^ Si appiglia grande- 
mente alla lingua^ stemprasi lentamente nell'acqua, ed è al- 
quanto restia al cannello. 



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ALBO, ALBOGNO e ALBONESE 121 

ALBO; terra che sia sul fiume Toce neirOssola inferiore, 

in disianza di quatlro miglia circa, a maestrale, da Pallanza. 
Quesla terra, provvista di una chiesa parrocchiale, fa parte 

del comune di Mergozzo. 

Veniva compresa nella signoria di Vogogna. 

ALBO \ monte che s'innalza in Sardegna nella provincia di 
Kuoro. Viene così denominalo dal candore delle sue rocce 
calcaree : è lungo nella sua giogaja miglia 7 3|4, ed alto nella 
punta Cupeti melri 706. 22. Chiamasi pure Montalvu. 

ALBOGNO; è posto nella valle di Vegezzo in montuosa 
pendice, all'elevatezza di 110 metri circa dalla strada manda- 
mentale, in disianza di otto miglia circa, a greco- levante, da 
Domo, e di miglia ventotto, a tramontana, da Pallanza. 

Questo piccolo comune, che nel 1774 contava 279 abitanti, 
ora ne conta soli 189. 

Era compreso nella signoria di Vegezzo. 

ALBONESE; sta sui confini della Lomellina, a destra del- 
TAlbogna, in distanza di tre miglia, a maestrale, da Mortara. 

Vi corre dappresso la strada ferrala da Alessandria al Lago 
Maggiore (1), ed al venerdì, giorno in cui si tiene mercato 



(!) La strada ferrata da AlessaDdria al Lago Maggiore fu costrutta per 
CODIO del Governo, che in massima ne decretava l'esegaìmenlo fin dal 48 
luglio 1844. 

Questa linea , della lunghezza di 10!^ chilometri , ha nel suo corso 13 
stazioni, che stanno nei luoghi di Alessandria, Valmadonna, Valenza, Tor- 
reberetti, Sartirana, Valle, Mortara, Borgo-La vezzaro, Vespolate, Novara, 
Oleggio, Borgo-Ticino ed Arona. I convogli di questa ferrovia in deter- 
minali giorni della settimana fanno anche alcune fermate nei luoghi di 
Olevano, Albesano, Bellinzage e Varallo-Porobia. 

Questa ferrovia diramasi dalla linea da Torino a Genova, a ponente della 
fortezza di Alessandria , d'onde ed a breve tratto dal ponte sul Tanaro 
Aolge tosto a tramontana, e quindi dirigendosi ai colli di Valenza, che ivi 
segnano il limile della valle del Tanaro, li traversa mercè d'una galleria, 
e sbocca nell'opposta valle del Po in sulla sinistra di Valenza: quivi va- 
licato il fiume s'interna nella Lomnllina , toccando Sartirana e Mortara , 
d'onde per V espola le perviene a Novara. 

La sezione tra Alessandria e Novara, delia lunghezza di 66 chilometri , 
9 Diiion. Geogr, ec. Voi. XXVII. 



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122 ALBONESE 

in Mortara, vi si fermano due convogli che percorrono questa 
linea; cioè il primo che parte da Arona ad Alessandria, ed Li 
penuUimo da Alessandria ad Arona. 



costa la complessiva somma di lire 17,^0,000 circa. Le principali opere 
d*arte che inconlraosi laogo la linea di qaesta sezione sono: la galleria 
di Falenza^ che si estende metri S300 cod undici pozzi, la cui profondila 
varia da 18 fino a Ik metri ; grande sotterraneo scavato per la massima 
parte nel tufo, il quale necessitò molli lavori di rivestimenti in muro, e vólti, 
e canali di scolo per raccogliere e condurre le acque fuori della galleria. 
Quesl^opera sola importa, giusta la perizia, lire 4,974,033: il gran pottte 
sul Po presso Valenza ; ponte mirabile, formato di Si arcate della luce di 
fio metri ciascuna ; un argine insommersibile lungo metri 5606 e largo 5 
alla sommità: un ponte sulVÀgogna tra Sartirana e Mortara di 3 archi 
della corda di metri 10 ciascuno. 

Per riguardo poi at tronco da Novara al Lago Maggiore il Governo , 
abbandonando il piano del cav. ispettore ingegnere Bossi, che in massima 
aveva approvato fin dalPanno 1846, fra i progetti messi avanti in questi ultimi 
auui adottò (5 giugno 1853) quello deirispetlore cav. ^^grelti , che da 
Novara per Viguale, Oleggio e Borgo-Ticino mette capo ad Arona. Questa 
linea, lunga metri 36,168, partendo dalla stazione di Novara, che trovasi 
all'altezza di metri 149. Ifi sul livello del mare, sbalza continuamente dal 
i al 7 per mille sino alla fermata di Varallo-Pombia , ove incontrasi il 
punto culminante a metri 993. 54 d^elevazione. Da questo luogo si declin» 
deir8 1|9 per mille sino alla stazione di Arona, situala alPaitezza di metri 
'198. 90 , cioè a metri 5. 4S sul pelo delle massime magre del Lago. Da 
Novara alPindicato punto culminante il tracciamento della ferrovia non 
offrì alcuna difficoltà trovandosi il terreno quasi in perfetta pianura, leg- 
giermente inclinato verso Novara, e non tenendo conto del pianoro, che 
a principiare dal casale di Godemonte divide a destra la valle del Ticino 
da quella a sinistra delPAgogna. La ferrovia giunge al piano di questo ter- 
reno elevato, su cui incontrasi il borgo di Oleggio, col mezzo di un rialzo 
di circa 5 metri d^altezza e fiOOO di lunghezza , ed uno scavo da 4 a 5 
metri di profondità, sopra una linea di 1500. Dal punto culminante poi 
sino ad Arona il terreno molto accidentato nella sua forma generale diede 
luogo a studi , onde potere ad un tempo conciliare colPeconomia della 
spesa la regolarità e bellezza del tracciamento, che per verità riuscì di mi- 
rabile e gradevolissimo aspello. La discoscesa e franosa valle del torrente 
Colatore, che si apre poco oltre da Borgo-Ticino, attraversata venne con 
rialzo di terra alla considerevole altezza di fi8 metri, ed il torrente vi passa 
sotto mercè di una tomba a sei metri di apertura e cento di lunghezza ^ 
intieramente costrutta in pietra da taglio. Gli scavi presentano in alcuni 
luoghi una profondità di 15 metri , e quella che s'incontra a sponda si- 
nistra del Colatore giunge anzi a SO. Fra le rimanenti opere diarie, tuit e 
in bella pietra egregiamente lavorate , che si ammirano in questo tronco 



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ÀLBRILE E ALBUGNÀNO 123 

li comune di Albonese nel 1774 noveraya 905 abitanti -, di 
presente (an. 1848) non ne conta che 862. 
Per le cose spirituali era già compreso nella diocesi di Pavia. 
Fu contado degli Albonesi del luogo di Domo. 

ÀLBRILE o ÀLBIRILE; rio che scorre nel territorio di 
Viilarfocchiardo. 

ALBUGNANO; sorge sur una delle più alte colline dell'Asti- 
giana , in distanza di tredici miglia , a maestrale , dalla città 
d^Asti. 

Questo comune nel 1848 aveva una popolazione di 1005 
abitanti, e nell'anno 1774 ne contava soli 784. 

Faceva già parte della diocesi di Vercelli , da cui venne 
smembrato nelfanno' 1474, e riunito a quella di Casale: ora 
è compreso nella diocesi d'Asti. 

Albugnano fu feudo dell'abazia di Vezzolano (Vedi Voi XXV, 
poQ. 76 e seguenti), dalla quale passò ai Serra, che lo ebbero 
con titolo comitale. 

Questo luogo passò nel dominio di Casa Savoja in virtjj del 
trattato conchiuso in Cberasco addi 6 d'aprile del 1631. 

Albugnano è patria di Angelo e Giacomo fratelli Serafino, 



sodo: ire ponti da 8 a 45 metri di lace, costrutti sui torrenti Terdoppio, 
Big(^lio e Vevera: venti viadotti ed otto cavalcavia per passaggi sotto 
sopra b strada ferrata, oltre a parecchi minori ponticelli ed acquedotti. 
La spesa dei lavori e dell^armamento di questo tronco, ad un solo binario, 
viene calcolata a circa lire 4,000,000, non computando Fìmportare delle 
slaztoDÌ e delle case cantoniere. 

La totale spesa della ferrovia da Alessandria al Lago Maggiore, secondo 
la relazione fatta alla Camera dei Deputali intorno al bilancio del 1853 , 
ascenderebbe alla somma di lire ^9,541,000. 

Questa ferrovia venne aperta al pubblico il 10 giugno 1854 fra Ales- 
MQdria e Mortara. Ne fu esteso Tesercìzio sino a Novara il 9 luglio di 
quelfanoo ; a Oleggio il 1.*^ maggio del 1855, e per tutta la linea fino ad 
Arona il 14 giugno dello stesso anno. 

La solenne inaugurazione di questa strada ferrata, cbe mette in comu- 
nicazione Genova colla Svizzera , venne fatta il 17 giugno 1855 colFin- 
tervento di S. A. R. il principe Eugenio di Savoja-Cariguano , il quale 
rappresentava in questa funzione S. AL il re Vittorio Emanuele felicemente 
regnante. 



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124 ALBY ECC.. e ALESSANDRIA 

entrambi decorati della croce dei Ss. Maurizio e Lazzaro ; il 
primo è professore di teologia speculativa nella R. università 
di Torino, e diede alle stampe alcuni trattati in questa ma- 
teria pieni di erudizione, i quali sono tenuti in molto pregio 
dagli intelligenti; Taltro addottoratosi in ambe leggi, percorre 
una luminosa carriera nella magistratura, essendo di presente 
consigliere della corte d'appello sedente in Torino. 

ALBY; è posto sul Chéran nel Genevese , in distanza di 
quattro miglia, a libeccio, da Annecy. 

Questo luogo è anche conosciuto sotto il nome di S. Donai 
d'Alby dal santo cui ne intitolata la chiesa parrocchiale. 

Nel 1774 aveva soli 403 abitanti; dì presente (an. 1848) ne 
conta 1151. 

Fu erelto, addi 25 di aprile del 1681, in Teudo con titolo 
marchionale a favore dei Maillard conti di Tournon. 

ALCHICIEDDA; spiaggia nel territorio di Tortoli in Sar- 
degna, presso la foce del fiume di Oilastra: è bassa, scoperta, 
con poco fondo, e piena di aliga e di arena. 

ALEM; cala ncirisola Serpentaria che guarda libeccio. 

ALESSANDRIA, divisione. Cinque sono le provincie che 
concorrono a formare la divisione amministrativa di Alessan- 
dria, cioè: la provìncia dì Alessandria, d*Asti, Tortona, Vo- 
ghera e Bobbio. 

Questa divisione comprende 47 mandamenti e 274 comuni. 

Confini. La divisione di Alessandria confina : a Iramoniana 
colle divisioni dì Torino, di Vercelli, di Novara e colla Lom- 
bardia; a levante col ducato di Parma e Piacenza; ad ostro 
colle divisioni di Genova , di Savona e di Cuneo; a ponente 
colle divisioni di Cuneo e di Torino. 

Superficie, La superficie assoluta di questa divisione è di chi- 
lometri quadrati 5957. 42. 

Condizione topografica. Piana 0,272; montuosa 0,728. 

Prodotti. Varii sono i prodotti di questa divisione secondo 
le diverse provincie. In quella d'Alessandria Tordinaria rac- 
colta dei cereali sopravanza per meta ai bisogni della popò- 



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ALESSANDRIA 125 

lazione. Squisiti soqo i vini deirAstigìana, rinomati anche aU 
Testerò. La sola città d'Asti provvede annualmente piti di 
40,000 tonnellate di vino a Genova. La provincia d'Asti è 
anche ricca di cereali, e se ne esportano annualmente 13,000 
quintali. Quella di Tortona produce vino e frutta d'ogni qua- 
lità in copia, grano, meliga, fave ed altri legumi in quanlilà 
considerevole; calce, legna da costruzione, seta greggia e boz- 
zoli in discreta quantità, molte frutta, fieno e foglie di gelso. 
Quasi sterile è la provincia dì Bobbio, i cui abitanti sono ob- 
bligati a spatriare per guadagnarsi il vitto. Quella di Voghera 
produce frumento ed altre granaglie , bozzoli e seta in filo , 
mediocre quantità di vino, molti frutti, fieno e foglia di gelsi. 

Commercio, industria. Il commercio di questa divisione che 
cinquant'anni in addietro era poca cosa, in se|>uito all'aper- 
tura di varie strade, e principalmente dopo l'attivazione delle 
ferrovie costrutte a spese dello stato per le quali Alessandria di- 
venne punto centrale onde si fa capo a Torino, a Genova ed 
al Lago Maggiore, ha acquistato una doppia importanza. L'in- 
dustria ne consiste principalmente in cartiere, tintorie, telerie, 
fabbriche di cappelli e concerie, in lavori di ferro, di rame, 
di legname , nei quali ultimi si distingue in ispecie la pro- 
vincia di Casale. 

Idrografia. Le principali correnti d'acqua che solcano la di- 
visione d'Alessandria, sono il Po, il Tanaro, lo Scrivia, il Bor- 
mida, l'Orba, lo Staffora, il Tidone ed il Trebbia. 

Popolazione. Secondo il censimento del 1838 questa divisione 
noverava 422,781 abitanti : nel 1848 ascese a 452,316 con un 
aumento di 29,555 abitanti; e nell'anno 1774 non ne con- 
tava che 325,301. 

ALESSANDRIA, provincia. La provincia d'Alessandria è com- 
presa nella divisione amministrativa di questo nome. 

Pomione geografica. L'intiero territorio di questa provincia 
è rinchiuso fra i seguenti punti estremi. 



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126 



ALESSANDRIA 



PoDti estremi 
sulla linea 
di frontiera 



Settentrionale 

Limiti tra i comuni 
di Valenza e di 
Boziole al Po 



Meridionale 

Limili di Gaslelferro 
(Villa Ghilini) 



Punti 

trìgoneme- 

Irici 



Valenza 



Garpeneto 



Orientale 

Il Po presso le | Bassignana 
Alluvioni di Cambiò, 



Occidentale 

Limiti tra Annone 
e Quarto 



Quarto 



Latitudine 



450 4' 5»» 



440 451 4511 



450 ^\ 40" 



44-^ 531 4011 



Longitu- 
dine 



Spazio com- 
preso fra due 
punti estremi 
opposti 



6** 17' 50«t 



6<> m OO'J 



6« 89» 50" 



50 58' 51' 



Latitudine 



Longitudine 
0*» 31' 45" 



Estensione. L'estensione territoriale della provincia dt Ales- 
sandria è di chilometri quadrati 888. 75, pari a giornate di 
Piemonte 233,735. 75. 

La massima lunghezza da Monte presso il Po a tramontana, 
sino a Castelferro ad ostro, è di circa 39,000 metri -, e la mas- 
sima larghezza dalla villa Ghilini, presso le Alluvioni di Cambiò 
a levante, sino ai limiti di Annone con Quarto, a ponente, è 
di circa 44,000 metri. 

Periferia. La circonferenza sviluppata sur una linea retta è 
di circa 163,000 metri nel modo seguente: 

Limiti settentrionali colla provincia di Casale metri 40,000 

id. occidentali colla provincia d'Asti » 25,000 

id. meridionali colla provincia d'Acqui. ...» 55,000 

id. orientali colla provincia di Novi » 15,000 

id. id. con quelli di Tortona » 57,000 

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ALESSANDRIA 127 

Corso del Po lungo i limili settentrionali colla Lo- 
mellina metri 2&,00fr 



ToUle dello sviluppo metri 163,000 



Confini. La provincia di Alessandria confina : 

A tramontana. Colla Loniellina, da cui resta divisa col mezio 
del Po , principiando dai limiti territoriali di Valenza e se«* 
guitaodone il corso sino alle Alluvioni di Cambiò. 

A levante. Colla provincia di Tortona dagli anzidetti limili di 
Cambiò, procedendo da borea ad ostro , lungo i fini comu* 
nali per le borgate di Monlariolo, Cassine del Canale, Mexr 
lanino. Grava, Rivarone, sino alb via della Pedaggera , toc- 
eando in seguito la riva destra del Tanaro sino ai limiti eoa 
Honte-Caslello, ed i Lobbi sino alla cascina Costantino, e di 
là alla cascina Filippona, alla Ghilinetla, a s. Giuliano nuovo» 
con tutto il cantone detto di s. Giuliano, tagliando la via regia 
di Piacenza con la vicinale che mette alle cascine Crivelli trt 
s. Giuliano nuovo e Torre dei Garoroli. Indi seguitando ad 
ostro un canale che mette più sotto nello Scrivia, ed abban-< 
donando esso canale alio scontro della via comunale sotto le 
cascine Crivelli per recarsi alia Pollastra ed alla Levata. 

A mezzodì, 1.^ Colia provincia di Novi dalla cascina Sangui* 
naria alla Ghilina , nel territorio del Bosco , e seguitandone 
in linea retta la vìa comunale sino allo scontro della via regia 
di Genova; ìndi seguita il limite delia provincia verso libeccio, 
lambendo le frazioni comunali di Fresonara sino allo scontro 
del rio Acquanegra coirAcquarola , che mette a Basaluzza 
(prov. di Novi). Dappoi la linea di confine taglia l'Orba tra i 
limiti di Predosa e quelli di Capriata (prov. di Novi) presso 
il rio Orsecco. 

2.^ Colla provìncia d'Acqui, clagli anzidetti limiti di Ca<^ 
priata a quelli di Carpeneto, rimontando il rio Orsecco e pro- 
cedendo poi alla cascina Valenta a tagliare i tre rami del tor'^^ 
rente Stanava&so , e tirando a ponente sino ai limiti dì Ri- 
valla sulla via che costeggia il rio Budella. Rimonta di nuova 
a tramontana circoscrivendo il territorio di Castelletto- Bor- 
mida (prov. d'Acqui) con quello di Cassine (prov. di Ales- 
sandria), divisi dallo stesso Borraid» fra la cascina Aroborio 



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128 ALESSANDRIA 

e Rivalla. Da Rivalla il limite piega a ponente , indi a tra- 
montana per le colline di Caranzana; taglia il rio s. Pietro e 
le valli di Bigogna, del Vercenasco e del Cervino, separando 
il territorio di Cassine e Sezzè da quelli di Riccaldone , Ma- 
ranzana e Mombaruzzo ( prov. d'Acqui ). Indi rimontando le 
colline lungo i limiti di Garoalero e Frascaro con quelli di 
Carentino , tagliando i rii di Baldovano e Ghisone , viene al 
Belbo sotto ad Oviglio; e di 1^, varcato tale fiume, seguita 
verso ponente lambendo il rio Stampasso , tagliando il Re- 
dabue*, divide i territorii di Oviglio e Masio (prov. di Ales- 
sandria) da quelli dì Bergamasco, Incisa e Corticelle, sino a 
toccare il torrente Tiglione. 

k ponente, \,^ Colla provincia d'Asti dal Tiglione al Tanaro 
e sèguito di questo fiume tra i limiti dì Rocchetta-Tanaro e 
Rocca d'Arazzo (prov. d'Asti) con quelli dei comuni di Masio, 
Cerro ed Annone, tagliando il Tanaro Tra i limiti di Annone 
e Rocca d'Arazzo; indi fra il territorio della citth d'Asti, e se- 
guitando la via comunale di Monrallito e Bordonio , che se- 
para questi territorii da quello di Quarto d'Asti; dappoi tra 
ì fini di Refrancore con Migliandolo. 

2.^ Colla provincia di Casale, procedendo da ponente a tra- 
montana lungo i limiti alessandrini di Refrancore, Piepasso, 
Felizzano, Quargnento, Lu, Lazzarone e Monte con quelli di 
Castagnole, Montemagno, Viarigi, Fubine, Cuccare, Conzano, 
Mirabello, Giarde, Pomaro e Bozzole (prov. di Casale), attra- 
versando la valle del Grana e quella del rio Anda sino al Po. 

Aspetto fisico. Questa provincia fa parte del delizioso piano 
coronato da fertili colli , che dai monti Liguri si estende al 
Po. Dalla vetta de' suoi colli tutta si scorge la fertile, amena 
e coltivata regione irrigata dal Tanaro, dal Bormida, dall'Orba 
e da altri minori torrenti, e limitata a tramontana-greco dal 
principale Fiume. Per altre particolarità vedi Voi /, pag. 178. 

Per riguardo alla condizione topografica di questa provincia 
si hanno: 0,533 di piano, 0,667 dì montuoso. 

Agricoltura. I terreni di questa provincia al piano variano 
natura col variare dei luoghi: fertilissimi nelle valli del Tanaro 
e del Bormida, sonò nteno produttivi a levante nel piano della 
Fraschetta. I colli sono pressoché tutti a viti, pochi boschivi 
ed assai fruttiferi. 

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ALESSANDRIA 129 

La superficie territoriale ne è così ripartita: 

Terreno incolto ettari 1,984 

Terre arative con o senza vigne » 51,195 

Vigne sole » 5,873 

Prati naturali ed artificiali .... » 6,352 

Orti » 149 

Boschi di castagneti » 419 

Id. di altre specie » 5,720 

Pascoli » 17,141 

Secondo altri la totale superficie dell'intiera provincia sa- 
rebbe distribuita nel modo seguente: 

Superficie arativa . . ettari 31,924 pari a giornate 83,991 

Id. vignata .... » 34,200 » 90,000 

Id. boschiva dolce >» 2,280 » 6,000 

Id. boschiva forte » 3,420 » 9,000 

Id. prativa .... » 7,602 » 20,000 

Terreni occupati da paludi, 

gerbidi , ghiaje , strade , 

case, torrenti e fiumi » 8,100 » 21,412 

Totale ettari 87,526 pari a giornate 230,405 



Produiioni. La provincia di Alessandria è ricca di produzioni 
vegetabili ed animali, ma scarseggia di produzioni minerali. 
Prodotti vegetabili. Dà annualmente in media: 

Frumento eUolitri 262,755 

Barbariato » 1,500 

Segale 4,752 

Frumentone /....» 181,041 

Marzuoli • 18,168 

Patate » 1,620 

Canapa , lino quint. meL 792 

Vino d'alteni ettolitri 98,028 

Vino di vigne » 99,841 

Foglia di gelso quint. met. 23,944 



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130 ALESSANDRIA 

Castagne etiolitri 4,590 

Ortaggi quini, met. 5,215 

Foraggi n 190,660 

Legna mti. cub. 16,160 

Pascoli quint. met 452,020 

Prodotti animali. Alimenta annualmente per approssima- 
zione: 

Bestiame bovino capi 42,202 

Id. ca?allino '. » 4,403 

Id. pecorino e caprino . . » 1,558 
Id, porcino d 1,279 

Prodotti minerali. La provincia di Alessandria difetta assai di 
minerali. Nella sola regione compresa nel territorio di questa 
cittii, detta Gambatorta^ nella valle di s. Bartolommeo, alla ca- 
scina Milana, si eslrae marmo bigio-scuro venato con leggiere 
strisele bianche ed altr^ più oscure del fondo , che ha l'ap- 
parenza di una breccia-, ma regge poco alle intemperie, ed è 
talora fragile assai, e talora duro. 

Vi si ritrae inoltre dalla calce un annuo approssimativo va- 
lore di lire 5000. 

Strade, Oltre alle tre strade reali e ad altrettante provinciali, 
che corrono in questa provincia, delle quali parlammo al pro- 
prio luogo (Voi. /, pag, 181 j, dobbiamo ancora far cenno delle 
principali vie comunali sistemate^ che sono le seguenti: 

1.® Tra viglio e Felizzano, di metri 7,500. 

2.^ Fra Oviglio e Castellazzo, di metri 8,700. 

S.** Fra Caslellazzo e Sezzè, di metri 7,700. 

4,® Fra Sezzè e Rivalta nella provincia d'Acqui, di metri 9,300. 

5.^ Fra Bassignana e Valenza, di metri 9,300. 

6.^ Fra Valenza e Lazzarone, e da Valenza a s. Salvatore, 
di metri 9,500. 

7.^ Da Bassignana ad Alessandria , di metri 19,000. Tutte 
le altre sono da riguardarsi come vie comunali secondarie non 
sistemate. 

Strade ferrate. Corre in questa provincia la strada fer* 

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ALESSANDRIA 151 

rala da Torino a Genova (1) con una diramazione da Ales- 
sandria al Lago Maggiore (Vedi Albonese alla pag. 121 delFAp^ 



(4) La ferrovia che coDgioDge Torino a Genova venne costratta per 
conto del Governo, il quale ne ordinava Teseguimento con leggi 48 luglio 
4844 e n febbraio 4845. 

Questa mirabile strada spicca dalla capitale alla stazione di porta nuova, 
e costeggia il Po, che valica presso Moncalieri; quindi si dirige verso 
Tnifiarello, Cambiano e Yaldicfaiesa, ove, raggiunta poco dappoi la linea 
del displuvio fra le conche del Po e del Tanaro, discende per s. Paolo e 
Solbrito a Villafranca , ed attraversate quindi le piccole vallate dal Tri- 
versa e del Borbore , si accosta presso Asti alle acque del Tanaro , con 
coi digradando giunge sino ad Alessandria. Valicale poi ivi tali acque, e 
poco stante quelle del torrente Bormida , s'indirizza a Novi , d'onde co- 
miocia a risalire la valle Seri via sino ad Arquata. Partendo da questo luogo 
la via si stende per tre chilometri sovra un terreno abbastanza propizio ; 
ma tosto hanno principio i dirupi e le frane scoscese. A Rigoroso ("fra^ 
zione di Arquata) la via incontra un profondo burrone , dal fondo del 
quale sì dovette rialzare il terréno per 30 metri , affinchè esso raggiun- 
gesse il necessario livello; in questo lavoro si rinnovarono parecchi feno- 
meni somiglianti agli scoscendimenti del tratto di s. Paolo, ma ora tutto 
vi è solido e duraturo. 

Tien dietro a questo burrone la galleria di Pietra Bissara^ della lun- 
ghezza di metri 68S. Uscita da questa galleria la strada tocca il vil- 
laggio di Pietra Bissara {frazione d'Isola del Cantone), tagliandone parte 
dell'abitato; indi si addentra fra i due versanti delle montagne, che colk 
tanto si ristringono da non lasciare né sull'una, né sull'altra falda spazio 
vemoo, ondeché essa è costretta a posare sovra il letto del torrente me- 
desimo coU'ajuto di un viadotto lungo 300 ed alto 30 metri. Dopo breve 
piano la strada valica il torrente sopra un ponte di un solo arco di 40 
metri di luce. 

Il continuo serpeggiare dello Seri via non permetteva alla strada lo star- 
sene lunga pezza sulla stessa riva. Diffatto si sono dovuti costrurre tre 
altri ponti, dei quali uno a 3 archi e due ad un arco solo affinchè la strada 
per altrettante volte lo potesse attraversare. Oltrepassato il villaggio di 
Isola del Cantone (comunej fu mestieri ricorrere di nuovo ad un lungo 
viadotto di metri S50, alto metri 25, il quale somministrasse luogo ove 
costrurre la via. Dopo Isola del Cantone le difficoltà mutarono di natura e 
crebbero di grado. La strada ad ogni tratto si trovò di fronte una mon- 
tagna , cui fu forza perforare. Noi accenniamo qui sommariamente a due 
gallerie consecutive, la prima lunga metri 840 , la seconda 440 , disposte 
in goisa che all'uscire da ognuna di esse la strada attraversa il tor- 
rente sovra due ponti ; sommamente pittoresco si offre questo tratto 
di paesaggio per la mesta serietà della natura, come ammirabile per l'ar- 
ditezza e solidità degli edifizi suggeriti dall'arie. Percorsa l'ultima di queste 



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132 ALESSANDRIA 

pendice). Due allri rami di strada ferrata, clie si dipartono pure 

da Alessandria, vennero già dal Governo autoriizati con legge 



gallerie^ detta di Fillaveechia (nome di una vicina frazione di Ronco), 
la strada sorvola ancora una volta allo Scrivìa sovra un bel ponte dì 5 
archi, e giunge a Ronco. 

Oltre Ronco la strada , percorsa una scogliera in muratura lunga 800 
metri circa, passa di nuovo in una galleria denominala della Pieve (nome 
di una vicina frazione di Ronco), lunga metri 793. Pel tratto di quasi 3 
chilometri fra Ronco e Bnsalla il terreno presentò forse minore quantità di 
ostacoli da vincere, ma fu tuttavia mestieri che si difendesse la strada dal 
torrente che ne lambe il piede a grande profondità con gettate di gros- 
s issimi massi di pietre, e con rivestimento della scarpa del pendio sopra- 
stante alle gettate medesime ; evvi adunque in questo tratto un^altra sco- 
gliera della lunghezza di 500 metri; quindi s^ìncontra un magnifico ponte 
a 3 archi sul rivo Traversa ; un^altra scogliera , detta di s. Anna , lunga 
800 metri, ed un altro ponte sul riv.o Busalletta. 

A Busalla si dovette aprire la più grande galleria, così detta dei Giovi^ 
lunga oltre a 3 chilometri, che tocca il piano più elevato di tutta quanta 
la via da Torino a Genova, cioè l'altezza di metri 361 sopra il livello del 
mare. Discendendo da quesl^allezza la valle del Ricco, la scesa è cosi erta, 
che era impossibile ottenere alla strada un dolce pendio da percorrersi 
cogli ordinarii sistemi di locomozione. Diffatlo fra la galleria dei Giovi e 
Pontedecimo Finclinazione è di 35 OOjOO in alcuni punti, e quasi sempre 
di S7 00^00. Questa difficoltà peraltro non fu cosi grande , che non siasi 
potuto superare al pari delie altre sopraccennate. 

La strada adunque uscendo dalla galleria di Busalla si gilla nella valle 
del Ricco e s'incammina con lievi serpeggiamenti verso Pontedecimo. Essa 
procede sempre' raccomandata ad altipiani artificiali, a muri di sostegno, 
percorrendo parecchi chilometri in mezzo a continue opere d^arte,fra le 
quali citeremo due ponti obbliqui sul torrente che dà il nome alla valle, 
ambidue di 5 arcate di ì^l metri di luce, tre gallerie, volgarmente dette 
aperte^ ed una galleria, scavata nella montagna degli >/rmtro^tt, lunga i8!K 
metri. 

Da Pontedecimo a S. Pier d'Arena la via ha quasi sempre comune il 
corso ed il letto col torrente Polcevera, per cui sorsero parecchie discus- 
sioni intomo ai lavori di arginamento, che una prossimità così incomoda 
rendeva necessari. L'inclinazione del tratto fra Pontedecimo e S. Pier 
d'Arena non è più che di '8 o 40 per 00^00 : rettili neato il torrente, riusci 
questo uno dei tronchi che offre meno inciampi al servizio ; e le argina- 
ture hanno il doppio vantaggio di proleggere la via e dar sicurezza ai 
molti villaggi situati lungo il corso del torrente medesimo. La strada at- 
traversa quindi il borgo di S. Pier d'Arena, e sì dirige perpendicolarmente 
verso la falda occidentale della montagna di S. Benigno, la quale, trapassata 
mercè di una galleria lunga 800 metri, sbuca di coatro al porto, e correndo 



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ALESSANDRIA 155 

23 luglio 1854; uno, della lunghezza di chilometri 55, si 
dirige ad Aequi per Cantalupo, Garoalero, Cassine e Strevi; 



fra le case e ì giardini del borgo delle Grazie arriva sulla piazza del Prìn- 
ape. 

Tutta intiera la linea fra Torino e Genova venne^» per riguardo alla sua 
costruzione^ divisa in 21 tronchi : quale sia la lunghezza di ciascun tronco, 
quali gli ingegneri che furono autori dei parziali progetti d^ogni tronco, 
quale la somma effettiva cui rilevarono le opere, e quali sieno le principali 
opere d'arte lungo tutta la linea venne già per noi accennato nel Fol. 
Xjy. pag. 485 e seguenti. 

Questa ferrovia ha nel lungo suo corso S6 stazioni, poste nei luoghi di 
Torino, Moncalieri, Troffarello, Cambiano, Pessione, Valdichìesa, Dusino, 
Villafranca , S. Damiano, Asti, Annone, Felizzano, Solerò, Alessandria, 
Frugarolo, Kovi, Serra valle, Arquata, Isola del Cantone, Ronco, Busalla, 
Pontedecimo, Bolzanelo, Rivarolo, S. Pier d'Arena e Genova. Di queste 
stazioni quella che naturalmente deve attirare maggiormente la pubblica 
attenzione è quella di piazza del Principe , nella quale oltre i consueti 
edifizi voglionsi necessariamente stabilire i mezzi coi quali la strada fer- 
rata sìa in immediata e facile comunicazione col porlo e col mare. 

Inoltre a Baldichieri fanno sosta in ogni mercoledì (giorno di mercato 
nella città d^AstiJ il primo convoglio da Torino a Genova ed il penul- 
timo da Genova a Torino. 

Al Cerro fanno pure una fermata in ogni lunedì (giorno di mercato 
nella città di Alessandria) il primo convoglio da Torino a Genova ed il 
penultimo da Genova a Torino; ed in ogni mercoledì ( giorno di mercato 
in Asti) il primo convoglio da Genova a Torino, ed il penultimo da To- 
rino a Genova. 

Il tragitto da Torino a Genova si fa in cinque ore e quarantatre minuti. 
La spesa totale di tutta intiera la lìnea è calcolata alla somma di lire 
435 milioni. 

L'esercizio di questa ferrovia venne aperto al pubblico ai !14 settembre 
-1848 fra Torino e Moncalieri; si prolungava sino a Cambiano il 14 di- 
cembre di quell'anno; a Valdìchiesa il 5 marzo 1849; a Dusino il 5 no- 
vembre, ed il 15 dello stesso mese ad Asti. Il dì 1.** luglio 1850 si apriva 
fino a Novi: addì 5 gennajo 1851 da Novi ad Arquata; quindi il 10 feb- 
braio 1853 si estendeva sino a Busalla, e il 18 dicembre stesso anno per 
tutta la sua estensione da Torino a Genova. 

La solenne inaugurazione della strada ferrata da Torino a Genova ve- 
niva fatta addi SO febbrajo del 1854. In questo memorabile giorno la R. 
Corte partì da Torino alle 8 1|S antimeridiane. Il convoglio reale, toccala 
alle ore 1 li4 la galleria di S. Benigno, ed annunziato da cento colpi di 
cannone, giunse poco dopo in piazza Caricamento, ove scesero le LL. MM. 
il Re e la Regina, e le LL. AA. RR. il Duca di Genova ed il Principe 
Eugenio di Savoja-Carigoano. L'apparire della R. Famiglia venne salutalo 



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t34 ALESSANDRIA 

l'altro, della lunghezza di 68 chilometri , mette capo a Stra- 
della per s. Giuliano, Tortona, Pontecurone , Voghera, Ca- 
steggio e Broni. 

Correnti d'acqua. Bagnano questa provincia il Po, il Tanaro, 
il Bormida, TOrba ed il Belbo. Di questi fiumi e torrenti ab- 
biam già parlato al proprio luogo (Vedi Voi. /, pag. 178-79-80J. 

Vi scorrono inoltre cinquantotto rivi e torrenti , dei quali 
parlammo nei luoghi cui essi bagnano. Qui solo ci tocca dì 
fare alcuni cenni su di un canale d'irrigazione, già detto Be- 
daky ed ora 

Regio canale Carlo Alberto. In tempi prossimi alla fondazione 
di Alessandria gli abitanti di essa, ben conoscendo la grande 
utilità dei canali d'irrigazione ed i vantaggi che le già fertili 
loro terre avrebbero potuto ricavarne, deliberarono l'apertura 
di un canale da derivarsi dal Bormida, che olire alla irriga- 
zione dovesse servire ad altri usi. 

Infatti non appena cessarono le guerresche vicende che, 
pacificatisi coi popoli circonvicini , e stabiliti con essi sodi 
patti federativi, diedero mano, circa la metà del secolo xiv , 
al canale d'irrigazione, che per molti anni conservò il nome dì 



in Genova dagli applausi delle aflfollatissime gallerie, che spalleggiavano il 
vaslo recinto della piazza. La funzione religiosa fu celebrata da monsignor 
Charvaz, che pronunciò un analogo discorso. Impartita la benedizione alle 
locomotive, ed imposti alle medesime i nomi di Cristoforo Colombo.^ Andrea 
Doria.^ Genova, S, Giorgio., Emanuele Filiberto , Torino , parli , ad un 
cenno del Re, il primo convoglio delle merci alla volta di Torino, essendo 
le ore S 1{4. 

La R. Corte percorse nelle vetture di gala le principali vie di Genova 
avviandosi al palazzo reale. La fisionomia della città era oltremodo lieta 
e festosa; per ogni dove sventolava la nazionale bandiera. Sul far della 
notte la città prendeva un novello aspetto. I consueti fanali a gaz muta- 
vaasi in globi di variopinlo cristallo adorni dello stemma civico, di ghir- 
lande, di zampilli, di fregi scintillanti di luce. Le abitazioni dei cittadini, 
e specialmente i palazzi di Via nuova, la sede del Municipio ed i pubblici 
stabilimenti, splendevano per magnìfica luminaria. 

Le feste per un si grande avvenimento si prolungarono in Genova fino 
al S6 di quel mese, giorno in cui la R. Corte alle ore 8 1|^ pomeridiane 
tornò con ispeciale convoglio da Genova a Torino , ove le LL. MM. ve> 
nivano accolte dai torinesi con uno scoppio universale d'applausi e di 
viva il Re, che le accompagnarono fino al reale palazzo. 



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ALESSANDRIA lo5 

Sedale. Una chiusa falla attraverso del Bormida nel luogo dello 
ìa Vallettay territorio di Gamalero, segnò il primo lavoiro idrau* 
lieo , al quale si aggiunse lo scavo del canale , e sì ottenne 
che il Bormida ivi scorresse da Garoalero a Borgoratto, quindi, 
toccando Cantalupo e costeggiando la strada oggidì ancora 
chiamata del Bià o Dedale, giugnesse sotto le mura della cittJi, 
OTC si dividesse in due rami , di cui uno vi entrava per la 
porta di Genova, e Tallro per quella di 9. Andrea. 

Questi due rami del canale scorrevano lungo le principali 
strade della città , e servivano alla pulizia della medesima. 
Questo Sedale dava moto ai molinì di s. Andrea, del Castello^ 
del Marchello e delle Beccherie, non che ad una cartiera e ad 
una fabbrica di panno, a quel tempo diretta dagli Umiliati: 

Tutti questi vantaggi , sebbene di molta importanza , non 
possono tuttavia essere messi a paralello con quelli che go- 
devano ragricoltura ed il commercio^ poiché sei mila e più 
giornate di terra ad ostro della città, coltivate a prato, sen-* 
tivano gli eifetli delPirrigazione , e fruttavano ai proprietarii 
notevolissimi vantaggi. Il bestiame, nutrito con pascoli sì ec- 
cellenti, aumentò prodigiosamente a segno che , sorpassando 
il bisogno della provincia, veniva spedito alPestero^ dimodoché 
alle antiche amichevoli relazioni colla genovese repubblica 
quelle pure si aggiunsero del commercio, il quale particolar- 
mente raggiravasi sul cambio dei nostri bestiami contro le 
merci, che Tattività ed il coraggio dei naviganti genovesi 
esportavano da tulle le p»rti in allora conosciute del vecchio 
continente. 

A questo commercio ed a queste relazioni attribuir si deve 
in parie il precipitoso ingrandimento di Alessandria^ la quale, 
sebbene a confronto delle città circostanti ancor bambina , 
seppe in breve tempo mettersi al loro rango, eguagliandole e 
nella vastità dei fabbricati e negli edilìzi religiosi, ed in quelle 
opere di pia instituzione, che tendono al sollievo della classe 
degli indigenti. 

Il canale di cui si tratta ebbe lunga vita atleso le vigili 
cure degli amministratori e le leggi che per la conservazione 
del medesimo si emanarono. Finalmente venne la guerra a 
troncare questo prezioso ramo di nazionale prosperila^ e seb- 
bene non sianvi relative memorie sloriche , v'c però luogo a 



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136 ALESSANDRIA 

credere che il canale sia stato distrutto circa il 1700, epoca 
della guerra della successione di Spagna (Vedi la Slatislica 
della provincia di Alessandria del conte Antonio Piola 1831J. 

Neiralto però che gli abitanti di Alessandria compiangevano 
la perdita di tanti benefizi arrecati per più secoli ai loro fondi 
dalPantìco Bedale , si rianimò lo zelo d'integerrimi ammini- 
stratori, i quali proposero al re Carlo Alberto la costruzione 
di un canale d'irrigazione e di ruotazione per opifizi , che , 
derivato dal Bormida sul territorio di Cassine, a 700 metri circa 
inferiormente all'abitato di Castelnuovo , nel luogo detto la 
Cassinetta, avrebbe uno sviluppo di metri 21,861 da quel punto 
sino allo sbocco nel Tanaro, passando per Alessandria. 

E S. M. il Re concedeva ed approvava siffatto progetto , 
Jbrmato gi^ fin dal 1819 dal maggiore Pernigotli ispettore 
del genio civile, e nuovamente studiato e. disegnato dal be- 
nemerito sig. Negrelti , capitano e sotto-ispettore di esso 
corpo , ed ingegnere in capo della provincia di Alessandria. 
E con R. Patenti 15 dicembre 1832 S. M. autorizzò l'erezione 
di una società di azionarli proposta dalla città, ed egli stesso 
non solo si collocava in capo alla lista dei 170 generosi azio- 
nari, ma permetteva che la grand-opera, ora compiuta, s'in- 
titolasse Regio Canale Carlo Alberto. 

S. M. la regina vedova Maria Cristina volle associarsi al- 
l'augusto Monarca, e tali beneficentissimi esempi vennero se- 
guili dalle primarie dignità dello Stato e da un numero, ec- 
cedente il prefisso, di illustri azionarii, per lo più alessandrini, 
i quali, mediante un'azione di lire 3600 pagabile in sei anni 
consecutivi di lire 600 ciascuna rata, formarono un complesso 
di lire 612,000 , qual era portato al capo 4.^ del memoriale 
presentalo dalla città (Vedi V Annuario statistico deWsLuno ì&oZ 
e quelli degli anni successivi 1834-55-36). 

Dal tracciamento di questo canale , secondo la relazione 
espòsta dal sig. Negrelti, rilevasi: 

1." Che la prima chiusa per la presa d'acqua è fissa ed as- 
sicurala alla Cassinetta anzidetta nel territorio di Cassine , ed 
ha una lunghezza di 180 metri, elevato il suo ciglio a metri 
1. 20 sul pelo (Ielle magre. 

2." Che partendo dalla presa dell'acqua il canale si dirige 
nella pianura di Cassine, passa contro la cascina della il Ca- 



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ALESSANDRIA 157 

sdnoUo, e giugne al piccolo torrente Valgrana, che allraversa 
col mezzo d'una tomba. Da questo punto, e dopo d'aver ta- 
gliato il bricco dì s. Pietro , si rivolge verso i cascinali di 
Fontaniale e Gavonata , seguendo Tandamento della strada 
provinciale d'Acqui, e passando sotto i torrenti di Verzenasco 
e Cervino^ in seguito si prolunga secondando il piede delle 
colline di Gamalero , ed allraversa quindi con ponti-canali ì 
torrenti Baudovera e Ghisone, lasciando a destra labitato di 
Borgoratto per giugnere alla cascina delta la Prevoslura. Da 
questo punto si prolunga dietro le cascine Zerbino, Cabanne, 
Corazza e Felìzza , e tenendosi da quest'ultima cascina sulla 
cresta del terreno tra il Bormida ed il Tanaro perviene, la- 
sciando a destra Cantalupo, alla cascina della la Rosta. Con- 
tinua quindi verso le Cabannette, la Spondanara, la Boida, e 
dopo avere attraversato la strada di Casal-Bagliano ed essersi 
prolungato sin contro i terreni delle fortificazioni, si rivolge 
alla sinistra onde gettarsi nel fiume Tanaro. Nel punto stesso 
in cui il canale si allontana dalla strada provinciale per andar 
a sboccare nel Tanaro, muove la diramazione per la città di 
Alessandria e per i terreni inferiori sino alla confluenza del 
Bormida nel Tanaro. Questo sviluppo totale, come si è detto 
più sopra, è di metri 21,861. 

3.^ Che neirautunno e nelFinverno il Bormida presenta 
ordinariamente un volume d'acqua considerevole, il quale ec- 
cede sovente le oncie 800 milanesi, e che alFopposto dal prin- 
cipio di aprile questo volume diminuisce sensibilmente sino 
alla fine di agosto. Che malgrado le irrigazioni abbiano luogo 
nelle epoche appunto di magrezza delle acque del Bormida , 
nulladimeno la media risultante, anche nell'anno di maggiore 
siccità (1832), si è di metri cubi 3,5535, corrispondenti a 103 
oncie milanesi , la quale fu giudicata sufficiente per l'irriga- 
zione di giornate 4373 di prati ogni dieci ^giorni. Ora le di- 
mensioni e la pendenza longitudinale del canale Carlo Alberto 
sono regolate in modo da somministrare la media portata di 
190 oncie milanesi. 

4.^ Che risultando la superficie del terreno sott'acqua, cioè 
di quel terreno su cui riesce possibile il condurvì l'acqua, a 
12,000 giornale di Piemonte, deduzione fatta di quella occu- 
pala dalla città di Alessandria, vi sarà modo sempre di esten- 
10 Dizion. Geogr, ec. Voi. XX VII. 

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138 ALESSANDRIA 

dere le irrigazioni nel territorio alessandrino; e già molti pno- 

prietarii si sono prevalsi di questo benefizio onde promuovere 

l'agricoltura. 

5.° Questa superficie dì 12,000 giornate trovasi da una parte 
limitata dal Bormida a principiare dalla rocca di Gamalero e 
sino alla confluenza col Tanaro; dall'altra parte è limitata dal 
Tanaro , dalla confluenza del Bormida e sino alla confluenza 
del Belbo ; e finalmente il limite di questo terreno tra i due 
fiumi dalla parte meridionale è formalo da una linea , che 
dallo sbocco del Belbo nel Tanaro si rivolge verso le cascine 
Balestra, Felizza, Corazza, Cabannette, Zerbina, Prevostura e 
Bramosa per raggiungere il Bormida alla rocca di Gamalero. 

6.^ Che la totale spesa per la costruzione del canale, quale 
era stata giudicata dal sig. Negretti nella sua perizia, non do- 
veva rilevare che a lire 670,000. 

Notiamo peraltro di passo che le spese di costruzione ol- 
trepassarono di molto quelle di perizia. 

8.^ Che la pendenza longitudinale e naturale del terreno 
tra le cascine Felizza ed Alessandria essendo maggiore di quella 
necessaria al libero corso dell'acqua introdottasi nel canale , 
fu divisa leccedenza in quattro salti di 3 metri ciascuno, ove 
si potranno stabilire quattro opifizi, già esistenti altre volte» 
cioè cartiere, filatoi da seta, fabbriche di panno ed altre (De- 
Barlolomeis, opera precitata). 

Sul canale, di cui abbiam or fatto parola , furono attivati 
quattro molini. 

Progetto Carhonazzi. Malgrado l'apertura del R. canale Carla 
Alberto, della roggia del Bosco, derivata dall'Orba, e della roggia 
d'Oviglio, tratta dal Belbo; ciò nulla meno le acque d'irriga- 
zione mancano nella provincia; ma si. spera che fra non molto 
si eseguirà, ove fia d'uopo colle modificazioni che si credes- 
sero opportune, ìÌ progetto del cavaliere Carbonazzi, il quale dopo 
lunghi e ben maturati studi, presentava al governo di S. M. il 
bellissimo piano di formare per tutti i regi dominii di ter- 
raferma una rete di comunicazioni per acqua, col far derivare 
canali di navigazione e d'irrigazione dai varii fiumi e torrenti, 
e col mezzo di un ragionalo sistema di canalizzazione unire il 
Mediterraneo all'Adriatico. 

Secondo questo progetto Alessandria sarebbe il centro ove 



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ALESSANDRIA 159 

afflnirebbero i vari canali, procedenti: 1.^ dal Lago Maggiore 
al Po; 2.^ da Genova al Po su diverse linee e per Alessandria; 
3.® dal Tanaro, dallo Stura, e dal Po su Alessandria. Furono 
inoltre studiate fra Genova ad Alessandria tre linee possibili 
ad eseguirsi , vale a dire: 1.^ dal Po sotto a Sale, a Genova; 
2.° dal Po ad Alessandria ed a Genova passando per Serra- 
valle; 3.® dal Po in Alessandria ed al mare presso Voltri' 
passando per Ovada. In ognuna di queste tre linee venivano 
considerate le varianti^ col mezzo delle quali o si sarebbe ab- 
breviata la lunghezza del cammino, o si sarebbero diminuite 
le spese neiresecuzione. 
Nel primo caso si avrebbe: 

La 1/ linea lung. metn 84,745 cost. L 28,620,755 
La 2.» id. » 96,702 id. » 31,881,705 

La 3.> id. » 83,494 id. » 24,810,895 

Nel secondo caso risulterebbe: 

La 1.* linea lung. metri 86,627 cost. L, 27,714,852 
La 2.* id. ■)> 98,584 id. » 30,975,884 

La 3.* id. » 83,494 id. » 24,810,895 

Il vantaggio che recherebbe a Genova ed allo Stalo questa 
nuova via di comunicazione per acqua sarebbe immenso ; e 
siccome dal più o meno esteso commercio di Genova, che 
possiamo chiamare il nostro emporio commerciale, dipende 
la maggiore o minore floridezza di tutto lo Stato; così il 
promuoverla in quella città tornerà sempre a vantaggio del 
Governo e dei popoli in generale. 

Progetto MicìieloUi. Il cav. Michelotli, ispettore generale del 
genio civile, ha fatto studiare un progetto dì canale naviga- 
bile lungo la \alle del Tanarof ed era sua mente di valersi 
delle acque di questo fiume , e di quelle del torrente Stura 
per essere portate sulla sinistra del Po a fertilizzare le alte 
baragge del Biellese, conducendone però una parte sulla destra 
del Po sino alle alture dì Dusino , perchè servissero alla ir- 
rigazione di una parte del Basso-Monferrato (Vedi De-Bar- 
iolomeis). 

Montagne. In questa provincia non vi sono montagne pro- 
priamente dette, ma il territorio di essa trovasi^ come già di- 



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140 ALESSANDRIA 

ceoìino, per due terzi in collina. Il colle più elevato che vi 
sorge si è quello di Lu, che ha un'altezza di metri 400 circa -, 
tutti gli altri sono più bassi, nia generalmente fertili. 

Valli. Le valli formate in questa provincia dai fiumi e tor- 
renti anzidetti sono fertili di grani e di frutta, e di molte ve- 
getali produzioni (Vedi Voi /, pag. 479 e seguenti). 

Acque minerali. La provincia di Alessandria possiede alcune 
sergenti d'acque minerali, cioè: 

L'acqua selforosa di Valenza , che scaturisce in distanza di 
chilometri 2 1|2, ad ostro, da questa città (Vedi Voi. XXlll , 
pag, 617;. 

Vacqua solforosa di s. Salvatore, di cui v'hanno due sorgenti 
nell'angusta valle chiamata Satis o Salcido, a 4 chilometri circa 
da s. Salvatore, sui limiti di esso con quelli di Lu e di Quar- 
gnento, in un fondo spettante al conte Gio. Angelo Calcamuggi' 
(Vedi Voi. XVIII, pag. 734/ 

L'acqua solforosa di Lu, che scaturisce nel mezzo di un prato 
posto nella valle Pirata, a greco di questo luogo (Vedi Voi IX, 
pag. 902;. 

Mandamenti. Questa provincia comprende 10 mandamenti e 
o4 comuni, eccoli : 

1.^ Mandamento: Alessandria. 

2." Id. capoluogo Bassignana : comuni soggetti-^ Alluvioni di 
Cambiò, Montecastello, Pavone, Pietra Marazzi, Rivarone. 

5.* Id. capoluogo Bosco: com. 50^{;.: Fresonara, Frugarolo. 

4.® Id. capoluogo Cassine: com. sogg.-^ Borgoratto, Frascaro, 
Gamalero. 

5.^ Id. capoluogo Castellazzo: com. sogg.\ Casalcermelli. 

6.^ Id. capoluogo Felizzano: com. sogg.\ Annone, Cerro, 
Quargnento, Quatlordio, Refrancore, Solerò. 

7.^ Id. capoluogo viglio: com. sogg.-^ Masio. 

8.^ Id. capoluogo S. Salvatore: com. sogg.: Castellelto-Scaz- 
zoso, Lu. 

9.^ Id. capoluogo Sezzè: com. sogg.] Castelspina, Predosa. 

10. Id. capoluogo Valenza: com. 50(^.9. *, Lazzarone, Pecette. 

Diocesi. La sede vescovile di Alessandria venne erqtta da 
papa Alessandro III nel 1175: sotto Innocenzo HI fu unita 
con quella d'Acqui. Nel 1240 Gregorio IX restituì ad Ales- 
sandria la dignità episcopale j ma l'unione delle due chiese 



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ALESSANDRIA 141 

durò solo sino al 1405 , epoca in cui Innocenzo VII ridonò 
a cìasctina di esse il proprio vescovo (Vedi Voi. /, pag. 194 e 
s^gtientij. Nel 1805 la diocesi di Alessandria fu soppressa ibi 
governo francese ed unita a quella di Casale^ ma Pio VII la 
ristabilì nel 1815 (Vedi Voi /, pag. \SV- 

Il vescovato di Alessandria è suffraganeo deirarcivescovato 
di Vercelli: prima di questo secolo era sempre stato suffra- 
ganeo di quello di Milano. 

La diocesi di Alessandria è formata di 62 parrocchie : san 
Baudolino ne è il santo titolare. 

Dairanno 1185 al 1833 i vescovi di questa diocesi ascen- 
dono al novero di 34. 

l beni stabili del clero (patrimonio proprio) dannò un'annua 
rendila di lire 576,601. 

La diocesi di Alessandria , oltre il capitolo della cattedrale , 
ha cinque altri capitoli , cioè : quello dell insigne ed ahaziaìe 
collegiata dei Ss. Pietro e Dalmazio in Alessandria; collegiata 
eretta nell'anno 1518 (l'abate ne è il vescovo per unione fat- 
tane alla mensa); il capitolo della collegiata di N. D, della Neve 
e della Corte in questa stessa città; quello della collegiata di s Dal- 
mazzo di Quargnento; il capitolo della collegiata di $. Perpetuo di 
Solere e quello della collegiata di s. Maria Maggiore di Valeìiza, 

Università israelitiche. Gli ebrei , ottenuta facoltà dai duchi 
di Milano di stabilirsi in Alessandria sul principio del se- 
colo zin, vi fondarono coll'andar degli anni una sinagoga di- 
retta da un rabbino indipendente e capo dell'università sta- 
bilita in questa città. Spetta all'università medesima il rego- 
lare le spese ed il ripartire i tributi , sottomettendo i loro 
conti annuali all'intendente generale, che nell'interesse degli 
ebrei li approva o modifica. 

Gli ebrei abitavano la città di Alessandria mediante lo spe- 
ciale permesso che loro veniva accordato dal Governo di dieci 
in dieci anni , e mediante il pagamento annuo di lire 1500 
antiche in tempo di pace, e del doppio in tempo di guerra. 
Il Governo di S. M. accordò agli ebrei reiteratamente alcune 
particolari provvidenze , che ne migliorarono la condizione , 
finche il magnanimo re Carlo Alberto con decreto 29 marzo 
1849 loro cenferì i diritti civili, e con altro decreto 18 giugno 
stesso anno i diritti politici. . 



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142 ALESSANDRIA 

Insliluti di pubblica beneficenza. Secondo Tullima stalistica mi-* 
nisteriale del 1841 gli ìnslituti pii della provincia di Alessan- 
dria, a cui furono applicate le regole deireditto 24 dicembre 
1836, sono in numero di 25 ; e le loro entrate ordinarie som- 
mano complessivamente a lire 209,079. 64. 

Noi qui diamo i comuni, in cui questi instituti si trovano, e 
la denominazione di essi instituti colle loro rendite ordinarie; 
eccoli : 

In Alessandria. Monte di pietas L. 3,745. 95; opera pia Da- 
meriy L. 7,713. 66; opera pia Lanzavecchia^ L. 3,033. 62; opera 
pia Solia , per le povere partorienti , L. 3,922. 94 ; Ospedale 
degli incurabili, L. 5,957. OS -^Ospedale degli infermi^ L. 61,197.57; 
Ospedale dei pazzi, sotto il titolo di s. Giacomo di alto passo, 
L. 13,880. 5\ -^Ospizio di carità, detto di s. Giuseppe, L. 16,1 8 1.24; 
Pio ritiro degli orfani, L. 15.199. 36; Orfanotrofio di s. Maria, 
L. 12,749. 63. In Annone. Opera pia Riccie Carmine^ L. 2,716.42. 
In Bassignana. Ospedale degl infermi , detto di s. Spirito , 
L. 3,325. 97. In Bosco. Ospedale degli infermi, L. 3,114. 76. 
In Cassine. Congregazione di carità ed ospedale, L. 987. 40. lu 
Castellazzo. Ospedale degVinfermi , L. 4,541. 07. In Felizzano* 
Congr. di carità , L. 715. 05. In Frugarolo. Ospizio di carità , 
L. 716. 03; Opera pia Capriata, L. 1,067. 50. in Gamalero. 
Opera pia Chiodi Corazza, e Congr. di carità, L. 2,800. In Pe- 
celto. Opera pia Salomone, L. 561. 90. In s. Salvatore. Osped, 
degVinfermi , L. 11,646. 83. In Solerò. Opera pia Grattarola , 
L. 3,084. 53. In Valenza. Congr, di carità, L. 3,186. 72; opera 
pia Pelizzan, L. 23,148. 20; Osped. degVincur abili, L. 5,982. 55. 

Gli instituti pii di questa provincia, a cui non furono ap- 
plicate le regole dell'editto predetto , ascendono al numero 
di 17 ; e le loro rendite sommano complessivamente a 
lire 4,272. 64. 

Secondo una statistica officiale del 1845 gli instituti pii di 
questa provincia , che furono assoggettati alle norme delIV- 
ditto suaccennato sarebbero in numero di 27 con una ren- 
dita complessiva ordinaria di lire 238,270.98 ; e giusta un'altra 
statistica parimente officiale del 1852, questi instituti ascen- 
derebbero al numero di 42, coH'aumento di 4 5; e le loro ren- 
dite ordinarie alta complessiva somma di lire 320,157. 26, col- 
raumento di L 81.886. 28. 



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ALESSANDRIA 143 

Pubblica istruzione. Grinstituli d'istruzione secondaria di questa 
provincia (anno scolastico 1854«-55), nei quali s'insegna sino 
alla filosofia inclusiva mente sono 2; cioè il collegio regio di 
Alesiandrioj ed il collegio pubblico di Valema: quelli in cui s'in- 
segna sino alla grammatica 1 ; cioè le scuole di Casteila»%o: 
quelli in cui s'insegna una o più delle classi inferiori 3; cioè 
le scuole del Bosco^ di Cassine e di Gamalero. 

Il numero delle scuole elementari ne è di 96^. cioè pubblieiie 
maschili 74; femminili 8; privale maschili 7; femminili 7. 

Gli alunni delle scuole elementari sono in numero di 5,101* 
Per ogni cento abitanti alunni 4. 64. 

L'istruzione degli abitanti della provincia Alessandrina nel- 
Fanno 1848 era: maschi non eruditi nel leggere e nello scri- 
vere 404^4; eruditi soltanto nel leggere 3,711; eruditi nel 
leggere e nello scrivere 15,813; totale 59,648. Femmine non 
erudite nei leggere e nello scrivere 48,146: erudite soltanto 
nel leggere 2,869; erudite nel leggere e nello scrivere 7,207 ; 
totale 58,222. 

Asili infantili. I comuni di Alessandria, Annone, Bosco, Ca-> 
stellazzo. Cassine, Cerro, Solerò, S. Salvatore e Valenza ne 
contano un ciascuno; totale 9. 

Commercio. L'antico e florido commercio dei cereali dicadde 
notabilmente nella provincia di Alessandria , dacché vi s'in- 
trodussero le granaglie del Piacentino. Quello dei vini si 
mantiene stazionario. I generi d'introduzione sono special- 
mente il riso, bestiame, formaggio, legname, che compransi 
nella Lomellina, nel Novarese e nel Vercellese; le lane e pan- 
nine, stoffe in seta che si traggono dalla Francia, e quelle di 
cotone dalla Svìzzera; i generi coloniali , le chincaglie e gli 
oggetti di lusso d'oltremare per la via di Genova. L'ordinaria 
raccolta dei cereali che sopravanza per metà ai bisogni, forma 
oggetto di ricca esportazione, diminuita però dopo l'introdu- 
zione dei grani piacentini. Più dei due terzi del raccolto del 
vino si manda fuori di provincia, od all'estero, cioè in Isviz- 
zera e Lombardia. Il commercio di transito non offre lucro 
alla popolazione. 

Ecco l'elenco delle fiere e dei mercati che vennero fino 
ali anno 1852 conceduti dal Governo ai varii luoghi di questa 
provincia, a fine di agevolarne il commercio. 



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144 



ALESSANDRIA 



COMUNI 



delle 

FlEEB 



EPOCA 

ìd cai si fanno 
e loro durata 



GIORNI 

in cui 
lengonsi 
i mercati 



Alessandria 

Annone 
Bassignana 

Bosco 

Cassine 
Caslellazzo 

Felizzano 

Fresonara 

Lu 

Ovtglio 

Quargnento 

S. Salvatore 

Solerò 

Sezzè 
Valenza 



Nei tre giorai successivi alFul- 
tima domenica di maggio - nei 
Ire giorni susseguenti alla terza 
domenica d^ottobre. 

17 luglio. 

20. 21. «2 marzo - 17. 18.19 
luglio. 

Per tre giorni in principio di 
maggio. 



25. 26. 27 luglio. 

Nei tre giorni successivi alla 
seconda domenica di luglio. 

Il primo lunedì dopo il 3 agosto, 
dura tre giorni. 

9. 10 settembre. 



10. 11. IS giugno. 



Nei tre giorni successivi alla 
domenica in cui si solennizza la 
festa di s. Bruno , ricorrente il 
18 luglio. 
• 

Il lunedì successivo alPultima 
domenica d'agosto, per tre giorni. 

Il lunedì successivo alla festa 
di s. Giacomo (25 luglio) e dura 
tre giorni. 



Lunedi e 
Giovedì 



Venerdì 



Lunedì ^ 
Martedì e 
Mercoledì 



Martedì 

Martedì 
Giovedì 

Mercoledì 



Martedì e 
Giovedì 



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ALESSANDRIA 145 

Industria. La popolazione deirAlessandrino, sotto il rapporto 
deirindustria, può dirsi esclusiva niente agricola. Non vi man- 
cano per altro gli artigiani e gli esercenti i piij necessari 
mestieri; molte infatti sono le Fornaci per calce e materiali da 
fabbriche, e ve n'ha una stabilita recentemente per la Fab- 
brica di quadrelli ad uso. di Marsiglia , che ne dà in tanta 
copia da provvedere tutto il Piemonte. Gli orefici, gli argen- 
tieri ed i fabbricatori di utensili in rame , bronzo , ottone , 
slagno, latt» ecc., sono in numero più che sufficiente da som- 
ministrare simili generi anche alle provincie circonvicine. Vi 
sono varie tintorie apprezzate per la vivacità e resistenza dei 
colorì. Numerosi sono i telai di lino e di canapa , facendosi 
(li quei tessuti attivo commercio col Piemonte e col Geno- 
cesato. 

Clima. La provincia di Alessandria gode di un clima dolce 
e salubre , sia perchè la maggior parte dei villaggi trovansi 
situati sopra amenissimi poggi, sia perchè il gran piano Lom- 
bardo che vi sta dirimpetto permette un libero scolo alle 
acque, mentre il rapido corso dei fiumi promuove una per- 
manente ventilazione. Ma se la situazione topografica della 
provincia offre in generale salutari vantaggi , altre cause lo- 
cali fanno sì, che in alcuni luoghi non sia il clima molto fa- 
vorevole agli abitanti. 

La media termometrica annuale (in Alessandria) è 1 9^23* R.; 
freddo medio f 0^ 8' 5 caldo medio fra li 20** e li 22^ R. 
L'altezza massima a cui giunse il barometro è di pollici 28 
circa , l'altezza minima pollici 26. 11. L'altezza media delle 
nevi è da 20 a 25 centimetri. Per riguardo ai venli che vi 
dominano vedi Voi /, pag. 178. 

Popolazione. La popolazione della provincia alessandrina se- 
condo la statistica del 1848, è di 117,870 abitanti, di cui 
B9,648 maschi e 58,222 femmine. Fra questi abitanti si con- 
tano: cattolici 117,304; accattolici nessuno; israeliti 566. 

Le case ne sono 13,232; le famiglie 25,188. 

1 fabbricati soggetti alla legge d'imposta 31 mano 1854 sono 
in numero di 5,060; di cui 4,737 fabbricati ort/tnartt; opifiiii 
323. La rendita netta decretata monta alla somma di 
lire 958,546. 70; e ['imposta relativa a lire 95,854. 72. 

Nell'anno 1838 gli abitanti di questa provincia ascendevano, 
a 109,739; e nel 1774 se ne contavano soli 70,728. 

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146 ALESSANDRIA 

i militi delia Guardia Nazionale, in servistooMtw, sono 8,076; 
nella riserva «5,841. Totale 15,917. 

Grinscrilti della leva militare ordinaria sono (an. 1853) 1,259. 
1 Gonlingenli di 4.' categoria 229^ quelli di 2.^ categoria 77 ; 
totale 506. 

Statistica medica. Per riguardo alle malattie che regnano in 
questa provincia vedi Voi l, pag. 484 tji fine e 182. 

1 sordo-muti ricoverati od ammessi negli stabilimenti dello 
stato (an, 1841^ ne sono in numero di 5. 

I gozzuti ne sono (an. 1845) 27 ^ i cretini senza gozzo 18, con 
gozzo 9*, totale 27. 

I mentecatti ricoverati negli stabilimenti dello Stato nel de- 
cennio 4828-37 sono in numero di 193, di cui 120 maschie 
73 femmine. 

I trovatelli rimasti ed entrati negli ospizi dello Stato nel (f«- 
cennio 4828-37 sono: maschi illegittimi 764; femmine illegit- 
time 705; totale 1,469. 

II numero dei vaccinati dall'anno 1819 al 1848 ascende 
a 28,577. 

I suicidi e tentativi di suicidio, in complesso, dal 1825 al 1839 
sono in numero di 28. 

II personale sanitario è composto (dicembre 4 849^ di : dottori 
in medicina 61 ; dottori in chirurgia 21; dottori esercenti le 
due facoltà 16; chirurghi approvali 20; flebotomi 61; leva-- 
trici 79; farmacisti 43. 

ALESSANDRIA; mandamento. Sta nella provincia di questo 
nome. 

Dividesi in mandamento entro /e mura, che comprende oltre 
la ciltli e la cittadella i sobborghi denominati: Valle delle Croste, 
S. Bartolomeo e gli Orti; ed in 

Mandamento fuori mura che comprende gli altri sobborghi 
e Corpi Santi di Alessandria fuori mura, che sono tredici, cioè: 
Spinetta-Marengo, Cascina Grossa, S. Giuliano, Mandro^ne, 
Castel-Ceriolo, Lobbi; S. Michele, Casal-Bagliano, Villa del Foro, 
Cantalupo, Portanuova, Retorto, Castelferro. 

Questi due mandamenti secondo il censimento del 1858 , 
hanno una popolazione di- 39,294 abitami , non comprese 
le milizie di presidio , che d'ordinario ascendono al novero 
di 4,500 uomini. 

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ALESSANDRIA 147 

La superficie territoriale ne è di eUari 21,8839 pari a gior- 
nate 57,574. Eccone il riparlo, quale risulta dal cadastro ci- 
vico del 1840. 

Campi ed orli ettari 14,759 

Prati e gerbidi » 1,140 

Vigne : » 3,800 

Boschi dolci » 1,330 

Nude ghiaje » 190 

Per Farea delle case , dei giardini della citlìi e dei 

borghi » 266 

Pel letto dei fiumi, torrenti e rii m 266 

Superficie delle strade pubbliche » 152. 

Totale ettari 21,883 



ALESSANDRIA; città. Questa città vescovile, capoluogo 
della divisione , della provincia e del mandamento del suo 
Mme , sta sulla destra del Tanaro presso il confluente del 
Bormida, in disianza dì miglia 57 1|4, a levante, da Torino. 

E posta ad un'elevatezza di 85 metri sopra il livello del 
mare, fra i gradi 44« 54' 35'' di latitudine boreale, ed i 
gradi 6** 17' 50*' di longitudine orientale /T^wwrtó. di Parigi).^ 
e là dove i colli del Piemonte posti sulla destra del Po aprono 
il loro seno al piano Lombardo, che dopo breve tratto ter- 
mina circolarmente contro i colli medesimi. 

Ferrovie. In Alessandria esiste una stazione della strada fer- 
rata da Torino a Genova con diramazione al Lago Maggiore. 
Questa stazione è discosta 91 chilometri da Torino , 75 da 
Genova, e 102 da Arona (Vedi Appendice pag. 130 j. 

Ewi pure una stazione del telegrafo elettrico. 

Collegi elettorali. Alessandria è capo di circondario elettorale 
e conta due collegi: uno di 399, e Taltro di 309 elettori in- 
scritti. 

Guardia nasionale. I militi della guardia nazionale in servizio 
ordinario sono in numero di 2,307; nella riserva 1,463; to- 
tale 3770. 

Ordini religiosi. Vi si contavano nei tempi andati venlisei or- 
dini religiosi , di cui diciannove d'uomini , e sette di donne ; 
«ccoli : 



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148 ALESSANDRIA 

. Gli Agostiniani dì Lombardia reggenti la parrocchia dì s. Mar- 
tino. Non si sa Tepoca precisa della loro introduzione; ma 
esistevano già nel 1300. 

I Lateranensi , che reggevano la parrocchia di s. Maria del 
Castello. Questi religiosi erano già membri della Congregazione 
di Mortara, che venne da Urbano Vili eretta in abazia nel 
1625. 

I Carmelitani, che amministravano la parrocchia di N. D. del 
Carmine, fondata nel 1466 per opera dei Ghilini, Dal Pozzo 
e Tortora. 

Gli Agostiniani conventuali di s. Giacomo della Vittoria fon- 
dati nel 1591. 

I Barnabiti dei ss. Alessandro e Carlo introdotti nel 1659, 

I Cappuccini di s. Matteo. 

1 Carmelitani scalzi delle ss. Anna e Teresa. 

I Domenicani di s. Baudolino, già prepositura degli 

Umiliati da Pio V loro conceduta nell'anno 1571. 

Per riguardo al famoso ìnstituto degli Umiliati Vedi Voi, F, 
pag. 196. 

Gli Ignaziani fondati nel 1591. 

I Minori conventuali fondati sul principio del xiv secolo. 

I Minori osservanti della SS. Annunziata, i quali stanziavano 
nella nuova cittadella, e ne reggevano la parrocchia. 

1 Somaschi introdotti nel 1573: amministravano la parroc- 
chia di s. Siro, già prepositura degli Umiliati. 

1 Trinitari scalzi di s. Maria di Loreto. 

I Domenicani di s. Marco fondati ai tempi del Santo. 

I Minimi di s. Giovanni il Grande introdotti nel 1621. 

I Minori osservanti di s. Bernardino fondati nel 1450 per 
opera de*Ghilini, Clarì, Mantelli e Mazzoni. 

I Serviti di s. Stefano fondati nel 1280 in Borgoglio, e nel 
1287 traslocati neirodierno sito. 

I Trinitari calzati, che reggevano la parrocchia di s. Andrea. 

Le Agostiniane della SS. Annunziala fondate neiranno 1425^ 

Le Umiliate , dette di S. Sebastiano da Pozzolo Formigaro « 
trasferite in Alessandria nel xvi secolo. 

Le Carmelitane scalze di s. Giuseppe e di s. Teresa. 

Le Chiarisse di s. Chiara fondate nel 1401, 

Le Domenicane dì s. Margherila. 



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ALESSANDRIA 149 

Le Francescane di s. Maria Maddalena fondate dalla l'egìna 
Sancia, moglie del re Roberto, signore di Alessandria nel 1314. 

Le Orsoline di s. Maria deirOlmo. 

Fnslituti di beneficenza. In Alessandria le opere pie nell'anno 
1832 erano in numero di quattordici, cbe sono le seguenti: 

Ospedale dei Ss, Antonio e Biagio pel ricovero e per la cura 
degli infermi, a cui sono unite altre pie instituzioni, con una 
rendita di lire 32,148. 

Ospedale di s. Giacomo pel ricovero dei pazza relli, colla ren- 
dila di lire 4,000. 

Ospizio di s. Giuseppe pel ritiro delle figlie povere. 

Orfanotrofio di s. Maria pel ritiro delle orfanelle. 

Pio ritiro degli orfani^ colla rendita d'annue lire 3,500. 

Opera della Maternità pel ricovero delle povere partorienti, 
colla rendila di lire 2.000. 

Opera. dei Catecumeni^ con un capitale destinato a tale uso. 

Opera pia Pomesana, provvista di medico, medicinali ec. pei 
poveri infermi a doraicilio. 

Istituto delle Signore della carità pel soccorso di danaro agli 
infermi a domicilio. 

Opera pia Herrera-y-Hardilias per dare doti a figlie povere. 

Monte di pietà eretto nel 1649 per imprestito di danari, colla 
rendita annua di lire 100,000. 

Opera pia Scaglia per aprire scuole ai figli poveri. 

Instiluto delle Sorelle della carità per fare scuola ed educare 
figlie povere. 

Opera di beneficenza pei carcerati] economica amministra- 
zione ed assistenza alla formazione e distribuzione delle mi- 
nestre ai carcerati. 

A pubblico benefizio venne pure stabilita, nell'anno 1838, 
una cassa di risparmio mediante un capitale di lire 10,000 in 
tante azioni pagate dai signori della città e dei contorni , e 
di altre lire 2,000 legate dall'avvocato Parvopassu. Questa 
cassa, cbe va via prosperando, dal rendiconto del 1844 si ri- 
conosce che in quell'anno aveva avuto un movimento mag- 
giore di 80 mila lire. 

Evvi un Asilo infantile : a questo scopo Francesca dei Mer- 
lani castellani, con testamento in data 20 aprile 1852 legava 
una somma di lire 500. 



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150 ALESSANDRIA 

Istruzione pubblica. A fine di protnuoTere ristruitone pub* 
blica, oltre al R. collegio-conTitto, in cui s'insegna sino alla 
filosofia incliisivamente , ed alle scuole elementari civiche , 
Alessandria possiede una biblioteca provinciale, aperta quoti- 
dianamente al pubblico, ed un'Accademia letteraria detta degli 
Immobili, la cui esistenza risale sino all'anno 1562: quest'ac- 
cademia fondata da tre egregi alessandrini, Guarnero Trotti, 
Emilio Mantelli e Gianfrancesco Aulari , ha per sua impresa 
il globo della terra col motto: NEC INERS (Vedi Voi I.pag. 495 
e 498;. 

Cavallerizza. Alle tre caserme di cavalleria da noi noverate 
tra gli edìfizii più notevoli d'Alessandria (Voi I , pag, 483^ , 
dobbiamo aggiungere una nuova cavallerizza, la cui erezione 
Tenne decretata nell'anno 1853. 

Fiere e mercati. Con R. patenti 3 luglio 1844 furono concedute 
ad Alessandria due annue fiere^ cioè una nei tre giorni suc- 
cessivi all'ultima domenica di maggio , l'altra nei tre di dopo 
la terza domenica di ottobre , nelle quali fiere mettonsi in 
commercio cavalli, bestie bovine ed altri oggetti diversi. 

Già prima del 1796, per due consecutivi secoli antecedenti, 
eranvi due annue fiere in Alessandria, note in tutta Europa, 
per le quali godevasi franchigia di dogana d'entrata, ed erano 
frequentate dai primi negozianti di Francia , dì Germania e 
d'Italia. Pel che v'era un locale stato dalla città edificato a 
tal fine, isolato e racchiudente botteghe, magazzini ed alloggio 
per gli accorrenti. Le guerre e le vicende politiche furono 
causa per cui queste fiere andassero in disuso , e il nuovo 
sistema doganale alle frontiere dello Stato ha impedito che se 
ne potesse di bel nuovo ottenere con gli antichi privilegi il 
ripristina mento. 

Vi si tengono inoltre settimanalmente due mercati nei giorni 
di lunedì e giovedì per la vendita del bestiame, della legna^ 
del carbone e di vari commestibili. 

Pel mercato delle bestie bovine venne, nel 1838 , apposi- 
tamente eretto un ampio circolare edìfizio nel sito ov'erano 
la chiesa e il convento di s. Martino. 

Passeggi pubblici. Oltre ai pubblici passeggi da noi accennati 
Voi /, pag. 184, fu nel 1845 incominciata e due anni dopo 
condotta a termine una strada di circonvallazione , che dalla 

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ALESSANDRIA 151 

porta Marengo , passando per quella di Savona , tneUe alla 
porta Tanaro ; e per quel tratto che fiancheggia H canale 
Carlo Alberto si è stabilito un nuovo viale pel pubblico pas* 
seggio. 

Camposanto. Fuori delle mura, a tramontana della ciltii , si 
costruì nel 1838 sul disegno dell'architetto Valisene, un ampio 
cimiterio che contiene molte cappelle, comperate la maggior 
parte da signori alessandrini per tomba delle loro famiglie. 

Sobborghi. Ad Alessandria sono aggregati sedici sobborghi , 
che sono: 

Marengo-Spinetta: sta in distanza di 7 chilometri, a scirocco, 
dalla città: fu contado dei Ferraris di Alessandria. 

Castekeriolo: è posto a levante della città, da cui è discosto 
10 chilometri: fu feudo con titolo comitale dei Ghilini , dai 
quali passò ai Zenoni patrizi tortonesì. 

Coicina-Grossa o Camnale: giace alla distanza di 12 chilo- 
metri, a scirocco , dalla città: fu contado dei Calcamuggi di 
Alessandria. 

Mandfogne: è situato a scirocco della città, da cui è distante 
13 chilometri: fu già dipendenza di Spinetta. 

Lobbi: giace alla distanza di 12 chilometri, a greco-levante, 
dalla città: fu contado dei Mandrini, da cut passò agli Stor- 
tiglioni di Alessandria. 

S. Giuliano: sta in distanza di 18 chilometri, a levante, dalla 
città: fu marchesato dei Capriata di Valenza, da cui passò ai 
Cusani di Sagliano patrizi di Vercelli. 

Castelferro: sorge alla distanza di 29 chilometri , ad ostro , 
dalla città: veniva eretto in feudo con titolo comitale a favore 
dei Pertusatì della città di Milano. 

Retorio: giace ad ostro della città, da cui è discosto 18 chi- 
lometri: fu baronia dei Dalpozzo, dai quali passò agli Accu- 
sani di Acqui. 

Portanova : cascinale non lungi da Retorto, ove già sorgeva 
un castello spettante alla famiglia Dalpozzo. 

Cantalupo: sta in pianura , a libeccio della città , da cui è 
distante 7 chilometri: fu contado dei Balbi di Alessandria. 

Casalbagliano : sta in distanza di 6 chilometri , a ponente- 
libeccio, dalla città: fu, nel 1280, baronia dei Bagliani , dai 
quali passò ai Peretti di Carmagnola. 



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152 ALESSANDRIA 

Villa del Foro: borgo siiuato a ponente-libeccio della città» 
da cui è distante 10 cbiloroetri : veniva cretto in contado a 
favore dei Balbi di Cantalupo patrizi alessandrini. 

S. Michele: cascinali sparsi a maestro- ponente delia città. 

Valle delle Grazie: cascinali sparsi sui colli cbe sorgono a 
tramontana della città: Tu contado dei Porzelli patrizi ales- 
sandrini. 

Valle di s. Barlolommeo : cascine sparse nell'amena valle cbe 
piglia nome da questo santo, e sui colli che la spalleggiano: 
giace a greco-tramontana della città: Tu contado dei Mellazzi 
di Alessandria. 

Borgo degli orli: sta in vicinanza della città dal lato di set- 
tentrione (Vedi Voi /, pag. 785-86-87-88;. 

Cenni biografici. Insieme con quelli già da noi lodali al pro- 
prio luogo (Voi. /, pa^. .196-198;, dobbiamo tramandare alla 
memoria dei posteri non pochi personaggi per virtù o per in- 
gegno illustri, i quali ebbero in Alessandria i loro natali: sono 
essi : 

Consano (Anselmo de): medico che visse nella seconda metà 
del secolo xn. Dagli Annali d'Alessandria del Ghilini si rico- 
nosce che Consano fu deputato con Tebaldo Vasone per re- 
carsi in qualità di ambasciatore alla corte imperiale, allora re- 
sidente in Norimberga. Lo scopo della loro missione era di 
giurare a nome di Alessandria obbedienza e fede all'impera- 
tore Federico Barbarossa e ad Enrico re suo figliuolo. 

Nicolao (Maestro): fu cultore dell'arte medica, e sottoscrisse 
in qualità di consigliere del comune alessandrino la lega con- 
chiusa addì 9 maggio 1236 , in virtù della quale gli uomini 
di Bene, Busca, Chieri, Mondovì, Savigliano e di Alessandria 
scambiarono vicendevolmente tutti i rispettivi loro privilegi , 
eleggendo quest'ultima città per patria comune , coll'obbligo 
ad ognuno di quei popoli di fabbricarsi a proprie spese una 
casa. 

Notari (Maestro): fu anche medico, e, come risulta dagli 
Annali dell'abate Ghilini^ fiorì in sullo scorcio del secolo xiii e 
sul principio del susseguente. Il Notari nel 1501 era membro 
della compagnia della Giustizia instituitasi in quell'anno in 
Alessandria ad oggetto di sopire le discordie civili insorte tra 
i diversi quartieri di quella città, anzi tra i varii individui di 

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ALESSANDRIA 155 

una medesima famiglia : disordine che disgraziatamente av- 
verossi nella maggior parte delle altre città del Piemonte e 
della Lombardia. 

Gallina Bartolommeo, patrizio: fu, secondo il Bonino, dot- 
tore in medicina, ed insegnò sette anni l'eloquenza , da lui 
posseduta in alto grado, neiruniversità di Bologna. 

Berneriis (Gherardo de): professò con lode la medicina in 
Paria. Fra i codici manoscritti della biblioteca deiruniversità 
di Torino ve n'ha uno in fol. piccolo a colonne col seguente 
titolo: Incipiunl quedam conscilia per famosissimum arliutn et me-- 
Hcinae doctorem magnificum Girardum de Berneriis de Alexandria. 
Questo codice è stato scritto nel 1451 da Antonio de Longis 
dottore delle arti ed allievo del Berneriis. 1 consulti ne sono 
dieci, il cui titolo può leggersi nella Biografia medica del cava^ 
liere doti, Bonino. 

Ferrari Antonio^ fu medico di Francesco Sforza duca di Mi- 
lano. Parlando il Ghilini della grave malattia, per cui la vita 
di quel Duca era stata (an. 1461) in grandissimo pericolo , 
così si esprime: . , . si riebbe il Duca dalla grave sua infermità 
col mezzo della molla sufficienza e destrezza di Antonio Ferrari 
medico eccellentissimo , il quale non solo nel ricuperare la salute 
del Duca si fece benissimo conoscere di quanto valore ei fosse nella 
sua professione, ma anco in molte altre provcy onde acquistossi presso 
a lutti fama immortale, e insieme arrecò bonissimo nome alla città 
d* Alessandria sua patria. 

Cutica Carlo : quest'alessandrino , che fu detto dal Porla 
eccellente professore di medicina , leggeva tale scienza nell'uni- 
versità di Pavia nel 1480. 

Taccone Baldassarre, cancelliere del duca di Milano. Coltivò 
le belle lettere, e diede alle stampe nel 1493 un poemetto in 
ottava rima in occasione delle nozze di Bianca Maria Sforza 
con Massimiliano I re dei romani^ ma questo lavoro, al dir 
del Vallauri, è condotto con istìle così umile ed incolto, che 
meritò appena di essere rammentato da' suoi contemporanei. 
Più tollerabile scrittore egli riuscì nei versi latini, che ebbero 
perciò gli encomii di Plotino Plato. 

Guasco Annibale: fin dagli anni più verdi , scrive il prof, 
cav. T. Vallauri nella sua Storia della poesia in Piemonte , egli 
coltivò l'ingegno che aveva grande , e si piacque sovra ogni 
li Dizion. Geogr. ec. Voi. XXVII. 

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154 ALESSANDRIA 

flUra cosa della poesia italiana. Nella rinnovazione deiracca- 
denaia degli Immobili seguila in Alessandria Tanno 1596 venne 
dagli accademici suoi colleghì acclamalo principe. Fu uomo 
di gran senno e di soavi costumi , e morì assai vecchio in 
Alessandria il 4 di febbrajo del 1619. Pubblicò un volume di 
madrigali sopra diverse materie, intitolato 7Wa canr^tanfé; voltò 
in ottava rima la novella prima della giornata IV del Deca- 
merone del Boccaccio, in cui volendo far mostra d'ingegno si 
è studiato di non ripetere mai la stessa rima, né la stessa pa- 
rola benché differente in genere ed in numero, e di chiudere 
il sentimento ogni due versi. Stampò inoltre due volumi di 
rime di varii generi, e finalmente 713 stanze per la Natività 
del Signore con altri componimenti spirituali. Queste stanze, 
. che fruttarono al Guasco una lite letteraria col P. Tra Angelo 
Garaccia napoletano, formano Topera sua principale. In esse 
si racconta come Tuomo, creato da Dio e posto nel paradiso 
terrestre, violasse il comando ricevuto; come restasse perciò 
privato del cielo, e come infine venisse dalla Natività di Gristo 
salvato. Il Guasco mostra in generale una vena facile; i suoi 
componimenti non mancano di colorito poetico; ma ciò non 
ostante il Quadrio ebbe a scrivere che quest'alessandrino com~ 
pose in molti generi di poesia, ma che in nessuno riuscì con 
troppa fama. 

Gambaruti Tiberio, patrizio: nacque Tanno 1571 da Adriano» 
e morì il 6 di settembre del 1615, essendo in eia d'anni 52. 
Addottoratosi in leggi si condusse alla corte di Roma , dove 
fu dapprima segretario del cardinale Santiquattro, quindi au- 
ditore del cardinal Deti, e finalmente segretario del cardinale 
Araceli, nel cui servizio essendosi adoperato per molti anni, 
fece risplendere la sua desterità e Tacutezza del suo ingegno. 
In quella città pubblicò una tragedia intitolata Teano, ed una 
favola pastorale la Nuova AmariUi. Reduce in patria attese solo 
alle umane lettere , e andò via pubblicando colle stampe al- 
cuni componimenti in prosa ed iq poesia. Girca quel tempo 
vissero pure : 

Aulano Antonio, canonico lateranense, e Gapriata Gamillo, 
dottor fisico, amendue alessandrini, di cui ci rimangono pochi 
versi in lode di Annibale Guasco. 

Gassola Alessandro, dottor d'ambe leggi; fu uomo d'ecceU 



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ALESSANDRIA 155 

lenle ingegno, e pubblicò negli anni suoi giovanili un poema 
iuiliano in oliava rima, diviso in sei canti, intitolato: La briglia 
del furore, ossia Alessandria difesa. L'argomento di questo poema, 
dice il cav. Vallauri, è l'impresa tentata contro di Alessandria 
da Francesco re di Francia, che aveva per capitano il conte 
di Armagnac. 11 Cassola die prova di bella immaginaliva nel- 
Finvenzione, e v'innestò opportune e vive descrizioni. Notabili 
sono principalmente i canti li e V, in cui descrivesi uno dei 
baluardi, onde cinta Alessandria, chiamato ancor di presente 
il bastione delle dame^ perchè è fama che le donne alessandrine 
lo difendessero, pugnando, dagli assalti nemici. 

Bojdi Benedetto ; coltivò la. poesia e stampò anche un poema 
sotto il nome anagrammaticodi Debeltone Bydio, in ottava rima, 
intitolato: Gesù Cristo Redentore. Questo lavoro preceduto da 
alcune terzine che servono di dedicatoria alla ill.'"'^ ed eccell/^ 
ignora marcfiesa donna Giovanna Gonzaga Zapata , è diviso in 
dieci canti. In esso il Boydi descrive la vita , i miracoli e la 
morte di Cristo. E se dall'un canto, dice il prelodato cav. Val- 
lauri , merita lode per i santi e religiosi concetti di cui è 
pieno, dall'altra manca di colorito poetico, e lascia desiderare 
maggior dignità ed armonia nel verso , e forme di dire più 
convenienti e piii corrette. 

Gallia Mario; fu medico e fiorì nella seconda metà del se- 
colo XVI : diede alla luce un opuscolo intitolato:' Con5»/ium de 
^neis Aqìiensibus. Alexandriae 1597 in 4.<'. In quest'operetta 
l'autore cerca di combattere il parere di due altri medici che 
avevano consigliato l'uso di quelle terme ad una signora tra- 
vagliata da ritenzione delle periodiche uterine evacuazioni; 
ma a questa consultazione del Gallia rispose 

Lanzavecchia Agostino , anch'egli medico di Alessandria , 
con la dissertazione seguente : De menslruis retenlis in no- 
^ìHssima muliere balneorum ad Aquas Slatiellas ope revocandis con- 
iultalio ad ci virum Marium Galliam physicum excellentissimum, 
^iacenliae. 1598, in 8.^. In questo scritto l'autore loda 
I uso di quei bagni nell'amenorrea , e ne prova l'utilità re- 
cando fra gli altri l'esempio di una gentildonna , la quale , 
ttialgrado il contrario parere del Gallia, recossi a quelle terme 
e ritrovò nell'uso di quelle salutari acque agli antichi e tor- 
mentosi mali quel sollievo, ch'ella cercato aveva inutilmente 



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156 ALESSANDRIA 

di ottenere da ogni altro rimedio. Non solo i mestrui ricom- 
parvero, che anzi, dice il Lanzavecchia, (hertnae antiqua indole et 
consueto more servatis, nequidquam pemiciei (ut tu — ti Gallia — 
theoriae caelerum laudabili innixus praenunciaveras) reliquo 
attulerunt corpori, nec parum macilentiam , et extenuationem cor- 
rexeruni. 

Cordara Cesare Giulio -, nacque di Antonio dei conti di Ca- 
lamandrana e di Eleonora Cressini, il 17 dicembre 1704. Fan- 
ciullo di sette anni, perduta la madre, venne affidato al pa- 
roco di Calamandrana affinchè lo istruisse nella religione e 
nelle lettere, e vi rimase per tre anni; quindi si condusse a 
Roma , dove , sotto la disciplina dei PP. della compagnia di 
Gesù, compiè il corso della grammatica, e si applicò alla ret- 
lorica. Frattanto gli nacque il desiderio di farsi gesuita , ed 
il 20 dicembre del 1718 venne accettato in quest'ordine. Col- 
tivò particolarmente la poesia , e vi fece tanto profitto , che 
pochi, dice il Vallauri , gli entravano innanzi nella facilità e 
nella grazia de' suoi componimenti. Onde compiuto appena 
il corso della filosofia, fu designato ad insegnare la rettorica 
prima in Viterbo, quindi in Fermo ed in Ancona; ed in 
quest'ultima cittk guadagnossi la benevolenza del vescovo Pro- 
spero Lambertini, bolognese, che fu poi papa Benedetto XIV. 
Vi conobbe pure il Marcolini, cavaliere gerosolimitano, leg- 
giadro cultore della poesia , il quale servì al Cordara di sti- 
molo a comporre anch'esso alcuna cosa. Scrisse di fatto in 
latino alcune satire, che levarono grande rumore in Italia, e 
provocarono una polemica indecorosa, cui non tardò di por 
fine il papa Clemente XIL Del resto ottimi scrittori latini di 
quel tempo lodarono la facilità e l'eleganza delle satire di 
questo alessandrino, e non dubitarono di paragonarle a quelle 
degli antichi. 

Intanto il Cordara dopo d'aver pubblicamente professato 
filosofia nel collegio di Macerata, venuto già per i suoi scritti in 
bella fama, fu chiamato ad insegnarla in Roma, dove stette per 
trentadue anni. Ma prevedendo forse la prossima soppressione 
della Compagnia si andava consumando nel dolore, epperciò 
il 31 maggio del 1772 si risolse di far ritorno in Alessandria, 
colla speranza che l'aria nativa ed il riposo lo avi^ebbero ri- 
donato alla primiera salute. Finché visse in patria , fu prin^ 



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ALESSANDRIA 157 

cipe dell'accademia degV Immobili , sempre inteso ad accre- 
scerne la celebrità. Mancò ai vivi il 6 di maggio del 1785, e 
fu sepolto nella chiesa dei chierici regolari di s. Paolo; sul 
suo sepolcro fu scolpita Tiscrizione latina da lui dettata due 
giorni innanzi di morire. Ne recitò le lodi Carlo Eugenio 
Guasco a nome delfaccademia , e per decreto dei decurioni 
fu posta nel palazzo pubblico un'iscrizione del Guasco anzi- 
ilelto, per tramandare ai posteri la memoria di un tanto cit- 
tadino, e la benevolenza che gli portò la patria. 

Il Cordara fu d'indole festiva, d'animo schietto, di vera e 
soda religione ; fu di statura mezzana , ed in tutti. ì membri 
assai bene proporzionato. Ebbe fronte ampia, larghe sopra- 
ciglia, neri gli occhi, naso lungo e un po' ritorto. 
Del Cordara sono le seguenti opere : 

L Sectani Q. F. de tota (jraeculorum huius aelatis litter atura , 
ckf Cajum Salmorium sermoìies IV, Ne aggiunse poi un' quinto 
con cui rispose al Lami. 
Concilium ApoHinis el Musaì'um, sermo sextus. 
Cnrmen /, //, ///. 
Elegiae VI. 
Epigrammala XIII. 

Due altri sermoni latini sui ficcanasi. 

Quindici capitoli. — Due sestine. — Due canti in ottava 
rima. — Sette componimenti, intitolati: Rime sdrucciole. — 
Ventiquattro canzoni. — Sciolti. — Alcune tragedie , fra le 
quali Betulia liberata. — La morte di Nice. — Alcune com- 
medie. — Sei egioche militari in versi italiani, colla versione 
in versi latini. 

Un sonetto per le none di Mereurino 6. Ar borio Galiinara e An- 
gelica Valese. Torino 1780, in 4.° 

Egloghe militari dell'abate Giulio Cesare Cordara di Calaman- 
oraria, ediz. seconda con nuove aggiunte dell'autore e con una tras- 
duzione latina di Nilvidio Afronio. Cagliari , nella Reale stam- 
peria, in 8.°, senza nota dell'anno. Napoli, Porcelli, 1783, in 12. 
Un dramma pastorale. 

Il Fodero f ossia il jus sulle spose degli antichi signori sulla fon-* 
dazione di Nitita della Paglia nel Monferrato, poema satirico giocoso 
in ottava rima di Veridico Sincero Colombo Giulio. Torino, presso 
i fratelli Rejcend, 1789, in 12. Torino, nella stamperia Reale , 



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158 ALESSANDRIA 

1809 , in 12. Questo argomento per natura sua lubrico fu 
trattato dal Cordar» con tanta circospezione, che le piii caste 
orecchie non ne restano offese. 

Quasi tutte queste opere con alcune altre in prosa furono 
pubblicate in un sol corpo col seguente titolo: Opere di GitUio 
Cesare Cordara. Venezia, 1804-1805. 

Bolla Giuseppe Nicolao *, coltivò le amene lettere , e lasciò 
un idillio latino in versi eroici , scritto nel mese di aprile 
del 1724, in lode del P. (^evasco della congregazione di So- 
masca. Questo carme , scrive il V^allauri , lodevole per buon 
sapore di lingua e per immagini poetiche, conservasi mano- 
scritto in Alessandria dal conte Angelo Calcamuggì di Mon- 
talero. Eccone un breve saggio nei tre versi seguenti : 

Te Tanarus sensU ripas et sidera canlu 

Mulcentem liquido^ nulUque imiiahile carmen 
Reddere, venturi monimenium insigne triumphi. 

Sappa de' Milanesi cavaliere Alessandro j nacque il 19 ot- 
tobre del 1717 da D. Galeazzo Sappa e donna Ippolit.i Barett.-). 
In età di anni quattordici , narra il proT. cav. Vailauri nella 
precitata sua opera, fu inviato dai genitori a Parma, e quivi 
affidato alla coltura dei gesuiti, ed in capo di otto anni tor- 
navasi in patria con fama dì giovane costumato, erudito e di 
buon poeta. Visse ai tempi di Carlo Emanuele HI e di Vit- 
torio Amedeo HI; ed amendue questi sovrani mostrarono di 
apprezzare le virtù del cav. alessandrino, nominandolo il primo 
riformatore delle regie scuole in patria , ed il secondo suo 
maggiordomo onorario. Ebbe il Sappa vivendo fama d'uomo 
religiosissimo, e il lo di marzo del 1785 Dio lo chiamava al 
riposo dei giusti. Parecchie edizioni si fecero delle sue poesie, 
per cui gli è dovuto onorevole posto tra i piò celebri poeti 
lirici del Piemonte. La più compiuta è quella che si fece in 
Alessandria nel 1772 intitolata: Rime del cavaliere D. Alessandro 
Sappa. Queste sono varie siccome di argomento, così di metro. 
In quelle di argomento sacro o morale, tu vedi, continua il 
Vailauri, i pensieri delle sacre carte vestiti per lo più di ele- 
ganza poetica, sicché non cosi facilmente tu sapresti dire se 
maggior lode meriti fautore per la sua pietà ovvero per la 
sua dottrina. In tutte poi gli affetti sono dipinti con verità 



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ALESSANDRIA 159 

e leggiadria. Lo siile è molto semplice, m» opportunamente 
variato e sempre corretto. 

11 Lombardi nella sua Storia della leiler. ilaliana del secolo xviii , 
scrive che il Sappa l'anno 1781 pubblicò in Alessandria un 
poema che ha per titolo: // Pellegrino fortunato, il cui argo- 
mento è la visita della Palestina. Ma a malgrado di molte in- 
dagini al cav. Vallauri non è riuscito di averne notizia. Membri, 
come il Sappa , deiraccademìa óegl Immobili sono alcuni altri 
alessandrini ^ cioè : 

Bellingeri Gian Girolamo conte di Rivarone, nato nel 1728 
e morto il 26 di maggio del 1791. Le prime sue scritture in 
dialetto alessandrino fecero tosto conoscere il suo svegliato 
ingegno , per cui fu nel 1759 nominato principe delfAcca- 
demìa. La maggior parte delle sue opere sono poetiche : 
eccole : 

Tradusse in versi italiani la tragedia deiringlese poeta 
Otwai, che ha per titolo Venezia liherala, MS. 

Ridusse in una commedia in versi la novella di Marmontel, 
intitolata dallo scrittore francese Le connaisseur, e dal Bellin- 
geri il Saccente, MS. 

Polinnestore, tragedia, MS. 

Il geloso secreto, commedia stampata. 

fi servo eguale al padrone, ovvero llsola fortunata, commedia 
in versi di un alto solo, MS. 

Sofia , ovvero iincostante corretto , commedia in due atti in 
prosa, MS. 

L ipocondriaco, commedia MS. 

Alessandria liberata , poema eroicomico in ottava rima. Si . 
hanno MSS. i due primi canti. 

Altri componimenti poetici qua e là sparsi. 

Di queste opere del Bellingeri , veggasi il giudizio che dk 
il eh. prof. cav. T. Vallauri nella sua Storia della poesia in 
Piemonte. 

Sappa abate Paolo, il quale diede alle stampe: 

Un sonetto nel libro intitolalo : Adunanza tenuta dagli Ar- 
cadi per l'acclamazione di S. E. donna Flaminia Odescalchi Ghigi. 
In Roma, 1768. 

Due sonetti nei Poetici componimenti raccolti per l'arrivo in 
Cagliari di S. E. il conte Caissotti di Robbione. Cagliari , stamp. 
Reale, MDCCLXXI, in 4.° 

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160 ALESSANDRIA 

Quarantotto sonetti sopra varie materie. Il vaticinio diCas" 
Sandra , terzine. Al sig. ab. D, Francesco Eugenio Guasco. Ales- 
sandria, coi tipi d'Ignazio Vimercato, 1772. 

Due sonetti nella raccolta degVImmolnli in lode del cardi- 
naie Gbilini. 

Un sonetto nel libro intitolato: Componimenti degli Accade^ 
miei Affidati in morte di S. E. il marchese Botta Adorno ere, 
Parma, stamp. Reale 1775. 

Chiarezza di concetti , un andamento grave ad un tempo 
e spontaneo, nettezza di stile e acconcia erudizione sono i 
pregi, al dir del Vallauri , che adornano in generale i com- 
ponimenti di Paolo Sappa. 

Guasco marchese Carlo; coltivò Tamena letteratura, e diede 
alle stampe un qualche saggio del suo verseggiare. Più celebre 
fu il suo fratello 

Guasco Francesco Eugenio , non tanto per le sue poesie , 
quanto per molte opere in prosa, di cui parlarono con lode 
i giornali d'Italia e di Francia ; fu, per la fama della sua dot- 
trina , da Clemente XIV nominato conservatore dei Musco 
Capitolino. Nelle sue rime , dice il Vallauri , il lettore trova 
facilità di verso, stile sempre adattato al soggetto ed acconcia 
erudizione non sovrabbondante, non ricercata. Sovra tu Uo poi 
quell'andamento grave e maestoso, che si ravvisa nella seguente 
stanza : 

» Qui Bruto, qui Metello, e qui l'ardito 

» Orazio e il fier Camillo, e Scipio e Cato: 

^ Là Mario, e in altro lato 

» Pompeo, Cesare, Attilio, Augusto e Tito. 

)) Chi fé' di iito in lito 

)) Tutta tremar l'orientai marina ; 

» Chi l'africana gente 

» Vide piegar dolente 

» La fronte altera all'aquila latina; 

)) Chi sul Tarpeo d'aspre catene carchi 

» AI carro avvinti strascinò i monarchi. 

Francesco Eugenio Guasco visse nella metà del secolo xviu. 
Intorno a questo lempo fiorirono pure gli alessandrini: 
Guasco marchese D. Luigi, Bolla cav. Filippo, Chenna Giù*' 



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ALESSANDRIA 161 

seppe Antonio e Pirallone Gian Carlo, dei quali si hanno al* 
cune pregevoli rime stampate in diverse raccolte. 

Lamberti Giammichele^ Tu chirurgo collegiato, e addetto al- 
l'ospedale di Alessandria sua patria^ stampò nella parte se- 
conda degli Opuscoli di varii autori sulla insensiviià ed irrilabUità 
Halleriana, raccolti dal Fabri, Bologna 1757, in 4.^ 

Otto osservazioni pratiche sopra la sensibiliA del pericranio e dei 
tendini negli uomini. Queste osservazioni tendono a combattere 
il sistema dell' Ha ller , e sono intitolate con lettera data da 
Alessandria il 19 di luglio del 1756 al celebre anatomico 
Bianchi. 

Degiorgi Giacomo Antonio^ nacque il 21 di febbrajo del 
1760^ studiò in patria le lettere latine ed italiane, e la filo- 
sofia; quindi nominato allievo del real collegio delle province 
in Torino, ivi si applicò allo studio delle leggi, e si addottorò 
il 30 di luglio del 1782. Appena laureato fu segretario intimo 
del conte Giuseppe Angelo Saluzzo. Datosi poscia al patro- 
cinio, continuò in questa professione insino al cadere del se- 
colo, tempo in cui cangiossi lordine delle cose pubbliche in 
Piemonte. Sostenne d'allora in poi importanti e luminose ca- 
riche nella magistratura, di cui l'ultima fu quella di avvocato 
generale presso la Cort^ d'appello di Genova. Ristabilitosi l'an- 
tico reggimento nelle nostre contrade, il Degiorgi tornò alle 
prime sue occupazioni e visse privato insino al 1854, in cui 
mancò ai vivi in età di anni 75. Il Degiorgi è benemerito del 
Piemonte per molti saggi da lui pubblicati intorno alla storia 
patria , e mostrossi pure leggiadro cultore della poesia. Ab- 
biamo dì lui due commedie, alcuni drammi, e parecchi C9m- 
ponimenti lirici, di cui alcuni sono inediti, altri furono stam- 
pati separatamente qua e ih (Vedi la precitata opera del cav, Val- 
lauri da cui estraemmo questi cenni). 

Prati marchese Pio; nacque il 15 di maggio del 1768. Fatti 
i suoi studi in Torino, abbracciò la carriera militare, in cui 
salì insino al grado di luogotenente-colonnello, indi si congedò. 
Nominato nel 1802 Maire di Alessandria , fu poscia a Parigi 
membro del corpo legislativo; e nel 1807 veniva da Napo* 
leone decorato della croce della legion d'onore col tìtolo di 
cavaliere. Il Prati coltivò anche la poesia con buon successo 
e fu socio dell'accademia degl'/mmobi/i. Stampò in Mondovi 



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162 ALESSANDRIA 

nel 1796 un Saggio di poesie, le quali sono varie di argomento 
come di metro, e vi sì ravvisa, giusta il Yallauri, un grande 
sfoggio di mitologia, una certa vena facile e spontanea, co- 
lorilo vivace e stile generalmente corretto. 

Brunone Antonio e Carlo fratelli , entrambi professori e 
cultori della poesia italiana e latina, dei quali il secondo mo- 
riva cieco ed ottuagenario nel 1856. I loro componimenti, al 
dir del Vallauri, non palesano in generate grande immaginativa; 
ma sono pregevoli per una certa maturità di pensieri, per ordine 
e per uno stile sempre corretto. E <iai latini spezialmente appare 
che essi conoscevano profondamente la lingua poetica , ed 
avevano una maestria non comune nel verseggiare , come 
ognuno può conoscere dai seguenti distici deirelegia latina 
pel ritorno di Maria Teresa, scritta da Carlo. 

Expedata dia votis precibusque vacata 

Sardoum velis per mare tetidit iter. 
Sic fratres Helenae fulgentia sidera ducanty 

Luctantes venios frenet et ipse pater. 
Intret ut incolumis Jani cum prole gemella 

Portus, Augusti convolet iìique sinus. 
Obvius impatiens, qui iam complectitur ulnis^ 

Et feri oplatis basia multa genis. 

Ghilini Massimiliano, figlio di D. Giovanni e dì donna Cri- 
stina dei conti Cra vetta. Oltre ad alcune poesie di occasione, 
egli stampò nel 1804 un poema giocoso in ottava rima, diviso 
in dodici Crinti e intitolato Marengo. L'argomento su cui è stato 
lavorato, è una battaglia , la quale al dir di qualche storico 
segui non lungi da Marengo tra ì longobardi , che avevano 
alla testa Tultimo loro re Desiderio, ed i francesi che segui- 
vano Carlo Magno. Questo poema , dice il Vallauri , benché 
sia in molte parti trascurato, sicché non può aver luogo tra 
ì buoni, non manca però di una certa festività, la quale mostra 
ringegno dello scrittore. 

Parecchi altri alessandrini furono dal eh. prof. cav. T. Val- 
lauri citati nella sua Storia della poesia in Piemoìite , siccome 
cultori più o meno felici della poesia; eccone i nomi: 

Baratta Gioanni Luigi, Bolla Filippo, Bolla Guiseppe, Bo- 
ttina Carlo Antonio, Cnlcamuggi Gian Bartolomeo, Cermellì 



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ALESSANDRIA 165 

Agostino , Dalpozzo Nicolò , Lenti Pietro Giorgio , Rattazzi 
Urbano, Robutlo Giorgio e Sappa Antonio. 

Fra coloro che si distinsero nelle arti belle dobbiamo ram- 
mentare il celebre cavaliere 

Migliara Giovanni, il quale spinto da naturale inclinazione 
allo studio della pittura , fece così rapidi progressi nell'arte 
sua , che in breve si acquistò fama di valente artista. Inco- 
raggito per tal modo dagli applausi de' suoi contemporanei 
continuò nello studio del bello , e condusse a tal perfezione 
di lavoro i suoi dipinti , che venne dagli ntelligenti procla- 
mato qual fondatore di un nuovo genere di pittura. Del suo 
pennello sono moltissime opere che si ammirano nelle prin- 
cipali gallerie d'Italia. 

Bissati Giuseppe Ottaviano ^ fu intendente di finanze , e 
mandò alle stampe in tre volumi la storia di Alessandria sua 
patria col seguente titolo: Memorie poìiliche ^ civili e milifari 
della città di Alessandria dall'anno di sua fondazione 4168 al 179^. 
Ma il dare in modo schietto e luminoso la vera storia di Ales- 
sandria era riserbato al chiarissimo 

A-valle Carlo che n'ebbe l'onorevole incarico dai reggitori 
di essa città , e la pubblicò in quattro volumi coi seguente 
titolo Storia di Alessandria dall'origine ai giorni nostri. Torino , 
dalla tipografia Falletti 1855. Delle opere letterarie di questo 
illustre scrittore, degnissimo di miglior sorte, parleremo nelle 
aggiunte all'articolo del paese ove respirò le prime aure di vita. 

Alessandria vanta pure alcune donne degne di memoria : 
sono esse: 

Trotti; quest'alessandrina, posta nel novero delle donne il- 
lustri da Isabella Sori, sua compaesana, fu recentemente lo- 
data dall'egregio dottor Meli qual valentissima levatrice, avve- 
gnaché gli oltramontani scrittori, ed in particolare il Dujardin 
ed il Portai non ne abbiano fatto parola nelle storie loro delia 
chirurgia. Giuliano Porta le attribuisce le due opere seguenti: 

De morhis mulierum et eorum cura. 

De composiUone medicamentorum. 

Sori Isabella anzidetta ; venne ricordata con onore dall'Al- 
berti nella sua Istoria delle donne scienziate. 

Gambaruti Ippolita-, fu figlia del celebre Nicolò Gambaruti, 
il quale dopo aver insegnata la giurisprudenza nelle univer- 



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164 ALESSANDRIA 

sìlà di Pavia, di Bologna, di Padova e di Pisa, Tu poi chia^ 
malo a Milano da Luigi XII re di Francia , e nominato suo 
consigliere. E fu appunto in questa capitale della Lombardia 
che l'Ippolita ebbe agio di coltivare il suo ingegno ed accre-* 
scere i rari pregi che aveva ricevuto dalla nsitura. Quivi si 
diede con mollo amore allo studio della poesia e diventò di 
tanto sentimento nelle leggi, che, al dire dello Schiavina, il 
senatore Luigi Ciari suo marito mai non voile dare alcuna 
sentenza senza intendere il parere di lei. Lo storico alessan- 
drino Giuliano Porta accenna i suoi componimenti poetici , 
che furono stampati sparsamente, e il predetto Schiavina rac- 
conta come essa lasciò manoscritte tutte le opere di Virgilio 
da lei recate in ottava rima. Non è riuscito al Vallauri, da cui 
togliamo di pianta questi cenni, di aver nelle mani questi suoi 
versi, ma per quel che ne dicono il Ghilini, il Porta, TAIberti 
e rOrlandi, ella dovette essere donna di molta immaginativa, 
e assai colta. Questa gentildonna era nata in sul finire del 
secolo XV, e sopravvisse al marito morto in Milano nel 1537, 
come appare dalla iscrizione che essa fece scolpire in memoria 
di lui nella chiesa dei Minori osservanti di s. Bernardino in 
Alessandria. 

Clara Ortensia, monaca in s. Vincenzo di Mantova. Questa 
illustre alessandrina , oltre ad essere dotata dalla natura di 
tutte quelle virtù, che rendono lodevoli le donne, era fornita 
di una grande dottrina^ parlava e scriveva correttamente la 
lingua latina, dettava lettere pregevoli per eleganza e per no- 
biltà di pensieri, nonché bellissimi componimenti poetici. Sulla 
fede del Chiesa e della Bergalli essa viene pure dal Ranza an- 
noverata tra le ri matrici piemontesi. 

Crivelli Gioanna Catterina.- Questa gentildonna, dice il Val- 
lauri, fiori verso il fine del secolo xvii con fama di valente 
dmatrice, e lasciò stampato un libro che intitolò: Sdierzi poetici. 
Sono questi divisi in sonetti , madrigali , odi ed oratorii con 
una scelta in fine di sessanta sonetti dei più accreditati poeti 
della nostra Italia. Queste sue rime ebbero gli encomi dei 
ciotti della sua età, e fra gli altri quelli di Giovanni Pellegrino 
Dandi da Forlì. 

Alessandrine famiglie nobili. Alessandria ebbe ed ha tuttavia 
molte nobili famiglie, da cui uscirono in ogni tempo uomini 



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ALESSANDRIA 165 

chiari nelle liberali discipline , e massime nella milizia. Ec- 
cone le principali: 

1 Trotti. Dì questa nobilissima famiglia furono: 

Rinaldo (1209), il quale essendo e per valore e per dottrina 
commendatissimo, fu inviato ambasciatore ai papa Onorio Ili, 
coiPincarico di pagargli il censo di tredici annate per parte 
degli alessandrini, i quali n'erano debitori alla Romana chiesa 
in virtù del prestatole omaggio. 

Pietro Trotto (1296) , dottore di leggi e valente capitano, 
governò la pretura di Piacenza. 

Roberzone Trotto (1308), fu in grandissima stima special- 
mente presso il popolo di Asti, di cui fu capitano. 

Francesco Trotto (1355) , chiaro giureconsulto ed anche 
assai esperto nelle armi , fu podestà di Piacenza. 

Andrea Trotto (1402), capitano di gran valore, andò de- 
putato d'Alessandria, patria sua, ad onorar le esequie di Gio- 
vanni Galeazzo Visconti duca di Milano , dove nella pompa 
funerale venne scelto a portare un'asta del baldacchino sopra 
il cataletto. 

Frate Pacino Trotto, cavaliere, fu parimente deputato d'Ales* 
sandria al detto funerale. 

Giovanni Bono Trotto (1447), fu capitano illustre e celebra- 
tissimo per le molle prove di valore date nelle guerre combat- 
tute, tanto in servigio dei duchi di Milano, quanto in difesa 
della patrra. 

Galeazzo Trotto (1460), signor di Ovada, della Rocca e di 
altre terre nei Genovesalo, fu pel suo valore in grandissima 
stima presso i suoi concittadini. 

Andrea Trotto (1461) , figliuolo di Galeazzo , fu capitano 
e poscia colonnello dì alcune insegne di Francesco Sforza , 
primo duca di Milano. Trovandosi questi gravemente infermo, 
il Trotto, richiesto dalla duchessa Bianca, mise in arme gran 
numero d'uomini tulli della fiimigiia dei Trotti, e così man- 
tenne Alessandria patria sua fedele ad esso Duca. 

Marco Trotto (1476), uomo di molta* dottrina e prudenza, 
fu tenuto in tanta slima da Galeazzo Maria Sforza e da Gio- 
vanni Galeazzo, duchi di Milano, che dal primo fu crealo se- 
gretario in compagnia di Cicco Simotta; e dall'altro ebbe la 
carica di ambasciatore presso Ludovico re di Francia. 



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166 ALESSANDRIA 

Nicolò Trotto, uomo di somma ed invilla virlù, fu general 
capitano dei veneziani. 

Federico Trotto, uomo nelle leggi civili e canoniche ver- 
sa tissimo, fu podestà di Milano. 

Alberto Trotto, dottissimo giureconsulto, fu in così stretta 
amicizia legato con Baldo , che questi in tutte le cose più 
ardue che gli occorreva trattare o a voce, od in iscrìtto, si 
valeva del di lui consiglio, siccome fondato sopra la giustizia 
e la ragione : al Trotto da ogni parte concorrevano per con- 
sulti, come ad un oracolo , persone principalìssime. 

Antonio Trotto, signore di Frcsonara , fedel seguace delle 
massime evangeliche, fu così splendido in opere di pietà e di 
religione , che la maggior parte delle sue entrate , le. quali 
erano grandi, spendeva in benefizio dei monasteri e dei po- 
veri. 

Giovanni Battista Trotto, figliuolo di Antonio. Giovine an- 
cora fu per la forza del suo corpo, la virlù del suo animo e 
la gentilezza de* suoi costumi tanto careggiato dal marchese 
di Pescai'a , che , essendo egli rimasto ucciso in una rissa a 
Milano , fu da quello così teneramente pianto , come se gli 
fosse stato fratello carnale. 

Guarnier Trolto , altro figliuolo di Antonio , fu uomo di 
vita innocentissimo ed esemplare , dotto in ogni scienza , 
ma particolarmente in teologia, nella quale riuscì tanto pro- 
fondo , che in tutti i concilii provinciali di Milano , ai quali 
eì fu presente , e si sottoscrisse , acquistò nome di grande 
teologo. Pio V sommo pontefice, allettalo dalla sua dottrina 
ed integrità di vita, lo creò vescovo di Alessandria sua patria 
(Vedi Voi. /, pag. 195^, dove, finché visse, governò il suo popolo 
con evangelica carità, spendendo, oltre alle rendile del suo pa- 
trimonio che fu cospicuo , tutte le entrale del vescovato 
in benefizio della chiesa e dei poveri. Venuto a morte , tutti 
universalmente lo piansero, e lo tennero in opinione di santo. 

Bernardo Trotto, chiarissimo dottore di leggi , insegnò la 
giurisprudenza in parecchie università d'Italia, e da ultimo in 
quella di Torino, ove acquistossi bella fama, e fu creato se- 
natore, e poi presidente di quel senato. 

Camillo Trotto, distinto tanto nelle leggi civili e cano- 
niche, quanto nelle altre discipline, dopo di aver esercitalo in 



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ALESSANDRIA 167 

molle citià dello stato di Milano alle cariche, venne da Filippo 
i*e di Spagna nominato senatore. 

La famiglia dei Trotli è assai anlica ed illustre , perocché 
già in vetusti tempi fu molto in fiore in Toscana, ed ebbe i 
primi onori in Firenze. Trasse origine dal Castellazzo , lena 
antichissima del distretto di Alessandria , che altre volte era 
chiamata Gamondio. ì Trotti in quest' ultima città tennero 
sempre il primo grado insieme coi Guaschi, coi Pozzi, e con 
altri illustri signori. Per causa delle fazioni la nobile famiglia 
dei Trotti si è dispersa in più luoghi dTtalia, come in Torino, 
io Milano ed in Ferrara dove rifulse onorata di titoli mar- 
chionali e comitali. Ai giorni nostri si acquistò e si acquista 
bella fama un discendente di questa famiglia ; cioè: 

Ardìngo Trotti, cavaliere di s. Anna di Russia, e commen- 
datore deirOrdine Mauriziano , il quale salì ai più alti gradi 
neiresercito , e combattè col grado di generale nella guerra 
(1848-49) d'indipendenza d'Italia, in cui diede luminose prove 
di coraggio, e venne per la sua valentìa decorato della me- 
daglia d'oro al valor militare. Ritornato in Piemonte continuò 
la sua splendida carriera, e trovasi in oggi tenente generale, 
comandante la seconda divisione delle truppe sarde in Oriente, 
ove già colse nuovi allori, essendo slato (con decreto 28 set- 
tembre 1855) da S. M. insignito della croce di commenda- 
tore di prima classe dell'Ordine militare di Savoja per la rara 
perizia e bravura ch'egli dimostrò , allorché a capo de' suoi 
prodi prese parte al sanguinoso combattimento della Cernaja 
(16 agosto 1855), nel quale furono sbaragliali e messi in fuga 
i Russi. 

I Pozzi. Di questa nobile famiglia si distinsero: 

Murro Pozzo (an. 1191), console di Alessandria: come uomo 
destro ed onorato intervenne alla stipulazione di molti trat- 
tali di concordia, conchiusi tra la patria sua ed altri popoli. 

Pagano Pozzo (1198), uomo per degni fatti assai commen- 
dato, come si riconosce dal libro della Croce, fu in grandis- 
sima slima e riputazione presso i suoi concittadini. 

Ugoccione Pozzo (1199) con Giovanni suo figlio prese parte 
ai trattati di tregua che gli alessandrini , vercellesi ed asti- 
giani fecero coi marchesi del Monferrato. 

Palmerio Pozzo (1224), uomo atto ad ogni grave ufficio, fu 

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168 ALESSANDRIA 

deputato a trattar la pace tra Alessandria patria sua , e la 

città di Acqui. 

Ruffino Pozzo (1274) y molto ralente nelle lettere e nelle 
armi, venne creato podestà di Piacenza. 

Caranto Pozzo (1294), dotto giureconsulto, fu anche podestà 
di Piacenza. 

Bertolino Pozzo (1305), fu arcidiacono di Alessandria con 
autorità ordinaria per l'assenza del Tescovo di quella città , il 
quale teneva la sede in Acqui. 

Tommaso Pozzo (1310), capitano, fu per merito del valor 
suo creato cavaliere da Roberto re di Sicilia. 

Federico Pozzo (1380) , uomo per virtù militare distìnto , 
rese molti servigi alla patria sua. 

Gioanni Del Pozzo (1533), fu podestà di Piacenza. 

Giacomo Pozzo (1455), dottissimo giureconsulto, fu disce- 
polo di Giasone Maino, le cui opere interpretò accuratissi- 
mamente. Si cattivò la grazia di alti principi , e massime d> 
Francesco Sforza, primo duca di Milano, che lo costituì, dopo 
di averlo fatto senatore, provicario di tutto lo stato suo. Dallo 
stesso Duca il Pozzo ebbe Retorto, terra del distretto di Ales- 
sandria ; acquistò in seguito molte possessioni a Porta Nuova 
( uno degli otto castelli onde fu accresciuta Alessandria ) , e 
comprò palazzi superbi sì in patria che altrove. Insegnò pub- 
blicamente la giurisprudenza in Pavia, in Bologna, in Padova, 
in Ferrara ed in Torino, con grande sua lode e con abbon- 
dante frutto de' suoi uditori. Lasciò molti eredi della sua dot- 
trina, tra cui il Piolo, celebre giureconsulto novarese, il quale, 
siccome discepolo riconoscente, celebrò con grandi lodi nelle 
opere sue il maestro, rendendolo per tal modo immortale. 

Altro Giacomo Pozzo (1552), fu distinto in ogni ramo del- 
l'umano sapere , e massime nella scienza delle leggi civili e 
canoniche , intorno alle quali scrisse dottamente. Venne per 
i suoi meriti da Giulio III sommo pontefice creato cardi- 
nale di Santa Chiesa. 

Antonio Pozzo nipote di Giacomo il cardinale, fu ancor egli 
dottore in leggi; e per la sua virtù e dottrina venne chia- 
mato alla sede vescovile di Bari. 

Claudio Pozzi (1567), signore di Retorto, chiaro nelle armi 
e nelle lettere, fu da Pio V creato castellano di Perugia. 



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ALESSANDRIA 169 

Lancillollo Pozzo Gallia, giureconsulto celebra t'issi mo, il quale 
diede alla luce alcune dotte scritture sulla giurisprudenza, e 
lasciò molti consigli che si stamparono in Venezia. Visse nella 
seconda metà del secolo xvi. 

Carlo Antonio Pozzo, fu per la sua dottrina e per la san- 
tità de' suoi costumi elevato alla sede arcivescovile di Pisa. 

Cornelio Pozzo, dottor de' sacri canoni, fu arciprete di So- 
lerio, poscia prevosto della chiesa cattedrale di Alessandria, e 
da ultimo ai priegbi del cardinale Paravicino vescovo di questa 
città, fu da papa Clemente Vili creato abate di s. Pietro in 
Bergoglio. 

Sforza Pozzo, fratello di Cornelio anzidetto, fu successiva- 
mente prevosto, decano e cantore della chiesa cattedrale di 
sua patria. 

Barnabò Pozzo, fratello anch'egli di Cornelio dei signori di 
Porta Nuova, percorse una nobile carriera. 

Battista Pozzo, signore di Melazzo, dotalo d'ottimo ingegno 
e di forza maravigliosa, fu uomo d'armi sotto i re di Francia. 

Nicolò Pozzo, figlio di Battista anzidetto , fu medico e fi- 
losofo. 

Antonio e Mario Pozzo Gallia, figli di Lancillollo suddetto, 
si distinsero, il primo nello studio delle leggi, e Tallro in quello 
della medicina. . 

La famiglia Pozzi nei tempi passati splendè molto per le 
sue liberalità verso la religione ^ poiché in quasi tutte le chiese 
di Alessandria si veggono monumenti della sua pietà. Essa 
concorse all'erezione della chiesa di S. Giacomo della Vittoriay 
la quale venne cosi chiamata per la vittoria , che Giacomo 
Del Verme , illustre capitano di Gioanni Galeazzo Visconti 
duca di Milano, riportò, nell'anno 1591, sul conte d'Arma- 
gnac: concorse pure ad abbellire la chiesa dei carmelitani , 
cui provvide di chiostro per abitazione dei frati , come ne 
fanno testimonianza le insegne della slessa famigha che scol- 
pite in marmo si veggono in dette chiese. 

1 Guaschi Di questa nobile ed antica famiglia furono membri: 
Vermo Guasco (1224), uomo di molta prudenza, il quale 
fu deputato a trattar l'alleanza colla città di Acqui a nome 
della patria. 

Rulfino Guasco (1256), giovine di molla dottrina e dellarle 
1!2 Dizion, Geoyr, ec. Voi. XX YU. 

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170 ALESSANDRIA 

militare perilissimo, dopo di aver compiuto iodevolmenle molte 
ambascerie, fu da' suoi concittadini creato console per la parie 
dei nobili , ed in fine , chiamalo, andò ad esercitare la carica 
di podestà in Bologna. 

Alberto Guasco di Alice (1290) , fu a capo degli alessan- 
drini nella guerra combattuta contro gli astigiani e contro il 
marchese di MonFerrato , nella quale questi fu rotto sotto 
S. Salvatore, e fatto prigione. Il Guasco per questo felice suc- 
cesso, in una dieta a Milano , dov'erano presenti molti legati 
delle città confederate , venne , anche coir assentimento di 
Matteo Visconte, creato podestà di quella città. 

Ruffino Guasco (an. 1293-94) , uomo tanto distinto nella 
scienza delle leggi, quanto versalo nelle armi, tenne ed eser- 
citò con somma sua lode la podesteria di Piacenza. 

Bonifacio Guasco d'Alice (lolO), valente capitano, il quale 
avendo introdollo nella città di Alessandria patria sua Roberto 
re di Sicilia, venne da questi fatto cavaliere aureato. Questo 
cavaliere ebbe ragione sopra la nobil terra di Genzano. 

Pagano Guasco (1335) , signore di Alice , di Spigno e di 
Sessamo, terre delle Langhe, fu siccome uomo di grandissimo 
valore dalla parte guelfa di Alessandria eletto per suo capitana 
contro dei ghibellini: e poscia dal sommo pontefice Giovanni 
XXII creato governatore di Piacenza e di tutto il suo terri- 
torio. 

Beltrando Guasco (1368), capitano di sommo valore, fu da 
Galeazzo Visconte duca di Milano nominalo governatore del 
contado di Verdou nella Normandia. Per commissione avuta 
da questi egli trattò neiranno 1388 , e condusse ad ottimo 
fine il matrimonio di Valentina figlia di esso Duca con Lu- 
dovico figliuolo di Carlo re di Francia. Con regio apparato 
egli accolse nella propria casa in Bergoglio i duchi di Berry, 
e di Borgogna , zii deiranzidetlo Ludovico , ed in seguito la 
duchessa Valentina con tutta la sua corte , che fu nume- 
rosissima, neiroccasione ch'egli per ordine di Giovanni Ga- 
leazzo suo padre Faccompagnava in Francia al marito. 

Guglielmo Guasco (1423), cameriere di Carlo VII re di 
Francia, fu uomo di molte lettere, come ne fanno fede alcuni 
dotti lavori ch'ei lasciò manoscritti. 

Gabriele Guasco (H03), valente soldato, fu come tale dalla 



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ALESSANDRIA 171 

parie guelfa dì sua patria nominato capitano per sedare e 
conoprìmere il tumulto che per la morte di Gioanni Galeazzo 
Visconte duca dì Milano era nato in Alessandria; ma occu- 
pata da Facino Cane questa città riparò in Piemonte, donde 
passò a Genova , ove con larga provisione servì lunga pezza 
quella Repubblica. 

Girolamo Guasco (1466), cavaliere aureato, fu capitano ge- 
nerale di Galeazzo Maria Visconte duca di Milano , non che 
dei bolognesi. Religioso e pio fece ricchi e bei donativi alla 
chiesa di s. Stefano di Bergoglio. 

Cesare Guasco (1497), fu fatto senatore di Milano dal duca 
Ludovico Sforza ; e da Ludovico re di Francia , che si era 
impadronito di quello stato, venne confermato in questa di- 
gnità, ed inoltre creato suo consigliere. 

Alessandro Guasco (1513), essendo prelato di molto valore e 
di somma integrità, fu da papa Giulio II nominato presidente di 
tutta la Romagna con Tistessa autorità che hanno i legati alatere; 
e da Leone \ in questa luminosa carica confermato. Ne' suoi 
primi anni fu protonotario apostolico , poi vescovo di Ales- 
sandria , ed infine perpetuo commendatore della prcpositura 
di s. Gioanni del Cappuccio, ricchissima prebenda in questa 
città sua patria. 

Francesco Guasco (1515), capitano invitto, il quale segnalò 
principalmente il suo valore nella sanguinosa pugna che tra 
i francesi ed imperiali si combattè a Melegnano , ov'egli dal 
re Francesco, che vi si trovava presente, venne al cospetto 
di tutto il suo esercito creato cavaliere, ed in seguito fallo 
suo secreto consigliere e mastro di casa. 

Cristoforo Guasco, fu colonnello del re Francesco 1 e suo 
mastro di casa : combattè più volte nello sleccato , e vinse i 
suoi competitori 5 fé' prigione Carlo Dosio governatore .... 
e neirespugnare il castello di quella città restò ucciso, facendo 
la morte dei forti. 

Antonio Guasco (1520) , conte di Gavio , di Ottagio e di 
tutto il Palodese , signore di Pietra Marazzi e di Pavone , fu 
colonnello di Carlo V nelle guerre di Piemonte , dal quale 
imperatore fu nominato governatore di Asti. 

Ottaviano Guasco (an. 1525), fu cameriere di papa Cle- 
luiinte VII, il quale lo elevò alla sede vescovile di Alba^ ma 



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172 ALESSANDRIA 

per consiglio di altissimi principi avendovi rinunciato, ottenne 
di lì a non mollo quella di Alessandria, sua patria, non che 
Tabazia di S. Pietro in Bergoglio. In ricompensa dei servigi 
prestati a Francesco, re di Francia , n'ebbe in dono l'abazia 
di Casanova , prebenda ricchissima ; e pei molti vantaggi resi 
alla Corona di Spagna, venne anche dairimperatore Carlo V 
creato con largo stipendio senatore di Milano. 

Annibale Guasco, il vecchio (1525), era tra' primi capitani 
al servizio di Francesco re di Francia , quando questi sotto 
Pavia fu dagrimperiali fallo prigione. 

Antonio Guasco (1527) , servì dapprima Francesco re di 
Francia^ poscia fu tra i partigiani di Carlo V imperatore, da 
cui fu nominato colonnello di alcune compagnie d'italiani ; 
indi prese parte, come venluriere, alla spedizione contro Tu- 
nisi , menando seco a proprie spese una buona compagnia ; 
donde ritornando a casa venne da ultimo mandato ad espugnar 
Castro , terra delle Langhe , la quale era slata occupala da 
Salzeda , capitano spagnuolo ribelle , dove fece la morte dei 
prodi. 

Cesare Guasco , figliuolo di Annibale anzidetto , eblDC alti 
gradi nella milizia tanto sotto il re Francesco , quanto sotto 
rimperalorc Carlo V^e dal papa Pio V fu, in qualità di pre- 
fetto, deputato al governo di Ancona, e creato successivamente 
generale commissario di tutte le fortezze di s. Chiesa, colon- 
nello d'infanteria e generale delle forze navali con amplissima 
autorità*, nei quali uffìzii si diportò con tanto senno e con 
tanta prudenza, che acquislossi la stima e la benevolenza di 
quasi tutte le cillà della Romagna , dalle quali ne fu fatto 
cittadino con tulli i suoi discendenti , e massime dalla città 
di Ancona, la quale, pei segnalati benefìcii da esso ricevuti, 
lo chiamò col glorioso titolo dì padre della patria, innalzandogli 
alcuni monumenti di onore. 

Alessandro Guasco, signore di Solerio, onorò la sua patria 
collo splendore delle sue virtù e colla mitezza de' suoi costumi. 

Nicolò Guasco, figliuolo del conte Antonio suddetto, fu 
fatto capitano di soldatesche alemanne dall'imperatore Carlo V. 

Scipione Guasco , giovine sì nelle armi che nelle lettere 
distinto, dopo di essere stato qual venluriere alla giornata di 
Curzolari nel 1571 contro il Turco e di essersi portato a 



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ALESSANDRIA 175 

capo di due compagnie di ranteria ilaliana al soccorso della 
GoieUa , fé ritorno in palria, ove mancò ai vivi menlre at- 
tendeva allo studio delle matematiche. 

Manfredo Guasco , dotto giureconsulto » Tu senatore di 
Torino. 

Nicolò Guasco, figliuolo del precedente, fu anch'egli giu- 
reconsulto chiarissimo. Giovine ancora si dedicò all'arte mi- 
litare^ ma poscia applicatosi allo studio delle leggi , fé' tanto 
progresso, che si acquistò fama di eccellente dottore, e venne 
perciò dal Brissac , il quale era capitano generale di Arrigo 
re di Francia, nominato giudice delle appellazioni di qua dai 
monti : fu eziandio auditore del cardinale Alessandrino, che fu 
poi papa sotto il nome di Pio V-, ebbe in titolo la preposi- 
tura della cattedrale di Alessandria , quindi Tarcìdiaconato *, 
fu, sede vacante, eletto dal capitolo a vicario generale, e fi- 
nalmente ottenne dairanzidetto Papa il governo di Cesena col 
dono dell'abazia di Barletta , terra della Puglia. Lasciò molti 
preziosi manoscritti in materia di leggi, i quali rimasero presso 
de' suoi eredi. 

Giacomo Francesco Guasco (1550), fratello di Marco An- 
tonio, giovine valentissimo, fu ascritto fra i cavalieri geroso- 
limitani e fé' la morte dei prodi. 

Guarnerio Guasco , figliuolo di Alessandro, signore di So- 
lerio^ Carlo Guasco, figliuolo di Antonio, conte e marchese 
di Serralunga, terra del Monferrato ^ e Cristoforo Guasco ca- 
valiere, si distinsero tutti e tre per le loro virtù civili e mi- 
litari. 

Ludovico Guasco, fratello di Cristoforo anzidetto, fu came- 
riere segnio del sommo pontefice Pio V, da cui ebbe alcune 
pensioni; e fu dal papa Gregorio XllI fatto castellano di Pe- 
rugia. Servì, come venturiere, per qualche tempo S. M. Cat- 
tolica in Fiandra, da cui, in premio de' suoi servigi, venne 
onorato dell'abito di $. Giacomo e creato senatore di Milano 
con la medesima pensione che godeva il vescovo Ottaviano 
suo zio. 

Francesco Guasco, figliuolo di Alessandro *, Ludovico Guasco, 
figliuolo di Guarnerio , signor di Solerio ; Annibale Guasco , 
figliuolo di Cesare, si acquistarono la stima e la benevolenza 
di ognuno per le nobili doti del loro animo e del loro cuore; 



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174 ALESSAiNDRIA 

e l'Annibale inoltre rese chiaro il suo nome anche nelle lei' 

tere , come lo attestano le opere ch'egli mandò alle stampe. 

Francesco Guasco, figlio di Annibale, addottoratosi in legi^i, 
Tu tosto dal Gran Connestabile di Castiglia governatore dello 
Stato di Milano, creato referendario di Como, poi di Pavia, 
dove esercitò queirufficio con molta sua lode. 

Gli Invidiali. Da questa nobile famiglia uscirono : 

Guglielmo Inviziato (1500), il quale essendo tanto versalo 
nelle lettere quanto esperto nelle armi, meritò di essere nominalo 
podestà di Piacenza. Nell'anno 1505 fu, come si legge a foi. 575 
degli statuti, da' suoi concittadini eletto per loro capitano ; 
ed in tale sua qualità si adoperò insieme con tutta la parte 
ghibellina, aifinehè Roberto re di Sicilia non ottenesse la si- 
gnoria di Alessandria , benché poscia , per non recar danno 
alla patria, si ponesse d'accordo coll'opposta fazione e vi ac- 
consentisse. Da ultimo intervenne alla convenzione che fe- 
cero gli alessandrini, allorquando, scacciati i ministri (1548) 
di quel Re, si diedero a Luchino Visconte. 

Matteo Inviziato, fu uomo tutto dedito alla religione e ad 
opere di pietà; spese le sue ricchezze, che furono grandi ed 
onestamente acquistate , in edificar templi , in erigere nelle 
varie chiese parecchie cappelle, cui egli dotò largamente ; fece 
molti legati pii; fabbricò quel bel palazzo che fu sede del ve- 
scovo e dove più volte presero alloggio sommi Pontefici , 
Imperatori e Re; insomma si segnalò per alta munificenza e 
grandi benefatti verso la sua patria. 

Vincenzo Inviziato, dottissimo giureconsulto, venne per la 
sua perspicacia dal duca di Savoja fatto suo segretario, e poi 
senatore dì Torino. 

Si ha inoltre memoria di un Matteo di questa famiglia, il 
quale fu vescovo di Betlemme. 

Nicolò Inviziato (1450) , signore di s. Antonino ( del qui)l 
feudo furono già spogliati i signori Guaschi da Facino Cane 
lorquando tiranneggiava Alessandria), fu uomo di molto va- 
lore ed in grandissima stima presso i suoi conciltadini. 

Frate Pietro Andrea Inviziato (1498) , teologo di grandis- 
simo nome dell'ordine dei predicatori , fu , col suffragio di 
tutto il capitolo che si tenne in s. Marco d'Alessandria, crealo 
provinciale dì quella provincia. 



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ALESSANDRIA 175 

Antonio Invizialo (1507), cavaliere, dopo d'essere sialo ca- 
pitano di giustizia in Bologna, per ordine del papa Giulio li 
a cui per le sue virtù fu molto caro , portò la spada ed il 
cappello a Giacomo re di Scozia. 

Un ahro Pietro Andrea Inviziato, valoroso capitano, im- 
pugnò le armi a difesa della patria, ed entralo in cittadella, 
ajutalo da pochi de' suoi , ne scacciò i francesi che di essa 
poco prima si erano impadroniti. 

Scipione Inviziato, dottore di leggi molto distinto, con la 
sua prudenza e con rajiito di altri cittadini liberò la sua patria 
dalla tirannia di alcuni prefetti; esercitò molte preture nella 
Lombardia, ed in ispecie quelle di Novara e di Milano. 

Priamo Inviziato, fu capitano di fanteria assai rinomato per 
le molte prove di valore date nella guerra di Provenza, allorché 
militava sotto le insegne delUmperatore Carlo V. 

Archelao Inviziato, fu, siccome mollo perito neirarte mi- 
litare, a capo d'una compagnia d'infanteria in tutte le guerre 
de' suoi tempi , nelle quali rese molli servigi all'imperatore 
Carlo V e a Filippo suo figliuolo re di Spagna. 

Aluiggi Inviziato, figliuolo di Priamo* fu valoroso capitano 
di fanteria, e morì in guerra, mentre combattea da forte in 
Piemonle per Filippo re di Spagna. 

Gioanni Ballista Inviziato, altro figliuolo di Priamo, militò 
anche valorosamente sotto le bandiere del re Filippo IL 

Priamo Inviziato, figliuolo del precedente Gioanni Battista, 
fu anche capitano di molto valore, e tale si mostrò in molle 
occasioni mentre trovavasi al soldo dell'anzidetto re Filippo. 

Gioanni Giacomo Invizialo , nipote di Scipione predetto , 
fu giureconsulto e si distinse per una savia amministrazione 
in molti pubblici ufficit nello stato di Milano. 

Emilio Inviziato, dottore di leggìi fu pel suo valore dal car- 
dinale Paravicino vescovo di Alessandria , nominato suo av- 
vocato fiscale. 

1 Meriani. Di questa famiglia furono: 

Colengio Merlano, cavaliere (1290), il quale essendosi per fatti 
militari segnalato, fu eletto capitano dal popolo di Alessandria 
sua patria. Egli prese parte alla battaglia che gli alessandrini 
ilicdcro contro Guglielmo marchese di Monferrato, nella quale 
*.*sso raarch(*se restò vinto e condotto prigione nella città di 



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176 ALESSANDRIA 

Alessandria, dove posto in una gabbia di legno, dopo diciotto 

mesi mìseramente morì. 

Nicolò Merlano (t28-2) , per dottrina e per valor militare 
illustre, dopo di essere stato anch'egli capitano del popolo di 
Alessandria, venne da Matteo Visconte creato podestà di Mi- 
lano. 

Augerio Merlano (1297), fu per le sue singolari virtù no- 
minato podestà di Piacenza. 

A questo nobilissimo casato appartiene anche il celebre 
Giorgio Merula, del quale parlammo nel Voi /, pag. 197. 

I Castellani, In questa famiglia si segnalarono: 

Paolo Maria Castellano , valente capitano , il quale , dopo 
di avere spesa quasi tutta la sua vita nelle guerre al servigio 
dell'imperatore Carlo V e di Filippo re di Spagna, suo figliuolo, 
venne dal sommo pontefice Pio V, presso cui era in molla 
stima , nominato capitano della sua guardia in Roma. 

Gioannì Andrea Castellano (1566), fu siccome ònoratissimo 
uomo d'armi creato cavaliere da papa Pio V. 

Paolo Castellano, distinto in ogni liberal disciplina, ma spe- 
cialmente nella scienza delle leggi civili e canoniche, ebbe la 
stima deirimperatrice Maria, in grazia della quale, dopo aver 
esercitale molte cospicue cariche in quasi tutte le citta dello 
stato di Milano, fu ascritto da Filippo re di Spagna al no- 
vero dei senatori di quella città. 

1 Lanzavecchia. A questa nobile famiglia appartennero: 

Guglielmo Lanzavecchia (1199), uomo e nelle lettere e 
nelle armi insigne , fu pel suo senno e per la sua prudenza 
deputato a rappresentare la repubblica di Alessandria sua 
patria net trattato di pace e di alleanza, che si conchiuse tra 
Milano, Alessandria, Piacenza, Vercelli ed Asti per una parte, 
e Guglielmo e Bonifacio marchesi di Monferrato per l'altra. 

Vermo Lanzavecchia (1202), fu ambasciatore di Alessandria 
sua patria per trattar la pace col marchese Del Carretto. 

Ottone Lanzavecchia (1227), siccome uomo di molta espe- 
rienza e di molto accorgimento , intervenne a nome della 
patria sua alla stipulazione del trattato di pace che si con- 
chiuse tra gli alessandrini, tortonesi, genovesi, astigiani ed i 
torinesi fra loro. 

Acavio Lanzavecchia (1271), valente soldato e dottore, fu 
podestà di Genova. Di un 

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ALESSANDRIA 177 

Giacomo Lanzavecchia sì fa onorevole menzione nelle kggt 
municipali di Alessandria. 

Corradino Lanzavecchia , capitano di molta prodezza , fu 
anche uno dei delegati di Alessandria inviato ad onorare le 
esequie di Gioanni Galeazzo Visconte duca di Milano , dove 
ebbe parte, come gli altri suoi collegbi, nel portare un'asta 
del baldacchino sopra il cataletto nella pompa Funebre. 

Camillo Lanzavecchia (1556)-, invitto capitano, dopo di aver 
date molte chiare prove del valor suo nelle guerre combat- 
tute in Piemonte al servigio dell'imperatore Carlo V, mentre 
in Vignale resisteva ali esercito dei Francesi , che quella 
terra aspramente oppugnavano, soprafatto dalla moltitudine e 
dalla forza del nemico cadde gloriosamente insieme con tutta 
la sua compagnia. 

Odoardo Lanzavecchia , fratello dell'anzidetto Camillo , fu 
prode soldato il quale prese parte all'impresa di Algieri, ove 
dapprima comandava una compagnia di fanti , e poscia una 
compagnia d'archibugieri a cavallo; indi parlilo per la guerra 
di Fiandra al servigio del Re cattolico, fu elelto sergente mag- 
giore dell'esercito italiano , e nominato in (ine governatore 
di alcuni importantissimi luoghi di quel paese, ove morì la- 
sciando fama d'invillo capitano. 

Paolo Antonio e Camillo fratelli Lanzavecchia , figliuoli 
delTanzidelto Odoardo, militarono agli stipendii di Filippo re 
di Spagna, l'uno in Fiandra e l'altro in Portogallo, mostran- 
dosi valenti guerrieri. 

I Fnufini e i Calcamuggi. Fra i membri di queste famiglie 
le quali tennero la signoria di Sezzè, nobii terra dell'Alessan- 
drino , voglionsi ricordare : 

Riccardo Ferufino (1358), uomo nelle armi e nelle lettere 
insigne, il quale godè la stima di Galeazzo e di Gioanni Ga- 
leazzo Visconti duchi dì Milano ; tanto che dal primo fu creato 
podestà di Novara; e dall'altro, che molto si confidava nella 
sua squisita onoratezza, ebbe l'atto e delicato incarico di an- 
dar a sposare , a nome suo , la figlia ed erede di Federico 
re di Sicilia. 

Alessandro Ferufino, conte, fu uomo di allo merito e per 
ciò molto stimalo dal duca di Ferrara. Di esso fa onorevolis- 
.sima menzione Ludovico Ariosto nel suo Furioso. 



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178 ALESSANDRIA 

Antonio Ferufino, nobile caTaliere, fu segretario di Fran* 
Cesco II Sforza, duca di Milano. 

Tommaso Ferufino, frate dell'ordine di s. Domenico , teo- 
logo dottissimo , godè la stima e la confidenza di Ferrante 
Gonzaga e del marchese del Vasto. Abbandonato il chiostro 
ebbe in titolo un canonicato nella chiesa cattedrale di Ales- 
sandria ; ma indossato novellamente Tabito religioso primitivo, 
fu creato suifraganeo del vescovo di Cosenza città della Puglia, 
e finalmente arcivescovo di Tessalonica. 

Alessandro Ferufino, capitano di fanteria, si distinse nelle 
guerre del Piemonte , combattendo valorosamente contro i 
francesi. 

Giuliano Ferufino, dolto giureconsulto e valente matema- 
tico, visse in Ispagna nobilmente provvisto dal re Filippo, ai 
cui Principi insegnò le matematiche con somma sua lode. 

Gioanni Guglielmo ed Aluiggi Ferufino onorarono colla 
virtù e coiringegno la patria loro ] questi fu dottore di leggi 
e Taltro prevosto di Solerio. 

Gioanni Bartolomeo Catcamuggi , insigne dottor di leggi , 
fu in molta stima e grazia presso Ferrante Gonzaga, del quale 
fu per alcuni anni Generate Auditore. 

Giacomo Antonio Calcamuggi, venne per l'onoratezza e per 
la soavità de' costumi scelto a suo luogotenente dairillustre 
Sforza Brivio general commissario sopra gli alloggiamenti nello 
stato di Milano. 

I Peri La famiglia dei Peri è pure antichissima e molto 
nobile: anzi fin dai tempi della fondazione di Alessandria non 
la cedeva in ricchezze a qualsivoglia altra famiglia di quella 
città. Diffatto i Peri insti tuirono e dotarono del proprio la 
prepositura di s. Giovanni dei Cappuccio (già dei monaci Umi- 
liati), pinguissima prebenda, la quale fruttava un'annua ren- 
dita di tre mila scudi ^ e concorsero anche alla fabbricazione 
della chiesa di s. Pietro , cattedrale di Alessandria ; di che , 
oltre la tradizione, si ha buon testimonio nelle nobili insegne 
di essa famiglia, le quali nell'una e nell'altra chiciia veggonsi 
tanto dipinte che in vive pietre scolpite. 

I Scrivani. Di questa nobile famiglia si distinse Andrea Sc- 
rivano, esimio giureconsulto, il quale, per merito delle sue 
virtù, dal sommo pontefice Gregorio Xlll fu crealo vescovo 
di Nebbio, cillà della Corsica. 

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ALESSANDRIA 179 

I Belloni In questa famiglia sono da ricordarsi : 

Fabrizio Belloni, dell'arte militare molto perito, il quale si 
segnalò per molli fatti egregi in tutte le guerre deiretà sua 
tanto nell'Italia, quanto altrove. 

Alniggi Bellone, fratello del precedente, fu chiarissimo uomo 
di lettere, il quale dopo dì aver esercitate molte alte cariche 
nella Lombardia, venne pe' suoi meriti da Filippo re di Spagna 
nominato senatore di Milano e poscia vicepresidente di quel 
senato. 

France<ico ed Otto fratelli Bellone , figliuoli di Fabrizio , 
Tuno e Taltro dottori di leggi, esercitarono onorevolissimi uf- 
fizi in varie città dello slato dì Milano , ove lasciarono gran 
desiderio di sé. 

I Ghilini Fra questi nobili signori si distinsero principal- 
mente: 

Verroo Ghilino (1253), il quale andò ambascìadore a trat- 
t;4re la pace fra gli alessandrini ed il popolo dì Acqui. 

Simonino Ghilino (1432) , cavaliere di molto valore e di 
fino accorgimento, rese chiaro il suo nome nelle guerre com- 
battute al servìgio dei duchi di Milano. Godè il favore di Fi- 
lippo Maria Visconte, per cui trattò rilevantissimi negozi, e 
dal quale perciò ebbe molle onorificenze militari ed ampissimi 
privilegi. 

Gioanni Giacomo Ghilino (1484), uomo versatissimo nelle 
lettere, venne per la sua abilità ed onoratezza scelto a pro- 
prio segretario da Ludovico Sforza duca dì Milano. 

Camillo Ghilino, anche valente letterato, tradusse con bello 
stile nella lingua del Lazio un'opera d'esempi d'ogni secolo 
di Battista Fregoso, la quale potrebbe benissimo stare a costa 
di quella di Valerio Massimo. 

Benedetto e Gioanni Giacomo Ghilino; questi fu pel suo 
valore segretario deireccellentissimo senato di Milano; quegli 
ebbe fama di valente guerriero. 

Benedetto, Gian Giacomo ed Ottaviano Ghilini ; il primo 
ebbe fama di valente militare -, i due ultimi , che sono fra- 
telli, percorsero entrambi una onorata carriera; Gian Giacomo 
qual segretario deireccellentissimo senato di Milano, e faltro 
qual dottore di leggi assai commendalo. 

L.i nobile famiglia dei Ghilini fu in ogni tempo splendida 



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180 ALESSANDRIA 

anche per le sue liberalità verso la religione, come ne fanno 
aperta fede i pii monumenti ch'ella innalzò in quasi tutte 
le chiese di Alessandria , e le molte cappelle che vi eresse 
e dotò , le quali veggonsi fregiate delle insegne di essa fa- 
miglia, dipinte od in finissimi marmi scolpite. 

Di questo illustre casato è pure 

Gerolamo Ghilini, già da noi ricordato Voi. I, pag. 498. 

1 Ceimelli. L« famiglia dei Cermelli è anche una delle più 
nobili ed antiche di Alessandria ^ perocché, ricchissima e po- 
tente qual era, concorse nella massima parte con alcune altre 
famiglie alla costruzione di una fortezza nelf Alessandri no presso 
a Gamondio (ora Casteliazzo), la quale in progresso di tempo 
divenne una terra assai popolata, e quasi esclusivamente abitala 
dai numerosi discendenti della nobile famiglia dei Cermelli , 
tanto che essa eh ia mossi e chiamasi tuttavia Casale dei Cermelli 
o CasalcermeUi (Vedi Voi. Ili, pag. 655). A fabbricare e a do- 
tare la parrocchia di s. Andrea dì Alessandria contribuì eziandio 
quesl'islessa famiglia, da cui uscirono, come si ha per tra- 
dizione , molti personaggi illustri e periti nell'arte militare, i 
quali in tempo di guerre, e massime allorché Alessandria loro 
patria era travagliata dai marchesi del Monferrato, si levavano 
in armi, mettendosi a capo di compagnie d'uomini a cavallo 
ed a piedi , tutte formate dei Cermelli ; tanto era in allora 
numerosa questa famiglia. IVla per le guerresche vicende di 
quei tristi tempi dicadde ancor essa come tante altre da quel 
grado di splendore e di potenza in cui trovavasi per Paddietro. 
1 Perboni, Parecchi di questa famiglia sono degni di me- 
moria, tra cui 

Lanfranco Pcrbono (1295), uomo di molte virtù ed esper- 
tissimo negli affari, il quale fu inviato ambasciatore della patria 
a trattar la pace con la città d'Acqui. 

Girolamo Perbono, esimio giureconsulto, ed in ogni liberal 
disciplina instrutto , conci I tossi colle sue virtù la grazia di 
Francesco 11 Sforza, duca di Milano, da cui fu creato sena- 
tore ed investilo dei feudi di Ovìglio e Gamaterio, terre co- 
spicue del distretto di Alessandria : venne anche per privilegio 
dairimperalore Carlo V investito di quella parte del mar- 
chesato d'Incisa, cui già possedeva Oddone, ribelle di S. M., 
del quale marchesato portano lullavia il titolo i suoi disccn- 



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ALESSANDRIA 181 

denti. Lasciò molli dotti componimenti in diverse materie , 
fra i quali un'opera intitolata OvigliOj ed una cronaca dal prin- 
cipio del mondo fino ai giorni nostri. 

Teocaro e Massimiliano fratelli Perbono, figliuoli di Gero* 
lamo anzidetto, il primo, signore di Oviglio, fu adorno di tutte 
le virtù cristiane e politiche, che si addicono ad un onorato 
cavaliere; Tallro fu così valente nelle leggi civili e canoniche, 
che meritò per la sua dottrina di essere assunto alle pili alte 
cariche in varie città di Lombardia. 

Ludovico Perbono, figliuolo di Teocaro e signore di Oviglio, 
percorse una onorata carriera, seguitando le orme de' suoi an- 
tenati. 

1 Canefri. A questa nobile ed antica famiglia sono di or- 
namento Baudolino e Cesare: quest'ultimo per le virtù del- 
Panimo suo e la mitezza de' suoi costumi fu fatto da papa 
Pio V cavaliere aurealo; Baudolino, che morì Tanno 1588, 
ebbe diversi figliuoli, i quali andarono ad abitare al Castellazzo. 

1 Bianchi. Fra questi segnalaronsi Ruffino Bianco , console 
di Alessandria, il quale andò ambasciatore a papa Alessandro III 
allo scopo di giurargli fedeltà a nome della patria; e Ortensio 
Bianco , giureconsulto di gran nome , che per il suo valore 
Tnerilò di essere innalzato alla carica di podestà d'Asti, e poscia 
di Mondovl. 

Gli Smussi. Da questa famiglia uscirono anche uomini il- 
lustri, fra cui rammentiamo: 

Giovanni Luchino Arnuzzo (1515), esimio prelato e famoso 
giureconsulto , il quale per la sua svariata dottrina fu molto 
in grazia dei sommi pontefici Leone X e Clemente VII. Egli 
ebbe ne' suoi primi anni in titolo il decanato e l'arcipretura 
della chiesa cattedrale di Alessandria sua patria; ma in se- 
guito, fatto protonotario apostolico, venne da papa Leone no- 
minato referendario dell'una e dell'altra signatura, e succes- 
sivamente creato domestico, governatore di Parma e Piacenza, 
presidente di tutta la Romagna con autorità di legalo a latere; 
volendo quel Papa ad un tempo che fosse ascritto alla propria 
famiglia; onoranza di cui gli piacque fossero anche partecipi 
i suoi discendenti col privilegio di portar le insegne della casa 
de' Medici. L'Arnuzzo venne infine da quesl'istesso pontefice 
nominato datario di santa chiesa , carica che in quei tempi 

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182 ALESSANDRIA 

dava per lo più diritto al cappello cardinalizio j della qual di- 
gnità sarebbe stato senza fallo onorato, se da* suoi emuli non 
fosse stalo tolto di mezzo col veleno in Perugia, allorché per 
ordine di quel papa se ne stava colà formando il processo 
contro di Giovanni Paolo Baglioni. Mentre esercitava rufficio 
di datario ottenne che Tarcipretura ed un canonicato delta 
chiesa cattedrale di Alessandria fossero messi sotto il pa- 
tronato di casa sua , accrescendo per altro del proprio le 
rendite di questi beneRzii : ottenne pure che l'abazia di san 
Pietro di Bergoglio venisse tolta ai monaci di s. Benedetto , 
e data in titolo a Pietro Martire Arnuzzo suo fratello con 
facoltà di poter anche metterla sotto il juspalronato della 
sua famiglia ; ma prevenuto dalla morte , non gli fu più 
dato condurre a termine un cotal negozio. Il prelato Lu- 
chino fu anche molto possente presso Timperatore Carlo V, 
ohe lo nominò conte palatino domestico e famigliare della sua 
corte con tutte le immunità , preminenze e prerogative che 
ad una tale dignità vanno congiunte 5 privilegi cui quelliDa* 
peratore volle fossero anche estesi a tutti i discondenli legit- 
timi e naturali della di lui famiglia , come si riconosce dal 
relativo diploma. 

Pietro Martire e Giacomo Maria Arnuzzo , frateUi di Gio- 
vanni Luchino , il primo fu dottore in leggi , protonotario 
apostolico ed abate di s. Pietro in Bergoglio; e Taltro dottore 
anch'egli in ambe leggi, e protonotario apostolico, ebbe in ti- 
tolo il decanato della chiesa maggiore di Alessamlria e Tarci- 
pretura di Oviglio, con facoltà di poter ottenere pili benefizi 
tanto con cura d'anime quanto semplici. 

Un altro Giovanni Luchino, giureconsulto di molla dottrina 
ed esperienza, fu per gravi ed importanti affari mandato am- 
basciatore al re Cattolico presso a cui si diportò con tanto 
accorgimento che la sua missione sortì un esito felicissimo. 

Un altro Giacomo Maria Arnuzzo , dottore in ambi leggi > 
mentre, abbandonate le cure del foro, era tutto intento ad 
opere di pietà e di r^iligione, mancò ai vivi nel fior della vi^^» 
dai poveri desiderato e compianto. 

Antonio Arnuzzo , dottore dei sacri canoni , protonotario 
^ìpostolico ed arcidiacono della chiesa cattedrale di A lessanti i*^'' 
fu per le doti della mente e del cuore in grande stima presso 

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ALESSANDRIA 183 

i suoi conciltadìni. Tale è pure Cesare Arnuzzo , teologo ed 
avvocato, protonotario apostolico ed arciprete delia caUedrale 
di Alessandria. 

Giovanni Barlolooimeo Arnuzzo , fratello di Antonio e di 
Cesare anzidetti, dotto nelle leggi civili e canoniche, fu per 
la sua saviezza nominato a podestà di Voghera, e successiva- 
mente di altre cospicue terre, da Fernandez de Velasco gran 
connestabile di Castiglia e governatore dello stato di Milano. 

Giordano e Marcello fratelli Arnuzzo, figliuoli di Giovanni 
Francesco, furono entrambi per Tintegrità della vita e soavità 
dei costumi creati cavalieri Laurelani da papa Sisto V. 

I Clari, Fra questi resero chiaro il loro nome: 

Ruffino Claro (1224), il quale fu uno dei consiglieri che 
stettero al governo della città di Alessandria: di questo no- 
bile alessandrino si fa onorevole menzione nel Libro della 
Croce. 

Aluiggi Claro, esimio dottore di leggi, dopo aver percorsa 
una luminosa carriera nella pubblica amministrazione , e di 
aver esercitato molte cospicue cariche nello stato di Milano» 
Tu creato senatore, e poi avvocato ducale in quella città. 

Camillo Claro , cavaliere aureaio, figliuolo di Aluiggi anzi- 
detto, si acquistò fama di valente giureconsulto. 

Giulio Claro, fratello di Camillo, fu anche giureconsulto di 
grandissimo nome. Chiamato per la molliforme sua dottrina 
a molli pubblici officii in varie città lombarde, e segnatamente 
in quelle di Cremona e di Pavia , li esercitò con tanta sag- 
gezza e prudenza, che venne da Filippo re di Spagna creato 
senatore e poscia reggente di tutto lo stato di Milano. E au- 
tore dì molte lodate opere legali. 

Annibale Claro si distinse pure nello studio delle leggi, bat- 
tendo le orme de' suoi nobili antenati. 

I Sacchi, Di quest'antica famiglia sono membri illustri: 

Rubaldo Sacco (1180), il quale essendo console di Ales- 
sandria andò ambasciatore per la sua patria col mandato di 
comporre le liti che si agitavano tra i genovesi e gii ales- 
sandrini. 

Armano Sacco (1191), eziandio console di Alessandria, in- 
tervenne alla stipulazione del trattato di pace che si conchiuse 
fra gli alessandrini e gli uomini di Rivalta. 



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184 ALESSANDRIA 

Giacomo Filippo Sacco , letterato e giureconsulto insigne , 
si distinse massimamente per la sua rara abilità nel trattare 
negozi anche di somma importanza. Essendosi molto adope- 
rato in favore di Francesco II Sforza, duca di Milano, mentre 
questi trovavasi dagrimperialt stretto d'assedio nel castello di 
que.4ta città, non che per tutto il tempo ch'egli stette in esigito, 
n'ebbe in ricompensa la signoria di Pietra e di Pavone, terre 
neir Alessandrino, non che la carica di senatore, e poi quella 
di presidente del senato di Milano. Tanta fu Tintegrilà e sa- 
viezza di questo magistrato nciresercizio di sue funzioni, che, 
morto il duca Francesco , venne da Antonio de Leva e dal 
Borbone, capitani deirimpero, nominato alla suprema carica 
di governatore di tutta la Lombardia , e dalPislesso Carlo V 
confermato presidente. 

Agostino Domenico Sacco, fratello di Giacomo anzidetto, 
fu pe' suoi meriti dall'imperatore Carlo V onorato della di- 
gnità cavalleresca. 

I Lambolici o Lamborizii. Fra costoro rammentiamo: 

Lamborizio (1227), il quale assistè alla stipulazione del trat- 
tato di pace, che si conchiuse tra Alessandria patria sua e la 
città d'Acqui. 

Guglielmo Lamborizio (1500), dottore e professore di leggi 
nello studio di Pavia, poiché mostravasi ligio e devoto ai fran- 
cesi , che in quel tempo occupavano la maggior parte della 
Lombardia, col favore di Giovanni Giacomo Trivulzio, di cui 
era molto famigliare, fu creato dapprima podestà di Milano, 
poscia di Piacenza, ed in ultimo di Tortona. 

Giovanni Antonio Lamborizio (1506), leggista di gran 
nome, insegnò la giurisprudenza in Padova , ove acquistossi 
tal fama, che fu chiamato airofiìcio di pretore in molle città 
d'Italia, e da ultimo in quella di Genova. 

Giovanni Francesco , figliuolo di Guglielmo predetto , fu 
anch'egli insigne dottore di leggi, il quale, dopo di aver eser- 
citati molti alti ofFicii in varie città di Lombardia , ed essere 
stato auditore di Cesare da Napoli , gran capitano dell'impcr 
ratore Carlo V, fu creato (1551) podestà di Genova. 

Giacomo Lamborizio, sacerdote chiaro per virtù e per dol- 
irina, fu elevalo alla sede vescovile di Noli, città in Terra di 
Lavoro. 



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ALESSANDRIA 185 

Alessandro Laoiborizio militò soUo le bandiere del re di 
Francia, ed ebbe fama di valoroso capitano. 

Giovanni Angelo Lamborizio, dotto giureconsulto, dopo di 
aver percorso una onorala carriera , esercitando alte cariche 
nelle più celebri città dello stato dì Milano e della Romagna, 
fu da papa Pio V eletto a governatore di Fano, nobile città 
della Marca d'Ancona. 

Alessandro Lamborizio, figliuolo di Giovanni Angelo anzi- 
detto, calcando le nobili vestigie del padre si distinse anche 
egli nello studio delle leggi. 

I Panizioni. Fra costoro resero chiaro il loro nome Mar- 
silio, che per la sua scienza civile e canonica (1401) ebbe la 
carica di podestà di Piacenza ; ed un altro Marsilio Panizzone, 
anche dottore di leggi, il quale e per lo studio e per i lodevoli 
suoi costumi visse in molta stima presso i suoi concittadini. 

Gli Sloriiglioni. Illustri membri di questa famiglia sono: 

Guglielmo Stortiglione (149o), dottore d'ambe leggi, il quale 
fu in grandissima stima e favore presso Ludovico re di Francia, 
da cui, in considerazione delle sue virtù e de' suoi meriti, fu 
innalzato a dignitose cariche in varie città dello stato di Mi- 
lano, ond'egli si era impadronito. Essendo egli vicario del po- 
destà di Tortona si diportò in quell'officio così saviamente , 
che per 'decreto di quel municipio gli fu conferita la cittadi- 
nanza ed il privilegio di poter condurre le acque del terri- 
torio tortonese per la Fraschetta in quello di Alessandria a 
profitto delle sue possessioni, che in quella parte egli aveva 
ampiissime. 

Girolamo Stortiglione, dotto giureconsulto, fu pel suo va- 
lore chiamato in patria ai più alti officii della città, e n'ebbe 
tutti gli onori ^ e al di fuori sostenne dignitosamente molte 
importanti ambascierie presso grandissimi Principi. Quest'illustre 
alessandrino fu padre di 

Marc'Antonio , anch'egli distinto nello studio delle leggi , 
e molto lodato per la nobiltà dell'animo e la squisitezza dei 
costumi. 

1 Baratta. Fra questi si segnalarono massimamente nella 

milizia Aluiggi Baratta, capitano di fanteria, il quale si acquistò 

bella fama per molti fatti eroici in tutte le guerre de' suoi 

tempi , e singolarmente in quelle del Piemonte 3 ed i suoi fi- 

13 Dizion. Geogr. ec. Voi. XXVU. 

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186 ALESSANDRIA 

gliuoli Alessandro, che dapprima fu capitano d*urfa compagni» 
di fanti italiani al soldo di papa Pio V, e poscia colonnello di 
alcune compagnie nelle guerre di Savoja ; e Giacomo Fran- 
cesco, il quale fu dottore in leggi, a' suoi tempi molto ono- 
rato si per la dottrina , come per la gentilezza de' costumi. 

I Rossi. Da questa famiglia uscì Gioanni Antonio , celebre 
giureconsulto, il quale, dopo di essere stato professore dileggi 
in quasi tutte le università d'Italia , per le sue benemerenze 
e per la sua alta scienza fu nominato conte e senatore di 
Torino. E autore di alcune opere , le quali pubblicate colle 
stampe sono citate nelle scuole e dai dotti tenute in gran- 
dissimo pregio. Fiorì circa la metà del secolo xvi. 

I Coìli. Fra costoro si distinsero : 

Giacomo Colli (1292), il quale intervenne aìla stipulazione 
del trattato di pace, che si conchiuse tra Alessandria sua patria, 
ed Acqui città del Monferrato. 

Borino Colli (1480), capitano di giustizia in Milano, godè 
la stima e la grazia di Ludovico Sforza e poscia di Gioanni 
Galeazzo, duchi di quella città, dai quali ottenne molti e sin- 
golarissimi privilegi che accrebbero d'assai lo splendore di 
sua nobile fiiraiglia. Bonino ebbe anche un fratello per nome 
Agostino , che fu protonotario apostolico e prelato di gran 
nome. 

Castellino Colli si segnalò principalmente per la sua sincera 
religione^ infatti nell'occasione che a Roma venne dato il 
sacco dalle soliiatesche francesi, di cui era capo il Borbone, 
s'indusse , benché a carissimo prezzo, di levar dalle mani di 
un barbaro una spina della corona di G. C. Redentore, della 
quale, trovandosi vicino a morte, fece dono alla chiesa catte- 
drale di Alessandria , sua patria , dove ancor di presente si 
conserva, e si tiene in somma venerazione. 11 Castellino ebbe 
un nipote nella persona di Marc'Antonio che fu dottore dei 
sacri canoni, ed arciprete della Pieve di Cairo, terra già com- 
presa nella diocesi di Pavia. 

1 CoUica. Questa famiglia venne molto illustrata dai se- 
guenti suoi membri: 

Signorino Cotlica, dottissimo in leggi, il quale dopo di avere 
con somma saviezza ed integrità esercitate alte cariche »* 
molte città d'Italia, fu creato senatore di Milano. 



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ALESSANDRIA 187 

Altro Signorino Conica , più giovine , fu ancb'egli giure- 
consulto di molto valore ed oratore eloquente. Oltre ad al- 
cuni dotti consigli in materia legale , lasciò parecchie ora- 
zioni che fanno conoscere il suo nobile ingegno. Aveva negli 
ultimi suoi anni impreso a trattare la storia di Alessandria 
patria sua , ma prevenuto dalla morte non potè condurla a 
termine. 

Cesare Cottica, in grazia de' suoi talenti e delle sue nobili 
virtù , venne da Filippo re di Spagna investito con titolo 
marchionale di Cassine, terra cospicua delio stato di Milano. 
Figliuolo del marchese Cesare fu Lorenzo, non degenere dalle 
paterne virtù. 

1 PeUinari, Di questa famiglia sono membri distinti: 
Giacomo Peltìnaro (1227), il quale per la sua perspicacia 
fu mandato ambasciatore per trattar la pace a nome di Ales- 
sandria, patria sua, colla città di Acqui. 

Priamo Pettinare, giureconsulto di somma dottrina ed in- 
tegrità, da Pio V sommo pontefice, a cui fu molto caro per 
le doti e della mente e dell'animo, fu nominato governatore 
di Spoleto. Lasciò preziosi manoscritti di materia legale , i 
quali si conservano presso suoi parenti. 

Gli Squarza/ichi. Meritano onorevole menzione: 
Uberto Squarzafico (1224), il quale fu molto commendato 
per il buon reggimento che introdusse mentre governava la 
repubblica. 

Girolamo Squarzafico (1486), si distinse per la sua valentia 
nelle lettere greche e latine. Questo nobile alessandrino, tratto 
dall'amor del sapere, percorse tutta la Grecia, donde, dopo di 
aver>accolti i tesori di quella lingua, ritornò in Italia, e fer- 
roalosi a Veni'zia , fu da quella repubblica finché visse con 
onora tissima provvisione trattenuto , afiìnchè ivi insegnasse 
alia gioventù le ottime discipline. 

Agostino Domenico Squarzafico , insigne dottor di leggi , 
fu per alcuni anni pubblico lettore d'Insiituta nella sua patria, 
ove acquistossi un così bel nome, che venne da prima creato 
podestà di Valenza, e poscia mandalo per la sua città oratore 
in|Milano. 

1 Gambaruli. In questa nobile famiglia si segnalarono: 
Ardizone Gaml)aruto (1198), il quale siccome dotato di 



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188 ALESSANDRIA 

molta abitila nel trattar negozii anche rilevantissimi , inter- 
venne alle stipulazioni delle tregue fatt^ tra le città di Ales- 
sandria , Vercelli ed Asti per una parte , ed il marchese di 
Monferrato per Taitra. 

Luchino Gambaruto (1495), si rese chiaro per le sue be- 
nemerenze verso la patria. Intorno a questo tempo fiorì pure 

Nicolò Gambaruto , celebre professore di leggi , il quale , 
dopo di aver insegnata la giurisprudenza in varie università 
d'Italia, fu da Ludovico Xll re di Francia, del quale godeva 
la confidenza e la stima, chiamato a Milano e nominato suo 
consigliere. 

Tiberio Gambaruto , esimio giureconsulto , percorse una 
splendida carriera esercitando alti oifici nella Romagna e nella 
Lombardia. 

Ippolita Gambaruto , moglie del prelodato Aluiggi Claro 
insigne dottore di leggi e senatore di Milano, acquistossi col 
suo raro ingegno una grande celebrila. Di questa illustre gen- 
tildonna abbiamo parlato più sopra (Vedi Appendice pag. ^^3). 

Ortensio, Nicolò e Tiberio tutti e tre fratelli Gambaruto, sì 
distinsero nello studio delle l^ggi il primo e rutti mo , emu- 
lando le nobili virtù degli avi toro ; Nicolò poi acquistò fama 
di valente capitano militando sotto i vessilli del duca di Lo- 
rena : provocato egli scese a combattere in camicia nello 
steccato , e con grandissimo suo onore vinse fra gli applausi 
di quel Duca il suo avversario. 

I Mantelli. Fra costoro si resero illustri : 

Sebastiano Mantello (1509), dottore di leggi celebratissimo, 
il quale per la sua probità e dottrina venne chiamato ad eser- 
citare le alte cariche di podestà di Valenza , poscia di Tor- 
tona, di Piacenza; ed in ultimo da Ludovico Xll re di Francia, 
che in allora occupava lo Slato di Milano, fu creato podestà 
di Lodi , ove mentre con soddisfazione universale di quella 
città attendeva a' suoi doveri, mancò ai vivi lasciando gran- 
dissimo desiderio di sé. 

Ottaviano Mantello, anche giureconsulto di molto merito , 
insegnò la giurisprudenza in Avignone, in Parigi ed in quasi 
tutte le universilà d'Italia; esercitò alti offici; e fu per le sue 
virtù e la sua sapienza in grandissima slima presso molti 
principi, e singolarmente presso Timperatore Carlo V, da cui 



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ALESSANDRIA 189 

fu creato conte palatino con molle prerogative ed insigni pri- 
vilegi, estendibili anche a' suoi discendenti. 

Emilio Mantello, fu figliuolo di Ottaviano anzidetto, del quale 
seguì le nobili pedate nello studio delle leggi, e neiresercizio 
di onorati ofBci nello Stato di Milano. 

Girolamo Mantello , fu pure qual valente giurisperito in 
molta stima presso ì suoi concittadini. 

Gli Olari Di questa nobile famiglia furono: 

Antonio Olaro , esimio dottore di leggi , il quale dopo di 
essere stato pretore in molte città della Lombardia, andò am- 
basciatore presso Filippo re di Spagna, col quale ebbe a trat- 
tare importantissimi aiFari in servigio della patria. 

Gioanni Francesco Olaro , dotto in leggi ed in ogni altra 
nobile disciplina , fu potiestà di Milano e successivamente di 
molte altre città dello Slato. 

Camillo Olaro, fratello di Gioannt Francesco anzidetto, ve- 
stito Fabito sacerdotale e addottoratosi in ambe leggi , ebbe 
Tarcipretura di Monza, cui a sommossa del cardinale Alessan- 
drino rinunciò e si condusse in Roma , ove per la sua de- 
steri tà ed accortezza, cattivossi la grazia del sommo pontefice 
\*ìo V, da cui fu nominalo da prima protonoia rio apostolico 
e poscia referendario delTuna e delTaltra segnatura, donan- 
dogli ad un tempo alcuni benefizii semplici , già propri dei 
monaci Umiliati. 

Gli Stranci. Da questa antica e nobile famiglia uscirono : 

Opizzone Stranco (1191), uomo di molta prudenza, il quale 
intervenne ad una convenzione che si fece tra gli alessandrini 
ed il popolo di Basaluzzo. 

Arrigo Stranco (1224) , fu presente all'atto di pace fatta 
tra gli alessandrini e la città di Acqui. 

Gioanni Giacomo Stranco, giovine d'animo invitto, sì se- 
gnalò in tutte le guerre de' suoi tempi. Partito semplice sol- 
dato , pervenne in Lorena ai più alti gradi della milizia. Fu 
luogotenente di D. Giovanni De Medici e capitano generale 
delle fortezze dello Stato dell'impera tore Rodolfo. Fece la 
morte dei prodi combattendo valorosamente in Chiavarino , 
ove comandava tutte le artiglierie. L'Imperatore anzidetto, in 
contemplazione dei fatti eroici di questo valoroso guerriero , 
concedette alla di lui famiglia ampissimi privilegi. 



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190 ALEX, ALFENl e ALFIANO 

Collegio di teggisti. Cbiudiamo questi cenni sulle famiglie no* 
bili di Alessandria col notare, che questa cittSi unitamenle a 
Bergoglio, oltre ad un collegio nobilissimo di dottori di leggi, 
fra i cui membri ogni sei mesi si eleggevano quattro giu- 
dici ordinarii pei cittadini, aveva un altro collegio di eccellenti 
medici j ed un terzo collegio di notai. 

Arma della città di Alessandria. L'arma propria di questa cittk 
si è una croce in piedi di color rosso in campo d'argento , 
collocata entro uno scudo aggrappato lateralmente da due alati 
griffoni, il quale è sormontato da una corona aperta, intorno 
a cui leggesi il seguente verso : 

Deprimit elatos, levat Alexandria stratos. 

ALEX ; sta nel Genevese alla sinistra del Pier, in distanza 
di miglia quattro, a scirocco, da Annecv. 

Questo comune che ora (an. 1848) novera 842 abitanti , 
nel 1774 ne contava soli 601. 

Era già compreso nella diocesi di Geneva. 

Fu signoria dei Favier di Ciamberì, baroni du Noyer. 

ALFENI; terra di Sardegna , che giace neirincontrada di 
Mamilia. 

ALFIANO; siede nel Casalasco a pie di una ridente collina, 
in distanza di circa 12 miglia, a libeccio, da Casale. 

Nella regione denominata delle Are, posta alle falde setten- 
trionali del Monte di s. Spirito, alla distanza di chilometri 2 1|2 
a tramontana da Alfiano, trovansi tre sorgenti d'acqua sol- 
forosa che scaturiscono da un terreno tofaceo, alla quantità 
di 60 ettolitri circa nelle 24 ore , formando per un lungo 
tratto del terreno su cui scorrono, un sedimento bianchiccio 
solforoso. Questa sorgente è poco frequentata, stante Tinco* 
moda sua posizione; fu però riconosciuta utile nelle affezioni 
morbose, ed il signor Cantù vi scopri del jodio allo stato di 
idrojodato. 

Sui confini del territorio di quest'istesso luogo, in distanza 
di 500 metri verso levante, nella regione del Troglio, scatu- 
risce a pie di una rupe tofacea, ed accanto ad un piccolo rio, 
un'altra sorgente solforosa , di cui s'ignora il tempo della 

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ALGHERO E ALICE 194 

scoperta. I suoi caratteri fisici sono simili a quelli delle acque 
solforose fredde : è untuosissima al tatto, e tramanda molto 
ionlano il suo odore epatico. E adoperata soltanto dai vicini 
abitanti come diuretica purgante. 

Alfìano sotto il nome d'iAlfezianum, Alpezianum ed Arpezianum 
viene rammentato in antichi documenti , di cui uno risale 
all'anno 899, il quale dice: in nomine Domini etc. ref)nanie dorano 
Btrengario , anno XU mense januario indictione II (899) donatio 
facta per Staurasium episropum Astensem eanonicis de ecclesia 
beati Petri Apostoli in villa Quarto, item de omnibus decimis civi" 

tatis Astae, et villarum ei adjacentium, Vallis Verciae Alpe- 

ziani . . . cum omnibus harum villarum ecclesiis , et earum terri- 
toriis eie. 

Il comune di Alfìano era già compreso nella diocesi di Ca* 
sale, da cui venne smembrato nellanno 1474. 

Alfìano passò nel dominio dell'augusta casa di Savoja in 
virtù del trattato di Torino, conckiuso addì 9 ottobre del 1703. 

Veniva eretto in feudo con titolo marchionale a favore dei 
Natta di Tonco. 

In Alfìano ebbe la culla Gioanni Francesco Razzano, il quale 
fiorì nel 'secolo xvii. Datosi allo studio dell'amena letteratura, 
coltivò singolarmente la poesia: è autore delle seguenti opere: 

Un volume di rime amorose, eroiche e lugubri, intitolate: 
Le corone di Apollo, 

Urania , rime morali e sacre. 

Fiori di Pìndo, odi pindariche. 

V amorosa costanza, coronata dalla virtù. 

I primi vagiti di Clio, ossia Aborti poetici. Centuria di sonetti. 

La virtù raminga. La speranza omicida. Il fulmine del mondo: 
odi pindariche. 

ALGHERO^ città vescovile, capoluogo della provincia e del 
mandamento del suo nome; sta nel capo di Sassari , in di- 
stanza di 36 chilometri, a libeccio, da questa citlà. 

Alghero* conta due collegi elettorali, uno di 575 , Taltro di 
576 elettori inscritti. 

ALICE; giace tra il Borroida ed il Belbo , a tramontana 
«Iella città d'Acqui, da cui è distante due miglia. 



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192 ALICE INFERIORE ecc., e ALLA 

Di circa 1292 ettari è la superficie di questo comune , il 

quale nel 1774 noverava 1766 abitanti; ed ora (an. 1848) 

ne conta soli 1361. 

Pervenne all'Augusta Gasa di Savoja nel 1703. 
Fu contado dei Gotta di Brusasco. 

ALICE INFERIORE; trovasi ai confini del Vercellese , in 
distanza di circa dodici miglia, a ponente, da Vercelli. 

Questo comune ha (1848) 1886 abitanti; nell'anno 1774 
non ne aveva che 1610. 

Veniva compreso nel contado di Masino. 

ALICE SUPERIORE; sta nella valle di Gby , sul torrente 
Gauna, a maestrale d'Ivrea, da cui è distante cinque miglia. 

Vi sono cinque fucine in cui si fanno chiodi , arpioni e 
bandelle. 

Nel 1774 gli abitanti di questo comune erano in numero 
di 1053; di presente (1848) ascendono a 1110: le case ne 
sono 189, le famiglie 210. 

Fu feudo semovente del vescovo d'Ivrea, dal quale passò in 
seguilo ai Sammartini di Gastelnuovo. 

'ALICIACIA; spiaggia nel territorio di Gastelsardo in Sar- 
degna: ha il vantaggio di un terreno piano, ciato da ameni 
colli, rigogliosi per bella coltura , e solcati da un piccol rio 
che serve di confine a questo distretto : ivi possono comoda* 
mente approdare piccoli bastimenti. 

ALIGOSTA ; cala nel territorio di Teulada in Sardegna : 
questo piccol porto , allo a ricoverare otto brigantini , resta 
pel sito naturale piegato in siffatto modo , che difficilmente 
qualunque mal tempo può recar danno o molestia alcuna alle 
navi ivi raccolte : veniva ben sovente visitato dai Turchi , 
i quali potevano starvi nascosti colla comodità di provve- 
dersi d'acqua , che scaturisce da una rocca in un boschetto 
colà vicino. 

ALLA; terra che sta in Sardegna nell'incontrada di Monte 
Agudo. 



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ALLÉE-BLàNCHE ecc., e ALLINGES-MESSINGES 193 
ALLA; cala nel territorio di Bosa in Sardegna: è capace 
di dieci feluche. 

ALLEE-BLANCHE; monte che s'aderge a maestrale di Aosta : 
per esso dal luogo di Courmayeur t^^giltasi a Beaufort nella 
Tarantasia. 

ALLEIN; è posto sulla sinistra del Butier, a tramontana di 
Aosta, da cui è distante sei miglia. 

Questo comune, che nel 1774 non contava che 606 abi- 
tanti, ora ne ha 737. 

Veniva compreso nella baronia di Gignod: spettava già ai 
Tollein di Brissogne, i quali, nel 1605, lo alienarono ai ca- 
nonici di Montjovet. 

ALLEMAND; castello che sorgeva nel Chiablese: fu signoria 
dei Bouvier, baroni dTvoire. 

ALLÉRY; terra che sta nel Genevese , in distanza di due 
miglia , ad ostro , da Annecj. Fu , nel 1699 , infeudata con 
titolo comitale al presidente e conte di questo nome. 

Fa parte del comune di Vieugy. 

ALLÉVES; sta sul Cheran ai confini del Genevese e della 
Savoja-Propria, in distanza di miglia dieci, ad ostro, da An- 
necy. 

Di giornate 2141 è la superficie di questo comune, il quale 
novera (1848) 386 abitanti, mentre nel 1774 ne aveva soli 221. 

ALLINGES-MESSINGES; giace nel Chiablese, in distanza 
di due miglia, a libeccio, da Thonon. 

Vi si tengono due annue fiere, che ricorrono il ^8 maggio 
e il 17 agosto. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 erano solo in 
numero di 520, ascendono ora (1848) a 1057; le case ne 
sono 170 e le famiglie 201. 

Era già compreso nella diocesi di Geneva. 

Verso la metà del svi secolo in Allinges-Messinges veniva 
eretta una commenda dei ss. Maurizio e Lazzaro. 



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194 ÀLLONDAZ e ALLONZIER 

ALLONDÀZ^ è situato sul dorso di una ertissima montagna^ 
a maestrale di Albertviile, suo capoluogo di mandamento, da 
cui è distante ciro due miglia. 

Il territorio di questo comune ha una superfìcie di 1050 
giornale. Gli abitanti nel 1774 ne erano in numero di 453, 
ora (an. 1848) se ne contano soli 432. 

Nei tempi andati era in questo luogo un beneficio rego- 
lare! che nel 1604 fu eretto in commenda dei ss. Maurizio e 
Lazzaro. 

Veniva compreso nella baronia di Cbevron. 

ALLONZIER ^ sta nel Genevesc presso i piccoli Usses , in 
distanza di quattro miglia, a tramontana, da Annecj. 

Nel territorio di questo comune , la cui superficie si cal- 
cola a 1815 giornate, scaturisce un'acqua solforosa termale, 
conosciuta sotto il nome di La-Caille, 

Questa sorgente trovasi nella valle di Lanben^ ossia di Los 
£acns, sulla manca del torrente Des Usses ^ che Taltraversa da 
levante a ponente, al dissotto del ponte sospeso (Vedi La- 
Caille Voi. IX, pag. 2!j in distanza di circa 1250 metri da 
Allonzier. 

L'acqua solforosa di La-Caille Tu riconosciuta , al dire del 
comm. Berlini, da Bonvicino nel 1784, ed in seguito ricordata 
dal Despine e dal Grillet. Beaurnont , il quale la visitò due 
volte e ne fece un'esatta descrizione, asserisce, appoggialo alla 
tradizione degli abitanti dei contorni, aver esistito altre volte, 
e forse al tempo de' Romani, un qualche stabilimento termale 
presso quella sorgente. Quest'opinione sarebbe confermata 
dagli avanzi d'un bagno scavato in parte nella rupe^ dalle 
ruine di antiche mura che vi si scorgono tuttavia^ e da una 
medaglia di rame coll'impronta deirimperatore Costantino , 
che si rinvenne poco lungi dal molino chiamato da alcuni 
La Poyat, e da altri LaGuya, posto inferiormente alla distanza 
di 2500 metri circa dalle sorgenti termali. 

Queste sorgenti sono due, e stanno all'altezza di 260 cen- 
timetri dal livello del sottostante torrente-, la prima delle 
quali , la sola usata , scaturisce perennemente nella quantità 
di 48 a 50 litri fra gli strati d'una rupe calcare, e, raccolta in 
un apposito canale di legno cht^ attraversa il torrente , vien 



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ALLONZIER 195 

condona direltamente nelle vasche dello slabilimento, ove si 
trovano gli opportuni apparecchi per farla, all'uopo, scaldare. 
La seconda sorgente , poco discosta dalia prima , scaturisce 
frammezzo ad un ammasso di rottami di rupe , e si scarica 
nel lorrenle. Oltre a queste due principali sorgenti osser- 
vansi parecchi fili o rigagnoli di acqua minerale, che filtrando 
fra gli strali della rupe sì perdono nel terreno. 

Dall'acqua si eslricano molte bollicine di un fluido elastico, 
che, messo in contatto colla fiamma , s'accende nella stessa 
guisa del gaz idrogeno. Nello sgorgare dalla rupe è alquanto 
bianchiccia , ma esposta all'aria diventa tosto chiara e lim- 
pida : esala un odore assai forte di gaz idrogeno solfurato , 
che , sensibile ad una gran distanza , ma poco aderente al- 
l'acqua, in breve svanisce: il sapore è sulfureo e leggiermente 
salso. Bonvicino ne trovò la temperatura di gradi 25 nel 1784: 
Tingry di 21 14)100: Beaumont di 21 ed alcune linee nella 
prima sorgente, e di gradi 18 1)8 nella seconda, segnando il 
termometro all'aria gradi 16: Morin la riconobbe di 30 cen- 
tigradi. 

La più recente analisi di queste acque , fatta dal valente 
chimico P. Morin , dimostra ch'esse su 1000 grammi con- 
tengono: 

Gaz acido carbonico grammi 0,0166 

id. id. solfidrico » 0,0071 

Azoto » 0,0320 

Bicarbonato di potassa? » 0,0039 

id. di soda » 0,0636 

id. di magnesia » 0,0188 

Carbonato di calce » 0,1040 

Solfuro di calcio » 0,0052 

Cloruro di sodio » 0,0050 

Solfato di calce » 0,0120 

id. di magnesia » 0,0512 

id. di allumina » 0,0046 

Silicato d'allumina » 0,0052 

id. di magnesia » 0,0215 

Glairina — una quantità indeterminata. 

Alcune sperienze intraprese sulla seconda sorgente hanno 

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196 ALLUVIONI D^ CAMBIO' ecc., e ALMESE 
provato al sig. Morin che essa è dì natura analoga alla prima. 

Da lunga pezza Tacqua di La-CaiUe viene adoperata dagli 
abitanti dei dintorni con grande vantaggio negli ingorgamenti 
linfatici, nei reumatismi ed in molte affezioni cutanee. Egli 
è sperabile che famenità del luogo e la purezza dell'aria , e 
sopratulto il miglioramento delle strade vi attrarranno un 
maggior concorso che per Taddietro. 

Allonzier nel 1774 noverava soltanto 201 abitanti, attual- 
mente (1848) ne conta 637. 

Era già compreso nella diocesi di Geneva. 

Fu baronia dei Lambert di Angeville, da cui passò ai Gar- 
nier del luogo di Brentonex. 

ALLUVIONI DI CAMBIO 5 sta sulla destra del Tanaro, in 
distanza di otto miglia, a greco, da Alessandria. 

ALMA ^ giace nella valle di Maira sulla manca del torrente 
di questo nome, a maestrale di Cuneo, da cui è distante 15 
miglia. 

Gli abitanti di questo comune, che, nel 1774, ascendevano 
al numero di 459, ora (an. 1848) sommano a 502. 

Faceva già parte della diocesi di Torino, dalla quale venne 
smembrato nel 1511. 

Ebbero questo luogo in Feudo con titolo comitale i Gioja 
ed i Pastoris, i quali nel 1660, lo alienarono ai Porporati 
Falcombelli dei signori della vai di Luserna, che si estinsero 
neiranno 1774, e vi succedettero i Porporati di Sampeyre. 

ALMA; torrentello che si scarica nello Stura meridionale. 

ALMESE; mandamento. Questo mandamento compreso nella 
provincia di Susa confina : a tramontana colla giogaja che 
dal monte Civrari volge sino alla punta dell'Arpone; a levante 
coi limiti della provincia susina, principiando dalla cima del- 
r Arpone sino alla Dora Riparia; a mezzodì con questo fiume- 
torrente , che lo separa dal mandamento di Avigliana; ed a 
ponente col contrafforte , che sì estende dalla punta Civrari 
sino alla Dora, toccando la punta di Sapei al Pilone, che lo 
divide dal territorio di Condove. 

il mandamento di Almesc , la cui superficie si è di chilo- 

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ALMESIO, ALPE, ALPETTE e ALPIASCO 197 
metri quadrati 455,89, ha una popolazione di 7,245 abitanti: 
le case ne sono 1,253^ le famiglie 1,442. 

Compongono questo mandamento i seguenti comuni: Ai- 
mese capoluogo, Rivera, Rubiana e Villar. 

Almese; capoluogo di mandamento: è posto su di un al- 
tipiano alla sinistra della Dora Riparia , in distanza di circa 
dodici miglia , a levante , da Susa. 

Vi si fanno due annue fiere; una nel terzo lunedì di aprile 
e dura tre giorni ; Taltra nel secondo lunedi di ottobre e 
dura parimente tre giorni : vi si tiene anche un mercato nel 
martedì d'ogni settimana. 

Gli abitanti di questo comune che nel 1774 sommavano 
solo a 744, ora (an. 1848) ascendono a 1,220. 

Dappresso a questo luogo sorgeva un antico castello detto 
di s. Mauro. 

Fu già feudo dell'abazia di s. Giusto, da cui passò con ti- 
tolo comitale ai Bertoleri di Torino. 

ALMESIO 5 rivo che scorre nel territorio di Ceres. 

ALPE 5 terra che sta sulla sinistra del Trebbia ad ostro di 
Bobbio, da cui è distante miglia diciotto circa: è provvista 
dì una chiesa parrocchiale dedicata a s. Siro: fa parte del 
comune di Gorretto. 

ALPETTE; siede sulla pendice meridionale d'una montagna 
nella valle di Pont, alla destra dell'Orco , in distanza di do- 
dici miglia circa, a libeccio, da Ivrea. 

Gli sono unite le borgate di Serai, Nero, Anrosso, Cerretti 
e Pozzo. 

Questo comune era anticamente un semplice cantone, di- 
pendente dal luogo di Pont, da cui venne separalo il 2 marzo 
del 1622. 

Ha una popolazione di 758 abitanti; nel 1774 ne contava 
soli 620. 

Veniva compreso nel contado di Valperga. 

ALPIASCO. Vedi PIASCO Voi. XIV, pag. 451. 

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198 ALPICELLA e ALPIGNANO 

ÀLPICELLA; terra popolosa che sta a greco di Savona, in 
distanza di otto miglia circa da questa città: oltre ad una 
cappella sotto il titolo di K. D. della Nunziata, ha una chiesa 
parrocchiale dedicata a s. Antonio abate. Questa terra fa parte 
del comune di Varazze. 

ALPIGNÀNO ^ sta sulla Dora Riparia, a ponente di Torino, 
da cui è distante, sei miglia. 

Evvi una stazione del telegrafo. 

Ha pure il vantaggio di una stazione della strada ferrata 
da Torino a Susa (1). Questa stazione è alla distanza di chi- 
lometri 14 da Torino e di o9 da Susa. 



(1) La strada ferrata da Torino a Snsa venne concessa per legge 17 
marzo 4853. Gli appaltatori ne furono ì signori Jackson, Brassey ed Hen* 
frey al prezzo di lire 6,^70,000 , rappresentate da i%6kO azioni di 500 
lire ciascuna. 

II Governo si obbligò a provvedere il materiale mobile^, ed il personale 
occorrente alPesercizio ed alla manutenzione della strada , ricevendo in 
compenso il 50 per cento del reddito lordo. L\iltra metà dei prodotti viene 
applicata al pagamento degli interessi^ guarentiti del 4 i\^ per cento. 

Questa ferrovia muove dallo scalo di Porta Nuo\a in Torino , piega a 
libeccio^ indi verso ponente, percorrendo da Torino a Susa 53 chilometri. 
Da Torino a Collegno la linea procede regolarmente poco rilevata sui 
terreni adiacenti, e non offre opere d^importanza se non alcuni piccoli ponti 
sul canali d'irrigazione stntì eseguiti con armature in ferro affatto semplici. 
Da Collegno ad Alpignano si dovette eseguire un rilevato che oltre ad un 
chilometro si tiene alla considerevole altezza di più di 15 metri; oltre- 
passata di poco la stazione di quest'ultimo luogo, s'incontra uno scavo fatto 
entro colline , della lunghezza di un chilometro; questo scavo è alla pro- 
fondità di 35 a 40 metri in alcuni siti, e susseguito da un rialzo di eguale 
considerazione; indi la via prosegue sempre a fianco delle adiacenti 
colline attraversando la strada reale di Francia presso la Perosa. Non 
lungi da s. Antonino si osserva il ponte sulla Dora degno di ammirazione 
per la sua obliquità ad angolo di 45 gradi, diviso in 4 archi di 14 metri 
ciascuno , misuralo nel senso dell'obliquità con saetta di metri S IfS^ , 
della totale lunghezza di metri 76 , avente la larghezza interna tra i due 
parapetti di 8 metri, essendo Palveo della Dora slato sistemato con argi- 
nature considerevoli. Un'altra opera importantissima di questa via, la quale 
merita eziandio Tattenzioue dei viaggiatori , è quella che fu giuocoforza 
ideare ed eseguire nelPiucontro del Ghiandola: quivi la ferrovia passa 
sotto a questo torrente, le di cui acque sono trasportate da una parte al- 
l'altra mediante un ponte tubulare , sostenuto da due forti spalloni di- 



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ALPIOLO, ALTACOMBA, ALIANO e ALTARE 199 

Gli abitanti del comune di Alpignano sono (an. 1848) in 
numero di 1734 ; nel 1774 sommavano a soli 1542. 

Vi esiste una scuola comunale maschile^ ed un'altra vene 
ha femminile stabilita a favore dei poveri dalla congregazione 
di carila. 

Nella prima metà del secolo xiv questo luogo era capo di 
una cappellania, che comprendeva eziandio Villanova di Malfai 
e Val della Torre. 

1 Provana ebbero Alpignano in feudo, il quale, nel 1571 , 
fu riunito al contado di Frossasco. 

ALPIOLO; dipendenza di s. Morizio di Opaglio nel prin- 
cipato di Orla. 

ALTACOMBA. Vedi HAUTE-COMBE Voi Vili, pag, 310. 

ALTANO (capo)-, promontorio che s'adeige in Sardegna 
nel territorio dlglesias, al punto d'incontro dei lati occiden- 
tale ed australe deirisola. 

ALTARE; è posto sul pìccolo Bormida, a 417 metri sopra 
il livello del mare, in distanza di dieci miglia circa, a mae- 
strale , da Savona. 



stanti Tono dalPaltro 8 metri: il fondo del ponte sta alPelevatezza di metri 
5^ S5 dal piano della strada ; la larghezza di questo tubo è di 5 metri; 
le sponde sono alte metri % Il Ghiandola è contenuto superiormente al 
ponte da forti arginature^ che ne costituiscono le sponde per un lungo 
tratto. 

In latta l'estensione della linea questa via ha dieci stazioni poste nei 
luoghi di Torino, Collegno (chilom. 40 da Torino), Alpignano (14), Àvi- 
gliana (^4), S. Ambrogio (:;j8), Condove (3^), S. Antonino (35),Borgone (38), 
Bussolino (45) e Susa (53). 

1 convogli fanno inoltre una fermata presso il luogo di Rosta. 

La solenne inaugli razione di questa ferrovia venne fatta il SS maggio 
del 1854 coirinlervento di S. M. il Re e della R. famiglia. Il convoglio 
reale parti da Torino alle ore 7 1|2 antimeridiane, ed in poco piìi di un^ora 
e mezzo giunse a Susa donde S. iM. il Re, dopo di aver assistilo alla sacra 
funzione, fé' ritorno alla capitale in n\exzo ngli applausi di quei vallet;giani, 
i quali festeggiarono con giubilo questa pacifica solennità industriale. 

Questa via fu aperta al pubblico il 16 dello stesso piese. 



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200 ALTARE, ALTARITO e ALTA SAVOIA 

Nel suo territorio sì rinviene: roccia selciosa sparsa di pic- 
cole lamelle di mica di colore argentino; non che lignite car- 
bonosa fragile. 

La popolazione di questo comune, che nel 1774 non som- 
mava che a 917 abitanti, ascende ora (an. 1848) a 1750. 

Questo luogo fu marchesato dei Millo di Casale, consignori 
di Celle. 

ALTARE; colle alto metri 490 che s'innalza presso Cadi- 
bona. Da questo monte Tappennino ligure, secondo alcuni , 
si distacca dalle Alpi marittime. 

ALTARITO; isoletla che fa parte del distretto di Terranova 
in Sardegna. In questa piccola isola si scorgono le rovine 
della cappella di s. Semprizio, e tre scogli verso terra presso 
la foce del fiume di Terranova. 

ALTA SAVOJA; provincia. Questa provincia che ha per 
capitale Albertville, è compresa nella divisione amministrativa 
di Chambéry. 

Posizione topografica. La posizione topografica dell'Alta Sa- 
voja rilevasi dal seguente specchio: 



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ALTA SAVOJA 



201 



Punti estremi 
sulla linea 
di frontiera 


Punti 
trigonome- 
trici 


Latitudine 


Longitu- 
dine 


Spazio com- 
preso fra due 
punti estremi 
opposti 


Settentrionale 










M. Levant 


Sallanches 


45« 51' OO'i 


4*» 9» 50" \ 


Meridionale 






\ Latitudine 
> 0*» 48' 34" 


M. BeUachat 


M.Bellachat 


45' 321 29" 


40 41 811 


) 


Orientale 










Gol da Bonbomne 


Pointe 
du Four 


45» 44' 00" 


4*» 20» 00" X 


Occidentale 






Longitudine 
> 0*» 34' 50". 


Confini occidentali 
del comune di Grésy 


S. Pierre 
d'Albigny 

1 


45** 34' 34" 


Z^ W 40" 


ì 



Estensione. L'estensione territoriale di questa provincia ri- 
leva a 974. 28 chilometri quadrati. 

Per riguardo alla sua massima lunghezza e larghezza , vedi 
Voi IX, pag. 4 44 in fine. 

La periferia di tutta la provincia , misurata lungo la linea 
dì frontiera, d^ uno sviluppo di circa 168,000 metri , pari a 
68 miglia di Piemonte; cioè: 



Dal monte BeUachat (estremo punto meridionale) 

airisère, al dissopra di Àiton metri 11,000 

Dairisère alla punta più occidentale sopra Grésy . » 4,000 

Dairanzidetta punta al monte Tamié » 15,000 

Dal monte Tamié airestremità orientale di Belle- 



zi riparlarsi metri 28,000 
14 Diiion. Geogr. ec. Voi. XXVIl. 



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202 ALTA SAVOJA 

lìiporto metri 28,000 
combe (punto di separazione delia Savoja Pro- 
pria dall'Alta Savoja) » 24,000 

Dairanzidelto punto al lago di Annecy , ad ostro 

di Duing » 8,000 

Tratto del lago d'Annecy fino alla strada comunale 

di Talloires n 2,000 

Dalla strada anzidetta rimontando fino al M. Lerant » 37,000 
Dal M. Levant (punto estremo settentrionale) fino 

al col du Bonhomme (punto estremo orientale) » 30,000 
Dal col du Bonhomme al col di Cormet .... » 18,000 
Dal col di Cormet alla punta Bellachat » 24,000 

Totale dello sviluppo metri 468,000 



Confini. La provincia dell'Alta Savoja confina : 

A tramontana. Colie province del Genevese e del Fossignì. 
1 punti principali che trovansi sulla linea di frontiera col Ge- 
nevese nella direzione generale da greco a libeccio sono: il 
monte Le Levante il colle ed il monte des Aravis, ed il monte 
Cliarvin. Piega dappoi la linea di separazione airoccidente sui 
colti tra Marlens e s. Ferréol, triglia il rio Montlioux in due 
punti prima di toccare la strada comunale che da quest'ul- 
timo luogo mette a Serraval nel Genevese; e quindi tagliata 
la strada or detta, tira pei monti Arclosan^ tocca le falde della 
Tournetle ai confini di Montmin e di Vertier, taglia la punta 
meridionale del lago di Annecy, segnando i confini fra i co- 
muni di Duing e della Thuìlle. Di là seguita sul dorso del 
contrafforte che nella direzione di tramontana-mezzodì va a 
rannodarsi alle montagne di Bellecombe. 

A ponente. Colla provincia del Genevese, e colla Savoja Pro- 
pria, dai monti di Bellecombe fino airisère, toccando i monti 
Trélod, ì colli d'Orgeval, e di Tamia, e le montagne di Mon- 
tailleur e di Giésy. 

A mezzodi. Colla provincia della Maurienne dalllsère fino al 
monte Bellachat, indi colla Tarantasia dal monte Bellachat al 
col du Bonhomme , toccando i punti seguenti -, cioè : i colli 
di Bouvillard , le denl du Courbeau, le grand Arque^ il colle di 
Basmont, il monte Bellachat, la Croix du Cachet; indi fra i con- 



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ALTA SAVOJA 203 

fini di Pussy e di Rognex alla Motushe , taglia nuoTamente 
risère, rimonta la gìogaja a borea di Fessons sotis Brianconstì 
luogo d^tto la Bianche fino a toccare le Grand Moni , poscia 
pel col de la House , formando un arco , si volge al col du 
Cormet , e di là a greco per Nòire-Dame de Trécole al colle 
du Bonhomme. 

A levante. Colla Tarantasia e col Fossignì. Quest'ultima pro- 
▼incia le sta confinante dal colle du ìhuhomme anzidetto fino 
al M. Levanl, nella direzione generale da greco a maestro, toc- 
cando i punti seguenti: col du Bonhomme^ M. Jouvet, col de la 
Fenélre , col Joìy , le pas de Sion; scende poi la giogaja che 
domina il Nani des Varins fino all'Arly airoriente di Praz , 
frazione di Mégève; taglia il torrente Arly alle foci del Nant 
du Praz e rimonta la giogaja per la montagna du Bon Journal^ 
ìndi ai monti des Àvesncs e des Tétes, e finalmente al M. Lcvant. 

Agricoltura. Questa provincia che per distinguerla dalla Bassa 
o Savoja Propria, appellasi Alla Savoja, quantunque per la sua 
elevatezza presenti l'aspetto di un paese freddo e montuoso, 
qual è realmente; tuttavia fornisce tutte le produzioni dei 
climi temperati, e le sue valli sono ricche di bella vegetazione, 
di feraci pasture e vaste selve, perchè Tagricoltura vi è stu- 
diata e promossa con diligenza e con amore. Ecco come si 
divide il suo territorio per riguardo alla coltivazione: 

Terreni incolti ettari 12,143 

I terreni coltivati sono ripartiti nel modo seguente : 

Terre arative con o senza vigne . ettari 16,599 

Vigne sole » 1,079 

Prati naturali ed artificiali » 24,420 

Orti » 152 

Boschi di castagni » 4,209 

id. di altre specie • 1S,695 

Pascoli » 25,151 

Prodotti vegetabili. Dai terreni così coltivati si ottengono in 
media : 

Frumento ettolitri 50,055 

Barbariato » 33,090 



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204 ALTA SAVOJA 

Segale ettolilri 49,024 

Frumentone » 49,883 

Marzuoli » 5,736 

Patate » 55,800 

Barbabietole ed altre radici » 2,600 

Canapa, lino quint. met. 1,476 

Vino alteni » 1,098 

Vino Tigne eUoi 18,343 

Castagne » 42,090 

Ortaggi q. m. 4,620 

Foraggi » 732,600 

Legna m. e. 51,085 

Pascoli q. m. 383,270 

Prodotti animali. Questa provincia alimenta pure numeroso e 
vario bestiame e notevoli sono i prodotti che se ne ricavano. 

Prodotti minerali. Ecco il valor annuo approssimativo che 
danno le seguenti specie di minerali: 

La lignite L. 2,000 

La torba » 600 

L'ardesia » 48,000 

La calce » 49,720 

Il gesso » 21,600 

La pietra da taglio » 29,000 

La pietra da macina » 1,800 

Totale L. 152,720 



Strade. Cinque sono le strade provinciali dell' Ata Savoja che 
muovono da Albertvìlle; la prima mette a Ciamberìper Mont- 
raellian e Grésy; la seconda' tende a*Moùtiers per Conflans 
e Cervins , la terza porge a Bonneville per Ugine , Megève , 
Flumet e Sallanches ; la quarta si dirige verso la Moriana 
per Conflans e la Croìx d'Aiguebelle^ l'ultima conduce a Gi- 
nevra per Ugine, Faverges e Merlan (Vedi Voi IX, pag.hk^). 

Per riguardo alle strade comunali vedi Voi. or citato, pag. 447. 

Correnti d'acqua. Delle principali correnti d'acqua ond'è sol- 



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ALTA SAVOJA 205 

cala questa provincia , già parlammo al proprio luogo ( vedi 
Voi. precitaio , pag. 446 in fine). 

Montagne, I monti dell'Aita Savoja, i quali sono ramificazioni 
delie Alpi Graje, furono da noi poc'anzi accennati, parlando 
dei confini di questa ^provincia. 

Valli. Le principali ne sono quelle di Grésy, di Ugine, di 
Beaufort , di Faverges e delPIsero tra All)ertviile e Cevins. 
Queste yalli furono già da noi descritte nel Voi precitato , 
pag, 445-46. 

Sorgenti minerali. Si scoprì, non è guari, presso a Gonflans 
una sorgente d'acqua ferruginosa, di cui fece l'analisi il chi- 
mico-farmacista G. Galloud di Giaroberì, il quale constatò in 
quest'acca rossa la presenza dell'arsenico, finora non mai 
rinvenuto in altre acque minerali della Savoja. 

Mandamenti. L'Alta Savoja comprende cinque capiluogo di 
mandamento, i quali abbracciano cinquantun comuni, eccoli : 
1.^ Mandamento*, capoluogo; Alberlville; comuni soggetti: Pkì- 
londaz, Batbie o La-Bathie, Gésarches, Gevins, Essert-Blay , 
Gilly, Grignon, Marlhod, Mercury-Gemillj, Montbion, Pal- 
lud , Rognex , St. Paul , St. Sigismond , Thénésol , Tours , 
Ventbon. 

2.^ id. capoluogo; Beaufort: com. sogg,^ Haute-luce, Queige, 
Villard. 

Z.^ id. Faverges: com. sogg.] Ghevaline, Gons (S. Colombe) y 
Doussard, Giez, La-Tbuille, Marlens, Montmin, S. Ferréol , 
Settenex. 

4.** id. Grésy: com. so^(;.-, Bonviliard, Gléry-Frontenex, Mon- 
tailleur, Nòtre-Dame des Millières, Plancherine, S. Hélène des 
Miliières, S. Vital, Tournon, Verrens-Arvey. 

5.® id. Ugine: com. sogg.\ Gobennoz, Grest-Voland, Flumet, 
Héry , La-Giettaz, Nòtre-Dame de Bellecombe, Outrechaise, 
S. Nicolas la Ghapelle. 

Diocesi. Questa provìncia è compresa nella diocesi di Ta- 
rantasia. 

InstitìUi di pubblica beneficenza. Gli instituli pii dell'Alta Sa- 
voja, ai quali furono applicate le regole dell'editto 24 dicem- 
bre 1836, sono (statistica ufficiale 1841) in numero di 21^ e 
le loro entrate ordinarie ascendono complessivamente a 
L. 10,404. 40. 



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206 ALTA SAVOJA 

Qui diamo i comuni, in cui questi pii instituti si trovano, 
la denominazione di essi instituti e le loro rendite: eccoli: 

In Albertville. Congreg. di carila in Conflans, lire 682. 71 5 
td. neirHòpitHl, L. 580 In Bea ufort capo! noj^o td. L. 2,895. 61; 
in Aréche id. L. 119. 20. In Doussard (krìgreg. di carila L. 500. 
In Esserl-Blay id. L. 267. 12. In Fayerges lÙ L. 549, 92. Ira 
Flumet id. L. 241. 10. In Giettaz id. L. 102. 15. In Haute- 
luce id. L. 246. 56. In Marlens id. L. 456. 65. In Marthod 
id. L. 2,159. 57. In Plancherìne id. L. 18. In Queige id, 
L. 188. 11. In S. Nicolas id. L. 22. 08. In S. Sìgismond id. 
L. 10. In Ugine id. L. 851. 75. In Venlhon id. L. 40. 20. 
In Verrens-Arvey id. L. 244. 75: In Villard id. L. 561. 15. 

Secondo la statistica officiale del 1845 gli instituti pii di 
questa provincia non sarebbero ctie in numero di 20 , colla 
rendita ordinaria complessiva di L. 11,155. 59; e giusta la 
statistica parimente officiale del 1852 sarebbero in numero 
di 21 , e la loro rendita ordinaria sommerebbe complessiva- 
mente a L. 14.646. 91, con un aumento di L. 3,511. 32. 

Istruitone pubblica, NelTÀlta Savoja vi è un solo instituto 
(an. 1854-55) d'istruzione secondaria , in cui s'insegna sino 
alla filosofia inclusivamente, cioè il R. Collegio di albertville. 

Le scuole elementari vi sono in numero di 192 , cioè pub^ 
bliche maschili 102 , femminili 77 ; private maschili 7, privale 
femminili 6. 

L'istruzione degli abitanti nell'anno 1848 n'era: maschi che 
non sapevano né leggere , né scrivere 9,909 , che sapevano 
soltanto leggere 5558-, che sapevano leggere e scrivere 11,396^ 
totale 24,845. Femmine che non sapevano né leggere, né scri- 
vere 13,562, che sapevano soltanto leggere 6522, che sape- 
vano leggere e scrivere 5,945^ totale 26,029. 

Commercio. Ecco la tabella delle fiere e dei mercati dal Go- 
verno conceduti fino a questi ultimi tempi ai varii luoghi di 
questa provincia a fine di attivarne il commercio , il quale , 
dopo l'apertura delle nuove strade che agevolano le comuni- 
cazioni da luogo a luogo, va via ognor più allargandosi. 



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ALTA SAVOJA 


207 




N.*» 


EPOCA 


GIORNI 


COMCTl 


delle 


in cai si faDDo 


in CUI 
tengonsi 
i mercati 




FlERB 


e loro durala 


Albertville 


8 


Il giovedì dopo la domenica di 


Giovedì 






Passione ed il secondo giovedì 


e Sabbato 






dopo - il sabbato dopo la dome- 








nica di Passione ed il secondo 








sabbaio dopo - 4 maggio ed il se- 








condo sabbaio dopo - 40 maggio e 








secondo giovedì dopo - 48 giugno 
e secondo sabbato dopo - 27 set- 
tembre e secondo giovedì dopo 




















- 48 ollobre e secondo sabbato 








dopo - 5 dicembre e secondo 








sabbato dopo. 




Beaufort 


k 


25 maggio - 44 giugno - 29 
sellembre - il secondo lunedì 
dopo il 29 settembre. 


Lunedi 


Faverges 


k 


Il mercoledì dopo T Ascensione 

- la vigilia del Corpus Domini 

- il mercoledì dopo il 29 set- 
tembre - il secondo mercoledì 
dopo il 29 settembre. 


Mercoledì 


Flamet 


k 


Il primo lunedì dopo l'Ascen- 
sione - il primo giovedì di luglio 
- 5 ollobre - il primo giovedì 
dopo Ognissanli. 


Martedì 


Cresl-Voland 


4 


23 giugno. 




Grésy 


i 


25 aprile. 




S. Hélèoe 


4 


2 novembre. 




des Millières 








Toarnon 


4 


4 dicembre. 




Ugine 


3 


Il primo lunedì avanti l'Ascen- 
sione e quindici giorni dopo - il 
primo giorno non festivo dopo il 
40 agosto, ed il primo giorno non 
festivo dopo il 24 agosto - il lu- 
nedì dopo Ognissanti e il terzo 
lunedì dopo. 


Lunedì 









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208 ALTAVILLA 

Popola%ione. Gli abitanti di questa provìncia, che nell'anno 
1838 ascendevano al novero di 49,758, ora (an. 1848) som- 
mano a 50,872, di cui 24,843 maschi e 26,029 femmine, tutti 
cattolici; le case ne sono 8,709, le famiglie 9,925 (Vedi Voi IX, 
fOQ, 445j. 

1 fabbricaU soggetti alla legge d'imposta 31 marzo 1851 sono 
in numero di 1856, di cui 1410 sono fabbricati ordinarii^ e 
446 opifiii. La rendita netta decretata monta alla somma di 
L. 130,319. 

1 militi della Guardia nazionale in servizio ordinario sono 
16,396, nella riserva 6,530; totale 22,926. 

Grinscritti della leva miliiare ordinaria (1853) si contano 523; 
contingenti di prima categoria 97 , contingenti di seconda 
categoria 32; totale 129. 

Statistica medica. 1 mentecatli di questa provincia , che nel 
decennio 1828-37 furono ricoverati negli stabilimenti dello 
stato, sono 7, di cui 3 maschi e 4 femmine. 

1 gozzuti n'erano (1845) 1054; i cretini senza gozzo 140 , 
con gozzo 206, non classificati 16; totale 362. 

1 vaccinati dall'anno 1819 al 1848 ascendono a 10,914. 

I suicidi e tentativi di suicidio dal 1825 al 1839 sono com- 
plessivamente in numero di 11. 1 suicidi consumati, 11. 

II personale sanitario nel dicembre del 1849 era composto 
nel modo seguente : dottori in medicina 8 , dottori in chi- 
rurgia 2, dottori esercenti le due facoltà 2, chirurghi appro- 
vati 3, levatrici 3, farmacisti 4. 

ALTAVILLA; sta nel Gasalasco, alla sinistra del Grana, in 
distanza di miglia dieci, a scirocco, da Casale. 

Delle sue strade una mette alla stazione di Felizzano per la 
ferrovia da Torino a Genova. (Vedi la nota apag. 131-34 del- 
VAppendice), 

In Altavilla esistono alcune opere pie , di cui una fondata 
su censiy ha una rendita di 400 lire annue, le quali vengono 
distribuite in tante doti di lire 55 ciascuna a figlie povere , 
morigerate ed appartenenti alle più antiche famiglie del luogo; 
un'altra opera pia fondata in istabili dal medico Stefano Gatti, 
ed accresciuta dal notajo Domenico deiristessa benefica fa- 
miglia, dà un'annua rendita di lire 800 , che sono impiegate 



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ALTÉRNOS ECC., e ALTO 209 

a sussidio dei poveri preferibilmente a sollievo dei malati. Il 
beiiemerilo dottor Gatti anzidetto instituì inoltre una piazza 
gratuita all'università di Torino , la quale venisse aggiudicata 
per concorso coll'obbligo al vincitore di studiare Fostetricia 
a prò delle partorienti povere di Altavilla. 

Vi sono due scuole elementari pei fanciulli, una nella bor- 
gata dei Franchini^ e Taltra nel capoluogo, ove si aprì anche 
una scuola^ per le fanciulle. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 sommavano a 
soli 707, e nelfanno 1848 a 1033, di presente ascendono al 
novero di 1140. 

Era anticamente compreso nella diocesi di Vercelli, da cui 
fu smembrato nel 1474. 

Altavilla passò nel dominio dell'augusta Casa di Savoja 
nel 1703. 

Fu feudo dei Canali é dei Camberà, da cui passò ai mar- 
chesi Belloni di Casale cQnsignori di Ottiglio, Sala e Castel- 
letto Merli. 

ALTBRNOS; casale presso la chiesa di s. Efeso nel terri- 
torio dì Pula in Sardegna. 

ALTESINO^ così chiamavasì altre volte il luogo di Scaletta. 
Vedi Voi. XIX, pag. 722. 

ALTESSANO INFERIORE^ è posto sulla destra'dello Stura, 
a maestrale di Torino, da cui è distante miglia 2 5|4. Lo eb- 
bero in^feudo con titolo comitale i Falletti Langoschi di Ba- 
rolo. Fa parte del comune di Borgaro Torinese. 

ALTESSANO SUPERIORE. Questo fu Tantico e primitivo 
nome ond'era chiamato il luogo, che in seguito assunse quello 
dì Veneria Reale, a motivo delle solenni e rumorose feste di 
caccia che la R. Corte soleva dare ne' suoi dintorni. Vedi 
Voi. XXIII, pfl^.;863. 

ALTO; sta ai confini della monregalese provincia , all'ele- 
vatezza di 475 metri sul livello del mare , sulla sinistra del 
Pennaveira , in distanza di miglia 21, ad ostro -sci rocco, da 
Mondovì. 



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210 ALTOBORGO ecc., e AMANCY 

La popolazione di questo comune, che nel 1774 era di salì 

245 abitanti, monta ora (1848) a 392. Le case ne sono 77, 

le famiglie 89. 
Questo villaggio pervenne all'augusta Casa di Savoja nel 1735. 

Vedi Acqua fredda nell'Appendice pag. H. 
Lo ebbero in contado i Visconti Cepollini residenti in AU 

benga, dei conti di Caprauna. 

ALTOBORGOj terra sui confini d'Alba : era commenda dei 
ss. Maurizio e Lazzaro, di patronato dei Chiesa di Cervignasco 
e Benevello. 

ALVERNANTE. Vedi Vernante, Voi. XXV, pag. 20. 

ALZANO ; giace in bassa e malsana posizione , alla destra 
dello Scrivia , in distanza di sette miglia , a tramontana , da 
Tortona. 

Gli abitanti di questo comune nel 1774 erano 506^ ora 
(1848) ascendono a 576. 

Veniva compreso nel marchesato di Castelnuovo-Scrivia. 

ALZATE; giace nel basso Novarese, tra T Agogna ed il Ter- 
doppio, a tramontana di Novara, da cui è distante miglia sei. 

Nel 1774 la popolazione ne era di 347 abitanti , ora (1848) 
ne conta soli 353. 

Era compreso nella signoria di Momo. . 

ALZO^ terra nella riviera di s. Giulio, in distanza di due 
miglia circa, a libeccio, da questo luogo, presso il lago d'Orta. 

La terra di Alzo è provvista di una chiesa parrocchiale, e 
fa parte del comune di Pella , da cui è distante un mezzo 
miglio: nel 1774 noverava 158 abitanti: nel suo distretto si 
rinvìejìe quarzo bianco latteo cristallizzato. 

AMALONE, torrente. Vedi Mallone. 

AMANCY ; giace ai confini del Fossigny col Genevese , in 
distanza di miglia dieci, a greco, d'Annecy. 

Di giornate 2776 è la superficie di questo comune, il quale 

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ÀMAZAS ECC., E AMEGLIA 211 

novera 827 abitanti, mentre nel 1774 ne contava soli 501. 
Vi si veggono gli avanzi di un'antica torre quadrangolare. 
Era compreso nella signoria di Vozery. 

AMAZAS; terra che sta sulla sinistra della Dora Riparia, a 
libeccio da Susa , da cui è distante circa otto miglia: è ag- 
gregata al comune di Oulx. 

AMBILLY; villaggio situato ai confini col Ginevrino sulla 
manca del Foron nel Faucigny , a maestro di Bonneville, in 
distanza di circa otto miglia da questa cittJi. 

Questo villaggio, unito ad un altro chiamato Gaiìlariì, formano 
un solo comune, la cui superficie è di 1765 giornate. 

La terra di Ambilly era già compresa nel balliaggio di Ter- 
nier e nel contado di Rossillon. 

AMBIN; monte che sorge nella catena principale delle alpi 
Cozie, sulla linea di frontiera che divide il Piemonte dalla Sa- 
Toja^ è allo 5582 metri ; la sommità principale è denominata 
les Glaciers pénibles. 

AMBISUAGLIA-, cala nel territorio della Gallura in Sar- 
degna: essa s'innoltra trecento metri circa entro terra, e 
benché irta di roccie e di scogli è nullameno capace di dieci 
brigantini con un facile approdo. 

AMBORZASCO; luogo compreso nel comune di s. Stefano 
d^Aveto : ha il vantaggio di una propria parrocchia sotto il 
patrocinio deirAngrIo Custode , la quale comprende le due 
YÌllate di Monlegrosso e Casoni , e trovasi sotto la giurisdi- 
zione del vescovo di Bobbio. 

AMÉ o AMEN^ terra che sta sulla manca del Varo; fa parte 
del comune di. Guillaumes ; è provvista di una chiesa parroc- 
chiale dedicata a N. D. della Neve; questa parrocchia è com- 
presa nella diocesi di Nizza. 

AMEGLIA ; sta sulla destra della Magra , a scirocco della 
Spezia , da cui è distante dieci miglia circa. 



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5212 AMENO 

Questo comune, la cui superficie terrkoriale è di 1620 et" 
tari, novera (1848) 1851 abitanti, 393 case e 486 famiglie. 

Sulla pendice meridionale del monte, sopra cui è* situato il 
villaggio di Monte Marcello, tra la foce della Magra e la punta 
del golfo della Spezia, trovasi in pezzi erratici ferro spatico , 
ossia ferro ossidato carbonato, di colore biondo-scuro, traente 
al bigio , con macchie rubiginose e nericcie , di frattura mi- 
nutamente granellare e luccicante. 

AMENO; sta nella riviera di s. Giulio , in distanza di tre 
miglia, a scirocco, da questo luogo, presso il lago d'Orta. 

La popolazione di questo comune nel 1774 ascendeva a 
1309 abitanti; di presente (1848) monta a 1692. ' 

Eravi un convento di frati minori riformati di s. Francesco 
della provincia di Milano. 

L'arma di Ameno è un cane coronato col molto : Soloque, 
saloque, poloque. 

Ameno fu patria di parecchi , che coltivarono con succèsso 
le belle lettere, e si distinsero pei loro componimenti poetici. 
Noi qui ne rammenteremo alcuni già citati onorevolmente dal 
eh. cav. prof. T. Valiauri nella sua Storia della poesia in Pie^ 
monte. Sono essi: 

Obicino Bernardino , il quale scrisse e diede alle stampe : ^ 
Versus super coronata B, Virginis, Mediolani 1611. 

Bertocchino Carlo, che, secondo il Colta (Museo Novarese), 
lasciò MSS. alcune elegie latine sopra gli Avvenimenti di Willa 
regina dei Longobardi, assediata da Ottone Magno nell'isola di san 
Giulio l'anno 192. 

Bertocchino Giacomo Antonio; lasciò alcune lettere giocose 
in terza rima. MS. che trovasi nel voi. VI delle Misceli del 
Cotta nella bibl. Ambrosiana. 

Cardolo Gervaso; scrisse: 1.® Versus super coronam B. Mariae 
Virginis .... denuo editi cura et studio R. P. fr. Gervasii Cordoli 
de Amèno sacerdotis ordinis B. Jo. de Deo. Mediolani, typis haered. 
de Ghisulphis 1687 , in 12.^ Sono versi latini rimati. Eccone 
un brano: 

Ave Virgo culpa carens 
Da intacta Dei parens 
Ut laus tua cum dulcore 



Meo semper sii in ore. 

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ÀMIEZA ECC., E ANCELMINO 213 

Questo lavoro dei Cardolo leggesi nel voi. IV delle Misceli, del 
Cotta nella bibl. Ambros. 

^.'^ Due sonetti nel voi. V delle Misceli del Coita nella bibl. 
Ambros. 

Morardi Matteo^» lasciò MSS. alcune poesie Ialine. V. Misceli, 
del Cotta voi. XVI. 

Sinistraro Geremia; è autore di alcune rappresentazioni MSS., 
cioè della Conversione di s. Chiara. = Le insidie deluse. = La 
Passione di Cristo, = // ritiramento di s. Gio. Battista. Vedi Gotta, 
Museo Novarese. 

Socio Lazzaro Antonio; è autore dei seguenti poetici laTori: 
Egloga j^scaioria de Divo Julio, MS. = Poema de crucifixione, 
MS. = Lettere giocose in terza rima e due epigrammi, = Poesie 
giocose, MSS. =: Invettiva contro ad una pulice, poema giocoso, MS. 
:zz Poesie burlesche, MSS. zz: Elegia ad Cottam, MS. =: Sonata 
di violone che Lazarone fa a Laiarino sonator di chitavrino, stam- 
pata. Ecco il comìnciamento di questa Sonala: 

Va là, Rozza gentil come un merluzzo^ 
Va col brio nativo, e a tutta posta 
Mostrati brava più d'un andaluzzo. 

Parafrasi della macaronea poetica dimicatio di Lazzaro Agostino 
Cotta. Sono ottave. (Vedi Miscellanee del Cotta), 

AMIEZA; torrente che si scarica nel Toce. 

AMPHION ; sotto questo nome è conosciuta una sorgente 
d^acqua acidola ferruginosa, la quale scaturisce appiè del colle, 
su cui sorge Evian, in distanza di tre chilometri, a libeccio, 
da questo luogo. Per riguardo alle particolarità di quest'acqua 
minerale Vedi Voi. VI, pag. i\9 e seguenti. 

AMPURIAS, EMPURIAS o GASTELSARDO, già detto Oi- 
stelgenovese o Castello Aragonese , è un'antica città vescovile , 
sulla manca sponda del Coghinas , nel capo di Sassari , alla 
distanza di dodici miglia circa, a greco, da questa città. 

ANGELMINO; rio che scorre nel territorio di Pollone; di 
esso si fa parola in carte che risalgono all'anno 1516. 



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214 ANCRENA ecc., e ANDOGLIO 

ANCRENA ^ monte che s'innalza a levante dì Moirano presso 
Acqui. 

ANDA^ rio che scorre sui confini di Alessandria con san 
Salvatore, e si versa nel torrente Grana. 

ANDAGNA ^ terra situata in luogo alpestre sulla manca 
sponda del torrente Taggia , a tramontana di s. Remo , in 
distanza di circa otto miglia da questa città : è provvista di 
una chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di N.S.: questa 
terra fa parte del comune di Triora. . 

ANDEZENO*, è posto a levante di Torino, da cui è distante 
sette miglia. 

A vantaggio della pubblica istruzione vi sono due scuole 
elementari, di cui una maschile e Taltra femminile. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 erano soli 821, 
ascendono ora (1848) a 1108. 

Veniva smembrato dalla città di Chieri , di cui faceva già 
parte. 

Lo ebbero in feudo gli Arcour e gli Scaravelli , dai quali 
passò (1619) con titolo comitale ai Gabaleoni di Salmour. 

Andezeno si onora di aver dato i natali all'illustre abate 
Coppi , membro della pontificia accademia di Archeologia a 
Roma , e della reale accademia delle Scienze di Torino. II 
Coppi, autore di varii scritti, fra cui gli Annali d'Italia, venne 
decorato di una medaglia in oro da S. M. il re Carlo Al- 
berto. 

ANDILLY^ sta nel Genevese alle falde meridionali dei moni 
Sion, in distanza di sette miglia, a borea, d'Annecy. 

Questo comune , che ha un'estensione territoriale di 1504 
giornate, novera 671 abitanti j nel 1774 non ne aveva che 336. 

Veniva aggregato alla provincia di Carouge nel 1780. 

Altre volte Andilly veniva chiamato col nome di S. Sim-- 
phorien , santo titolare del luogo. 

ANDOGLIO; terra che giace nel Vercellese: è compresa 
nel territorio di Ronsecco. Fu feudo delta mensa vescovile dì 



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ANDONA ECC., E ANDORNO-CACCIORNA 215 

Yercelli, dalla quale passò ai Malpassuti Monaglì, e quindi ai 
Solari dei copti di Villanuova. 

ANDONA. Vedi Val d'Andona, Voi XXIII, pag. 541. 

ANDONNO; sta sulla manca del Gesso, a libeccio di Cuneo, 
da cui è distante selte miglia. Lo ebbero in feudo con titolo 
comitale i Ricci, signori della Ruata dei Ronchi. 

ANDORA^ mandamento. Il quale confìna : a ponente col 
mandamento di Diano-Castello, provincia d'Oneglia^ a levante 
con parte di quello d'Alassio e col mare; ad ostro coi mare, 
ed a tramontana con parte dei mandamenti di Alassio e di 
Albenga. 

Il fiume Merula solca la valle di Andora in tutta la sua 
estensione di circa otto miglia , ed essendo privo d'argini va 
ogni anno rodendo qualche tratto della poca pianura , che 
forma la sola ricchezza della valle. 

Il mandamento di Andora si compone di cinque comuni , 
tre dei quali, cioè Andora, Slellanello e Testico, sono nella 
Talle del Merula, e due, cioè Casanova e Vellego, stanno in 
quella del Lerone. 

La superficie di questo distretto mandamentale è di chilo- 
metri quadrati 83. 52; la popolazione ne è di 6259, le case 
ne sono 1465, le famiglie 1527. 

ANDORA; capoluogo di mandamento. Sta sulla sinistra del 
Merula , a libeccio d'Albenga , in distanza di miglia sei da 
questa ci Ila. 

Per la pubblica istruzione vi esistono due scuole elementari. 

ANDORNOXACCIORNA; mandamento. Confina a tramon- 
tana e ponente cogli stessi contrafforti che servono di limili 
naturali al Biellese coiradiacente valle d'Aosta e colla pro- 
vincia di Valsesia; a levante colle giogaje, che dalla cima del 
Bo* scendono alla Bocchetta di Dojech fra il Sessera ed il 
enervo, e fra quest'ultimo e lo Sirena sino a posare sui colli 
fra S. Giuseppe, Callabiana e Selve; a mezzodì con parte dei 
mandamenti di Bioglio e di Biella sino al Cervo, rimontando 



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216 ANDORNO-CACCIORNA, ANDRATE e ANDREUMIA 
poscia i colli d'Oropa, e toccando quelli della Colma, indi la 
Bocchetta di Finestra, il col di Graglia, quello di Pierre Bian- 
che e della Veggia sino alla punta della Grande Mologne a 
tramontana. 

Undici comuni compongono questo mandamento, e sono 
Andorno-Gacciorna, Callabiana, Campiglia, Miagliano, Pie dì 
cavallo, Quìtiengo, Sagliano, S. Giuseppe, S. Paolo, Selve e 
Tavigliano. 

La superfìcie territoriale di questo mandamento rileva a 
chilometri quadrati 96. 27-, la popolazione ne è di 13,158, 
le case ne sono 2328, le famiglie 2741. 

ANDORNO-GACCIORNA , capoluogo dì mandamento. Sta 
sulla sinistra del Cervo, a tramontana di Biella, da cui è distante 
chilometri 6. 16. 

È capo della valle del suo nome. 

Nella montagna detta Rocca Felttra, che s'aderge nel terri- 
torio di questo comune si rinviene granito a feldspato bianco 
e mica nera^ e nel luogo denominato il Sassajo trovasi rame 
piritoso in una matrice calca reo-talcosa. 

La popolazione , che nel 1774 n'era di 2457 abitanti , ora 
ascende a soli 1723. 

Venne il 17 maggio del 1561 smembrato dalla città di 
Biella. 

Lo ebbero in feudo con titolo marchionale i Sammartini di 
Parella e i Wicardel di Beaufort, e poscia con titolo comitale 
i Mattis della città di Bra , consignori di Cornegliano , detti 
conti di Cacciorna. 

ANDRATE ; sorge su di un'alta montagna nel Canavese ^ 
in distanza dì miglia quattro, a greco, da Ivrea. 

Per l'istruzione pubblica vi sono due scuole elementari, di 
cui una maschile e l'altra femminile. 

Questo comune nel 1774 noverava 1386 abitanti, ora (1848) 
ne conta soli 1050. 

Fu feudo della mensa vescovile d'Ivrea. 

ANDREUMIA^ laghetto che giace quasi in sulla sommila di 
una montagna che s'aderge nel territorio di Crevola (Ossola) 



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ANDROGIATNO ecc., e ANNFXY 217 

in confine coi luoghi di Caddo , Mocogna , Cisore e Preglia. 
Questo lago è della circonferenza di circa tre quarti d'ora. 

AMDROGIANO; isoletta con altra più piccola ivi attigua, 
«he trovasi nella Gallura , dalla costa di levante airimbocca- 
lura del porto di s. Paolo. 

ANEGLIA 'y castello che sorgeva nei territorio di Sospello. 

ANGELINI; terra già compresa nel contado di Boschetto 
presso Cbtvasso. Questo contado lo ebbero i Verolfi del luogo 
di Verolengo, consignori di Viù e di Rivarossa. 

ANGROGNA; sta sulla manca del torrente di questo nome, 
nella valle di Luserna , a libeccio di Pinerolo , da cui è di- 
Atante sei miglia. 

Per rislruzione della gioventù vi sono otto scuole , di cui 
sei maschili e due femminili. 

Gli abitanti di questo comune , per la maggior parte val- 
desi, sommano (1848) a 2749, colPaumento di soli otto dal- 
l'anno 1774. 

Lo ebbero in feudo con titolo marchionale i Manfredi Lu- 
serna dei conti del luogo e della valle di. questo nome. 

ANGROGNA; torrente: nasce alle falde del monte detto 
Cella Veglia nella provincia di Pinerolo; passa ad Angrogna, 
d'onde piglia il nome; riceve il rio Revangier, e si versa nel 
Pellice non lungi dal luogo della Torre. 

ANNECY; divisione. Questa divisione amministrativa com- 
prende le Provincie del Genevese (capitale Annecy), del Fau- 
cigny (eap. Bon ne ville) e del Chiabiese (cap. Thonon). 

Essa abbraccia 23 mandamenti e 289 coMuni. 

Con/ini. La divisione d'Annecy confina : a tramontana colia 
Francia e colla Svizzera, a levante colia divisione d'Ivrea, ad 
ostro con quella di Ciamberl , ed a ponente colla Francia.. 

Superficie. La superficie territoriale , pressoché tutta mon- 
tuosa , di questa divisione si calcola a 4563. 81 chilometri 
quadrati. 

15 Dizion. Geoqr. ec. Voi. XXVU. 

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iI8 AHNECT 

Produ%ioni, Fan parte di questa diTisione le più ricche e le più 
belle regioni della Savoja. La pianura, che è la meno eslesa, 
è feconda d*ogni produzione naturale, come frumento, segale, 
grano saraceno, orzo, legumi, patate, noci, canapa, lino, le- 
gname e simili. Nelle colline, oltre ai molli dei suddetti prò* 
dotti, v'han quelli delle viti , che danno però vini mediocri. 
Gli alberi che in maggior copia vi allignano sono nei boschi 
resinosi Tabete ed il pino ; in quelli di legno duro, massime 
alle fdlde dei monti, i f^ggi e la quercia ; nella pianura Telmo 
ed il nocciolo formano la qualità dei legni teneri; faggi, la- 
rici, frassini, olmi, betulle allignano quasi ovunque. I castagni 
del Chiablese non hanno rivali che in alcune pendici de' Pi- 
renei , o per le coste dell'Etna. Rinomati sono i tigli del Fan- 
cigny. Il Genevese possiede una considerevole miniera di car- 
bon fossile ad Entrevernes; vi abbondano pure gli strati di 
ferro idralo di varii colori , cioè bruno, rossigno, terroso,. 
giallo, giallognolo. 

Coìììmcrcio. Il commercio, reso doppiamente agevole per le 
comunicazioni colla Francia e Svizzera confinanti , è mante- 
nuto dalle molte manifatture in lana , cotone , vetri , latta ,. 
ferro, fondite di minerali, cartiere ed altre fabbriche. 

Correnti (f acqua. I Bumi principali che solcano questa divi- 
sione sono TArve, Les Usses, il Fier e la Drance. 

Popolaziiine. Gli abitanti nelTanno 1858 n'erano 256,483, e 
nel 1848 souimavano a 270,510, coiraumento di 14,027 abi- 
tanti. Il numero delle case ascende a 45,915, e quello delle 
famiglie a 52,827. 

ANNECY; mandamento. Questo mandamento, compreso 
nella provincia del Genevese, forma una specie di bacino, nel 
cui mezzo sta il lago , dominato ai lati occidentale e meri-- 
dionale dai monti di Semenoz e di Enlrevernes, ai lati orien^ 
tale e settentrionale da quelli della Tournetle, di Talloires, dalle 
costali di Annecy-le-Vieux e di Menthon. 

Questa parte del Genevese , siccome la più vicina alla ca- 
pitale della Savoja , mostrasi attiva più di ogni altra in tatti 
i rami d'industria e di commercio, cui danno maggiore im- 
pulso i proprietari più agiati delia provincia. Quindi si' veggono 
le terre meglio coltivate, ed ogni produzione naturale nel più 



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ANNECT »H 

florido stalo : numeroso e beilo vi è pure il vario bestiame. 

La superBcie territoriale di questo mandamento « ricco di 
boschi di ogni specie, è di chilometri quadrali 237. 19; la 
popolazione ne è di 24,759 abitanti, le case ne sono 3273 
e le famiglie 4889. 

Ventisei comuni compongono questo mandamento, i quali 
sono Annecy capoluogo, Alex, Allongier , Annecy-le-Vieux , 
Argonnex, Avregny, Balme-de-S»llingy, Biuffy, Cercier, Cbar- 
vonnex, Choisy, Cuval , Dingy-St-Clair , Epagny , Ferrìères , 
fttenthon, Mésìgny, Melz, Naves, Pringy, Si. Martin, Sallenove, 
Siilingy, Talioires, Veyrier, Villy-le-Pelloux. 

ANNECY; città. Questa cilt^ vescovile, capoluogo della di- 
visione del suo n'òme,. della provincia del Genevese e del man- 
damento di Annery, è situata appiè del monte Semine sulla 
estremità settentrionale del lago che piglia il suo nome , alla 
elevatezza di 427 metri sopra il livello del mare , tra i gradi 
46** 56' 0" di latitudine settentrionale, e 5° 45' 0" di lon- 
gitudine orientale (merid, di Parigi), in distanza di 16 miglia 
circa, a tramontana, da Ciamberì, e di miglia 110 1|2, a mae- 
strale, da Torino. 

Teleffrafo elettrico. Evvi una stazione del telegrafo eletirico, 
' Strade ferrate. Si spera che la strada ferrata .Vittorio Emanueley 
i cui lavori s'incominciarono il 7 di agosto 1854 con una 
splendida festa sul lago di Boiirget , passerà dappresso alla 
città di Annecy, la quale verrà così ad essere col tempo posta 
in comunicazione col Piemonte, colla Svizzera e colla Francia 
(vedi la nota pag, 68 e 69 r/e/rAppendice). 

Coliegio elettorale. Annecy è anche capo di circondario elet- 
torale, che comprende 26 comuni con 607 elettori inscritti. 

IHoccsL La diocesi di Annecy Tu già parte deirantichissima 
di Ginevra , le* cui memorie si fanno ascendere all'anno 198 
dell'era cristiana. Avendo la chiesa di Ginevra abbracciato 
l'eresia di Calvino , fu separata dalla Chiesa Cattolica, e nel 
1535 la sede episcopale ne venne traslala in Annecy, con- 
servando il nome di diocesi di Gineira fino all'epoca della sua 
soppressione per parte del governo francese, durante l'ultima 
occupazione. Dopo il ritorno de' reali di Savoja ne' loro stati 
di terraferma, questa diocesi, con bolla pontificia del 15 marzo 



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tìO ANNECY 

1822, venne ristabilita sotto il nome di dioce$i di Annecy, Ebbe 
fra" suoi pastori s. Francesco di Sales , le cui spoglie mortali 
si conservano nella chiesa della Visitazione. 

E suffraganea deirarcivescovo di Ciamberi. 

1 vescovi dall'anno 198 al 1523 ne sono 95^ dal 1535 al 
1832 ne sono 17; totale 112. 

Questa diocesi abbraccia 291 parrocchie. 

S. Francesco di Sales ne è il santo titolare. 

I beni del clero (patrimonio proprio) in crediti ascendono 
a lire 225,658. 32. 

CapiloU coUegiaìi. Eranvi due collegiate, cioè quella di N. D. 
di Leisse; in questa chiesa celebravasi ogni sette anni un giu- 
bileo universale , che durava dalli 6 di settembre sino alli 9 
di ottobre; Taltra collegiata, detta dei Maccabei^ veniva fondata 
dal cardinale di Brogny nell'anno 1406 nella città di Geneva. 

Ordini religiosi. Dodici corporazioni religiose esistevano nei 
tempi, andati in Annecy, di cui mela d'uomini e metà di donne. 
Eccole: 

1 Barnabiti, i quali vi emno introdotti nell'anno 1614. 

I Cappuccini di s. Giacomo, stabiliti nel 1594 fuori della città 
in sulla riva del lago da Carlo Emanuele di Savoja duca del 
Genevese e di Nemours. 

1 Domenicani, i quali venivano introdotti nel 1422 da Gio- 
vanni Fraczon, dello il cardinal di Brogny. 

1 Minori Osstrvanii: vi erano fondati nel 1535, e sostituiti 
ai Celeslini slati introdotti dodici anni prima da Pietro Lam- 
bert canonico di Ginevra, poi vescovo di Caserta. 

1 Missionari, i quali vi vennero chiamati da Parigi nel 1640 
dal vescovo Giusto Guerino p«r la direzione del seminario. A 
questi religiosi furono cedute da Giovanni d'Arenthon vescovo 
di Geneva le sue commende di Chieri e di Chivasso. 

1 Templari y che furono soppressi mei xiy secolo» La loro 
chiesa di s. Giovanni venne donata ai cavalieri di s, GioTanni 
di Gerusalemme. 

Le Cisterciensi, le quali nel 1648 da Bonlieu presso Salle- 
nove nel Genevese furono trasferite nel sobborgo dèi Bove in 
Annecy, ove dimorarono sino al 1755, epoca in cui passarono 
nel monastero di s. Felice posseduto dalle 

Bernardine della stretta osservanza , stabilite in questa città 
nel 1640. e soppresse nel 1753. 

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ANNECY 28 t 

Queste Cisterciensi) che sono dirette dai Fogliosi, apparten- 
gono airistesso ordine di quelle che stanziavano nell'abazia 
detta di s. Catterina, fondata intorno all'anno 1179 sul monte 
Semine presso Ànnecy da Beatrice figlia di Wuglielmo I conte 
di Geneva , e che nel 1617 abbracciarono la riforma di san 
Francesco di Sales. 

Le Chiarisse: queste monache, introdotte nel 1477 nella città 
di Geneva, ne venivano espulse nel 1535. epoca in cui esse si 
trasferirono in Àunecy, ove il duca Carlo IH di Savoja loro donò 
la chiesa di s*. Croce, fondata dal duca Carlo I per le religiose 
dì 8. Domenico. 

Le Salesiane: vennero stabilite in Ànnocy il 16 giugno del 
1610. La chiesa annessa al monastero della Visitazione della 
B. V., conosciuta sotto il nome di s. Francesco di Sales, veniva 
fondata sotto il titolo di s. Giuseppe, e consecrata il 30 set^ 
iembre 1652 dal vescovo Carlo Augusto di Sales. 

Altre Salesiane, che il com. di Sillery vi fondò Vìi giugno 
del 1634. Questo monastero colTunita chiesa sotto il titolo di 
N. D. della Concezione fu consecralo dal vescovo Giusto Gue- 
rino il 2 settembre 1640. 

Le Turchine dell'Annunziata: queste religiose, fuggite nel 1638 
dalla Franca Contea per cagion delle guerre , si ricovrarono 
in Annecy, e presero stanza nel sobborgo della Perriére. 

topola%ione. La città di Annecy nel 1848 noverava 8547 
abitanti, 525 case e 2007 famiglie. 

Nel 1838 il numero degli abitanti ascendeva a 7325, e neU 
Tanno 1774 a soli 6750. 

Guardia nazionale, 1 militi in servizio ordinario ne sono 659^, 
e nella riserva 185^ totale 844. 

Fiere e Mercati, Quattro sono le fiere d'Annecy; esse ricor- 
rono: nel 1.^ lunedi dopo la terza settimana di Pasqua, nel 
1.*^ martedì di luglio e di agosto, nel 1.^ lunedì dopo s. Mi- 
chele e nel 1.^ lunedì dopo s. Andrea. 

Per riguardo ai mercati vedi voi. I, pag, 297 in fine. 

Cenni biografi. Agli uomini illustri di Annecy, già da noi 
ricordati al proprio luogo (voi. I, pag. 300), voglionsi ag- 
giungere i seguenti anche degni di memoria : 

David Giacomo, il quale fu poeta e licenziato in leggi. Oltre 
a molti versi scrisse ìxn orazione in lingua francese in lode della 



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J2J AKNFXY 

gloriosissima Vergine Maria\ lavori che sì stamparono in Lione 
nel 1536. Pubblicò eziandio in Ialino una breve Istoria della 
dedicaiioHe della chiesa calledrale di sua patria, la quale si stampò 
in Avignone nel 1516. 

Tardivo Guglielmo^ coltivò Tarnena letteratura, e diede saggi 
non comuni del suo sapere pubblicando colle slampe in Lione 
due operette, cioè un Compendio della rellorica e la Pratica del 
comporre esordi delle orazioni, 

Morescoto Lorenzo, canonico della chiesa cattedrale di sua 
patria, fu anche distinto letterato. È autore dì *molti Compo-^ 
nim^nli poetici latini, che si stamparono in Parigi nell'anno 1584. 

Ballj Alberto, barnabita, fu vescovo di Aosta. Scrisse: 

Dispulaliones contra haerelicos de iraditionibus apostolicis, 

Pantujyric. in laudcm vetwrabilis Francisci Saleiisis et Joannae 
de Chatdal fundaloi-um Moniatium Visilationis lìeatae Mariae, Parigi. 

Birelli Giovanni. Di questi non sappiamo altro se non che 
scrisse De ceUhritate immaculate Conceptionis. 

Lionnel Roberto, professore di medicina in Valenza-, è au- 
tore dei due seguenti trattati: 

Limngrafia, seu roconditorum pestis el contagii causaium curiosa 
disquisitio, ejusdemque methodica curatio. Lugdinii 4639 in S.^ 

De morbis haereditariis dissertatio. Lugduni 1643, in 4.** Pa- 
risiis 4 646, in 8."* Lo scopo di quest'ultimo libro, dice Haller, 
est estendere^ morbos cum quibus Ludovicus XIII fere perpetuo con- 
flictalus est, fuisse advetititios.f non haeredilarios (Bibliotbcca Me- 
dicinae practicae tom. Il, pag. 641). 

Voysin Benedetto; nacque nel 1686 in Annecy , e quivi 
dopo di avere imparati sotto la direzione del proprio genitore 
i primi elementi della botanica e della chirurgia andò a con- 
tinuare i suoi studii in Parigi , d'onde , terminato il corso , 
recossi presso del principe Eugenio di Savoja, allora generale 
in capo delle armate austriache in Italia , che Tonerò della 
sua protezione. DìfTatto Vojsin fu elet.to a medico e chiriir|^o 
maggiore nell'armata di Catalogna, comandata dairarciduca 
Carlo, il quale seco lo condusse in Germania, allorché, sotto 
il nome di Carlo VI, cinse nel 1711 la fronte della corona 
imperiale in Francoforte. 

Reduce in Piemonte , il re Vittorio Amedeo II nominolio 
ispettore generale degli ospedali militari in tutto lo slato j lo 



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ANNECY-LE-VIEUX ÌM 

desse pure a chirurgo maggiore della prima compagnia dei 
gentiluomini archibugieri (ielle guardie del Corpo e della R. 
Casa, ed in questa qualità eì trovossi presente ai Tatti d'armi 
seguili nella campagna del 1753-54. Dopo la battaglia di Gua- 
stalla chiese ed ottenne di essere dispensato dal servizio. Ad 
istanza deiruniversità dì Torino ebbe dal re Carlo Emanuele 
titolo e grado di professore di chirurgia in patria, ove finì i 
suoi giorni. Il suo ritratto è stato delineato ed inciso dal Gar- 
della. E autore dell'opera intitolala: /i me^/rco /*ami///mr6smc^ro. 
Torino 1741. Ivi, 1747, in 8.** Quest'opera venne dallo stesso 
nulore tradotta in Trancese, e da lui dedicata al celebre conte 
Bogino allora ministro della guerra. 

Despines Giuseppe ; studiò medicina e ne prese la laurea in 
<)uesta R. università nel 1760; si condusse quindi ad udire le le- 
zioni dei pili celebri professori di Francia e d'Inghilterra, d'onde 
litornalo in patria fu chiamato nel 1783 ad assistere alle ino- 
culazioni felicemente eseguitesi dal dottor Goetz sulle persone 
della R. principessa di Piemonte, dei duchi d'Aosta e del Ge- 
nevese, e del conte di Moriana, e finalmente di S. M. la Re- 
gina istessa, consorte augusta del re Vittorio Amedeo III , il 
quale volle rimunerato lo zelo del Despines con un'annua 
pensione di lire 600 , nominandolo inoltre medico onorario 
dei Re e della Famiglia reale. In quell'anno medesimo la R. 
accademia delle scienze lo annoverò fra i suoi corrispondenti. 
Di questo medico abbiamo: 

Lettre an dodeur Daqiiin sur ìes eaux de la fìoissc. Chambéiy 
1777, in a.*^ 

Mémoire sur Vusarje. ci la vcrtn des eanx d'Alx. Nel N.*' IV del 
giornale di Lione, an. V. 

ANNECY-LE-VIEUX; è situato sovra un delzioso coII« 
che «orge alla sinistra del Fier, in distanza di un miglio circa, 
a tramontana-greco, dalla città di Annecy. 
' Di 4507 giornale è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera (1848) 1447 abitanti, mentre nel 1774" 
ne contava soli 622. 

Nella notte del 7 all'S ottobre 1855 scoppiò nei dintorni 
di questo luogo un uragano cosi violento, che il Fier, re- 
repentinamerrte ingrossato, portò via per la terza volta le dighe 



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224^ ANNEMASSE 

colossali del molino detto di Bornalla presso il ponte di Brognjr. 
Fu signoria della città d'Annecy. 

ANNEMASSE ] mandannento nella provincia dei Faiicigny 
(div. d^Annecy). Il quale confina a levante col mandamenta 
di Bonneville, a ponente col Genevese, a me%%odi coir Arre ed 
a maestrale col cantone di Ginevra , da cui resta diviso col 
mezzo del torrente Foron, il quale prende origine dalle pa- 
ludi di Brens nel Chiablese, e mette Foce nelPArve dirimpetto 
a Sierne (Svizzera), 

Questo mandamento è attraversato dalle due vie provinciali 
che da Bonneville mettono Tuna a Bonne e Taltra a Ginevra 
per Arthas. Il suolo è alquanto leggiero , e dominato tratto 
tratto dall'argilla , ed in qualche luogo è appena ricoperto 
da arbusti di quercia , sparso qua e ìk di arena, tuttoché 
faccia bella mostra de* suoi prodotti in cereali e legumi. Pos- 
siede praterie artificiali ; vi si mantiene copioso bestiame ; h 
vite vi alligna, ma vi è mal coltivata. 

La superficie territoriale di tutto il mandamento si calcola 
a chilometri quadrati 192. 83. 

Gli abitanti sono in generale laboriosi e di robusta com- 
plessione: sommano essi a 12,506. Le case ne sono 2,393, le 
famiglie 2,565. 

Il mandamento di Annemasse , che faceva già parte della 
provincia di Carouge, ora soppressa, componesi di diciassette 
comuni, i quali sono: Annemasse capoluogo, Ambilly-fGailiard, 
Archamps, Arthas, Pont N. D., Bonne, Collonges, Cranves- 
Sales, Etrembières (già dipendenza d'Annemasse), Juvigny, Loéx 
o Loix , Lucinge , Machilly , St.-Cergues , Veigy-Foncennex , 
Vetraz-Monthoux, Ville- la-grande. 

ANNEMASSE; capoluogo di mandamento. Trovasi ai con- 
fini del Faucigny a 409 metri sopra il livello del mare sulla 
destra delFArve, a maestrale di Bonneville, da cui è distante 
chilometri 20. 25. 

È anche capo di circondario elettorale , il quale comprende 
27 comuni con 355 elettori inscritti. 

Di giornate 1194 è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera (1848) 1047 abitanti, mentre nel 1774 
ne contava soli 441. 



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ANNIBARGIÀ ecc., e ANTESSIO 22i> 

ANNIBARGIA^ cala nelfisola Asinara. 

ANNONCIADE (L') 5 fortezza che sorgeva presso il villaggio 
di Sales nel mandamento di Rumilljr: essa era stala costrutta 
nel 1569 dal duca Emanuele Filiberto, e venne demolita nei 
1600 da Enrico IV re di Francia allorché invase la Savoja. 

ANNONE; giace neirAlessandrino, sulla sinistra dei Tanaro, 
in distanza di dodici miglia, a libeccio, da Alessandria. 

Evvi una stazione della strada ferrata da Torino a Genova: 
essa è distante 67 chilometri da Torino e 99 da Genova. 
(Vedi la Nota a pag. 131 dell' Appendice). 

Per Tistruzione delia gioventù vi sono due scuole, una ma- 
schile e Taltra femminile. L'apertura di quest'ultima si dtrve 
alla liberalità del benemerito cav. abate D. Pietro Gardini , 
canonico prevosto del capitolo della cattedrale d'Asti , dottore 
in ambe leggi e consigliere di S. M., il quale a questo be- 
nefico scopo spese del proprio lire 20 mila in una chiesa ed 
in una casa, e .vi chiamò tre suore bigie^ le quali, pagate dal!» 
comunità , compiono lodevolmente il loro ufficio di maestre 
istruendo le fanciulle con grandissimo vantaggio di questo paese. 

Vi si tiene un'annua fiera che ricorre nei martedì dopo 
la Madonna del Carmine, festa del luogo. Vi si fa pure un 
mercato in ogni martedì della settimana. 

Questocomune ha una superficie territoriale di giornate 5871. 

Gli abitanti, che nel 1774 n'erano soli 1510, ascendono ora 
(1848) a 2474. Le case ne sono 335, le famiglie 498. 
' Fu marchesato dei Dalpozzo patrizi alessandrini. 

ANSIGY; è posto in collina nella Savoja Propria, a tra- 
montana di Gamberi, da cui è lontano dodici miglia. 

Di giornate 370 è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera (1848) 131 abitanti, mentre nell'anno 
1774 ne contava soli|70. 

Veniva compreso nella baronia di Charansonnex. 

ANTESSIO; villaggio^in alpestre situazione: è posto sulla si- 
nistra del torrente Getterò, in distanza di circa 15 miglia, a 
maestro, dalla Spezia: ha il vantaggio di una propria chiesa 



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ÌM ANTEY LA MAGDELAINE ecc., e ANTOLA 
parrocchiale solto il titolo di 6. Lorenzo martire , compresa 
nella diocesi di Sarzana: fa parte del comune di Godano. 

ANTEY LA MAGDELAINE; giace in Yaltornanche sulla si- 
nistra del torrente di queslo nome , a levante di Aosta , da 
cui è discosto 14 miglia. 

Questo comune insieme con quello di Anten Si.-Andréy da 
cui venne smembrato, era compreso nella baronia di Cly. 

ANTY; sta nel Chiablese presso il lago di Geneva , in di- 
stanza di due miglia circa, a ponente, da Thonon. 

La superficie territoriale di questo comune è di 1160 gior- 
nate. Gli abitanti, che nel 1774 n*erano soli 235, ascendono 
ora (1848) a 582. 

Veniva t^omprcso nel itiarcbesato di Marclaz. 

ANTIGNANO; trovasi nelPAstigiana sulla manca sponda del 
Tanaro, a libeccio d'Asti, da cui è distante quattro miglia. 

La popolazione di questo comune ascende (1848) a 1537 
abitanti; nelPanno 1774 sommava soltanto a 1377. 

Lo ebbero in feudo con titolo signorile i conti Malabaila 
dì Burio. 

ANTIGNASCO; castello che sorgeva nella valle dì Susa: era 
compreso nel contado di Bussolino. 

ANTIGORIO (valle d'); giace neirOssola superiore: ha prin- 
cipio al comune di Baceno , ed eslendesi per dodici ore di 
cammino fino al ponte di Crevola. Questa valle solcata dal 
Toce è circondata da elevatissime, orride montagne: ha varie 
anguste pianure ed alcune colline assai fruttifere , le quali 
producono segale, gran turco, patate, castagne,* canapa, lino 
ed anche uve, con che si fa vino acerbo anzi che no; ì prati 
forniscono fieni abbondanti, massimamente verso la valle di 
Formazza, ove si trovano pure alcune antiche selve. 

ANTOLA 5 monte posto sul contrafforte che s'aderge tra le 
fonti del Trebbia e dello Scrìvia, e ne divide le valli. Il suo 
vertice a gradi 44' 34' 18«> di latitudine e 6« 49« 15»* di lon- 
gitudine si eleva 1585 metri sul livello del mare, ed è quindi 

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ÀNTONIASSA ECC., e ANZINO KT 

fra t più eminenli della giogaja ligustica dal Mongioja che 
domina le scaturigini del Tanaro sino al monte Penna , che 
guarda le fonti del Nura e del Ceno cadente nel Taro, sui li-- 
miti col ducato di Parma. Tutto il suo dorso è rinomato fra 
i botanici per la bella raccolta che vi Tanno di fiori dairaprife 
alla metà di luglio, tempo in cui vengono segate le sue folle 
« fragranti erbe, che tulio ne ammantano il colmo. In pri- 
mavera abbondano lassù le serpi e le vipere, ma sopravvcn* 
gono a stormo con querulo strido le grue, le quali, facendo 
in quella stagione ritorno alle fredde Alpi, piombano su quelle 
balze a farvi orrido sterminio. 

ÀNTONIASSA (L'); terra sui confini di Buttiglicra d'Asti: 
ivi nel 1608 veniva dagli Antoniassi fondata una commenda 
dei santi Maurizio e Lazzaro. 

ANTROMA (valle d'); vedi VAL D*ANTRONA. 

ANTRONA PIANA 5 luogo che sta in cima della valle cui 
dà il nome, a libeccio di Domo, da cui è distante sette miglia. 

Viene così denominato perchè mentre le altre terre della 
medesima valle si trovano per Io più in sulle alture , giace 
questa appiè dei monti in un'amena pianura. 

E bagnato dal torrente Ovesca , il quale, uscendo dal la- 
ghetto formatosi per la caduta d'un pezzo del monte sopra-^ 
stante, scorre tutta la vallea, e gettasi nel Toce inferiormente 
a Vdla. 

Nel distretto di Antrona Piana non vi scarseggiano i pro- 
dotti minerali. Vedi voi. F/, pag, 441 in fine. 

Gli abitanti di questo comune , che nel 1774 sommavano 
a 1076, ascendono ora (1848) a soli 627. 

ANZASCA 5 valle. È una diramazione dell'Ossola inferiore. 
V/»^t VAL D'ANZASCA. -• • ..■. 

ANZINO^ sta sulla pendice di un monte nella valle An- 
Basca, sulla destra del torrente Anza, a libeccio di Domo, da 
cui è distante circa 12 miglia. 

La popolazione di questo comune ascende (1848) a 219 
abitanti, con un aumento di soli cinque dall'anno 1774. 

Veniva compreso nella signoria di Vogogna. 



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228 ANZOLA E AOSTA 

ANZOLA; giace neirOssola inferiore, sulla destra del Toce, 
a maestrale di Pallanza , da cui è discosto cinque miglia e 
mezzo. 

Questo comune, che nel 1774 noverava soli 437 abitanti , 
ne conta ora (1848) 596. 

Era compreso nella signoria di Vogogna. 

AOSTA; provincia. Questa provincia è compresa nella di- 
visione amministrativa d'Ivrea. 

Posizione geografica. La provincia d'Aosta è rinchiusa entro 
i seguenti limiti: 



Fanti est remi 
sulla linea 
di frontiera 



Settentrionale 
Dent Bianche 

Meridionale 
Gol di Rhémes 



Orientale 

Punta de la Banna 
o Balma 



Occidentale 

Glncifr 
d^Armanchelte 



Punti 
trigonome- 
trici 



M. Cerfin 



ÀtguìUe de 
la Sassìère 



Gol 

deirOropa 

o della 

Balma 



Latitudine 



45« 57» 30'» 



45» 3H 08'» 



45" 38» 03" 



Longitu- 
dine 



Spazio com- 
preso fra due 
punti estremi 
opposti 



M. Blanc 45'' 49> 58^ 



50 ^1 3^11 



40 401 )5n 



5*1 36' 10" 



Latitudine 
Qo SG' S8** 



Longitudine 
40 \ ^^^^ 



k? ZV 41»' 



Estensione, La superficie territoriale di questa provincia è di* 
chilometri quadrali 3,194. 04. 

La lunghezza massima , presa trasversalmente dalla punta 



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AOSTA 529 

ftcttentrìonale Dent Bianche alla meridionale Col de Rhémes , è 
approssimativamente eguale ad una retta di circa 70,000 metri, 
e la maggiore larghezza dalla Punta della Darma o Balma a le- 
vante fino ai Glaciers d*Armanchetie a ponente consta di circa 
88,000 metri. 

Periferia, Il perimetro di tutta la provincia , misurata sulla 
linea di frontiera , dà per approssimazione uno sviluppo di 
273,500 metri di lunghezza nel modo seguente: 

Dal colle de la Seigne ai diacciai di Triolet (limiti 

col Fossigny) metri 30,000 

Dai diacciai di Triolet al monte Rosa (limiti col 

Vallesej » 81,500 

Dai monte Rosa al col delle Molière (cotifini colla di- 

visione di Novara) » 25,000 

Dal col delle Molière al col di Bequera (limiti colla 

provincia di Biella) 14,500 

Dal col di Bequera alla cima Bousson (limiti colla 

proviticia d'Ivrea) ■ 76,000 

Dalla cima Bousson al col de la Seigne (limiti colla 

Tarantasia) » 46,500 

Totale dello sviluppo metri 273,500 



Confini, La provincia di Aosta ha per confini: 
A tramontana. La Confederazione Elvetica (cantone del Val- 
lese) dai diacciai di Triolet al monte Rosa. I monti ed i pas- 
saggi che si trovano su questa linea sono i seguenti : il monte 
e i diacciai di Triolet , il monte ed il passo di Crapillon , il 
colle di Ferret, le 6r. Colie, il M. Arove, il col Bellecombe, 
il col des Fenétres, la pointe de Dronaz, il col del Gr. s. Ber- 
nard (sul pian de Jupiter), il M. Mori, il col di Barasson, il 
monte Babilone, il col de la Cbaux, le glac. e le col de Me- 
noue (Minovi), la punta Fonderi, il monte Yelan, il M. Com- 
bìn, le glac. de By, le Pie de Porcery, il col de la Fenétrc 
de Balma , te mont et le col de la Créte sèche, les glac. de 
Chermontanne , les pointes des Denis et Boquetins , il passo 
d'OlIen, il col e le glac. de Praj o de la Dente Bianche de 
Ferpècie, la pointe de la Dente Bianche, il Matlerhorn, o Gr. 

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MO AOSTA 

M. Ccrvin, le pas du Vaiiais, le glac. de Piantendre, la pointt 
5. Théodule o Malterjoch ed il auo yarco. il piccolo M. Cer* 
vino, le glac. d'Avenlina, le glac. d'Ajaz, le glac. de Vera ed 
il monte Rosa (Mmts Sylvius rom. o Lys Kamm, ted.j fino alla 
guglia del segnale ParroL 

A levante, 1.^ Colla divisione di Novara dalPanzidetta punta 
fino al col delle Molière. I varchi e le cìnne per cui pas^a 
questa linea di Frontiera sono i seguenti: Parot-Horn, Bors- 
Horn , Ollvin-fuik o passo dell'alpe Gabrt- 1 , Schwarzhorn, 
Vincenl-Pyramide, das hohe Licbl, die Salz-Fuike, M. Ollen^ 
pas d'OlIen, Weissalp-Zuber-Berg , M. Olro , M. Scarpielta , 
passo di Val d'Olro, Metscbgletsclier, Karreborn, Loch-Horn, 
passo di Valdobbia, col di Valdobbia (Valdobbia Furke), Biel- 
lenborn , Kirchen-Alpborn , Brunnenhorn , Slein-beckhorn , 
Loos-Furke (col di Macagna), Lazoneyborn (eoi di Praz), col 
delle Molière (o della Molerà). 

2.° Colla provincia di Biella, dairanzidetto colle a quello di 
Bequera. I monti e varcbi su questa linea sono: La pointe des 
trois Evécbes, le col de In grande Mologne, punla i due Gemelli, 
col de la punta di Mologne o di Rosarza , punla di Chapa* 
reille, col di donnetta, becco di Blatlcn, col dì Veggia, boc- 
chetta di Vallir, bec di Vallir, M. Cresi, col di Torison, punta 
di Pierre Bianche, punta di Ley-Long, punla de la Barma , 
col de la Barma d'Oropa, monte Mars, Montagnette , col di 
Caresey e col di Bequera. 

il meziodi. 1.^ Colla provincia d'Ivrea dal col di Bequera 
alla cima Bousson. I punti principali su questa lìnea sono: 
le colline superiormente a Carema col bric de Charm, il ponte 
a. Martin sul torrente Lys (Lesa od Eiles), il breve corso di 
esso torrente fino alle foci nella Dora Baltea, indi rimonlando 
le giogaje al M. Arnòd, al col di Battaglia « col di Bourget , 
col Born , bec de la Steje o cima Baj , col dì Moglia o di 
Bonze, col de la Barma o dei tre Corni, col di Villar, punta 
di Leisiney, col di Donogna, Gr. Raje, M. de la Legna , col 
des Corses, col du M..Mars, col di Santagnel, col di Valcocci, 
col de la Reale, punta Boscogìlla, cima Becceler, M. Groppa 
Borianna, M. Bes Ciais, roc de rAiretta^ col deirAiretta, boc* 
chetta del Lago Miserin, bocchetta di Scaletta , bocchetta di 
Rancio, punta di Lavina, colle e punta di Bardoney, bric di 



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AOSTA J51 

Tal Soana, M. TAgncIlera, pas di Rocca nera, M. de la Molta, 
Grand Paradies e suoi diacciai, pas del Gias, glac. de la Tour, 
becca di Chartaron, cima di Breil, Morcialor, M. la Coccagna, 
becca del Merlet, punta e col di Rossen, punta di Recenoja, 
cresta di Nuvoletta , col de la Gr. Croix , Iruc du Nuvolet , 
punta Nuvolet e cime Bousson. 

A ponente, 1.^ Colta Tarantasia , dalla cima Bousson al col 
de la Seigne. I punii su questa frontiera sono i seguenti: il 
col de la Seigne, il M. Forciaz, la punta della Rossa, quella 
delle Lanze, col di Jou, pas di Bellecombe, pas du gr. Glacier, 
col del piccolo s. Bernard, pas de la bianche Ljs, pointe du 
grand Cbarve, pas Rutort, punta di Loydon, beo de Bri, becco 
e colle du Lac, bec de TAne, col du Mont , punta de TAr- 
cbebone, gr. du Guard , lac Dreil , gr. Maurin , pas du Lac 
noìr, col du Clou, becco di Percia, col du Vaudel, becco di 
Suesse, gì. du Lac Vira, punta di Balraa, gr. palles de Cha- 
mois, gr. Vaudet, glac. de Glairetta , M. de la Sassière , pas 
di Glairetta, glac. de la Sassière, bric de la Traversière, col 
di Goletta, glac. de Traversière, Gran Parey o Chautereine, 
punta di BozeI, passo di Rhémes, punta Calabre, diacciai dì 
Bassagne o di Fond e cima Bousson. 

2.^ Col Fossigny dal col de la Seigne ai diacciai di Triolet, 
toccando t seguenti punti : la cima del piccolo monte Bianco, 
TAiguille du glacier, le glacier d'Armanchette , le M. RIanc , 
le col du Géant, le Géant, les grands Jorasses, Ics petits Jo- 
rasses e le M. Triolet. 

Àgricottura.ll suolo della provincia aostana è generalmente leg- 
giero, arido e ghiajoso. Vi domina soprattutto la silice, che 
lo rende per sua natura pòco atto a conservare Tumidit^ pro- 
dotta dalle pioggie o dalle irrigazioni. Una metà di questo 
lerritorio non pud essere suscettivo di coltura atteso i diacciai 
e le nevi perpetue, e le rocce aride e scoscese che lo rico- 
prono; del restante una parte non offre che vaste boscaglie, 
in cui primeggiano t pini, gli abeti ed i larici, e nelle regioni 
più alte la quercia, la betulla ed il faggio, non che lande incolte, 
che servono alla pastura-, e Taltra presenta campagne ben 
coltivate, di modo che il territorio ne sarebbe ripartito corno 
segue : 



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2S2 AOSTA 

Terreno incoilo ettari 46,976 

Il terreno coltirsilo si suddivide così: 

Terre arative con o senza vigne . . » 11,677 

Vigne sole » 410 

Prati naturali ed artificiali )> 11,500 

Orti » 50 

Boschi di castagni ,• • * ^^^ 

id. di altre specie • 42,096 

Pascoli » 206,449 

FrodoUi vegetabili. La vegetazione essendo ovunque rigogliosa 
« prospera si olterigono in media: 

Frumento eltolilri 15,000 

Barbariato « 105 

Segale » 75,040 

Frumentone » 31,500 

Patate » 46,620 

Barbabietole ed ahre radici » 40 

Canapa, lino quint. met. 160 

Vino alleni ettoL 6,970 

. Vino vigne » 6,970 

Foglia di gelso quint: met. 1,000 

Castagne >» 4,460 

Ortaggi » 1,750 

Foraggi j> 339,000 

Legna m. e. 126,228 

Pascoli q. m. 562,270 

Frodotti animali: In questa provincia si alimentano: 

Bestiame bovino capi 40,720 

Id. cavallino » 2,492 

Id. pecorino e caprino .... » 53,543 

Id. porcino , . . . » 919 

Totale capi 97,674 



Prodotti mitierali. Ecco il valore annuo approssimativo che 
nell'anno 1851 diedero le seguenti specie di minerali: 



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AOSTA 253 

Ferro Lire 89,250 

Manganese » 4,000 

Ardesie » 10,000 

Calce » 37,085 

Pietra da taglio » 30,000 

Totale Lire 170,555 



Montagne. 1 monti principali che cingono questa provincia 
sono il Mombianco , il Monrosa , il Cervino , Tlserano , il 
Soana e ii Gran s. Bernardo; gli altri Furono da noi accen- 
nali superiormente parlando dei confini di essa provincia. 

Valli, La provincia di cui parliamo viene per intiero costi' 
tuila dalla gran valle che prende il nome dalla citt^ d'Aosta, 
suo capoluogo. Questa vaile , solcata per tutta la sua esten- 
sione dalla Dora Baltea, ha principio dal pendio orientale del 
Mombianco , e dirigesi da ponente a levante sempre decli- 
nando sino airanzidetta città, dove , inflettendo leggiermente 
versò mezzogiorno, continua pel tratto di 50 chilometri nella 
stessa direzione fìno al monte Jovet ; rivolta quindi decisa- 
mente a mezzodì viene ad aprirsi nel Canavese presso Ivrea, 
dove terminano le montagne. L'estensione di questa valle è 
a un dipresso di 100 chilometri, e la sua larghezza è varia 
ne'varii luoghi: però nel suo tratto di mezzo si mantiene 
quasi sempre parallela e larga da 3 a 4 chilometri dalle falde 
d'una montagna a quella della contrapposta. 

La valle di Aosta si allarga dai lati in più valli secondarie, 
le quali prendono varie direzioni. Che scendendo primamente 
dalle falde del Mombianco alla borgata di Entrèves non lungi 
da Courmayeur abbiamo a destra: 

La valle de tAllée Bianche^ per cui si sale sino al varco della 
Seigne^ che mette airOroioire du Glacier pel Nani des Teppes in 
Tarantasia; ed a sinistra 

La valle di Ferrei^ cosi chiamata dal colle dello stesso nome, 
la quale mette a Bandarey e Ferrei sulla Dranza nel Vallese. 
Dalla borgata di Entrèves, sotto cui confluiscono i due rami 
primitivi della Dora , scendendo quindi fino a Pré S. Didier, 
<; pigliando ivi la strada che tende per Elève , la Balmc , a 
La Thuile si entra pella ^ ^ 

16 DiiioH. Geogr, ec. Voi. XXVIK oigitizedbyC^OOgle 



254 AOSTA 

Valle del Piccolo $. Bernardo, chiamata secondo alcuni Val- 
digne o di La Thuile, dal ramo della Dora, che ivi scende (lai 
superiori laghetti di Rulort. DalFanzidetto villaggio di La Thuilc 
continuando a salire per la valle del Piccolo s. Bernardo lungo 
la via provinciale che passa per la Goletta, Pont-Serran e la 
Caserma presso il lago Veìtiay si giunge al Piccolo s. Ber- 
nardo, da cui si discende all'Ospizio ed a s. Germain di Séez 
lungo il Reclus nella Tarantasiai 

Da Pré S. Didier ripigliando il cammino postale per Mor- 
gex, La Salle, Derby , Avise , Livrogne , Arvier , Villeneuve , 
S. Pierre , Cesale ed Aosta si percorre un tratto della gran 
valle, nella quale fanno nuovamente capo molte valli laterali; 
cioè alla destra della Dora 

Le valli di Grisanchey di Rliémes, di Valsavaranchcy di Cagne 
e di Valanole; e sulla sinistra 

La valle del Bulltier suddivisa in varie altre, cioè in vai dés 
Bosses, vai del Grand s. Bernard , di s. Rémy o di Gignod , vai 
di Ménottve, vai di Ollomont e vai Pelline. 

Osserviamo qui di passata che Talta gìogaja che tiene di- 
vise le due valli , tra loro quasi parallele , della Dora e del 
Buthievy le quali sboccano presso la città d'Aosta, fa parte della 
catena centrale delle Alpi Perniine rannodata, a borea, al Gran 
8. Bernardo, e terminantesi , a levante, alta confluenza degli 
anzidetti due torrenti. 

Seguitando dalla città d'Aosta il corso della Dora tino a 
Pont s. Maitin s'incontrano sulla destra 

Le valli di Fenis, di Cìmmp de Praz e di Champorcher; e sulla 
sinistra 

La valle di s. ifaithélemy, la vai Toumanchet la vai Challand 
unita a quella di Ayas, e la vai dell'Eia odi Lys, detta eziandio 
di Gressoney, 

Delle anzidette valli secondarie le principali sono: a greco 
la Vallesa o di Gressoney, a tramontana le valli di Ckalìandt ài 
Townanche e di Pelline, a maestrale la Valgrisanclw, e ad ostro 
quelle di Valsavaranche, di Cogne e di Cìmmporcher, 

Queste valli laterali , ristrette e profonde perchè dominate 
4la alte montagne, per la maggior parte coperte di nevi eterne^ 
sono tutte solcate da torrenti minori, i qu^Ii, alimentati dalla 
fusione de' diacciai, con rapido corso ingrossano la Dora Baltea. 



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AOSTA 255 

il rlcinto di queste scoscese noontagne da un aspetlo al- 
pestre, grandioso, pittoresco e bello alla valle d'Aosta, la quale 
tuttoché si mostri orrida in più luoghi, ciò non di meno nella 
sua orridezza offre tali meraviglie di natura , che ad ogni istante 
arrestano il passo e destano i ammirazione del viaggiatore , 
presentando ovunque largo campo alle dotte e scientifiche OS'- 
servazioni dei naturalisti. Il sole se da un canto in sull'aurora 
comincia a splendere e ad indorare le alte vette dei monti 
che fan corona a questa valle, dall'altro canto pria di abbas- 
sare i suoi raggi sulle torri di Aosta impiega quattr'ore circa 
dopo il suo nascere, togliendone altrettante pria del tramon- 
tare a quelli dell'alta valle. 

1 terreni preponderanti cosi nella valle principale , come 
nelle secondarie, sono gli schisti intarsiati qua e \h da qualche 
strato calcare, e le alluvioni su cui poggiano gli abitati^ le 
campagne coltivate sono pure della stessa natura. 11 clima è 
in generale assai in ile. 

Varchi principali per cui dalla valle di Aosta tragittasi nei paesi 
confimviti. Parlando dei varchi, mercè cui dalla valle d'Aosta 
puossi tragittare nei paesi limitrofi, vuoisi fare da prima qualche 
cenno di quei molti passi che servono di comunicazione alle 
diverse valli di questa provincia fra loro: 

1.^ La gran valle della Dora Baltea può comunicare con 
quella del Buihìer (vai des Bosses), o col mezzo del col Serena 
partendo dai comuni di Morgex e di La Salle, e rimontando . 
il rio la Combe per quindi discendere M'Arpetta e di là a san 
Leonardo des Bosses, dipendente da s. Rémy, e giungere così 
appiè del Gran s« Bernardo^ ovvero si può tragittare allo stesso 
villaggio des Bosses per due vie mulattiere, che mettono al col 
de la Valletta^ rimontando il torrente Vertosan^ od anche per 
una terza via che solca i fianchi meridionali della montagna 
de les Paleties, lungo il torrente Clusala, e che va ad unirsi al 
varco precedente. 

2.^ Si può per due altre strade passare ad Étroubles nella 
valle del Buthier, cioè: o per U via provinciale che costeggia 
la riva destra del Bulbier tra questo torrente e il canale di 
derivazione che mette ad Aosta , ovvero per una via mulat- 
tiera , che muovesi dal Ponte di Viso o ù'Auvise , a ponente 
ilell'or detta citta , e conduce sulla precedente fra Étroubles 
e CIfcvenoz s. Pantaleon. DigitizedbydoOglc 



236 AOSTA 

5.^ Ricevendo la Dora tutte le acque che colano nelle dif- 
ferenti gole dei monti, in ispecie per le vulli di Cogne, Val- 
savaranche, Nólre-Dame de Rhémes , Valgrisanche ec, tutte 
queste gole sono da riguardarsi come altrettanti passaggi che 
aprono il varco dall'una all'altra valle. Quindi per quella di 
Cogne si può penetrare nella provincia d'Ivrea, o per la val- 
letta di Valénole recandosi al villaggio di Va Isa va ranche, indi 
attraversando i diacciai che occupano la sommità del passaggio 
di Valsavaranche , e scendere a Ceresole , ovvero seguitando 
la via che da Cogne mette pel col dcWAireita in vai Soana , 
od anche rimontando da Champlong la comba di Valeglia per 
quindi discendere nella vai di Plantonetto, od in quella di Noa- 
scbetta per sentieri quasi inaccessibili e pericolosissimi Tram- 
mezzo ai diacciai, od infine per altre scabrose vie solo co- 
nosciute da quei montanari, non praticabili che durante qual- 
che mese dell'anno. 

Per la gola di Rhémes si può entrare nella valle di Tignes 
ìli Tarantasia, o nella Moriana, attraversando parimente molti 
diacciai ed il monte Iséran. Questi passaggi sono molto fre- 
quentati nell'estiva stagione dai valdostani e dai muratori del 
Bieilese, essendo i più brevi che mettono a Bessans ed a Bo- 
neval in Moriana. 

Dalla Valgrisanche si può entrare in Tarantasia pel col du 
Moni recandosi a Si, Foy, e di là appiè del Piccolo s. Bernardo. 

La valle della Dora nella sua prolungazione dal villaggio di 
Enlrèves fino al colle lìeWAllée Bianche o della Seigne dà e- 
ziandio adito al Faucigny , alla Tarantasia , e quindi all'Alta 
Savoja: diffatto dopo di avere varcato il colle dtWAUée Bianche 
si discende M'Oraioire du Glacier , e di là a /e Chapieu ed a 
Pian Lomhard. Ivi si presentano tre vie: una conduce nel Fau- 
cigny pel col del Bonhomme^ l'altra mette nella valle di Beau- 
fori a Roselein tanto passando pel col de VAllée^ o de la Bonne 
Ftvdmey quanto pel col de la Sauce a la Gite o Gille, ed indi a 
Beaufort; la terza via va a sboccare in Tarantasia passando 
pel ponte di Bunneval, e poscia a S. Maurice. 

Di tutti gli anzidetti passaggi nessuno è praticabile con ca- 
valli ed artiglieria, tranne quello del Piccolo s. Bernardo, per 
cui passa la strada provinciale. Questo varco è dominato da 
ambi i lati da montagne accessibili , sopra una delle quali 



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AOSTA 257 

(monte Vaìesan") v<?nne cosi ni tt» una ridotta. Fra qiipslc soni- 
mìik e rOspÌ2Ìo del Piccolo s. Borrmi'do vr è un mif^Iin e 
mpjrio di i;irghoiza. Al di qnn dell'O^ipÌEio in mezzo airìntei- 
vallo die stfpara le due montagne l^itt'ridi j ove scorrono le 
così deUe £aHaJ /?mf7rs, il suolo si eleva considerevolmenle e 
forma un ponticello ^ dai cui fìnnchi sgorgano le arque ch« 
aieltono h /j^i Thnih pel Poni Sfoin, Le rive clie dominano ii 
corso di queste acque sono molto scoscese: e%se vengono rtu- 
nile col mezzo di un ponte a Seran, al quale si può giungere; 
per diic vie ialerali. Dal detto ponte sino a La Tliuile la stradai 
è molto agevole. Da La Tiuiile sì può discendere di nuovo 
per due strade nella valle di Dora, passando Tuna per lo slrelto 
della Balma e d'Eleva , e di là a Pré s. Didier , che è la via 
più frequentata*, Tallra elevasi al dìssopra delTantìco trincie- 
ra mento del Principe Tommaso^ e sbocca a Morgex sulla strada 
provinciale. 

Seguendo la strada del colle dellMWc Bianche s'incontrano 
molte difficoltà nel cammino tanto per le nevi che non si 
sciolgono che verso la metà di luglio, quanto per l'angustia 
del passaggio, che si può sovente intercettare e rendere im- 
praticabile colle acque del lago di Combat, aprendo cioè una 
valvola o chiusa, e lasciando scorrere un canale lungo la strada, 
la quale forma un'angusta conca (défilé) fino a Courmayeur. 

li cammino di S.^'^ Foy nella valle Grisanche pel colle du 
Mont^ come pure quello posto a tramontana pel col du Lac , 
sono praticabili con muli soltanto in eslate: ambedue scor- 
gono al villaggio di Fornel ed M'Egìise. Si può similmente 
penetrare nella vai Grisanche pel col du Cìou a mezzodì di 
quello du Moni, e per altri sentieri, come quelli di Planaval e 
di la Ravoir , ma essi sono circondati da moltiplici precipizi , 
che rendono malagevole e pericoloso il cammino. 

Seguendo la valle di N. D. de Bhémes il passaggio Tassi 
ancor più difficile per la troppa elevatezza de' diacciai. Questo 
varco presenta una stretta gola continuata fino a Villeneuve. 
A questo villaggio vengono a metter capo tutte le altre vie 
che comunicano colle valli di Savcra e di Cogne. 

La gran valle della Dora ha pure dal lato di mezzodì varie 
altre comunicazioni mediante le valli di Fenis e di Charn*- 

P*""*^''*"'- Digitizedby Google 



"i38 AOSTA 

Per riguardo alle comunicazioni che essa valle delia Dora 
tiene col Vallese verso tramontana osserviamo che lungo Talla 
giogaja che si estende dai diacciai di Triolet fino al monte 
Rosa soltanto quattro passaggi si possono annoverare come 
principali, cioè: l.** quello di Ferrei^ 2.° del Grana. Hernardo^ 
3.° della Dalma e 4.° du Vallais presso il monte Cervino. La 
valle che dal ducato di Aosta mette al colle di Ferret è detta 
parimente di Ferrei-^ quella che conduce al varco del Gran 
s. Bernardo chiamasi pure valle del Gran s. Bernardo , o di 
Gignody od anche di s, Rémy\ quella che va a metter capo al 
col della Balma per Ollomont chiamasi vai Pellina, e quella che 
conduce al monte Cervino è detta vai Tournanclie, Le valli 
opposte nel Vallese che vengono ad aprirsi il varco ai quattro 
colli anzidetti sono: 1.** la vai d 'Orci ère o di Ferrei, 2.** le valli 
di Liddes e di s, Pierre per al Gran s. Bernardo , con dira- 
mazioni laterali, 3.^ al colle di Balma e 4.° finalmente la vai 
di Praboma per al monte Cervino. 

Fra questi quattro varchi principali se ne trovano molli 
altri intermedìi, cioè: 

1.° Tra il colle di Ferret e quello del Gran s. Bernardo se 
ne annoverano due, chiamati il Passo di Fourchon e quello di 
hejasse'^ il primo è coperto di nevi perpetue , il secondo ne 
va sgombro talvolta in luglio ed in agosto. Dalla valle di Ferret 
pigliando ai casali di Sagioan un sentiero che rimonta alle 
sorgenti di un torrentello si passa dal colle di Bellecombe a 
quello di s. Rémy , e di là pel colle denominato Entre deux 
fenétres nella valle di Ferret (Svìzzera). 

2.^ Tra il colle del Gran s. Bernardo e quello della Balma 
di Ménouve se ne trovano tre altri, chiamali l'uno di Coglia ^ 
che s'incontra prima di arrivare all'abazia del Gr^n s. Ber- 
nardo, e viene a sboccare ad Elroubles, il secondo, detto di 
Barassony mette a Douves nella valle di Gignod a poca distanza 
del precedente, ed il terzo chiamasi des Fenélres, o della Balma 
di Minovi passando pe' diacciai dello stesso nome , e si apre 
il varco nella valle di Minovi al villaggio di Lavaus. 

Z,° Rimontando fa valle Pellina , e da questa penetrando 
nella valletta d'Ollomont si sale fino all'altro colle di Balma o 
de la Fenétre^ e di là scendendo pe' diacciai di Chermonlane si 
va nella valle di Bagne (Svizzera). Fra questo colle e quello 



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. ^ AOStA 230 

«le! Vallfiis se nt^ Irò vano ali ri Ire che chiamansì della Crétf- 
3éche f Pas d'Oiìen e di Finail, 11 prima di rssi aUravcrsa il 
t^eiìte ties Itovqmtim , indi i diaccìid di Hotte , e metle a Fra- 
honia nel Vallese^ il secondo trovasi in capo alla vat Pf'Uina, 
allravers» Ì diacciai di F^rpècle e rfe la Dente Bianclìf^ e mei le 
nella mi d^Erine^ ed il terzo scende airoccidenle del Gran M. 
Cervino, e sbocca a Zinaf. 

4.^ Pigliando il varco del M. Cervine si può penetrare nel 
Vallese per quattro differenti vie, cioè: passando i diacciai da 
Biona al villaggio di Derniezie alle falde settentrionali del monte 
Turre , verso restremilà della vai Peliina, o per la Valtour- 
nanche rimontando dal villaggio di Breuil per due strade di- 
verse, ovvero partendo da s. Giacomo Ajaty e venendo a Val- 
tournanche sul passo dello stesso nome sotto Ics cimes blanches, 
oppure partendo dalla Trinila di Gressoney. 

Notiamo di passata che occupando il monte Cervino quasi 
due leghe di estensione si può da esso agevolmente, ed ove 
meglio aggrada, discendere nel Vallese. 

Correnti d'acqua. La Dora Baltea. Questo fiume- torrente solca 
tutta la provincia di Aosta da ponente a scirocco: quattro ne 
sono le sue principali sorgenti; la prima esce dal lago Ruior 
ad ostro di La-Thuile. Questo lago è alimentato da diacciai 
così enormi , che presentanq quasi l'immagine di un vasto 
mare di ghiaccio. E colà che moltissimi viaggiatori vanno 
a contemplar la natura nel suo sublime orrore. La seconda 
sorgente esce da una piccola valle, a borea dell'ospizio del 
Piccolo 8. Bernardo , e si unisce a quella di Butor quasi 
presso la chiesa di La Thuile , dopo di aver traversalo lo 
stagno di Pont-Serran. Le due altre sorgenti hanno origine 
nella valle di Courmayeur: la prima, formala da' diacciai del- 
VAUée Bianche, alimenta il lago di Comballes; la seconda esce 
dalla gola di Ferrei presso i confini del VaHese , e viene a 
congiungersi alla prima, ed entrambe vanno a con giungersi un 
po' al dissotto di Prè 8. Didier a quelle che discendono da 
La Thuile. Queste quattro sorgenti così riunite prendono 
il nome di Dora , la quale riceve l'aggiunto di BaìUa subilo 
dopo aver confuse le sue colle acque del Buìhier, 

La Dora lunghesso la vallea che scorre oltre al Buthier riceve 
il tributo delle acque di parecchi torrenti, chi» solcano le valli , 

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240 AOSTA 

laterali. Tali sono fra gli altri quello di Vaigrisanclic, quello 
di Cogne , quello di Fenis, quello di Valtournanche , quello 
d'Ajas e di Brusson , quello di Cbamporcher e quello di 
Valiesa. Tutti questi torrenti traggono la loro origine dai 
diacciai che incoronano le sommità delle circostanti montagne. 

La Dora cosi ingrossata corre a traverso il Canavese. iambe 
le mura della città d'Ivrea, feconda colle sue acque una parie 
delle campagne del Vercellese, e sbocca nel Po riropetto a 
Brusasco. 

Il Buthier: ha origine in parte al lago del Gran S.Bernardo, 
ed in parte inferiormente ai diacciai dt^i due valloni "della 
Valpeltina , e scorrendo nella valle cui dà il nome , gettasi 
nella Dora a non molta distanza d'Aosta, a scirocco di questa 
città. 

Nel decimo secolo il borgo di s. Orso e la città stessa di 
Aosta ebbero a soffrire grandi guasti per causa degli strarì^ 
pamenti di questo torrente, il quale colle sue acque ne coprì 
moltissime case. Lo stesso disastro, a cui soggiacque pure 
TArco di Trionfo, si rinnovò nei secoli xi e xii, e negli anni 
1518, 1519 e 1540. 

Canale detto Ru Prévdt. Pietro di Quarto , o , come altri 
vogliono , Enrico suo fratello , prevosto della cattedrale di 
Aosta , per ovviare ai tristi effetti delia siccità che soleva 
affliggere questa contrada, in sullo scorcio del secolo xiii fece 
costrurre a proprie spese un canale , che indi chiamossi Ru 
Prévól^ il quale per Testensione di oltre a sei miglia apporta 
immensi vantaggi fecondando colle sue acque le adiacenti 
aridissime campagne. 

Laghi, Dei centoventi laghetti sparsi sulle alte giogaje Pen- 
nine, i principali sono: i quattro che giacciono alla sommità della 
valle di Ollomont (diramazione della ValpeUina)^ quelli di Gollié o 
della Vassio alla sommità della vai Tournanche, i sette laghi che 
trovansi sotto a Batassm , il lago del Gran s. Bernardo ed il 
lago Rutor, Quest'ultimo per una sua rottura avvenuta nel 1594 
cagionò a questa provincia, ed in ispecie a parecchi comuni 
della Valdigne , lamentevoli ed enormi disastri , che avranno 
sempre a temersi maggiori se non sì pensa di opporre efficaci 
ostacoli ai traboccamenti di questo lago, i quali minacciano 
un giorno o l'altro d'innondare l'intiera vallea. Simili guasti 



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AOSTA 241 

ebbero a lamentare i valdostani nei successivi anni 1595 , 
1640, 1646, 1680. Voglionsi ancora notare i due laghetti 
situati in capo alla valle di Cogne , i quali versano per un 
rivolo le loro acque a Villafranca di Quarl nella Dora, non 
che altri consimili. 

Acque minerali. La provincia di Aosta non tscarseggia di sor- 
genti d'acque minerali. Celebri sono le acque acidole di Cour- 
mayeur^ le quali scaturiscono airaltezza di 5750 piedi al dis- 
sopra del livello del mare: primamente tre n'erano le sorgenti; 
la Jean Baptisle, la Victoire e la Marguerite. La prima, che sgor- 
gava sulla destra ed al livello della Dora , quasi in faccia al 
sito ove zampilla la Marguerite , non esiste più da un secolo , 
e credesi distrutta da un torrente che scorreva di là poco 
lungi. 

Vacqua acidula ^ detta La Victoire y scaturisce alle radici del 
monte chiamato Praleu^ il quale sorge alla destra del torrente 
della Vittoria, in distanza dì chilometri 2 1|2 airincirca da 
Courmayeur passando per la borgata di Dollone. 

V acqua acidola, detta La Marguerite, sgorga alla sinistra , e 
quasi al livello dell'alveo della Dora, in distanza di 500 metri 
circa, a scirocco, da Courmayeur. • 

Acqua solforosa di La Saxe. Ha origine alle radici di una 
rupe in distanza di circa chilometri 2 1|2 da Courmayeur, e 
di un solo chilometro dalla borgata di La Saxe. 

Oltre alle anzidette sorgenti parecchie altre di natura fer- 
ruginosa scaturiscono alle falde dei monti, dove scorre la Dora. 
Fra queste notiamo principalmente quella che trovasi quasi a 
mezzo cammino da Pré s. Didier a Courmayeur sulla sinistra 
e pressoché a livello della Dora, fra il monte ed un gran 
masso di rupe scistosa rotolato nel letto del fiume ed in pro- 
spetto al torrente Planey. L'acqua sgorga frammezzo a grossi 
sassi nel volume di oltre mezzo pollice: è limpida, cristallina 
e senza odore: ha un distinto sapore ferruginoso, e forma ove 
scorre un abbondante sedimento ocraceo. La temperatura di 
questa sorgente , esaminata dal eh. cav. dott. Bertini il 10 
luglio 1823 alle ore 6 1|2 mattina, fu di gradi 10 R., se- 
gnando laria gradi 9. Trattata colla tintura di noce di galla 
offrì tosto un copioso precipitato oscuro. 

Acqìia salina termale di Pré s. Didier. La sorgente dell'acqua 

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242 AOSTA 

di questo nome trovasi alla distanza di un chilometro circa , 
a scirocco, da quel luogo. Quest'acqua scaturisce in gran copia 
da una rupe composta principalmente di spato calcare , di 
quarzo e di mica, alla destra di un ramo della Dora. 

Acqua acidola di s. Vincent. Quest'acqua , scoperta verso il 
1778, ha la sorgente nella valle dettaci Fi^nof/, che giace alla 
distanza di soli 733 metri da s. Vincent. 

Sorgente ferruginosa deWAcquarossa. Nel territorio di La-Thuile, 
un'ora circa di cammino prima di arrivare al lago del Pic- 
colo s. Bernardo, sul pendio del monte posto a libeccio delle 
ruine conosciute sotto il nome di Camp du Prince Thomas , 
scaturiscono parecchie abbondanti polle d'un'acqua, la quale 
forma un copioso sedimento rossigno sul lungo tratto di 
terreno che percorre. Ha un sapore leggiermente stitico- 
ferruginoso , e trattata colla tintura di noce di galla da un 
precipitato nero: è limpidissima ed inodorala sua tempera-^ 
tura è di gradi 3 1|2 segnando il termometro all'aria f 6 , 
siccome venne dal prelodato dottore Bertini riconosciuto in 
luglio 1823. 

Alla distanza di un quarto d'ora dall'ospizio del Piccolo saa 
Bernardo, discendendo verso la Tarantasia, havvi una sorgente 
ferruginosa simile a quella deW Acquarossa or descritta. Né del- 
l'una, né dell'altra non si fa uso medico. 

Mandamenti, La provincia d'Aosta comprende sette manda- 
menti e settantatré comuni^ eccoli: 

l.** Mandamento, capoluogo Aosta: comuni soggetti^ Aìmaville, 
('.ogne, Gressan, Introd , Jovengan , Rhémes N. D., Rhémes 
s. Georges, s. Pierre, Sarre, Val-Savaranche, Villeneuve. 

2.*' Id. Chatillon: cotnm. 50^^., Antej- la- Magdelaine, Antey 
s. André, Chambave , Chamois , Emarése , Pontey, s. Denis , 
s. Vincent, Torgnon, Val-Tournanche, Verrayes. 

5.° Id. Donnaz: com, sogg,^ Bard, Champorcher, Fontai- 
nt?more, Giessoney*la-Trinité, Gressoney s. Jean, Hòne, Is- 
sime, Liilianes, Perloz, Pont Boset, Pont s. Martin. 

4.^ Id. Gignod: com. sogg., Allein, Bionaz, Douves, Etrou^ 
bles, Ollomont, Oyace, Roysan, s. Oyen, s. Rémy, Valpelline. 

5.° Id. Morgex; com. sogg.^ Arvìer, Arise, Courmayeur, 
Lassalle, La-Thuile, Pré s. Didier, s. Nicolas, Val-Grisanche. 

6." ìd. Quart: com. sogg., Brissogne, Charvensod, Fenis, 
Nus, Pollein, s. Cristophe, s. Marcel. 

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AOSTA 245 

7." Id. Verrés: com. sogg,^ Ayas, Arnaz , Brusson , Chal- 
lanl s. Anselme, Cballant s. Viclor, Camp-de-Praz, Issogne , 
Montjovet. 

Diocesi. L'origine della diocesi d'Aosta risale all'anno 360 
(vedi voi /, pag, 323;. 

Questa diocesi comprende 86 parrocchie-, dall'anno S60 al 
1832 novera 94 vescovi: s. Grato ne è il santo titolare: vi 
sono pure tenuti in particolare venerazione i ss. Martiri dell» 
Legione Tebea. 

In questa diocesi oltre al capitolo (iella eattedrah esiste quello 
dt-'lla Collegiala dei ss, Pietro ed Orso di Aosta. 

I beni del clero (patrimonio proprio) \n istabili L. 71,514. 40. 

Ittstituii di pubblica beneficenza. Gli instituli pii di questa pro- 
vincia, a cui, secondo la statistica officiale del 1841, è stato 
applicato l'edillo 24 dicembre 1836, sono in numero di 34; 
ed il totale delle loro entrate ascende a L. 23,821. 86. 

Ecco i comuni in cui questi instituti si trovano, la deno- 
minazione di essi instituti e le loro rispettive rendite: 

In Aosta. Spedale degli infermi, dell'Ordine Mauriziano; Ospizio 
dei fanciulli cretini, dello stesso Ordine, Fondato nel 1853; Le- 
galo Bouseilloy L. 200; opera pia dei poveri della parrocchia di 
8. Etienne, L. 227. 10-, opera dei poveri della parrocchia dì 
s. Giovanni, L. 4427. 75; opera degli infermi poveri^ L. 304. 80^ 
Ospedale di carità^ L. 14,560. 90. In Arvier (fr. di Bovei). Opera 
dei poveri, L. 110; (fr. Ferrod). Id. L. 726^ 07. In Avise. fd. 
L. 75. In Charvensod. Congregazione di carità, L. 160. In Cha- 
lillon. Opera d^i poteri, L. 457. 66. In Courmayeur. Id. L. 128. 09. 
In Émarèse. Id. L. 26. 45. In Fontainemore. Id. L. 47. 50. 
In Gressan. Id. L. 326. 41. In Gressoney-La-Trinilé. Id. L, 
81. 90. In Gressoney s. Jean. Id. L. 150. In Inlrod. Id. L. 75. 
In Issime. Opera dei poveri, L. 100. In Joven^an. Id. L. 90. 40. 
In La Selle. Id. L. 52. 45. In La Thuile. Id. L. 60. In 01- 
lomont W. L. 214. 65. In Oyace. Id. L. 47. 82. In Perioz, 
Id. L. 481. 70. In Pie s. Didier. Id. L. 499. 58. In Rhémes 
s. Georges. Id. L. 134. 77. In s. Denis. Id. L. 73. 65. In s. Ni- 
colas. Id. L. 22. 50. In s. Pierre. Id. L. 35. In s. Rémy. Id. 
L. 62. 40. In Valgrisanche. Id. L. 173. 33. In Valpelline. Id. 
L. 116. 70. In Verrés. Congregazione di carità, L. 10. In Vil- 
leneuve. Opera dei poveri, L. 12. 50. ^ , . , 

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244 AOSTA 

Gli inslituli piì a cui non furono applicate le regole del 
predelto editto si riducono ad un solo , che ha una rendita 
di L. 1696. 15 da impiegarsi in soccorsi ai poveri vergognosi 
Da statistiche ufficiali si riconosce che gli instiluti pii della 
provincia di Aosta neiranno 1845 erano in numero di 35, 
colla rendita ordinaria di L. 25,200. 36; e che nel 1852 som- 
mavano a 37 coiraumento di 2 , e la loro rendita ordinaria 
era di L. 25,200. 36, coiraumenlo di L. 7375. 33. 

istruzione pubblica. Gli instiluti d'istruzione secondaria di 
qui'Sla provincia sono in numero di 6 , cioè il Collegio regio 
di Aostay in cui s'insegna sino alla filosofia inclusivamente, e 
le scuole comunali di Cogne, La Sai le , Plan-le-Brun ( fr. di 
Perloz), Torgnon e Valtoumanche, nelle quali s'insegna una o 
più delle classi inferiori. 

Il numero delle scuole elementari è di 378, di cui 253 sono 
maschUi e 125 femminili^ tutte pubbliche, ad eccezione di sole 
4 maschili che sono privata. 

L' istruzione degli abitanti di questa provincia nell'anno 1848 
era come segue : maschi che non sapeano né leggere, né scri- 
vere 18,823, che sapeano soltanto leggere 11,711, che sape- 
vano leggere e scrivere 9994 ; totale 40,528. Femmine che 
non sapevano né leggere, né scrivere 20,662 , che sapevano 
soltanto leggere 11,623, che sapevano leggere e scrivere 8419; 
totale 40,704. 

Strade. Questa provincia é attraversata dal Piccolo s. Ber- 
nardo al Ponte s. Martino da una sola strada provinciale, la 
quale dalla città di Aosta dirama un suo tronco al Gran san 
Bernardo. Una tale strada da Ponte di s. Martino alla città di 
Aosta occupa un'estensione di miglia piemontesi 20 1|2, da 
Aosta al Gran s. Bernardo miglia 10, e da questa stessa città 
al Piccolo s. Bernardo miglia 17 1|2. 

Da Ponte s. Martino a Pré s. Didier l'occhio viene di quando 
in quando ricreato alla vista delle tetre e maestose ruvidezze 
delle montagne, che or a destra, or a sinistra costeggiano la 
via ; e soprattutto alla vista dei molti castelli e delle tante 
torri merlate che qua e là sparse s'innalzano sugli adiacenti 
poggi, siccome altrettanti monumenti dei feudalismo. 

Tutte le altre vie ne sono comunali. Fra queste si possono 
qui annoverare: 



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AOSTA 245 

I.** La strada da Ponte s. Martino a Gressoney-la-Trìnilé, 
che è di miglia. 18 1|4, cioè: dal Ponte s. Martino a Lillianes 
miglia 4, da Lillianes a Fontainemore 1 miglio, altri 3 ad Is- 
8Ìme, 1 1|4 a Gaby, 6 a Gressoney s. Jean e miglia 3 a Gres- 
soney- la-Tri ni té. 

2.^ Quella da Aosta al ponte d'Ael di miglia 8, cioè: da 
Aosta a Gressan miglia 2, ^ Jovengan miglia 1, ad Aimaville 
1 ed al ponte di Ael 4 miglia. 

3.^ Quella da Aimeville a Cogne di miglia dieci. 

4.^ La strada da Aosta ad Ollomont (alla visita delle mi- 
niere di rame) miglia 8 , cioè: mi<;lia 4 da Aosta a Roisan , 
due a Valpellina ed altri due ad Ollomont. 

Per riguardo alle strade di questa provincia notiamo inoltre 
che nella prossima primavera del seguente anno 1856 s'in-- 
coroincieranno i lavori della strada carreggiabile da Aosta alla 
Svìzzera, pel colle di Menouve , congiungendo per tal modo 
il nostro Stato coi cantoni di Vaud e del Vallese; la quale 
strada deve essere condotta a termine con tutto Tanno 1860. 

Questo fatto animò gFinteressati della provincia d'Aosta a 
costituire una società avente per iscopo di promuovere l'aper- 
tura d'una via ferrata da Ivrea ad Aosta. Questa società fece 
pubblicare uno scrìtto intitolato: Apergu sur fufilité d'établir un 
ehemin de fer d'Aoste à Ivrée^ col quale scritto espone ì van- 
taggi della costruzione di questa via, che potrebbe essere ter- 
minata nel tempo medesimo che il tunnel e la strada di Me- 
nouve, e che colla ferrovia a farsi da Ivrea ad un punto qua- 
lunque della lìnea da Torino a Novara , unitamente a quella 
in corso di esecuzione da Martigny al Bouveret sul Lago Le- 
mano , renderà certo una grandissima circolazione , la quale 
si estenderà ancor più colla costruzione die senza dubbio si 
effettuerà delle strade ferrate attraverso il Chiablese , dirette 
sopra Ginevra ed al cantone di Vaud per sormontare il colle 
di Jougne. 

La ferrovia da Aosta ad Ivrea, della lunghezza di chilometri 
68 , sarebbe senza fallo la più breve per unire il mezzodì al 
settentrione delle Alpi, e mettere per tal modo in comuni- 
cazione Torino, Milano e Genova con Ginevra, Basilea, Piirigi 
e Londra. 

Commercio. A motivo della mancanza di strade carreggia hi U 

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246 AOSTA 

che diano comunicazione ai paesi posli al di là delle Alpi, il 
commercio di questa provincia è pressoché nullo: quasi tutti 
i generi che vi si introducono provengono dall'interno dello 
Stalo, fuorché una porzione de' cuoi e delle pelli che si coìù^ 
prano in Is vizze ra. 

Sorgente di molto lucro vi era per Taddietro il commercio 
di transito , lucro che cessò in seguito all'apertura delle due 
grandi vie del Monceniàio e del Sempione. 

Giova peraltro sperare che la via da Aosta jilla Svizzera pel 
colle di Ménouve , di cui si sta per incominciarne i lavori , 
ricompenserà largamente questa perdita , e sarà per dare a 
questa provincia nuova prosperità e nuova vita. 

Ecco la tabella delle fiere e dei mercati che il Governo 
concedette fino a questi ultimi tempi (1852) ai varii luoghi 
di essa provincia a fine di attivarne il commercio. 





N.^ 


EPOCA 


GIORKI 


COMUNI 


delle 


in cui si fanno 


in cui 
tengonsi 
i mercati 




FlERB 


e loro durala 


Aosta 


4 


15. 46. 31 maggio - 5. 6 set- 
tembre - 29. 30 ottobre - 14 no- 
vembre. 


Martedì 


Aoley S.l André 
Brussoa 


S 


2^5 maggio - 16 ottobre. 




*à 


93 settembre - il lunedì che 








precede la domenica delle Palme. 




Hard 






Mercoledì 


CballandS.lAnseluie 


^ 


14 giugno - 95 aprile. 




Ch amba ve 


i 


96 maggio. 

6 maggio - 19 giugno - 4 ot- 




ChàlilIoD 


3 


Lunedì 






tobre. 




Cogne 


1 


96 settembre. 




Donnaz 


1 


18 ottobre. 


Sabbaio 


Elroubles 


i 


98 settembre. 




Issime 


2 


9 maggio - il giorno successivo 
alla festa delPAscensione. 


Mercoledì 


La Salle 


•2 


Il primo giovedì di giugno - 19 
novembre. 




Lillianes 


9 


11 giugno - 30 settembre. 




Morgex 


2 


Il primo ottobre - 99 maggio. 




Nus 


H 


96 aprile - 10 ottobre. 




Poni S.l Marlin 


i 


11 novembre. 


Mer. Sab. 


Pré S.t Didier 






Mercoledì 


o «.Q"''l 


1 


Il primo ^gio vedi di maggio. 
L'ultimo mercoledì d'aprile. 




S.l Pierre d Aosle 


1 




8.1 Vincent 


*2 


6 giugno - 95 ottobre. 




Verrés 


51 


99 maggio - 6 novembre. 


Giovedì 


Valgrisancho 


1 


21 settembre. 




Villeneuve 


1 


13 ottobre. 




Valpelline - 


1 


18 settembre. 





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AOSTA 247 

Ittdusiria. U lavoro del ferro può considerarsi il principal 
ramo d'industria di questa provincia. 

Clhna. Quantunque il clima della provincia di Aosta sia in 
generale assai mite, il freddo ne è tultavolta intenso^ il pas- 
saggio però dairinverno all'estate non è mai improvviso. La 
media del freddo invernale di tutta la valle è dai — 5 a 6, 
nella primavera e nell'autunno dai f 12 a 15, nella slate dai 
f 24 ai 26. L'aria nelle parti più vicine airorigine della valle 
di Aosta è secop e pura, e continuamente agitata dai venti; 
all'opposto nella parte di mezzo della valle principale e nel 
basso. 1 venti più costanti che soffiano nella valle principale 
hanno nel mattino la direzione dal Mombianco, nella sera dal 
declivio della valle verso la montagna. Nelle valli laterali non 
osservasi periodicità di vento; l'aria è per lo più stagnante, 
ed umida al basso , dove veggonsi nebbie dense e durevoli 
anehe nella state, le pioggie assai frequenti, e nel verno co- 
piose le nevi, che non è raro il caso vederle cadere anche in 
maggio , dalle quali , unitamente alle brine della primavera , 
riceve molto danno questa provincia. Vi sono pure frequenti 
le meteore elettriche ed i temporali, per lo più senza grandine. 

Popolazione. Gli abitanti di questa provincia nell'anno 1848 
ascendevano al numero di 81,252 , di cui 40,528 maschi , e 
40^704 femmine: sono lutti .cattolici. 

Le case n'erano 14,739, le famiglie 16,222. 

i fabbricati soggetti alla legge d imposta 34 marzo 4851 som- 
mano a 2743, di cui 1712 sono fabbricali ordinarii ^ e 1031 
opifiiiù La rendita netta decretata è di lire 202,677. 49. 

Nell'anno 1838 la popolazione n'era di 78,110 abitanti, e 
nel 1774 di soli 65,481. 

i militi della Guardia nazionale in servizio attivo sono in nu- 
mero di 7565, nella riserva 4794; totale 12,249. 

Gr inscritti della leva militare ordinaria nell'anno 1853 mon- 
tano a 782, i contingenti di prima categoria a 145, di se- 
conda categorìa a 48; totale 193. 

Statistica medica. 1 sordo-muti ricoverali od ammessi negli 
stabilimenti dello Slato, nell'anno 1841, sono 2. 

1 meniecalii ricoverati negli stabilimenti dello Stato, nel de- 
cennio 1828-1837, sono 13. 



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248 AOSTA 

1 crelini e goisuti, l semplicemente gozzuti sono (a n. 1845) 
3554; i cretini senza gozzo 444, con gozzo 900, non classifi- 
cati 836: totale generale 2180. 

I vaccinaii dall'anno 1819 al 1848 sommano a 8925. 

I suicidi e tenlalivi di suicidiOy in complesso, dal 1825 al 1839 
ascendono a 18. 

II personale sanitario nel dicembre del 1849 era composto 
come segue: dottori in medicina 6 , dottori in chirurgia 2 , 
dottori esercenti le due facoltà 6, flebotomi 8^ levatrici 5, Tar- 
macisti 10. 

Cenni storici. Alle notizie storiche da noi dato sulta provincia 
di Aosta al proprio luogo /voi /, pag. 344^ aggiungiamo le 
seguenti: 

11 paese dei Salassi (or valle di Aosta) confinava: a levante 
coi Leponzi e coi Libici (ì Biellesi ed i Vercellesi), a ponente 
col paese dei Centrofù (la Tarantasia), a tramontana coi Fé- 
ragri (i Vallesani) ed a mezzodì coi Garoceli, i quali stanziavano 
nella parte occidentale della provincia d'Ivrea. 

1 Salassi abitavano tutto il tratto di paese che sì estende 
nella direzione da ponente a levante dalla Columna JoviSy ora 
il Piccolo s. Bernardo , insino al lago di Viverone , discosto 
sei miglia circa a levante d'Ivrea; ma da questo lato i loro 
confini vennero poi ritirati a Ponte s. Martino presso al tor- 
rente d'Hellex o dì Lys in seguito ad una disfatta che que* 
montanari ebbero da Appio Claudio: Appius Claudius Consul 
Salassos gentem Alpinam domuit (Florus, I. 55). I Salassi dopo di 
aver sostenuto con vario successo alcune lotte contro i Romani 
vennero da ultimo, non senza perfìdia indegna del nome ro- 
mano, soggiogati da Terenzio Varrone, e per ordine deirim- 
peratore Augusto, da esso intieramente annientati, e le loro 
migliori terre distribuite alle coorti pretoriane. Così ebbe fine 
l'intrepida e bellicosa nazione degli antichi Salassi l'anno 25 
avanti l'era cristiana. 

Varrone per tramandare ai posteri la sua vittoria sopra i 
Salassi elevò sopra il Mont-Joux (Gran s. Bernardo) una co- 
lonna con questa iscrizione: JoviO, M, Genio loci ^ Forlunae 
reduci Terentius Varrò dicavii. Ed il senato romano secondando 
il pensiero di Varrone fece erigere in onore di Augusto il 



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AOSTA 249 

beirarco di (rìonfo (1) che ammirasi all'ingresso orientale della 
ciltà (li Aosla, il quale, sebbene guasto dal tempo, conserva 
iutlavia un'aria di maestà molto acconcia a dare un'alta idea 
della grandezza romana. 

Indi a non molto sorse la città di Aosta, chiamata da Dione 
Vrbs Augusta Fraetorianorum ; e tutti gli abitanti dell'intiera 
valle furono in seguito ammessi a godere dei privilegi ine* 
renti alla qualità di cittadino romano. 

Verso la metà del secolo v un'accolta di Vandali , altra- 
mente detti Borgognoni y perchè alloggiavano sotto tende di-> 
sposie in forma di borgo , penetrarono nell'Alsazia ; di là si 
sbandarono nelle montagne di s. Claudio e in quelle della Sa- 
voja, d'onde si estesero insino a Bigione ed a Macon nel paese 
che indi in poi prese il nome da loro, e chiamossi Borgogna. 
Vuoisi che di questo paese sia stato il primo re, verso l'anno 
407 dell'era cristiana, Gondeario, il quale fu uno dei primi a. 
smembrare l'impero romano. 

Sotto il dominio di costui, che morì nell'anno 451, credesi 
sia passata la provincia di Aosta nel 434, e ne fosse in seguito 
trasmessa a' suoi successori Gondioce e Gondebaldo. Quest'ul- 
timo, che portò la guerra in Italia, spargendo ovunque il ter- 
rore e la desolazione, mori nel 516 lasciando il trono dell'in^ 
tiera Borgognii al suo figliuolo Sigismondo , il quale , affatto 
degenere dal padre, si distinse per l'eroismo delle sue virtù, 
e venne soprannominato il Santo, Questo religioso Principe 
fondò nel 515 nel Vallese la celebre abazia d'AgaunOy in oggi 
di s. Maurizio, cui egli dotò largamente. Fra i beni che as- 
segnò in dote a quest'abazia se ne trovavano alcuni compresi 
nella valle d'Aosta, come si può riconoscere dall'atto di fon- 
dazione, colla data del 516, ove si leggono queste parole: Iti 
Vaile Ai^yustana quae est a (inibus Italiae In civitate An- 
gusta turrem unam quae respicit ad occidentem et Gizorohs 



(i) Il eh. abate Orsières, canonioo della caUedrale di Aosta, osserva che 
il magnifico arco, dì cui qui si parla, iinpropriamente chiamasi Arco di 
Trionfo; perocché non avendo mai i Romani decretalo gli onori del trionfo 
che in Roma, è suo ed anche nostro avviso meritar questa denominazione 
soltanto quegli archi che vennero da essi eretti in quest'alma ciilh, e doversi 
per contrario appellare Archi Onorarti quelli che s'inualMronorahroveQJp 



17 ì)i%ion. Geogr. ec. Voi. XXVU. 



250 ' AOSTA 

(Gignod) et Morga (Morgex) cum omni iniénjrHate et appenditiià 
eorum. Vuoisi eziandio che una parie della valle di Grana 
(Chaland) fosse in quello slesso anno ceduta a quest'abazia 
da questo medesimo Re, il quale essendo stato vinto in una 
battaglia e fatto prigioniero da Clodomiro, re d'Orleans» fi- 
gliuolo di Clodoveo, venne orrendamente mutilato e gettato 
in un pozzo insieme con la sua moglie ed i suoi figliuoli nel 
525. A Sigismondo succedette il suo fratello Gondemaro, che 
venne egualmente disfatto (554)^ e così ebbe termine il primo 
regno di Borgogna, il quale avea durato 127 anni a datare 
dal 407. 

Il paese di Aosta non rimase sempre sotto la dominazione 
di Sigismondo e di Gondemaro in tutto il tempo che durò il 
loro regno ^ perocché risulta dalla storia di quei tempi come 
Teodorico, re degli Ostrogoti e d'Italia, contemporaneo di Si- 
gismondo , facesse costrur re sui confini del territorio di Gi- 
gnod una specie di fortezza che dominava il varco detto la 
Clusa^ dove pose un presidio per serrare il passaggio ai Bor- 
gognoni, che tentavano d'invadere la Valle ^ il che certo non 
avrebbe potuto fare se non avesse dapprima aggiunto a* suoi 
estesi dominii questa vallea. 

Un'altra prova che la provincia di Aosta fu anche in potere 
di Teodorico l'abbiamo in ciò che essendo il vescovo di questa 
città stato calunniato di aver voluto darla in mano dei Borgo- 
gnoni, questo Re commise all'arcivescovo di Milano , di cui 
quella diocesi era in allora suffraganea, l'incumbenza d'imporre 
agli accusatori la pena ch'egli avrebbe giudicata conveniente. 
Ecco le sue parole: Ad SancUtatis vestrae judicium cuncia transtni- 
simus ordinanda , cujus est aequilalem moribus ialibus imponere 
(Cassiodorii Variarum lib. primus). 

Inoltre lo stesso Teodorico per consolidare i Goti in Italia, 
ch'essi avevano conquistala sotto i suoi ordini , risolvette di 
togliere agli abitanti del paese la terza parte delle terre , e 
distribuirle ai Goti suoi compaesani. Egli a preferenza di altri 
che avevano ottenuto delle tt^rre dalla munificenza di Odoacre 
suo predecessore, ne spossessò gli Eruli, i Turingi ed i Rugii, 
ai quali assegnò in cambio per loro dimora le valli d'Aosta e 
d'Ivrea, siccome le meno abitale. 

In que' tempi che nellMtalia e sulle sue frontiere seguirono 



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AOSTA Ihl 

tanti cambiamenti nelle dinastie sovrane, torAa difficile il se- 
guire passo passo Tistoria della valle d'Aosta; ci contentiamo 
perciò di notare che, verso la fine del regno degli Ostrogoti in 
Italia, essa valle venne in potere dei Reali di Francia della prima 
schiatta, cioè dei Merovingi 5 e che Gontranno , figliuolo di 
rjotario e nipote di Clodoveo, divenuto nel 561 re d'Orleans 
e di Borgogna, in seguilo alla divisione della Francia fatta tra 
i suoi tre fratelli , ebbe anche la provincia di Aosta sotto il 
suo scettro. 

Il re Gontranno non potè esserne lungamente padrone; 
perocché Alboino primo re dei Longobardi se ne impadronì 
nel 571, e l'aggiunse a' suoi stati. Questa valle d'allora in poi 
fé' parte della Lombardia sino all'anno 774, cioè insino a De- 
siderio, ultimo re dei Longobardi, i quali vi passarono due volte 
per irrompere nel Vallese, che essi misero a sacco insieme 
col monastero di s. Maurizio. Si fu in questa escursione che 
i Longobardi furono respinti da Gontranno, e da esso costretti 
a riconoscerlo sovrano della valle d'Aosta. 

Intanto il papa Adriano , per opporsi all'ambizione di De- 
siderio, che aspirava all'impero di tutta Italia, invocò il soc- 
corso di Carlomagno re di Francia, il quale, fatte calare per 
le alpi Cozie e Penninc forti colonne di truppe, ingaggiò bat- 
taglia con Desiderio, e fattolo prigioniero unitamente alla sua 
moglie ed a' suoi figliuoli, il fé' condurre, in Francia, ove di 
li a non molto morì. Le truppe che Desiderio avea spedito 
nella valle d'Aosta ne furono scacciate dal vincitore, e questo 
paese venne così riunito alla vasta monarchia di Carlomagno. 
Egli è sotto il saggio governo di questo imperatore che la sedia 
episcopale d'Aosta era occupata da un prelato, il quale splendè 
per tutte quelle virtii che devono contraddistinguere un vero 
pastore, cioè s. Grato, che i Valdostani elessero dappoi per 
loro speciale patrono. 

Dopo Carlomagno, che morì neH'SH, questa valle passò 
a' suoi successori gli imperatori d'Occidente, che la ritennero 
fino airSSS; epoca iti cui, sotto Carlo il Grosso, ebbe fine in 
Italia la dominazione dei Franchi. 

Qual fosse poi lo stato polìtico di questo paese dopo la do- 
minazione degli imperatori d'Occidente non è facile lo schia- 
rirlo; ma si può congetturare che ta^ valle d'Aosta si trovasse 

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252 AOSTA 

in allora sotto la giurisdizione di Rodolfo I, figliuolo di Cor- 
rado e fondatore (888) del terzo regno di Borgogna ; pe- 
rocché alla solenne cerimonia della sua incoronazione, cbe si 
esegui nell'abazia di s. Maurizio dairarcirescovo di Tarantasia, 
oltre al trovarsi presenti ì tcscotì di Losanna, Geneva e Mo- 
riana, le cui diocesi facevano parte de' suoi stati, vi assisteva 
eziandio il vescovo d'Aosta. Egli è per dichiarar la guerra a 
questo Principe che Arnullo , imperatore d'Alleroaga , amò 
traversare neir894 la vallata di Aosta, e varcare le Alpi Pen- 
nine. 

L'alto di donazione che Anselmo I, vescovo d'Aosta, fece ai 
suoi canonici (dicembre 923) e a quelli di s. Orso, venne ro- 
gato sulla piazza pubblica davanti alla chiesa cattedrale. 

Intorno all'anno 960 sorse una contesa tra Gisone vescovo 
di Aosta, e Adalberto il (figliuolo di Berengario II re d'Italia), 
atteso che questi aveva usurpato in pregiudizio della mensa 
vescovile i diritti di pedaggio che si percepivano su tutto ciò 
che entrava nella città per la porta di s. Orso, pretendendo 
avervi ragione siccome conte d'Aosta. Il vescovo facendo i 
suoi richiami contro questa usurpazione protestò di aver egli 
esclusivamente questo diritto. Ecco alcune particolarità sui 
diritti di questo pedaggio: 

Per l'entrata di un mercante forestiero a cavallo, che ve- 
nisse in questa città a vendere o comprare, pagavasi un de- 
naro , per un carico di spade donavansrne due , per un ca- 
rico d'inchiostro pagavasi un denaro, per un carico di piombo 
i denari, per un carico di stagno 6 denari, per un carico di 
ferro 4 denari, per un carico di rame 6 denari, per l'entrata 
d'uno sparviere 2 denari, per l'entrata d'una scimia, quamvis 
sU riiìiculosum animai, come dice il documento, pagavansi 12 
denari, per una vendita di venti soldi 4 denari, di due soldi 
un obolo , per dodici scodelle donavasene una , per dodici 
lance una, ec. ec. 

Non mancano scrittori,! quali pretendono che per i rovi- 
nosi effetti delle guerre che intorno a quest'epoca afflissero 
questo paese ed i popoli vicini, la città di Aosta sia stata in* 
tieramente distrutta, e la stessa sua valle rimasta per qualche 
tempo senza abitanti : Hanc civilaiem aequarunt solo , et fere 
Vallem sine colono mullis^temporihus reliquerunt ; quali parole si 
leggono nel martirologio della cattedrale. 

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AOSTA 253 

Checche &va di dò, e^W è cerio che il p-iese ili .\osU,c\ii 
dopo In cadi] In dell'impero roiinino in Occidente toccò can- 
giare ÈÌ spesso padrone^ e subire cosi hi sorte del più del>olo 
contro il più forte, vide finn [mente, nella prima melò del se- 
colo xt, il suo stato politica costituirsi in un modo stabile 
sotto il dominio di Casa Savoja. Infatti noi troviamo che Um- 
berto dalle bianche mam, conte di MoriìinRf cetiè ne! 1040 m 
canonici del Ih ealledrale di Aosta e dì s. Orso i beni eh VI 
possedeva a Derby (dipendenza di La-Salle)^ e gli oggetti tutti 
quanti mobili ed immobili ch'egli ^ve^ nel conlado di Aosta 
si tempo della sua morte, ad eccezione peraltro delie persone; 
clausola questa, la quale sembra indicare Tautorità che l'an- 
zidetto Principe esercitava sugli abitanti di questa vallea , e 
di cui non intendeva spogliarsi in favore de' suoi donatarii. 
Non è dunque senza fondamento Topinione di coloro che 
pensano che, avendo Umberto resi segnalati servigi allimpe- 
ralore Corrado il Salico, nipote di Rodolfo 111 re di Borgogna, 
ondagli ereditato avea il trono, quest'Imperatore in ricom- 
pensa abbiagli ceduto al dì là delle Alpi parecchie provincie, 
fra cui fossevi compresa la valle di Aosta. 

Che Umberto Biancamano siasi molto adoperalo in favore 
del Tini pera trre Corrado si riconosce da documenti; avvegnaché 
si sa che nel 1054 Eriberlo, arcivescovo di Milano, ed alcuni 
altri signori d'Italia passarono per la valle di Aosta , e sotto 
la condotta del conte Umberto andarono in Borgogna a rin- 
forzare l'esercito di Corrado. 

Da Umberto I passò la valle di Aosta sotto il governo dei 
suoi successori, i quali, forti della loro legittima autorità, sep- 
pero in ogni tempo conciliarsi il rispetto dei popoli vicini e 
l'amore de' suoi propri sudditi. Così la città di Aosta in sul 
principio del secolo xi cominciò a rialzarsi dalle proprie ro- 
vine, rimediando ai mali sofferti nel secolo precedente, e tutta 
la valle ripopolarsi di novelli abitatori, che ovunque innalza- 
rono nuovi villaggi e nuovi borghi, e così venir essa racqui- 
stando sempre maggiore prosperità. 

Intorno all'anno 1007 o 1008 morì s. Bernardo da Menthon 
(nel Faucigny), arcidiacono della cattedrale di Aosta, fonda- 
tore degli Ospizi del Grande e del Piccolo s. Bernardo; mo- 



numenti che lo renderanno per sempre caro alTumanilà. 

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254 AOSTA 

Della grave perdita che fecero i Valdostani per la morto <fi 
s. Bernardo ebbero un compenso iìi s. Anselmo , il quale . 
nato cinque lustri dopo in Aosta, divenne pe'suoi taienli uno 
de' più vivi luminari del suo secolo (vedi voi. /, pag. 324/ 

Enrico iV , imperatore d'Allemagna , allorcbè si condusse 
(1077) a Canosa (l) per riconciliarsi col papa Gregorio VII, 
varcò le Alpi Pennine, e transitò per la valle di Aosta. 

Fin da questo secolo numerose famiglie nobili, ricche e pò* 
tenti signoreggiavano parecchi luoghi di questa provincia ; 
come ne fa fede il gran numero di castelli e di torri, che tut* 
tavìa sorgono lungo tutta la vaile. Potenti ragioni persuasero 
e indussero i Reali di Savoja a limitare dapprima a quisli 
signorotti, e poscia a toglier loro affatto il potere , francando 
per tal modo ì Valdostani dall'insopportabile giogo ond'erano 
da essi gravati. Tali famiglie, per causa delle guerre insorte 
fra loro , o contro i loro vassalli , scomparvero del tutto , e 
sola ne rimase Tantichissiraa ed illustre casa de Chaland , il 
cui nome suonerà sempre riverito e caro sullo labbra dei 
Valdostani , perchè non mai scompagnato dalla memoria dei 
mille bcnefatti ch'essa versò a larga mano su questa infelice 
provincia. 

E tradizione che s. Francesco d'Assisi , fondatore di quel 
grande ordine religioso, che doveva poi rendere tanti servigi 
alla Chiesa, abbia nel 1216 soggiornato per alcuni giorni in 
Aosta , e che siavi anche passato nel 1274 uno de' primi e 
óe più distinti suoi seguaci, cioè s. Bonaventura, allorquando 
ei conducevasi in Lione per assistere al concilio generale che 
si dovea tenere in questa città. 

Il conte Tommaso, che succeduto era ad Umberto III nel 
governo de' suoi stati , volendo portarsi a combatter contro i 
torinesi, scelse la via per a traverso (1233) alla valle di Aosin, 
e quivi , mentre stava intento a raccogliere truppe per una 
tale impresa, cotto da una grave malattia se ne morì in pochi 
giorni. 

Dopo la morte di Amedeo IV, il suo fratello Tommaso 11 



(i) CiUà nel regno di Napoli, la quale venne distruUa da un Iremuolo 
nelPaOno 4694. 



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AOSTA . 255 

conle dì Fiandra ¥611116 in Aosta, 6 quivi, addì 24 dì agosto 
de! 1253, in presenza di Pietro de Rossa vescovo di questa 
città, eì conrermò, a quanto ne dice monsignor Della Chiesa, i 
numerosi privilegi e le molte immunità già dianzi accprdat<^ 
agli abitanti di questo paese dai conti Tommaso ed Amedeo. 

Nella valle di Aosta transitò eziandio (1414) fimperatore 
Sigismondo , che venia d'Italia scortalo da mille cavalieri e 
seguito da Amedeo Vili, conle e poi duca di Savoja, il quale 
accompagna vaio con seicento soldati. Ambedue questi sovrani 
se ne andarono a Gostanza per ivi assistere al concilio ge- 
nerale. Diciassette anni dopo Enea Silvio, che fu poi papa 
sotto il nome di Pio 11, visitò pure la città di Aosta, d'onde 
sì diresse a Basilea pel Gran s. Bernardo. 

Qui è bello il notare come i conti di Savoja fossero soliti 
tenere ogni sette anni nella città di Aosta le loro udienze 
generali di giustizia: del che dovevano dare a'vviso quattro 
mesi prima del loro arrivo. Nel venirvi si attenevano alla 
strada del Grande o del Piccolo s. Bernardo; s'eglino avesser 
presa una via diversa cessava l'obbligo d'andar loro all'in- 
contro. Il duca Amedeo Vili vi tenne cotali udienze negli 
anni 1409 e 1430. 

Nella stessa città di Aosta Amedeo IX ricevette (1465) in 
persona l'omaggio di Giacomo conte di Romeni e di Filippo 
conte di Bresse, ambedue fratelli del duca di Savoja. 

Addì 7 marzo del 1536 venne in Aosta stabilito un nuovo 
consiglio, detto des CommiSy cui Carlo IH il Buono diede la sua 
approvazione , investendolo inoltre di molti privilegi. Questo 
consiglio durò fino all'anno 1770. 

Un corpo dì truppe francesi avendo il 15 febbrajo dello slesso 
anno 1536 invasa la Savoja , gli abitanti della Taranlasia e 
della valle di Aosta, non prendendo consiglio che dal proprio 
loro coraggio e dalla loro fedeltà, incalzarono tosto il nemico, 
e ripresero Ciamberì nell'anno successivo; ma poscia, sopraf- 
fatti da Francesco di Borbone conle di S. Poi, dovettero soc- 
combere, e la Savoja venne così riunita alla Francia. 

Dacdiè la provincia di Aosta venne in potere di Casa Sa- 
voja , i valdostani godettero una pace costante, ed in tanti 
avvenimenti che successero durante le guerre di quell'epoca, 
si conservarono sempre indipendenti da ogni straniera domi- 

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256 AOSTA 

nazione; tanto che eziandìo in allora che erano stali tolti si 
Casa Savoja tutti i suoi dominii, soli essi perduravano ad es- 
serle devoti e Tedeli ; e Tautorità sovrana dì Emanuele Fili- 
berto, che era succeduto a Carlo HI (1553), non era più ri- 
conosciuta che nella valle aostana, la quale perciò venne in al- 
lora soprannominata la Pucelle. 

Anche alla religione cattolica si conservarono inalterabil- 
mente fedeli i valdostani; perocché essendo Calvino venuto in 
Aosta (1536) per ìspargervì il veleno de' suoi errori , venne 
tosto da essi costretto a darsi prectpìlosamente alla Tuga. Net 
qual fatto dimostrarono principalmente il loro 2elo il vescovo 
Cazzino, il conte Renato de Chaland, non che altri ragguar- 
devoli cittadini. A perpetua memoria dì questo fatto, in mezzo 
ad una via della città, la qual via indi in poi chiamossi Croix^ 
de-VUley s'innalzò cinque anni dopo una colonna in pietra , 
sormontata da una croce, sovra il piedestallo leggesi la seguente 
iscrizione : 

Hanc 

Calvin I fuga 

ErEXIT anno MDXLl 

Religionis constantia reparavit 
- anno mdccxli. 

Il duca Carlo Emanuele nel mese di ottobre del 1600 ebbe 
a traversare questa vallea con dieci mila fanti e cinque mila 
cavalli , quando pel Piccolo s. Bernardo andò ad accamparsr 
ad Aime nella Tarantasìa per assalire Enrico IV , che si er» 
ìnnoltrato insino a Moùtiers. 

Nel 1630 il principe Tommaso, figliuolo di Carlo Emanuele 
e stipite della linea di Carignano, fece costrurre delle trincee 
non lungi da La-Thuile, nel sito che ancor oggi chiamasi le 
Cliatnp du prince Thomas^ per opporsi airinvasione deiresercito 
di Francia. 

Nella provincia di Aosta, la quale prima del secolo xvii no- 
verava una popolazione di gran lunga superiore a quella di 
oggidì, si sviluppò nelPanzidetto anno 1630 una pestilenza 
così terribile, che per quanto consta dai pubblici registri vi 
mietè i due terzi della popolazione , vale e dire più di set- 
tanta mila abitanti. 



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AOSTA 257 

Un corpo dì truppe francesi comandato dal marchese de la 
Hoguelle, penetrò in questa valle nel giugno del 1691, e vi 
commise orribili guasti. Buon numero di case degli abitanti 
furono saccheggiate, tolti i loro bestiami, parecchi villaggi in- 
cendiati, devastate le campagne, e le granaglie allora in pièna 
maturità recise o calpestate. Parecchi officiali seguiti da un 
drappello di armati, introdottisi il 26 stesso mese nella catte- 
drale col sacrilego disegno di metterla a ruba, sarebbero pur 
troppo giunti a quest'eccesso , se un canonico , certo Biagio 
Marchese, commosso ai mali che stavano per piombare sulla 
sua chiesa, non avesse loro fatto conoscere che quella catte- 
drale vantava per fondatore Gontranno, figliuolo di uno dei 
loro re primitivi, presentando loro -a questo proposito un vec- 
chio manoscritto in caratteri gotici, dove si leggevano le se- 
guenti parole: Gondrandi Regis Aureli anensis , filii Clotarii primi 
Rt'gif Francorum^ inslauratori$ hujus Ecclesiae, Questi officiali , 
soddisfatti di trovarsi in una chiesa ch'essi credevano fondala 
da uno dei loro Re, rispettosi ne uscirono senza farvi alcun 
guasto^. 

Intanto il generale di queste sfrenate soldatesche non con- 
tento d'avere in si barbaro modo devastato quel paese , im- 
pose ancora a' suoi abitanti- una grave contribuzione, cui non 
potendo essi soddisfar per intiero, a guarentigia del rimanente 
furono- costretti a dare sei ostaggi, che il generale condusse 
secolui, fra i quali trovavansì due canonici e due membri della 
Nobiltà del paese. Giunti a Ciamberl furono essi rinchiusi in 
uh castello , d'onde qualche tempo dappoi , riusciti , mercè 
di una corda, ad evadersi per una finestra (1), sotto mentite 
spoglie si misero in salvo, giungendo non sen^a molti travagli 
e fatiche alla città di Aosta il 23 dicembre dello stesso anno. 
Non passò molto tempo che i francesi tornarono ad inva- 
dere questo paese ^ perocché nel settembre del 1704, mentre il 
duca di Vendóme con un buon nerbo di truppe era venuto ad 
espugnare il forte di Bard, il duca della Feuillade con un altro 



(1). NelPoralorio di N. D. della Pietà, al di là del Ponle-Suaz, ammi- 
rasi un qaadi'o che rappresenta il commovente spettacolo di quesfardita 
evasione. 



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258 AOSTA 

corpo d'armati porlòssi a forzare le trincee che si erano in-^ 
nnizale a Thera sui confini di La-Tluiile, per impedir da qnel 
lato qualunque invasione, e superato un tal passo, ei discese 
nella valle Aostana, e venne a conginngere le sue alle truppe 
del Vendóme sotto a Bard. Questa piazza forte , stretta così 
da vicino, non tardò ad arrendersi; e i due generali, dive- 
nuti padroni del paese , vi stabilirono guarnigioni in tutti i 
castelli, scompartendo le loro truppe per tutta la valle, il re 
di Francia nominò tosto comandante di questa provincia il 
conte di Carcado, sotto la dipendenza del duca di Vendóme^ 
il quale fé' sì che i valdostani non fossero molestati durante 
questa occupazione, ma governati con moderazione e trattati 
con benigno riguardo. 

Per due anni rimasero i francesi assoluti signori della vallo 
di Aosta ; ma affrontali e battuti dalle truppe austro-savoine, 
comandate dal principe Eugenio e dal duca di Savoja Vittorio 
Amedeo II ^ furono costretti ad evacuarla nel settembre del 
1706. In quest'istesso anno però il generale Vibraje, avendo 
ricevuto l'ordine da Filippo duca d'Orleans di rioccupare questa 
vallea, vi discese dalla parte del Piccolo s. Bernardo, e venne 
i usino ad Aosta, imponendovi enormi contribuzioni; ma for-' 
lunatamente non tardò a partirsene e rivalicare i monti. 

Nel mese di agosto del 1708 il generate di Mauroux invase 
novellamente questa provincia pel Piccolo s. Bernardo con 
quattro mila francesi; ma ne fu subitamente sloggiato dai 
nostri. Tuttavolla quest'infelice paese ebbe negli anni succes-^ 
sivi a lamentare quei danni che non vanno mai disgiunti d'Ai 
passaggi di truppe sì a piedi che a cavallo , i quali passaggi 
furono piuttosto frequenti fino all'anno 1715. 

Quando Carlo Emanuele III, il quale da Evian , ove tro- 
vavasi colla regina sua consorte , volle prevenire il Re suo 
padre, che stava per rientrare in Piemonte col disegno di ri- 
prendere le redini del governo , traversò questa valle scen- 
dendovi dal Piccolo 8. Bernardo , e pervenne a Torino nel 
tempo stesso che suo padre giungeva al castello di Rivoli. 

Il medesimo sovrano Carlo Emmanuele III alla testa delle 
sue truppe passò un'altra volta per questa vallea, d'onde, vali- 
cato il Piccolo san Bernardo , penetrò nella Tarantasia piT 
assaltar* gli spagnuoli, che sotto il comando dell'Infante I). Fi- 



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AOSTA 259 

Irppo (figliuolo di Filippo V re di Sprigna) avevano nel 1742 
invasa la Savoja. 

Il ducato di Aosta nel 1772 ebbe da questo saggio Mo- 
narca novelle costituzioni , nonché moltissimi altri vantaggi , 
fra cui Tapertura della grande via attraverso il Mont-Jovet, 
la quale agevolò d'assai il commercio di questa provincia. Su 
d'una roccia , a tramontana di essa via , leggesi la seguente 
iscrizione : Caroli Emmanuel. HI Sarà. liegis invicti aìwloritate 
iutentatam lìomanis viam per aspera Montis Jovis juga ad faciliorem 
eommerciorum et Thermarum tisum magnis impensis paiefactam Augu- 
stani perfeceruttl anno MDCCLXXl regni XLIl. 

Il suo successore Vittorio Amedeo III abolì nel 1775 la 
carica di Balio, il quale esercitava in questo ducato una este- 
sissima giurisdizione, e v'introdusse un nuovo modo d'ammi- 
nistrazione , stabilendovi un comandante militare, un inten* 
dente, un giudice maggiore, un assessore, un avvocato fiscale 
con un sostituito. 

Molti beneratti ricevettero i valdostani dal prìncipe Mau^ 
rizio, duca del Monferrato, durante il suo soggiorno ch'ci fece 
in questa vallea negli anni 1792-93-94, cui corrisposero colle 
più sincere dimostrazioni d'ossequio e di amore. Insomma 
questa provincia non cessò di godere i buoni effetti del go- 
verno saggio e moderato di Casa Savoja , finché essa venne 
riunita alla Repubblica francese. 

Per riguardo al primo console Bonaparte, che alla testa del- 
Tesercilo di Francia traversò la valle di Aosta in sul principio 
del corrente secolo, giova qui il riferire alcune interessanti 
particolarità, le quali furono pubblicate in Isvizzera dai |)erio- 
dici di quel tempo. Bonaparte, varcato il Gran san Bernardo 
con un esercito di riserva, giunse il 20 maggio del 1800 in 
Aosta, ove si soffermò alcuni giorni, alloggiando nel vescovado. 
Indi , partito il 23 stesso mese , si condusse , accompagnato 
da cinque generali e da due guide, superiormente al comune 
di s. Vincent, presso alle boscaglie de Joux, per indagare se 
fra quei monti avesse potuto scoprire qualche altro passaggio 
a fine di evitare l'incontro del forte di Bard. Pervenuto in 
quell'alpestre silo restò sorpreso di trovarvi un luogotenente 
austriaco, il sig. de Breux, con parecchi soldati, il quale era 
venuto dalla Valsesia per raccapezzare qualche notizia sull'e- t 

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260 AOSTA 

sercilo francese. Gliauslriiici, alla visla d'un generale di Francia 
in abito bigio con cappello orlalo in oro, ma senza pennacchio, 
il qual condotliero precedeva a cavallo i cinque altri che Tac- 
compagnavano e che guidavano a mano i loro cavalli per la 
briglia, subodorando un qualche mistero, apprestano tosto le 
armi loro e vogliono sparare; ma il luogotenente tosto si oppone 
dicendo loro amar meglio trar seco sana e salva una si ricca e 
gloriosa preda. Il generale dall'abito bigio, Napoleone, non sì 
tosto li ebbe Scorti che stupefatto esclamò: Ecco là gente au- 
striaca ! Gli Aìislriaci son gui ! Le due guide appuntano tosto 
le carabine gridando: Chi va lai Napoleone, vietando loro di 
far fuoco, si rivolge al luogotenente e gli dice: Chi siete voi? 
Cile fate voi quii D'onde siete venuto? Qual è la fona del vostro 
■drappello , ti nome del voslro reggimento^ quello del vostro generale , 
la posizione del vostro corpo? e parecchie altre domande, a cut 
il luogotenente risponde secondo che. giudica a proposito. 

Questa conversazione durava già quasi una mezz'ora, ed era 
stata più volte interrotta dai soldati austriaci , che instavano 
presso il (oro capo affinchè non frammettesse indugio a menar 
via una siffatta preda. Ma tutto ad un tratto il primo con- 
sole, già stalo conosciuto, dice in un modo affettuoso a quel- 
Tofficiale : Finadesso , signore , io era voslro prigioniero , ora voi 
siete il mioy ma state pur tranquillo che io avrò cura di voi e dei 
vostri. L'officiale intanto s'accorge d'esser egli attorniato da 
granatieri francesi , che avevano scelta un'altra via per arri- 
vare a lui. Il primo console acconsentì che ritenesse le sue 
armi, e nell'accomiatarlo dissegli: Questa sera voi andrete a dor'- 
mire a Chdiillon, e domani pranzerete meco nella città di Aosta; 
il che precisamente avvenne. L'officiale gli chiese la permis- 
sione di ritirarsi a casa sua : Bonaparte gli rispose che nodriva 
già rintenzione di rimandarlo senza cambio, e gU fé' rimettere 
da Duroc, suo ajutante di campo, un passaporto per condursi 
a Parigi con uno de' suoi soldati prigionieri che gli servisse 
da domestico, non che una lettera per il Ministro della polizia 
generale. 

Quest'officiale, che giunse a Losanna il 29 maggio, inter- 
rogato perchè ei si fosse lasciato sfuggir di mano una sì bella 
occasione di far prigione il primo console della Repubblica 
francesi», nel quale stavano in allora riposti i destini nonché 



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AOSTA 2GI 

deJM nazione francese , del moneto Inlìero, niìposc! ingenua- 
tnenle non saperlo nera ment'^ lì : sonvì certi momenti, soggiunse, 
nelb Tita dell'uomo die taluno Irov^si cosi sEiipiililo e confuso da ^ 
non sapersi più rentier ragione elei fallo suo. D'altronde io non 
lo conosceva punto per il {generalissimo sotto quel suo abito 
bigio e eoi cappello orlato in oro senza pennaccbio, ed io era 
ben lungi dal sospettar d'incon trarla quasi solo su quegli or- 
ribili e scoscesi balzi, tanto io m'immaginava quinci lontano sì 
lui, che Tesercìto suo. Egli è vero che talfiata io credeva sco- 
prire qualche rassomiglianza tra la sua figura ed il ritratto di 
Bonaparte, che vedes'r in tutti i paesi d'Italia, ma io non pò- 
teva arrestarmi sul pensiero, malgrado i pubblici rumori, che 
egli avesse osato di avventurarsi a passare il Gran s. Ber- 
nardo in tempi si disastrosi con un esercito e soprattutto con 
un'artiglieria tale, quale vidi traversare questa montagna per 
sentieri di cui le malagevolezze sorpassano ogni immagina- 
zione. Tanto che io mi lusingava fidente di pervenire fino a 
Chàtillon, ed anche alla città di Aosta senza incontrar un sol 
francese. Del resto io era così spossato per la fatica e per la 
fame, non avendo da cinque giorni mangiato che alcune pa- 
tate e qualche tozzo dì cattivissimo pane , trovato qua e là 
presso poveri contadini , che io , come i miei soldati , non 
avevam più né forza , né coraggio ; anzi io provava ad un 
tempo un secreto piacere pensando di esser fatto prigione 
al primo veder quei generali francesi , che tosto credei se- 
guiti dall'esercito loro. Alla domanda direttagli per saper come 
si sarebbe compprtato sapendo di parlar con Bonaparte: Oh! 
in allora , rispose egli , non vedendomi inseguito da veruna 
truppa, raccolte tutte le mie forze, avrei riacceso il coraggio 
de' miei soldati, e senza mancargli dei dovuti riguardi l'avrei 
tratto per forza insieme co' suoi compagni d'armi , e proba- 
bilmente sarei stato abbastanza fortunato di raggiungere il 
mio corpo con un sì illustre prigioniero; perocché, oltre al 
conoscere la via per dove io poteva ripromettermi qualche 
ajuto dai contadini, io avrei prevenuto di una mezz'ora l'ar- 
rivo dei granatieri francesi, i quali, nella ricerca del loro capo, 
avrebbero difficilmente potuto scoprir qualche traccia della 
via, che io avrei presa con lui. 

Nei primi anni delfultima dominazione francese in Piemonte 

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262 AOSTA 

avvenne nella provincia di Aosta un'insurrezione , di cui lo 
scopo e Tesilo si puonno conoscere da due decreti del go- 
verno di allora , che testualmente qui riferiamo quali storici 
documenti. Eccoli : 

LA COMMISSIONE ESECUTIVA DEL PIEMONTE 

Considerando ohe le perfide suggestioni di alcuni male in- 
tenzionali e i avversi all'attuai sistema di cose, ingannando gli 
animi ruzzi di una parte degli abitanti della valle di Aosta , 
gli hanno spinti a turbazioni pericolose, e perfino ad aperta 
rivolta ; 

Che siccome la Commissione Esecutiva è persuasa che i 
movimenti d'insurrezione che si sono manifestati fra i mede- 
simi sono alieni dal loro carattere generalmente placido e tran- 
quillo, cosi spera essa che basta far loro conoscere Terrore e 
Tinganno, in cui sono caduti, per ricondurli al loro dovere; 

DECRETA : 

1." Il cittadino Martinet , membro attuale del Consiglio di 
Governo , è nominato Commissario straordinario nella pro- 
vincia di Aosta. 

2.^ Egli è incaricato di tentare da parte della Commissione 
Esecutiva tutti i mezzi di dolcezza e di persuasione per far 
rientrare gli abitanti di detta provincia nell'ordine e nella 
calma. 

5.^ Egli è parimenti autorizzato ad accordar loro in nome 
della Commissione Esecutiva un'amnistia ed un perdono ge- 
nerale per lutti i fatti relativi all'indicata insurrezione, a con- 
dizione che depongano immediatamente le armi, e ritornino 
tranquilli alle loro abitazioni. 

4.° Nel caso in cui i medesimi abitanti persistano nelTin- 
surrezione , lo stesso Commissario è pure incaricato di dare 
di concerto coi Comandanti militari tutte le disposizioni ne- 
cessarie per ridurli colla forza al loro dovere, -di scoprire i 
principali autori della ribellione, farli cadere nelle mani della 
giustizia, perchè siano militarmente puniti. 

o." Egli partirà immediatamente , e renderà ogni giorno 



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AOSTA 263 

conto alla Commissione Esecutiva del suo operalo e del suc- 
cesso della sua missione. 

Torino, dal palazzo della Commissione Esecutiva^ il 21 ne- 
voso anno 9 Repubblicano (11 gennajo 1801 v. s.) 

Signalo Carlo Botta Presidente, 
Marochetti Sefjr. Gen. 

LA COMMISSIONE ESECUTIVA DEL PIEMONTE 

Informata dal Luogotenente Generale Soult comandante su- 
periore in Piemonte , e dal cittadino Marlinet suo commis- 
sario straordinario in Aosta della lodevole e valorosa condotta 
tenuta dai diversi distaccamenti di truppa di linea Piemon- 
tese, di Guardie Nazionali e d'altri volontarii nella spedizione 
d'Ivrea e d'Aosta ; 

Considerando cb'egli è dovere d'ogni ben ordinato Governo 
dì ricompensar gli sforzi e l'eroico zelo di quei cittadini, che, 
animati dall'amor della patria, coraggiosamente impugnano le 
armi nei tempi difficili per difenderla da' suoi nemici; 

Considerando che alle anime generose ed amiche della Li- 
bertà non v'è ricompensa più cara e preziosa che la bene- 
merenza Nazionale e la gloria; 

Sentilo il Consiglio di Governo, ed avuta l'approvazione del 
generale Jourdan ministro straordinario della Repubblica Fran- 
cese in Piemonte; 

DECRETA : 

1.^ Il distaccamento dei Gendarmi, dei Granatieri e Cac- 
ciatori Provinciali , degli Usseri Piemontesi , gli Ufficiali del 
Deposito, le Guardie Nazionali dei diversi Comuni, e massi- 
mamente quelle di Biella, Vercelli, Ivrea , Rivarok), ed una 
Compagnia di quella di Torino , che volontarie accorsero a 
sedare la rivolta scoppiata nella bassa valle di Aosta e nei 
contorni d'Ivrea HANNO BEN MERITATO DELLA PATRIA. 

2.^ Alla Guardia Nazionale di Biella , che pel numero dei 
volontarii , per la prontezza con cui accorsero , pel valore e 
per la disciplina si è fra tutte le altre particolarmente distinta, 

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264 AOSTA 

è accordato un orifiamma d'onore coiriscrìzìone da una parte 

BRAVOURE ET DISCIPLINE; dall'altra POUR LA PATRIE. 

3.^ Il presente Decreto sarà pubblicato colle stampe, ed alle 
copie della Stamperia Nazionale si presterà la stessa fede che 
airoriginale. 

Torino, dal Palazzo della Commissione Esecutiva, il 2 pio- 
voso anno 9 Repubblicano (22 gennajo 1801 v. s.) 

Approuvé par le Ministre extraordinaire 

du Gouvemement Francais en Piémont 

JOURDAN 

Giulio Presidente, 
Marochetti Segr. Gen. 

Essendo stato il Piemonte con senatus- consulto del 24 frut- 
tidoro an. X (11 settembre 1802) riunito alla Francia e di- 
viso in sei dipartimenti , la provincia di cui parliamo veniva 
compresa nel dipartimento della Dora, e la città di Aosta era 
fritta capoluogo di una sotto-prefettura; ma caduto l'impero 
napoleonico la valle di Aosta passò novellamente a' suoi le- 
gittimi signori, i Reali di Savoja, de' quali ebbe sempre a spe- 
rimentare l'alta munificenza, godendo i benefici effetti del loro 
paterno reggime in pace e tranquillità, la quale fra i valdo- 
stani non venne più mai a turbarsi, fuorché per un recente 
e malaugurato avvenimento, il quale non sappiam come meglio 
riferire , che riproducendo testualmente dalla Gazzetta Pie- 
montese (N." 11, anno 1854) il seguente 

RAPPORT 

Adressé à M. Vlntendant General d'Ivrée par le Major Comman-» 
dant la Carde Nationale de la ville d'Aoste^ sur les événemenis 
qui ont eu lieu à la cilé d'Aoste dans les derniers jours de de- 
cemhre de tan 4 853. 

» Le mardi 27 décembre 1855 venait de se le ver au sein 
• de ce calme profond et traditionnel qui caractérise les ha- 
n bitants de la cité d'Aoste. Tout-à-coup un léger bruit cir- 
» cule de proche en proche , on se le communique comme 
» tifine chose à peine crojablc. On dtt que M. l'Intendanl 



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AOSTA 265 

» el le Bureau d'inslruclìon du Tribunal se soni porlés en 
» toule bàie a Cbàtìllon pour y arréter une bande nombreuse 
» de paysans des communes de Cbamporcber, de Pontboset, 
X» d'Aroaz, d'Issogne et de Cbamp-de-Praz, qui s'étaient ar- 
» més, organisés, et Toulaieni se rendre jusquli la cité pour 
» y renouveler les assassina Is et les pillages qu'une bande 
u semblable, désignée historìquemenl sous le nom d*arm^e des 
» SocqueSy y avaìi commis en fan Vii, à la suite d'une contre- 
» revolution pìémontaise. 

» Leur cri de ralliement serait: A bas ies Impóts, à bas la 

• ConslUution, vive le Rei, 

» Cependant on a espoir dans les offorts que feront à Cbà- 
» liilon les chefs de TAutorité administrative et judiciaire, et 
» la ville demeure tranquille. 

» Je demandai, vers les deux heures de Taprès midi, à M. 
9 le Syndic av. Favre s'il n'avalt point quelques ordres à me 
» donner en ma qualité de Major de la Garde Nationale. Il 
» me répond qu'étant lui-méme sans nouvelle officielie et 

• sans ordre supérieur, il ne savait qu'ordonner, et qu'il ne 
M convenait pas d'agir sans renseignements plus précis. Je me 
» bornai dono pour le soii* à Taire rester un tambour du ba- 
» laillon au corps-de-garde de la Garde Nationale, et h Taire 
» averlir les autres de se tenìr préts au moindre signal. 

■ Vers minuil, les Autori lés qui élaient parties pour Cbà- 
)> tillon sont de retour. Eiles apportent pour léponse que la 
> bande des paysans insurgés s'élevait a près de cìnq mille 
ì> bommes, que rìen n'avaìt pu les arréter, que sur leur pas- 
» sage ils avaient désarmé toules les Gardes Nationales , et 
» et qu'ils batlaient le signal du départ dans les rues de Chà- 
» tillon, lorsque ces Messieurs étaient remontés en voìture. 

» L'on convoque le Conseil en'séance extraordinaire à md- 
» teUde- Ville , où se rendent aùssi les Messieurs . qui reve- 
» naìenl deChàtillon, M. le Commandant militaire de la pro- 
» vince , M. Tlngénieur , et où je me rendìs aussi pour re- 
D cevoir les ordres dont on avait alors tant besoin. Il Tut ar- 
)i réte que le Conseil s'établirait en permanence, que la Garde 
» Nationale serait placée sous le commandement militaire , 
» qu'on battrait immédiatement la generale pour sa prompte 
» convocation , qu'on dresserait une barricade au Pont^de- 
18 Diiion. Geogr, ec. Voi. XX VII. 



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266 AOSTA 

» Pierre a l'entrée de la ville , qu'on ferait couper le poiiC 
» Suaz sur la Doìre , qu'on enverrait cbercher deux oanons 
» de campagne au cbàteau de M. le comle Della Rocca aux 
» Ayroavilles el qu'on disposerait de ioutes les forces qu'on 
» aiirail pu riunir. On fit appeller M. Lyboz, capitaìne de la 
» compagnie des Sapeurs-Pompiers > et on le cbargea du 
» transport des canons. 

» Je sortis pour aller exécuter les ordres qui me concer- 
» naient. 

» A une beure du matin , i^s tarobours de la Garde Na- 
» tionale avaient réuni 200 bommes environ, mais ìls élaient 
» du nombre des intrépides, de ceux dont le courage doublé 
» et triple méme la force numérique. Pendant qu'on délivraic 
» les munitionsà la Garde Nationale et aux Pompìers, M. Tin- 
)> génieur Guallini , avec les employés de son bureau , alla 
» Iravailler a la formation de la barricade sur le Pont-de- 
» Pierre. 

») Les Vétéra.ns étant aussi arrivés sur la place Cbaples- 
» Albert , descendirent avec les Gardes Nationaux , Yers les 
» trois beures du malin, jusqu'h Tentrée de la ville, et cbacun 
» s'em pressa d'occuper les positions qui lui furent assignées 
» par M. le Commandant. 

» De sou còte, la compagnie des Sapeurs-Pompiers se porla 
» vers le pont Suaz , pour défendre la porte meridionale de 
» la ville. 

» Voyant cependant qu'avec un si petit nombre de roili- 
)) ciens on ne pouvait pas Taire une bien sérieuse résislance, 
» je crus qu'il était permis de sortir des voies ordinaires de 
» la légalité dans des circonstances aussi difficiles. Aussi, vers 
» les huit beures du matin, je remonlai au bureau de TEtat- 
» Major de la Garde Nationale, où je rédigeai et fis publier 
» aussitèt un ordre du jour, par lequel je rappellais a la Garde 
» Nationale le but de son institution;^ je faisais un appel à 
» son dévouement pour la défense de la Constitution et méme 
» de ses propriélés, et où je Gnissais par menacer de trailer 
» comme des déserteurs du Drapeau national ceux qui ne se 
» rendraient pas imméJiatement au rappel qui allait se battre, 
» et de les Taire juger par un Conseil de Guerre. 

» (^elte menace amena les plus beurt'ux résullats. Dans un 



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AOSTA 267 

• quarl criieure les langs de la (iarde Naiionale furent a peu- 
» près complets , et il nous arriva ménae ensuile un grand 
» nonibre de Gardes Nationaux des villages de la banlieue , 
» qu'on n*avait pas voulu appelier parce que, quoique membres 
» de la commune d'Aoste, ils étaient censés occupés à garder 
» leurs propres foyers. 

Nous trouvanl ainsi avee une force beaucoup plus con- 
stdérables (vers midi on comptail abondaroment 400 mili- 
u ciens) , les officiers de la Garde Naiionale représentèrent 
K> qu'il parraissail plus convenable de se porler lout-à-fait en 
■ ayant, hors des habitations et dans la compagne. M. le Com- 
» mandant 6t alors avancer les Vétérans et les deux tiers de 
n la Garde Naiionale, et il nous fìt occuper des position très- 
n avanlageuses aux environs de la Chapelle de Saìnt-Roch , 
o située a un quart de lieue et plus de rArc-de-Triompbe. 
» On laissa les Carabiniers , le Douaniers et une compagnie 

• de la Garde Naiionale dans les arrières positions, poiir servir 
)) d*appuì et de secours dans le cas d'une relraite. 

» En méme temps , et vers midi , Ton défil la barricade , 
» soil parce qu'avec le nouveau pian qu'on vcnait d'adopter 
» elle paraissait devenir inutile, soit parce qu'ilavait fallu ou- 
» vrir la route pour laisser passer df ux voilurt'S qui làchaient 
» d'alles accompiir auprès de ces paysans égarés et ignorants 
» une mission de pacification. La première contenait Sa Gran- 
i> deur Mgr. Jourdain, notre évéque, le Rév. chanoine Jans, 
» M. le chev. intendant Racca et M. le comte Edouard Crolli 
» di Cosligliole; dans la seconde élaient M. Tav. Favre, syndic 
» de la ville, el M. Tavocal Défy, Tun de ses conseillers. 

» Le bureau du Genie, qui dans ces jours malheureux nous 
» fui si ulile, s'était aussi porte au pont Suaz pour défendre 

• rentrée de la ville du coté du midi; mais la compagnie des 
ì> Sapeurs-Pompiers , qui y aVait élé envoj^ée dès le matin , 
» avait déjà coupé une arche de ce poni construit en boìs, 

• de manière que peu d'hommes devaient suftìre de ce coté 
o pour barrer le passage à Tennemi. Aussi vers midi on y 
ìì laissa un pelolon de Carabiniers, et les Pompiers se dirige- 
» reni vers le point principal, Tavenue du Pont- de- Pierre. 

» Les deux canons de campagne qui nous avaient été ame- 
)} ncs des Aymavilles furent confiés a M. Tappaz et a un autre 



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268 AOSTA 

» de ses collègues , tous cleux ancien ofiicier d*artillerie eC 

)) maintenant employés à la minière d*Olloinont. 

)) Je ne dois cerlaìnemenl pas passer sous silence ies nom- 
» breux volontaìres qui , munis de fusìis de chasse , se joi^ 
M gnirent dans Ies rangs de la Garde Nationale pour la de- 
» fense de la commune patrie. L'on aime à citer lesnomsde 
w MM. Broceri, Acolto et Mazola, juges au Tribunal de pre- 
» Olière instance , de M. Cbristitin , juge au mandement de 
)) Gignod , de M. Gragnon , lieutenaiit-juge au mandement 
» d'Aoste, de MM. Ies officiers en retraite, de MM. Ies offi- 
» ciers de TEmigralion Lombarde, de plusieurs employés des 
» différenles branchcs de TAdministralion, de MM. Ies com- 
» mìs-greffìers du Tribunal et des Judicatures d'Aoste et de 
» Gignod, des plusieurs élèves du Collège, et de tanl d'arti- 
» sans et induslriels qui tons ne craignirent point de venir 
» partager avec nous la gioire et Ics périls des premiers rangs. 

>> Toul-à-coup, vers deux heures de Taprès-mìdi, Ies sen- 
» linellos que nous avions placécs sur Ies éminences de Beau- 
» regard nous donnenl le signal de Tapprochc de rennemi. 
)> Un peloton de Vélérans se porte en avanl dans la grande 
w route. Je recommande aux offìciers et aux gardes natio- 
» naux qui étaient sous mes ordres de Taire leur xlevoir. Un 
» frémissemenl d'impalience , d'en venir aux mains avec ces 
» f\ìnaliques paysans, parcourt tous Ies rangs. Déjà la bande 
» s'approchail et Fon distinguait derrière Ies premièies files 
» Ies deux voitures qui étaient parlies dans Tespoir de Ies 
V arréler. On pouvait aisément juger que contre tout droit 
» des gens ils avaienl fait prisonniers Ies ambassadeurs qui 
» étaient allés au devant d'eux, pour leur apporter des pa- 
» roles de paix. M. le capilaine des Vélérans pousse le c?ri de 
» qui va ìà. A ce cri la bande s'arréte , on peut facilement 
» rcconnatlre qu'une discussion très-animées s'est engagée 
)> dans tous leurs rangs et principalement autour de la voi- 
» ture. L'on volt enfin se détacher un groupe de personnes 
» qui s'avancent vers nous, c'est M. Tlntendanl accoropagné 
» <le quatre paysans de la bande. M. le Commandant se porte 
» alors à sa renconlre. Je le suis de mon coté. M. Tlnten- 
» dant nous dit que la bande Ies avait fait prisonniers, qu'elle 
» clail composée de 500 hommes environ, qu'clle était suivie 



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AOSTA 269 

» de bandes beaucoup plus nombreuses, lellement qu'on por- 
» laìt a 5 mìlie environ le nombre total des insurg^s , quo 
M ces paysans ne luì paraissaient pas avoir des ìntentions de 
» pìllage ni de dévaslalion ; qu'en résumé il ne lui paraissait 
» pas que nous eussions été en force suffisante pour leur ré- 
» sisler, et que pour éviler de plus grands malheurs, il fallait 
» se résoudre a les laisser entrer dans la ville ainsi et comme 
» ils s'y présenlaient. 

» Je rapportai ces propositions à la Carde Nationale, mais 
m un immense cri de refus s'eleva de ses rangs ; tous pro- 
y> leslèrent qu'ils étaient plutót disposés a mourir que de lais- 
» ser entrer dans nótre ville ces brigands de paysans avec 
» leurs armes a la main; car si ceux-ci voulaient Taire pa- 
li rade d'étre des bommes pacifiques, ils ne devaient pas bé- 
» siler a déposer leurs armes; qu'^ celle condilion seule ils 
» pouvaieiit avoir accès dans la ville. 

» L'arrangement fut alors repris dans ce dernier sens. Les 
» insurgés nous envoyèrenl succesisivement M. Tavocat Favre 
» syndic, M. le comte Crolli, M. Tavocat Défey et quelques- 
j» uns de leurs plus violens meneurs. La Carde Nationale re- 
» stait ferme dans son attitude toute marliale et dans ses pò- 
I» sitions. De Icur cóle les insurgés ne voulaient pas se sé- 
» parer de leurs armes. (iependanl au milieu de ce {lux et 
» reflux d'opinions et d'avis contraireS) M. le Commandant 
» se conformant aux conseils de M. rinlendanl, donna Tordre 
» aux Vétérans de reculer et il leur fit ainsi complèteroent 
» abandonner les posilions qui leur étaient réservées en cas 
» de combat. 

» Voyant que je pouvais beaucoup compier sur le couragc 
» et Tardeur de la Carde Nationale; je délacbai aussitót quel- 
» ques bommes pour faire avancer les Pompiers et la com- 
» pagniede la Carde Nationale qui étaient restés sur les der- 
» rières. Les Carabiniers ayssi s'offrirent pour faire les pre- 
» miers feux avec nous. 

» Je puis dire que les immenses bourras que ne cessa ient 
» de pousser les Cardes Nationaux qui étaient sur les pre- 
» miers rangs , le bruii des tambours et la vue des, baì'on- 
» nettes de la compagnie de la Carde Ncttionale et de celle 
• de» Pompiers qui venaient des derrières en s'avan^ant en 



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270 AOSTA 

» Irès-bon orclre, la présence de Heux pièces de caiiipngne, 
9 Tassurance que nous donnàmes aux parlementaires que (oule 
» la ville était en armes, furent au(ant de circonstances qui 
» produisirent la détermination la plus salulaire sur Tespril 
» des insurgés, qui sans doute aidés aus5Ì par les paroles per- 
» suasives de nos Autorités, se déterminèrent enfin à déposer 
» les armes, sans qu*il y ait eu la moindre effusion de sang. 

)) Il est vrai de dire que ces insurgés ne Toulurent se ren-- 
1) dre qu'en pensarli se meltre sous la protecùon d'une ca- 
ì> pilulation qu'ils fìrenl signer par monseigneur TÉvéque el 
» par rintendanl, doni les articles élaient que leurs arme» 
)) seraienl déposées dans la chapetle toute voisìne de St-Rocb^ 
)) qu'ils en garderaient eux-mémes la clef ou la confieraient 
}) ^ qui bon leur setoblerail, qu'ils pourraient entrer dans la 
D. ville avec promesse de ne recevoir aueune insuite dans leur 
» personne, qu'à leur déparl its auraìent pu reprendre leurs 
» armes, et que de leur còle il prometlaient respecl aux per-^ 
» sonnes et aux propriélés. 

» La Carde Nalionale s'occupa ensuitc de leur désarme- 
» ment et les laissa entrer dans la ville a la suit& de nos 
)) Àutorités qui , durant te reste de la journée , leur firent 
« dislribuer des vivres et des logemens dans les différentes 
» Tamìlles selon Tusage militaire. 

» Mais revenons a la Garde Nalionale qui continue tou- 
» jours d'occuper avec la plus admirable des disciplines ses 
» positions en avant de la ville. Elle se croyail débarassée de 
» tout d'anger, lorsque vers le 4 heures de Taprés-roidi, les 
y» sentinelles de Beauregard nous firent de nouveaux signaux 
» d'allarmes. J'expédiai (le Commandant s'étàit déjà retir^) 
» un piquet pour aller en reconnaissance sur la grande route, 
» et il nous resulta qu'une nouvelle bande aussi nombreus<^ 
» que la première s'approchait de la ville et qu'elle s'éiait 
» arrétée à la Croix Noire, à vingt minutes environ du lieu 
» de notre campement. 11 y avait tout a craindre qu'ils ne 
)) voulussent atlendre Tarrivée de la nuit pour enlrer dans la 
» ville par surprise et se joindre à ceux qui venaient déjà dcr 
• les precèder. Je réunis aussitót mes oificiers et Ton décide 
» quii fallait les dissiper par un coup de vigueur et d'éclat 
» capable de décourager les aulres bandes innombrables qui 



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AOSTA 271 

» les suivaieiit , selon la relation que venaient de nous Taire 
I) au méme instant quelques voyageurs qui aTaient réussi a 
» passer au milieu de ces ìnsurgés. Aussitòt nous mettons 
» nos deux pièces de campagne en avant et nous descendons 
» sur celte bande au pas de charge. Ils nous laissèrent ap- 
» procher d'eux près de vingt pas enyiron, mais vojant que 
i> c'étaient réellement des canons que nous poussiorfs devant 
» nous et que nos premier rangs se disposaient h Taire Teu , 
» une terreur panique s*empare de tonte la bande, la con - 
» Tusìon se jet te dans leurs files , et tous sans< exception se 
y livrent à la Tuite. J'eus mille peines d*empécher mes mili- 
1» ciens de Taire Teu, car c'eut été du sang inutilement verse. 

» Cependant le plus grand nombre de ces Tuyards se di- 
i> rigeait du coté de la colline de Beauregard pour gagner 
» sans doute les positiohs qui dominent la tilie. Mais j'avais 
» dans mes rangs plusieurs miliciens doni les uns étaient d'ha- 
» biles chasseurs et dont les autres avaient servi dans le Corps 
» des Bersaglieri. Ils griropèrent aussi sur les sommités pour 
» couper le passage aux insurgés et c'est alors qu*il j eut 
» pendant une beure de temps un combat de tirailleurs et 
» d'escarmouches nourrr de pari et d*autre par un Teu assez 
>) viT. Ce Tut dans cette rencontre que resta blessé parmì les 
». ennemis, le nommé Dialey de Montjovet transporté le len- 
.» demain a Tbòpital. Cette bande aìnsi dissipée alla passer la 
)» nuit du còlè de la commune de St-Christopbe. 

» D'après les différentes relalions des voyageurs que nòus 
» interrogions il nous était résulté (mercredi 28 a l'entrée de 
« la nuit) qu*ane bande considérable s'était dirigée du coté 
» de Tenvers soit de Tautre cóle de la Doire , qu'elle avait 
» sonné le tocstn dans les communes de Fénis, de St-Marcel, 
» de Brissogne et de Poltein. qu'elle avatl réussi de soulevtr 
» ces communes et d'augmenter ainsi ses rangs par des re- 
» crues considérables dans la promesse qui leur était Taite de 
• leur livrer la ville aii pillage. La seconde bande que nous 
» avions dissipée it la Croix Noire se réTormait déj^ aussi, di- 
» sait^on^ dans la commune toute voisine de St^Cbristophe. 
n Dans une circonstance aussi critique, y avait-il de la pru- 
» dence a laisser les armes des insurgés dans la chapejle de 
» St-Roch écartéc de toute habitation , sous la sourveillance 



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272 AOSTA 

» de la Garde Nationale qui se irouvait harrassée de Tatigife^^ 
» et de faim, el par la obligée de passer la nuil en plein air 
» par un froid de 13 a 14 0|0 Réaumur, avec danger d'élre 
» surprise par une bande ennemie? Pourquoi d'aìileiirs re- 
» specter une capitulation avec des gens qui ne nous fai- 
» saienl pas une guerre loyale el qui, s*ils pouvaient répondre 
» de leur bande, ne pouvaient certainement pas nous garantir 
» des sinistres projets des nombreuscs bandes qui dans ce 
» moment entouraient Ja ville par trois flancs? J'insisle sur 
» ces faits par ce que la déterminalion qui a élé prise en- 
» suite a fail nallre beaucoup de récriminations dans la classe 
)> de ceux qui sont toujours disposés a tout crìliquer. Nous 
» fimes alors parvenir ces observations à M. le S^ndic qui 
» nous expédia aussitòt un charretier avec ordre de transporter 
» les arrat^s au quartier militaire où on Ics conduisit par de» 
» chemins détournés afin de ne pas éveiller les soup^ons des 
» insurgés qui étaient dans la ville. 

» M. le Syndìc me donna en méme temps ordre de Taire 
» faire le service de la nuit par cent hommes de la Carde 
» National. Je fis battre lasse mblée et je piagai mon bataillon 
» sur deux rangs le long de la roule. Après lui avoir prò-* 
)) digué des éloges sur le courage tout-^-fait bérofque et inat* 
» iendu qu'il avait démontré durant cetle pénible journée , 
ì) je Tencourageai a conti nuer pendant quelquesjours encore 
» son ceuvre de pacification et en méme temps je leurs transmis 
» Tordre de M. le Syndic en invitant ceux qui voulaient faire 
N partìe des cent hommes de service pour la nuit a passer 
» sur Tdutre bord de la route. Il y eut alors un mouvemcnt 
» magnifique de dévouement de la part de notre brave Carde 
» Nationale. Tous sans exception passèrent en un Seul mou- 
• vement de Tautre coté aux cris mille fois répétés de Vive 
» le Roi! Vive notre Syndìc et vive notre Major! (c'esl la 
i> stricte verilé)5 et de mon cóle je criai Vive la Carde Na- 
» lionate! Ce cri trouva de nombreux écbos parmi la foulc 
» des citoyens qui nous conlemplaient. Je cboisis alors Ics 
» miliciens nécessaires pour le service de la nuit el les con* 
» Rai à M. Noussan, capitaine de la première compagnie. Cc- 
» lui-ci forma un corps de garde h Tentrée du Bourg-SuOurs, 
» dans la maison Usci, (ìt faire les patrouilles néceasaires pour 
» le maintien de Tordre et de la tranquillile. 



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AOSTA 273 

» Pour élre (idète narrateur, je ne crois pas devoir omclho 
la circonstance suivante qui a impressionné si profonde meni 
et si diversement ies babilans de ceUe Yiile, selon leiirs dif- 
férenles manières de juger Ies hoiumes et ies choses. Après 
avoir quitte M. le capitaine Noussan , je remonlai vers le 
centra de la ville, brisé par Ies fatigues de la nuit et de la 
journée , lorsqu*en passant devant THótel-de-Ville , y'eus 
ridée d'y enirer pour demander si peul-élre il ny avait 
point quelques ordres pour la Carde Nalionale. Dans la se- 
crélaìrerie se trouvaient M. Tlnlendant et plusieurs con- 
seiiiers communaux, mais en absence du Sjndic, occupés 
a dresser des billets de logemenl pour Ies insurgès. Du nom- 
bre de ces conseillers était M. le confi te Grotti. L'on me 
demanda sans doute corapte des dìsposilions que j'avais 
prises pour la tranquillile de la nuit. Je leur r<^pondìs quc 
la mesure la plus rassuranle avait éié Tadoption du projet 
de l'enlèvement des fusils de la chapelle isolée de Sl-Roch 
et leur Iransport au quartier mililaire. M. Tlntendanl < t 
surtout M. le comte Grotti m'observèrent que c'était nian^ 
quer a la foi d'un traile et que celle mesure allait cenai- 
nement nous altirer quelques vengeances de la pari des 
insurgès recouvrés dans la ville. lis rédigèrent un ordrc 
qu'ils transmirent à M. le capitaine Noussan , pour Taire 
rentrer immédialement dans la chapelle tous Ies fusils qu'on 
venait d'en emporter. Get ordre envisagé sous le point de 
vile de ceux qui Tavaient donne, pouvait sans doute trouver 
des partisans parmi Ies personnes Ies plus bautement de • 
vouées au bìen public^ mais il contenait selon moi une ap- 
préctalion erronee des hommes et des événements. Je jugeai 
aussitót que ce billet àrriverait trop tard et je me gardai 
bien de l'appuyer par une lettre de recommandation. Il 
trouva en effet ies fusils en route , et comme M. le capi- 
taine Noussan, habitué aux formes mililaires, est un de ces 
diplomates qui n'entendent point revenir des faits accomplis, 
il mit le billet dans sa poche et continua sa route. 
» Jeudi 29, le rappel de la Garde Nationale fut baltu dans 
toutes ies roues à quatre heures du matin. Il y cut le méroe 
norobre d'boromes et le méme enthousiasme tant de la part 
iles miliciens. que de la part des volonlaires. Le rapporl de 



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574 AOSTA 

)) la Garde élaìt qiie la nuit avait été assez tranquille vi qu^on 
M n*avait poinl cu des rasseinblemens a dissìper. Elle avait 
» re^u une lettre, que M. Gabbia, juge de Chàtitlon, lui avait 
» transmise par le moyen de rhuissìer Vallazza qu'il avait fait 
» partir tout exprès. Celte lettre nous ìnformait que M. Tln* 
» tendanl General venait d'nrriver à Chàlillon avec une force 
» suffisante pour contenir les insurgés, et que sì ceux-ci n*a- 
>ì vaient pas encore pu pénétrer dans la ville, nous devions 
» làcber de leur resister pendant quelques heurcs encore , 
>» pour donner a la troupe le temps d'arriver. Celle nou velie 
» fut partout accueillit; avec le plus virplaisir, puisqu'elle était 
)) un téoioignage de la baute sollicitude du Gouvernement 
» envers nous. 

» La Garde Nationale crut néanmoins aller reprendre les 
» positions qu'elle occupait la veille près de la chapelle de 
» St-Roch. 

» Au lever du jour nous vtmes que toutes les hauteurs de 
» la colline de Beauregard qui dominenl la ville du coté du 
» lévant élaient couronnées par des bandes d'insurgés, et que 
M nous étions méme placés directemeni sous leurs feux. Il y 
» eut alors plusieurs pelotons de gardes nationaux et de vo* 
» lonlaires qui partirent pour les débusquer. Pendant più- 
» sieurs beures la colline relenlit des coups qui se tiraient de 
» part et d'autre. Les insurgés paraissaient très-bien guidés; 
» ils savaient parfaitement exécuter les manoeuvres à la ber-* 
» saltère, en se coucbanl tantót a piat ventre, et tantót en 
» se placa nt derrière les arbres, les vignes et les proéminences 
» du terrain. 

» Ce fut dans une de ces rencontres que Tinsurgé Vial de 
» Niis (\jt blessé a la cuisse et transporlé ensuite à rh6pìtaL 

» Ce fut de niéme alors que M. Doléan, garde-cbef fore- 
» stier, qui s'élait joinl à la Garde Nalionale, eut son caban 
» déchìré par la balle d'un fusti rayé. 

» Il y eut des traìts héroìques de courage qu'ii sera il trop 
» long d'énumérer. Essentiellement un grand nombre d'in« 
» surgés furent alors pris les armes à la tnain, arrétés el tra- 
» duits dans les prison^ de la ville. 

» M. le lieutcnant juge Grognon et M. Alexandre Bognier 
» de Chàlillon se signalèrent panni les plus intrépides et parnii 



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AOSTAr 275 

» ceux qui firenl les arreslations les plus difficiles et les plus 
M ìmporlantes. Le public alme h se raconter la manière^donl 
» M. Bognier parvìnl a se joindre a la Carde Nationale d'Aoste. 
» Le roercredi 28, M. le Juge de Cbàtillon le chargea de por- 
» ter une lettre a M. TAvocat fiscal d'Aoste, alors que la roiite 
» elitre Chàtillori et Aoste était sillonnée psrr les bandes dtfs 
» insurgés. Il se munit de son fusil et pousse la lettre jusqu'au 
» fond de la canne. Mais aussitót qu'il arrive aux premières 
D colonnes des insurgés , il est arrété , maltraité et surtout^ 
» coQiplètenient fouillé, parce qu'on le soupgonne porteur de 
» quelques dépécbes. Alors sa présence d'esprit lui suggère 
9 1 idée de se faire passer pour un de leur parti; il péroresi 
D bien qu'on lui confie le commandement d'une compagnie. 
B Mais arrivées a Villafrancbe, les bandes rencontrent les dcux 
» voitures qui étaient parties d'Aoste. On s'arréte et pendant 
» qu'on met a contribution le bourg de Villefrancbe pour 
» obtenir des vivres, il suggère aux chefs des insurgés Ticlée 
» de piacer deux sentinelles en dehors du bourg, sur la route 
n d'Aosle , et se fait déléguer lui méme pour les piacer. Il 
» sort dono du bourg avec deux homnies, les place dans un 
» site qui puisse lui pcrmettre de fuir aussitót et ne tarde 
» pas d'arriver a Aoste, où il remette sa dépécfae à M. TAvocat 
» fiscal et nouB donne d'utiles renseignemens sur les forces 
» des ennerais. 

» En méme temps, et pour reprendre le fil des événemens 
» qui se passaient dans la citè , je dirai que la bande qui la 
» veille avait depose les armes et logé dans différentes mai- 
» son^, avaìt laissé transpirer dans les conversations de la 
» nuit quelques uns de ses sinistres projels qui étaient d'at- 
Tf tendre la réunion des bandes voisines pour se livrer au 
» pillage des maisons les plus opulentes de la ville, et que, 
» pour opérer une diversion à la force publique, ils auraient 
» incendié dans le méme instant difiérens quartìers. Ces con- 
» vcrsalions soni rapportées le lendemain, et aussitót le mot 
» d'ordre de Tarrestation des insurgés est mìs en circulation 
» par les soins incessans de M. le Syndic elll est suivi d'une 
r» immediate exécution. Ce furent principalement les Pom- 
)» piers qui se chargèrent a\ec quelques hommes de la Carde 
y> Nationale' d'opérer l'arreslation des paysans étrangers qui 



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276 AOSTA 

» apparaissaienl dans les rues de la ville, et d'après leur noia- 
» bre Ton put juger qu'une grande parlie avait profilé des 
)) ténèbres de la iiuii pour sorlir de la ville , où ìls ne se 
» sentaieal certainemenl pas bien à leur aise , et pour aller 
» rejoindre les bandes volsi nes. — Dès le nialln aussi M. le 
» Syndic, par le moyen d*un maniresle qu'il fìl publier, avait 
» réussi a former une compagnie de 80 volontaires, qu'il arma 
» des fusils pris aux insurgés «t qu'il commanda pour des 
» patrouilles dans la ville. 

» Plusieurs pelotons de Gardes Nationaux furent en méme 
» lemps détachés vers les communes voisines de Roisan et de 
» Gignod , où les paysans làchaient d'opérer des rassemble- 
» mens et de soulever les popuiations. Malheureusement ce 
» fut ÌL Gignod que le nomroé Dossigny qui s'était joinl à la 
» Garde Naiionale d'Aoste fut atleint d'une balle qui lui fit 
» une dangereuse blessure. Ce fui Ja première et la seule 
» blessure que Holre parli eut a regrellcr. 

» Enfin la troupe composte de TEcole mililaire d'Ivrée , 
M ayant à sa téle M. Tlntendant General, fit son entrée dans 
» la ville, vers la moitiè de la journée du jeudi 29 décembre. 
» Une compagnie se porta aussilót au Pont-Suaz pour dis- 
ì) siper la bande de 200 hommes environ, qui depuis le matin 
» stutionnait au delà du pont et paraissait altendre le mo- 

• ment favorable pour le fraTicliir. 

)) Depuis lors le r&le de la Garde Naiionale s'est borné a 

• maintenir la tranquillile publique et à surveiller les nom- 
» breux dépóts de prisonniers. 

)) La Garde Nationale d'Aoste espère avoir donne par son 
» energie et par son héroi'que attitude un éclatant lémoi- 
» gnage de son dévouetiient 3i la Royale Maison de Savoie, 
M au maìntien des lois organiques du pays, a la conservation 
» des propriétés. Elle s'est montrée digne de compier dans 
» ses rangs S. A. R. le Due d'Aosle, cet auguste rejeton de 
» notre bien-aìraé Roi Viclor-Emannel li. Elle se flatle d'avoìr 
» fourni à Thisloire une honorable page pour Taire ressorlir 
» rmililé de sa noble tnstilution. 

Avocai Rhémy chevatier 
Major de la Garde Nationale d'Aoste. 



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AOSTA 277 

. AOSTA 5 manclamento. Sia nella provincia di Aosta, e con- 
fina: a Iramontana col mandaroenlo di Gtgnod, a levante con 
quello di Quart, a mezzodì colle alte giogaje che lo separano 
dalla provincia d'Ivrea, ed a ponente col mandamento di Morgex. 

Esso comprende le valli dì Cogne, di Rhémes, di Sarre e 
di Sava ranche , oltre alla principale in cui siede Aosta , ove 
fanno (japo le altre dipendenti. 

La natura del suolo, la cui superficie è di chilometri qua- 
drati 223. 49, n*è assai variabile per la differente giacitura e 
pel rapido passaggio dal gelo al caldo. 

Si compone di dodici comuni, che sono Aosta capoluogo , 
Aimaville, Cogne, Gressan, Introd, Jovengan, Rhémes N. D., 
Rhémes St-Georges, Si-Pierre, Sarre, Val Savaranche e Vil- 
leneuve. 

La popolazione ascende a 17,747 abitanti. Le case ne sono 
2718, le famiglie 5548. 

AOSTA; città. Questa città vescovile giace nel punto più 
centrale della vaile cui dà il nome, al confluente del Buthier 
colla Dora , in distanza dì' t25 chilometri , a maestrale , da 
Torino. 

Posizione, E posta in ferace e ridente pianura, là dove sboc- 
cano le valli delle Alpi Graje e Pennine (l), alPelevatezza di 
590 metri sopra il livello del mare , fra i gradi 45® 44' 10" 
di latitudine settentrionale, e 4® 59' 50** di longitudine orien- 
tale (primo meridiano di Parigi). 

Frazioni. Le sono unite quarantaquattro borgate, qua e là 
sparse nei dintorni. 

Telegrafo elettrico. Evvi una stazione del telegrafo elettrico. 

Collegio elettorale. Aosta è anche capo di circondario elet- 
torale, il quale componesì di 21 comuni con 722 elettori in- 
scritti. 

Edifizii pubblici. Fra gli edifizii che abbelliscono la città di 
Aosta sono da annoverarsi la chiesa cattedrale, la chiesa col- 
legiale , il vescovado , il seminario , il palazzo di giustizia , il 



(l) Jujcfa geininas Àlpium fauces Grajas et Penninas (Pliii. hìsi. 1. 3. 
e. ìli. 



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278 AOSTA 

R. collegio, il palazzo Roncas , quello del barone di Niis e 
parecchi altri. ' 

Chiesa cattedrale. Questo tempio a tre navate, che vuoisi sia 
stato costrutto da Costantino il Grande , Tu ristorato ed in- 
grandito circa Panno 561 da Gontranno re di Borgogna, come 
risulta dal martirologio di questa cattedrale, nel quale ieggonsi 
le seguenti parole: Àpud Cabilhnem civitatem Galliarum , beati 

Gondrandi regie Aurelianensie restauratone hujus ecclesiae. 

Questo pio Re (secondo che narra Vaudan canonico delle 
chiese cattedrali di Tarantasia e di Aosta^ il quale viveva in- 
torno alta metà del secolo xv) andando in pellegrinaggio a 
Roma avrebbe trovato un considerevole tesoro, cui egli im- 
piegò tutto nel far ristaurare diverse chiese d'Italia, che ave- 
vano molto sofferto a cagione degli orrori della guerra. 

Nella cattedrale di Aosta, oltre all'aitar maggiore in marmo 
nero d'un lavorio veramente squisito , ammirasi il bel pavi- 
mento del coro, tutto in mosaico, il quale rappresenta Tanno 
coi dodici mesi che lo compongono, e i due fiumi il Tigri e 
l'Eufrate, nonché diverse specie di animali. 

Vi sta pure un mausoleo in marmo bianco d'un Principe 
(li Casa Savoja , il quale ammirasi in grande rilievo , carico 
delle sue armi , col volto scoperto e le mani incrocicchiate ; 
il suo capo riposa su di un guanciale squisitamente lavorato. 
Credevasi dapprima che un tal Principe fosse Tommaso I , 
morto (1253) nella valle di Aosta allorché stava per muovere 
contro ai torinesi^ ma da un documento (1) trovato ultima- 
mente negli archivii della cattedrale di quella città risulta chia- 
ramente ch'egli non può essere che Tommaso II conte di 
Fiandra , figliuolo di Tommaso I e padre di Amedeo V il 
Grande^ il quale mori nel 1259. 

In questa cattedrale trovansi inoltre due altri mausolei, sui 
quali vi sono rappresentati in grande rilievo, giacenti e colla 



(i) 11 documento di cui qui si parla è la copia dell'atto di fondazioDe 
della cappella di s. Maddalena, eretta dal vescovo Nicola de Bersatoribus 
nel l2Ì9i. In quesfatlo Ieggonsi le seguenti parole: Pro animabus Cha- 
rissimorum Dominorum nostrorum Phtlippi quondam Comitis Sabaudiae^ 
et Thomae patris Domini Amedei Comitis qui nunc est^ cujus Domini 
Thomae corpus in nostra infrascripta ecclesia (Calhedralì) requiescit. 



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AOSTA 279 

faccia scoverta, due vescovi vestiti pontificalmente, di cui uno 
in plastica è monsignor Eméri de Quart , morto vescovo di 
Aosta nel 1371, Taltro in marmo bianco è monsignor Des Prés, 
il quale mancò ai vi\i nel 1511 , dopo di aver occupata per 
quarantasetle anni la sedia episcopale ''di questa diocesi. 

Vi si vede anche un bellissimo busto in marmo che il ca- 
pitolo fé* collocare ad onore del canonico Jacquemoud, il quale 
dotò questa chiesa d'un lascito, che ricorderà per sempre ai 
posteri la sua pietà ed il suo lelojpel decoro del cullo divino. 
Questo canonico morì nel 1829. 

La facciata di questa chiesa offre begli affreschi , nonché 
statue, colonne e cornici^ tutti lavori stati eseguiti nel 1522, 
e molto lodati dagli intelligenti. 

Collegiata dei ss. Pietro ed Orso. Questa chiesa, che sorge sul 
cimitero dei primi cristiani, fu Fatta costrurre dal vescovo An- 
selmo I, il quale occupava la sedia di Aosta nel secolo x. 
Sotto il coro di questa collegiata trovasi una cappella , dove 
fu seppellito il vescovo Gallus nel 546. 

La costruzione del campanile annesso a questa chiesa, d'un* 
altezza e grossezza considerevole, risale al secolo xii. 

Dirimpetto alla chiesa collegiale di cui parliamo sta un pic- 
colo oratorio sotto Tinvocazione di s. Lorenzo, il quale ere- 
desi innalzalo sulle rovine di un tempio dedicato ad Augusto. 

Episcopio, Questo antico palazzo merita di essere visitata pei 
pregievoli affreschi che vi si veggono sui muri di un suo 
ampio salone. Tali dipinti, che sono lavoro di un- valente ar- 
tista, rappresentano Teffigie di tutti i vescovi che occuparono 
la sedia di quest'antichissima diocesi, non che i ritratti di tutti 
i Sovrani di Casa Savoja, e la caria topografica del paese. 

R. Collegio. Di questo collegio, in cui ora s'insegna sino alla 
filosofia inclusivamente, si ottenne Terezione nel 1596 da Carlo 
Emanuele duca di Savoja. A questo scopo si scelse il priorato 
di s. Benigno, di cui era in allora priore commendatario mon- 
signor Ginodi vescovo di Belley. li papa Clemente Vili ac- 
cordò a quest'effetto le necessarie dispense. Fra i varii bene- 
fattori di questo collegio merita special menzione il canonico 
Ribitet, arcidiacono d'Aosta, il quale nt-l 1707 e nel 1711 fece 
in suo favore parecchi legali assai considerevoli. 

Ordini religiosi. Altre volle in Aosta esistevano i seguenti 
ordini religiosi: 



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280 AOSTA 

I Minor» conventuali di s. Francesco. Questo santo essendosi • 
condotto a visitare Aosta, la sua venuta ebbe per effetto cbe 
ivi si erigesse (1224) un convento, che prese il nome di s, Fran- 
cesco. La Famiglia di quest'ordine religioso in allora nascente, 
nonché un grande numero di chiese parrocchiali della diocesi 
aostana furono scopo ad insigni benefatti per parte delfillustre 
e nobilissima famiglia de Chaland. 

1 PP. Cappuccini: introdotti in questa città nell'anno 1619 
stanziavano ad una piccola distanza da essa in un luogo che 
oggidì ancora è chiamato Les Capucins. 

Le Canoiiichesse di s. Agostino ^ dette di s. Catterina. Queste 
religiose vennero a stabilirsi in Aosta verso la fine dt?l se- 
colo XII : esse dapprima fermarono la loro dimora in Antey ^ 
indi si condussero a Porrossan , d'onde passarono in Aosta , 
dove la munificenza della prelodata famiglia de Chaland loro 
fece erigere una chiesa con una cospicua dotazione pel loro 
mantenimento. 

Le Canonichesse della congregazione di Pietro Fourier. Un tal 
monastero vi fu stabilito nel 1645. 

Le Dame della Visitazione, dette le Visitandine, che vi erano 
introdótte nell'anno 1651. 

Le Religiose di s. Maria, dette di Lorena: vi venivano sta- 
bilite nel 1645 per l'istruzione delle fanciulle. Di presente l'uf- 
ficio d'istruire venne in Aosta affidato alle Suore di s. Giuseppe. 

Nei secoli xv e xvi alcuni membri dell'ordine di s. Dome- 
nico tentarono di stabilire in questo paese Tlnquisizione, ma 
per fortuna di quei buoni valligiani questi religiosi incontra- 
rono tali ostacoli, che i loro tentativi per erigervi l'anzidetto 
tribunale andarono a vuoto. 

Fiere e mercaii. Vi si fanno quattro annue fiere, che ricor- 
rono alli 15, 16 e 51 maggio, 5 e 6 settembre, 29 e 50 ot- 
tobre, 14 novembre. 

Vi si tiene mercato nel martedì di ogni settimana. 

Selvaggiume. Nelle boscaglie della valle di Aosta abbondano 
i fagiani, le pernici, i tordi di eccellente qualità, nonché altra 
selvaggina^ gli stambecchi dalle grandi come, quantunque più 
rari, e le camozze vi balzellano pure in sulle montagne. 

Popolazione. Questa città nel 1848 noverava 6920 abitanti , 
colla diminuzione di 206 dal 1858, anno in cui essi somma- 
vano a 7126. 

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AOSTA 281 

Neir^nno 1774 la popolazione n'era di soli 5106 abitanti. 

1 nailiti della Guardia Nazionale sonò in numero totale di 718, 
di cui 601 in serviiio ordinario t 117 nella riserva. 

Arma della città. L'arma di Aosta rappresenta un campo con 
un leone di argento, e questo armato e lampeggiato di rosso. 

Antichità romane. La cittk di Aosta, fabbricata nel sito istesso 
dove il general Varrone pose il suo campo, quando per or- 
dine deirimperatore Augusto penetrò in questa vallea a fine 
di soggiogare gli antichi Salassi che Tabilavano, presenta tut- 
tora a' suoi quattro lati i ruderi dei romani baluardi. Queste 
mura , dell'altezza media da 4 a 5 metri , formavano un pa- 
niilelograroma ad angoli retti, di cui la lunghezza da levante 
a ponente è di 384 tese (la tesa è di 6 piedi), e la larghezza 
da ostro a borea di 286 tese; il che darebbe in tutto un'e- 
stensione di 109,824 tese , precisamente eguale a quella che 
occupava il campo di Varrone. Le fondamenta di esse mura 
s^no formate di grosse pietre di granilo, rotte a forza da operai, 
e gettate quasi senz'arte in un copioso impasto formato di 
eccellente calce con sabbia grossolana, il quale invecchiando 
indurò quasi al par della pietra. I bastioni erano esteriormente 
rivestiti con pietre da taglio, e sormontati da un cordone spor- 
gente in fuori, che nel medio evo scomparve. 

1 quattro angoli degli anzidetti baluardi erano fiancheggiati 
da altrettante torri, che rimangono ancora in parte. La meglio 
conservata è quella delta Corniére , che in oggi serve ad uso 
di carcere. 

I^a torre dei lebbrosi, che sorge a meriggio della città, fu 
resa nnmortale dal De-Maistre con uno scritto che ha per 
titolo: Le Lépreux de la Cile d'Aoste par Vautfur dn Voyage autour 
de ma chambre , de la Jeune sibérienne , et des Prisonniers du 
Caucase, Aoste de Timprimerie de Damien Lyboz, 1837. . 

La città era circondala da un largo fosso ripieno d'acqua. 
Vi si entrava per sei porle a ponte levatojo, di cui la prin- 
cipale era, a levante, quella denominata de la Trinile. Questa 
porta, che chiamavasi Porta Praetorìa o Exlraordiìiariay secondo 
la caslrametazione romana, corrispondeva in linea retta a quella 
di ponente, soprannominata Decumana, 

Ad ostro della città v'è un'altra porla chiamala Béairix^ at- 
teso che per essa fé' la Kua prima entrata in Aosta la signora 
19 ]>izion. r,eoiv\ ec. Voi. XX VII. 



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282 AOSTA 

Beatrice, figliuola del conte Amé di Genera, sposa del visconre 
GoflFredo de Chaland. Dappresso a quesla porla stanno le ro- 
vine di un antico castello, chiamato col nome di Bramafam, 
perchè in esso, secondo una volgar tradizione, il conte Re- 
nato de Chaland, nel secolo xv, avrebbe lasciato per gelosia 
morir di fame Mincia di Braganza sua sposa -, nome che og- 
gidì ancora conserva non solo questo castello, ma ben anche 
la porta vicina. Non manca peraltro chi vorrebbe far derivare 
quesla denominazione da una carestia estrema , onde fu in 
altri tempi travagliata questa citt^. 

Entrando in Aosta dal lato di levante si presenta con 
maestà veramente romana Varco di Trionfo , eretto in onore 
delfimperatore Augusto per tramandare alla posterità la me- 
moria della sua vittoria sopra i Salassi. Di questo superbo edi- 
fizio, che, giusta la tradizione, era sormontato da una pira- 
mide adorna di statue in grande rilievo, di trofei, d'iscrizioni, 
e di altri segnali di vittoria, oggidì non ne sopravanza che il 
solo corpo, decorato di cornici e frammenti di bassirilievi , 
e di dieci colonne d'ordine corinzio , di cui tre capitelli so- 
lamente colle loro foglie di acanto, con grande maestria in- 
tagliale, sono tuttavia ben conservati. Questo monumento, a 
fine di tenerlo al riparo dalle intemperie, venne nel 1716 co- 
perto d'ardesia a spese della provincia; e malgrado il suo stalo 
di vetustà e gli oltraggi del tempo egli è ciononostanle sem- 
pre degno dell'ammirazione dei viaggiatori , e specialmente 
degli archeologi. Il crocifisso che vedesi sotto la sua vòlta vi 
sia da parecchi secoli. 

Avanzandosi nella città a qualche distanza dall'Arco di Trionfo 
incontrasi la gran porta romana suaccennata de la Trinile. 
Quesla porta è parallela ad un'altra , da cui è distante soli 
undici metri. Entrambe presentano tre archi, di cui il cen- 
trale, siccome più maestoso, pare dovesse servir per dar adito 
all'imperatore od al prefetto deputato a governar la provincia; 
ed i laterali fossero destinati per l'entra la e per l'uscita del 
popolo. 

La prima porta, vale a dir quella che faceva parte della linea 
principale, e che nomavasi Praetqria y era ricoperta d'un bel 
marmo bigio, che in oggi peraltro compare guasto dal tempo. 
Le tre aperture di quesla porla venivano chiuse da saraci-* 
ncsche. 



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AOSTA 283 

Alla (leslr^i di questa porta principale s^innalzava mae^sto- 
sainenle il palazzo in cui risiedeva il prefetto della proyincia^ 
palazzo di cui sembra fosse parte quell'avanzo di alto muro , 
che tuttavia si scorge lunghesso la vìa Pretoriana, a quattro 
piani, ornato di arcate e di magnifiche finestre. 

Questo palazzo aveva il prospetto sur un anfiteatro , che i 
romani avevano eziandio eretto in questa ciltà. Di quest'ul* 
timo monumento, ora quasi intieramente distrutto, si scorgono 
tuttavia la forma ovale, le porte (Vomitoria) ec, e ne riman* 
gono ancora begli e preziosi frammenti in marmo bigio nel 
giardino delle suore di s. Giuseppe. 

Molti sotterranei, aperti dai romani, intersecano la città per 
ogni verso; e%i pretende che alcuni prolunghìnsi fino al di 
là della Dora. I più notevoli , che trovansi a maestro della 
cattedrale , sotto il giardino deirarcidiaconato , compajono a 
tre ordini, assai vasti ed elevali con magnifiche porte. Dagli 
avanzi che restano si può arguire che formassero un paralle- 
logramma, il quale fosse il Forum, 

Presso la fabbrica teologale si hanno anche traccie dei pub- 
blici granai , ossia dei magazzini militari, ov'erano deposti i 
grani necessari pel mantenimento delle truppe, che i romani 
facevano stanziare in quella valle, nonché di quelle che do- 
vevano calarvi dal Grande o dal Piccolo s. Bernardo. 

La casa arcidiaconalc sorge sui muri di un antico tempio, 
del quale veggonsi ancora alcune vestigia. 

Nel 1837 facendo uno scavo ad ostro della cattedrale per 
costrurre una tomba pei canonici , si rinvenne una grossa 
pietra incavata, con una quantità di particelle terrose di colore 
rossastro, le quali si suppose fossero sangue pietrificato. Vuoisi 
che una tal pietra fosse destinata ad accogliere il sangue delle 
vittime che s'immolavano pei sacrifizii. 

Opera romana viene pur creduta quella casa che sorge sulle 
mura di cinta presso la porta di Sl-Bénin. 

Biografia. Fra i valdostani che resero chiaro il nome loro 
dobbiamo qui rammentare: 

Il dottore Cerise, personaggio di grande ingegno e di sva- 
riata dottrina, il quale manriò alle stampe alcune opere me- 
diche, che gli procacciarono bellissima fama, e gli meritarono 
le cavalleresche insegne del R. Ordine civile di Savoja , e 



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m APE MINORE ECC., e APREMONT 

L'abate Gian Martino Orsières, canonico della caltedrale di 
Aosta, il quale fé' conoscere i suoi talenti ed il suo amor patrio 
in variì scritti da lui pubblicati, fra cui è da notarsi partico- 
larmente quello che ha per titolo: Historique du Pays d'Aoste, 
suivi de la topografie de ce pays et d'une notice sur les anciefis 
monuments quii ren ferme. Aoste, chez Damien Lyboz, libraire- 
éditeur, 1839. 

APE MINORE^ castello che sorgeva nel territorio di So-- 
spello. 

APENACIO; castello or rovinalo , che innalzatasi presso il 
colle della Piastra nel distretto territoriale di Sospello. 

APERTOLE 5 terra che giace a libeccio di Vercelli, da cui 
è distante intorno a dodici miglia: fa parte del comune dì 
Livorno: è provvista di una chiesa parrocchiale sotto Tinvo- 
cazione di s. Rocco: nel 1774 conlava 200 abitanti, novero 
che d'allora sino al dì d'oggi crebbe a 500 circa. Questa terra 
era già compresa nell'appanaggio del duca del Chiablese. 

APIO; castello che trovavasi nel territorio di Sospello. 

APPARIZIONE. Questo borgo, che sta alla distanza di un 
solo miglio piemontese , a scirocco , da Genova , è diviso in 
otto quartieri , denominati lo Stajato ^ la Costa dei Vassalli ^ 
la Cappella, il Chiapparo, il Canneto^ PremanicOy San Desiderio e 
le Nascile: esso conta 2128 abitanti, 190 case, 416 Tamìglie. 

APPIANO 5 cascinale nel Novarese. 

APREMONT; sta nella Savoja- Propria sul pendio dell'aspro 
monte Cranici, alla sinistra deirOròanfie, in distanza di quattro 
miglia, ad ostro -scirocco, da Giamberì. 

Questo comune, la cui superficie è di 4436 giornate, no- 
vera 874 abitanti, mentre nel 1774 ne contava soli 341. 

Nell'antico castello di Apremont , all'epoca dell'invasione 
degli spagnuoli (1742), il duca di Savoja Te' stanziar parte 
delle sue truppe. 

Fu baronia degli^Alinges di Goudré. 



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APRICALE, AQUILA, ARA e ARACHES 285 

APRICALE^ sta sul torrente Nervia, a maestrale di s. Remo, 

da cui è distante miglia otto airincirca. 

Gli abitanti dì questo comune , che ora (1848) ascendono 

a 1656, neU-anno 1774 sommavano a soli 1034. 
Veniva compreso nel marchesato Hi Dolceacqua. 

AQUILA; trovasi in alpestre situazione, a tramontana di 
Oneglia, da cui è distante circa dieci miglia. 

ARA; giace ai confini del basso Novarese, sulla manca riva 
del Sesia, in distanza di miglia 18, a maestrale, da Novara. 

La popolazione di questo comune , la quale nel 1774 era 
di soli 254 abitanti, sale ora al novero di 313. 

Era compreso nella signoria di Romagnano. 

ARACHES, ARACHE (Aracia), com. nel mand. di Cluses, 
prov. del Faucigny , dioc. e div. di Annecy. Dipende dalla 
corte d'appello di Savoja, intend., trib. prov,, ipot. di Bon- 
neville , insin. e posta di Cluses. 

È posto a 965 metri sopra il livello del mare, in distanza 
di sei miglia, a scirocco, da Bonneville. 

Delle sue strade comunali quella che mette a Magland è di 
facile tragitto» 

Il territorio , deUVstensione di 9025 giornate , Torma una 
piccola vallea, che si estende fino a Passy: produce in copia 
orzo ed avena, ma poco frumento: abbonda di pascoli, per 
cui vi si mantiene numeroso bestiame , e vi si fanno i mi- 
gliori caci della provincia. 

Attraversano questo territorio molti ruscelli, di cui il prin- 
cipale si è il torrente Balma, che .occupa il fondo della gola : 
vi giacciono pure i due laghetti di Flaine e di Pernant. 

La chiesa parrocchiale è sotto Ti n vocazione di s. Michele. 

Nel territorio di Arache, oltre ad una sorgente d'acqua fer- 
ruginosa, menzionata dal Grillet, la quale scaturisce non lungi 
dal casale du MouHn, trovansi cave di carbon fossile e diffe- 
renti specie di cristalli in pietrificazione, posti superiormente 
al lago di Flaine, a 1300 tese dal livello del mare. 

Nelle foreste annidano fagiani, lepri, camosci, gaUinotti, mar- 
motte ed altre varietà di animali selvatici. 



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286 ARADOLO, ARAMENGO e ARANCO 

Gtì abitanti ne sono incluslriosissimi: si occupavano altre 
Tolte in gran numero nell'arte detroriuolajo, e ritraevano un 
annuo beneficio di 50 mila lire; ma ora questo ramo d'in- 
dustria nazionale va deteriorando assai , e molti di essi sono 
perciò costretti ad emigrare. 

Araclie fu smembrato da Magland nel 1300. 

Fu contado dei Galliziani , dai quali passò ai Bertalazoni 
torinesi. 

Nel 1774 noverava soli 513 abitanti, ora ne conta 882. 

ARADOLO; cantone che giace nella valle del Gesso, a li- 
beccio da Cuneo: nel 1761 veniva separato dai luoghi di 
Borgo s. Dalmazzo, Roccavionc, Valdieri ed Entraque , ed 
eretto in comunità. 

ARAMENGO-, sta in collina, a maestrale d'Asti, da cui è 
distante tredici miglia. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 sommavano 
a 1103, ascendono ora (1848) al novero di 1136. 

Questo luogo, compreso nel contado di Cocconato, fu feudo 
de' conti Balbiani, Genna , Grisella di Rosignano , Freilini di 
Buttigliera, Morelli e Radicati dei conti di Cocconato e Ro- 
bella. 

ARANCO, ARANGO; è situato su di un rialto, alla destra 
del Sesia, in distanza di cinque miglia, ad ostro, da Varallo., 

Vi è unita una piccola frazione, detta Guardella. 

Allo scopo di rendere più facile la comunicazione di Aranco 
col vicino suo capoluogo di mandamento, si progettò di co- 
strurre sul fiume Sesia in vece del porto un ponte sospeso , 
il quale avrebbe la lunghezza di 98 metri. 

A non molta distanza dalla parrocchiale veggonsi diverse 
cappel lette disposte in sinuoso giro, le quali rappresentano le 
stazioni della Via Crucis. 

Evvi un'opera pia, detta Carità dis. Spirilo, ìnstituita nel 1728 
da un cerio Galizia di Varallo, la quale frutta una rendita di 
lire 135 annue, destinale a sussidio degli indigenti. 

Per Tislruzione dei fanciulli evvi una scuola pubblica ele- 
mentare. 



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ÀRATÉRE ECC., E ARBIN »87 

L'abitalo di questo luogo guarda levante , e rimane poco 
men di tre mesi senza sol<?; egli è perciò che nel giorno di 
E. Antonio abate (17 gennajo) quei terrazzani vecchi e fan- 
ciulli accorrono con gran festa ed allegria sul pianerotto ac- 
canto alla chiesa parrocchiale a salutare il ritorno di questo 
astro vivificante, che appunto in quel dì compare di bel nuovo 
ad indorar co^ suoi raggi la punta del campanile. 

Vi esiste una filanda di lana a pettine con una tintoria. 
Questo comune, che nel 1774 noverava 525 ;«bitanti » ora 
ne conta soli 293. 

ARATERE^ monte che s'innalza a scirocco da Chambéry, 
ed a maestrale di St-Jean, tra la Savoja-Propria e la Moriana. 

ARAZZO. Vedi ROCCA, voi XVI, pay, 492. 

ARBATASSO ; spiaggia nel distretto di Tortoli in Sardegna. 
Presenta una. rupe scoscesa, che forma una piccola punta in 
mare, irta di alcuni scogli, sulla quale s^innalza una torre ben 
munita, che guarda verso tramontana. Questa torre riceve i se- 
gnali dalle torri di Largavista e di Zaccurro, e li trasmette a 
quelli di s. Maria Navarese non potendo essa scoprire , né 
essere veduta da alcuna parte se non dalla punta di Monte 
Santo, per essere coperta dairelevata montagna di Largavista, 
che vi sta frapposta dal lato del mare: dà pratica ed esige 
ancoraggio: ha un pozzo ad una piccola distanza con acqua 
di mediocre bontà, di cui si provvedono i bastimenti: ivi sotto 
il suo cannone possono dar fondo le barche grosse, e le altre 
più piccole gradatamente accostarsi a terra con sicurt^zza ed 
al riparo di ogni vento, tranne da quelli che spirano da greco- 
levante e da scirocco, ma in tal caso puonno tirarsi a ridosso 
delle isole di Ollastra.' 

ÀRBEDOSA, ALBEDOSA ; torrente che bagna il territorio 
di Castelletto in vai d'Orba. 

ARBIN; è posto sulla destra deirisère, a scirocco da Ciam- 
beri, da cui è distante cinque miglia. 

Questo luogo veniva smembralo da Montmeillan, ed eretto 
in comunità con R. P.«tenti addi 5 febbrajo del 1772. 



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288 ARBIN ecc., e ARBORIO 

La parrocchia, dapprima anche dipendente dal vicino Monl- 
ineìllan , era già priorato di Cluniacensi da papa Paolo II 
unito alla S. Cappella nel 1467. 

ARBIN-, monte che s'aderge tra la Moriana e la provincia 
di Susa. 

ARBOGNA. Vedi ALBOGNA voi. /. pag. 170. 

ARBONNE ; torrentello che ha origine ai diacciai tra if 
monte du Cormel e quello de Belle Face nella Tarantasia 5 bagna 
le terre di Chesery , La*Thuille e Vulnies a destra , ed alla 
sinistra i villaggi dì Torda, L'Ullietta, Viilaret e s. Maurizio, 
e si scarica neirisère tra quest'ultimo luogo e Vulnies. 

ARBORA^ cascinale nel territorio di Bogogno: sta in di- 
stanza di sedici miglia, a tramontana, da Novar^i. 

ARBORIO, ARBORO; mandamento. Sta nella proy. e div. 
di Vercelli; confina: a borea col mandamento di Galtinara, a 
levante col Sesia , ad o$tro col territorio dì Vercelli ed a po^ 
nente col Cervo, ossia col Biellese. 

Questo mandamento, la cui superficie territoriale è di chi- 
lometri quadrati 175. 24, novera 7599 abitanti, 820 case, e 
1783 Famiglie. 

Dodici sono ì comuni che lo compongono; cioè: Arborio 
Cj^poluogo, Albano, Ballocco e Bastia, Buronzo, Cassine s. Gia- 
como, Ghislarengo, Gifflenga, Greggio, Oldenico, Roasendn, 
Villarboit e Brusnengo. 

ARBORIO; capoluogo di mandamento. É situato alla destra 
del Sesia, in distanza di chilometri 20. 57, a tramontana ^ 
da Vercelli. 

La chiesa parrocchiale è sotto Tinvocazione di s. Martino. 

A benefizio dei poveri del luogo evvi una congregazione di 

carità. 

Per rìstruzione della gioventù vi esistono due pubbliche 
scuole, una maschile e Taltra femminile. 

Vi si fanno due annue fiere, che ricorrono una il 20 marzo 



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ARBROZ ECC., E ARCHAMPS 289 

e Taltra il 20 ottobre. Vi si tien€ anche un mercato nel lu- 
nedi di ogni settimana. 

Gli abitanti di questo comune, i quali nel 1774 ascende- 
vano a soli 814, sommano ora a 1169. 

Di questo borgo, che ha un castello antichissimo, si fa men- 
zione in una carta di Adelgida, consorte delllmperatore Ot- 
tone I, a Favore della chiesa vercellese, Tann* 995. Tale caria 
venne confermata da Federico Barba rossa ad Uguzìone vescovo 
di Vercelli Tanno 1132, indi da Enrico VI ad Alberto Tanno 
1191. Questi diplomi sono rapportati dalTlrico nella sua Storia 
di Trino (lib. I, pag. 27, 35). 

Veniva compreso nel marchesato di Gattlnara. 

I Mella Arborio di Vercelli per concessione del 1681 ne 
portano il titolo comitale: 

ARBROZ. Vedi LA COTE voi IX, pag. 51. 

ARBUSIGNY; siede in montagna nel Genevese, alla distanza 
di circa dodici miglia, a greco, d'Annecy. 

Di giornate 2989 è la superfìcie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera 999 abitanti , mentre nelTanno 1774 
ne contava soli 501. 

Fu signoria dei Menthon conti di Aviernoz. 

ARCAMERIANO. Vedi CAMERIANO. 

ARCETTO; punta che s'aderge nel territorio di Culler o 
Colleri in Sardegna. 

ARCHAMPS (Ad Champos), com. nel mand. di Annemasse, 
prov. del Faucìgny , dioc. e div. di Annecy. Dipende dalla 
corte d'appello di Savoja , intend., trib. prov., ipot. di Bon- 
neville, insin. di Annemasse, posta di St-Julien. 

Trovasi nel balliaggio di Ternìer, a maestrale di Bonneville, . 
da cui è distante otto miglia. 

Gli sono unite le villate di La Place, Vovray, Blécheins e 
Chautard. 

La chiesa parrocchiale, sotto il titolo di s. Maurizio, è uf- 
fiziata da un sacerdote col titolo di rettore. 



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290 ARCI, ARGINE e ARCOLA 

I principali prodoUi ne sono i cereali, la segale e Tavena. 

Vi si fanno piccoli caci di gusto squisito, cui le donne por-» 
tano a vendere sui mercati di Carouge e di Geneva. 

Gli abitanti sono in generale robusti e dediti ai latori della 
campagna e della pastorizia. 

La popolazione, che nel 1774 era di soli 224 abitanti, ora 
ascende al novej*o di 623. 

Fu signoria dei Vìry. 

ARCI; monte della Sardegna; vulcano spento, a ponente 
della cima del Sarcidano; è alto metri 864. 

ARGINE; è situato presso il Rodano nel Genevese appiè di 
una montagna dello slesso nome, in distanza di miglia dodici, 
a maestrale, da Annecy. 

Di giornate 1630 è la superficie territoriale di questo co** 
mune, il quale novera 306 abitanti, mentre nel 1774 ne con- 
tava soli 150. 

Nel 1780 veniva aggregato alla provincia di Carouge. 

Fu feudo dei De Bruel Verboz, dai quali passò ai Collomb. 

ARCOLA; siede in mezzo a deliziose colline sulla cima di 
un monticello, alla distanza di quasi 10 chilometri, a levante, 
dalla Spezia. 

Ha una strada comunale carreggiabile, che da un lato, cioè 
verso levante, mette alla via regia per a Sarzana , e dal- 
l'altro , cioè verso ponente , fa capo alla medesima regia via 
per alla Spezia. 

Tra le città di Livorno e Genova si progettò una ferrovia, 
che passerebbe alla distanza di un solo chilometro circa da 
Arcola. 

La superficie territoriale del comune si è deirestensione di 
ettari 1325. 

L'abitalo , coronando la cima di un monticello di figura 
conica, riescono assai ripide le sue contrade, di cui le prin- 
cipali sono cinque, sulle quali corrispondono altrettante piazze, 
in parte adorne di fontane. 

Evvi un'opera pia, Vospiziv Casalinay il quale ha per iscopo 
di far curare a domicilio gli ammalati poveri, e di sommini- 
strar loro ì necessari soccorsi. 



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ARDEL, ARDENTE, ARDUANA e ARÉCHE 291 

Per ristruzione della gioventù, olire a due pubbliche scuole 
elementari, maschile Fune, femminile Tallra , le quali sono si 
carico del comune, vi esiste un pubblico collegio fondato dai 
benemeriti Pietro Baslreri e Pietro Tancredi, nel quale s'in- 
segna fino alla rettorica inclusitamente. 

Il pio instiluto Basir evi 'Tancrediy eretto nell'anno 1836, è 
amministrato dal comune^ ha un amplissimo locale, che serve 
per te scuole e per l'alloggio dei maestri ; provvede al totale 
mantenimento di un allievo, e pei due terzi in favore di un 
secondo in collegio ed alfuniversiià (ino all'età di anni 24 in 
perpetuo-, allievi ambedue da nominarsi fra i discendenti dei 
fondatori , e in mancanza di questi fra le altre famiglie di 
Arcola. 

In questo comune nel territorio di Piiclli trovansi due sor^' 
genti di acqua minerale conosciute, come pare, sotto il nome 
antico di Bagnuoli^ di cui il Muratori fa cenno ne' suoi annidi. 

Nell'acqua della prima sorgente, che scaturisce nel volume 
di circa un pollice, abbonda maggiormente Vacido idrosolforivo; 
in quella della seconda, che sgorga in più grande quantità, 
TI abbonda il ferro e Vacido carbonico. Il colore dell'acqua dì 
entrambe le sorgenti è assai limpido ; la prima , di odore e 
sapore solforoso assai distinto, serve per bagno, facendola ri- ' 
scaldare-, la seconda, ferruginea, non ha né gusto, né sapore, 
ed é adoperata per bagno e per bevanda. Usasi la prima nelle 
erpeti, malattie cutanee, rogna ec. *, e la seconda a promuo- 
vere le urine e le evacuazioni dell'alvo, utile nelle ostruzioni 
dei visceri del basso ventre , contro le affezioni nervose ec. 
Ma per la vicinanza degli piagnoni essendo l'aria di Pitelli molto 
malsana, queste acque non sono usate che dagli abitanti. 

Arcola é patria del valente incisore Giovanni Fosella. 

ARDEL. Vedi LA BATHIE voi II, pag, h\, 

ARDENTE^ colle per cui dalla Briga nel contado di Nizza 
tragittasi nel Genovesato. 

ARDUANA ^ rivo che scorre nel territorio di Verrua. 

ARÉCHE; terra che giace nella valle di Beaufort, in distanza 

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292 AREGLIA, AREGLIO e ARENA 

di circa sei miglia, a levante, da AlberlTille: fa parie del co* 
inune di Beaiiforl, ed è provvista di una propria chiesa par-* 
rocchiale» dedicala a s. Giovanni Ballista. 

AREGLIA; villa compresa nel terrilorìo dì Fabrica in vai 
di Curone. 

AREGLIO od AZEGLIO ; terra che fa parte del comune di 
Borgo d'Ale: giace a ponente di questo luogo: veniva com- 
presa nel contado di Masino. 

ARENA; è situato alla destra del Po, in distanza di miglia 
17, a greco, da Voghera. 

Nei tempi andati avevano stanza in questo luogo parecchi 
ordini religiosi, cioè i PP. di s. Agostino, i PP. Olivetani sotto 
il titolo di s. Bartolomeo, i PP. serviti di Castel s. Giovanni 
(Piacentino) sotto il titolo di s. Rocco, i frati minori rifor- 
mati di Fontana Santa, nonché le monache di s. Maria Deo- 
dala , quelle di s. Elena e le madri di s. Giustina di Castel 
s. Giovanni. 

Gli abitanti di questo comune , che nell'anno 1774 som- 
mavano a soli 1436, ascendono ora (1848) a 5360. 

Era già compreso nella diocesi di Pavia. 

Fu signoria dei Madii , i quali nel 1538 lo alienarono agli 
Speciani della città di Pavia. 

ARENA; sotto questo nome sono conosciute una cala ed 
una punta delfisola Asinara. SuH'eminenza di una tal punta 
sorge una torre in oggi abbandonata. 

ARENA; cala sulla costa di levante nella Gallura in Sar- 
degna: ha il vantaggio di una piccola sorgente d'acqua: vi 
stanno dirimpetto due piccoli scogli, davanti ai quali giacciono 
le due isole dette del Mortorio. 

ARENA; spiaggia nel territorio di Tempio in Sardegna: è 
tutta arenosa e coperta da un argine di monlicelli selvaggr , 
che si estendono in dentro per deliziosi colli , ampie foreste 
ed estesi piani, popolati da ogni specie di bestiame domestico 
fi selvalico. 



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ARENA BIANCA, AREISTHON e ARENZANO 295 
ARENA BIANCA^ spiaggia con la salina di Gìanano sulla 
costa boreale della Sardegna nel territorio della Nurra. 

ARENA BIANCA; spiaggia, con un piccolo stagno in testa 
nel territorio di Sorso in Sardegna: venne così denominala 
dalla bianchezza delle sue arene. 

ARENA BIANCA ; cala di poco fondo nel territorio di Tempio 
in Sardegna. 

ARENA filANCA; monte nell'isola di s. Maria, dalia spiaggia 
di Liscia poco discosto , a cui fanno corona colli incolti y 
popolati di olivi selvatici, non clie valloni ricchi di eccellenti 
pascoli. E una regione per la mitezza e soavità del suo clima 
piacevolissima. 

ARENA BIANCA*, cala nell'isola Capraja: è tutta arenosa e 
capace di venti brigantini con buon fondo per tartane e ga- 
lere, le quali puonno restare al riparo di tutti i venti, ad ec- 
cezione di quelli di tramontana, da cui eziandio non possono 
aver gravi danni. A fianco di essa cala si eleva un alto monte 
lutto formato di roccìe scoscesi, che cadono a mare con un 
fondo prodigioso. 

ARENTHON; giace in pianura, sulla sinistra delPArve nel 
Faucigny, alla distanza di due miglia, a maestrale, da Bon- 
neville. 

Il territorio, deirestensione di 3554 giornate, è attraversato 
da due torrentelli che si scaricano nell'Arve. 

Havvi una fabbrica di carta. 

Questo comune novera 1096 abitanti ; nel 1774 ne contava 
soli 562. 

Ebbero questo luogo in feudo con titolo baronile i De Lu- 
cinge, i Favre di Charmettes , i baroni d'Avise ed i Conzier 
de la Balme. 

ARENZANO; giace in riva al mare, a ponente di Genova, 
«la cui è distante nove ttiiglia circa. 

Dipendono da questo comune le frazioni seguenti: (ìnseg- 



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294 ARGELAROSE, ARGENTELA e ARGENTERÀ 
giato, Campo, Lerone, Gazzo, Terralba, Orme, Costa, Canc- 
rena, La Molla e Terrarossa. Le più ragguardevoli sono: Ter- 
ralba, posla in ampia e pianeggianle situazione; Canlarenay la 
quale è circondala di vigne e di oliveti, e possiede varie car- 
tiere, e La Motta sul dorso dei monti dalla parie di sellen- 
Irione. 

Il borgo d'Arenzano sarebbe per la sua posizione ass»i fa- 
vorevole al commercio ed alla costruzione dei bastimenti. Qui 
è una bella spiaggia Fra due capi, uno dello la Punta^ Tallro 
Castello dtl Pizzo, dalla torre che ha sopra. 

Tra Arenzano e Vollri trovasi Veiemay bella villa, gih mo- 
nastero, ora appartenente alla famiglia Mari. La chiesa di san 
Pietro che vi è, fu falla ristorare nel 1260 da Adda, figlia di 
Alberto del Vento. 

Popolazione 5406, case 470, famiglie 636. 

ARGELAROSE; torrentello che si scarica neirisère. 

ARGENTELA; torrente che bagna il distretto di Dogliani, 
e gettasi nel Rhen. 

ARGENTERÀ; è posto sui confini di Francia a metri 1740 
sopra il livello del mare, sulla manca dello Stura meridionale, 
in distanza di ventisette miglia, a ponente, da Cuneo. 

Questo comune, che nel 1774 noverava 650 abitanti , ora 
ne conta soli 402, vale a dire 248 abitanti di meno. 

Di questo borgo, che, secondo il Durandi, fu innalzato sulle 
rovine di un altro più antico, fassi menzione insieme coll'an- 
tico casale delle Grangie , sua frazione , in una carta del 20 
novembre 910 ricavala dalFarchivio di Aix (in$uper et de tnanso 
uno, quod haberé visus sum loco dkio Grangis villa Argenteria), 
il qual casale s'incontra nella scesa del colle, al cui pie giace 
TArgentera , venendo di Francia : in essa carta trovasi pure 
ricordata Tanlica e vicina chiesa di s. Martino (et mansis qui 
supra, et in dieta ecclesia Sancto Martino de villa Argenteria loco 
Grangis nulla reservavit), la quale può considerarsi per un resto 
delTantìco luogo delfArgenlera , cui il moderno è succeduto. 

Questo borgo è patria di un Pietfo , detto dell Argenterà , 
perchè ivi nato, il quale professò la chirurgia in Parigi ed in 



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ARGENTERÀ, ARGENTERl e ARGENTERIA 295 
Mompellieri. li famoso Guidone da Cauliaco gli dà più volte 
la lode di valente operatore, e lo annovera fra i più celebri 
professori dell'età sua. Parlando di'ITunguento così detto Apo-^ 
stohrtimy e dal nostro Pietro Gratia Dfi, lo stesso scriltore ci 
dà notìzia di un Cartularium Magistii Petri , d'onde ei trasse 
questa e molte altre ricelle. Trascrive pure il metodo, di cui 
il Chirurgo Piemontese valevasi per sollevare le ossa del cranio 
state con violenza depresse^ per detergere le ulcere delle o- 
recchicj per ridurre le ernie ec. ec. Uomo parco nel lodare, 
ed in materia di chirurgia critico franco ed oculato qual era 
il Guidone, allorché in tante occasioni diverse cita ed approva 
i consigli di qualcheduno, porge motivo al lettore, come bene 
osserva il eh. cav. dottore Bonino nella sua Biografia medica 
piemontese^ di avere la persona lodata in altissimo conto, e a 
noi il diritto di collocare l'Argenterà fra i restauratori dell'an- 
tica chirurgia, avvegnaché le opere di lui siano sgraziatamente 
smarrite. Fiorì verso la itietà del secolo xiv. 

Il borgo dell'Argenterà veniva eretto in feudo con titolo 
marchionale a favore degli Argenterii di Bersezìo (vedi voi, /K, 
pag. 198 e segmnti), 

ARGENTERÀ; colle delle Alpi Marittime, per cui tragittasi 
dalla valle di Stura nel principato di Barcellone in Francia. 
Questo colle chiamasi anche della Maddalena da un'antica 
cappella a questa santa dedicala, che vi sorgeva alla sommità 
presso al lago, donde nascono a levante lo Stura, che scende 
nel Piemonte ad ingrossare il Tanaro, ed a ponente l'Ubaja, 
che scorre nella Provenza , e va a scaricarsi nella Duranza. 

ARGENTERÀ; capo e costa nel territorio della Nurra di 
Sassari in Sardegna: essa costa sta in faccia ni venti che spi- 
rano da ponente-libeccio, ed é coperta da erti monti, i quali 
abbondano di selvaggiume , e principalmente di moffoloni , 
cervi, cinghiali, lepri, pernici ecc.: vi si aderge un promon* 
torio, il più occidentale dell'isola, il quale forma due pìccole 
punte scogliose. 

ARGENTERl; costa nel territorio di Algberia in Sardegna. 

ARGENTERIA, ARGENTIERA; rivo che nasce a tramou- 



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296 ARGENTIÈRE ecc., e ARGINE 

tana dì Riclaretlo nella valle di s. Martino , e si 'scarica nel 

Germagnasco. 

ARGENTIÈRE f Anguille de CJ. Punta delle Alpi Pennine . 
fra il Giffre e la Drance, alta 3707 metri, ai gradì 45** 56' 30" 
di latitudine, e 4'* 38" 0" di longitudine airoriente del me- 
ridiano di Parigi. 

ARGENTIERE; terra nella valle di Charoonix nella provincia 
del Faucignv: spettava alla collegiata di Sallanches. 

ARGENTINA; torrente nella Liguria: ha origine al colle 
Gerbonte e al giogo Capriolo; bagna Triora, Montallo, Bada- 
lucco, Taggia, e mette in mare dopo dieci miglia dì corso. 

ARGENTINA; punta nel territorio di Rosa in Sardegna: sui 
balzi di quesla punta dirupata e scoscesa s'innalza una torre, 
che indi prende il nome, in forma rotonda, riguardante verso 
libeccio , dalla quale si corrisponde per via di segnali colla 
torre di Rosa, distante quattro miglia. Quivi solevano venir le 
coralline di Genova per la pesca del corallo, che abbonda in 
queste acque. 

ARGENTINE; trovasi nella Maurienne, alla destra dell'Are, 
in distanza di miglia dieci, a tramontana, da S. Jean. 

Di giornate 2985 è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera 1476 abitanti, mentre nel 1774 ne con- 
tava soli 951. 

Negli scavi fatti in luglio del 1840 in questo territorio si 
rinvennero molte armi antiche attribuite a Sullj. 

Questo luogo dapprima signoria del vescovo della Mo- 
riana, che lo cede il 9 Tebbrajo del 1768, fu poscia contado 
dei Beria conti di Sale. 

ARGENTINE; torrentello che si scarica nel Doron in Savoja. 

A RG E VILLE; colle che sorge ad ostro di Susa, per cui da 
questa citt^ si passa nella valle di Pragellas. 

ARGINE; giace in pianura sulla destra del torrente Coppa, 
a greco di Voghera, da cui è distante miglia otto. 



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ARGONNEX, ARGUELLO e ARIGNANO 297 

Per rislruzìooe della gioventù vi sono Ire pubbliche scuole, 

di cui due maschili ed uno femminile. 

La popolazione di questo comune ascende a 1750 abitanti, 

nellanno 1774 n'era di soli 1078. 

Era già compreso nella diocesi di Piacenza^ 

ARGOINNBX; comune nel Genevese , che ora novera 348 
abitanti , mentre nel 1774 ne contava soli 261 : faceva parte 
della baronia di Montboux. . 

ARGUELLO^ è posto sulla manca sponda del Belbo, in di- 
stanza di miglia cinque, a scirocco, da Alba. 

Si spera che questo comune avrà molto a vantaggiarsi della 
progettata strada consortile, la quale muovendo dal capoluogo 
di provincia per a Murazzano ne tocca il territorio nella di- 
rezione da tramontana a mezzodì. 

Evvi una pubblica scuola elementare. 

Nel 1774 gli abitanti n'erano 240, ora (1848) ascendono a 
soli 236. 

Vi si scorgono tuttavia alcuni avanzi del suo antico ca- 
stello, che soggiacque, come tanti altri, alla barbarie dei pas- 
sati tempi. 

Veniva compreso nel marchesato di Gorzegno. 

ARIGNANO. In questo luogo, che sta a levante di Torino, 
sorge un antico castello, munito di quattro torri, il quale do- 
mina tutto il paese. Alla sommità di una di queste torri venne 
collocato un gran cannocchiale per cui mezzo si puonno sco- 
prire paesi assai rimoti. Allato del castello evvi un sontuoso 
palazzo di moderna costruzione, il quale gareggia coi più belli 
del Piemonte: l'uno e Taltro edifizio, che colle loro attinenze 
occupano 1256 giornate, sono propri del conte Costa della 
Trinità. Al palazzo è unito un giardino ricco di piante eso- 
tiche, e notevole per le varie serre di preziosi e rari fiori, e 
massime per quella destinata alla coltivazione degli ananas , 
cde vi giungono a maturità. Il vastissimo parco , alla foggia 
inglese, annesso airantico palazzo , ntette capo ad un ampio 
lago artificiale, che in sé accoglie le acque che scendono dalle 
circostanti colline, e vi sono (raltenule da una forte diga che 
20 Dizion. Geogr. ec. Voi. XX VII. 



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298 ARIGNANO 

si appoggia al dorso dei due colli adiaGenti. Nel mezzodì esso 
si lasciò un tratto di terra elevalo, che Torma una vaga iso- 
letta tutta piantata d'alberi e di fiori. 

Questo lago, costrutto sul principio del corrente secolo, dà 
moto ad un molino a varie ruote, con grandissimo vantaggio 
dei terrazzani di quei dintorni , i quali erano prima costretti 
a ricorrere in certi mesi dell'anno ai molini del Po con grave 
disagio e spesa , stante la loro lontananza ed il cattivo stato 
delle strade. Le acque del lago dopo aver servito al molino 
corrono ad irrigare una vastissima estensione di terreno, che 
prima era quasi un'arida landa, ed è ora ridotto ad erbose e 
pingui praterie. Il lago abbonda di pesci , e se ne dìi in af- 
fitto la pescagione. Sarebbe grave danno per Tagricoltura se 
venisse meno un tal lago, il cbe succederà senza fallo, se fra 
pochi anni non sì porrà mano ad espurgarlo dal limo, che 
in gran copia traggono seco le acque che vi precipitano dai 
circostanti colli. 

Un grandioso viale, fiancheggiato in tutta la sua lunghezza 
da alti pioppi, distaccandosi dalla strada consortile da Chieri 
a Castelnuovo d'Asti, accenna al parco suddetto. Parallela a 
questo viale, pochi anni fa, sì apri una strada comunale, che 
mette capo nel centro dell'abitato. 

Le colline componenii il territorio di Arignano sono in 
massima parte coltivate a vigneti, i quali forniscono un vino 
assai generoso e sano, il quale invecchiando sempre migliora. 
La malattia che da cinque anni travaglia le viti fece si che 
gli arignanesi incominciano a coltivare con qualche cura i 
bachi da seta, il cui prodotto era dapprima quasi nullo. 

La chiesa parrocchiale , di moderno e grazioso disegno , è 
di patronato dei Costa della Trinità , i quali in varie epoche 
Tarricchirono di sacri arredi in modo da primeggiare fra le . 
parrocchie di patronato sia per la varietà e ricchezza di pa- 
ramenti, che per dovizia di argenterie. 

Prima che pervenisse ai Costa della Trinità Arignano era 
feudo semovente della città di Chieri. 

Gli abitanti sono in numero di 823 , con aumento di soli 
tredici dall'anno 1774. Non dobbiamo tacere essere cosa ve* 
ramente lagrimevole cbe In passione dei giuochi d'azzardo 
siasi in questo, come nei circonvicini paesi, talmente radicata 
da condurre a rovina molte famiglie. 



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ARIOLO fece, B ARME 299 

ARIOLO; cantone di Verrua. 

ARISSONE; rio che scorre nel territorio di Terlenia, e di- 
vide Tincontrada d'Ogliaslra da quella di Sarabiis. 

ARITH; sta sulla manca del Cheran, a greco di Giamberì, 
da cui è distante otto miglia. 

Di giornate 6823 è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera 1104 abitanti, mentre nel 1774 ne con- 
tava soli 776. 

Nel ierritorio^ in un luogo detto Praz d'Ormoty si rinviene 
ferro idrato. 

Facea parte del marchesato di Lescheraine. 

ARIOTTA e FRATTA; cascinale compreso nella baronia di 
Carpeneto. 

ARIZZANO; siede sul pendio di un selvaggio monte nella 
vaile Intrasca, a tramontana di Pallanza, da cui è lontano due 
miglia. 

Evvi una cava (Franzosini) di ferro spatico aurifero. 

Nelle vicinanze in riva al lago ti ammira il magnifico pa- 
lazzo Prina. 

Questo comune, che nel 1774 noverava soli 805 abitanti » 
ora ne conta 1058. 

Veniva compreso nella signoria d'intra. 

ARLEZZE; questo luogo, che dicesì anche Arlegey è posto 
alla metà di un colle presso Valduggia, in distanza di 15 chi- 
lometri circa, ad ostro, da Varallo. Vedi voi XKlll, pag. 551 . 

ARLOD (Ceriouz d'J-^ dipendenza di Eloise. 

ARMA; torrente nella Liguria: nasce dai monti Colettazzo 
e Bignone, bagna la Madonna della Villa e Ceriana, e sbocca 
in mare fra la torre dell'Arma e la punta del Capo- Verde. 

ARMANICO; dipendenza 'di Baveno nel Vergante. 

ARME (Golfo dell'); giace nel littorale ligure fra s. Remo e 



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?00 ARMELA ecc., e ARMOY-LIAUD 

s. Stefano, rimpetto al villaggio (lell*Arme, travagliato dai venti 

australi, con i>uon fondo erbaceo di 36 a 40 piedi. 

ARMELA^ torrentello che scorre nel distretto d'Ormea e 
si scarica nel Tanaro. 

ARMENO^ giace alle falde di un monte, in distania di mi- 
glia 5 1|2, a greco , da s. Giulio d'Orta, e di miglia 15, si 
tramontana, da Novara. 

Sono sue frazioni Caporico , Cbeggino , Farfareno e Levi- 
gnino. In Cbeggino, oltre una cappella dedicata a s. Antonio, 
trovansi a comodo di quei terrazzani due altri oratorii, uno sotto 
rinvocazione di s. Defendente , e Taltro sotto il titolo di san 
Rocco. 

La popolazione di questo comune, la quale nel 1774 era di 
soli 1140 abitanti, ascende ora a 1516, con un aumento di 
376 abitanti. 

ARMETTA; monte che s'innalza nella Liguria: fa parte della 
catena principale; è formato di serpentina; è alto al segnale 
1281 metri. 

ARMO; sta in posizione elevata, alla sinistra del Tanarello, 
fra alti gioghi, in distanza di miglia dieci circa, a tramontana- 
maestro, da Oneglia. 

ARMOGLIA; cantone di Gravere. 

ARMOY-LIAUD; giace nel Ghia blese , sulla manca della 
Drance, a scirocco di Thonon, da cui è distante due miglia. 

La chiesa parrocchiale di questo luogo, già compreso nella 
diocesi di Geneva, fu nell'anno 1494' riunita da papa Ales- 
sandro VI alla cattedrale dì questa città. 

Nel territorio, sui margini dellanzidetto torrente, tro- 
vansi parecchie cave di gesso, il quale forma dei massi con- 
siderevoli, che si appoggiano al calcareo alpino, senza strati- 
ficazione determinata, e non sono ricoperti se non dalla terra 
vegetale e da una specie di travertino , o tufo calcareo. La 
qualità d'i questo gesso è sommamente bella e superiore a 
quella di Svizzera. 



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ARNÀLDERA ecc., e AROLA 501 

Di giornate 3622 è la superficie territoriale di questo co- 
mune , il quale novera 963 abitanti: nel 1774 ne conlava 
soli 480. 

ARNÀLDERA, ARNODÉRA-, cantone di Gravere. 

ARNASCO; è posto in montagna, alla distanza di quattro 
miglia circa, a ponente, da Albenga , e di miglia diciotto , a 
greco, da Oneglia. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 erano soltanto 
in numero di 545, ora sommano a 626; le case ne sono 120, 
le Tamiglie 124. 

Era già compreso nel marchesato di Balestrino, il quale, 
unttamenle al luogo di Genesi, faceva una sola caslellania sotto 
il nome di Rivernaro. 

Pervenne all'augusta Casa di Savoja nell'anno 1735. 

Nel principio del secolo corrente , sotto la francese domi- 
nazione, questo paese faceva con Genesi un solo comune. 

Fu signoria dei Cazzulini patrizi di Albenga. 

ARNAUDS; terra che giace nella valle di Bardonnéche, alla 
distanza di miglia diciotto, a ponente-libeccio, da Susa: ha il 
vantaggio di una propria chiesa parrocchiale sotto l'invoca- 
zione di s. Lorenzo, già compresa nella diocesi di Pinerolo , 
ora di Susa. Arnauds , già comune da sé , ora fa parte di 
quello di Mcllezet. Fu signoria della comunità del luogo. 
Vedi voL /, pag, 389. 

ARNAZ ; sta nel ducato di Aosta, alla sinistra della Dora 
Baltea, a scirocco di Aosta, da cui è distante diciannove miglia. 

Nel territorio si rinviene rame pirìtoso. 

Questo comune novera 1518 abitanti, 278 case, 296 fa- 
miglie. Nel 1774 di abitanti ne contava soli 1224. 

Fu baronìa dei Vallesa di Montalto. 

ARO; dipendenza di Saluzzola : ivi è una pievanìa , la cui 
chiesa parrocchiale s'intitola dalla Natività di N. S. 

AROLA; è posto sulla manca dd fiume Pellino, a Iramon- 

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302 ARONA 

tana-miìestro di Novsirsi, da cui è distante 15 miglia; di miglia 

3 1|2 è la sua lontananza, a maestrale, da s. Giulio d'Orta. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 erano soli 479, 
ora sommano a 824, col notevole aumento di 345 abitanti. 

ARONA ; mandamento nella provincia di Novara. Confina 
a ponente coi mandamenti di Orta e di Gozzano, dai quali è 
diviso in parte col mezzo dell'Agogna; a meztodi con quelli 
di Borgomanero e di Borgoticino, e col torrente Rezza, che da 
quest'ultimo lo divide; a levante col Lago Maggiore, ed a tra-- 
montana col mandamento di Lesa e coi limiti della provincia 
di Pallanza. 

Il suolo di questo territorio mandamentale, delKestensione 
di chilometri quadrati 52. 25 , è uno dei più Teraci della 
provincia; oltre ai torrenti Agogna e Rezza anzidetti vi scor- 
rono il Vevera , o Pevera , che deriva dai superiori colli dì 
Colazza e Ghevio, e mette foce nel lago presso Arona, nonché 
TErna, a tramontana di Arona, il quale scende dal Mergozzolo, 
e forma colle sue alluvioni una piccola pianura ben coltivata, 
che si avanza verso il lago di là dalla strada regia. 

La popolazione <lel mandamento è di 11,731 abitanti , le 
case ne sono 1586, le famiglie 2101. 

Componesi dei seguenti dodici comuni: Arona, capoluogo^ 
Colazza, Dagnente, Ghevio, Invorio inferiore, Invorio supe- 
riore, Meina, Mercurago, Montrigiasco, Oleggio-Caslello, Pa- 
ruzza ro e Sovazza. 

ARONA ; capoluogo di mandamento : giace nel Vergante 
sulla riva occidentale del Verbano , in distanza di l4 miglia 
circa, a tramontana, da Novara, di 12, ad ostro, da Pallanz», 
e di miglia 51, a greco, da Torino. 

Evvi una stazione del telegrafo elettrico. 

Collegio elettorale. E capo di circondario elettorale, che com- 
prende 21 comuni con 340 elettori inscritti. 

Strade. A questo cospicuo borgo fanno capo e lo attraver- 
sano la regia via del Sempionee le vie provinciali di Novara 
e della Valsesia. 

Ferrovia. Arona, mercè della ferrovia dello Slato, non è guari 
aperta al pubblico, è posta in diretta comunicazione con To- 



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ARONA 305 

rino per Alessandria , alla disianza dì Ghilometri 193 , in ore 
6 e 26 minuti di tragilto, e con Genova, alla distanza di chi- 
lomeiri 178, in sole 5 ore e 56 minuti. 

Tale ferrovia, di cui abbiamo dato superiormente le più ri^ 
levami particolarità {vedi la Nota a pag, ii\ (fei/' Appendice), 
staccandosi in Alessandria da quella che da Torino tende a 
Genova, viene a metter capo ad Arona in vicinanza della piazza 
detta di Porla Nuova^ la quale giace all'entrar del borgo verso 
mezzodì. 

La stazione della ferrovia , b cui superficie è di metri 35 
mila, viene, a ponente, circuita dalla via regia dfl Sempione« 
alla quale, come pure alfanzidetta piazza, collegasi mercè due 
* spaziosi viali; ed a levante comunica direttamente col Lago 
per mt^ao di un colossale e ben forte bastione, che serve a 
sorreggere e guarentire l'esteso ed altissimo terrapieno^ su cui 
giaciono le rotaje e vi sorgono gli edifizi attinenti alla stazione 
medesima. 

Questo considerevole rialzamento di terra, che la giacitura 
troppo bassa dei lido rese necessario non solo per meglio av- 
vicrnare al Lago lo scalo d^lla ferrovia, ma eziandio per met- 
terlo al riparo di ogni innoqdazìone, venne compiuto in sette 
mesi di lavoro con un trasporlo di terra di 110 mila metri 
cubi a metri 3. 30 d'elevazione, per cui il piano delle rotaje 
e degli editizi della stazione trovasi elevato a metri 5. 42 sul 
pelo Jelle massime magre del Lago. Dcirispettore cav. Ne- 
gretti è il disegno di quest'opera , la quale fu eseguita sotto 
la direzione locale delTingegnere Mella ; le fabbriche però a<l 
uso di rimesse, di uffizio e di scalo, la cui sola spesa ascende 
a 190 mila lire , furono costrutte sul disegno che ne diede 
l'ingegnere Mazzucchetti. 

L'accennato bastione, osservabile principalmente per la sua 
spessita (met. 2. 2ó) e lunghezza (met. 263. 70), poggia su 
di una base di calcestruzzo a 3 metri di profondità sotto il 
pelo delle acque basse con rivestimento di pietra da taglio 
sino all'altezza di metri 5. 58. Lunghesso un tal muraglione,' 
a fine di agevolare il passo ai viaggiatori ed il trasporto delle 
n^erci dal Lago alla stazione della ferrovia, vennero aperte sei 
grandi scalee di 24 gradini ciascuna, nonché due comode salite 
a differente inclinazione sull'estremo capo che più si Accosta aU 



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504 ARONA 

Fabitato. La spesa del muraglione col terrapieno iinilamenfe 
allo scavo del bacino per un più facile approdo alle navi roonlò 
a circa 300 mila lire. Senonchè, essendo queste opere insuf- 
ficienti per Tesercizio della navigazione atteso il grande traffico 
che si sviluppò su questa piaggia ^ perciò sì dal Governo, come 
dal Municipio aronese venne già stanziata sui rispettivi bilanci 
una parte della spesa per l'apertura di un porto corrispon- 
dente. In questo nuovo porto , che , secondo il disegno da- 
tone dalTingegnere G. Biancheri, costerà la complessiva somma 
di lire 715,542, i piroscafi e \g navi potranno trovarsi al ri- 
paro dei venti, ed aver mezzi più adeguati di carico e scarico, 
e più acconci alle manovre occorrenti per le operazioni di 
servizio colla strada ferrata. E noi facciam voti che tale pro- 
getto divenga presto un fatto compiuto, affinchè per tal modo 
si riesca di quivi attrarre il principal movimento commerciale 
del Lago. 

Àrona può anche comunicare direttamente colla capitale del 
Piemonte per la via ferrala da Novara per Vercelli alla distanza 
di soli chilometri 131, ed in sole ore 4 e 22 minuti di tra- 
gitto. 

Correnti d'acqua. Vi scorre il Vevera , il quale traendo le 
sue acque dalle più lontane e montuose parti del manda- 
mento di Arona , segna i limiti del distretto territoriale 
di questo luogo da ponente a scirocco : questo torrente 
nella regione delta la Valle , che trovasi alla distanza di 
due chilometri dall'abitato , dà moto ad una grandiosa fi- 
landa di cotone, provvista di 6500 fusi, ivi eretta nel 1844 
dai fratelli Vanzina^ e più sotto, in vicinanza del ponte sulb 
via provinciale per ad Oleggio-Castello, mette in esercizio un 
grosso maglio di una fucina, stabilitovi nel 1812. Dal Vevera 
i monaci benedittini fin dal secolo xni derivarono , presso 
raccennato ponte , 

Un canale d'acqua , il quale oltre ad irrigar le campagne 
che si allargano a ponente del borgo , condotto neirabitato, 
serve di pubblico lavatojo, vi inaffia le vie, e mette in moto 
i molini che vi stanno nel bel mezzo. 

Abitato. Il borgo , in parte ancora circondato dagli avanzi 
degli antichi baluardi , componesi di 595 abitazioni; oltre a 
parecchie vie minori esso ne ha due più grandi, da cui è al- 



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ARONA «05 

traversato in direzione ai Lago parallela ; racchiude quallro 
piazze assai vaste con un lungo ed ampio sterrato, donde si 
gode eli una magnifica prospettiva sul Lago. La piazza del mer- 
cato trovasi a metri 198 sopra il livello del mare, ed a metri 
210 la soglia del palazzo municipale, che sorge sul piano della 
via superiore, detta del Sempione, Senonchè il numero troppo 
scarso delle case non bastando ai bisogni della popolazione 
seoipre crescente, il Municipio , a fine di promuovere Tere- 
zione 'dì novelle abitazioni che alla salubrità ed esterior puli- 
tezza accoppiassero un regolare allineamento, stabilì un nuovo 
piano d'ingrandimento del borgo , approvando ad un tempo 
un analogo regolamento edilizio. 

Edilizi sacri. La chiesa parrocchiale e collegiata di s. Maria, di cui 
si cominciò la costruzione nel 1468, fu aperta e consecrata nel 
1488 , e nel 1603 ristaurata a spese del cardinal Federico 
Borromeo. L'aitar maggiore di essa, tutto di scelti marmi, è 
fregiato di scolpite cariatidi assai gentili , di statue in fino 
bronzo dorato, con bellissimo getto pure di bronzo sopra un 
sol pezzo d'agata alla porticina del tabernacolo: questi lavori 
vennero condotti a lermiqe nel 1812. Sul davanti della mensa 
di questo altare è dipinta con isquisito disegno di G. Ste- 
fano Danedi, detto il Monlallo, la Deposizione di N. S. : la tela 
che sta di mezzo al coro, e che rappresenta la Vergine im- 
macolata con a piedi genuflesso il cardinale Gilberto Borro- 
meo, è opera di Carlo Panfilo. 

In una cappella laterale a sinistra dell'aitar maggiore con- 
servasi uno dei più mirabili lavori del classico pennello di 
Gaudenzio Ferrari, eseguito a spese e per commissione della 
comunità di Arona. E una tavola in legno, in sei campi di- 
visa, a cornici d'intaglio dorato: nel campo di mezzo figurasi 
la Natività del bambino Gesù con attorno s. Giuseppe, un an- 
gelo e la Vergine madre che piamente lo adora , mentre un 
bellissimo cherubino sull'ultimo sfondo levasi a toccare il liuto, 
ineffabilmente rallegrando quella scena di paradiso: nel su- 
perior campo lunato , il venerando aspetto dell'Eterno Padre 
signoreggia fra due angioletti: nei. laterali scompartimenti veg- 
gonsi a destra i ss. Ambrogio e Giorgio, quindi s. Barnaba e 
s. Catteriiia ; in quelli a sinistra i ss. Martino e Girolamo , 
s. Gaudenzio e s. Pietro martire. Sopra un siffatto artistico 



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S06 ARONA 

lavoro^ dice il benemerito abate Bonirorli, cbe pel* maestria di 
disegno, per ispien dorè e morbidezza di colorito, per grazia ve- 
ramenie rafaellesca ba pocbi rivali, fermasi a buon diritto Tal- 
tenzione di quanti più coiti viaggiatori vengono a visitare 
questa contrada. Ma ad essi, ed a chiunque intende conoscere 
le particolarità di questo tempio, noi raccomandiamo di os- 
servare inoltre la bellissima effìgie di san Vincenzo Ferreri, 
che vedesi entro una medaglia, a cornice di marmo, infissa 
nel muro fra la cappella del Rosario e quella del Crocefisso. 

In questa chiesa collegiale larcivescovo s. Carlo pontificò 
per Tultima volta in occasione della festa di Ognissanti; giorno 
che precedette Tantivigilia del suo decesso, avvenuto in Mi- 
lano addì 4 novembre del 1584. 

La chiesa dei ss. martiri Gratiniano e Felino , attìgua al già 
convento dei monaci benedittini , vuoisi cbe sia stata la 
prima eretta in Arona : in essa i PP. benedittini eserci- 
tavano i parrocchiali uffici secondo il. romano rito , e indi- 
pendentemente dalla diocesi milanese , a cui soggiacevano 
le parrocchie tutte del Verbano. Ristorata e quasi di nuovo 
edificata nell'anno 1489 per opera e, dispendio delPabate com- 
mendatario Gerolamo Calagrani, venne più tardi dai lojoleM 
riformata colla distruzione del suo primitivo gotico disegho, 
e da ultimo, cioè net 1852, messa a nuovo per la terza volta, 
e riccamente adornata di marmi e di pitture , a spese della 
fabbriceria, e con le largizioni de' privati. 

La sua facciata non compiuta guarda sul promontorio so- 
vrastante alla piazza , che da alcuni olivi , che si coltiva- 
vano , era già detta prato uliveto , ed ora porta il nome del 
titolare della chiesa. Internamente , dice il prelodato abate 
Boniforti , disciplinata a semigotico disegnò , con meravi- 
glioso diletto appaga e rapisce l'occhio al primo mirarla pel 
nuovo altare marmoreo, adorno di statue e di dorati fregi in 
bassorilievo-, pel fioco e solenne riverberarsi della luce dai 
vetri delle finestre a colori diversi, per le piote vòlte a tra- 
foro in bellissimo azzurro d'oriente, per le maestose prospet- 
tive, le statue e medaglie di che sono tutte da cima a fondo 
ricoperte le sacre pareli , con ' ricca armonia di ombre e di 
colori. Delle quali recentissime pitture il disegno , gli or- 
nati e prospetti sono opera di Giacomo Zerbino da Biella; i 



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ARONA S07 

tnedaglioni sulla vòlu di mezzo rappresentanti i quattro Evan- 
gelisti , e le statue a chiaro-scuro sulle pareti all'ingiro del 
tempio, coiraffresoo del Crocefisso nella* cappella di tal nome, 
sono del pittore G. B. Fino! I due santi patroni Gratiniano e 
Felino effigiati sui vetri delle due finestre del coro uscirono 
dallo studio del rinomato Berlini di Milano, e sfolgoreggiano 
di rara bellezza. 

Possiede inoltre questa chiesa alcuni pregiati quadri d'an- 
tica e moderna scuola; primeggia fra tutti , continua il Bo- 
niforti , la tavola in legno , chiusa in bella cornice di 
marmo , e sovrapposta all'urna che serba . le reliquie dei 
ss. Martiri dietro Fallar maggiore: essa rappresenta la fonda- 
zione àéiVOrdine di s. Benedetto , la cui maestosa figura con 
abito pontificale y in atto di presentare un suo novizio alla 
Regina del cielo, appare fra i ss. Ambrogio, Gerolamo ed ii 
Magno Gregorio a destra del trono, su cui, corteggiata dagli 
angioli , assidesi la Vergine madre di Dio; mentre a sinistra 
del medesimo s'appresenlano in militari divise i ss. patroni e 
martiri Gratiniano e Felino, Fedele e Carpoforo. Di questa 
opera credesi autore il Fossati, detto il Borgognone; Luigi Vanni 
bolognese aggiunsevi nel 1852 quel gruppo di serafini e che- 
rubini, che vedesi più in alto. Lavoro di Giacomo Palma il 
giovane è V Apparizione della B, Vergine a s. Carlo genuflesso 
a' suoi piedi, in tela sovrapposta all'altare della cappella a fianco 
della sacristia. Di moderna scuola , e degno di riguardo per 
grandezza di concetto, splendore di tinte e varietà di Bgure e 
di costumi è il quadro deirullima cappella a mano manca, ove 
G. Magistrini dipinse la Predicazione di s. Francesco Saverio 
fra' selvaggi delle Indie: il quadro eseguivasi in Firenze nel 
1847 per commissione di Marietta Biagini. 

Questa stessa pia donna qui te' innalzare, nel muro a destra 
del presbitero , una sontuosa lapide monumentale a Barto- 
lommeo Pertossi , suo marito , insigne benefattore di questa 
chiesa, avendola esso di preziosi arredi fornita, non che prov- 
vista di quattro sacerdoti penitenzieri con titolo di canonici 
onorarii , in sostituzione di altrettanti regii cappellani dianzi 
mantenuti a spese del governo. 

La chiesa di N. S. di Loreto è posta in sito elevato sulla mag- 
gior piazza in faccia al porto; ha un bel prospetto con alto 



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308 ARONA 

peristilio d'ordine corinzio , a cui si ha Taccesso mercè due 
scalee con balauslnita^ il tutto eseguito secondo il disegno di 
P. Pellegrini: racchiude internamente un tempietto, a somi- 
glianza della santa Casa di Loreto; Taltar maggiore, che si 
addossa alla fronte di questa edicola , è ricco di marmi , di 
Tregi, e di statue, fra cui grandeggia nel mezzo il simulacro 
della Vergine in alto di celestiale contemplazione; opera diva- 
lente scalpello in bel marmo di Carrara. 

La chiesa della SS. Trinità venne ristaurata e notevolmente 
abbellita nel 1841 secondo il disegno deirarchitetto Moragiia 
di Milano. Essa è unita al monastero della Visitazione , che 
vi mantiene un cappellano direttore. L'adornano due grandi 
statue, in bellissimo marmo di Carrara, le quali rappresentano 
i due fondatori del religioso istituto, s. Francesco di Sales e 
s. Francesca dì Chantal, e sopra le medesime stanno due bas- 
sirilievi, pure in marmo, esprimenti alcuni fatti analoghi alla 
vita dei medesimi santi; opera del valente Francesco Somaini, 
eseguita nel 1851. Ricco d'oro, d'arredi e di marmi ne è l'ai- 
tar maggiore , a cui sovrasta una moderna tela di G. Magi- 
strini rappresentante la Visita di M. V. a s. Elisabetta. 

In questo borgo oltre alle anzidette chiese, ne esistono tre 
altre minori cioè: Voratorio di ». Giuseppe, ove una Madonna 
col Bambino, in piccola tavola figurata , credesì opera di B. 
Luino; quello di s. Anna, che possiede una ricca tela, che 
rappresenta la santa titolare con s. Gioachino che insegna a 
leggere alla fanciulla M. V. beatissima, pregevole dono e la- 
voro del prelodato aronese Dealbertis; infine l'oratorio di santa 
Maria di Portabruna, così detto, perchè in antico formava una 
delle quattro porte d'ingresso ond'era munito il paese. 

Ordini religiosi. Parecchi ordini religiosi fiorivano in altri 
tempi in questo comune, cioè: 

I Monaci benedittini, il cui convento fu eretto nel secolo x, 
secondo alcuni, da Adamo conte di Seprio, in pentimento dei 
guasti per lui arrecati alla chiesa di s. Paolo in Roma mentre 
ivi militava sotto l'imperio di Ottone I. Questa rfcca badia , 
cui Arona debbe i primordi di sua civile esistenza , si man- 
tenne in fiore per oltre a cinque secoli. 

II corseggiato di questo antico monastero , ridotto dappoi 
ad uso di abitazione privala , appartiene in oggi alla fa- 



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ARONA 309 

miglia ' Defili ppi, che notevolmente lo ampliò ed abbellì di ele- 
ganti giardini , in uno dei quali veniva recentemente sugli 
avanzi dcirantico baluardo, detto la M/ra6é//a, costruì lo un vago 
terrazzo, donde godesi una magnifica e bella veduta su tutto 
il paese , gran tratto di lago e de' suoi più ameni e svariati 
dintorni. 

In questo palazzo, già convento, védesi tuttavia all'ingresso 
dell'andito superiore una marmorea lapide , che ricorda aver 
ivi s. Carlo Borromeo pernottato Tantepenultimo giorno della 
sua vita. 

l Frati minori di s. Francesco^ detti i . Cappucci nt : vi (urono 
stabiliti dall'arcivescovo s. Carlo nell'anno 1572 j il loro con- 
vento, situalo alla metà del monte che da questo santo s'in- 
titola, venne anche ridotto ad uso di abitazione privata, ed è 
oggidì una deliziosa villa, propria dei fratelli Dedominìcì. 

Le religiose sotto il titolo della Puriftcasione^ addette special- 
mente all'istruzione delle povere fanciulle e delle civili zi- 
telle. Questo monastero venne fondato nel 1590 dalla contessa 
Mai^arita Trivulzio Borromeo. 

Le- Salesiane: questo monastero, sotto il titolo della Visita^ 
siotic, il quale vuoisi abbia avuto i suoi principii nell'anno 1657 
per opera dell'arciprete Ronzone e della nobile Virginia Alardi, 
è il solo che, non è guari, vi sussisteva ancora, provvisto di 
buone rendite e di esteso fabbricato con ampie corti e spazioso 
giardino. 

Anticamente eravi inoltre un collegio di Orsoline. 
Ospedale. Per riguardo all'ospedale di Arona è da notarsi che 
si fu il benemerito arciprete C. Lilla, che fé' nel 1662 innal- 
zare quel grandioso casamento che vedesi di fronte all'ingresso 
della chiesa maggiore, destinandolo a stanza dei poverelli in- 
fermi e dei pellegrini. Quest'ospedale, che da principio pare 
fosse destinalo a solo ricovero dei pellegrini, e poscia ridotto 
a semplice istituto elemosinano per soccorso di ammalati po- 
veri a domicilio, in seguilo ad un cospicuo lascito fatto dal 
sacerdote B. Morigia , fu nel 1845 ampliato coll'aggiunta di 
una parte al lato occidentale , stata espressamente costrutta 
dalle fondamenta sul disegno dell'architetto G» Molli, in modo 
acconcio al ricovero ed alla cura degli ammalati. La novella 
opera^ costò l'egregia somma di lire 61,942, di cui 15 mila 



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510 ARONA 

circa gillaronsi nelle fondazioni : fu condotta a termine nel 
1847 col corredo di 24 letti, forniti in gran parte da gene- 
rose private largizioni. Amministra l'ospedale una speciale di- 
rezione composta di sette membri; le suore della caritìi as- 
sistono gli infermi e sopraìntendono airintern;) economia; due 
medici-chirurghi ne fanno per turno la cura: il numero medio 
dei ricoverati è di 5550 per -anno, circa 10 per giorno: l'an- 
nua spesa ordinaria è di 12 mila lire, compresi i sussidii a 
domicilio alle partorienti povere, ai lattanti, ai cronici ec. La 
rendita ne ascende a lire lo mila. 

Monte di pietà. Il monte di pietà annesso all'ospedale venne 
fondato nel 1574. 

Orfanotrofio. Evvi pure un orfanotrofio , la cui fondazione 
debbcsi ai benemerito B. Pertossi, che a questo scopo faceva 
un lascito generoso. Un tale instiluto trovasi accanto alla chiesa 
di s. Giuseppe: è diretto dai chierici regolari della congrega- 
zione di Somasca: gli orfanelli poveri del paese e de' suoi din- 
torni, che vi sono ricoverati, hanno istruzione, vitto ed av- 
viamento all'esercizio di qualche arte o mestiere fino all'età 
di anni 18. 

istrutiofve pubblica. Per l'istruzione della gioventù Arona avea 
in altri tempi il vantaggio di un pubblico collegio, che vi era 
stato aperto dai lojolesi allorquando essi, chiamati da s. Carlo 
Borromeo , avevano preso possesso dell'antica badia dei mo- 
naci benedittini. A questo collegio, in cui s'insegnava sino alla 
rettorica inclusivamente, venne poi anche aggiunta una cat- 
tedra di filosofia. 

L'istruzione femminile era in allora data gratuitamente dalle 
religiose della Purificatione. 

Dopo la soppressione di questi religiosi instituti al bi- 
sogno della pubblica istruzione provvide il municipio, cui venne 
in ajulo la privata beneficenza. Già sin dal 1602 il cardinal 
Federico Borromeo , con suo fondo capitale di lire 10,658 
d'antica moneta, instituiva un corso d'insegnamento classico- 
tecnico (Docebit, dice l'istromento 29 luglio, rogato Maggiolini, 
Uteras grammatieales . , . nec non humanitatis et rheloricorum scien- 
tiasj artcsvej a vantaggio dei giovanetti aronesi e di tutto il 
Vergante; e nel 1610 Bianca Zucconi fondava una scuola di 
primi eli*menti. 11 municipio dal proprio canto stabili poscia 



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ARON A Sii 

una classe di latinità, facendone ad nn tempo costrurre gli 
opportuni locali. 

A questo ìnodo non guari corrispondente ai bisogni dell'a- 
ronese studiosa gioventi^ perseverarono le cose fino alFanno 
1841, quando i due benemeriti fratelli, il sacerdote Giuseppe 
ed il cav. Luigi Bottelli, desiderando di tonnare il collegio di 
Arona a quel lustro e a quel grado di altezza , da cui era 
dicaduto, di comune accordo erogarono in perpetuo 50 mila 
lire nuove di Piemonte, sotto la condizione che vi si ripristi- 
nassero le scuole di umanità e di rettorica collaggiunta di una 
terza classe elementare; e proy videro essi inoltre al l'i nsu Scienza dei 
locali facendo a proprie spese, e secondo il sontuoso disegno 
dell'architetto prof. A. Pìsoni di Milano, erigere suir^ntico fab- 
bricato le moderne aule, cui eglino unitamente alIVnzidetta 
somiDa concedettero ad uso delle pubbliche scuole e del mu« 
nicipio medesimo. 

A perpetua memoria del segnalato benefizio dei bottelli nel 
superiore andito del nuovo fabbricato venne eretto un mo- 
numento d'onore, sul quale in bellissimo marmo di Carrara 
stanno scolpite due grandi figure*, Tuna a destra seduta, cogli 
occhi mestamente fissi alla sovrapposta eiiìgie del sacerdote 
D. Giuseppe Bottelli, di cui si compiange la perdita, rappre- 
senta la letteratura ; l'altra figura , che sorge al manco lato 
e, compresa da più intenso dolore, china sull'urna il capo, sim- 
boleggia il superstite germano. Opera del cav. Monti è questo 
monumento , su cui leggesi un'analoga iscrizione latina del- 
l'ab. prof. B. Catena. 

E però da lamentarsi che la cattedra Bollelli, donde l'aro* 
nese gioventù ritraeva così begli vantaggi , sia stata, nell'au- 
tunno del 1849 dal consiglio municipale ritolta, allo scopo di 
compiere invece il corso elementare, e sostituirvi una scuola 
di commercio, la quale rimane tuttavia uno sterile desiderio. 

Il palazzo delle scuole comprende un oratorio , la segre- 
teria e l'archivio municipale, una piccola biblioteca e le sale 
per le riunioni del corpo amministrativo. 

Il prelodato cav. Bottelli sin dall'anno istesso 1841 prov- 
vide pure, siccome erede fiduciario delle sorelle Berrini, alle 
scuole elementari femminili , le quali oggidì vengono pagate 
dal comune e dirette dalle Stiore di carità. Tali scuole -sono 



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512 ARONA 

ora locate al piano superiore elei moderno edìfizio, destinalo 

all'asilo d'infanzia. 

Asilo infantile. In Arona venne anche stabilito un Asilo in- 
fantile, di cui fecesi la solenne inaugurazione addi 31 maggio 
del 1854. 

« Sin dal 1848, così narra Torigìne dell'asilo il prof. Achille 
Mauri nel discorso d'apertura di esso, l'abate Luigi Boniforti 
si faceva interprete del comun voto, e dando in luce un suo 
discorso sulla Carila verso la Patria, esortava i suoi concitta- 
dini all'opera fruttuosa. Ma l'eseguimento ne fu ritardato 

Il bel vanto d'averle dato valido impulso è del cav. Luigi 
Bottelli, il quale, già benemerito della patria sua per altri in- 
signi benefizi , si deliberò nel 1850 di erigere di pianta un 
edificio per l'asilo infantile e per le scuole elementari delle 
fanciulle. Scella l'area in silo salubre , e per ogni titolo op- 
f)ortuno, la fabbrica fu tra breve compiuta sopra elegante di- 
segno deirarchitetto Antonio Frolli d'Isola-bella, e col dispendio 
d'oltre 70 mila franchi riuscì tale da servire intieramente allo 
scopo, e da formare altresì un vago ornamento alla gentil 
cittadella. Conosciute che furono le generose disposizioni del 
cav. Bottelli , non tardò a raccogliersi in Arona una società 
di soscritlori per l'aprimento dell'asilo, la quale rivolgendosi 
alla carità cittadina affine di procacciarsi all'uopo i necessari 

sussidii, si venne presto a capo dell'occorrente. Laonde, 

costituita una commissione , di cui fu nominato presidente 
perpetuo onorario il cav. Bottelli si avviarono le op- 
portune pratiche presso le autorità governative , e l'asilo fu 
aperto ». 

Vuoisi ancora notare che già nel 1851 una pia donna. Rosa 
Goliardi, per viemmeglio sollecitare reffettuazione di quest'o- 
pera desiderata, legava del proprio annue lire milanesi 500, 
da conferirsi per dieci anni consecutivi alla prima inaugurazione 
deirinfantile inslituto. 

In esso raccolgonsi pressoché 15o bambini, i due terzi dei 
quali ricevono il benefizio gratuito, e gli altri pagano un con- 
tributo mensile. Per l'istruzione e la custodia dei medesimi tre 
sono le maestre dell'asilo , il quale si regge alle norme eco- 
nomiche e disciplinari più comunemente adottate. 

La maggiore sua rendita è costituita parte dall'annua somma 



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ARONA 513 

di lire ^000 assegnatagli <iat benemerito cav. Bottelli, e parte 
dal prodotto di 419 azioni da lire 5 ciascuna, divise fra altri 
benefici privali del luogo. 

Teatro. Àrona può recarsi a vanto di essere slata la prima 
terra in lutto TAIlo Novarese nelfaprire un pubblico teatro. 
Esso è situalo sulla piazza di s. Graziano: contiene cinquanta 
loggie a tre ordini , ed ha una platea capace di circa 350 
persone. Luigi Beccari ne colorì il sipario, e Carlo Fontana ne 
dipinse le scene ^ il disegno di tutta Topera , che riuscì di 
ottimo effetto, in ispecie per le musicali rappresentazioni, è 
deirarchitetto Gio. Molli: fu condotta a termine nel 1843 
a spese di una società di azionisti aronesi, che ne conservano 
in comune la proprietà con esclusivo uso e diritto per ciascun 
socio di uno dei 34 palchetti al 1.^ e %"* ordine. 

Società filarmonica, GVi aronesi, lieti per natura e studiosi dì 
quanto può contribuire a nobilitar Tanimo ed ingentilire i co- 
stumi , promossero e stabilirono una scuola di musica instru- 
tnentaley che si aprì per sociale concorso di benefici azionisti 
a fine di avere in pronto nel paese ad ogni festevole occor- 
renza una buona e numerosa banda. Gli allievi di tale scuola, 
che nell'anno scorso erano in numero di 25 , ricevono Tin- 
segnamento gratuito con obbligo di dare ciascun mese due 
pubblici concerti. 

Società delVVnione. Alcuni giovani aronesi di buon volere 
airintento di passare le ore libere di occupazione in amiche- 
voli ed utili convegni , verso il fine del 1854 pensarono di 
costituire una società, e riunitisi in generale adunanza, di co- 
mune ì^ccoviìo ne compilarono lo statuto, intitolandola Società 
</Wr(/fitofie allo scopo di un morale ed onesto convegno amichevole. 
Questa società, che allepoca di sua fondazione noverava già 
4!2 membri , è provvista dì buoni libri , nonché di numerosi 
periodici nazionali e stranieri. 

Commercio. Del commercio fiore ntissimo di questo luogo ste- 
samente parlammo nel voi. i, pag. 394. 

Per riguardo alla Dogana dal Governo stabilita con deposito 
per le merci estere, aggiungiamo che ivi risiede un ispettore 
«ielle R. gabelle per tutto il Lago; che vasto, ma ruinoso è 
Tedifizio che serve agli uffizi e al deposito doganale , situato 
nella via di s. Carlo, e formato in gran parte dai locali del- 
!2l IHzion, Geogr. ec. Voi. XX VII. 



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3U ARONA 

remico monastero della Purificazione; e che il personale ad- 
dello ai medesimi uffizi componesi di un ricevitore principale, 
di un ailro commissario al deposilo, di tre veditori, di altret- 
tanti commessi e volontari, di un uliìziale per la vidimazione 
dei passaporti, di un custode ai magazzini ec. 

Notiamo inoltre che il commercio d'importazione dallestero 
direttamente a questa dogana nelfanno 1854, su venti cate- 
gorie di merci, distinte in generi coloniali, vini, stoffe, chin- 
caglierie ec, diede un prodotto di lire 155,758. 11 movimento 
poi dello stesso anno nei magazzini di deposito fu di chilo- 
grammi 1,886,928 di mercanzie introdottevi dalla Svizzera, e 
principalmente dal portofranco di Genova; e di chilogrammi 
1,207,008 esportati per consumazione locale , o per transito 
aireslero. 

Un tal movimento commerciale fu ancor più considerevole 
negli anni precedenti; perocché dai registri doganali risulta 
che in un solo triennio (1847-48-49) la media delle merci 
venuteci in deposito dallestero salì ad oltre 40 mila quintali, 
ed a circa 20 mila la media di quelle per transito diretto. 

Incomparabilmente maggiore si è la copia dei prodotti na- 
zionali ed esteri non soggetti a formalità di dogana, che per 
cabotaggio annualmente si conducono a questa rada; com- 
pulitndosi un sifiatto movimento in cotoni, legna, pietre, calce, 
vini, granaglie ec. oltrepassare gli 80 mila quintali. 

Fiera. Mercato. Mei giorni di fiera e dì mercato, ed in al- 
cuni altri fra Tanno, Arona offre quasi l'immagine di un fio- 
rente porlo di mare, polendovisi non di rado contare in quelle 
occasioni centinaja di carri , e di grosse barche mercantili. 

Alberghi. Per comodo dei forestieri e dei viaggiatori in Arona 
molti sono gli alberghi, di cui Ire principalmente notabili così 
per bontà e squisitezza di servizio, come per eleganza e co- 
modila di piccoli e grandi appartamenti , cioè : IM/òer^^o /<«a/^, 
cui vanno uniti un giardino ed una bottega da caffè, situato 
sulla piazza di Porta nuova , rimpelto allo scalo e porto dei 
R. piroscafi , in prossimità alla stazione della strada ferrata ; 
VAIbergo della Posta, che primeggia per maggior numero di 
camere, e sorge nel centro drlla cillà , anche con vista sul 
l:igo; e V Albergo dlialia ^ modernamente ristaurato con ele- 
gante giardino e stabilimento di bagni, posto in amena pro- 
spettiva in faccia all'antico porlo. 



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ARONA 515 

Sicurezza pubblica. Pel roantenimenlo del buon ordine olire 
ad un dejeg^to di pubbKca sicurezza vi è una stazione di B. 
carabinic'ri comandati da un capitano , nonché up drappello 
di soldati in <iistaccamento. 

Castello. In Àrona veniva costrutto fin dairottavo secolo un 
forte castello, che iiorgeva , a maestro del borgo, sopra un 
alto , ignudo e precipitoso dirupo , il quale su per gli ardui 
fianchi e suirestremo vertice ne mostra tuttavia gli squarciati 
baluardi, le aperte cortine e le abbattute mura. Questo anti- 
chissimo castello, dopo dieci secoli d'illustri lotte, di gloriosi 
rinnovamenti e di crescente fortuna , venne per decreto di 
Bonaparte smantellato nel 4800. 

3ionle s. Carlo. A tramontana dì Aron» , a piccola distanza 
dal borgo, sorge in prospetto al lago un monte, che da san 
C^sfrlo Borromeo, che ivi respirò le prime aure di vila, prese 
il nome. Vi si sale in meno di 20 minuti per una via car- 
reggiabile, la quale, diramandosi poco oltre al pie dell'immi- 
nenle dirupo da quella del Sempione. passa con tortuosi ri- 
giri fra boschi e ridenti vigneti, e giugne all'erto ripiano del 
monte, da due superbi edifizi coronato, sul quale sublimemente 
grandeggia il maraviglioso 

Colosso rappr^senianie s. Carlo Borromeo (1), la cui erezione, 
iniziata nel 1614, vuoisi abbia costalo Tingente somma di un 
milione e- ducente mila lire, conferite parte dalla nobile casa 
Borromeo , e parte dagli abitanti dei circonvicini paesi. Di 
questo gigantesco monumento (2), il quale forma una delle più 
grandi meraviglie d'Europa, abbiamo fatto cenno Voi. /, 
pag. 395. 

La chiesa di s. Carlo ^ costiMJtla con disegno dell'architetto 
Bichini , poggia su l'estremo ciglione dello stesso monte là 
dove con più ripida china si discoscende in verso del lago. 



(1) Il solo capo è della circooferenia dì metri 6 e 949 mi li. 

43) Uo monumento di una dimeosione così colossale verrà pure quanto 
prima innalzalo a Shakespeare su di un^allura fPrimerose HilJ che sta a 
cavaliere della cillà di Londra. La statua che deve rappresentare il ce- 
lebre tragico , sarà di metallo fuso , alta 400 piedi , vuota nell'inlemo e, 
divisa in tre piani , composto ciascuno di nna sala rotonda di 45 piedi 
d'allena ed 80 di circonferenxa. 



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S16 ARONA 

Dielro Taltar maggiore sta la cappella , che dicesi Nalahtia , 
perchè intieramente costrutta coi materiali della camera istessa 
in cui nacque s. Carlo. In questa cappella fra le altre reliquie 
conservasi una maschera in cera , che fu tralta dal proprio 
volto del Santo : la tela dell'altare , che ne rappresenta la 
nascita è lavoro del Degiorgi. 

Il seminario che sta di fronte all'anzidetta chiesa, e che serve 
dì collegio- convitto a giovani chierici, venne fondato nel 1620 
(vedi Voi. i, pag. 395^. Il Pertossi cedette un tal edifizio , 
ch'era divenuto suo proprio, con riserva di nomina a sei gratuite 
piazze, e con l'espresso patto che l'insegnamento vi fosse re- 
golato in modo da abilitare i discepoli a proseguire gU studii 
in qualsivoglia collegio del regno senza ostacolo di sorta. 

La fabbrica del seminario, recentemente ampliata, è capace 
di quasi cento alunni , i quali sono alloggiati in ben aerósi 
dormitoi; contiene grandi aule, un teatrino, un oratorio, ed 
ha annessi due spaziosi cortili ed un orto assai esteso, che 
riunisce VutHe dulci. 

Chi sale il monte di s. Carlo, dopo di averne contemplala 
la grandiosa statua, è tratto bentosto a portare dilettosa mente 
lo sguardo intorno, e vagheggiare le magnifiche prospettive, 
che di lassi! offre la circostante natura. Rapito da singoiar 
meraviglia, così parla il can. Boniforti di quest'incantevole scena: 
u Dal circolare spianato, su cui grandeggia il colosso, guardando 
verso i primi raggi del sole vedesi per isterminata vallea in più 
golfi dilatarsi la cristallina mole del lago, e rompersi a frequenti 
risvolte, con mirabile varietà di curve e di punte formatevi dalle 
verdi sue rive. A mano manca, dove l'azzurra onda lucente vieppiù 
si disfoga , e con profusa letizia concedesi all'amplesso delie 
fiorenti piaggie e colline, disposte in grandioso anfiteatro, fa 
sua prima comparsa la neonata classica villa Faragianay e a lei 
vicina l'industre borgata di Mejna, che in bel garbo festevole 
parasi innanzi alla via del Sempione con buon numero di mo- 
derni palazzuoli gentili; indi scorgesi la pomifera baja di Selcio, 
e gli aprichi poggi , i sontuosi giardini e gli eleganti palazzi 
di Lesa l'antica e di Belgirale la bella ; sopra essi in alto ri- 
piano il castello di Massino , e più in alto il monte e romi- 
torio di s. Salvatore , che vi piramideggia nel centro. Segue 
di là dalla punta di Belgirate una lontana serpeggiante striscia 



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ARONA 317 

di Ingo, e suirultimo sfonilo un lembo dì lido con alquanti 
gruppi di paeselli allinentì »l circondario d'Intra: un sipario 
di fantaslici monti, che mettono il capo in cielo, e portano 
'le altere cime luccicanti di nevi perenni, fasciano in giro Po- 
rizzonte da questo lato. Sull'opposta riva assurgono in gigan- 
tesche piramidali figure le selvose montagne di Laveno e di 
Valle Curia, e più rasente al lago si dispicca una bassa e pe- 
trosa costiera, wche dall'orrido di s. Catterina si avanza sin quasi 
all'ingresso del golfo dlspra, dove il Lago per gran tratto ne 
sfugge dietro la punta di Ranco. Questa congiuntamente ai 
colle di s. Quiriro ed alla squarciata rupe, su cui in magico 
aspetto domina il castello dì Angera, forma un lungo spiccato 
promontorio , che , per essere da tre lati drenilo dall'onda , 
illude l'occhio per modo, che ne sembra una vasta isola na- 
tante; e forse anticamente lo fu. La scena poi che al dì là di 
questo promontorio ci si apre di fronle la è di una magni- 
ficenza al tutto nuova , e piena d'inesauribile diletto a rimi- 
rarla. Tutto il Varesotto co' suoi digradanti clivi, ingemmali, 
di cento paeselli e cento sfarzose ville; il rinomato suo san- 
tuario, detto la Madonna del Monte , cut fa guida una graduala 
serie di bianche cappellette, di balza in balza salienti sino ai 
supremo vertice da un fascio dJ case abitato, e per metà na- 
scosto dietro le brune spalle del Campo dei fiori; più lungi 
il colossal Generoso all'altezza di oltre 5000 piedi, interposto 
fra il Luganese e Valinlelvi , con a costa il pizzo di Bisbino, 
e più lontanamente sfumale le aeree cime del Legnone e del 
Canzio; tutto ciò ad un batter d'occhio disvelasi in tale pro- 
spettiva ». 

A mano destra la veduta dell'inferior corso del Lago e dello 
sue rive ci è tolta dal vicino tempio a s. Carlo consecralo , 
del quale, come altresì del seminario che gli sorge di fronle, 
abbiam fatto dianzi parola. 

Era disegno del cai*dinale Federico Borromeo il fare del 
monte, onde parliamo, un augusto e celebre santuario, adorno 
di quindici eleganti tempietti , nei quali a grandi figure in 
plastica fossero rappresentati alla venerazione dei posteri i più 
cospicui fatti della vita del Santo; ma questo pio e ben ideato 
concetto, che sotto la direzione deirarehitetto Bichini e dell'o- 
blalo M. A. Grati virola trova vasi già in via di eseguimento, per 



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S18 ARONA 

la morte del benemerito cardinale, avvenuta nel 1652, Tu 
sospeso; e quantunque ripiglialo con qualche calore dal 1756 
al 1745, venne poscia abbandonato in causa soprattutto dello 
smembramento di questa provìncia dal mìlantse ducalo. La 
prima e la seconda cappelTa , già condotte a buon termine , 
con deplorabile noncuranza furono lasciate andar in rovina. 

Popolazione. La popolazione del comune di Arona , cbe nel 
1774 componevasi di 1827 abitanti,' e cbe quar^^nt^anni dappoi 
era discesa a soli 1700, salì a poco a poco per modo che nel 
1848 toccava già il novero di 2407 abitanti, i quali sommano 
ora a più di 2800. 

Cenni storici. Di Arona, che alcuni vogliono fondata dai ro- 
mani, e^ costituente da principio col vicino borgo di Angera una 
sola città, delta Angerona, molte storiche vicende ci sono nat- 
raie da|una cronaca MS. trovata fra le carte del celebre mo- 
nastero di benedittini fin dal secolo x quivi fondato. Da una 
tal cronaca, che venne poscia dal P. Zaccaria pubblicata, .si 
riconosce che quei monaci, divenuti in breve e per autorità 
e per ricchezza possenti , signoreggiarono questo paese ed i 
suoi dintorni con pieno est^rcizio di ecclesiastica e civile giu- 
risdizione sino al 1595, epoca in cui la somma dei feudali di- 
ritti passò nelle mani dei Visconti. 

il suo castello, che secondo antichi documenti già vi sor- 
geva assai prima delFintroduzione dei benediltinì, fu per lungo 
tempo posseduto odagli arcivescovi di Milano; infatti racconta 
il Giulini, che nel 1056 erane castellana, a nome deirarcive- 
scovo Guidone suo zio , Oliva de' Valvassori , donna per le 
atrocità del suo governo famosa; e che quivi ripararono nel 
1085 Tealdo Castiglione, e nel 1105 Grossulano , arcivescovi 
di quella città , in que' tempi da sanguinose (\izioni misera- 
mente travagliata. 

Ar.che Tarcivescovo Ottone Visconti venne a cercare un 
asilo sicuro in questo castello-, perocché essendo egli perse- 
guitato dai Torriani , cbe gli vietavano di prendere possesso 
della chiesa , il cui regime eragli stato commesso (1263) dal 
sommo pontefice Urbano IV, pensò di ricoverarsi nella cit- 
tadella di Arona , siccome luogo forte spettante alla diocesi 
milanese. Nel breve spazio di tempo che Ottone ivi si trat- 
tenne inviò leitere al capitolo ed a tutto il clero di Novara, 



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ARON A 319 

nelle ^uali dichiarò scomunicali il podestà ed il consiglio mu- 
nicipale di quella ci uà, e proibì agli ecclesiaslici di celebrare 
nelle loro chiese i divini uiììzi , minacciandoli ad un tempo 
della scomunica qualora trasgredito avessero gli ordini che 
loro aveva dato in virlù deirautorità apostolica ond'era mu- 
nito. Senoncbè , mentr'egli nella fortezza di Arena aspettava 
indarno che i fulmini da esso lanciati producessero reffetlo 
desiderato, fu bentosto costretto a fuggirsene; perocché Mar- 
tino della Torre , appressandosi con buone truppe a questa 
rocca, se ne impadroni e la fece spianare insieme con quelle 
di Angera e di Brebbia, occupando ad un tempo le altre terre 
e r«*n lite che appartenevano airarcivescovo. 

Non si scoraggiò Ottone per questo ; anzi, temporeggiando, 
ei seppe in sedici anni di lotte maneggiarsi per modo, che nella 
notte del 21 gennajo dell'anno 1277 sorprese i Torriani a 
Desio (1) e li sconfisse, facendone prigioniero lo stesso Napo 
col suo figliuolo Mosca e parecchi altri distinti personaggi. 
Da questa vittoria di Ottone, il quale colla sede arcivescovile di 
Milano acquistò il temporale dominio di quasi tutta la Lom- 
bardia, e per -conseguenza anche di Arena, ebbe principio la 
grandezza e la possanza dei VivSconti , il cui regno durò un 
secolo e mezzo. 

Varia fu la sorte del castello di Arona sotto qui'Sti duchi; 
imperocché essendo esso per la naturai situazione del luogo 
che si presentava molto acconcio ad opporre una lunga e va- 
lida resistenza, stalo ricostruito, dovè cader di bel nuovo in 
forza del trattato di pace stipulato in Novara nel 1358 ti*a 
Giovanni Galeazzo Visconti ed Ugolino marchese di Mantova, 
per risorgere novellamente, quarantaquattro anni dappoi, per 
opera della duchessa Cenerina Visconti, la quale insieme coi 
suoi figli Gian Maria e Filippo Maria venne ad abitarvi per 
oltre a sei mesi. 

1 Visconti si mantennero signori di Arona sino al 14o9, anno 
in cui questo paese col suo forte castello, Angera e le terre 
tutte del Vergante passaro.no in feutlo alla nobile famiglia dei 



(i) Considerevole borgo della Lombardia^ il qnale sia alta distanza di 
circa dieci miglia, a tramontana, da Uilano. 



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320 ARONA 

Borromei, i quali pochi anni dopo (144&), insignii! del titolo 
di conti diArona, vi fissarono la slabile loro dimora , con- 
tribuendo non poco a crescere lustro e fortuna a questa con- 
trada. 

Così il conte Vitaliano Borromeo, oltre all'avere nel 146S 
munito il castello di nuove torri e di nuovi baluardi , e ri- 
cinto il paese di grosse mura, vi aprì due porti, Tuno (di cui 
oggidì ancora sopravanza una parte), difeso da due merlate 
torri, era destinato a servizio del commercio; Taltro, ad uso 
di arsenale, era di sussidio al castello , con cui era posto in 
comunicazione mercè di una saliente e coperta via. Tali opere*, 
che costarono 200 mila scudi d*oro d'antica moneta, posero 
in grado il capitano Anchise Visconti di Oleggio-Castello, che 
nel 1525 lo presidiava, di poter con soli 1200 soldati reggere 
validamente all'impeto di 7000 francesi, i quali sotto gli or- 
dini di Renzo da Ceri I assediarono inutilmente per più di un 
mese. 

Impadronitisi gli spagnuoli del Milanese, e conosciuta Tini- 
portanza della città dì Arona, vi stabilirono un governo mi- 
litare con un presidio quasi costante di circa 2000 soldati,! 
quali respinsero una seconda volta i francesi , che nel 1644 
tentarono nuovamente di oppugnarla; e nelFauno successivo 
il re Filippo 111, aggiungendo a questa fortezza nuove opero 
di esterne fortificazioni con triplice mura di cinta in giro al 
borgo, la rese una delle piazze più forti della Lombardia. 

Il fulmine, che fece scoppiar le polveri di questa cittadella, 
cagionando gravissimi danni, vi cadde secondo alcuni nel 1688, 
i quali vogliono pure che Taltro simile caso, che fortunata-- 
mente cagionò minor danno, sia avvenuto nel 1759. 

Arona , siccome parte del ducato di Milano , continuò ad 
essere soggetta alla dominazione degli spagnuoli sino a tutto 
il secolo xvn, e successivamente degli austriaci sino al 1745, 
anno in cui pc^ trattato conchiuso addì 15 settembre in Vor- 
mazia , tutta Toccidentale sponda del Lago Maggiore sino al 
confine svizzero fu aggregata al -reame di Savoja. 

I Borromei, ottenuta dai nuovi dominatori la conferma avi 
loro antichi feudali privilegi , continuarono con più o meno 
d'autorità a signoreggiar questo paese a titolo di conti feu- 
datari di Arona sino al R. editto 29 luglio 1797. 



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ARONA 32t 

Sotto i Reali di Savoja il borgo di Arona divenne in poco 
tempo una fiorente piazza di commercio , ove abbondavano 
ogni sorta di mercanzie tanto estere che nazionali; e ciò prin- 
cipalmente in grazia della sancita libertà dì commercio sul 
Lago f non che dei privilegi e delle agevolezze pel transito 
delle merci , convenuti nel trattato che si stipulò in Milano 
addì 4 ottobre 1751 fra il re nostro C^rlo Emanuele ili e 
Maria Teresa, regina d'Ungheria. 

Senonchè invaso il Piemonte dai francesi in sullo scorcio 
del passato secolo , la cittadella di Arona si schiuse sponta- 
neamente agli invasori, i quali, costretti a cederla agli austro- 
russi» tornarono poscia ad assediarla, ma indarno-, perocché, 
rafforzata e posta in istato di migliore difesa dal capitano 
Eyler, che sotto gli ordini dei generali London e WukHSOwich, 
ne aveva preso il comando, da diciotto giorni (*ssa perseve- 
rava a resistere con successo; quando Bonaparte, resosi nuo- 
vamente colla vittoria di Marengo padrone del Piemonte, ne 
ordinava per decreto (180()) l'immediata demolizione insieme 
con altre ragguardevoli fortezze de R. Slati. 

Arona compresa nel dipartimento dell'Agogna, fé' parte della 
repubblica cisalpina, e poscia del regno d'Italia fino al 1814, 
epoca in cui ritornò all'augusta Casa di Savoja , sotto il ^uì 
paterno dominio acquistò novello incremento ed una sempre 
crescente prosperità. 

Cenni biografici, Arona si gloria meritamente di esser patria di 
S. Carlo Borromeo, cardinale del titolo di s. Prassede, ar- 
civescovo di Milano: nacque il 2 di ottobre del 1538 dal conte 
Gilberto Borromeo e da Margarita de' Medici, sorella del papa 
pio IV. Fin da fanciullo diede segni manifestissimi dell'ardente 
amore ch'egli aveva per la virtù. Durante il pontificato del suo 
zio egli colla sua influenza diede vita e moto al concilio di 
Trento , adoperandosi perchè fosse felicemente conchiuso. 
Ritiratosi dappoi nella sua chiesa di Milano, sue prediUaie ed 
incessanti occupazioni furono il visitare la sua diocesi, stabilir 
regolamenti per le persone consacrate al servizio di Dio, fondar 
ecclesiastici seminari , riformare ordini religiosi , difendere la 
giurisdizione ecclesiastica , ed insomma l'adempiere a tutte 
quelle altre funzioni che contraddistinguono un vero pastore. 
Ei celebrò sei concilii provinciali ed undici sinodi, che con- 



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S-22 ARONA 

tengono tutti gli statuti necessari per il perfetto governo dt 
una diocesi. Mancò ai vivi in Milano addì 4 novembre del 
1584, essendo in età d'anni 47. Venne canonizzato nel 1610 
da papa Paolo V. 

Nel palazzo de' Borromei , che sorge all'ingresso della via 
del Sempione, appiè della rocca in Àrona , visita vasi , non é 
gran tempo ancora « la cella coi mobìli che più volte servilo 
aveva di abitazione al Santo. 

Della stessa famiglia de' Borromei furono tre altri cardinali, 
cioè: 

Il cardinal Federico, arcivescovo di Milano, illustre per dot- 
trina e per pielà; fu figliuolo cadetto del conte Giulio Ce- 
sare Borromeo e di Margarita Trivulzìo , e fratello di Re- 
nato Borromeo. Fin dai primi anni di sua fanciullezza mostrò 
tanta inclinazione per lo stato ecclesiastico, che s. Carlo, suo 
cugino germano, figliuolo del conte Gilberto Borromeo, fra- 
tello di Giulio Cesare, si addossò la cura di sua educazione : 
ed ascrivendolo al novero dt^i chierici , lo fece allevare nel 
collegio ch'egli aveva fondato a Pavia. Fatto poscia (1587) 
cardinale da papa Sisto V, venne nel 1595 dal pontefice Cle- 
mente Vili innalzato alla sede arcivescovile di Milano, ove 
quattordici anni dopo celebrò l'ottavo concìlio di questo nome. 
Al' cardinal Federico sì debbe la fondazione in quella città 
della celebre biblioteca Ambrosiana, cui Antonio Olgiati, ch'e- 
rane sopraintendenle, arricchì di ben nove mila manoscritti, 
trasportandovi in una sola volta novanta colli di libri, salvati 
dal naufragio della biblioteca di Vincenzo Pinelli. Il cardinal 
Borromeo morì nei 1652 , ossia , come altri vogliono, ai 22 
dicembre del 1631 , in età di anni 68. Di lui si hanno le 
seguenti opere: 

Da Episcopo concionante, libri IH, Milano, 1632, in fot. 

Meditamenta ìiiteraria , pubblicale da Alferno , con rami ed 
annotazioni, Milano, 1632, in fol. 

Sacra colloquia, 1632, 10 voi. in 12; 1632, 4 voi. in 4."* 

Principum favor, — Divinaé latuìes. — Sermone» Synodales. — 
De Christianae mentis jucundiiate eie. 

Borromeo Gilberto, cardinale, figliuolo di Carlo conte dei 
BorrOMiei e d'Isabella d'Adda , bisnipote del cardinale Fede- 
rico, e fratello del conte Renalo, morto nel 1685, e del conte 



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ARONA 325 

Vitaiìaoo, deceduto commissario dt^irimpero nel 1690, nacque 
nel 1615, e dopo di avere successivamente coperto le diffe- 
renti cariche dì governatore , di commissario delle armi ec. 
negli stati pontificii, il papa Innocenzo X, che Tavea dato per 
ministro al cardinale Pamfìlo suo nipote , lo fé' cardinale in 
petto Tanno 1652, e lo dichiarò il 2 marzo del 1654. Fu 
membro di varie congregazioni , ed in ispecie di quella che 
fu stabilita per esaminare il Libro di Giansenio, ove si distinse 
per il suo sapere; godè la slima dei più sapienti personaggi 
del suo tempo , coi quali tenne amichevole corrispondenza. 
Dopo di ^ver esercitato le funzioni di Legato nella Romagna, 
sen ritornò a Roma, ove morì il 18 gennajo del 1672. 

Borromeo Federico, secondo di questo nome, cardinale: fu 
figliuolo del conte Giulio Cesare Borromeo 11, ucciso alFas* 
sedio di Vercelli nel 1638 , e di Giovanna Cesi, e bisnipote 
del cardinal Federico Borromeo. Dopo di essere stato Referen- 
dario delle due Signature ed Inquisitore a Malta, fu nominato 
patriarca titolare di Alessandria , e spedito nunzio presso gli 
Svizzeri, donde ritornossene per essere stato creato segretario 
deiriinmunith, e vice-governatore dì Roma. Il papa Clemente IX 
lo inviò nunzio ordinario a Madrid, ed il suo successore Cle« 
mente X lo fregiò del cappello cardinalizio il 22 dicembre del 
1670 , nominandolo ad un tempo segretario di stato; onori 
di cui non potè godere a lungo, essendo morto il 18 feb-. 
brajo del 1673. Visse anni 56. 

Arona si vanta pure di aver dato i natali ai seguenti per- 
sonaggi per virtii e per ingegno illustri: ^ 

Pietro Martire; nacque nel 1455 da umili genitori di An- 
gera, e fu uomo di molte lettere e di svariata dottrina: mi- 
litare dapprima alla corte di Ferdinando e d'Isabella di Spagna, 
vestì poscia Tabito ecclesiastico; nel quale stato essendosi di- 
stinto per virtij e per singolare prudenza, venne nel 1501 da 
quel Re mandato ambasciatore presso il Soldano d'Egitto. No- 
minato da ultimo canonico e priore al duomo di Granata ,. 
quivi terminava i suoi giorni hej 1526. 11 Tiraboschi parla con 
molta lode delle sue opere, fra cui trovasi una numerosa rac- 
colta delle sue Lettere latine ^ le quali racchiudono la storia 
de' più memorabili avvenimenti della sua età. 
Buelli P. Domenico: è autore dei Suite salmi penitenziali tra- 



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324 ARONA 

dotti ed esposUy che si pubblicsirono in Novara nel 1572, ed iit 
Milano nel 1602, coiraggiunta dì alquante poesie sacre. 

Ronzone Graziano, sacerdole della congregazione degli oblati 
ed arciprete nella sua patria , ove morì nel 1652. Di questo 
venerabile scrisse la vita il P. Marcantonio Rossa della ('com- 
pagnia di Gesù, la quale ^enne data alla luce in Nizza nel 1679. 

Michelangelo Caccia , Cristoforo e Fabrizio Contorbia: fu- 
rono giureconsulti di molla fama , i quali fiorirono net se- 
colo XVII. 

Musso Antonio , professore di teologìa e di lingua ebraica 
neiruniversità di Pavia: è autore di molte opere di vario ar- 
gomento assai riputate, fra cut voglionsi ricordare le seguenti: 
Disegno di lesioni e di ricerche sulla lingua ebraica, colla giunta 
flella poetica versione del primo cantico di Mosè. — Leshni 
di eloquenza sacra. — Grammatica greco-ebraica. — JefU, tra- 
gedia corredata di preziose ed erudite note ec. Mancò ai vivi 
in Milano nel 1810. 

Pertossi Bartolommeo , regio consigliere di commercio , il 
quale esercitando onestsimente il traffico si acquistò grandi 
ricchezze, cui lasciò morendo a decoro del culto religioso, a 
suvSsidio dei poveri ed a vantaggio della pubblica istruzione. 

Bottelli Giuseppe, sacerdote: fu studioso cultore dell'amena 
lettt-ratura, e singolarmente della lingua del Lazio. Di lui ab- 
biamo una versione in versi latini dei Sepolcri dì Ugo Foscolo 
e delle Epistole di J. Pindemonte e di G. Torti , ai quali era 
carissimo. Questo lavoro fu dopo la sua morte pubblicato con 
un discorso preliminare di A. Mauri dalla tipografia Pìrotla. 
Milano 1844. 

Medoni Francesco: si rese benemerito verso la sua patria 
illustrandola con uno scritto intitolato: Memorie storiche di Arona 
e del suo castello^ scritto che si pubblicò in Novara Tanno 1844: 
egli è anche autore di un Viaggio sul Lago Maggiore^ e di una 
Descrizione delle Isole Borromee : cessò di vivere nelTagosto 
del 1854. 

Boniforti Luigi, sacerdote: acceso di patrio amore trava- 
gliossi incessantemente perchè il suo luogo nativo acquistasse 
quello splendore, di cui ora rifulge, facendosi caldo promuo- 
vitore di quelle tante istituzioni, che formano il benessere e 
la prosperità di un paese. Diede non è guari alle slampe un 



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ARONDINE Etc, r ARQUàTA 325 

opuscolo col titolo seguente: Arona e strade al Lago Maggiore^ 
monografia slorica, ariisiica, commerciale del canonico Luigi Boni- 
forti, dedicata a S. A. R, il Principe di Savoia- Cor ignano, ^ 

ARONDINE; torrentello in Savoja: ha principio nel comune 
della Gietlaz, bagna Flumet e sbocca neirArly. 

ARPETTE; monte che sorge ad ostro di Ciamberì tra la 
Francia e la Sa voja- Propria. 

ARPETTE od ALPETTE; lago: giace nella provincia di Sa- 
luzzo presso Oncino sui monti che formano la catena orien- 
tale del Vesulo; è di forma rotonda con una circonferenza dì 
meli*! 800 circa. 

ARPIGNY; villaggio nel Faucigny: sta alla distanza dì miglia 
quattro, a maestrale, da Bonneville: fa parte del comune di 
Fillinges: veniva compreso nella signoria di Peillonnex. 

ARPY; torrentello nella provincia di Aosta: nasce nella mon- 
tagna dello stesso nome , forma il lago detto di Trave , e si 
scarica nella Dora Baltea presso Morgex. 

ARQUATA; è posto sulla manca sponda dello Seri via , in 
distanza di sei miglia, a scirocco, da Novi. 

Evvi una stazione del telegrafo elettrico. 

Vi è pure una stazione della strada ferrala da Torino a Ge- 
nova, distante 41 chilometri da questa, e 125 da quella città: 
il tragitto da Torino ad Arquata si fa in ore 4 , minuti 27 , 
ed in soli minuti 53 il tragitto di qui a Genova. 

Alla distanza di 2 chilometri da questa stazione verso Ge- 
nova esiste la galleria di Pietra Bissara, lunga 660 metri, ri- 
vestita intieramente di muratura di 70 centimetri di spessita. 
Oltrepassata una tale galleria incontrasi, dopo un piccolo tratto, 
il maraviglioso viadotto, dello stesso nome; quindi un ponte 
ad un sol arco sullo Scrivia di 40 metri di luce a sistema 
di torri, detto di Moretta; poscia un ^onte obbliquo in tre 
archi di 20 metri di corda ciascuno , sullo stesso torrente ; 
poi un gran muro di sostegno in muratura di pietre ; indi 



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326 ARQUATA 

un altro ponte ad un sol arco di 40 metri di luce , egual- 
mente a sistema di torride finalmente segue un terzo ponte, 
sempre sullo Scrivia , di 40 metri di luce, costrutto secondo 
il sislema ordinario. Tutte le anzidette opere d'arte Tennero 
progettate ed eseguile, sotto la direzione del valente ingegnere- 
capo cav. Ranco,' dai distinti ingegneri Rosanigo e Ferraris, 
e dairajutante Allisiardi. 

Per riguardo alle altre rilevanti particolarità di questa fer- 
rovia vedi la nota a pag. i3\ e segg, (/«//'Appendice. 

Oltre la parrocchiale esistono in Arquata una confraternita, 
e tre altre chiese le quali stanno in Rigoroso , a Vocemola e 
Varinella , nonché sei cappelle sparse nelle altre borgate di 
PestinOy Spezia, La-Costay Monta ^ £a8teUo e Naviglie. 

Vi sono quattordici telai per le tele di tino, ed una filavida 
per la seta. 

Non vi scarseggia il vario bestiame; nel dicembre del 1845 
vi si conlavano 246 capi bovini, 100 di specie cavallina, 1-53 
pecore e poche capre. 

Le fiere che vi si fanno ricorrono alti 17 gennajo, 1.^ niag- 
gio, 7 ed 8 agosto, 24 al 26 agosto, 4 novembre. 

Gli abitanti sono per lo più dediti ai lavori delta campagna: 
sommano essi a 2980. 

Cenni storici. V'ha chi pretende che il nome di ArquatayArquado^ 
volgarmente ^r^uà, possa derivare dalla sua situazione altre volte 
pantanosa, onde presero, come osserva il Muratori, un- simil 
nome altri paesi lombardi; oppure dagli archi di un antico 
acquedotto che colà esistevano. 

Sul colle Ventino sorgeva un castello, che in sul finire dei 
secolo IX spellava ai vescovi tortonesi; ma piacque a Carlo il 
Grosso di donarlo al monastero ambrosiano dì Milano, da cui 
passò in seguito agli Estensi , e nel secolo undecimo ai Ma- 
laspina. 

Dell'antico fortilizio restano tuttavia in pie alcune muraglie 
ed una torre. 

l piccoli luoghi di Vocemola e Rigoroso presero nome dalle 
vaiti entro cui giaciono, e tanto essi, quanto Varinella in o- 
rigine vuoisi o fossero ville, o celle dei monaci di Precipiano, 
che vennero a poco a poco ad ingrandirsi col materiale estratto 
flai ruderi di Libarna ; la qual città, quand'era in florido stato. 



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ARQUÉ Bcc , E ARTHAS-PONT-NOTRE-DAME 327 
ave» verosimilmente questi villaggi come sobborghi , siccome 
fiare attestarlo Pomppjano^ posto sulla via Postiimia ad un mi- 
glio dalla città , le cui vestigia Turono affatto distrutte dagli 
agricoltori sul cadere del decorso secolo, onde sgombrare dai 
ruderi quel feracissimo suolo. 

ARQUE (U Grand) '^ monte delle Alpi Cozie- è alto metri 
2473. 

ARRONDELLO o RONDELLO; monte di Torma tondeggiante 
che s'aderge nella valle di Cby, alla distanza di miglia quattro 
circa, a maestrale, d'Ivrea. Sovr'esso sorgeva un castello, che 
fu feudo semovente della mensa vescovile di quella città: lo 
ebbero poscia i San Martini, dai quali nel 1770 passò ai Po- 
chetti ni di Serra valle. 

ARROSCIA. Vedi AROSSIA. 

ARSOLA^ torrentello che scorre nel territorio di Marsagli», 
provincia di Mondovì, e dopo un corso di tre miglia si versa 
nel Tanaro. 

ART^ colle che sorge nella Sa voja- Propria ad ostro di Gam- 
beri; per esso dal luogo di Eotremont le Vieux tragittasi nel 
Delfina lo. 

ARTALLO; terra che sta a ponente di Oneglia, da cui è 
distante un miglio circa: è compresa nel territorio di Porto 
Maurizio: ha il vantaggio di una propria chiesa parrocchiale 
sotto rinvocazione di s. Sebastiano; questa parrocchia venne 
fondata nel 1816, ed il paroco è insignito del titolo di arci- 
preti*. 

ARTHAS-PONT-NOTRE-DAME; comune nel Faucigny , 
formato da due villaggi , di cui il primo , cioè Arthas ^ giaee 
presso il Menoge sulla via provinciale per a Geneva , in di-% 
stanza di miglia quattro, a maestrale, da Bonneville; il se- 
condo , cioè Pont-Nolre-Dame , sta sulla destra dell'Arve , alla 
distanza di miglia sei, a maestrale, da questa stessa città. 



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328 ARTIGLIERI, ARTO, ARVA e ARVANT 

Di giornate 1258 è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera 824 abitanti, mentre nel 1774 ne con- 
tava soli 329-, cioè 261 Arlhas e 68 Pont-Nolre-Dame. 

Quest'ultimo villaggio era già compreso nel territorio eli 
Bonne. 

« 
ARTIGLIERI^ punta che s'aderge nel territorio di Pulla in 
Sardegna. 

ARTO'; è situato alla distanza di sedici miglia circa, a tra- 
montana-maestro, da Novara, e di soli miglia tre, a ponente, 
da S. Giulio d'Orta. Novera 395 abitanti, 66 case ed 82 fa- 
miglie. ^ 

ARVA; villaggio che sta sulla pendice occidentale di un 
colle nella valle di Sesia , ad ostro di Varallo , da cui è di- 
stante circa otto miglia. 

Questa terra , frazione del comune di Celilo , la quale an- 
ticamente per le cose spirituali dipendeva dalla parrocchiale 
di Valduggia ; ma verso il principio del secolo xvii vi fu 
eretta una parrocchia indipendente , le cui rendite un po' 
scarse vennero poscia accresciute dai benemeriti Giovanni 
Vietti di queslo luogo , e Francesco Maria Alberganti di 
Varallo , entrambi paroci d'Arva , i quali vollero ch'essa 
non mancasse di una conveniente prebenda. La chiesa par- 
rocchiale , piccola e semplice , è sotto l'invocazione di san- 
t'Andrea. 

Alcuni di questi terrazzani si conducono nella Lombardia ed 
in Piemonte ad esercitarvi l'arte del falegname, e gli altri at- 
tendono all'agricoltura ed alla pastorizia : le donne sono in 
parte occupate a tessere la tela. 

Il Cotta cita con lode nella Galleria di Minerva Vietto Lo- 
renzo d'Arva, rettore di Cesara. 

Popolazione 158. 

ARVANT; torrente in Savoja -, nasce nel Col de la Balit?, 
bagna S. Jean d'Arve e Belleville, e gettasi nell'Are a S. Jean 
de Maiirienno. 



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ARVERON, ARVEY, ARVIER e ARVILLARD 329 

ARVERON, vedi ARVEIRON. 

ARVEY; terra che giace nell'Alta Savoja , alla distanza di 
niglia tre circa » a pò nenie- libeccio da Albertville : è una 
dipendenza del comune dì Verrens. 

ARVIER ^ sta nel ducato di Aosta , alla destra della Dora 
Baltea, in distanza di miglia sei, a libeccio da quella città. 

Gli sono aggregate parecchie frazioni , di cui le principali 
sono: Gramd-Aury, La-Ravoire, Liverogncy Planaval e Rochefort. 

É attraversato dalla via provinciale del Piccolo s. Bernardo 
con un bel ponte in legno a Liverogne. 

Vi scorrono dieci ruscelli cbe servono airirrigazione delle 
sue terre. 

L'istruzione pubblica vi è molto in fiore, imperocché oltre 
ad una scuola maschile ed un'altra femminile nel capoluogo, 
«onvi scuole per ambo i sessi nelle borgate di Planaval, La- 
Ravoire , Rochefort e Grand-Aury , ed una per le sole fan- 
ciulle in Liverogne. 

L'industria vi è ravvivata da uno stabilimento metallurgico, 
da due fucine e da due folloni per panni. Vi sono inoltre 
due edifizi, uno per Testraztcne deirdio, e Taitro per la pesta 
della canapa, non che un molino. 

Vi si fanno, anche senza fiere e senza mercato, alcune con- 
trattazioni principalmente nel vario bestiame e in ogni genere 
di pelli. 

L'agricoltura vi è molto studiata e promossa , e forma la 
principale occupazione dei terrazzani, i quali, ascendono (1848) 
al novero di 952. 

Nel 1774 questo comune noverava soli 792 abitanti. 

Vi si veggono tuttavia alcuni avanzi dell'antico castello del 
baron d'Avise, non che una vecchia torre nel casale di Pla- 
naval. 
. Era compreso nella baronia di Chatelargent. 

ARVILLARD, ARVILLARS; trovasi ai confini della Savoja 
Propria , sulta destra riva del piccolo Bredas , a scirocco di 
(Gamberi, da cui è distante otto* miglia. 

È posto in luogo alto ed isolato, donde si discende fino al 
22 Dizion. Geogr, ec. Voi. XXVIL 



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550 ARZACHENA 

torrentello Bens o B'tfis , che JK)lca l'angusta e cupa Talle di 
A. Ugone , in mezzo alla quale sorgeva un tempo la certosa 
sotto il titolo di questo santo, fondata nel 1171 da D^o (ii 
ArvilUrd. 

Su questo torrentello che altre volte separava la Savoja dal 
Delfinato, sta il famoso ponte di un solo arco, dello volgar- 
mente il ponte del Diavolo , la cui altezza oltrepassa ora i 40 
metri. 

Alla sommità della goU di s. Ugone vi è un passaggio assai 
frequentato, detto il colle de la Fréche , il quale mette nella 
valle di Moriana. 

I/industria di questo paese venne promossa dai certosini dì 
A. Ugone, i quali vi stabilirono fonderie, fucine e martinetti. 

Di giornate 7466 si è la superficie territoriale di questo 
comune, il quale nel 1774 noverava soli 1018 abitanti, ed 
ora (1848) ne conta 1375 con 5^94 case e 409 famiglie. 

Questa terra già posseduta da un ramo di casa Savoja , 
venne poscia infeudata ad Ettore Millet primo presidente del 
senato , ed eretta addì 8 maggio del 1678 in marchesato a 
favore del suo figliuolo Silvestro Millet d^Arvillard, maresciallo 
generale delle armi del duca di Savoja (Vedi voU F, pcrp. 457^. 

La casa Millet , originaria di Geneva , dond'essa all'epoca 
della rivoluzione del 1535 venne a rifugiarsi a Bonneville, è 
una delle più distinte della Savoja per i personaggi illustri 
ch'ella diede alla chiesa, alla magistratura ed alla milizia. Del- 
Torigine di questa nobile famiglia che si divise poscia in tre 
rami, cioè di Faverges, di Challes e di Arvillar. abbiam fatto 
parola airarticolo Ciamberì (Vedi voi, sopraeitaio y pag, 455 e 
sf'guenli). 

ARZACHENA; luogo rurale in Sardegna: ivi circa Tanno 
1775 fu eretta una parrocchia sotto il titolo di s. Maria Mag- 
giore, compresa nella diocesi di Ampurias. 

ARZACHBNA-, terra nel distretto di Tempio detto la Gallura 
in Sardegna. 

Evvi un golfo con un bel porto , il quale penetra entro 
terra per il corso di un miglio. Il porto ha un buon fondo 
per tartane , galee , e fier altri bastimenti consimili , i quali 



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ARZENO, ARZO e ASCONA 331 

▼ì puonno restare con tutti i Yenli, ed anche coi greco-tra- 
montana, tuttoché Tenga ad essere la sua traversia. 

In capo alla' spiaggia giace uno stagno, ove sboccano due 
ruscelli , uno dei quali è formato dalle acque invernali che 
scolano dai valloni circonvicini, e Tallro viene alimentalo da 
una sorgente , che nasce dai monti di Luogo Santo alla di- 
stanza di 25 miglia. Questi monti notevoli per la smisurata 
loro altezza, sono d'ogn^in torno coperti da alberi di alto fusto, 
che formano un bel teatro alla vasta pianura d*Àrzachena, la 
quale viene cinta da due argini di altri monti, che le fanno 
bella corona e vanno a riunirsi a quelli di Luogo Santo. 
Ampie e selvose valli ricche di pascoli tramezsano tali monti 
e formano un bel soggiorno ai pastori gradito sì per la loro 
piacevole amenità, che per la dolcezza del clima. 

Il territorio d*Arzachena è per la maggior parte coltivato a 
campi ed a vigne, ed il rimanente presenta estese ed opime 
praterie , che nutrono un numeroso bestiame d'ogni specie , 
il quale dà frutti eccellenti. 

ARZENO^ terra che sta sur un colle ai confini della pro- 
vincia d'Oneglia in distanza di nove miglia circa, a tramon- 
tana , da questa città: è compresa nel comune di s. Barto- 
lomeo, ed è provvista di parrocchiale sotto il titolo di s. Be- 
nedetto^ novera 147 abitanti. 

ARZENO; luogo che giace a greco di Chiavari , da cui è 
lontano quattro miglia : ha il vantaggio di una propria par- 
rocchia , la cui chiesa è sotto Tinvocazione di s. Lorenzo : fa 
parte del comune di Gasarza. . 

ARZO ; dipendenza di Casale, corte di Cerro, nella signoria 
di Omegna. 

ASCONA *, terra posta in silo montuoso , alla destra deU 
TAveto^ in distanza di chilometri 36 circa , a tramontana da 
<>hiavari : ha il vantaggio di una propria parrocchia , la cui 
chiesa, costrutta non è guarì su elegante disegno per cura 
del paroco D. Giuseppe Marri, è sotto il patrocinio di s. Ber- 
nardo: in questo luogo, dipendenza del comune di s. Strfano 



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352 ASCROS e ASIGLIANO 

(l'Aveto , nella terza domenica di settembre ▼) a! celebra Ta 

festa deir Addolorata con grande concorso di forestieri. 

ASCROS o SCROS ; sta in alpestre situazione, alla destra 
del Varo, in distanza di ore 13 di cammino, a maestrale da 
Nizza marittima. 

Gli sono unite le seguenti viilate : Campo di Todane^ i Ce/- 
lelti, Fonie d'Aprile, Frescia, Maseiera e Korebel, ove s'aderge 
l'alia punta di tal nome. 

Ha il vantaggio di un monte granatico. 

Per l'istruzione dei fanciulli evvi una scuola elementare. 

Gli abitanti 4i questo comune, che nel 1774 erano soli 367, 
sommano ora a 484. 

Era già compreso nella diocesi di Glandeves. 

Lo ebbero successivamente in feudo con titolo comitale i 
Grimaldi ed i Galleani già Caissotti signori di Robbione. 

ASIGLIANO; giace in fertile pianura ad ostro di Vercelli, 
da cui è (iislante 7 chilometri. , . 

Vi sarà stabilita una stazione della strada ferrata che da 
Vercelli tende a Valenza per Casale (1), alla distanza di chi- 
lometri 7 da Vercelli, 15 da Casale e 32 da Valenza. 

(1) La strada ferrala da Vercelli a Valenza per Casale, secondo il pro- 
getto deiringegnere Woodhouse, venne concessa per legge 44 maggio del 
4854. Qaesta strada, lunga 39 chitometrì, deve essere ultimata in tre anni. 
La concessione è fatta per 99 anni , e non imporla alcun onere per le 
finanze, anzi queste hanno il vantaggio del trasporto dei militari e dei 
generi di privativa alla metà del prezzo, e il trasporto delle lettere e dei 
dispacci gratuitamente. Dopo trent^anni il governo potrà riscattare la strada 
a certe determinate condizioni. Tale ferrovia, oltre il notabile vantaggio 
commerciale che evidentemente presenta, unendo le due fortezze di Casale 
ed Alessandria, perfeziona il sistema di difesa militare del paese dal lato 
orientale. 

Questa ferrovia lungo il totale suo corso avrà sei stazioni poste nei luoghi 
di Vercelli, Asiglìano (7 chìlomet. da Vercelli), Pertengo (44), Casale (88), 
Ticinetto (34), e Valenza (39). 

11 tronco della strada tra Casale e Valenza è omai presso al suo com- 
pimento, e addì SS gennajo del corrente anno venne definitivamente de- 
liberata la costruzione delPaltPO tronco da Cabale a Vercelli , della lun- 
ghezza di metri 84,373. 50 , a favore dell'ingegnere Giovanni Larghi, il 
quale mediante il prezzo di lire 3,899,800 si assunse il carico di com- 



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ASIMONTE ECC., e ASSIETTA SS3 

Gli abitanti di questo comune che nel 1774 ascendevano 
soltanto a 1869, sommano ora (1848) a 3163 col notabile 
aumento di 1291 individui^ le case ne sono 324 , le fa- 
miglie 677. 
. Fu contado dei Buronsi di Buronzo. 

ASIMONTE (grande e piccolo)'^ cantoni di Gravere. 

ASPROMONTE; trovasi ai confini della provincia di Nizza 
Marittima colla Francia, sulla sinistra del Varo , alla distanza 
di ore tre di cammino, a tramontana, da quella città. 

Sono frazioni di Aspromonte Colomars e Castagneri (Casta- 
gniesj: compongono la prima le ville di Garnier-Colomay le 
Capanne^ il Colletto, la Valliera e le Vigne; foAna-no quella di 
Castagneri le ville di Burgues^ Castagneto, Porchier e le Porzioni. 

Vi scorre il torrente Magnttn , il quale nasce nelle alture 
della Begnara e sbocca in mare a Petit s. Laurent, nel sob- 
borgo della Croix-de-marbre presso Nizza. 

La sua parrocchiale è posta a metri 472 sopra il livello del 
mare. 

Questo comune nel 1774 noverava soli 1065 abitanti, ora 
ne conta 1797. 

ASSA; torrentello cbe scorre nella provincia d'Ivrea : nasce 
dai monte Gregorio, bagna la valle ed il comune di Brosso, 
e si versa nella Dora Baltea. 

ASSERETO-, terra che sia alla distanza di cinque miglia , 
a ponente, da Chiavari: è compresa nel territorio ^comunale 
di Rapallo: ha il comodo di una propria parrocchia la cui 
chiesa è dedicata a s. Quirico. 

ASSIETTA (col delF)-, monte situato nelle Alpi Cozie, fra il 
Chisone e la Dora Riparia, alto 2,594 metri, a' gradi 45'' 3' 53*' 
di latitudine e 4® 37* 44** di longitudine airorìente del me- 
ridiano di Parigi. 



pìere qaesta linea, compreso il ponte sul Po, sue opere di difesa, stazioni 
intermedie, case cantoniere, armamento ecc. ecc.. il tulio giusta i piani, i 
profili, i disegni ed il capitolalo delPingegnere direttore, il cavaliere Fla* 
■linio Cappa, eatro dodici mesi, ed il ponte sul Po entro mesi venti. 



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So* ASTE E ASTI 

Quest'altura ctiyenne famosa per la sconfitta toccatavi nel 
1747 ad un poderoso esercito francese da un pìccolo corpo 
«li truppe savoine ed austriache (vedi VoL 11^ pag, 634 e spgff.j 

La memoranda battaglia del col delPAssietta fu scopo ad 
un poema del P. Bartoli che venne stampato in Torino in quel-, 
ristesse anno. 

ASTE; colle rieile Alpi Marittime nel territorio di Allos , 
nella valle di Barcellonelta (Francia); ivi giace un Iago della 
circonferenza di due miglia, donde ha origine da una parte 
il Verdon, che scorso un tratto della Provenza, si versa nella 
Duraiìza ; e dalFallra nasce il Varo , il quale passando non 
lontano, da Nizza, divide lltalia dalla Provenza. 



ASTI: provincia. È compresa nella divisione di Alessandria. 
Positione geografica. L'intiera provincia d'Asti è situala entro 
i limiti seguenti : 



Punti estremi 
AuUa linea 
di frontiera 


Punti 
trigonome- 
trici 


Latil odine 


Loogita- 
dine 


Spazio com- 
preso fra due 
punti estremi 
opposti 


Settentrionale 


Albngnano 








Colline di Ternengo 


45<» V 58'l 


5*» 5S» 40»» 


) 


Meridionale 








[ Laliludine 

> QO é|4. ^gM 


Limiti di Coazzolo 
con Mango e Calosso 


Calosso 


W 431 Wi 


5<^ 36» 55»! 




Orientale 










Roccbetta-Tanaro 
sul fiume slesso 


Vincbfo 


44« 53' 50»' 


6« 5» 57»» 




Occidentale 




. 




Longitudine 
• 0« 30' 42»' 


Lìmiti tri Villanuova 
e Po ri no 


Poirtno 


440 55. 4on 


5«^ 35' 45»» 





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ASTI 535 

Eslenrionp. Vesìennìone territoriale di questa provincia è di 
cbiiometrt quadrati 909. 58^ 

La massima lunghezza ^ presa. dai colli di Ternengo a tra* 
montana sino ai limiti meridionali di GoazzoJo con Mango e 
Calosso , da una retta approssimatìTa di 47,000 metri; e la 
maggior larghezza, misurata dalle rive del Tanaro , presso it 
comune di Rocchetta, sino ai limiti di ViUanuova con Poirino, 
è di circa 38,000 metri. 

Periferia. La periferia deirintiera provincia risulta per ap-^ 
pressi mazione eguale ad una linea avente la lunghezza di 187,000 
metri, come si riconosce dai seguenti particolari: 

Limiti colia provincia di Casale da Robella a Villamiroglio sino 
a Scursolengo e Migliandolo ..... mdri 49,000 
Id. colla provincia d'Alessandria da Migliandolo a 

Corlfcella » 33,000 

Id. colla provincia d'Acqui da Corticella a Canelli » 15,000 
Id. colla provincia d'Alba da Canelli a Cellarengo o 44,000 
Id. colla provincia di Torino da Cellarengo a Ro- 
bella » 46,000 



Telale dello sviluppo metri 187,000 



Confini, La provincia d^Asti confina: 

A IramonUina e levante, 1.^ Colla provincia di Casale dai li- 
mili di Rohella con Corteranzo sino a quelli tra Coslagnole 
di Casale e Scursolengo. La linea che separa (e due provincie 
tocca i seguenti punti : da Conigliene, a tramontana di Ro*' 
bella, scende it colle sino allo Stura, ne rimoota il corso per 
breve tratto, indi procede ii ponente sopra i casali di TuiFa 
per tagliare la Versa tra i limiti di Cocconato con Monliglid^ 
piega poi ad osirò tagliando il rio Cortanzone, e toccando la 
riva sinistra del rio Pabìase lungo i limiti occidentali dei co- 
muni di Piovii e Castelvero* Circoscrive i fini meridionali di 
quest'ultimo, taglia di nuovo il ik^rtansone sui limiti meridie* 
naii di Cunico , procede a levante lungo un influente della 
Versa seguendo i limili settenlrionali di Pica, Corta nze, Mon« 
tecbiaro, Villa s. Secondo e Conigliene; scende pel corso della 
Versa dai limiti di Frinco con Tonco sino allo scontro della 
tirada provinciale fra Asti e i^alliano; rimonta i colli di Mon^- 



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.336 ASTI 

farsene e eli s. Desiderio per seguitar poi verso mezzodì il 
conlrafforle che domina la riva destra del torrente Gamiiiella. 
sino ai limiti di Castagnole di Casale con Refrancore, provincia 
di Alessandria, 

A levante. 2.® Colla provincia d'Alessandria dagli anzidetti 
limiti sino al Tiglione, e da questo torrente al Tanaro segui-* 
landò questo fiume tra i limiti di Rocchetta-Tanaro e Rocca 
d'Arazzo (prov. d'Asti) con quelli dei comuni di Masio, Cerro 
ed Annone, tagliando il Tanaro fra i limili di Annone e Rocca 
d'Arazzo; indi fra il territorio delia città d'Asti, e seguitando 
la via comunale di Monrallito e Bordonio, che separa questi 
territorii da quello di Quarto d'Asti^ dappoi tra i fini di Re- 
francore con Migliandolo. 

A meisodi. 1.^ Colla provincia d'Acqui dal Tiglione sino al 
Belbo ad ostro di Canelli , toccando i seguenti limiti : ri- 
monta il Tiglione fra Belvedere e Corticelle d'Acqui , sale i 
colli fra Corticelle e Vincliio sino a levante di Castelnuovo- 
Calcea, ove taglia il torrente Nizza colla strada provinciale (m 
Asti ed Acqui. Di Ih ascende i colli di s. Sebastiano e di Asi- 
nari sino al Belbo , e rimonta il corso di questo fiume-tor- 
rente fra i limiti di Calamandrana (prov, d'Acqui), Canelli (prov. 
d'Asti) e s. Stefano- Belbo (prov. d'Acqui), ove principia il con- 
fine con quest'ultimo alle foci del rio Tinello. 

2.^ Colla provincia d'Acqui, rimontando dalie foci il rio Ti- 
nella sino ai confini di Calosso con Cjastiglion-Tinella, circo- 
scritto da altro influente del Tinella. Dappoi monta le colline 
presso Valle di Villa , e le cala per tagliare di nuovo il Ti- 
nella fra Coaz|plo, Neive e Castagnole delle Lanze. In seguito 
varca i colli fra il Tinella ed il Tanaro, e segue l'andamento 
di questo fiume sino al Volino vecchio; lo taglia fra i limiti 
orientali di Covone con s. Martino, risale le alture di questi 
due comuni per discendere al Borbore , che taglia ad ostro 
di s. Damiano. Tenendo poi l'acquapendente degli influenti 
del Borbore, separa i comuni di s. Damiano e Cisterna da 
quelli di Canale d'Alba e della Monta, ove ha fine per questa 
provincia. 

k ponente. Colla provincia di Torino dallo scontro della strada 
comunale fra Cellarengo e la Montìi, alle sorgenti del torrente 
Riverdo sino a Robella a tramontana , toccando i punti e le 



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ASTI S57 

Knee seguenti: dai colli di Cisterna ed al Rolai scende pel rio 
d'Isola, separando le terre di Pralorrao da quelle di Cellarengo: 
indi fra i liuiiii di Valfenera ed Isolabella sino a quelli fra 
VillanoTa e Poirino sulla strada regia a Corveglia: taglia quindi 
il torrente Banna e la via proyinciale a Valdicbiesa sulla si- 
nistra del rio del Borgallo; indi procede ai casali di 'Brassi- 
carda, e di là seguita la via comunale sino a Buttigliera d'Asti, 
ove Tabbandona per rimontare alle sorgenti del Banna: dappoi 
taglia il rio della valle Traversola , monta sui colli a Castel- 
nuovo d'Asti e Moriondo, segna i limiti di Moncucco col rio 
Scarosa , che rimonta sino a quelli di Cinzano e procede a 
greco sui colli di Berzano , dalla cui pendice settentrionale 
scendono i rii Luccbera e del Gobbo verso Casalborgone. 
Continua il limite lungo il ciglione dei colli di Aramengo , 
Lavriano e Tonengo, scende al rio che separa Brozolo da Mo- 
ransengo, tocca il castello di Brozolo sulla via provinciale fra 
Torino e Casale , e s'indirizza poi alle borgate di Cortiglione 
a tramontana di Robella, ove ha termine. 

Conditione topografica. Il suolo di questa provincia è per 0,047 
srI piano, e per .0,953 in collina. 

AffrkoUwra. La superficie territoriale della provincia d'Asti 
per riguardo all'agricoltura si divide nel modo seguente: 

Terreno incolto etUiri 858 

Terre arative con o senza vigne . . » 56,347 

Vigne sole » 2,769 

Prati naturali ed artificiali » 12,886 

Orti . .' » 395 

Boschi di castagni » 849 

id. di altre specie » 14,087 

Pascoli » 2,727 

ProdutionL Questa provincia abbonda di ogni sorta di pro- 
duzioni. 

Prodotti vegetabili. Si ottengono annualmente per approssi- 
mazione: 

Frumento ettolitri 375,660 

Barbariato » 13,725 

Segale » 25,488 

Frumentone » 510,023 



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558 . ASTI 

Marzuoli , . . . . eUolitri 44,604 

Patate » 5,620 

Barbabietole ed altre radici » 20 

Canapa, lino quint. mH. 2,280 

Vino altenì eUoi 149,516 

Vino Tigne » 47,075 

Foglia di gelso quìnl. mei, 46,696 

Castagne » . 8,490 

Ortaggi » 15,825 

Foraggi » 586,580 

Legna tn. e. 42,261 

Pascoli q tn, 510,000 

Prodotti animali Vi si contano approssimalivamenti;: 

Bestiame bovino capi 16,254 

Id. cavallino » 4,519 

Id. pecorino e caprino .... » 2,625 

Id. porcino » 1,277 

Prodotti minerali. Consistono questi in parecchie cave di gesso 
e di calce , le quali danno a un dipresso il seguente annuo 
valore : 

Calce L. 16,000 

Gesso » 88,000 

Tolale L. 104,000 

Strade, Tre specie di vie principali voglionsi distinguere in 
quesla provincia, cioè: 

Strade reali. Una sola via regia, delta di Piacenza, attraversa 
questa provincia perla lunghezza dì 56,152 metri, principiando 
dai limiti della provincia di Torino al ponte sul torrente Banna 
a levante sino al di là del ponte di Quarto sui limiti colla prò* 
vincia di Alessandria, a metri 1544 da esso ponte verso po- 
nente di Annone. Questa strada passa pei territori! di Villa - 
nova (metri 258 di livello, mùturalo a/r Albergo), Dusino {al cui- 
mine della montata mitri 265); ma al piede della salita al ponte 
sullo Stanavasso ha metri. 171. 50 di livello; ed essendo il 
tratto fra esso ponte ed il tonimi ne al ponte Vacca di metri 



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ASTI 539 

i544, perciò la differenza di livello su late breve cammino è 
di roelri 91. 50; ciò che rende la salita di Dusìtìo ((Pun metrò 
«il 46 rneh-i) assai malagevole, non meno che la successiva sa^ 
lita fra i limili astigiani ed alessandrini verso Annone, che h» 
una pendenza ancora più ripida della precedente. Seguita la 
strada per Villari^anca (metri 172), Baldichieri (metri 175. 41), 
Asli (metri 116 alla porta di $. Pietro) e Quarto. 

Strade provinciali. Queste sono in numero di cinque, tre delle 
quali muovono da Àsti, cioè: 

1.^ Quella per a Casale, tutta sistemata, la quale staccasi 
dalla via regia di là (!al ponte di Valmanera ; seguita lungo U 
riva destra della Versa, che poi tragitta sull'altra sponda, sui 
limiti di Castelalfero con Galliano , ove termina per questi! 
provincia, continuando però nel Casalasco per a Tonco ec. 
La sua lunghezza da Asli a Tonco (prov. di Casale) è di 25,200 
metri, ma nella provincia d'Asti di soli metri 10,031. 

2.® La strada provinciale per Acqui, la quale, muovendo dar 
Asti ad ostro, attraversa il Tanaro sul ponte di ferro, lenen- 
dosi poi sulla destra del fiume percorre le terre di s. Mar- 
zanotto, Isola , Costigliele , ove piega a letante per la vai di 
Nizza entro le terre di Castelnuovo-Calcea, Moasca, s. Mar-- 
zano , e se n'esce ai limiti di Nizza della Paglia. Ella è tutta 
sistemata: ha una lunghezza fra Asti e Nizza di 29,800 metri, 
ma nell'Astigiana di soli metri 24,520. 

3.° La provinciale, denominata d'Ivrea^ che muove da Asti 
a Cocconato, ed indi a Lavriano , nella provincia di Torino : 
essa passa per Sessanto, Serravalle, Soglio, Pica; entra poi nei 
Casalasco a Casielvero , e n'esce per alla Piova , Cocconalo » 
Tonengo e Moransengo nell'Astigiana, e di là procede a La-> 
vriano. Ella non è ancora sistemata: ha una lunghezza di 
metri 33,900 fino a Cocconato , ed altri 6200 metri sino ai 
limiti della provincia di Torino. 

4.^ La provinciale d'Alba: staccasi diilla strada reale a 518 
metri di là dal ponte Fascio sul Borbore; volge a Revìgliasco 
ed a s. Damiano d'Asti, ove s'incontra coll'altra che viene da 
Covone per a Villanova , poscia tragittando sovra. due ponti 
il Borbore con altro influente esce dalla provincia d'Asti |>er 
a Priocca ed Alba. Ella è intieramente sistemala: ha una lun* 
ghezza in questa provincia di metri 13,390. 



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340 ÀSTI 

5.^ La provinciale tra Villanuova d'Asti e Covone d'Alba ,- 
passando per Ferrere e s. Damiano d'Asti : fra Villa nuova e 
s. Damiano ba metri 18,900 , e Tra quest'ultimo e Covone 
metri 7800 di lunghezza; è intieramente sistemata. 

Strade camunali. Le vie comunali sistemale in questa pro- 
vincia sono: 

1.^ Quella Tra Asti e s. Martino, indi a Covone (provincia 
dl*Àlba) passando per Vaglierano, Revigliasco, Antignano es. Mar- 
tino; ha metri 21,600 di lunghezza tra Asti e Covone. 

2.^ Fra Baldichieri e Montafia, di 14,900 metri, passando 
per Castellerò, Cortandone, Cortanzone e Montafia. 

o.^ Fra Castelnuovo e Dusino, passando per s. Paolo e Sol- 
bri to: ha 14,000 metri. 

4." Fra Quarto e Castagnole (ffrovincia di Casale) attraver- 
sando la provincia di Alessandria nel territorio di Refrancore, 
lunga 11,300 metri. 

5.« Da Villanuova a Riva di Chìeri per 8300 metri 

Si contano inoltre parecchie altre vie comunali carreggiabili^ 
ma non sistemate; sono esse: da Asti a Rocca di Arazzo dì 
10,700 metri; da Asti a Portacomaro, quasi intieramente car- 
rozzabile,di 10,900 metri; da Asti a Montechiaro, metri 19,300; 
da Montechiaro a Cocconato, 15,700; da Monlechiaro a Mon- 
tafia, 10,800; da Montafia a Villanuova, 14,000; da Montafia 
a Cocconato, 13,700; da Costigliole a Rocca d'Arazzo, 18,800; 
da Rocca d'Arazzo a Mombercelli, 10,600 ec. 

Strade ferrate. La grande ferrovia che da Torino mette capo 
a Cenova attraversa eziandio questa provincia nella direzione 
da ponente a levante toccandone i luoghi di Villanuova (alla 
distanza di 27 chilometri da Asti)^ Villafranca (15), s. Damiano 
(7) ed Asti , i quali sono altrettante stazioni di essa strada. 

Evvi pure un i>rogettn di strada ferrata da Asti ad Alba, che 
si spera verrà quanto prima approvato e posto in esecuzione. 

Idrografia. La provincia d*Asti è bagnala da varie correnti 
d'acqua ; di esse la principale si è 

Il Tanaro, il quale sortendo dalla provincia d'Alba presso il 
borgo di Valpellisseri entra in quella d'Asti a Farinere, s'in- 
dirizza col canale dello dei Molini per le terre dì Costigliole, 
nella direzione da libeccio a greco verso Asti, ove passa sotto 
il ponte sospeso; piega a levante bagnando le terre di Azzano 



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ASTI 341 

e Rocca d'Arazzo poste alla destra del fiume, e fra quest'ul- 
timo comune e quello di Annone entra neirAlessandrino dopo 
un corso di circa 25,000 metri. 

Questo fiume-torrente dalle sue scaturigini sotto il colle di 
Tanarello, a circa metri 2063, sino alle sue foci, a metri 74 
sopra il livello del Mediterraneo, ha una caduta di metri 1987, 
e l'altezza del pelo delle basse acque è rjppresentata dai se* 
guenti dati: 

Sotto il ponte di Nava . . . metri 835. 0. 

Id. di Garessio. . . » 604. 0. 

Id. di Noceto. ...» 462. 60. 

Sotto Tattuale di Ceva » 369. 40. 

Sotto a Lesegno » 346. 0. 

Alla confluenza collo Stura . . » 199. 0. 

ÀI ponte sotto Alba » 162. 0. 

Sotto a s. Martino . )) 125. 0. 

Al ponte d'Asti » 102. 0. 

A Felizzano » 85. 0. 

Sotto il ponte d'Alessandria . . » 82. 0. 

Al Po sotto Bassignana .... » 74. 0. 

Sul Tanaro nella provincia d'Asti stanno molini presso Rocca 
d'Arazzo, alla Margaria ed a s. Denis , non che varie barche 
pei tragitto dei passeggieri. 

Molti sono gl'influenti del Tanaro in questa provincia. Prin- 
cipiando dai limiti colla provincia d'Alba v'influiscono: sulla 
riva destra: ;^jm^f^ 

Il rio di CoUigliole, così denominato dal comune che bagna: 
ba origine nei colli presso il santuario di Loreto; scorre a 
ponente della via provinciale proveniente da Acqui*, è sor- 
montato dal canale dei molini, e si versa nei Tanaro iure* 
riormente al villaggio d'Isola. 

Il rio di i. Marzanofto^^ nasce dai colli di Belangerio, scende 
a s. Marzanotto, e vi sbocca presso la via comunale che mette 
al ponte sospeso sul Tanaro. 

Il rio di Montaldo ; ha principio a Mongardino , bagna le 
terre di Azzano e sbocca a s. Bartolomeo. 

il rio di Val di Viso-^ scaturisce in tre rami fra il santuario 



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342 ASTI 

della MsdonnR di Mongardino e Vigliano, e mette foce tra 

Azzano e Rocca d'Arazzo. 

Il rio Rifreddo-^ ha origine fra Montaldo-Scarampi e Mon- 
tegrosso, passa a levante di Rocca d'Arazzo , entra nel terri- 
torio d'Alessandria, e sbocca rimpetlo ad Annone. 

Il rio Robengo'^ nasce in più rami fra Montaldo-Scarampi e 
la cascina Tocco, e vi sbocca come sopra. 

Il rio Rosinaggio o Rombinati-^ scende dai casali di Tocco, e 
vi mette capo sui limiti alessandrini. 

11 rio detto /liana vecchia-^ scende dai colli di Belvedere, e 
sbocca fra Rocchetta-Tanaro ed il territorio di Cerro. 

Il torrente Ttglione\ è formato da più rami che scen^iono 
dai colli di Costigliole, Agliano ed Isola; bagna con Monte- 
grosso, Montaldo-Scararopi , Mombercelli e Belvedere*, serve 
per breve tratto a separare le tre provincie d'Asti, Acqui ed 
Alessandria, nella quale ultima entra per bagnare le terre di 
Masio, e vi ha foce. 

Il torrente A'tua-, ha principio sui limiti comunali di Agliano 
verso libeccio , nella regione* detta il Palude^ scorre nel ter- 
ritorio di Moasca e s. Marzano , ove esce dalla provincia di 
Asti per entrare in quella d'Acqui; ivi provvede l'acqua ai 
molini posti sul territorio di. Nizza-Monferrato, per dove passa 
sotto la via provinciale, e va a gettarsi nel Belbo a ponente 
di Nizza. 

Il torrente Tinella^ scaturisce fra i colli di Trezzo e Mom- 
piano nella provincia d'Alba, s'ingrossa di più ni nelle terre 
di Neviglie e di Neive, entra fra quest'ultimo comune e Coaz- 
zolo nella provincia d'Asti, ove bagna Cas tlgRon ^delle Lanze 
e Calosso. Quindi ingrossato da vari rivoli procedenti da Ca- 
stiglion-Tinella nella provincia d'Alba serve sino alle foci nel 
Belbo di limiti naturali fra le due provincie or dette , ed in 
quella d'Asti bagna le terre di Canelli, ove sbocca. 

Il Belbo. La provincia d'Asti è altresì bagnata dal Belbo^ ma per 
brevissimo corso sui limiti meridionali del territorio di Canelli, 
là dove riceve il Tinella sul confine di s. Slefano-Belbo. Questo 
torrente ha origine nella provincia di Mondov), entra in quella 
d'Alba, e ne esce a s. Stefano- Belbo. Dopo il limite di Canelli 
d'Asti entra in quelli di Calamandrana d'Acqui, e vi accòglie 
il rio ilella valle Rocchea; indi bagna Nizza-Monferrato , ove 



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ASTI 343 

riceve il rio di tal nome. Da Nizza seguila poscia per le terre 
d'Acqui sino alla confluenza del rio Stampasso, entra nelPA- 
lessandrino ad Oviglio, e di Ih inette nel Tanaro. 

Gli influenti della riva sinistra del Tanaro, principiando dagli 
stessi limiti delle due provinole d'Acqui e d'Asti, sono: 

Il torrente Borbo o Borbore , il quale scende in più rami , 
nella provincia d'Alba, dai colli di s. Stefano-Roero, Monleu- 
Roero, Monta Ido-Roero, Vezza e Monta: questi rami si uni- 
scono presso Canale; e poscia altri rami procedenti da Castel- 
linaldo e da Priocca lo fanno iribulario delle loro acque. Pas- 
sato il ponte .sulla via provinciale tra Covone e s. Damiano 
d'Asti , il Borbore entra in questa |)rovincia , ove bagna le 
terre di s. Damiano, Celle, Vaglierano; e giunto sul territorio 
d'Asti vi piglia foce ad ostro della città, diramando per essa 
una bealera , che la cìnge a mezzodì , e va a scaricarsi nel 
Tanaro presso la foce del torrente Valmanerd. 

Il Borbo ha per influenti : sulla riva destra piccoli ruscelli 
che scorrono nella provincia d'Alba , e sulla sinistra i se- 
guenti : 

1.^ I rii di s, Matteo e di «. Pietro^ i quali derivano in più 
rami dai colli della Cisterna e dai dintorni, e bagnano s. Da- 
miano, ove mettono foce. 

2.^ Il torrente Trherm o Traversa: è formalo da tre distinti 
rami , il primo dei quali, col nome di rio Fahiasco , dai colli 
di Tonengo ed Aramengo sui limiti delia provincia di Casale 
scende a Cerretto , ove segna per breve tratto i lìmiti delle 
due Provincie ; più sotto a s. Tonco s'ingrossa di un secondo 
ramo proveniente dai colli di Aramengo e di Albugnano, scorre 
a Passerano ed accoglie il rio di Primeglìo. Inferiormente a 
Caprìglio s'impingua di un terzo ramo, che scende parimente 
dai colli di Albugnano, Pino e Mondonio, per cui passa. Da 
Caprìglio il Triversa seguita il suo corso per le terre di Ba- 
guasco, Montafia, Roalto e Marette ; taglia la via regia sotto 
a Villafranca, e ne seguita Tandamenlo sin presso Baldicbieri, 
ove influisce nel Borbore inferiormente a Vaglierano , dopo 
un corso di circa sette miglia. Esso ha una larghezza media 
di tre lr«ibucchi, e porta d'ordinario acque dell'altezza di due 
oncie. Vi si pescano barbi, sqttarciasacchi, strecchi, qiiagHastri^ 
ghiozzi, qualolie tinca, carpi cmI anguille. 



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344 ASTI 

Influiscono nel Triversa: 

I. Il torrente CarbonarOy che nasce dai colli della Cisterna, 
sui limiti colla provincia d'Alba^ taglia la via provinciale e tì 
inette capo sotto a Villafranca. 

II. Lo Stanavasso: formato da varie fonti che scaturiscono 
nei colli vicini a Ferrere, separa questo comune da quello di 
Valfenera, bagna s. Michele e Dusino, che sovente ingombra 
di sabbie e gli arreca guasti, e va a sboccarvi sui limiti orien- 
tali di Villafranca. 

III. Il rio ValmaggiorB: ha origine poco lungi dal comune 
di Cisterna, dai colli della Trinità, di Caffella, Àrduini e Coa- 
rone*9 divide il territorio di Ferrere da quello di s. Damiano; 
bagna Valmaggiore, ove taglia la via provinciale, e vi ha foce 
a levante. 

IV. I rii di Valgrande, Slongo, Po%%ó della Vallcy Belbo, Ros-- 
sanino, Valpertuggio e Predonio o Aaa/i, i quali provengono dai 
colli di Tigliole e ne bagnano il territorio: la direzione di 
questi rii segue la tortuosità delle colline e delle valli da po- 
nente a levante , e recano tutti il comune tributo delle loro 
acque ài Triversa. 

V. La bealera della valle di CatUarana , da qualche lustro 
inalveata, ed il RianoUo , in cui vanno a perdersi i moltiplici 
fossi scaricatori delle acque , dapprima stagnanti e sorgive , 
poscia regolale nel corso, confondono'entrambi le loro colle 
ac(jue del Triversa sulla destra sua riva. 

E da notarsi che Tagricoltore , mettendo a profitto tutti i 
minimi rami d*acqua, allorché ne abbisogna per adacquare i 
laterali poderi lascia per lo più a secco, nella caldissima sta* 
gione, tutti i rivi innanzi citati. 

VI. La Traversola] proviene dai colli di Cinzano, provincia 
di Casale, passa sotto a Berzano ed Albugnano, scorre a Ca* 
stelnuovo d'Asti, s'ingrossa dei rii detti dei Bardella e di Ne- 
vissano, e di un altro ramo procedente da Moriondo sui li- 
miti torinesi; accoglie più sotto un altro influente, che viene 
da Buttigliera d'Asti, bagna le terre di s. Paolo e di Solbrito, 
e si scarica nel Triversa a tramontana di Villafranca. 

VII. Il torrente Cortantone ; deriva dai colli fra Ghezzo e 
Cocconato , entra nel Casalasco a Piova , bagna Castel vero ; 
rientra nelfAstigiana tra Pica e s. Grato, s'ingrossa d'altri rii 



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ASTI 545 

^ V'mle, scorre per Cortsinzone, donde piglia il nome, e lo dà 
;«ll;i valle clì'ei bagna; scende poi a Corlandone e Monale, ove 
la bealera di lai nome ed i successivi rii di Vako%ana^ Valspi^ 
uosa e della Capra concorrono con esso ad ingrossiire il Tri- 
versa, i quali Culli dai colli di Montafia, Roalo e Maretlò pi- 
gliano acque, e per essa valle del Marcilo discorrono sino a 
Baldichieri, ove sboccano. 

o.^ Il rio di Vaf d'Andana-^ dai colli di Sellime, ove ha prin- 
cipio, scende ai casali di Val d'Andona , solca la valle di lai 
nome, ov'è sormontalo dalla via regia e più soUo dalla pro- 
vinciale, e sboc<^ dirimpello a Vaglierano nel Borbo. 

4." Il rio^Kual^ formalo da più rami (fra cui il rio Val- 
grande ed il Lajene Mei territorio di Sellime) sdende dai colli 
di Montecbiaro e da quelli di Villa s. Secondo; discorre a 
Chiusano , ov e ingrossalo da altri influenti che vengono da 
(Ja^a^co, frazione di Camerano ; va a bagnare le terre di Ci- 
naglio e di Sellime; s'indirizza a Serravalle, ov'è tragìtUto da 
un ponte sulla via comunale per a Sessanl, e giunto a que- 
st'ultimo comune viene impingualo da altri rivi e bealere; 
traversa quindi la vìa regia e mette capo nel Borbo. 

Gli altri influenti di riva sinistra del Tanaro sono: 

Il lorrenle di Valmanera-^ nasce dai colli superiormente a 
Serravalle e nelle adiacenze di s. Andrea ^ riceve un allro 
ramo presso il santuario di Vialoslo^ lambe la Certosa d'Asli, 
sotlo cui taglia la via regia , e mette foce a levante di co- 
desta città. 

La Versa ; scaturisce superiormente ai colli di Cocconalo e 
sui limili del comune, nella regione della alfAusUne, scende 
ai casali di Manovero , passa fra le terre di Cocconito e Coc- 
conalo, entra a Tufib nel Casa lasco , ove bagna le terre di 
Monliglio e Colcavagno , ingrossandosi sulle due rive di più 
rigagnoli; discorre a Castelcebro (Caslelleone?) di Rinco, ove 
s'impingua a sinistra dì altri cinque rivoli scaturiti dai colli di 
Villadcali , e a destra di altre acque; segna dappoi il limile 
Casalasco- Astigiano fra le terre di Tonco e di Frinco; ac- 
coglie nel Casalasco, sulla riva sinistra, altri influenti che de- 
rivano da Oddalengo piccolo, da Alfìano e Penango, lutti poi 
si uniscono in uno solo alla Fvrrona\ taglia la via provinciale 
sui limili di Calliano con Caslellalfero , ove la Versa rientra 
:23 lUiion. Geoiir. ec. Voi. XX VII. 



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346 ASTI 

neirAstigiana, ingrossandosi a sinistra d*altrì rivoli provenienti 
da Montarzone, s. Desiderio, Ca del Poggio, e a destra di quelli 
ohe hanno origine a Castellatfero ^ lambisce poi la via pro- 
vinciale anzidetta ricevendo più sotto a destra il rio Magiolino, 
che nasce a Cossombrato; taglia quindi la vìa regia allo scontro 
del rio Valcossera, che scende da Castiglione, e mette poi nel 
Tanaro fra la Margaria e la Scìiellina. 

Il torrente Capitolo-^ nasce in più rami dai colli di Porta- 
comaro, Scursolengo e Castagnole^ scende poi in due rami a 
Migliandolo e Quarto , ov'è sormontato dai due ponti sulla 
strada regia, detti Tuno del Capitolo^ Taltro di Quarto, e riu- 
nito in un solo alveo inreriormente, si scarica nel Tanaro di 
fronte al convento di s. Bartolomeo ed a41e foci del rio Mon- 
taldo. 

Oltre agli iqfluenti del Tanaro sopradescrilti bagnano al- 
cune terre astigiane i seguenti rii, che sboccano nel Po, cioè: 

Il Riverdo ed il torrente fi amia , che scendono dai colli dì 
Butligliera, passano pei casali di Melica, Terrazio e Biafhchi, e 
per Villanuova e s. Paolo , e ne escono al ponte Corveglia 
presso il confluente Bergallo. 

Altri rigagnoli influenti del Danna, che provengono dai colli 
di Cella re ngo e Val fé nera. 

Lo Stura, che scaturisce a Moransengo , bagna le terre di 
Cocconito, donde esce sui confini di Bobella con Corteranxo 
nel Casalasco, ove dopo aver bagnate parecchie terre si sca* 
rica nel Po. 

Orografia. Montagne propriamente dette non ve ne sono in 
questa provincia, la quale è però intieramente sparsa di col- 
line che sorgono d'ogni intorno. 1 colli situati alla sinistra del 
Tanaro sono una continuazione di quelli che da Soperga si 
estendono per tutto il basso Monferrato; quelli poi che do- 
minano la sponda, destra fanno seguito all'Apennino ed ai colti 
delle Langhe. 

Sorgenti d'acque minerali. La provincia d'Asti annovera lese* 
guenti fonti minerali: 

L'Acqua solforosa di Castelnuovo. Questa sorgente solforosa 
trovasi nella regione detta di Begana, alla distanza di 2 chi- 
lometri circa, a tramontana, da Castelnuovo: Tacqua, da quei 
U-i rnzznni della di zolfo, scaturisce presso il casale di B(jirdel(h 



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ASTI 3i7 

sulla sinistra della slrada che da Caslelnuovo tende a Mon- 
cncco. Vndi voi. IV, pag. 194 e seguenti. 

L'Acqua solforosa di Montafia. Questa sorgente, detta la fon- 
tana dello zolfo^ ed anche la fontana di s. Dionisio^ trovasi nella 
regione detta dei Prati di s. Martano^ in distanza di \\n chilo- 
iDelro, a ponente, da Montafia; Tacqua sgorga perennemente 
da un terreno argillo-selcioso , in quantità d'oltre 500 litri 
all'ora. Vedi Montafia. 

L'Acqua solforosa di Marmorilo. Questa sorgente, di odore e 
sapore epatico, scaturisce nel territorio di Marmorito , e se- 
condo Tanalisi del prof. Canlù contiene i seguenti principii 
gazosi: acido- idrosolforico, acido carbonico, azoto. Fissi: clo- 
ruro di calcio, solfalo di soda, solfalo di calce, carbonato di 
calce, selce, materia vegelo-ammale ed alcune traccìe di jodio 
allo stalo idriodato. 

V Acqua salsa di Castagnole delle Lame. Nel territorio di questo 
comune, distante sei miglia circa', a mezzodì, dalla città d'Asti, 
esistono, nella regione delle Molinette^ cinque sorgenti d'acqua 
salsa, già coronate con cinta di mura in forma di pozzo, quattro 
delle quali vennero da qualche tempo ollurate, non rimanen- 
dovenc più che una sola scoperta. Da quest'ultima l'acqua 
scaturisce in tale abbondanza da oltrepassare le due brente 
all'ora. Tale acqua contiene tiinta quantità di sale, che, me- 
scolata per metà con acqua comune, serve alle povere famiglie 
nei varii usi di cucina. 

Verso il 1750 il Governo aveva stabilito in quel sito un la- 
boratorio per la fabbricazione del sale con dette acque, che 
durò sino al 1760, epoca in cui venne soppresso, forse pel 
poco utile che la R. Gabella ne ritraeva in paragone delle 
spese necessarie alla fabbricazione. 

Mandametili, La provincia d'Asti componesi di tredici man- 
damenti divisi in oUantasei comuni; eccoli: 

1.*^ Mandamento; capoluogo Asti: comuni soggetti: Revigliasco, 
Serra vai le, Sessanc^ 

2." Id. Baldichieri: com, sogg.: Canlarana , Castellerò, 
Monale, Settime, Tigliole, Villafranca. 

3.'* Id. Canelli : com. sogg. ; Calosso, Moasca, s. Marzano. 

4.° Id. Caslelnuovo d'Asti: com. sogg.: Albugnano , Ber- 
zano, Buttigliera, Moncucco, Mondonio, Pino, Primeglio, 



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548 ASTI 

5." Id. Cocconalo: com. sogg,: Aramengo, Ceretlo, Coc-' 
conilo, Marraonilo, Moransengo, Robflla, Tonengo.?^**'*^*^^ *'**.' 

6.^ 1(1. Cosligliole: com, sogg.: Castagnole delle Lanzc , 
Coazzolo, Isola, Vigliano. 

7.^ Id. Mombercelli: com) sogg.: Agliano, Belvedere, Ca- 
stelnuovo-Calcea, Montaldo-Scarampi, Montegrosso, Vinchio. 

S.° Id. Montafia: com. 5o<7(/. : Bagnasco , Capriglìo , Cor- 
tandone, Corlanzone, Marcilo, PaSvSerano, Piea, Roallo, Viale. 

9.'^ Id. Monlechiaro: com. «0^/7.: Camera no-Casasc9, Chiù- 
sano, Cinaglix), Corsione, Cortanze, Cossombrato, Soglio. 

10. Id. Porlacoraaro: com. «o^f^. : Caslellalfero, Casliglione, 
Frinco, Quarto, Scursolengo. 

11. Id. Rocca d'Arazzo: cotn. sogg.: Azzano, Mongardino, 
Rocchella-Tanaro, s. Marzanollo. 

12. Id. S. Damiano: com. sogg.: Anlignano, Celle, Cisterna, 
s. Marlino, Vaglierano. . 

Io. Id. Villanuova d*Asli: com. sogg.: Cellarengo, Dusino, 
Ferrere, s. Michele, s. Paolo, Solbrilo, Valfenera. 

Diocesi. La diocesi d*Asli comprende 106 parrocchie^ : s. Se-* 
condo martire ne è il sanlo titolare. Durante il periodo der 
sellant'anni , in cui la diocesi d'Alba stette unita a quella 
d'Asti, governarono la chiesa di questa città i vescovi Rosone, 
Rocco, Pietro, Ottone, Odeirico ed Oberlo,»oi Venne nuova- 
mente rimessa la diocesi d'Alba al proprio pastore con ulto 
stipulatosi in Milano, e si creò vescovo d'Alba Costantino Guerra 
dei signori di Garessio e Calìzzano nel 1001 da Silvestro II papa. 

La diocesi d'Asti nella serie de' suoi pastori novera non solo 
personaggi chiari per santità , fra i quali s. Secondo , da cui 
Agilulfo, re dei longobardi, ricevette il battesimo, ma molti 
eziandio celebri per lettere e per dottrina, come sarebbero il 
Panigarola, Guido Valperga, Landolfo, Alberto Roero e Sci- 
pione Roero. 

1 beni del clero in istabili (patrimonio proprio) ascendono 
al valore di lire 286,194. 

A compimento dei cenni storici sulla chiesa d'Asti da noi 
riferiti nel voi. I, pag. 475 e segg.^ è pregio dell'opera il dare 
qui la serie dei Pontefici di cui si ha memoria, e che la res- 
sero dal suo principio, sino al termine dello scorso secolo, va- 
lendoci di quanto lasciò scritto a questo riguardo monsignor 



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ASTI 349 

Agostino Della Chiesa nella sua descrizione manoscritla del 
Monferralo e deirAstigiana. E vero che un catalogo di essi 
vescovi si Irova ai termine degli statuti sinodali di quella dio- 
cesi fatti dal vescovo d'Asti Gioanni Stefano Ajazzst , e che 
furono stampati ; ma essendovi occorsi molli errori , noi ci ^ /■>■ 
atteniamo al Chiesa, il quale nel suo catalogo li corresse. Z^^'^^"*^*' 

S. Evasio, martirizzato nell'anno 562. 

Pastore intervenne al concilio generale della chiesa tenu- 
tosi in Calcedonia nel 451. 

Audace vien nominato nella vita di s. Dalmazzo di Pedona. 

Maggiorano nel 463 interveniva al concilio di Roma. 

Arduino intervenne al concilio di Pavia celebrato nell'anno 
876 dai vescovi della Lombardia, alla presenza dell'imperatore 
Carlo il Calvo. 

Evasio II, che intervenne con Claudio vescovo di Torino 
ad una donazione fatta da Carlo Magno imperatore all'abazia 
della Novalesa nel 783. 

Arduino II nelI'SU. 

Staurato, che da Ludovico imperatore e da Jagilberga sua 
moglie ricevè molti benefizi. 

Giuseppe , già vescovo di Vercelli neir876 , fece una per- 
muta col prete Giseprando , ed un'altra con Staurace Vice- 
domino. 

Roserio, al quale l'imperatore Carlo Ili, a richiesta di Liut- 
varJo vescovo di Vercelli, confermò i privilegi di sua chiesa, 
concedendolene anco dei nuovi , perchè era stato poco in- 
nanzi dal fuoco consunto il suo archivio. 

Bozo o Bozone rimise a certi chierici la cappella di s. Gio- 
vanni e le decime che erano oltre il Tanaro della Corte Flora 
e Rivalta. 

Staurato neir899 comprò certi beni in Soglio, e nell'anno 
891 avea già fatta una permuta. 

Eiiulfo od Egilulfo ebbe il luogo di Bene ed il contado di 
Bredulo, con tutto il territorio che tra il Tanaro e lo Stura si 
estende. 

Bruni ngo, che ricevo alcune donazioni da Ugone e Lotario 
re d'Italia, ed è mentovato nella donazione che essi fecero al- 
l'abazia di s. Bartolomeo d'Azano nel 912. Cambiò ventisette 
anni dappoi con Adalberto, figlio del fu Oberlo, che fu conte 



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J50 ASTI 

(i'AsU e vivea secondo la legge salica, certi beni lieirabazi.) di 
san Dalmazzo di Pedona, situati nel territorio di Aglinno, con 
tin'allra basilica edificala in onore di s. Pancrazio nel castello 
di Vincio 9 nominando ndristromento la Tilla Caquerana ; e 
permutò certi suoi beni col suo capitolo nel 966. 

Giovanni nel 967. 

Lamberto nominato in un diploma d'Ottone I dell-'anno 969. 

Bozone, al quale Ottone 1 imperatore sottomise (969) l'abazia 
di s. Bartolomeo e di s. Dalmazzo e molti castelli: nel 972 cambiò 
certi beni con un Gioanni di Cagliano: e nel 974 ne concedette 
altri in enfiteusi ad un Locarberlo pc^r ventìnove anni. 

Rocco, che (988) in un concilio provinciale di Milano fece 
unire al suo vescovado quello d'Alba, il quale era stato dai 
saraceni rovinato. 

Pietro , che fece nell'anno secondo (1002) del regno di 
Arduino , una permuta con Ingelberta, ed un'altra ne aveva 
già fatta nel 998 con Mainardo prete. 

Alderico od Olderico, figlio di Manfredo e fratello d'OIrìco 
Manfredo marchese di Susa, dotò il monastero delle monache 
di s. Anastasio in Asti, ed in compagnia del fratello fondò e 
dotò l'abazia di s. Giusto di Susa nel 1029 , avendo cinque 
anni prima unitamente al detto fratello sottomesso alla chiesa 
d'Asti una loro chiesa edificata a s. Secondo esistente in Le- 
valdisio. Essendo stato questo vescovo messo al possesso della 
sua chiesa dal re Arduino, cugino primo della moglie di suo 
fratello contro la volontà di Arnolfo arcivescovo di Milano, dovè 
soffrire alcune persecuzioni, ma riconciliatosi coH'a rei vescovo 
visse poi in pace sino al 1055. nel quall'anno essendosi molti po- 
poli sollevati contro i loro signori sotto pretesto di essere ag- 
gravati da carichi, fu anch'egli dalla sua sede scacciato, epperò 
nel mentre procurava di rimettersi colle forze del fratello nella 
sua città, venuto alle armi coi nemici, rimase così gravemente 
ferito, che, come scrive Ermanno Contratto, in breve morì. 
Nel 1025 dotò la chiesa di s. Aniano , presente il marchese 
Manfredo suo fratello colla contessa Berta di lui moglie. 

Ugone, che si legge sottoscritto ad una donazione fatta nei 
1059 da Alasia contessa di Susa alla prepositura di s. Pietro 
della Novalesa. 

Pietro nel 1040. 



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ASTI 351 

" Pietro, il quale nel 1041 otlenne la conferma dei privilegi 
della sua chiesa dairimperatore Enrico. 

Guidone nel 1042. 

Pietro, il quale, secondo Francesco Pane, ebbe nel 1045 
alcune dilferenxe con Anselmo e Adagardo. 

Oddone nel 1088 permutò certi beni con Oddone prete , 
che professava di vivere secondo la legge romana. 

Landolfo (1107) aveva per suoi protettori un Rodolfo Vi- 
sconte ed un altro dello stesso nome Vicedomìno. Nel 1124 
gli abitanti di Quarlolò gli giurarono fedeltà. 

Ottone nel 1134. 

Anselmo nel 1165 avendo da Oberto abate dei ss. Apostoli 
avuta la cessione della chiesa di s. Michele in Trezzo, la donò 
al capitolo della sua cattedrale: nel 1167 fece una donazione 
a* suoi canonici dei feudi venduti da Ottone di Montemorino 
e dai signori di Corlanze, e nel 1168 investì Ottone di Ro- 
vello del contado di Forfìce presso Cuneo. Nel 1161 aveva già 
avuto, al dir di Francesco Pane, da Oberto Guidone e Gu- 
glielmo il castello di Montemale; e nel 1162 investiva i Ma- 
labaila di alcuni b/ni. 

Guglielmo nel 1183 concedette all'abbadessa di s. Maria 
delle Grazie lo spedale e la chiesa dì s. Maria Maddalena vi- 
cino al rivo Pleya (Piea) mediante ricognizione di una libbra 
di cera da pagarsi ogni anno : nel medesimo anno ottenne 
dall'imperatore Federico Tesenzione dai carichi in favore della 
sua chiesa. Nel 1185 trovandosi in Torino col detto Impera- 
tore fu testimonio al giuramento di fedeltà prestato da quelli 
d'Alba; e nello stesso anno diede le franchigie agli abitanti 
del luogo di Vico. Sotto questo vescovo nel 1178 Raimondo 
di Monforte donò alla chiesa d'Asti Monforte, Novello, Barolo, 
Montechiaro, Romanigio ed Usciolo. 

Guidotto nel 1215 fondò ed instituì la chiesa ed il mona- 
stero della SS. Trinità alle Fontanelle d'Asti dell'ordine cistcr- 
ciense, dandogli facoltà di eleggersi un'abbadessa. 

Giacomo Porcia nel 1231 impegnò a Bressano di Vico la 
giurisdizione col pedaggio di questo luogo ^ confermò nel 1255 
le convenzioni fatte da Guidotto suo antecessore con quelli di 
Mondovì , e nuovamente convenne ch'essi dovessero dargli 
ttn'emina di grano per ogni paja di bovi ] che al comune re- 



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S52 Asn 

filassero le ragioni che i vescovi avevano sopra Vico vecchio; 
che tutti pagassero al vescovo le roide-^ che gli si rimel tessera 
i castelli di Vico, Montalto e Torre, e che il vescovo perdo- 
nasse tulle le ingiurie fattegli sino a quel tenr^po. 

Uberto Catena investi (1236) Bonifacio marchése di Mon-' 
ferrato del castello di s. Salvatore e di Mcuni altri luoghi. 
Nel 1240 scomunicò solennemente Bressano ed il comune dr 
Mondovì per le ingiurie da loro fatte alla sua chiesa. Nel 1242 
essendo sede vacante il capitolo d'Asti mandò Pietro di Fe- 
lizzano canonico della loro chiesa al governo di Bene, s. Al- 
bano e Piozzo, che fecero lega con Bressano de' Bressani , e 
permise che si desse in Asti principio alla chiCwSa delle mo- 
nache di s. Francesco sotto la regola di s. Chiara. 

Corrado, che nel 1269 assolvette la sua città dalle censure in- 
corse per aver occupati molti luoghi alla sua mensa spettanti; 
nel 1273 pose la prima pietra della chiesa di s. Catterina irt 
Asti e deputò ad uffiziarla i PP. serviti. 

Oberto è nominato in una sentenza data per il feudo dr 
Azzano nel 1288 da Oggero A Ifero e Tommaso d'Alfiano asti- 
giani-, in quest'istesso anno donò al capitalo della sua catte- 
drale la chiesa di s. Pietro de Monte per lerezione di una 
prebenda suddiaconale. Nel 1294 era vacante il vescovado. 

Francesco dì Cocconato , eletto vescovo dal capitolo , non 
ebbe il possesso della sua sede , onde nel 1295 , vacando la 
sede, governavano la chiesa d'Asti due vicarii capitolari, cioè 
Arnaldo delle Piazze prevosto e Oddone Garetto canonico. 

Guidone ha transalto col comune di Mondovì per il fatto 
della nominazione del podestà di quella città: nel 1296 e 1316 
celebrò il suo' sinodo in s. Gregorio di Cherasco. 

Baldracco Malabaila, astigiano, nel 1344 investì i Pelletti di 
Cortanzone, onde non può essere che Bernardino Savello te- 
nesse questa sede nel 1398, come nota monsignor Ajazza. Fu 
Baldracco eletto nel 1348 nel mese di dicembre in concor- 
renza di Tommaso Beccio già vicario generale di quella cat- 
tedrale. 

Giovanni Malabaila celebrò nel 1366 il sinodo nel castello 
della Vezza. 

Francesco de Morati^ il quale già era stato vicario generale 
del suo predecessore, donò alla chiesa d'Asti di s. Seconda 



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ASTI 555 

Hel Mercato cento lire, mediante un anniversario per la di lui ' 
anima. 

Arnaldo , il quale aggiustò alcune differenze che la sm$i 
chiesa aveva coi signori di Monticello. 

Francesco Gallo, Piacentino, nel 1400 e 1403 aveva per suo 
vicario Franchino de Valle di Taro milanese. 

Alberto Gutluario dal 1420 al 1422 ebbe gravi dissensioni , 
con alcuni suoi sudditi ribelli, dei quali era capo un Giovanni, 
bastardo di Antonio Turco signore di Frinco, e morì nel 1439 
agli otto di luglio. Nel 1424, essendo in Milano, infeudò parie 
di s. Stefano e Monteu ad Oldrado Lampugnano. 

Bernardo Landriano (1440), milanese, che fu crealo ve- 
scovo in età di 70 anni, interpose il suo decreto ad una tran- 
sazione fatta tra il Capitolo di sua cattedrale e quello dì san 
Secondo. 

Guglielmo della Rovere dei signori dì Vinovo, nel 1473. 

Beltramo dei signori di Vesìme, nel 1477. 

Scipione Damiano d'Asti nel 1471 celebrò il primo suo si- 
nodo; instituì la cappella dei preti cantori nella sua chiesa 
d'Asti e fece coslrurre l'organo. 

Agostino Trivulzio, milanese (1525), cardinale di s. chiesa, 
protettore della Francia e legato di tutto Tesercito di s. chiesa - 
nelle guerre di papa Clemente VII contro i Colonnesi. 

Gaspare Capris (1550), cancelliere deirordine deirAnnun- 
ziata ed abate dì Mulcggio, morì in Vercellj il 18 ottobre 1568, 
e.ssendo gran iimosinìere del duca di Savoja. 

Fra Domenico della Rovere (1569), dell'ordine dei predi- 
catori , astigiano^ celebrò otto sinodi; eresse dai fondamenti 
il seminario pei chierici della sua diocesi, e morì nel 1587. 

Fra Francesco Panigarola (1587), minor osservante di san 
Francesco, milanese, celebre oratore ed autore di dotte opere. 

Cesare Benso (1595), nobile chierese, il quale fu prima vi- 
cario generale dell'arcivescovo di Torino. Carlo Broglia. 

Giovanni Stefano Ajazza di Vercelli, nel 1596. 

B. Isidoro Pentono (1619), chierico regolare barnabita, mi- 
lanese, cav. gran croce dei ss. Maurizio e Lazzaro. 

Ottavio Broglia di Chieri (1624), abate del Villar s. Co- 
stanzo e prevosto della metropolitana. 

Paolo Vincenzo Rovero dei conti di Calosso, astigiano, bar- 
nabita, nel 1655. 

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354 ASTI 

Marc'Àntonio Somati , nobile astigiano, nel 1666. 

B. Innocenzo Miliavacca (1695), milanese, abaie dei cister-^ 
ciensi. 

Giovanni Todone, nizzardo, nel 1727. 

Giuseppe Filippo Felizzano, fossanese, nel 1741. 

Giovanni Filippo An Ionio s. Martino , dei conti di Castel- 
nuovo d'Ivrea, nel 1757. 

B. Paolo Morizio Caissotti di Chiusano (1762), torinese, 
oriondo di Cuneo, della congregazione delloratorio di s. Fi- 
lippo della Vallicella in Roma, riedificò da' fondamenti in ampia 
e magnifica Torma il seminario della sua chiesa, e ne accrebbe 
le rendite. 

Pietro Arborio Gattinara (1788), nobile vercellese, già vi- 
cario generale di Vercelli. 

Università israelitiche. Si conia una sola università minore 
sedente in Asti. 

instiiuU di pubblica beneficenza, 1 pii instìtnti, cai furono ap- 
plicate le regole deireditto 24 dicembre de? 1856, secondo 
una statistica ufficiale del 1841, sono in numero di 41, ed il 
totale delle loro entrale ordinarie di lire 117,026. 79. 

Ecco i comuni in cui questi instituti si trovano, la deno- 
minazione di essi instituti , colla loro rendita ordinaria: 

In Asti. Convitto Isnardi , L. 12,525« 87^ Montt* di pietà ^ 
L. 5^272-, opera pia del Buon Pastore, L. 2,825. 80 ; opera pia 
della Bussola, L. 7,225. 57; opera pia Caissotti, L. 6,724. 97-, 
opera pia Gianuccio, L. 515-, opera pia Boero Sciolse, L. 1,452 64; 
Orfanotrofio, L. 15,525. 55; Ospizio di carila, L. 20,085. 19; 
Spedale degli infermi, L. 19,158. 69. In Albugnano. Congrega- 
zione di carità, L. 459. 65. In Aramengo. Id. L. 160. 95. In 
Berzano. !d. L. 42. 26. In Bulligliera. Id. L. 519. 50; opera 
pia Billione, L. 5,554. 46. In Calosso. Congregazione di carità , 
L. 150; opera pia Fogliats, L. 2,209. 67. In Camerano. Cow- 
gregazione di carità, L. 548. 50. In Capriglio. Opera pia Zac-- 
caro, L 1,077. 80. In Castagnole. Congregazione di carità, L. 
1,888. 79. In Castelnuovo d'Asti. Id, L. 945. 97. In Chiusano. 
Id. L. 545. 90. In Cinaglio. Id, L. 741. 15. In Cisterna. Id, 
L. 167. 87; opera pia Baracco, L. 1,004. 02. In Cocconalo. 
Coìigregazione di carità, L. 1,570. 25. In Corsione. Id, L. 128. 55. 
In Costìgliole. Id. L. 700. 04; opera pia Provale, L. 919. 45. 



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ASTI 555 

In Moasca. Opera pia Garroechio , L. 377. 73. In Moncucco. 
Congregazione di carità, L. 23. 55. In Mondo n io. /(/. L. 44. 30. 
In Montccbiaro. Id. L. 991. 67. In Pino. Congregazione di ca- 
rità, L. 40. In Robella. ///. L. 69. 60. In s. Damiano. Congre-- 
gazione di carila ed Ospedale^ L. 2,473- 87. In s. Marzano. Opera 
pia Testore , L. 595 46. In s. Paolo. Congregazione di carità , 
L. 291. In Tigliole. Id. L. 57. 60. In Valfenera. Id. L. 635. 50. 
In Villanuova. Id, L. 3,502. 30. 

GTinslituti pii eccettuati dall'editto anzidetto ascendono a 14, 
e le loro rendite sommano complessivamente a lire 25,056. 52. 

Da stati.<;tiche parimente ufficiali risulla che gl'instituti pii 
della provincia d'Asti, nell'anno 1845, frano in numero di 50, 
colla rendita complessiva ordinaria di lire 141,565. 17, e che 
nell'anno 1752 essi sommavano a 59 con una rendita totale 
di lire 162,207. 96; vale a dire con un aumento di 9 insti- 
tuti, e lire 20,642. 79 di rendita ordinaria. 

Istruzione pubblica. GTinstituti d'istruzione secondaria (anno 
scolastico 1855-56), in cui s'insegna sino alla filosofia inclu- 
sivamenle, si riducono ad un solo, cioè al A. Collegio d'Asti; 
quegli altri, in cui s'insegna una o più delle classi inferiori , 
sono quattro. 

Il numero delle scuole elementari pubbliche maschili si è di 
104, femminili 11 ; private maschili 19, femminili 18; totale 152. 

Il numero degli alunni delle scuole elementari ascende w 
6,952 : per ogni cento abitanti a 5. 45. 

Ecco l'istruzione degli abitanti di questa provincia nell'anno 
1848: maschi che non sapeano né leggere, ne scrivere 41,655 ; 
che sapeano soltanto leggere 4,531 \ che sapeano leggere e 
scrivere 24,957; totale 71,123. Femmine che non sapeano né 
leggere, uè scrivere 53,510; che s:»peano soltanto leggere 5,498; 
che sapevano leggere e scrivere 5,934 ; totale 64,942. 

Asili infantili. Godono di questa provvida instituzìone i co- 
muni d'Asti, Castelnuovo, Roatto e s. Damiano. 

Commercio. La citta d'Asti , che nei bassi tempi gareggiava 
colle pijj floride di Lombardia nell'esercizio del traffico com- 
merciale , e parzialmente nel lucrosissimo giro dei capitali e 
scambio delle monete, da cui principalmente derivò tanta ric- 
chezza nei cittadini, dicadde assaissimo dopo la fondazione di 
Alessandria; e soltanto suirincomineiare del corrente secolo, 



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556 . ASTI 

per effetto degli avvenimenti politici e per Timpulso dato ai 
progressi delTagricoltura, e mercè il miglioramento delle pub- 
bliche vie, potè Asti prender parte al generale incivilimento, 
e rianimare alquanto Tillanguidito traffico. 

La quantità media dei principali generi di consumo che si 
introducono in questa provincia consiste in 

Riso quinl. meL 4,200 

Olio d'olivo » 1,000 

Formaggi » 420 

Pesci salii ti ed acconci . . » 372 

Sapone » 80 

Castagne » 22,500 

Pelli conciate » 1,000 

Vermicelli » 300 

Lino e canapa » 65 

Cacio lodìgiano » 280 

Cacio svizzero ........ 250 

Generi coloniali ■ 400 

Chificaglie e generi di moda 
(da Torino) per un valore 
medio annuo di ... L. 1,200,000 

Gli oggetti che annualmente si esportano dalla provincia in 
quantità media sono i seguenti : 

Vino brente 100,000 

Vini scelti » 400 

Grano ....... . quintali 13,000 

Bozzoli e seta » 890 

Pelli non conce. ...... 2,700 

Stracci , . . . » 1,000 

Spirito di vino » 100 

Acquavite 200 

Salami di majale » 500 

Bestiami capi 1,000 

Il commercio di transito per le vie di Genova e di Torino 
procaccia notevoli guadagni agli osti, facchini, carrettieri, vet- 
turini ecc.; guadagni che in parte cessarono dopo l'apertura 
della grande ferrovia dello Stalo , che da Torino muove a 
Genova, 



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ASTI 357 

Il Governo, allo scopo di sempre più allivarc il cominercio 
nella provincia di cui parliamo, ha in ogni tempo autorizzalo 
alcune fiere e mercati da tenersi nei varii luoghi di essa; noi 
perciò crediamo opportuno di darne qui la tabella , la quale 
contiene le indicazioni di tutte le fiere e di tutti ì mercati 
conceduti sino all'anno 1852. Eccola : 





N.*^ 


EPOCA 


GIORNI 


COMUM 


delle 


in cui sì fanno 


in cui 




FlBKE 


e loro durata 


lengonsi 
i mercati 


Asti 


i 


I qnattro giorni che sossegaono 


Mercoledì 






al primo martedì di maggio. 


e Sabbato. 


Agliano 


S 


26 luglio - 9 novembre. 


Venerdì 


BuUigliera 


*2 


30 aprile. - 91 agosto. 


Mercoledì 


Gàstéluuovo d'Asti 


S 


Il primo mercoledì e giovedì 
dopo Pasqua - Tulli mo lunedì e 
martedì di novembre. 


Giovedì 


Canelli 


3 


Il secondo martedì di maggio 


Martedì e 






- 95 agosto - il novembre. 


Venerdì 


Costìgliole 


3 


Il lunedi e martedì successivi 
alla prima domenica d'agosto al 
Santuario della B. V. delle Grazie 
- lunedì e martedì dopo la teiia 


Martedì 


- 




domenica di settembre - 98 99 
ottobre. 




Cocconalo 


S 


Il 95 aprile - il secondo lunedì 
d'ottobre. 


Sabbato 


Castagnole 
delle L.'iDze 


1 


L'di agosto nei prati di s. Lo- 


Giovedì 




renzo. 




Camerano-Casasco 


9 


Ullimo lunedì di maggio - il 
lunedì successivo al 40 agosto. 


Venerdì 


Montechiaro 


^ 


11 secondo lunedì e martedì di 
maggio - il terzo lunedì e mar- 
tedì di settembre. 


Martedì 


Mombercelli 


9 


Il 1." ottobre - il terzo lunedì 
dì novembre. 


Lunedì 


MoDlafia 


i 


Il terzo lunedì d'ottobre. 


Id, 


Menale 


5 


96 marzo - 96 novembre. 


Giovedì 


Moncucco 








Montegrosso 


i 


Illunedì'successìvoal 16«igoslo. 




Porlacomaro 


i 


Il 30 agosto e meglio il primo 
lunedì successivo alla festa patro- 
nale. 

Il terzo giovedì di maggio - il 




Rocchelta-Tanaro 


9 


Giovedì 






terzo giovedì dì ottobre. 




S. Damiano 


3 


3i0. 91. 99 marzo - 9. 3.4 no- 


Lunedì e 






vembre - 46 agosto. 


Venerdì 


Villaniiova d'Asti 


•J 


49 giugno - 44 agosto. 

Il secondo lunedi di settembre. 


Giovedì 


Villafranca d'Asti 


ì 


Martedì 


Valfeiiera 


i 


V6 agosto. 





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358 ÀSTI 

ItìduslHa. Linduslria in questa provincia è quasi stazionaria; 
i capitalisti dell'Astigiana trovando agevoli mezzi di cumulare 
guadagni coll'acquisto di terreni, col caparrare granaglie, vini 
ed altre derrate all'epoca delle raccolte, per rivenderle a più 
alto prezzo dopo qualche tempo , ed anche col procacciarsi 
l'appalto di pubblici lavori, non si curarono di promuovere e 
favorire Tindustria delle manifatture. Il popolo dal canto suo, 
che potrebbe per avventura migliorare la propria condizione 
con una maggiore attività, passa i suoi giorni nell'indolenza, 
imitando in ciò i villici , che nelle lunghe ore del verno e 
nei giorni d'intemperie giaciono inoperosi nelle loro stalle. 

Del resto è da notarsi che le manifatture di sostanze mi- 
nerali consistono: in sei piccole officine di orefici ed argen- 
tieri, ove si racconciano oggetti guasti, ma non se ne fanno 
dei nuovi- in venti botteghe da calderai, sei da lattai, quattro 
bilancieri, ed oltre a 160 fabbri -ferrai, ed in una fabbrica di 
campane, e c^/*^^^>^-^^^V^//^2r^W\ 

L'arte del falegname vi è me^io esercitata, e vi si contano 
abilissimi artisti. Lavorasi il legno dolce e forte in diverse 
fogge da circa 25 carradori, da alcuni tornitori e da un gran- 
dissimo numero di falegnami, trecento dei quali almeno co- 
struiscono botti e mobili orJinarii. 

Nelle campagne si tessono rozze pezze di canapa, e soltanto 
in Asti ed in s. Damiano si ordisce il lino. In quella città vi 
hanno due telari per tovaglie e salviette, le quali , riuscendo 
piuttosto belle, trovano facile smercio anche fuori della pro- 
vincia. 

Vi sono cinque fabbriche di cappelli, quindici concie di pelli, - 
una sola ceriera, due stamperie e. tre librai. 

Clima. La temperatura estiva sta per lo più fra i gradi 25^ 
a 25^ R. j di rado è giunta ai 28°: l'invernale media fra li 5** 
e li 7" sotto lo zero. Per altre particolarità vedi voi. /, pag. 4*7. 

Popolazione, La provincia d'Asti, secondo la statistica ufficiale 
del 1848, novera 136,065 abitanti , di cui 71,123 maschi^ e 
64,942 femmine. Di questi abitanti 135,649 sono caUolici , 15 
accaliolici e 401 israeliti. 

Le case ne sono 20,688, le famiglie 28,089. 

I fabbricali soggetti alla legge d'imposta 31 marzo 1851 sono 
in numero di 6,484 , <li cui 5,895 fabbricati ordinari e 589 



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ASTI 559 

opifizi. La renditanetia decrelala sale alla somniii di Iìre9 15,292. 99; 
e Vimposta relativa a lire 91,550. 45. 

Nel 1858, secondo una statistica dì quell'anno, la popola* 
zione ascendeva al novero di 127,975 abitanti, i quali nel 1774 
sommavano soltanto a 110,625. 

I militi della Guardia Nazionate in ^emsfo a/livo sono 15,547, 
e nella riserva 7,555 ; totale 22,682. 

Grinscritti della Leva Militare (an. 1855) sono 1,299. 1 con- 
tingenti di prima categoria 241 , contingenti di seconda cale- 
goria 80; totale 521. 

Statistica medica, I sordo-muti ricoverati od ammessi negli 
stabilimenti dello Stalo (an. 1841) sono in numero di 8. 

I gozzuti ne sono 110. I cretini senza gozzo sono 6 , con 
gozzo 12; totale 18. 

1 m^n/^ca/ii ricoverati negli stabilimenti dello Stato nel decen- 
nio 1828-1857 sommano a 95, di cui 56 maschi e 57 femmine. 

I trovatelli rimasti od entrati negli ospizii dello Stato nel 
decennio 1828-1857, maschi legittimi 2, illegittimi 658; fem- 
mine legittime 5, illegittime 646, totale 1,511. 

II numero dei vaccinati dall'anno 1819 al 1848 è di 54.557. 

I suicidi e tentativi di suicidio in complesso dal 1825 al 1859 
ascendono a 56. 

II personale sanitario è (dicembre 1849) composto come segue: 
dottori in medicina 48, dQttori in chirurgia 50, dottori eser- 
centi le due Tacoltà 22, flebotomi 58, dentisti 6, levatrici 18, 
farmacisti 67. 

ASTI; mandamento. E compreso nella provincia d'AsSti. 

Confina a ponente col mandamento di Baldicbieri; a tramon- 
tana con quello di Mon (echiaro e con parte di quello di Por- 
tacomaro; a levante con quest'ultimo e con quello di Feliz- 
zano; a scirocco con Rocca d'Arazzo; a mezzodì con quelli di 
s. Damiano, Costiglìole e Morobercelli. 

La superficie territoriale di questo mandamento calcolasi a 
chilometri quadrali 158. 05. 

La popolazione ne è di 27,054 abitanti; le case ne sono 
2,579, le famiglie 5,554. 

Qualtro comuni compongono questo mandamenlo , cioè : 
Asti, capoluogo^ Revigliasco, Serravalle, Sessant. 



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360 ASTI 

ASTI^ città. Questa) citta vescovi te , capoluogo della prò* 
vìncia e del mandamento del suo nome, siede sul pendio <)t 
un colle dolcemente mclinato verso scirocco, alia sinistra del 
Tanaro, in distanza di miglia 22 1|2, a levante, da Torino, e 
di miglia 14 o|4, a ponente, da Alessandria. 

E posta a metri 117 sopra il livello del Mediterraneo , fra 
i gradi 44' o3» 51!" di latitudine' settentrionale, e 5" 52i 25" 
di longitudine orientale dal primo meridiano di Parigi. 

Ferrovie. Evvi una stazione di seconda classe della strada 
ferrala da Torino a Genova (veJi la Nota a pag. 131 e segg. 
{/6'/r Appendice) , cui vanno annesse officine di riparazione. 
Questa stazione è distante 57 chilometri da Torino, e 109 da 
Genova. 

il tragitto per lar ferrovia da Asti a Torino dura un'ara e 
minuti 42; ore tre e minuti 38 il tragitto da Asti a Genova. 

Vi ha pure una stazione del telegrafo elettrico. 

Collegio elettorale. La città d'Asti è anche capo <li circondario 
elettorale, il quale comprende quattro comuni con 444 elet- 
tori inscritti. 

Edifizi sacri. Neirinterno della città contansi otto chiese par- 
rocchiali; cioè il duomo sotto il titolo di s. Gotardo, la col- 
legiata di s. Secondo sotto l'invocazione di s. Bernardo , e 
quelle di s. Martino , s. Paolo , s. Silvestro , s. Maria Nova , 
s. Pietro in Conciavia e s. Catterina. 

Ordini religiosi. Altre volte stanziavano in Asti varit ordini 
religiosi, che sono i seguenti: 

Gli Agosliniani conventuali di s. Agostino. 

Gli Agostiniani della stretta osservanza, detti (/e//e Grassa, nel 
cui. coro ammiransi tre magnifici, quadri, lavoro di Alessandro 
Trona da Cuneo: la chiesa annessa al loro convento fu di- 
pinta da Giambattista Gagino da Bissone e dai fratelli Pozzi 
milanesi. 

1 Barnabiti, la cui chiesa , sotto il titolo di s. Martino, ha 
la cupola dipinta <ia Giovanni Carlo Aliberti torinese , e la 
vòlta dai fratelli Gioannini. 

i Carmelilani del Cannine: vennero introdotti dai Rotari di 
Settime, il coro della loro chiesa fu dipinto da Antonio Mi- 
locco torinese^ e da Pietro i^ozzi. 

1 Carmelitani scalzi di s. Giuseppe. 



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ASTI 561 

1 Cappuccini, ì quali vennero fondati nel 1540. Il loro con- 
venlo trovasi alla distanza di un mezzo miglio, ad ostro, dalla 
città. 

I Certosini y i quali succedettero nel 1387 ai Vallombrosani : 
ta loro certosa sta fuori della città, lungi 900 metri circa dalla 
porta di s. Pietro verso «cwotft.-**^^*^-'^ - 

I Domenicani dì s. Maria Maddalena: vennero fondati nel 
1220 dal santo protettore. 

I Filippini^ introdotti nel 1696. 

I Fugliensi della Consolata. 

I Laieranenùy i quali abitavano l'abazia di s. Maria Nova, già 
della congregazione di Morlara. Questi monaci possedevano un 
bellissimo quadro dipinto da Pietro Subleyres francese. 

1 Minori Conventuali , la cui chiesa nel coro ha begli affreschi, 
lodata opera del cav. Federico Bianchi. 

1 Minori Osservanti di s. Bernardino. 

I ServUi dì s. Catterina : vennero fondati nel 1263, indi 
trasferiti nella chiesa di s. Secondo nel 1555. 

Le Agostiniane dell' Annunzialay dirette dai lateranensi: furono 
inlrodotle nel 1470. 1 pittori della chiesa di queste monache 
furono Antonio Milocco ed i fratelli Gioannini da Varese. 

Le BeneditUne di s. Anastasio: la loro chiesa fu dipinta dal 
cav. Federico Bianchi e dai fratelli Pozzi. 

Le Cisterciensi di s. Spirito e di s. Anna. 

Le Urbaniste di s. Agnese. 

Le Urbaniste della seconda regola di s. Chiara , dette del 
Gesù: vennero fondate nel 1526: le pitture della loro chiesa 
sono lavori di Pietro Antonio Pozzi. 

Vi esisteva inoltre una conhmenda dei ss. Maurizio e Lazzaro, 
delta di s. Secondo della torre rossa , eretta nel 1604: era già 
monastero deirordine di s. Benedetto , dipendente dal Frut-- 
Uiariense, ed esistente nel 1113. 

Eravi anche un Priorato della Religione di Malta , sotto il 
titolo di s. Agnese. 

Edifiti pubblici. Fra gli edifizi pubblici fa bella móstra di sé 
la grandiosa e colossale alla del mercato^ che veniva, or sono 
pochi anni, innalzata in un lato della piazza d*armi, nel silo 
istesso ove sorgeva un quartiere statovi per ciò demolito. Di 
quest'alla, che venne aperta al pubblico Tanno 1843, e che 
24 Dition. Geogr, ec. Voi. XXVIL 



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362 ASTI 

costò la somma approssimativa di lire duecento cinquanta mila, 
ne diede il disegno Tarchitetto Berutto, soUo la cui direzione 
si stabilirono pure i due pesi pubblici , che quinci e quindi 
vi stanno a lato. 

Piazze. Oltre la piazza d armi, benché di minore vastità, vo- 
glionsi notare la piazza del duomo, quella dì s. Gatterina, di 
s. Martino, di s. Giuseppe, di s. Secondo, delFAnnunziata, 
del Gesù, del Carmine e delle Erbe. 

Pubblico passeggio. Si aprirono pure, non è gran tempo, bel- 
lissimi viali fuori di porta s. Antonio e di porta s. Pietro , i 
quali servono di pubblico passeggio. 

Festa annuale di s. Secondo. In ogni anno, e nel giorno della 
festa di s. Secondo protettore della città e diocesi, fissata al 
1.^ martedì di maggio, havvi una corsa di cavalli, detta del 
Palio, il cui premio principale è un pezzo di velluto di rasi 12. 
Questa instiluzione, accordata alla città dall'imperatore Fede-^ 
rico Barbarossa, venne confermata da S. A. R. il duca Ema- 
nuele Filiberto di Savoja in una convenzione stipulata in Ver- 
celli il 20 maggio 1545, per virtù della quale il Governo cor- 
rispondeva alla città un'annualità di lire 378, soldi 15, antiche 
di Piemonte, pel premio del Palio-^ la quale, costituita in una 
rendita del debito pubblico, se le corrisponde ancora oggidì 
lire nuove 416. 

Popolazione. Gli abitanti della città d'Asti, che nel 1774 erano 
soli 14,365, e nel 1838 ascendevano al novero di 24,283, som- 
mano ora (1848) a 24,446. 

Le case ne sono 2096, le famiglie 5033. 

Guardia Nazionale. I militi della guardia nazionale in servizio 
ordinario sono 1520^ nella riserva 633*, totale 2253. 

Castello. Nei tempi andati sorgeva pure in Asti un forte ca- 
stello il quale stava a cavaliere di un picciol colle a tramon- 
tana della città, più alto a dominarla che a difenderla. Era 
addossato al bastione di circuito ed in esso compreso. Questo 
castello, unico avanzo delle antiche fortificazioni della città , 
fu smantellato dai francesi ai tempi del loro dominio in Pie- 
monte , siccome fortezza di niuna importanza. 

In tempi più remoti eravi un altro castello chiamato dei 
Varroni^ posto a greco delia città sulla piattaforma tuttora ivi 
esistente sotto la stessa denominazione. 



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ASTI 363 

Un altro forte ancora si protendeva munito, di torri d«l 
castello dei Varroni sino al canale del Borbore, là dove entra 
in città, e sino alla chiesa di N. S. del Portone verso le mura. 

Antichi baluardi della città. Asti era cinta di vecchie mura 
oggimai di nessuna solidità e pressoché in rovina. 

A tramontana la collina, sul cui fianco siede la città, pre- 
senta un'erta opportuna alla sua difesa. 

Sul culmine della collina che domina l'intiera città , passa 
il bastione, e vi sorgeva il castello, il quale, a vero dire , in 
altri tempi era abbastanza forte, ma di niun momento per la 
difesa dacché Tartiglieria cangiava il metodo della guerra 
antica. 

Negli ultimi tempi dell'impero romano le mura della città 
erano solidissime e resistevano all'assalto -, se ne può vedere 
uno sperone tuttavia esistente all'angolo della piazza di s. Cat- 
terina che guarda la contrada maestra. 

Quelle mura* furono parecchie volte certamente guaste e 
diroccate dai barbari, che, dopo la caduta delTìmpero, invasero 
ritalia^ ma alla prima calata di Federico Barbarossa altre già 
se ne erano elevate. Tuttavia anche queste furono rovinale 
dalle successive incursioni degli oltramontani. 

Verso il finire del secolo xiii però gii astigiani si accinsero 
ad una nuova erezione di quelle^ erezione che assorbì 'il pe- 
riodo di oltre trent'anni di lavoro. Gli astigiani avevano a 
quell'epoca molto guadagnato nella mercatura, che esercita- 
vano coi vicini e coi più lontani paesi anche di oltremare in 
Africa ;ed in Asia , e si é per meglio guardare le loro ric- 
chezze dalla rapina dei nemici che impresero la nuova cerchia 
delie loro mura. La città, narra Oggerio Alfieri, parlando di 
quell'epoca , era per grazia di Dio quasi rinnovata ,- piena di 
ricchezze, .chiusa da buone e nuove mura, e quasi tutta fab- 
bricata di torri, palazzi, edifizii e case nuove. 

Egli é certo che due sono slate le cerchie di mura fab- 
bricate. La prima scendeva dal castello verso levante sino alla 
piazza d'armi, la costeggiava sin presso all'angolo occidentale 
dell'alia attuale, di dove si volgeva a ponente scorrendo sino 
al di dietro della chiesa del Carmine , poi rimontava verso 
maestro per legarsi col castello dei Varroni , e dopo questo 
a mezzanotte tornava al castello detto il costei vecchio. 



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3C4 ASTI 

Le mura erano ad intervalli armale da torricciuole in quadro 
opportune al propugnacolo della città. 

Tra i due castelli eravi una prima porta, un'altra più sotto 
verso ponente, una terza a mezzogiorno, e si chiamavano le 
porte di s. Lorenzo, della torre rossa e di s. Giuseppe , per 
le due chiese e per la torre che loro erano vicine ] eravi an- 
cora la porta di s. Martino a tergo della chiesa di s. Rocco, 
quella del mercato presso la chiesa di s. Francesco, quella di 
s. Paolo che cosi denominavasi dall'ospedale di tal nome, che 
le stava da presso , e finalmente quella di s. Maria Nuova , 
che da un altro spedale prendeva un simil titolo. Più nes- 
suna di queste porte esiste , tranne l'arcata della Madonna 
del Portone-, che Tu formata su quella della porta di s. Giu- 
liano. 

Di quelle vecchie mura una parte a destra , ed un'altra a 
sinistra del luogo, ove fu il caste! vecchio, tuttavia sussiste; 
dalla chiesa di s. Rooco sino a s. Paolo ve ne rimangono dei 
buoni tratti; il terrazzo del negoziante Varvello è posto sopra 
una porzione di quella muraglia ; sono scomparse le sue ve- 
stigia nelle altre parti. 

Un'altra cinta di mura venne eziandio aggiunta alla prima 
come si soleva fare per tutte le città fortificate, ed è quella 
che esìste attualmente. Legata a ponente e levante ai baluardi 
antichi che alla difesa bastavano, se ne staccava poscia allar- 
gandosi e distendendosi ad euro lungo la valle, di dove ascen- 
deva il monte Rai nero, su cui posava un piccol forte, e scen- 
dendone dall'altra costa scorreva piegando a diritta sino alla 
chiesa della Vittoria; di là sino alla porta di s. Quirico e sino 
allo sbocco dalla città del canale del Borbore presso ai mo- 
linì, in retta linea ad ostro; poi si prolungava di punta verso 
occidente costeggiando detto canale sino alla sua imboccatura 
nella città, e ripiegandosi ancora tra favonio e greco andava 
legarsi di testa a mezzanotte col castello dei Yarronì. 

In questo esterno secondo circuito di mura esisteva la porta 
di s. Antonio, ora più conosciuta col nome di s. Catterina , 
ed a manca di essa quasi di fronte alla chiesa degli Apostoli 
la porta dell'arco cosi chiamata probabilmente per Varco trion- 
fale colà presso negli antichi tempi a Pompeo Strabene eretto, 
quindi a libeccio la porta del Borbore, detta poscia 'di s. Se- 



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ASTI 365 

condo, e più comunemenle in oggi di s. Rocco; a mezzodì 
sì apriva la porta dì s. Quirico, e poco da essa discosta verso 
levante quella del Vìvajo; a levante la porta di s. Pietro, ed y^--, 

alle falde del monte Rainerìo quella dì Mon ferra to^^^^^'^^'V* 

Dì tutte queste porte quella sola di s. Secondo è in pìedi;^»*^'^*^'' 
quelle dì s. Antonio, dì s. Quirico e dì s. Pietro furono del 
pari che. le mura racconciate, variate e riedificate ad inter- 
valli di tempo ; soppresse affatto quelle dell'arco, del Vivajo e 
di Monferrato. 

La porta del Vivajo la chiuse Luchino Visconti signor dì 
Milano, che fatto protettore della citth, vi costrusse una cit- 
tadella precisamente ove esistono l'attuale polveriera e l'alia 
nuova sulla piazza d'armi, con che venne ad otturare la porla 
suddetta. 

Difficilmente si possono accennare le variazioni seguite at- 
torno alle mura, ai borghi, ed ai principali stabilimenti della 
maggior parte della città , poiché ancora non prevalse l'uso 
nei nìunicipiì di rinnovarne ad intervalli la topografia , seb- 
bene questa non poco somministri di lume ai fatti della 
storia. 

Del resto la seconda cerchia di mura chiuse in città ì borghi 
di s. Antonio, dì s. Quirico, dì s. Secondo e dì san Pietro. 
Oltre questi borghi un altro ne esisteva chiamato dì s. Lo- 
renzo , in cui sì B^n^tfava dalla porta delio stesso nome , e 
che sì protendeva verso il Rivo chiuso a ponente : un se- 
condo borgo chiiimato degli Apostoli giaceva alle falde del 
colle dì s. Jorio oltre il Berbere guardando a Revignano : 
quello di s. Lazzaro si trovava fuori della porta di s. Pietro; 
ed a quello dì s. Giacomo di Vallombrosa sì andava dalla porta 
di Monferrato verso la Certosa. 

Statuti, La città d'Asti anticamente reggevasi a norma dei 
proprii statuti, che nell'anno 1534 si pubblicarono col se- 
guente titolo: Rubrica statulorum civitalis AST per ordinem al- « 
phabeti. Impressa in dieta civitate Asi per F. Garonum de Liburna, 
calcograplium et habitatorem dictae civitatis , anno Domini 1534, 
die 16 mensis maii. Un volume in fol. piccolo, di fogli 109. 

Alta rubrica e ad una nota intorno alle monete astensì, suc- 
cede il proemio e l'atto dì pubblicazione 28 e 31 marzo 1379, 
onde si conosce essere questi statuti stati tratti ex diffuso ve- 



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366 ASTI 

terorum capitulorum volumine, corretti ed emendati dai sapienti 
eletti a quell'uopo dal Consiglio generale della città, cioè tre 
dottori di legge, un altro prò peritis^ ire sapienti de hospiliOj 
tre capitulatores de populo, due prò notariis. 

Cominciarono colle costituzioni e cogli editti fatti contro 
gli eretici. Sono indi divisi in 20 titoli o collationes^ e ciascuna 
in molti capi talora di materia analoga , e talora di materia 
diversa, cioè: 

Coli. 1. De praeservatione honoris et boni status civitatis Astensis, 
et rebus et personis ejusdem et lotius districtus (in capi 52). 

Coli. 2, 3, 4, 5. Materie diverse (capi 101). 

Coli. 6. De notariis et procuratoribus (capi 18). 

Coli. 7. Degli artisti e rivenditori (capi 17). 

Coli. 8. Della guerra e degli eserciti (capi 9). 

Coli. 9. Materie diverse (capi 17). 

Coli. 10. De ambaxatoribus (capi 2). 

ColL 11, 12, 13, 14. De malcficm , de bannis et bannitis , de 
damnis et guastis, de falsa moneta (capi 185). 

Coli. 15 a 20. Delle vettovaglie e di varie altre materie 
(capi 321). 

Vi si aggiungono capi 25 de damnis et guastis colla data 1447 
18 marzo, e molti decreti, aggiunte ed ordini diversi dei conti 
e duchi di Milano , e dei re di Francia , dal 1381 17 marzo 
al 1532 4 novembre. 

Gli statuti furono approvati dal duca di Milano e dairim- 
peratore Carlo V con decreti 1381 17 marzo, e 1630 15 Teb- 
brajo. 

Esiste questa edizione del 1534 negli archivi di Corte. 

Un'altra stampa, fatta dopo il 1534, esiste nella biblioteca 
di S. M. 

La stessa città d'Asti ha pure i seguenti statuti: 

Statata Revarum civitatis Ast. Impressum est per Franciscum 
Garonum de Liburno anno Domini 1534 die 6 augusti. Un voi. in 
fol. piccolo di fogli 18 , con molle aggiunte di fogli separati. 

L'oggetto di questi statuti sono le reve, ossiano i dazi d'in- 
gresso nelle porte , della gabella del sale , della vendita del 
vino al minuto, delle dazioni in paga e di altri diversi tributi. 
L'anno della loro formazione è il 1377. 

Seguono varii decreti di Emanuele Filiberto e di altri prin- 



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ASTI 367 

cipi di Savoja dal 1542 26 aprile al 1612 13 aprile, Tra ì quali 
sono i più importanti quelli del 1587 11 agosto, 1589 20 aprile 
relativi al consiglio ed airamminislrazione della città. 

Collegio medico. Da un documento esistente nel cosi detto 
Libro incatenalo , ossia nel codice MS. degli statuti della città 
d'Asti , che furono poi pubblicati nella prima metà del se- 
colo xiy colle stampe del Garone da Livorno in quella stessa 
città, si riconosce che in Asti 6n dal cominciamento del se- 
colo XVI fioriva un collegio medico , autenticamente ricono- 
sciuto , in allora composto di sette membri , ai quali Enrico 
re dei romani con diploma dei 10 dicembre del 1310 con- 
fermava Tesenzione che godevano dai carichi e dalle gravezze 
pubbliche , appunto per la profonda loro dottrina e per le 
molte virtù ondVrano adorni. In qual tempo un tal collegio 
abbia cessato di esistere s'ignora ^ solamente si sa, dice il cav. 
Bonmo, che alla ricorrenza dell'ottava della festa del Corpus 
Domini tutti i medici dì quella città da tempo immemorabile 
vengono invitati dai PP. domenicani alla loro chiesa ed al 
convento della Maddalena per intervenire alla solenne pro- 
.cessione che vi si fa, e che ad essi medici è riserbato Tonore 
di portare le aste del baldacchino, accompagnando il SS. Sa- 
cramento. 

Il documento cui accenniamo è del tenore seguente: 

COlNFIRMATiO IMMUNITATIS MEDICORUM 

Privilegium Collegii Medicorum civitatis Astensis. 

» Henricus Dei gratia romanorun rex semper augustus uni- 
» versis sacri romani imperii fidelibus presentes literas inspec- 
« turis gratiam suam et omne bonum. Digni et benemeriti tanto 
» sunt preveniendi favoribus et specialibus gratiis accollendi 
)> quantoseredduntfamiliaritate precipua placidosetobsequendi 
» promptitudine gratiosos. Ad instar itaque divorum imperalo- 
» rum predecessorum nostrorum qui compatientes in studiis 
» generalibus studentibus ex eo quod amore scientie de divi- 
» tibus fiunt pauperes: de indigenis exules: se ipsos exinaniunt : 
N vitam et res periculis exponunt: et sepe a vilissimis graves in- 
» jurias patiuntur: eosdem studentes et peritos in scientiis 
» largis suis privilegiis et gratiis uberrimis per sanctiones suas 



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568 ASTI 

» legilimas ditayerunt. Honorabile Collegium Medieorum cwitaifà 
» nosirae Ast. ac singulas personas ipsius Collegi!. Videlicel ho- 
» norabiles viros Magyslros Jacobum Rastellum. Henricum Becha^ 
» rium, Jouanemde Papia, Petrum de Alexandria, Franconum de Alba. 
» Andream Bouetuth et Benedictum Marrochum propter profun-^ 
» ditatem sue scienlie et muUiplicia dona virtutum quibus in- 
)) signiti dignoscuntur , favore regio prosequi disponimus: ci 
y> gratta speciali ìpsis banc graliam ducimus faciendam ni ipsi: 
9 nec non eoruro in ipso Collegio successores cum uxori bus 
» et filiis suis in propria potestate conslilutis: et rebus ipso- 
» rum quae ad presens habenl et in antea justis modis dante 
» Domino acquisiuerunt sive mobilia rei immobilia: corporalia 
» vel incorporalia fuerint per toturo romanum imperium ab 
n omni sanctione publica et ab omnibus rouneribus cìvilìbus 
» et publicis: personalibus et patrimonialibus uet mixtis: et 
» ab omnibus fodris: taliis: collectis: miliciis: et miliciarum 
» equationibus r prestitis: angariis: et perangarìis : et quibus* 
» cumque aliis scufis: oneribus : ac muneribus qupcumquc 
» nomine censeantur sint liberi et exempti. Ita quod ad ipsa 
)) munera uel onera subeunda seu prestanda uel facienda nullo^ 
7> modo teneantur seu possint compelli uel arctari. Nulli ergo 
» omnino hominum liceat banc nostre exemptionis et libera- 
» tionìs paginam infringere uel ei ausu temerario contraire : 
D quod quis Tacere presumpserit preler grauem nostre indi- 
)) gnationis offensam qùam se sciat incursurum : eumbem in 
» duabus marchis auri: quarum medietas camere nostre et 
» altera medietas persoluatur pastis: decernimus esse punien- 
3» dum. In cujus rei testimonium presens priuilegium exinde 
> conscribi et nostre majestatis sigillo jussimus communiri. 
D Dat. in Ast. quarto ydus decemb. anno Domini MCCCX 
D regni uero nostri anno secundo ». 

Società letterarie. Scorrendo i cronisti deirAstigiano si vede 
che poche citt^ vi furono in Piemonte, come Asti, i cui abi* 
tanti, dopo il rinascimento delle Jettere, si siano dedicati con 
maggior amore alla coltura de' buoni studii. Che se Tordinarsi 
in una citl^ qualche corpo accademico è una prova che vi si 
trova un buon numero di cultori delle lettere, convien dire 
che Asti abbia , sotto questo rispètto , preceduto non poche 
delle citt^ subalpine. Imperciocché , fin dallo scorcio del se- 



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Gòoglc 



ASTI 369 

colo XV, Gian Giorgio Allione raccoglieva nelle sue case in 
Asti quanti erano in questa città uomini e donne di lettere, 
e quivi leggevansi brani storici, componimenti poetici, dispu- 
fazioni filosofiche , ovvero in famigliari discorsi proponevansi 
questioni varie, perchè venissero sciolte da chi avea maggior 
acutezza d'ingegno. Fra questi voglionsi rammentare Alberto 
Bruno, Gioanni Rotano, un Pelletta, un Asìnari, Giorgio Ma- 
labaila, Scipione Boeilo, ed altri che il duca Sforza di Milano 
in un suo decreto dei 1513 chiama viros magnificenlia , pru-- 
deniia, docirina et rerum usu ùmatissimos. Ed il celebre noveU 
fiere Matteo Randello in una sua lettera a Giovanni Rotario 
accenna ad un carnevale che aveva passato in Asti, e a queste 
adunanze letterarie, ove convenivano Margherita Tizzona con- 
tessa di Desana, Laura Scarampi, e molte altre nobili dame, e 
gentiluomini. 

Ma queste congreghe letterarie ancor non avevano titolo o 
forma di accademia^ e solamente, come osserva il Vallauri, sul 
finire del secolo xvi abbiamo notizia dellesislenza in Asti del- 
Taccademia degli Animosi, di cui era direttore nel 1604 Celso 
Adorno, uomo di molta dottrina. Sotto il medesimo titolo fio- 
rirono varie accademie , una in Cremona nel 1560 , una in 
Padova nel 1575 , una in Recanati nel 1661 ed una in Pa- 
lermo' nel 1665. 

Con statuto del 17 luglio 1628, per opera massimamente 
del conte Giambattista Alfieri , del conte Carlo Cacherano e 
di Gotifredo Rotario venne fondata un^altra società , i cut 
membri si doveano raccogliere due volte la settimana. In una 
sola di queste tornate fra prosa e poesia latina ed italiana, e 
qualche epigramma greco, furono letti ventisei componimenti. 
Il cardinale Maurizio di Sa voja,. siccome principe di mollo in- 
gegno , durante il suo soggiorno in Asti nel 1630, onorava 
di sua presenza quelle dotte radunanze, e fu causa principa- 
lissima del fiorire di quest'accademia , la quale fu probabil- 
mente quella che venne intitolata dei Gladiatori, e che Tanno 
1644 rallegrò i cittadini astesi con due di quelle rappresen- 
tazioni sacre, che ebbero nome di Misteri. 

Giulio Scampoli, direttore di quest'accademia nei 1647, vi 
leggeva in pubblica adunanza un discorso indirizzalo al gio- 
vane duca 'di Savoja Carlo Emanuele U in cui trattava della 



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S70 ASTI 

necessita della concordia tra i Principi cristiani per opporsi 
ai turchi, che avevano assalito i veneziani allusola di Candia. 
Questo discorso fu stampato in Torino nello stesso anno col 
titolo La Tromba eroica delVorbe eristiano. Di due altre pub- 
bliche radunanze, che ebbero luogo intorno a questi tempi, 
è pervenuta infino a noi la memoria. L'una fu addì 2 di set- 
tembre del 1648 in occasione dei solenni funerali del mar- 
chese Villa, nei quali un accademico ne lamentò con elegante 
orazione la morte. L'altra il giorno 21 di novembre del 1649, 
in cui rinviato del duca di Baviera ebbe a soggiornare in 
Asti. E tra i componimenti, che furono letti in queiroccor- 
renza, fu lodato principalmente quello che trattava dei van- 
taggi e del conforto che in mezzo alle pubbliche calamita di 
quegli anni sì potevano ricavare dalla coltura dei buoni studii. 
Né questi vantaggi furono meno apprezzati dagli astigiani nellu 
seconda metà del secolo xvii. Imperciocché troviamo ram- 
mentate in questo spazio di tempo due altre società letterarie, 
intitolate Tuna degli Impietriti , Taltra dei Paìatini. 

Parecchi componimenti poetici degli accademici impietrili , 
e tra gli altri di Carlo Emanuele Ferraris barnabita, leggonsi 
in un libro intitolato: // Palatino Angelico^ orazione panegirica 
del R. P. Romolo Belli barnabita, recitata nelfinsigne colle- 
giata di s. Secondo in Asti. Asti , Ciangrandi , 1678 , in 8.^, 
di pag. 21. 

L'accademia dei Palatini fu istituita in Asti da Teodoro Bi- 
nellì, il quale mancò ai vivi Tanno 1663. In un volume di 
miscellanee segnato Oratiòni sacre ^ che si conserva nella bi- 
blioteca della R. università di Torino,* trovasi: // Cavalier del 

Cielo , panegirico sacro alle glorie di s. Secondo del 

P. Giuseppe Bonafede. Asti, Ciangrandi, 1654, in &° piccolo, 
di pag. 89. Ivi dopo il frontispizio leggesi: Plausus Academiae 
Astensis Palladinorum in admodum liev. Patrem Joseph Bonafidem 
Concionatorem celeberrimum. Questi applausi consistono in quattro 
epigrammi latini di Tommaso Antonio Piro, Francesco Apo- 
stolo, Ferdinando Ferrari, Anton Maria Balesireri, che si in- 
titolano Accademici Palatini. Ed in fine del panegirico leggesi: 
Applausi dell'Accademia Palatina^ che sono due sonetti dell'ac- 
cademico Tenebroso, ed uno di Domenico Musso. Nello stesso 
volume di Miscellanee abbiamo il Guerriero Pacifico , orazione 



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ASTI 571 

panegirica del glorioso s. Secondo del P. D. Carlo Antonio 
Muratore barnabita Àsti, Ciangrandi, 1667, in 4.^ pic- 
colo. Dopo la lettera dedicatoria leggonsi cinque epigrammi 
latini e due madrigali degli accademici palatini Gio. Battista 
Molia, Bernardino Ànguisetta, Bernardino Carretta, Mercurio 
Monti , Nicolò Facello , Domenico Torzano , Carlo Secondo 
Ferraris. 

Correndo Tanno 1669 una tragedia di sacro argomento fu 
rappresentata dal corpo accademico; e di 11 a quattro anni gli 
infelici amori di Maria Stuarda, trasportati in sulle scene da 
una schiera di giovani, trassero le lagrime alle pietose donne 
astesi; allorquando nessuno poteva immaginarsi che i casi di 
quella sventurata regina avrebbono un secolo dipoi aggiunto 
un nuovo raggio alla gloriosa aureola di un grande astigiano. 

Abbiamo ora uno spazio di circa quarant^anni scorsi senza 
che le accademie d'Asti abbiano mandato ai posteri qualche 
segno del loro fiorire; talché altri potrebbe sospettarle estinte 
affatto se non avessimo alle stampe un'orazione ed alcuni com-' 
ponimenti poetici, coi quali quegli accademici celebrarono nel- 
Tanno 1713 il fausto avvenimento, per cui Vittorio Amedeo ti 
fu incoronato re delTisola di Sicilia. Dopo questa solenne ra- 
dunanza o che tacessero veramente gli accademici astigiani , 
ovvero che Tingiuria de' tempi ci abbia involato la memoria 
di quanto operassero per l'incremento delle buone lettere , 
nessuna notizia si ha intorno allo stato delle loro società let- 
terarie. 

Dalle cure del P. Carlo Alloati carmelitano , professore di 
filosofia nella città d'Asti , e poscia professore di fisica nella 
R. università di Torino, vuoisi principalmente riconoscere la 
fondazione di un'altra accademia in Asti. Alcuni membri di 
essa ebbero in Piemonte e fuori nome d'uomini dotti : fra 
questi è dégno di particolar ricordanza il conte Francesco 
Morelli d'Aramengo , nato in Asti , membro del collegio di 
scienze e lettere nella R. università di Torino, il quale fu me- 
ritamente stimato siccome uno dei più forbiti scrittori di poesia, 
specialmente berniesca. In alcuni elenchi stampati e mano- 
scritti vengono indicali gli argomenti che erano trattati in 
prosa ed in poesia da quest'accademia. Eccone un saggio : 
La tolleranta civile e religiosa, — Il suicidio, — / pregi della 



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372 ASTI 

filosofia. — Qual fosse la popolaiiotie dell'America altepoca della 
scoperta. — Quali i primi abitatori d'Italia. Brevissima fu la vita 
di questa società, a cui gli anni estremi del secolo xviii fu- 
rono ad un tempo e culla e tomba. 

Or qui non dobbiamo ommettere di accennare , come in 
questa città si stampassero, nell'anno 1519, gli statuti di AU 
benga col seguente titolo: Statula Albingang imjnressa in amena 
urbe Ast per magistrum Franciscum Syìvam impersa magnifici com- 
munis Albingane. Un volume in folio, con carattere gotico. 

Famiglie nobili In Asti vi erano tre ordini di famiglie, de- 
nominate nobili , popolari o rustiche. Le. prime si distingue- 
vano in nobili de Hospitio ed in nobili de populo. I nobili de 
Hospitio venivano così appellati perchè dovevano ospitare presso 
di sé i cavalieri e gli uffiziali che erano al seguito dei Prin- 
cipi , che venissero ad albergare in Asti: le persone poi del 
seguito delFordine inferiore venivano alloggiate dai nobili de 
populo: le famiglie dette rustiche attendevano al servizio degli 
uni e degli altri. 

Le famiglie de Hospitio formavano tre classi, cioè antiche, 
recenti e nuovissime ; le prime erano quelle , la cui orìgine 
nobile si perdeva nella vetustà dei tempi; le seconde erano 
quelle . che non contavano più di trecento anni di nobiltà ; 
le terze si componevano di quelle , che non prima di cento 
anni erano nobili de populo^ ma per le loro benemerenze erano 
state ascritte all'ordine de Hospitio, 

1 nobili de populo erano di tre sorla, cioè vecchi , nuovi e 
nuovissimi : i primi erano quelli, che non solo aveano luogo 
nel consiglio dei cento sapienti , ma noveravano fra i loro 
antenati consoli, sindaci e capitani generali della repubblica: 
i nuovi erano quelli che avevano soltanto il diritto di sedere 
nel consiglio dei quattrocento per le loro ricchezze o virtuose 
azioni, e non noveravano fra i loro agnati persone, che aves- 
sero occupato quelle alte cariche, ma solo notai: i nuovissimi 
erano quelli, che venivano accolti nel consiglio dei quattro- 
cento , perchè dopo aver servita la patria con fedeltà e co- 
raggio erano pervenuti al grado di capitani. 

Alle famiglie nobili era permessa la mercatura ed il traf- 
fico, purché Teserei tasserò all'ingrosso per mezzo di terze per- 
sone, e di oggetti non vili: potevano anche attendere ai banchi 



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ASTI 373 

feneralizi, alle usure ed ai cambi, che appellavansi cosane Anzi 
h maggior parie delle ricchezze delle più polenli famiglie di 
questa città si acquistò con questi mezzi. 

Le più illustri famiglie nobili d'Asti sono gli Abelloni , gli 
Allioni, gli Alfieri, gli Amici, gli Antignani , gli Ainardi , gli 
Arazzo, gli Asinari, i Balbi, i Balzani, i Balestrieri, i Berardi, 
ì Berardenghi, i Beccari, i Bellrami, i Bioglio, i Bertaldi , i 
Bolla, i Bolognini, i Borgognini, ì Bruni, i Bunei, i Busca, i 
Calcagni, i Cacherani , i Calori, i Cassani, i Casalupo, ì Ca- 
rocci, i Cortisella, i Cattane!, i Cavazzoni, i Capra^ i Chiesa, i 
Cisa, i Comentini, i Coardi, i Cotti, i CriTelli, i de Curia, i 
Curbis, i Damiani, i Denti, i Durnasii, ì Falletti, i Fossati, i 
Forni, i Fantoni, i Frasenghi, i Ferrari, i Gabutti, i Gamondi, 
i Cardini, i Gays, i Garretti, i Gioja, i Grasella, i Guttuari, 
i Gorzani, i Ginosi, gli Isberdì, gli I$nardi, gli Ippoliti, i La- 
joli, ì Loreti, i Lorenzi, \ Lunelli, i Marchesi, i Malabaila, i 
Marenchi, ì Marucchi, i Macaruffi , ì Mignami , ì Monachi, i 
Mazzetti , i Meschiavini , ì Malloria, i Montalti , i Montafìa, i 
Magistri, ì Mulazzi, i Natta, gli Ottini, i Pavesi, i Peìla, i Per- 
venghi, i Piazza, i Palii, i Peiletta, i Porta, i Ralvenghi, i Riva, 
i Ramusi, i Re, i Roatti, i Ricci, i Roltari , i Selvatici, gli 
Scarampi, i Sibonenghi, gli Sbarati , i Solari , i Soldani , gli 
Spetta, i Siccardì, i Simoni, ì Testa, i Torselli, i Turelli ^ i 
Troja, i Tornati , i Turchi , i Vaschi , i Vecchi , i Viali , gli 
Ugoni ed alcune altre. 

Molte di queste nobili famiglie o si estinsero, o decaddero 
dal loro primitivo splendore, od abbandonarono la patria per 
ìstabilirsi altrove: di varie di esse gih parlammo negli articoli 
riguardanti i paesi che ebbero in feudo ^ qui solo adunque 
daremo un cenno di quelle, di cui non tenemmo ancora di- 
scorso. 

Gli Abelloni. Di questa famiglia, che credesi essere la stessa 
dei Malabaila, trovasi nominalo nel 1209 un Oberto nell'atto 
di fedeltà che quelli d'Alba prestarono ad Ottone IV; e Bon- 
gioanni Abellone, che fu nel 1276 consigliere della patria. 

Gli Allioni, Fra gli AUioni si distinsero: Guglielmo, che nel 
1250 fu uno dei sicurtà di sua patria verso Asti ; Pagano , 
Bonifacio e Guglielmo, consiglieri dello stesso comune nel 1276; 
Gaspare, il quale insieme con Francesco Guttuaro fu dal co- 



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374 ASTI 

mune d*Asli deputalo a transigere con Gio. Galeazzo Visconti, 

dopo cbe questi erasene reso signore. 

Gli Antignani, Questa famìglia, che era molto in fiore circa 
il 1400, assunse il nome da un castello che sorgeva a piccola 
distanza dalla città d'Asti. Fra gli uomini insigni che pro- 
dusse, sì hanno a ricordare un Dumotto, chiamato con tìtolo 
di Signore in un consiglio tenuto in Asti nel 1276, cui inter- 
vennero anche Tommaso ed Emanuele della stessa nobile fa- 
mìglia^ Franceschino e Giorgio, che, come consta dall'atto dì 
cittadinanza data (1290) ai conti dì Biandrate, furono decu- 
rioni di quella città; e Bartolomeo Antignano, il quale, come 
gentiluomo, sposò nel 1322 una donna di casa Asinara delle 
signore di Casasco. 

Gli Ainardi o lìinaldi. Di questa famiglia, cbe diede il pro- 
prio nome al castello che tenne (vedi Castellainardo o Ca- 
stellinaldo), furono il B. Guglielmo, priore della Gran Cer- 
tosa nel 1361, ed un Martino, vicario generale di Francesco 
vescovo d'Asti, nel 1376. 

Gli Arazzo, Questa nobile famiglia ebbe diversi consoli, ret- 
tori ed altri capi di consiglio della patria nel tempo che reg- 
gevasi a comune. Lo stesso dicasi delle famiglie dei Berardi e 
dei Berardenghi, Pietro d'Arazzo, dottore, viveva nel 1300. 

/ Balbi, Di questa nobile ed antichissima famiglia astigiana 
si segnalarono parecchi, fra cui rammentiamo: 

Manfredo, il quale fu uno dei consoli della patria nel 1148, 
ed intervenne come testimonio nell'anno seguente all'atto che 
sì stipulò quando il marchese Ottone Bovarìo sottomise al 
comune d'Asti il suo contado di Loreto. 

Nel 1183 Corrado Balbo vendette alcuni beni in Asti. 

Rolando, che fu console nel 1188 pel suo comune, e n^^l 
1190 assistè come testimonio alla lega che fecero gli astigiani 
col marchese di Ceva , ed alla pace ch'essi conchiusero nel 
medesimo anno col marchese di Monferrato. In quel tempo 
vìveva parimente Bailardo Balbo, che coprì più volte la carica 
di console e di consigliere della patria. 

Questa famiglia dicadde , e giacque per qualche tempo in 
Asti nell'oscurità; ma risorse novellamente (1450) nella persona 
di Giovanni RaflTaele Balbo , giureconsulto di bella fama , il 
quale fu più volte giudice in patria , e poscia consigliere dei 



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ASTI 575 

duca (l^Orleans, e vicario di Gioanni Foccardo podestà e go« 
vernalore d'Àsli. 

Giambattista Balbo, dottore, protonotario apostolico e ca- 
nonico della cattedrale d'Asti , fu vicario generale del cardi- 
nale Francesco Alidesio vescovo di Pavia, nelle terre di quei 
vescovato poste nell'Astigiana e nel contado di Acquosana. 

Alcuni hanno òteduto che questi nobili fossero dei mede- 
simi Balbi di Chìeri, iocchè peraltro. non può essere stante la 
differenza nelle armi delle rispettive famiglie; poiché Tarma 
dei Balbi d'Asti consisteva in tre pesci balbi inquartati con 
una stella ; Tarma invece dei Balbi di Chteri è formata da 
sbarre d'oro ed azzurre. 

/ Baltani. Questi nobili furono consignori di Mombercelli 
(vedi). 

/ Beccari, Questa famiglia era una di quelle che governa- 
vano la città , prima che passasse sotto il dominio dei re di 
Napoli; onde troviamo che Pietro Beccaro ebbe nel 1203 dal 
suo comune il difficile incarico di trattar la lega coi pavesi , 
e che nel 1225 fu eletto arbitro in compagnia di Tommaso 
conte di Savoja, Ottone ed Ugone marchesi del Carretto tra 
la città d'Asti ed Enrico marchese di Savona. 

Tommaso Beccaro, che in tutte le scritture in cui se ne 
fa menzione vedesi onorato del titolo di Signore, trattò (1251) 
una convenzione coi genovesi per trafficare in Levante, e due 
tregue tra il suo comune ed il re Carlo I dì Napoli , Tuna 
nel 1260, l'altra nel 1266. 

Pietro, che dovea essere nipote dell'altro Pietro suddetto , 
con due altri della stessa famiglia dei Beccari , leggesi consi- 
gliere della patria in un consiglio del 1276. Un altro Pietro 
e Corrado furono consiglieri nel 1290 , ed abbandonarono 
come ghibellini la patria, quando nel 1304 i Castelli ne fu- 
rono dai Solari scacciati. 

/ Beltramù Questi nobili signori maneggiarono gli affari della 
loro patria allorché reggevasi à comune^ e nel governo della 
cosa pubblica si distinsero fra gli altri: Giacomo, che fu con- 
sole della patria nel 1163; Berardo, che fu consigliere quando 
gli Astigiani (1190) convennero col marchese Guglielmo di 
Ceva ; Ardizzone, console di giustizia nel 1156; Guglielmo, 
che fu nominato ambasciatore agli alessandrini nel 1212 , e 



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376 ASTI 

due anni dopo fu deputato a ricevere , a nome del suo co- 
mune, il giuramento di fedeltà dagli uomini di Masio, e nel 
1223 a trattar col comune d'Alba per la pretensione di Bar- 
baresco; Anselmo, il quale, onorato del titolo di Signore, era 
dottore e consigliere della patria nel 1279. La famiglia dei 
Beltrami, possedendo a quest'epoca la maggior parte del ca- 
stello di santo Stefano di Belbo , vendette le sue ragioni ai 
marchesi di Busca loro consorti in quella giurisdizione. An- 
tonio , Emanuello e Luigi , tutti e tre dei Beltrami , furono 
decurioni della patria nel 1290. I Beltrami trovaronsi nel no- 
vero di coloro, che nelle prime guerre civili di Asti pugnarono 
a danno dei Solari cogli altri ghibellini. 

/ Biogli: fra questi rese chiaro il suo nome un Giovanni, 
che Cu dottore nel 1242. 

/ Bertaldi. Questa famiglia tra gli altri uomini di merito 
novera un Bertaldo che fu consigliere nel 1217; Reinero, detto 
Rossetto , che in compagnia di Ottina chiamata Signora , e 
moglie dì Robaldo della stessa famiglia, vendè nel 1274 parte 
del castello di Calosso ai comune d*Asti; Gioanni che nel- 
Tanno seguente acquistò dai marchesi di Busca il castello 
della Rocchetta, che Obertp suo figlio vendette poscia (1280) 
airistesso comune: Roberto, Rosso, Baudraco e Giacomo, tutti 
dei Bertaldi, consiglieri della patria nel 1276; Nicolò e Ro- 
berto, i quali erano capi di parte ghibellina, ed animosi guer- 
rieri (Vedi Voi X, pag, 225;. 

/ Bolla, Questo nobile casato da Asti si trasferì, coH'andar 
del tempo, in Chieri, ove visse nobilmente. Un ramo di questa 
famìglia si ridusse anche in Poirino, allorquando passò in po- 
tere di Principi forestieri. Ottone Bolla nel 1225 e Giacobino 
nel 1276 furono in Asti consiglieri della patria. Giacomo Bolla 
fu decurione (1290) di quella città. 

I Bolla furono anche signori di Osasio, dei quali un Gia- 
como fu vescovo di Betlemme nel 1445. Un Giovanni Bolla 
di Chieri comprò un sedime in Asti nel 1275 ; ed alcuni 
dei Bolla erano nel 1530 consiglieri di Montalto, luogo posto 
nell'Astigiana. 

/ Bolognini. La famiglia Bolognina, detta altrimenti de Otutr- 
terio , perchè aveva Tarme a quattro quarti bianchi e rossi , 
vuoisi sia derivata dai Borgognini , i quali occuparono molti 



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ASTI 377 

lnof^br tMht Lombanlia. (Checche di ciò si;i , cullo è cli'ellii 
risulta suiLicUissima non solo in A&ti, ma ben anctie in Te- 
storia ^ d'onde si trasPeri poscia n Mone»! ieri, 

Rolando Borgognino d'Asti nel 1188 era consìglierL^ del suo 
comune, e nel 1194 fu con Guglieimo Catena Qiandato da'snoi 
ambasciatore ai marchese di Monferrato, e nel 1196 ebbe Talta 
ed onoimlissima oertca del consolato di sua patria^ nel 1200 
fu podestà dì €bjeri, e nel \W2 di Sa viglia no, 

Valerano fiorgognino come personaggio di gran valore fu 
nel 1200 chiamato alia podesteria eil al govt-rno della cìllà di 
Belluno nel Frinii, cb'egli eseixitò con tanta soddisfazione di 
quel popolo, cbe renne per ciò altra fìata (1217) chiamato al 
meilesimo ullìzio. 

Rufifino leggesi consigliere d'Asti nel 1221, e nel 1276 erano 
decn rioni dello slesso consiglio Ger baldo, Filippo, Aleramo, 
Giorgio, ed un altro Valerano , tutti di qut^sla IVmiiglìa , dei 
quali Gei baldo nel Tanno stesso fu deputato da' suoi in com- 
pagnia di tre altri dei principali cittadini a trattare un ac- 
cordo col marchese Tommaso di Saluzzo, e nell'anno succes- 
sivo a risolvere una tregua col re darlo di Napoli. Nel 1510 
i Borgogninì essendo slati eogli altri ghibellini spacciati dalla 
patria j dovettero star molti anni in esilio: ma rientrati no- 
vellamente in patria insieme coi loro partigiani, tornarono in 
fiore: quindi sta scritto che Pietro Borgognino fu (1542) uno 
dei rettori tlella società dei Soldati d'Asti, 

Franceschino verso la metà del secolo i^tv comprò dai Pro- 
vana Vìllar d'Àtmese e Molar del Ponte , cui rimise a Uo- 
landino della slessa famigiia, il quale avendo poco dappoi acqui- 
stato il castello tli Cantogno vicino a Villafranca di Piemonte, 
diede quivi principio ad un ramo dei Boi gognini, che nel se- 
colo ?£vu ancora fioriva in Vigotie, sebbene sia dal primo stato 
fissai decaduto. 

Il casato dei Borgogninì, scemato in Asir, per la partenza 
di molti suoi illustri membri, di numero e di ricchezze, de- 
ci iuò per moiJo^ che non trovasi più annoverato fra le nobili 
famiglie che vi fiorivano nel 1409^ quelli per altro che rima- 
sero in patria leggonsì nominati poco tempo dopo col ti- 
tolo di signori e nubili de Hospilio: e quel Bolandino , che 
primo de' suoi acquistò Cantogno, viene citalo siccome signore 
25 Dizion. Geogr. ec. Voi. XXVH. oigitizedbyGoOgk 



o78 ASTI 

(lelln CivSlernB, s. Paolo, Soibrito, figlio di Gandolfo e nipote 

ili Roliiiido signore di quei castelli. 

i Bruni. Di questa frimiglìa, iinclie mollo antica, è riconliilo 
un Guglielmo con titolo di signore e di cittadino del borgo 
di s. Marco» siccome testimonio al collocamento della prima 
pietra, che il vescovo Corrado fece, nel 1273, della chiesa dì 
s. Catterina dì quella città. 

Ludovico Bruno nel 1501 fu vescovo d'Acqui e consigliere 
dì Guglielmo marchese dì Monferrato; e qual dotto canonista 
fu mandalo ambasciatore a quasi tutti i Principi della cristia* 
nità: morì in Roma, e sulla sua tomba, nella chiesa di s. Ago- 
stino di quella città, leggesi un'onorevolissima iscrizione, che 
gli fu posta dalTarcivescovo di Taranto, suo nipote. 

/ Calcagni, La famìglia dei Calcagni è annoverata non so- 
lamente fra le antiche nobili famiglie di Torino nei tempi in 
cui questa città reggcvasi a comune , ma eziandio fra quelle 
astigiane che possedevano già feudi prima del 1200 (vedi Voi 
XXV , pag. Si). 

! Calori Tra costoro si ha un Oggero , consigliere della 
])alria nel 1117; un Gualfredo, console della patria nel 1161; 
Rolando ed Obertino, anche consiglieri circa il 1190. Questi 
personaggi furono tutti onorevolmente menzionati dall'Alfero 
nella sua cronaca. 

/ Cassano. Quelli di Cassano ed i Cortisella , già signori di 
quel castello, furono circa il 1218 consiglieri di Lanerio, Mon- 
ta le ngie e s. Marza no: questi nobili astigiani ebbero diversi 
consoli ed altri titolati nella patria. 

/ Carroccii. Tra questi sì segnalarono: 

Raimondo , il quale fu console di giustizia nella patria nel 
1190, e del comune nel 1202. 

Bajamondo Carroccio fu nel 1205 deputato da quelli d'Asti 
a giurar in Breme una lega coi Pavesi; e Rogerio fu nello 
slesso anno testimonio ad una transazione che fecero i suoi 
eoncìttadini con quelli di Alessandria. 

Bongioanni Carroccio intervenne quando gli uomini di Mon- 
do\\ furono fatti (1204) cittadini d'Asti; e Guglielmo si legge 
consigliere della patria nel 1221, ed è probabile sia lo stesso 
che, nominato poscia con tìtolo di signore, fece alcuni anni 
dopo , é nome d'Asti e d'Alba , un accordo cogli uomini di 
Viossasco. 



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ASTI o7f> 

Giacomo Carroccio fun*iò e ilo lo in ,\sti circa il \Wo il 
rnonasloro i)ì 8. Spirila, t:hc fu anello dello ikfla SS. Tri ni tu. 

t Catiaìwi Questi nobili ^ detli anche i Caif.na ^ er;ìno €on- 
r^doniiTÌ (i'/Vsti , e poi'ts^vano perciò lo stcn<l;)rclo dd comune 
innanzi ni vescovi ììvUù prima loro enlraLi clic facevano nclf:^ 
cjlla. Fra i CiìUna sono da ramnienlarsi : 

Guglielmo, che fu teslìraonio alla conferma che fecero nel 
1198 i canonici d'Asti di una iJonazione falla dal vescovo Bo- 
nifacio al comune d'Asli ^ essendo stalo quattro anni prima 
ambasciatore al marchese di Monferrato. 

Uberto Catena fu sindaco di sua patria nel 1229. Intorno 
a questo tempo trovandosi Ormano Catena al servigio dell'Im- 
pera tore Federico 11 fu fallo conte d'Arezzo in Toscana. 

Berardo , un altro Guglielmo ed Enrico , in compagnia di 
Raimondo, Corrado e Ricosa loro nipoti, vendettero (1214) 
al comune d'Asti parie del castello di Malamorle, e fra questi 
Corrado possedeva ancora nel 1282 parte dei castelli di Mom- 
bercelli e di Corticelle. 

I Catena continuando sempre a vivere nobilmente in Asti, 
anche durante il tempo che ne furono signori i re di Napoli 
ed i duchi d'Orleans, vennero pure annoverali in quei tempi 
tra le famiglie nobili' di quella città. Roberto Catena intorno 
al 1220 teneva dal marchese di Monferrato il caslello di Lu ' 
in pegno. Uberto fu vescovo in patria nel 1256. Robaldo fu 
(1262) capo dei ghibellini di sua patria, e col ferir Bonifacio 
Solarp fu anche la prima origine delle guerre civili che indi 
seguirono tra i Solari ed i De-Caslello d'Asli 5 onde av- 
venne , che allorquando questi ultimi furono (1504) espulsi 
dalla patria, dovettero pur ritirarsi in compagnia loro lutti i 
Catena. Giacomo e Rolando dì queslo casato furono decu- 
rioni della patria nel 1290. Samuele Catena fu nel 1298 man- 
dato da' suoi ambasciatore ai vercellesi per trattare una pace 
tra quella città ed i casalaschi. 

/ CavaMoni: erano nel 1500 signori di Valfenera in com- 
pagnia dei Gorzani : innanzi a quel tempo, cioè nel 1165, 
fu console della patria Gandolfo Cavazzone. Manfredo di quesla 
famiglia nell'anno 1198 fu chiavaro d'Asli, e nel 1208 ne fu 
console Eltore. Giacomo Cavazzone fu uno delli sei d'Ospizio 
che gli astigiani mandarono (1558) per assistere alle nozze 
del marchese Giovanni di MonfeiTato. . . 1 

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380 ASTI 

/ CastinL Quest'antica e nobile famiglia ebbe anche qiiaf- 
che ragione sul castello di Calosso: essa diede varii perso- 
naggi di chiara fama, di cui ricordiamo ì seguenti: 

Guglielmo , dottore insigne che fiorì nel 1231 ; fu giudice 
di Pavia sotto la podesteria di Uberto di Gorzano. ' 

Salimbene Castino fu uno dei principali del comune d'Asti 
della parte dei Solari, e fu uno degli autori che quella città 
cadesse in potere del re Roborto. 

Antonio Castino , valoroso soldato , fé' la morte dei prodi 
in un combattimento che presso a None diede il siniscalco 
regio contro il Guarnero luogotenente dell'imperatore Enrico. 
Nel 1385 Antonio Castino permutò il suo castello di Quassolo 
con Pietrino Cacherano in altri beni. 

/ Capra. Questa nobile famiglia che fin dal 1220 teneva in 
feudo i castelli di s. Raffaele di Bussolino dal marchese di 
Monferrato, novera parecchi distinti personaggi, fra cui ram- 
mentiamo: 

Robaldo, Oberto e Rolando furono consoli d'Asti nella se- 
conda metà del secolo xii. 

Guidone e Rosonalo furono amendue chiamati col titolo 
di signori in una credenza del 1206. Quest'ultimo inoltre es- 
sendo dottor di leggi fu vicario del podestà di quell'anno. 

Timoteo, dottore, fu vicario del dottore Tommaso da Fo- 
ligno podestà di Pavia nel 1250 , nel qual anno Tommaso 
Capra prestò per gli astigiani sicurtà a quelli d'Alba. 

Palmerio intervenne come testimonio in una tregua che 
fecero i suoi (1260) con Carlo d'Angiò conte di Provenza. 

Sia per adozione, o per altro motivo, un ramo della casa 
Solaro fu detto dei Capri ; onde leggonsi Rufìneto Solaro 
detto Capro d'Asti capitano del popolo di Chieri nel 1309, e 
Reinaldo Capro de Solario, parente di Marchetto Solaro, signor 
di Stupinigi nel 1379. Dei Capri fiorirono pur altri, cioè quelli, 
che dal 1231 al 1430 tennero il castello di Tigliole. 

Marenco Capro , con titolo di signore , leggesi nominato 
(1289) come testimonio nell'acquisto che fecero di Momber- 
celli gii uomini di Asti. 

Tommaso e Nicolò con l'istesso Marenco tutti dei Capri , 
furono decurioni di Asti allorquando fu data (1290) la citta-* 
dinanza di quella città ai conti di Biandrate. 



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ASTI 381 

Bartolomeo Capro , fu intorno al 1435 dottore di leggi di 
chiaro nome. 

/ Chie^fi. Questi nobili signori, i quali, come si scorge dal- 
lepitafio di Luchino Chiesa, che leggesi nel tempio della Mad- 
dalena in Asti , si credono originarii della città di Milano , 
diedero il nome alla Valle di Chiesa, castello che trovasi presso 
Villanuova (Asti) 5 onde 

Anselmo della Chiesa , siccome uno dei vassalli dell'Asti- 
giana, con Termo, nel 1202, la donazione fatta dal vescovo Bo- 
nifacio d'Asti al suo comune di alcuni castelli. 

Ruffino leggesi nel 1290 uno dei decurioni della patria , 
allorché i conti di Biandrate furono ricevuti cittadini d*Asti. 

Oddone fu (1207) esaminato a favore del comune d'Asti 
per proviire le rendite del castello di Capriglio. 

Giacomo , siccome uno dei sapienti d'Asti , nel 1379 ebbe 
parte alla riforma degli statuti di quella città. 

Luchino , personaggio di molte facoltà , e padre di molti 
onorati figliuoli , morendo nel 1578 , fu sepolto nella chiesa 
dei domenicani, ove sopra la sua tomba leggonsi le seguenti 
parole: Sepulcìirum nobilium virorum Luchini el Juliani de Ec^ 
desia civium nstensium olim mediolanensium et haeredum 1478. 
Fra i figliuoli di questp Luchino, che furono dodici, voglionsi 
menzionare: 

Bonaventura, dottore insigne, poeta latino e consigliere di 
Madama Beatrice di Savoja contessa d'Asti, e Giovanni Ago- 
stino consigliere e tesoriere della stessa Beatrice. 

/ Casalupa^ i quali erano signori di Corteregio nel 1392. 

/ Cisa. Di questa famiglia furono molti personaggi, i quali 
trattarono i pubblici aflTari di Asti, e ressero le sorti di quella 
città quando governavasi a repubblica^ e fra gli altri viene 
ricordato Pietro console di giustizia nel 1185. 

/ Crivelli, La famiglia Crivella fu una delle più antiche e 
nobili famiglie orionde di Milano, e produsse in ogni tempo' 
uomini che rifulsero per valentia nelle armi e nelle lettere , 
per dignità prelatizie, ed alcuni anche per santità di vita. Fra 
essi sono da notarsi i seguenti: 

S. Ansano, arcivescovo di Milano, che volò al cielo fin dal- 
Fanno 576. 

Lamberto Crivello, il quale fu da prima vescovo di Vercelli, 



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582 ASTI 

ìndi arcivescovo di Milano, ed in ultimo creato (1 183) sommo 

pontefice col nome di Urbano 111. 

Riccardo, milanese, fu prode guerriero, e gran condouicro 
di 'truppe idemanne in Lombardia nell'anno 1550. 

Luchino fu podestà di Vercelli nel 1295. 

Simone fu uno degli undici nobili che vennero mandali 
(1522) al governo di Piacenza. 

Masino, uomo valente nell'arte della guerra, fu capo di tre 
mila cavalli , trecento lancie e cinquecento fanti , coi quali 
nel 1405 fu* mandato dai fiorentini in soccorso di Giovanni 
Pentivoglio signor di Bologna contro il duca di Milano. 

Rolando per vSalute dell'anima sua donò nel 1252 alcuni 
beni alle monache di s. Anna d'Asti. Di un Enrico Crivello 
fanno menzione Pietro Bizzarro nella Storia di Geiwva , Rosio 
nella Storia di Malta, e Pietro lleriano presso il Bozovio. 

Di questa famiglia milanese furono anche il B. Luca del- 
l'ordine dei gesuiti, ed un altro santo chiamato Guglielmo, e 
molli altri personaggi, fra i quali un Alessandro, il quale fu 
creato cardinale da papa Pio IV nel 1565. Questo prelato fu 
prima senatore in Milano, e colonnello dell'imperatore Carlo V, 
ed ebbe da Margarita sua moglie, figlia del conte Luigi Sca- 
rampi di Canelli , alcuni figliuoli , i quali adottati dalla casa 
Scarampi, lasciarono una nobilissima discendenza che fiorì tra 
le principali famiglie cavalleresche di S. A. R. di Savoja , e 
dello stato di Milano. 

Parlando ora dei Crivelli di Asti diciamo, che questa è una 
di quelle nobili famiglie che governavano quel comune ; di 
fatto un Oltobone Crivello leggesi console dello stesso co- 
mune di Asti nel 1161^ un Rolando nel 1165 ne fu decu- 
rione, nel 1189 console di giustizia, e nel 1190 console: Bo- 
nifacio fu (1207) chiavare della stessa città, ed un Alberto ne 
fu nel medesimo tempo consigliere , e poi anch'esso (1212) 
chìavaro ', Ardizzone ne fu sindaco nel 1254; e finalmente 
Ambrogio Antonio Sca rampi -Crivello , conte di Canelli e di 
Lomello , cavaliere di s. Giacomo della Spada in Ispagna , 
copri pel duca Carlo Emanuele la carica di governatore di 
Torino nell'anno 1585. 

/ De Curia che vai quanto dire del Consiglio, ovvero, come 
dicono i francesi , del Parlamento , furono chiari in Asti nei. 



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ASTI 383 

secoli passati *, perocché fra gii uomini distinti, che di quesio 
casato si ha memoria, troviamo un Oberlo, che nel 1185 fu 
uno dei consoli di giustizia d'Asti; Balanino e Giacomo che 
furono decurioni delia patria nel 1288; Roggero che il fu 
novant'otto anni prima, ed Anselmo ch'ebbe la stessa carica 
niel 1221 ; Tommaso che fu da' suoi deputato sindaco a trattar 
coi genovesi Taffare del pedaggio di Gavi. Inoltre Bandinetto 
de Curia con titolo dì Signore , leggesi consigliere d'Asti 
nella pace che i suoi fecero nel 1276 con quei d'Alba , e 
nella cittadinanza data quattordici anni dopo ai conti di Bian- 
drale. Vivevano in quel tempo Nicoletto e Roggero di questa 
stessa famiglia, che furono più volte consiglieri, e Baldovino 
insigne dottore di leggi ; Oddino ed Oberlino , i quali ve- 
dendo i Solari esìgliati dalla patria , si ridussero, spontanea- 
mente ad abitare in Cheri: qn.'sli però, secondo il Ventura, 
erano del popolo; e Risbaldo , che, essendo (1123) uno dei 
consoli , fu anche uno dei tre consiglieri testimonii in una 
vendila fatta da quel comune a Giovanni de Curia. I de Curia 
furono anche (1410) consignori di Aramengo nel contado di 
Cocconato. Un altro Bandinetto fu dei tre consiglieri del po- 
polo , eletti a portare il baldacchino nell'entrata che fece in 
Asti nel 1447 il duca d'Orleans. 

/ Deati. Questa nobile famiglia diede il proprio nome a Villa 
che si dice dei Deati , posta nel Monferrato , essendo stala 
lungamente sotto la sua giurisdizione. Fra gli uomini insigni 
di questa famiglia , vuoisi ricordare Leone figlio di Manfredo 
Deato, il quale con molli cavalli seguì quei del Castello allor- 
quando dai Solari furono cacciati dalla patria (Vedi Voi XXV, 
pag. 376;. 

/ Dumdùi. Di questa famiglia, che visse nobilmente in Asti 
tanto nel tempo che quella città si resCe a comune , quanto 
dopo che cadde in potere dei Principi , sì distinsero alcuni 
personaggi , i quali furono già da noi rammentati , quando 
parlammo di Vigliano d'Asti'^ luogo su cui i Durnasii ebbero 
qualche giurisdizione (Vedi). 

I Falletti, Questa nobile famiglia fiorì non solo in Alba , 
donde uscirono i Falletti , sparsi nelle varie parli del Pie- 
monte, ma eziandio in Asti, ove nel 1188 già vi aveva consii^lieri 
del comune. Opizzone intervenne (1210) come testimonio all'alto 



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S84 ASTI 

di fedeltà, che prestarono al comune d'Asti i marchesi d'Incìsir. 
Borgogno fu decurione della patria nel 1206; la medesima carica 
ehbe Oberlo quindici anni dopo, e nel 1276 Obertìno suo nipote. 
Raimondo Falletto, capo di sua famiglia, essendo guelfo, dovè 
abbandonare Asti quando i Solari ne furono (1303) espulsi 
da quelli del Castello; e vuoisi che fin d'allora alcuni di questo 
casato siensi rifuggiati sotto la protezione di Filippo principe 
d'Acaja in Pinerolo, ove abitarono poi per assai lungo tempo. 
L'anzidetto Raimondo fu uno dei quattro consoli, che ven- 
nero (1308) dai guelfi deputati al governo della città d'Asti. 
Dragonino Falletto di quella città leggesi in più luoghi nel 
1400 con titolo di Signore nominato. È opinione che da 
questi nobili astigiani siano derivali i Falletti che furono an- 
noverati da Cesare Nostradamus fra i nobili provenzali; e dai 
medesimi forse provennero t Falchi, nobili un tempo di Sa- 
luzzo, e poi anche di Dronero. 

Nel palazzo dei Falletti astigiani alloggiò Giovanni marchese 
di Monferrato allorquando col favor dei ghibellini entrò (1303) 
in Asti contro i Solari. I Falletti in quella città erano del 
popolo ; onde Tommaso fu uno dei sei popolari dalla città 
d'Asti eletti nel 1358 ad andar all'incoittro della moglie di 
Giovanni marchese di Monferrato. Intorno a quel tempo Co- 
dino Falletto d'Asti diede al signor di Milano una forte torre 
che aveva vicino a Portacomaro , della quale impadronitisi 
poscia gli astigiani, fu da essi demolita nel 1372. 

/ Fossati e t Gamondi. Queste due nobili famiglie cui ap- 
partennero diversi personaggi, i quali furono 'consoli e decu- 
rioni nel tempo che Asti reggevasi a comune , sono ora to- 
talmente estinte. 

/ Fumi, % Frasenghi e t Fantini, Queste antiche e nobili fa- 
miglie fiorivano nel 1170. 

/ Ferreri. Questi nobili fondarono la prevostura dei cano- 
nici regolari di Corlevecchia o Corveglia, e furono signori di 
Serralunga e Castetlazzo in Monferrato, fra cui è ricordalo un 
Secondo che fu cameriere delta marchesa Margherita di Mon« 
ferrato (Vedi Corveglia.) 

l Giardini detti anche Gardini, La famiglia Giardina era una 
delle più nobili di Asti, mentre quella città reggevasi a co- 
mune, ma essendosi trasferita in Provenza nel 1451 in per- 



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ASTI 38S 

sonn <li Giorf;io mastro *!i C!*sa , e gcniìluomo ordinario t\ì 
Renalo ro di [Napoli, quivi acqntstò signorie t^ caslotli, fra cui 
la terra clic dìi questo nobile casato fu poi chiamala iena 
dei Giardmi. T>a questi nobili signori fu anche fabbricata e 
denominala^ circa il t450, la Giardinai bellissima vìlb posta 
nel terri Iorio della città di Cherasco; e dai medesimi trassero 
pure la loro orìs^inc i Giardini di Vigono, 

Fra i pei*sona<^gi insigni di questa nobilissima famiglia asti- 
giana, onde si ha memoria» voglionsi rammentare i seguenti: 

Robalda , figlio di Ottone Giardino, fu console della patria 
nel 1148, ed un altro di simil nome fu uno dei tre primi 
rettori, preposti al governo della città di Asti dall'imperatore 
Federico Barbarossa, quando ne! 1159 le *Ìiede la libertà, 

iNicolò Giardino fu console del suo comune nel 1196 , e 
sei anni dappoi lo fu Guglielmo , e Marco ne fu consigliere 
nel 1204, 

Un altro fìobaldo ebbe nel 1^14 il carico di ricevere fa fe- 
deltà dagli uomini di Masio. Un altro Guglielma , nomio;itD 
sigìmre e dottore di leggi, fu uno di quelli che, a nome delb 
patria, giurarono (1266) una tregua col re Carlo di I^apoli , 
e che nel 1292 viene da Giustiniano citato siccome podestà 
di Genova. Questi fu anche uno deì quattro nobili della città 
deputali (1280) per contrarre un impreslito di lire trentacinque 
mila coi genovesi per redimere i prigionieri cb'erano in Pro- 
venza. 

Rolando Giardino leggcsi decurione della patria nel \%li> 
nelTatto di pace conchiuso tra Alba ed Asti, Notiamo di pas- 
sata, che una porta della ciltk di Asti denomina vasi Porta dei 
Giardini da questa famiglia, la quale soffrì nelle guerre civili 
persecuzioni in molli suoi membri, che dovettero esulare, ma 
poterono rifiatrlare nel lo(J4. 

Catalano Giardino leggesi consigliere dcirospiiio di quella 
città nel 1574. 

1 Giardini coi Solari ebbero già parte della signoria di Ma- 
gliano. 

/ GnUuari. La famiglia Guttuara, che possiede il castello di 
Belvedere neiralessandrino, era una delle antiche nobili fa- 
miglie astigiane , e tiensì essere la stessa ch^ Vlsnarda e In 
Turca^ che col nome di Castello erano chiamate le case Tri- 

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586 ASTI 

*ìarie; perocché spiegando esse la medesima insegna , che è 
un'aquila nera membrala di rosso, coronala d'oro in campo 
d'argento, come Tusano gli Alferi nobili astigiani, vuoisi ab- 
biano e«se avute una comune origine, ma essersi distinte in 
questi tre cognomi dai nomi propri dei padri loro in tempo 
che d'uno stesso nome si trovavano diverse persone della 
medesima casa , come accadde a molte altre famiglie. In 
Asti era gih una piazza , che dìcevMsi dei Guttuari , e così 
pure appellavasi una delle più superbe torri che sorgessero 
nella città ^ torre che fu dai Solari (1304) demolita allorché 
essi ritornarono in patria. Guglielmo de Castello leggesi nel 
1216 padrone di una parte di Cessano, che in feudo teneva 
dai marchesi di Busca, dopo i quali irovansi diversi dei Gut- 
tuari aver essa parte posseduta, che poi con un'altra di santo 
Stefano essi rimisero agli astigiani nel 1280. 1 Guttuari più 
tardi (1560) possedettero anche Neviglicdi Cortisella ed Agliano. 

Questi nobili signori, i quali, come abbiam detto poc'anzi, 
erano gli stessi che gli Isnardi ed i Turchi , essendosi posli 
alla testa dei ghibellini, in compagnia di altri nobili di questa 
fazione, scacciarono nel 1503 dalla città i Solari e gli altri 
guelfi loro fautori; ma vedendo poscia che per l'aderenza che 
qui'Sti ultimi avevano col re di Napoli e coi principi di Sa- 
voja, i quali parteggiavano pei guelfi, non potevano da loro 
stessi mantenersi, chiamarono ed introdussero nella città prima 
i Visconti , e poscia il marchese Giovanni di Monferrato. Se 
non che, ribellatisi da quest'ultimo, si accostarono novellamente 
ai Visconti, coi quali si trovarono all'assedio della città d'Asti 
loro patria nt\ 1371 , e due anni dopo tentarono indarno 
d'impadronirsene colle scale , tra la porta di s. Michele e 
Castelvecchio, per sottrarla dalle mani del marchese Secondotto, 
figlio dell'anzidetto Giovanni; perciò, costretti ad esulare per 
alcuni anni, ripatriarono poscia nel 1378, quando la città per 
dappoccaggine di Secondotto venne in potere di Galeazzo 
signor di Milano. 

Fra i principali personaggi di questa famiglia si notano i 
seguenti : 

Ruffino Guttuaro, il quale nel 1260 fu da' suoi deputalo a 
trattare una tregua col re Carlo di Napoli , e ventidut? anni 
dappoi coprì l'alta carica di podestà di Milano. 



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ASTI 587 

Emanuele, che nel 1277 ebbe anche a trattare una tregua 
col medesimo re di Napoli a nome d'Asti , e che tre anni 
dopo fu pe' suoi ambasciatore ai genovesi, presso i quali fu- 
rono altresì nel medesimo anno spediti Andrea e Daniele della 
stessa famiglia; quest'ultimo neirallo di procura è chiamalo 
con (itolo di nobile, che in que' tempi era solo conferito ai 
grandi signori. 

Luigi, Giacomo ed Enrico, i quali nel 1290 furono consi- 
glieri della patria. 

Giovanni , Simonino , Roberto e Francesco, tutti quattro 
soldati di grande valore , i quali si segnalarono nelle guerre 
civili d'Asti del 1305. 

Antonio, che fu nella seconda meta del secolo xiy chiavaro 
della città: esso viene pure dal Corio annoverato fra i prin- 
cipali cavalieri che onorarono (1402) la sepoltura di Giovanni 
Galeazzo duca di Milano. 

Baudrachino, signore di Masio e cavaliere di Rodi nel 1587. 

Franzone Guttuario, che fu vescovo: fioriva nel 1357. Vn 
Alberto di questa stessa famiglia fu vescovo della patria nel 1410. 

Vasino Guttuario , celebre giureconsulto e marito di Lu- 
crezia Prandona. Morì nel 1596, e fu sepolto nella chiesa della 
Maddalena. Sulla sua tomba leggesi un epitafìo postogli dal 
fratello Giovanni Maria, canonico della cattedrale. 

/ Goni. Di questa antica e nobile famiglia fu, tra gli altri, 
un Girardo, console nel 1191. 

/ Gorzani, Questi nobili signori presero il nome da un loro 
castello posto nelle vicinanze di Vaifenera , e che è frazione 
tli s. Damiano d'Asti. Un ramo di questa famiglia si stabilì in 
Torino ed un altro in Saluzzo. Vedi voi Vili, pag. 208. 

/ Gisberii. Questa nobile famiglia produsse fra gli altri: Gi- 
rardo, che con titolo di signore fu sindaco della patria (1225) 
quando i genovesi diedero al comune d'Asti il pedaggio di 
Gavio; e fu pure in compagnia di Bertrando Berardo man- 
dato da quelli d'Asti (1214) ambasciatore all'imperatore Fe- 
derico il in Basilea : Pietro Gisberto fu consigliere d'Asti 
nel 1272. 

/ Giuliani^ che fiorirono circa il 1170. 

Gli IppoUli, Questi signori vissero nobilmente in Asti nei 
medesimi tempi, ed ebbero anche il maneggio delle princi- 
pali pubbliche faccende di quella città. oigitizedbyCnOOQlc 



588 ASTI 

/ LaretL Da questa nobile rumiglia, che era già ih fiore in 
Asti fin dall'anno 1190, trassero l'origine loro i Loretì di Sa-» 
luzzo. 

/ Lajoli. Questa famiglia, quantunque sia sempre slata po- 
polana, conta ciò nullameno in tutti i tempi personaggi, che 
signoreggiarono il popolo ed ebbero feudi. Eccone i principali : 
Raimondo Lajolo era console del comune allorché gli asti- 
giani convennero col marchese Guglielmo di Ceva nel 1191. 
In quest'istesso anno un Oberto leggesi decurione della patria. 
Rolando fu chiavaro d'Asti nel 1218, e due anni dopo Gu- 
glielmo. Un altro Rolando, Albasio, Mandicino, Enrico e Gor- 
zano, onorati del titolo signorile, furono consiglieri della patria 
in credenza nel 1276. Un altro Guglielmo, anch'egti titolato 
signore , venne da' suoi (1280) inviato ambasciatore a Pavia, 
per la conferma della lega stretta fra quei due comuni. 

Giacomo Lajoli, qualificato col titolo di signore, fu nel 1260 
deputato dalla sua patria a trattare una lega col re Carlo di 
Napoli; ed è opinione sia quel Giacomo, che leggesi dottore 
in una credenza dt^l 1225. 

Andrea fu eletto (1290) ed annoverato fra i quattro sa- 
pienti d'Asti deputati a trattare la cittadinanza da darsi ai 
marchesi d'Incisa. 

Bernardo, dottore di leggi, trovandosi al servigio di Filippo 
d'Acaja, fu da questo principe impiegato in molti aifari di ri- 
lievo. In questi tempi fioriva pure Girardo Lajolo giurecon- 
. sulto di bella fama. Alcuni di questa famiglia furono nel 1300 
consiglieri di Carasco. 

Bavaccio, Bonifacio, Dragone, Gaietto, Gioannone e Fal- 
cone erano consiglieri d'Asti quando (1359) questa città si 
sottomise alla protezione di Giovanni marchese di Monferrato. 
Angioino Lajolo dovette, siccome guelfo, soffrir molte per- 
secuzioni da quelli de Castello-, e cos) pure Aleramo, il quale, 
fallo nel 1303 prigione con altri guelfi mentre da Alba ac- 
compagnava alcuni ambasciatori del re Carlo 11 a Mondovi, e 
condotto a Fossano, dovè restarvi finché , rientrati nel 1308 
i Solari in Asti , fu anche ripatriato e fallo uno dei quattro 
consoli della città. 

Andrea Lajolo per contro seguendo la parte imperiale fu 
Tanno dopo (1309) espulso insieme con altri di sua famiglia 



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ASTI S89 

fbll;* palria, quando i Soliirì, a vii lo il sopra veti lo, vi rienlrj»- 

iOtìO, 

Domenica Lsjolo fu uno de' sei del popolo dalla sua patrizi 
depiligli ad andare (ISoS) a ricevere Isabella d'Aragona, moglie 
del marcliese Gioanni dì Monferralo , ia prima volLa olitila 
venne in Asti. 

L^ famiglia Lajolo avendo per molti anni posseduto parie 
del castello di Solere, fu perciò annoverala Ira le famiglie no- 
bili asligiane che fiorivano ancora nel 1^09. 

/ LoreH%L Di queslo nobile casato astigiano furono: 

Obcrlo, clic fu consigliere della pai ria nel 1 165, e Guglielmo 
cbe il fu ventisene anni dopo. 

Bafangero, che fu per i suoi nel 1206 ambascia lore al mar- 
cliese di Monferrato per trattar seco la pace. Andrea, che fu 
decurione d'Asti nel l'219. 

Pietro, che nel 122!2 fu uno degli otto cittadini d'Asti eletti 
per trattare la pace cogli albesani^ a quest'alto inlervennero 
anche Quella, Cappone e Corrado, lutti e Ire dell' ìslessa fa- 
miglia Lorenzi , siccome mallevadori per gli astigiani verso 
4|uclli d'Alba per l'osservanza delle condizioni di quella pace. 

Ba dardo Lorenzo venne con tre altri nobili suoi concitta- 
dini deputato (1225) a trattar laccordo del pedaggio di Gavi 
coi genovL'st. 

Boberlo, dottor di leggi di molta fama nel 1239. 

Rolando fu ehiavaro d'Asti nel 1281 , Corrado 11 .<>ei anni 
prima consigliere della slessa ci Uà, e Romano, Alvisio e Tom- 
masij nel 1279. 

1 Lorenzi essendo signari di Trezzo lo vendettero ai mar- 
chesi di lìusea. 

1 LuneltL Quesii signori, quali nobili d'ospizio di parte ghi- 
bellina » furono dalla patria cogli altri di loru fazione esigi iali^, 
quando nel 1504 i Solari rientrarono in Asti. Questa famiglia 
astigiana vuoisi sia derivata dai nobili Lunelli di Chel*asco. 

/ Martuichi. Crebbero il lustro di questa famiglia ì seguenti 
personaggi : 

Robaldo, console del popolo nel 1163. 

Oberlo, che fu dal suo comune deputato nel 1208 a pren- 
dere il possesso del castello di Masìo , e nove anni dappoi a 
trattare un accordo tra Asti ed Ugone marchese Del Carretto. 

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590 ASTI 

Franco Guglielmo Marucco fu uno degli eletti dagli asti- 
giani a concludere (1260) una tregua con Carlo d'Anjou conte 
(li Provenza ^ ed Alberto Marucco fu uno dei consiglieri della 
patria nel 1276. 

/ Maccaruffi , i Mignani ed t Monachi ebbero molti consoli 
della città d'Asti. 

/ Meschiavini^ t Malavia^ % Monlalli ed t Magistri fiorirono in 
Asti nel secolo xii. 

/ Mula%%ù Questo casato , in oggi estinto , era nel novero 
delle famiglie nobili di ospizio , e possedette per molti anni 
una parte di Montaldo-Rovero. In antichi documenti è ri- 
cordato Damiano Mulazzo, che fu nel 1411 crealo conte pa- 
latino dall'imperatore Sigismondo; privilegio che venne esteso 
a' suoi discendenti, onde troviamo col titolo di conte chia- 
mato anche Ludovico di lui figlio. Luciana Mulazìa fu abba- 
dessa del monastero del Gesù (Clarisse) nella città d'Asti. 

/ Nasi, Di questi signori, anticamente già nobili d'ospizio , 
fu quel Deciano, che raccolse alcuni frammenti di storia patria. 

GH OUinù Della nobile famiglia degli Ottini furono: 

Ardissone, consigliere della patria nel 1190, Grafagno otto 
anni dopo, e Bonifacio nei 1221. 

Giacomo, che fu rettore della società di s. Secondo nel 1250. 
Guala, Benedetto, Obertino e Robaldo, tutti consiglieri nel 1279. 

Rolando Ottino, soldato, leggesi consigliere de Hospitio nel- 
l'atto di vendita fatta (1374) del luogo di Ceresole allì Rotari. 

/ Pavesi. Questi antichi nobili, che nel 1290 vennero fatti 
cittadini d'Asti, furono consignori di Malamorte e MomberceHo. 

/ Peti a ossia Piega, Questi nobili signori, essendo come gutlfi 
esigliati dalla patria per opera della fazione prevalente dei So- 
lari, si rifugiarono in Carmagnola. 

/ Pertenghi. Furono già prima del 1260 consignori del ca- 
stello di Vincio e di Cossano, e novant'anni dappoi possedet- 
tero il castello di Pica. 

/ Piazza. Di quest'antica e nobile famiglia d'Asti, che tenne 
in pugno i destini di quella città quando reggevasi a repub- 
blica, si segnalarono parecchi personaggi, fra cui rammentiamo 
ì seguenti: 

Gualla, che fu consigliere della patria nel 1135, ed Arnahlo, 
che lo fu nel 1163. 



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ASTI 591 

Opizzone intervenne (1149) qual n?8limonio iiiraUo di do- 
nazione fnUa al comune d'Asti dal marchese Ottone Bovario. 

Oberlo, dottore di leggìi, coprì la carica di console di giu- 
stizia nel 1189 5 uiiìzio allo ed onorifico, che esercitò pure 
quarant'anni prima un Corrado di questa stessa famiglia. 
. Bajamondo, dottore di leggi, fu anche console di giustizia 
nel 1196, e tre anni dopo vicario di Pietro di Pietrasanta , 
podestà d'Asti. 

Saraceno della Piazza fu uno dei deputati a giurare una 
lega che i suoi cittadini fecero coi pavesi. 

Un altro Oberto, onorato del titolo di signore, leggesi nel 
1250 sicurtà per Asti verso gli Albesani; e dieci anni dappoi 
con Rolando della stessa famiglia fu deputato a trattare una 
tregua col re Carlo d'Anjou, col quale ne trattò poscia un'altra 
nel 1269. 

Guglielmo nel 1260 cedette al vescovo d'Asti alcuni molini 
che teneva sopra il fiume Ellero presso Mondovì, e diciassette 
anni dappoi trattò anche una tregua col re di Napoli. 

Arnalclo, che nel 1298 fu prevosto della cattedrale d'Asti , 
era già stato tre anni prima vicario capitolare in compagnia 
di Odone Garetto. 

Orsatone della Piazza esercitò la carica (1507) di podestà di 
Mondovì nei tempi che quella città reggevasi a comune. 

/ Della Porta, Quest'antico e nobile casato fiorì in diverse 
parli del Piemonte, principalmente in Vercelli e nel contado 
di Castellaroonte y di cui possedevano una parte. Se i Della 
Porta astigiani siano derivati da questi ultimi, oppure questi 
da quelli non è ben chiaro; il certo si è che i Della Porta 
d'Asti ebbero in quel comune le prime onoranze ; diffatto 
Gerbaldo fu console di giustizia nel 1188; Alberto fu con- 
sigliere nel 1214 , e sette anni dopo Simbono ; Scapino 
ebbe la slessa onorevole carica nel 1276 , e quattordici anni 
(iappoi l'esercitarono anche Guglielmo e Giacomo ; e ben 
molli altri personaggi di questa famiglia furono in altri tempi 
e consoli, e rettori, e decurioni di quella città. 

Questi nobili astigiani ebbero anche nel 1220 una parte del 
castello, di Calosso, cui Andrea, Bartolomeo, Marco ed Ottono, 
figliuoli di Alberto e di Agnese, vendettero cinque lustri dopo 
ili comune d'Asti. 



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392 ASTI 

/ Ralvenghi, Fra questi nobili si distinsero: 

Giordano, il quale nel 1216 intervenne come testimonio ad 
un accordo che si fece tra gli astigiani da una parte ed il 
marchese Manfredo Lancia dall'altra ^ e nel 1250 Tu anche 
rettore della società dei soldati d'Asti. 

Un altro Giordano, ricordato dal vescovo di Nebbio, ebbe 
nel 1261 la carica di podestà di Genova, nei qual tempo fio- 
riva pure un Gandolfo di questa famiglia. 

Oberto Ralvengo fu decurione nel 1279, e undici anni dopo 
ebbe questa medesima carica Leone della stessa famiglia , la 
quale in quel tempo ebbe molti altri personaggi, che furono 
consignori di Cessano. 

Enrico chiese ed ottenne dairimperatore Enrico VII, nel- 
l'occasione che questi venne in Asti, il castello di None, cui 
egli restituì poi a Garnero, luogotenente di quell'Imperatore. 

/ Della Riva, Questa famiglia, che vuoisi originaria di Riva 
presso Chieri , e che da quel luogo abbia preso il nome , fu 
una delle antiche e nobili famiglie d'Asti, e produsse fra gli 
altri i seguenti illustri personaggi: 

Ruffino, dottor di leggi, che fu nel 1260 mandato da' suoi 
con alcuni altri a trattare una tregua con Carlo d'Anjou conte 
di Provenza, la quale, a nome della patria, ebbe poi anche a 
confermare sei anni più tardi. 

Giovanni, il quale con titolo di signore trovasi consigliere 
d'Asti in una lega stretta fra quella città ed i marchesi Del 
Carretto nel 1270. 

Antonino, Uberto e Ruffinelto, tutti e tre di questa fami- 
glia, leggonsi consiglieri .d'Asti in una credenza tenuta (1279) 
in quella città. 

/ Ramuffif consignori di Malamorte , i Roatti ed t Ricci fu- 
rono tutti nobili astigiani, e diedero in diversi tempi consoli 
e decurioni alla patria, ed ebbero il maneggio degli affari più 
rilevanti di quella città. 

/ Re, Questo casato, di cui vedesi tuttavia una vecchia e 
superba torre in Asti, detta dei ile, appartenne a quelle fa- 
miglie , ch'erano riputate nobili in quella città tanto prima 
che si reggesse a libero governo, quanto dopo che l'ebbe per- 
duto. Fra questi nobili si distinsero : 

Ottone e Rolando, i quali furono consiglieri d'Asti nel 1220^ 



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ASTI o93 

ed Uberto Re come tale intervenne alla stipulazione del trat- 
tato di pace, che gli astigiani fecero cogli albesì. 

Filippo Re e Maria sua moglie sottomisero (1274) sé e tutti 
i loro beni alla chiesa cattedrale d'Asti. 

Un altro Uberto , ossia Roberto , fu consigliere in patria 
nel 1539. 

Tommaso Re fu vescovo d'Acqui nel 1452. 

/ Salvatici, Di costoro si rammentant): 

Dongiovanni, il quale è citato nella donazione che il mar- 
chese Ottone Dovario fece al comune d^Asti nel 1149, e Gu- 
glielmo, insigne dottor di leggi , al quale Timperatore Fede- 
rico li delegò la decisione di una controversia , che pel ca- 
stello di Darbaresco agitavasì tra Asti ed Alba. Da questa no- 
bile famiglia astigiana, di cui leggesi tuttavia un^iscrizione se- 
polcrale nei chiostri di s. Francesco d'Asti, è opinione siano 
derivati i Salvatici, che un tempo fiorirono nella città di Sa- 
luzzo. 

/ S, Gioanni, Da una chiesa , che anticamente sorgeva in 
Asti, dalfAlfero in più luoghi della sua cronaca chiamata san 
Gioanni de Donaley credesi prendesse nome un'antica e nobile 
famiglia di quella città, detta di s. Gioanni, perchè colà presso 
vi abitava. Di questi nobili signori fiorirono: 

Azzone, che fu console della patria nel 1148^ Pietro, con- 
sole di giustizia nel 1189, nel qual tempo vivea pure Enrico, 
uno dei consiglieri della città. 

Manfredo di s. Gioanni fu sindaco nel 1222, e Darbato fu 
sei anni dopo ambasciatore pe' suoi ad Enrico marchese di 
Savona. 

Giacomo, figlio di Viviano di 8. Gioanni, fu in compagnia 
di altri nobili suoi compatrioti sicurtà per Asti verso gli al- 
besani. 

Manfredo li e Filippo leggonsi il primo nel 1276 ed il se- 
condo nel 1290 consiglieri della patria loro. 

Dono di s. Gioanni fu siccome capo dei ghibellini espulso 
dalla città, quando (1304) i Solari ripatriarono. 

Gli Sbarrali , consignori di Malamorte e signori di Monte- 
marzo, i quali furono fatti cittadini nel 1290; t Soldani e gli 
Spella, consignori di Montebersario, dei quali Enrico coprì la 
carica di podestà di Genova nel 1285; ed t Siboniy che furono 
26 Dizion. Geogr, ec. Voi. XXVll. 



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394 ASTI 

un tempo consignori di Cossano e di Ferrere, luoghi che ri- 
misero poscia (1280) al comune d'Asli , furono tulli nobili 
astigiani nel tempo che quella città reggcvasi a comune. 1 Si- 
"boni fin da que' tempi eransi per via di matrimonio congiunti 
coi marchesi di Busca in allora possenti signori. 

/ Siccardi, consignori di Mombercelli, dei quali fu Guglielmo 
con titolo di signore nominato in un'investitura di alcuni beni 
fatta nel 1220 dal marchese di Monferrato a quello di Saluzzo. 

/ Soldani ebbero Enrico,, che fiorì nel 1191. 

/ Testa, i Torselli ed • Torelli furono pure annoverali fra i 
nobili astigiani di que' tempi. 

/ Troja. Di questa famiglia sorgeva in Asti un superbo pa- 
lazzo, di cui veggonsi tuttavìa alcuni avanzi, nel quale vi al- 
loggiava (1303) il marchese di Saluzzo, quando i Solari furono 
esigliati dalla patria. Dei Troja si rammentano i seguenti: 

Oberto, il quale fu chiavare della città nel 1237^ Alovisio, 
che fu in lotta cogli antichi signori di Morella, e leggesi no- 
minalo nella tregua che fu fatta nel 1266 col re Carlo di 
Napoli. 

Tommaso e Paolino , i quali furono nel novero di coloro , 
che dopo Tespulsione dei Solari si ridussero ad abitare in 
Chieri. 

KViffino ed Antonio, figliuoli di Giovanni Troja, furono nel 
1393 dei signori di Melleto, castello di cui una parte vendo 
più tardi (1425) ai marchesi Taffini Beatricina figlia ed erede 
di Vincenzo Troja. 

/ Tornati. Questi signori, detti anche Tomatis e Tomasii, vis- 
sero nobilmente in diverse città d'Italia; ma, lasciando da parte 
l'origine che Francesco Gazzera assegna ai Temali, di cui egli 
parla, non essendo infrequente, come Tesperienza c'insegna , 
che nobili famiglie prendano il nome da quelli dei padri e 
madri loro, massime quando nel medesimo lempo e nella stessa 
città vivono più membri di uno slesso nome e di una stessa 
famiglia, diciamo che i Temati furono dei nobili più antichi 
<rAsti, donde si sparsero in altre parti del Piemonte, e spe- 
cialmente in Mondovl ed in Cuneo. Illustri membri di questa 
famiglia astigiana sono: 

Giacomo Tomatis, che fin dal 1188 è menzionato qual con- 
sigliere d'Asti, e dieci anni dopo nella slessa qualità un Bo- 
nifacio. 



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ASTI 595 

Obirrlo, coli aniulelto Giacomo, leggesì come tcsUnionìo ad 

un» conferma che r canonici iV^si'ì fecero nd \tO% ili una 

donazione l'alLa dal vescovo BoniÌ;]cio di alcuni casiclli » quei 

comune. 

Filippo Tomaùs fu re U ore, ossia capì la no della mi ti zi» asLì- 
giana nel t^oO , nel qual anno fu pure da' suoi deputato a 
risolvere una lega eh V rasi si re Ita Ira il couiune d'Asti e quelli 
di Pavia, Ìl marcbese Manfredo Lancia, che fu poi re di !Sa- 
poli, ed i marchesi Dal Carretlo a fitvore deHimperatore Fe- 
derico Il e del re Corrado suo figlio. 

Giorgio , Pietro e Rolaniìo , tulli e Ire della famiglia To- 
matis, furono consiglieri in una pace conchiusa nel 1276 tra 
Asti ed Alha^ e Rolando fu uno dei quattro sapicnli deputati 
dalla citlà d'Asli a traltare nel ìiB2 la citudinanza dei mar- 
chesi d'Incisa, 

Guglielmo fu arcidiacono della cattedrale ne! 1292, 
/ Turchù Questi nobili signori, che abbi a m detto più sopra 
essere gli stessi che i GutluaH e gli Isnardl^ essendo dei prin- 
cipali ghibellini dell'Astigiana sostennero un tempo, cogli altri 
della loro faiìone, il partito dei marchesi di Monferrato e di 
Saluzzo^ furono signori del castello di Tonco , che tenneio 
più di trecento anni; ebbero parie nel 1200 dei castelli di 
Nei ve e Barbaresco^ e possedettero ali ri castelli e beni feudali, 
tra cui una parte del castello di Manzano e le decime di Bo- 
mantsio, per le quali essendo insorta (1287) qualche differenza 
col marchese di Saluzzo fecero un compromesso nella persona 
ili Bonifacio Pasetla; acquistarono piij lardi il castello di Mom- 
bercello, Monlemagno e Frìnco con parie di Reviglrasco presso 
Moucalieri, ed alcuni altri feudi nel Ciablese* 
Personaggi distinti dì questa famiglia furono: 
Gioanni Turco, il quale circa il 1;^80 trovasi in diversi con- 
traili chiamato col titolo di signore, 

Guglielmo e Valentino fratelli^ i quali siccome capi del par- 
tito ghibellino furono seguaci del marchese di Saluzzo nella 
impresa del Monferrato. Guglielmo inoltre non avendo voluto 
ubbidire al laudo proferlo dal conte Amedeo di Savoja (lol9) 
Ira i guelfi e i ghibellini d'Asti, e ritirarsi coti suo figlio nel- 
Tisola di Cipro , coujbrmemcute era stato pci- la (pjiete delle 
parli decretato, fu cagione che nuova mente si venisse alle armi, 

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396 ASTI 

/ Viali. Questi nobili signori astigiani, cbe cosi vennero (fé- 
nominali da un castello di tal nome, possedettero dal 1150 
al 1550 una parte di Vincbio, Vaglio e Casteirivotto. 

/ Vaschi, Di questo nobile casato , cbe vuoisi sia lo stessa 
che quello di Mondovì, ne fiorì un ramo anche in Asti. 

/ Vecchi. Della famiglia dei Vecchi, i quali furono nobili He 
Hospitiò, era capo un Guglielmo allorché (1304) rientrando in 
Asti i Solari essa Tu costretta, siccome ghibellina, ad esulare 
dalla patria. 

Gli Ugoni. Questi nobili signori d'Asti tennero più di cento 
anni il castello della Cisterna, ch'essi avevano comprato verso 
la metà del secolo xiv da Baldracco vescovo di quella città. 
La famiglia degli Ugoni si estinse circa il 1489. 

Gli Amici. Questa nobile famiglia astigiana, la quale possiede 
il feudo di Castell'Alfero con titolo comitale, non vanta un'o- 
rigine molto antica; perocché il primo che la nobilitò fu un 
Alessandro, il quale copriva la carica di controllore delle fi- 
nanze nel tempo di Madama Cristina. Quest'uomo illustre e 
pio fondò nella chi'esa dei minori conventuali di Torino la 
cappella del Crocifisso » ove leggesi una relativa iscrizione. 
L'arma della famiglia degli Amici consiste in uno scudo d'ar- 
gento carico di tre uccelli passanti, tinti di nero col capo az- 
zurro , impressovi un anello d'oro rappresentante due roani 
congiunte, detto comunemente anello di fede; accompagna il 
cimiero un tronco d'albero, a cui soprastà un uccello di detto 
colore col motto usque ad cineres. 

Gli Isnardi. Fra le più illustri famiglie d'Asti é a buon di- 
ritto annoverata l'Isnarda, la quale ebbe diversi feudi in Lo- 
rena ed in Piemonte, li capo di tal famiglia s'intitola mar- 
chese di Ctstello Havard , di Caraglio e di Strevi , conte di 
Sanfrè , Ligneville , Agliano e Della Motta-lsnardi , signor di 
Villanova-Solara, di Banna Wittel e Malmaison, marchese di 
Senantes in Francia. L'arma di questa nobilissima famiglia 
presenta in campo d'argento un'aquila nera, coronata anche 
d'argento, memiorata e beccata di rosso; soprastà al cimiero 
allr'aquila nascente col motto = Bien connoitre avanl que d'ai^ 
tner = per supposto due aquile nere. 

La famiglia Isnardi, come quelle dei Guttuari e dei Turchi, 
deriva dall'albergo de Castello, principalissimo ed antichissimo 



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ASTI 397 

in Asti^ e qaal fosse il rango e qaale la possanza degli Isnardì 
nella repubblica di quella città si può arguire , secondo che 
attestano^le storie degli imperatori Federico ed Enrico VII , 
dai molti feudi che possedevano , e dalle guerre civili ch^ 
sostennero come principali della fazione ghibellina contro i' 
Solari , che erano guelfi , dalFinteressa mento che presero 
gllmperatori nelle diflFerenze loro, essendo venuto in Asti Tim- 
peratore Enrico per comporre le loro dissensioni e pacificarli, 
non che dalle illustri alleanze da essi contratte, e dai privi- 
legi imperiali loro conceduti. Bonifacio Isnardi fu ambasciatore 
degli astigiani al conte Verde ^ Manbedino e Giovanni , sic- 
come ghibellini , promossero Tespursione (1303) dei Solari 
dalla città d'Asti. 

Gli Isnardi essendosi poi sottomessi ai principi di Casa Sa- 
voja , furono in tanta considerazione , che Ludovico Isnardi 
ebbe Tenore di sposare Luisa di Savoja , figlia del signor di 
Racconigi; alleanza che procurò a questa famiglia grandi onori 
e le prime cariche della Corona. L'anzidetto Ludovico, conte 
di Sanfrè , fu cavaliere dell'ordine di s. Michele in Francia , 
dottore di leggi nel 1559, e sette anni dappoi capitano delle 
milizie. Vedi voi III y pag. 471 e 472. 

/ Roveri, Questa famiglia originaria di Germania è una delle 
principali e più nobili famiglie della città di Asti. Essa 
dividesi in più rami rappresentati dai conti di Settime e Mom- 
l)arone, di Guarene, di Piobesi e della Vozza, di s. Severino 
e di Sciolze, di cui s'intitolano marchesi , di Pica , Monteu , 
Monlicello, Pralormo, Ceresole, Revello, Torre di Valgorrera. 
1 Roveri, oltre la maggior parte degli anzidetti luoghi e feudi, 
possedettero la valle d'Andona, Poirino, Sommariva, Montaldo, 
Balangero , Corsione e Castagnilo , unitamente alle terre di 
Varet, Dubìeu e Pressieu in Savoja. 

Gli Scarampi, Questi antichi signori di origine fiamminga 
vennero ascritti .intorno al 1200 fra i nobili di Asti. Ebbero 
i feudi di Menale , Primeglio, Cairo e molti altri con Corte- 
raiglia. Usano per arme cinque pali rossi in campo d'oro^ per 
divisa un porco nascente che tiene in bocca un ramo di 
quercia con tre ghiande verdi col molto — MODUS ET 
ORDO — Di questa famiglia si distinsero parecchi nella ge- 
rarchia ecclesiastica, che sono i seguenti: 



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398 Asrr 

Rolando, palriarca di Costantinopoli nel 1342. 

Enrico dei signori di Cortemiglia, vcscoto d'Acqui nel 1383. 
Questo prelato godè la stima e la grazia di Teodoro- marchese 
di Monferrato, da cui gli furono affidate varie onorifiche com- 
missioni. Neiranno 1403 venne traslato alla sede vescovile d^ 
Feltri e Belluno, ove vieppiù si distinse in dottrina e santità 
di vita , specialmente in occasione del concilio di Costanza. 
Morì nel 1440 in odore di santità, e la fama delle sue virtù 
gli meritò il titolo di Beato. 

Lazzaro, vescovo di Como nel 1460. 

Girolamo, vescovo di.Compiegne in Francia. 

Giuseppe Francesco Maria Scarampi di Prunei, già gover- 
natore* del collegio delle provincie, riformatore, consigliere e 
poi limosiniere di S. M., fu nel 1757 elevato alla sede vesco- 
,viie di Vigevano. 

Fra gli Scarampi che si distinsero per altre onorifiche ca* 
. rìche, sono a rammentarsi: 

Guglielmo, il quale nei 1264 fu podestà di Genova, Filippo, 
che aderendo alla fazione ghibellina , fu uno degli eletti ai 
governo d'Asti 1303. 

Daniele e Bartolomeo suoi figli , celebri giureconsulti , di 
cui vedesi il sepolcro colla loro effigie in marmo, avanti Tal- 
tare maggiore della chiesa di s. Maria Maddalena in Asti, sul 
quale sepolcro sta scritta una relativa iscrizione. 

Un altro Daniele , il quale dopo d'essersi reso benemerito 
di casa Savoja fu creato governatore di Chivasso nel 1534 , 
ed Antonio che ebbe la medesima carica in Torino. 

In autentici documenti sono pur menzionati parecchi altri 
(li questa nobile famiglia, i quali furono in diversi tempi ca* 
valieri di Malta, ed esercitarono altre onorifiche cariche. 

Cenni biografici. Agli illustri astesi , di cui si fé' cenno al 
proprio luogo (Voi. /, pag. 478 e seguenti) , sono da aggiun- 
gersi i seguenti: 

Pagano (Maestro) meclico , il quale è mentovato nel Libro 
Verde della città d'Asti sotto l'anno 1148. 

Beccano Pietro: di questo personaggio che professò ezian- 
dio Tarte medica, si ha memoria in un atto, che stipularono 
ia Asti gli uomini di Cuneo (1198) ad oggetto di essere fatti 
partecipi del cittadinatico di Romanisio, al quale atto fu egli 



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ASTI ^ om 

prc&ente, D^lle onorìtìcbe in e um Lenze che gli vennero aflì- 
date, si riconosce essere sialo in grandissima ri pu Unzione presso 
^li astigiani suoi concìUadìnì: diffutlo nel 1199 fu egli inviiilo 
dalla ciuà d'Asti Insieme con Omodeo Trorsello ambasciatore 
nelU cu pila le della Lombardia allorché lr;Ulavasi la lega U'a 
le cilla di Milano^ Vercelli, Asti» Alessandria, Piacenza, Boni- 
facio marchese di Monferrato e Guglielmo di lui figliuolo^ e 
nel 1221 fu eletto fra i deputati della slessa ci II a a prealare 
il giuramento di fedellà al vescovo d'Asti, locchè ebbe luogo 
solennemente il 10 di giugno, indizione X , alla presenza di 
Giacomo vescovo di Torino, e vicario dell' Imperatore. 

Asinari Tolomeo^ fu professore di leggi prima del 1507 , e 
ci lasciò un commento sul libro di Boezio De comolaiione. 

Questo dotto aslesc finora ignoto a Uilli gli scrittori della 
storia lei te ra ria d'Italia ^ venne posto in luce dal chiarissimo 
cav. professore Va Ila uri (Storia delle università detfli studi dei 
Picmonie), a cui venne fatto di conoscere da un codice mem- 
branaceo del secolo XIV^ che si conserva nella biblioteca im- 
periale di Vienna, intitolato: Anic^ Mani. for^. Scverin. Dottkins 
de Consofatione pfiihsùphiaé cnm commetitario Ptolo^naei de Asìnarii& 
asUnm, Ivi leggesi nel cominciamento: Incipit prùhemiHm in 
tiXpùsUione Boecii compilata a domino Ptolomeo De Aùnarits Legis 
inclito Professore. !n nomine Domini amen. E sul (ine: Dea vivo 
omnipofcnti et varo sit laus ijuDd Itbrum phitùsophyce comolationis 
Bofcii cooperante Spiritus Sancii grada dominus Ptoiomem De Asi-- 
nariis civis astemis Inclilos Legis professor et poribns eloqutnteie 
purpnraltts, exposicione emnmentaria deeiaravit et ad ntdtum vtiH^ 
tatefn et in ipso Boccio deìectanlmm produxit in ìucem. Ego vero 
Pfnjìippus de Aita Vii fa , famuius (ìllita fidelis iranscripsi et illu- 
minavi et prò ut ip$e diciaverat cum labore non modico ordinavi et 
ad ^nem perdita: i M, CCC. vtl, indie itone quinta de mense sepinn* 

bris Dairintero proemio , che venne esaminato 

dal prclodato cav. Vallauri ^ sembra potersi licavare t:lie 
l' Asinari oppresso da qualclie grave elisa v ventura , e forso 
incarceralo , cercasse conforto nella lettura di Boezio e ne' 
comcnlo che ne scrisse, 

Gordon io Guglielmo ^ studiò medicina e I esercitò in patria 
nella prima metà del secolo xiv: questo dottore che godè la 
confidenza e la grazia di Arnaldo vescovo <li Asti, trovasi piò 

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400 ASTI 

volte citalo nel Lwro verde della calledraie di quella citta , 

ond'egli era canonico. 

Raslello Jacopo, Beccano Enrico, Boveto Andrea e Marocca 
Benedetto: questi illustri astigiani sono menzionali in un im- 
penale diploma dei 10 dicembre del 1310 quai membri di uit 
collegio medico esistente a quelPepoca in Asti, ed autentica- 
mente riconosciuto da Enrico re dei romani, il quale ;9rop/é>r 
profunditalem scienlie et multiplicia dona virtulum quibui insigniti 
dignoscuntur , loro confermò molti privilegi. Di questo antico 
collegio medico di Asti abbiam parlato più sopra (Vedi Ap- 
pendice pag. 367/ 

Gismondo (Maestro)^ medico distinto, il quale secondo che 
attcsta il Parodi, Tu professore di logica nell'universitìi di Pavi;t 
nell'anno 1395. ^ 

Magioli Paolo, figliuolo o nipote di Lorenzo, fu cultore del- 
Tartc salutare e scrisse: Commeniarii in Hippocraiis opera. Ve- 
netiis 1530. 

Bruni Ludovico; quest'illustre astese fu professore dileggi, 
filosofo, oratore e dotto nelle sagre scritture. Nel 1494 era 
consigliere deirimperatore Massimiliano, in lode del quale scrisse 
due poemi, lodati dal Tritemio e dal Simlero *, e cinque anni 
dappoi il pontefice Alessandro VI lo elesse vescovo di Acqui. 
Morì in Roma nel 1508, e nella chiesa di s. Agostino ove fu 
sepolto leggesi un epitafio in suo onore. 

Pelletla Jacopo-, professò la medicina e scrisse un trattato 
de Geometria ed un altro de Re Medica, Parisiis 1570. 

Pellelta Ludovico , il quale fu dottore di leggi , e ci lasciò 
oltre a qualche trattato di materia legale, alcuni Consigli che 
si stamparono in Lione ed in Francfort nel 157^. 

Nevizzano Francesco, figliuolo del celebre giureconsulto 
Giovanni; coltivò l'amena letteratura, e voltò in versi italiani 
i primi cinque canti deiriliade. Con questa versione , che si 
stampò in Torino nell'anno 1572, ei die saggio di essere va- 
lente tanto nella lingua greca, quanto nella italiana. È anche 
autore di alcuni sonetti stampati in diverse raccolte di quel-* 
reta. 

Pallido Bernardino; vestì da prima l'abito dei minori os- 
servanti, dei quali fu ministro per la provincia di Roma e 
procuratore generale; e passò in seguito (1534) fra i cap- 



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ASTI 401 

puccint, (h\ quali fu elelto due volte ministro generale. Scrisse 
un libro di oraiioni spirituali, ed una dotta epistola a' suoi frali ^ 
nella quale raccomanda loro i principali fondamenti delFor- 
dine. Morì in Roma nel 1554. 

Bruno Antonio. Questo chiarissimo personaggio , benché 
nato in Casalnuovo nel regno di Napoli, crediamo annoverare 
fra gli illustri che onorarono Asti, loro patria, perchè dì fa- 
miglia originaria di questa città. Il Bruno attese allo studio 
della teologia, delle leggi e delle belle lettere. Fu consigliere 
e segretario di Stato di Francesco Maria II Fellrio Della Ro- 
vere, VI duca di Urbino, quindi segretario del cardinale Gessi; 
godè l'amicizia del cav. Mirrini, il quale in una delle sue let- 
tere si pregia che egli sia suo imitatore. Fu membro di varie 
accademie d'Italia. Mancò ai viventi nella città di Roma il 24 
di settembre del 1635. Di questo scrittore, che pubblicò pa- 
recchie poesie, fra le quali La selva di Parnaso, Le tre Grazie^ 
La Ghirlanda^ così parla Apostolo Zeno: k Fu il Bruni singo- 
lare nella imitazione, delicato nei traslati, affettuoso nelle pas- 
sioni. Gli piacque la verità che non avesse deiroscuro , Tor- 
namento che non avesse dello affettato , l'impeto che non 
avesse dello strabocchevole. Si sostenne troppo 'neiramoroso, 
e in molti luoghi applicò al soggetto erudizieni troppo re- 
mote .... Fu anche leggiadro nei bisticci , ma se lìe servì 
con sobrietà; vago nei contrapposti , ma li maneggiò senza 
lusso. In somma fu in ogni parte mirabile , ed avrebbe su- 
perato se stesso, quando non avesse precipitato il comporre, 
e quando avesse pulito con applicazione il composto ». 

Scararopi Gioanni Bartolomeo, signor di Viale , fu dottore 
di leggi, e dettò alcuni Consigli che si pubblicarono in Ve- 
nezia nel 1548. 

Un Antonio di Asti, frate agostiniano, è autore di Sermoni 
sopra gli Evangeli delle domefiiche da Pasqua sino all'Avvento, 

Natta Giorgio, giureconsulto, fiorì nella seconda metà del 
secolo XVI. Frutto di sua dottrina e del suo sapere in ma- 
teria legale furono alcuni scrìtti sopra il Gap. Quamvis de pactis 
delle decretali di Bonifacio Vili, e sopra la Clementina Saepe 
de verborum siynificalione ; lavoro questo che venne stampalo 
in Colonia nel 1593. Dettò inoltre un trattalo di statuti , che 
escludono le donne dalla successione , qualora vi siano eredi 
legittimi maschi. 



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402 ASTI 

Martino Gioanni , il quale è autore delle seguenti opere : 
Ephaemerides anni a principio mundi 4528, a Christo nato 1570, 
Orizontis Brabantiae. Si pubblicò in Anversa. 

De rebus Turcarum in Hungaria gestis. Si diede alla luce in 
Basilea. 

De U8U asirolabii. Si stampò in Parigi. 

Asinari Ottavio , barnabita, fu vescovo d'Ivrea. Di questo 
prelato sono: un'Orasio» funebre nella morte di Emanuel Fili- 
berto di Savoja figlio di Carlo Emanuele ; ed i Panegirici dei prin- 
cipi della casa di Savoja , i quali si pubblicarono colle stampe 
in Napoli. 

Falletto Giulio, questo benemerito astigiano lasciò mano- 
scritta Ustoria di sua patria , più volte citata nei loro scritti 
dai fratelli Malabaila. 

Natta Girolamo Alfonso , dei conti d'Isola , Tonco e Bai- 
desco, lasciò un manoscritto intitolato: Le palme astesi trion- 
fatrici del tempo. 

Ferreri Giampietro; di questo letterato astigiano sì hanno: 

Epigrammata, z= Ogdaliscon in lode, del libretto intitolalo 
Promptuarium Michaelis Vopisci, Mondovì 1564, Torrentino. 

Capra Gabriele, conte, amante dello studio coltivò Tamena 
letteratura , e ci lasciò una Raccolta di fiori poetici , la quale 
venne pubblicala nel 1653 in Asti colle stampe di Giambat* 
tista Giangrandi. 

Volpino Giambattista, filosofo e medico di bella fama, nacque 
il 4 di gennajo del 1644 da Francesco Antonio assai perito 
farmacista astigiano, e da Giovanna figliuola di Secondo Gabrio 
auditore di camera del duca di Savoja. Giovane di quattordici 
anni disputò pubblicamente di cose poetiche e rettoriche col- 
l'assistenza del P. Muratori barnabita, e terminato il corso di 
filosofia , diede saggio del suo valore difendendo con molto 
plauso una serie di conchiusioni filosofiche sotto la presidenza 
del P. Cagna suo maestro ed affine. Spinto dalla continua 
lettura di alcuni libri di un suo zio a studiar medicina , si 
condusse per tale scopo airuniversilà di Torino, ove non andò 
guari che vi fu eletto a sindaco degli studenti ; carica la quale 
solevasi altre volte concedere a coloro , che per talento pri- 
meggiavano fra i compagni. Sta scritto di lui, che in età di 
anni venti, previo nissuno esame , fosse onorato della laurea 



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ASTI 40S 

iloUorale , ed il merito suo encomiato con ingegnoso poema 
da Bartolomeo Torrino primario professore di medicina e pro- 
tomedico generale. Ebbe quindi a direttore nella pratica il 
rinomato dottore Carlo Àrpino decano del collegio de' me- 
dici: ma richiamato in patria dai genitori, vi fermò sua stanza^ 
e posciacbè le cure riuscirongli a buon successo, acquistò ben 
tosto la stima e la confidenza della classe più distinta di quella 
città. 

Il Volpino attese anche con successo alle belle lettere ed 
alla poesia toscana e latina^ venne perciò ascritto alla società 
letteraria degli Spensierati ed a quella degli Impielriti , nella 
quale fu egli il primo a discorrere daW immacolata Concezione 
della Vergine^ sotto il cui patrocinio fu eretta queiraccademia. 
Coltivò l'amicizia dei letterati di quell'età, e divenne carissimo 
ai nostri Lorenzo Terraneo e Giovanni Fantoni , ed ebbe la 
stima del P. Saccherio , celebre matematico di quel secolo. 
Giambattista Volpino morì nella sua patria più che settuage- 
nario. Lasciò le seguenti opere: 

Hemophobiae iriumphus, sive Erasistraius vindicatus ubi veterum 
phiebolomiae scopi ad trulinam retH>cantur. Lugduni 4 697 , typis 
Benedicti Vignau, in 4^. 

Spasmologia , sive clinica contrada , brevi nempe , incruenlaque 
melliodo Janiorum genio adornata, cui accessere de purgationis elee» 
iivae nuncupatae vanitale: de fallaci urinarum , et putido sordium 
scrutinio; de bilis commentis , et de crilicorum dierum superslitione : 
cum appendice Erasistrali vindicati haud parum adaucli, novit^rque 
impressi , sphalmatisque , ac mendis , (^ad fieri potuit repurgati, 
Astae 1710, typis Jo. Baptistae de Zangrandis, in 4.^ 

Epistola prò D. Carolo Musitano , et ejus Trutina medica ad 
eumdem, stampata nella raccolta intitolata: Celeberrimorum vi- 
rorum Apologiae prò Carolo Musitano etc. Kruswick 1700. In tale 
raccolta trovasi anche una lettera del Musitano al Volpino. 

Questo distinto medico astigiano è inoltre autore dei se- 
guenti trattati, dal Gimma, che ne scrisse Telogio, rammen- 
tati, i quali sono rimasti inediti. 

De morbis capiti falso adscriptis. 

Praxis medica universalis. 

Sententiaey et apophtegmata plnlosophica et medica. 

Koseo Camillo; scrisse alcune rime , che sotto il titolo di 

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404 ASTI 

Riverente favilla damare si stamparono in sua patria neiranno 
1601 ^ e pubblicò pure altri componimenti poetici e latini ed 
italiani. 

Rusconi Eliseo, carmelitano, dottore in sacra teologia, fu 
reggente degli studii del conrento di Pavia, e diede alle stampe 
un libro intitolato II manale delle lodi della Beala Vergine. Morì 
in Milano nel 1630. 

Ciauda Alessandro, delPordine dei predicatori, fu uomo do- 
tato di raro ingegno e di molta erudizione fornito: è autore 
della Calunnia superata^ ohe sì stampò in Torino nel 1656 , e 
di altre opere di sacre istorie, le quali rimasero inedite presso 
quelli di sua Tamìglia. Pubblicò eziandio quattro piccoli volumi 
di musica. 

Strata Clemente, carmelitano, resse lo studio di sua patria; 
fu oratore valentissimo, onde venne chiamato a predicare sui 
primi pulpiti d'Italia; amò la filosofia, e commentò parecchie 
opere- del Bacone. 

Nella sacra eloquenza fu pure insigne il teologo Del Piano 
Enrico d'Asti dell'ordine dei predicatori, il quale ci lasciò un 
volume di Sermoni quadragesimali, e molti altri di vario argo- 
mento. 

Astense Facino , agostiniano , uomo di santa vita , scrisse 
sopra i quattro libri delle sentente, e sopra i libri d* Aristotile ; 
opere che conservansi nelle biblioteche di s. Marco di Milano 
e di s. Domenico di Bologna. Nella libreria del monistero Val- 
descopese nella provincia della Concezione in Ispagna si con- 
servano pure due opere di un altro religioso astigiano, Aluatro 
Francesco, minorità , cioè le Postille sopra gli Evangeli ed un 
Quadragesimale. 

Roveda Gian Martino, fu dottore di leggi , poeta e lettore 
nello studio di Torino. È autore di alcuni scritti , dei quali 
ecco il titolo: 

La vita di s. Secondo in ottava rima, stampata in Torino , e 
secondo altri in Asti. 

Coro di Elicona, epitalamio di Giovan Martino Roveda nelle noize 
di Francesco duca di Mantova e Margarita di Savoja. In Torino 
1608, in 4.° 

Raccolta di fiori poetici. Asti, presso il Ciangrandi, 1563. 

// monile ai serenissimi Principi di Savoja. Torino, 1606. 



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ASTI 405 

Versi latini in principio dei Commenlart del Soia sopra gli 
staluli di Savoja^ Torino, pel Tarino, 1607, in fol. 

Un epigramma ne\ Catalogo degli scriUori piemontesi del Della 
Chiesi). 

Bovio Carlo, gesuita, si distinse principalmente nella poesia 
latina, come risulta delle seguenti sue opere che si pubblica- 
rono colle stampe: 

Stmiitiin foci fìnte , Carmen de D. Thomae Àquinatts ralionv sin* 
dendt. Roma& per Mitnelphum Mmuipìn, 1648, in 4.** 

tijnatius insifjniHm t'pifirammatum et ehgiarnm centurUs exprt^sim, 
homatì^ lyp*s iffualii de Lazaris^ 1655, in 4.*^ 

De pach rt*Hiitttne ftf ti vitate^ Carmen Iwroicum quafuor tibrii coni' 
prefiensum. lìoma^^ ttjpis Atìr/di BernalnK 

ì^legia in orla gatiici deiphini eie, Romae^ per fgrtatm» [h La- 
taris, 166'i, m k° 

Rovaio Paolo Vincenzio, dt^i conlì dì Memtcgrosso^ fn ve- 
scovo d'Asti sua pslria^d] hiì iibhiamo ConstitHiHines sffnmiatfn^ 
stampate in quelta cUtà nel 1G60 pi^ì^so GÌ»ngrandi. 

Agnisetta Giuseppe MaiÌR, dottore dì leggi; fioi'ì nel!» prima 
metà del ^eegto xviii^ e si acquistò qualche (ama pHncipnl- 
mentè per la ^ua pietica e pel suo fino criterio. Mori in To- 
rino nel 1756, bsciando alcune opere inedite, fra le quali un 
Corsfì di Lejfoni legati , cb>i compose meiilr era ripetitore di 
legge* Della stessa famiglia di questo giuiecongulto fu il no- 
lajo Giovarmi Marco» solkxitalore del R. (isea nei senato (1767) 
di Piemonte , e poscia ^egrtaarto criminale del medesimo 
senato, 

Betlini Ornzio. Questo medico astigiano dimorava in IVoma 
allorché^ essendosi resa vacante nel 1786 una cattedra nel 
collegio della Sapienza di quella città, ei vi concorse dettando 
U segue IH e scrittura, cbe poi fece quattro anni dopo di pub- 
bbea ragione insieme con altra sua operetta. 

De apopkxia traetatm medieo'practicus^ cui arcedttnt cmnnifm' 
tarìa tvxtus 52 , ^eci. 2, lib. 7 de jmìicaiwnilms , et te^ritt» 1 7 ^ 
Bici* S. cap. 3 prognosiicorum Uippocratis. Roman 171^0. Pucci- 
lielli, iti 8.** Questo libro pieno di erudizione è dedicalo al 
obiarìssimo dottore Giorgio Bonellì da Vico presso Motulovl, 
arcbiatro ponti Ile io e professore (1765) di medieina nella Sa- 
picnia flì Roma. 



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406 ASTI 

Fra gli afttesi die si distinsero nello studio della beHa let- 
teratura , e diedero tutti prova del loro amore per la poesia 
o latina, od italiana, crediamo meritevoli di essere annoverati 
alcuni personaggi, i quali fiorirono in tempi più o meno re- 
moti , ed ebbero Tonore di essere citati dal cb. cav. e prof. 
Tommaso Vallauri nella sua Storia della poesia in Piemonte^ 
Eccoli : 

Carello Pielrino, Cavallo Atanasio, Cilione Tommaso, Cocito 
Emilio, Dellavalle Federico, Ferrari Vincenzo, Ferreri Gioanni, 
Ferreri Antonio, Fumi Giovanni, Genuccio Audino , Petito 
Bartolomeo e Zoja Bonifacio. 

La città d'Asti vantasi pure d'aver dato i natali ad alcune 
donne, le quali per squisite virtù di mente e di cuore meri- 
tarono di essere celebrate nella patria biografia. Fra esse , se- 
guendo noi le traccie di altri accurati storici , ci è grato il 
ram menta re : v ^^ 'g»^^Ì2*^/«-*>'^«» ^l7^> *'*• 
. Eliana (Blena^fla quale visse nell'anno 162 di Roma, cioè 
/ 589 anni prima dell'era volgare, regnando 'farquìnio Prisco. 
/ A questa matrona si debbe se Asti sua patria non corse Te- 
l strema rulna ^ perocché si racconta che i Galli , i quali so- 
j levano barbaramente segnare i loro passi con istragi e ruine, 
I essendo nella loro prima discesa in Italia capitanati da Bello- 
\ veso , questo condottiero passando per Asti , accalappiato da 
yEliana, che era una Venere di bellezza ed una Pallade di virtù, 
/ in grazia di lei risparmiò Asti dagli orrori del saccheggio , e 
■ la città riconoscente pose ad onor di quella donna una lapide 
colla seguente iscrizione: Aelenae Elianae pulchritudine formae 
Veneri prudenlia aliisque virtuUbtis Palladi campar andae ob civi- 
iatem a Bellovesi furore el déruelione servaiam Astenses cives oplimae 
civi p. p. La notizia di questo fatto, tramandataci dalla cro- 
naca del Turzano, cronaca che si stampò per la prima volta 
in Torino nel 1515, sebbene sia stata creduta vera e ripetuta 
dal Molina e dal Molinari , è tuttavia combattuta dai buoni 
critici e tenuta per apocrifa. 

Ricci Maria; questa gentildonna fondò insieme con altre 
dame il celtrbre monastero cistcrciense , detto di Cellanova , 
nell'anno 1106. 

Scararopi Camilla , moglie di uno Scarampo de' Scarampì , 
signore di alcuni castelli del Monferrato, fiorì verso la metà 



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ASTI 407 

del secalo xu. Quc^shi illustre domici coltivò k^ bri le lettere, eil 
ebbe qualche sit(>or dì (>oe8Ì», tli cui sì leggono alcune rime 
stanìpalecori quelle di Giovanni Mozzarci li ^ ed alcune alt represso 
la Bergalli. In tal TUDdello di amor conjugalc, che poeti i casi sr- 
mili pri' senta la storia. Un amore cosi singolare pel suo mari lo 
servì dì argomento al Bandello per una tenera narrazione. 
Insorta qualche diflerenza , forse per l'omaggio, tra lo Sca- 
rampo ed il marchese di Monferrato , questi venne ad asse- 
diarlo in uno de' suoi castelli^ onde caduto lo Scarampi nelle 
niani di un Celestino Aranile, governatore del Monferrato, fu 
tosto decapitalo. Giunta quest'infausta notizia airorccchio della 
L^lla e virtuosa Camilla, cadde in ginocchio, e nel colmo della 
disperazione alzando le braccia verso il cielo esclamò r Signore 
Iddio, poiché mia comorte è m(^io, non mi lasciar pie in vita; e 
fra i'angescia e lo spasimo cadde tramortita , e spirò fra le 
bracci « de' suoi congìiinti. 

Solaro Marglicrita^ nacque nel l48o da Giovanni , signore 
di flfloneuoco e di Moriondo. Fin dai più teneri anni essendo 
stata da! patire allevala nello studio delle lettere , ne prese 
tanto dìk'tto ^ cbe in brevissimo tempo prese a discorrere di 
cose Iclterarie con tal dirittura da farne stupire uomini dot- 
tissimi. Di questa vivace donzella si racconta , che , avendo 
Carlo VJil re di Francia nel suo ritorno dall'impresa di 
Napoli preso alloggio in Asti nel palazzo di Solaro di lei 
padre, essa, che in allora compiva appena T undecìmo 
anno di sua età , alla presenza di tutto il corteggio arringò 
con generale stupore quel Monarca con un'orazione da lei 
composta in lìngua francese ^^ la quale vide floscia la luce nel- 
Topera di Pietro Lesnaudetie intitolata: Les Louaftges du tna- 
riagÉ. Margherita diede alcuni anni dappoi la mano dì sposa 
a Giovanni Francesco Scaravello, gentiluomo alia corte di To- 
rino; e non avendo cessato dagli studi! suoi prediletti, di- 
venne valente nella poesia, in cui si acquistò bella fama presso 
gli scrittori. Questa gentildonna , essendo poscia mancati di 
vita i tre di lei fratelli senza discendenza, portò nella famiglia 
Scara velli ì feudi del suo genitore. 

Solerò o Solaro Anna; questa gentildonna astese, che fu da 
alcuni creduta madre dell'anzidetta poetessa Margherita, visse 
sul cadere del xv secolo. Nel settembre del 1494 , reduce 

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408 ASTI 

Carlo Vili re di Francia dalla spedizione di Napoli, fermaTasi 
in Asti, ove preso dalla sorprendente bellezza e dal brioso in- 
gegno di Anna Solerò se ne innamorò perdutamente: Dum 
Carolus (scrive il Giovio) modo in estensi agro, modo Taurini in 
maximis aetatis caloribus stativa haberet, amoreque Annae Soleriae 
nobilis maironae capius esso dieeretur^ usque adeo moUiter animum 
aetale (il Re aveva 24 anni) ad voluptates facile pronum remi^ 
seral, ui a totius belli cogiiatìone piane dissederel. Ora avendo il 
re Carlo alloggiato in Asti presso Giovanni Solaro, signor di 
Momtucco e di Moriondo, non sembra improbabile Topintone 
di coloro che pensano essere quest'Anna o la moglie di Gio- 
vanni, , od una dama di quella famiglia. 

Pelletta Margherita^ nacque sul principio del secolo xvi, e 
sposò il conte Tizzone signor di Dezana. Ad imitazione dellsi 
"Sua zìa Camilla Scarampi fin da fanciulla si applicò alla col- 
tura del suo spirito con uno studio continuo , e riuscì una 
delle migliori poetesse de* suoi tempi. Alla poesia accoppiava 
la musica, e quando nelle adunanze ella cantava i suoi versi 
deslava il più vivo entusiasmo. Fra gli altri pregi questa nobil 
donna aveva una grazia ed una leggiadria così incantevole , 
che il Bandelle parlando di lei e di sua zia antepose la sua 
età alla greca, perchè quella non aveva avuto che una Saffo, 
mentre il Piemonte ne possedeva due. Della Pelletta si hanno 
alcuni madrigali stampati in lode della bella Giulia Gonzaga 
Colonna. 

Cacherano Margherita^ nacque in Milano » ma da famiglia 
nobile d'Asti, nella prima metà del secolo xvi. Questa dama, 
per testimonianza oculare di monsignor Agostino Della Chiesa, 
fu donna di gran giudizio, di mirabile ingegno e di rara av- 
venenza. Fra le doti che adornavano la Cacherano notasi Tec- 
cellenza in cui riuscì nella musica, suonando ella con facilità 
diversi strumenti, e cantando maestrevolmente. 

Cotta Cornelia ; nacque nella prima metà del secolo xvi. 
Fin da' suoi primi anni si consacrò allo studio e si distinse 
nell'arte oratoria, ond'ebbe lode dalla Bergalli. Sono pure in 
grande estimazione i suoi poetici componimenti, di cui alcuni 
videro la luce nel libro intitolato: Tempio di D. Geronima Co- 
lonna^ stampalo in Genova. 

Asinari Margherita ^ nacque verso la metà del secolo xvi 



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ASTI 409 

daib nobile famiglia del «pignori dì Camerano, e fu moglie di 
Guìrone, conte Valperga di Masino. Qucsia gentildonna astese^ 
che godè bella fama presso i suoi contemporanei pel suo sve- 
gliato ingegno, , e per h gentilezza ed urbanità de' suoi modi, 
passò alla posterità per una dote assali mra in quel secolo nel 
«uo sesso, cioè qut^lla delb poesia e della musica : perocché ^ 
oltre ad essere valente poetessa ^ fu «ncbe cantatricc e suo- 
na tri ce egregia. 

Radicati , contessa dì CocconaLo , nacque in Asti verso la 
mel^ del secolo scorso, e coltivò le scienze fìsiche, e special- 
menle la botanica. Di questa illustre gentildonna , che pub<- 
lilìeò una memoria sulla chimica nel primi anni del corrente 
secolo , e poco dopo morì , non ci fu dato di poter rintrac- 
ciare altre più precìse parlìcolaritk 

Fra le donne illustri astesl alcune si segnalarono per virtù 
e santità di vita. Sono essr?; 

Eubiia ^ intorno alla vìVa di qyesta vergine, creduta d'Àsii, 
ovvero morta martire in quella citt^ ai tempi di s. Secondo, 
o contemporaneamente al vescovo s. Evnsio 11 (an. ^70)^^ nulla 
si conosce eccello che il di lei corpo era venerato fin dai più 
antichi tempi nella chiesa del ss. Apostoli in Asti. All'epoca 
di Carlo V venendo per le guerre atterralo quell'oratoriOj le 
reliquie di questa santa vergine furono riposte nel tempio dì 
B. Maria Nuova di quella stessa città, ove per ordine di papa 
Giulio HI onora nsl con messa ed oiBcio. 

['a ilio Mncolda, della famiglia dei signori di Bineo nel Mon- 
ferrato , fu monaca professa nel monastero di s, Atanasio in 
Asti , ove per le penitenze e per la virtuosa e pia sua con- 
dotta^ morendo {11^2)^ fu dichiarata beata. 

Aliprandi Catterina ^ nacque verso la metà del secolo xv. 
Fin da giovinetta era devota e lonl^^na dalle pompe del mondo. 
Crescendo negli anni, anelando alla vita religiosa ^ concepito 
aveva il disegno di gettare le fondamenta dì un monastera ^ 
ma non essendo sufficienti i beni di fortuna ond'etta polevA 
disporre, indusse ai suo pensiero altre pie donne, e così potè 
giugnere al suo pietoso intento, fondando (^152:2) in sua patria 
il monastero dei Gesù col l'austera regola di s. Chiara ^ mo^ 
n asterò che venne benedetto dal vescovo Evasi no, Catterina 



27 Dizion, Geoor. ec. Voi. XXVII. 

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410 ASTI 

tosto vi si rinchiuse , e vi mori sette anni dopo nel fiore di 

sua età, meritando di essere dichiarata beata. 

Lajoli Leona, che taluni chiamano De-Lajoli, nacque in un 
castello che sorgeva nel territorio d'Asti in sullo scorcio del 
secolo XT. Chiamata alla vita monastica entrò nei monastero 
dell'ordine francescano delle Clarisse in quella città, detto del 
Gesù. Allorché venne pubblicato in Piemonte il concilio tren* 
tino, il quale prescriveva che le monache fossero poste a clau- 
sura, suora Leona fu eletta a badessa del chiostro^ ed essendo 
ella stata severa osservatrice dei novelli ordini di quel celebre 
concilio, venne in molto rispetto, e quando nel novembre del 
1564 mancò di vita, fu dichiarata beata. 

Pellelta Violante, nata sul cadere del secolo xv, vesti Tabilo 
francescano in sua patria nel monastero delie Clarisse del Gesù. 
Durante la sua vita religiosa fu rigida osservatrice della regola 
del suo instituto , tanto che per la sua austera vita e le sue 
sublimi virtù all'epoca della sua morte , che fu il 6 maggio 
del 1546, meritò di essere tenuta per beata. 

Roero Felicita, nipote del vescovo d'Asti monsignor Scipione 
Roero , ebbe la culla in quella città intorno al 1500. Entrò 
giovinetta nel monastero delle Clarisse, detto del Gesù, in sua 
patria, ove dopo una vita vissuta in continue mortificazioni , 
penitenze ed altre preclari virtù mori in odore di santità addi 
27 novembre del 1545. 

Turco Daria ; nacque da illustre famiglia al principio del se- 
colo XVI. Vestiva ancor fanciulla Tabito delle Clarisse in Asti 
sua patria, ove fino agli estremi del viver suo praticò in grado 
eroico le più sublimi virtù. Mori nel 1584. 

Asinari Anna Lucia j sorti i natali in Asti dalla nobile e 
cospicua famiglia di tal nome. Entrò giovinetta nel monastero 
dei santi Spirito ed Anna dell'ordine cistcrciense in sua patria, 
ove si segnalò per la sua esemplare pazienzì^ ; perocché es- 
sendo la sua vita solitaria e ritirata non troppo confacente al 
suo robusto temperamento, dovè stare per lo spazio di qua- 
rantacinque anni inferma, durante i quali, nonché lagnatasi, 
dava segni di mal celata ilarità. Mancò ai vivi nell'anno 1655, 
meritando di essere posta nel novero delle beale. 

Valpreda Elisabetta Maria ^ nacque da Stefano e da Angela 
Morando sul cominciamento del secolo scorso. Amante del ri- 



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ATTENAX E ATTIGNAT-ONCIN 411 

tiro vesti Tabìfo di terziaria nel iribnaslero Ji s. Catlerìna in 
Trino ^ quel monastero, Torse non corrispondendo al numero 
scunpre crescente delle religiose , essa volle a proprie spese 
innalzarne un altro più grandioso, il quale sì ammira tuttavia 
in quella città. Non ebbe però quella monaca la soddisfazione 
di veder ridotto a compimento il suo disegno, poiché appena 
terminale le foodaroenta ella cadde inferma e morì, correndo 
Tanno 1759. 

Valpreda Candida Serafina, figliuola di Stefano e di Angela 
Morando, e sorella della precedente. Giovinetta abbracciò lo 
stalo religioso, e si fé' monaca del monastero di s. Cattcrina 
in Trino, ove tanta fu la prudenza che dimostrò nell'esercizio 
delle incumbenze affidatele, che ne venne più volte nominala 
superiora. Amò essa lo studio , e coltivò principalmente la 
storia e le lìngue. Frugando fra le vecchie carte dell'archivio 
dei suo monastero trovò ì voluti documenti da tesserne la 
storia y quale lasciò scrìtta in Trino sotto h data del 5 di- 
cembre 1770 col seguente titolo: Istoria del coìtegio, ossia mo- 
nastero delle vergiai dei terzo ordine del P. s. Domenico congregate 
sotto la protezione e titolo di santa Catterina da Siena. Suora Can- 
dida morì in odore di santità in quel chiostro Tanno 1789 , 
lasciando una quantità di epistole ripiene di sublimi sentì* 
menti. 

ATTENAX; terra nella Savoja; giace sui confini del bal- 
liaggio' dì Ternier nel Genevese, a maestrale d'Archamp: fu 
baronia dei Perrin borghesi di Chambéry. 

ATTIGNAT-ONCIN; è situato sulla pendice occidentale della 
montagna di Aiguebelletle, a libeccio di Chambéry, da cui è 
distante otto miglia^ di miglia quattro è la sua lontananza dal 
capo di mandamento. 

Questo luogo componesi di due borgate , cioè dì Attignat , 
che sta a mezzodì, e di Oncin ^ posto a tramontana; borgate 
che prima della rivoluzione francese del 1795 formavano due 
comuni , divìsi fra loro da un ruscello , che mette capo nel 
Thiers. 

Di giornate 547 >2 si è la superficie territoriale di questo 
comune, il quale nel 1774 noverava soli 1155 abitanti, cioè 



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412 ÀUBRE ECC., E AUREGLIO 

130 Allignai e 1023 Oncin; ora ne conia 1438 con 235 fa- 
miglie. 

Vi si fa una fiera, la quale ricorre nel martedì che precede- 
la fesla di s. Giovanni Ballista. 

Era già compreso nella diocesi di Belley. 

ÀUBRE; quartiere nel territorio di Nizza Marittima, posto 
alla distanza di una mezz*ora da questa cittii. 

AUCIMIANO, vedi OCCIMIANO. 

AUDALENGO, vedi ODDALENGO. 

AUDENS, vedi VIDONNAT. 

AUDI (Piano degli); borgata cbe giace nel distretto terri- 
toriale del comune di Corio, airestremità della valle del Ma- 
Ione, quasi presso alle fonti di questo torrente, che vi scorre 
a destra. Ivi per cura del teologo Passero cbe vi nacque, fu, 
non è gran tempo , eretta una parrocchia sotto il titolo di 
s. Bernardino da Siena. 

AUGNY, vedi OGNY. 

AUMONE (L'); terra in Savoja presso Rumilly: ivi era già 
un priorato di canonici regolari di s. Agostino, il qual prio- 
rato nel 1752 veniva eretto in commenda dei ss. Maurizio e 
Lazzaro, e formava una sola commenda col priorato di Meilleré. 

AURANO; sta nella valle Intrasca, sulla manca del torrente 
s. Marco, in distanza di miglia cinque, a tramontana, da Pal- 
lanza. 

Questo comune novera 1088 abitanti, i quali nel 1774 som- 
mavano soltanto a 255. 

Vi sì rinviene ferro solforato aurifero ^ in uno scisto ser- 
penti noso. 

AUREGLIO; terra nella Lomellina già compresa nella si- 
gnoria di Garlasco. 



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ATJRIATE ECC., e AVALLON 413 

AURIATE ; antica citlà romana , capo di un contado di 
lai nome. Vedi voL VI, pag. 50 seQuerUi, 

AURIGO^ è posto alla sinistra deirim()ero, a maestrale di 
Oneglia, da cui è distante circa nove miglia^ di soli due miglia 
è la sua lontananza dal capo di mandamento. Veniva com- 
preso nel marchesato del Maro. 

AUBIGOn dipendenza di Trontano nelPOssota. 

AUSSOIS \ sìa. nella l^oriana} a scirocco di s. Jean, dn cut 
è distante 15 miglia. 

AUTABET^ colle nella provincia dì S^kizzo -, s'aderge a li- 
beccio dì questa città: per esso dalb valle di Bellino tragìltasi 
in quella dì Barcel lo nette, 

AUTINA ; torrente che bagna il territorio di Massazza nel 
Bici lese. 

AUTO ; torrentello che mette capo nella Trebbia presso le 
saline del principe Doria. 

AUVARE; sta nella provincia di Ni^^a Marittima, in distanta 
di 17 ore di cammino^ a maf^stralc, da questa città. 

Questo luogo, che fu unito al contado di Nizza nel 1700 ^ 
era già soggetto nelle cose spirituali aÌ vescovo di Gl-indèves. 

Lo ebbero in feudo dapprima i Grimaldi , e poscia i (ior- 
perandi con tìtolo baronale. 

AUZAIVO, vedi OZANO. 

AUZATE ; sta nella riviera di s, Giulio d'Orta , in distanza 
di miglia sei, ad ostro» da s, Giulio. 

Gli abitanti di questo eomune, che nel 1774 sommavano a 
356, ora sono soli 506, 

AVALLON ; capoluogo di Mandamento nel Dclfinalo. Da 
questo raandamenlo , in virtù del trattalo sui caniini dui 24 



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414 AVBGNO ecc., e AVIGLIANA 

marzo 1760, venne smembrala una parte, cioè la f^arrocchia 
della Chapelle-Blanche, ed un'altra parte di quella di Villard- 
bénoit, le quali furono unite al ducato di Savoja, e formano 
ora due comuni distinti sotto la denominazione di La Cha- 
pelle-Blancfie e di Leyssatid o LaissauJ. 

AVEGNO; trovasi sulla sinistra del torrente Recco , a le- 
vante di Genova, da cui è distante circa otto miglia^ di miglia 
due è la sua lontananza dal capo di '^mandamento. 

Vi si mantengono approssimativamente 390 capi di bovino 
bestiame, 15 di specie cavallina , 544 pecore, 12 capre e 40 
majali. 

Novera 1828 abitanti, 354 case e 356 famiglie. 

AVEROLE; rivo in Savoja^ nasce da' ghiaccciai del Grami 
Parey, bagna la valletta delle Mulaterie, e si scarica nelPArc 
a Beseans. 

A VERSA o VERSA ^ rivo che scende dai colli presso Mon- 
cosacco, e sbocca nel Po a Portalbera. 

AVESTONE ; terra che giace nella valle di Antigono: ve- 
niva compresa nella signoria di Agaro. 

AVETO ; torrente che nasce nel territorio di s. Stefano y 
bagna il territorio di Ottone , entra nello stato di Parma , e 
dopo cinque legbè dì corso si versa nella Trebbia. 

AVIERNOZ; sta nel Genevese , a tramontana di Annecy , 
da cui è distante quattro miglia ; di miglia due è la sua lon- 
tananza dal capo di mandamento. 

Di giornate 5352 è la superficie territoriale di questo co- 
mune, il quale novera 624 abitanti, mentre nel 1774 ne con- 
tava soli 350. 

AVIGLIANA. Il mandamento di Avigliana ha una superficie 
di chilometri qnadrati 639. 88, ed una popolazione di 9,400 
anime. Come capo di mandamento ha soggetti i comuni di 
Buttigliera-Oriola,^della Chiusa, di Reano, di s. Ambrogio e 



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AVIGLIANA 415 

di Tran». A viglia na è capo (li circonda rio efcttorale composta 
dì nove comitni e t£8i> elettori inscrilli. La sua popolazione 
^lAcende a 3,^25 anime, A piccol» J istanza del paese vi ha una 
stazione della via Terraia, che da Torino inell« a Susa. {Vedi 
ia IVola a patj. 198 rfeirAppendice), 

Jt lago inferiore di Avigfiana^ misurato a IP uscita dello sca- 
ricatojo, è posto a metri 506 al dissopra del livello del mare \ 
ed II lago superiore, alTuacita deiremissario^ è di 6^ metri piìi 
elevato del primo. L'ingegnere Dallosta in data del 6 dicembre 
del 1826 otteneva la permissione di coltivare la lorba fibrosa, 
b quale si trova nei luoghi pantanosi presso quei laghi, parte 
sul territorio di questo comune, e parte su quello di Trana. 
La su pei fiele dt^Ua torbiera può calcolarsi a 200 giornate , 
e h profondità della medesima varia a seconda dei siti \ in 
nessun luogo peraltro fu riconosciuta minore di metri 1 1)!2, 
ed in alcuni luoghi lo è di metri 2. La qualità è assai buona : 
consta quasi esclusivamente ili alghe intrecciate; contiene però 
in fondo una certa quantit^i di legno , reso cosi tenero dal- 
l'azione dell'acqua^ che ha potuto essere attraversato per ogni 
verso dalle alghe. La torba superiore è più carica di terra di 
quanto ne sia quella che trovasi più al basso: forse non sarà 
eofil dello strato inferiore, il quale deve consistere quasi uni- 
camente in torba terrosa. Lascia un residuo dal 5 al 6 0|CI 
leggiero e bianchiccio, consistente ìn argilla ferruginoso- mi- 
cacea, sabbia, calce carbonata e solfata, allumina , e qualche 
traccia di carbonato di potassa \ questo però in minor quan- 
tità di quel che ne contengano le ceneri ordinarie. Di questa 
torba si fa una grande consumazione in ToHtio. 

Vicino i^lta strado vecchia, salendo alla Torre, ed appunto 
alla voltata della strada , presso il ponte che ratlraversa , ed 
in riva ad una gora, a 100 metri dì distanza da Avigliana, si 
trova feldspato lamellare , d'un bel bianco, frapposto ad uno 
scisto calcareo, verdognolo. Lo strato ha una spessezza di oirca 
metri 0,18. 

Nel borgo di Avigliana eravi una chiesa dedicata alla B. V., 
a cui accorrevano molti divoti: ìn un convento annesso alla 
medesima il conte Amedeo di Savoja nel 1357 introduceva i 
frati Umiliati; ed allorquando sì evinse quest'ordine di reli- 
giosi vi succedettero i certosini, i quali però vi rimasero poco 



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416 AVISE 

tempo, imperciocché il convento venne demolito per costrurvi 

le fortificazioni. 

Eranvi inoltre due conventi di agostiniani. Il convento che 
trovasi sui dorso della montagna costeggia n te il lago , e che 
era già dei minori conventuali , serve ora di villeggiatura ar 
PP. Ministri degli Infermi delfordine di s. Camillo de Lellis, 
che occupano il convento annesso alla chiesa di s. Giuseppe 
in Torino. 

Il conte Tommaso di Savoja, dopo aver ottenuta dalfimpe- 
ratore Enrico la restituzione di questo luogo statogli tolto da 
Federico I (vedi voi, /, pag. 506^, venne tosto ad abitare il 
castello in compagnia del conte Amedeo suo figlio, e vi ema- 
nava nel 1229 un decreto, con cui concedeva molti privilegi 
alle monache dell'ordine cistcrciense , che abitavano il con- 
vento di s. Maria di Brione, luogo compreso nel territorio di 
Valle della Torre, e situato alle falde del Musine. 

I vescovi di Torino, jche avevano ottenuto in feudo questo 
luogo dall'imperatore Federico I, adattandosi di mal animo a 
quella restituzione , il sommo pontefice Innocenzo IV rimise 
al conte Tommaso tutti i diritti che a quei vescovi potessero 
competere sopra Avigliana. 

Negli archivi di corte esiste un- volume che ha la data del- 
Tanno 1612, ed ha per titolo: Privilegii^ statuti e franchigie di 
Avigliana. 

1 Covoni ed i Testa, nobili famiglie' di questo luogo, che 
da molto tempo si contendevano la precedenza , fecero tra 
loro pace nel 1369 ad istanza del conte Tommaso di Savoja. 

Dei Cignini , nobili di Avigliana, furono: 

Brunone, cavaliere aureato, nell'anno 1331. ' 

Guglielmo, dottore in leggi e consigliere di Filippo di Sa- 
voja, principe di Acaja. 

Bartolommeo , cavaliere aureato , il quale nel 1377 fu dal 
conte Amedeo di Savoja mandato ambasciatore ai genovesi, 
e nel 1385 era dal medesimo conte nominato suo luogote- 
nente generale in Piemonte. 

La famiglia dei Carron di s. Tommaso fu Fultima che ot- 
tenne in feudo il luogo di Avigliana. 

AVISE, trovasi nel ducato di Aosta, sulla sinistra delia Dora 

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AVOLASCA ECC., e AVRIEUX 417 

Ballea, in distanza di otto miglia, a ponente, da quella citt^. 
Nel distretto territoriale di questo luogo si rinviene: 
Piombo solforato, argenlifero, misto al rame piritoso auri- 
fero. Si estrae in un luogo detto Verleuf. 
Ferro spalico con calce carbonata romboidale. 
Piombo solforato, argentifero, a scaglia fina, ricoperto dal- 
l'ocra di ferro. Si ricava dalla montagna di Valtousan nel luogo 
detto Havine. Il minerai*^ diede AV^ lavatura il 10. 52 per cento 
in alicco, e questo iliede ali analisi docim astica il -^-- \iì ar- 
gemo, ed il 57. 47 per cento in piombo. 
Fu biironin del BlancliL conti di s. Secondo. 

AVOL.\SCA; sta in allissìma posizione fra il Grue e TOs* 
sona j ad ostro di Toriona , in distai lua di sette migiììt circR 
da questa citt^. 

ìNel 1774 aveva una popol^iione dì soli 242 abitanti^ ì quali 
fir^ (1848) ascendono a 507. 

Fit feudo dei Bussetti dì Milano. 

AVOSTOLA ì torrentello nella provincia di Bielh ; bagnn 
Curino e si scarica nel Cervo. 

AVREGNY, vedi AVBIGNY. 

AVRESSIEUX; sii» sulla destra del Guier , a ponenle di 
Ciatnberì, da cui è distanle 12 miglia; di miglia 2 1[^ è la 
sua lontananza d^ì capo di mandamento. 

Di giornate 2041 è la superfìcie territoriale di questo co- 
mune, cbe novera 794 abitanti, ì quali nel 1774 erano soli 559. 

Fu signoria dei Pt-rrin abitanti in CiamberL 

AVRIEUX^ giace nella Moriaoa, in distanza di 15 miglin , 
1 scirocco, da s. Jean. 

La superfìcie territoriale dì questo comune e di giornate 
10,223. 

A poca disi a ma dall'abitato si ammira una bellissima ca- 
scata f cbe mette nel T A re. 

Gli abitanti ascendono al novero di 274, coii diminuilonc 
di 27 dall'anno 1774. 



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418 AVRIGNY ecc., e AYMA VIGNE 

AVRIGN Y ; troTasi nel Genevese, alla distania di miglia sei, 

a tramontana, d'Annecy. 

Questo comune , che ha una superficie territoriale di 529 

giornate, novera 205 abitanti, con un aumento di soli cinque 

dal 1774. 

AVUGLIONE-, è posto in collina, a levante di Torino, da 
cui è distante nove miglia. 

Fu contado dei Peila di Carmagnola. 

AVULY; terra che sta a libeccio di Thonon nel Chìablese; 
Ta parte del comune di Brenthonhe. 
Fu feudo dei Ferrod, quindi dei Sales. 

AVUSSY; villaggio ai confini del balliaggio di Ternier, posto 
a maestrale di Archamp. Fu baronia dei Della Grave. 

AYAS (Agatìum): sta nella valle di Cballand, alla sinistra del 
torrente di questo nome, in distanza di diciassette miglia , a 
levante, da Aosta. 

Gli abitanti di questo comune (vedi voi. /, pag, 74j, i quali 
ottantadue anni fa ascendevano a 1770 , ora non sommano 
che a 1688. 

Veniva compreso nella signoria di Graine. 

A YEN o AYN; sta nel piccolo Bugey nella Savoja-Proprìa, 
a ponente di Ciamberì, da cui è distante otto miglia-, di miglia 
sei è la sua lontananza dal capo di mandamento. ^ 

Di giornate 1868 è la superficie territoriale di questo co- 
mune , il quale novera 862 abitanti ^ nel 1774 ne contava 
soli 498. 

Per le cose spirituali dipendeva altre volte dal vescovo di 
Belley. 

Faceva già parte del marchesato di Verel. Vedi voi. I, pag. 92. 

AYMAVIGNE, ora LAMARD; castello che sorgeva nel vil- 
laggio di Mavigne, parrocchia di Jonjeux nel Bugey. Lo eb- 
bero in feudo dapprima i Lamard, e poscia i Bertrand mar- 
chesi di Thònes. 



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AYSE, AZANO E AZEGLIO 419 

AYSE; è situalo nnl F^ucign^, alla dlntanz» dì un solo mì- 
f;lia, a levanle, d» Bon nevi Ile. 

Vi si re<3ano goTenle forestieri per Tisitar le rovine «ieirati- 
lieo cusiello di ToufS, già appartenente al barone delin Roc - 
cheUa. Tale castello sorgeva sur una sommità, elie Ììa la forma 
dì un pan di zucchero, h quale domina tolta la valle dellArve. 

L'estensione torri toriate di questo eomiiue rileva a 55ry3 
giornale. 

Vi si rinviene: arenaria calcarea, micacea » bigia. Trovasi in 
un bosco di proprie lii del prelodalo barone. Questa cava serve 
alle costruzioni dLdle case ed edìfiii di questo comune e ilei 
eircoslanli. 

Gli abitanti, che otlanladue anni fa nVrano M>li 52t, aiiccn- 
dono ora a 785, 

Fu signoria dei Pabel, dai quali passò ai Viberl signori di 
<lagnìn. Vedi voi. ì, pag. 106, 

AZANOi rivo ebe si scarica nel Tanaro. 

AZEGLIO, mandamento. Sta nella provinci;^ e divisione 
divrea. 

Confina ; a iramnnidnn col mandamento dTvrea ; n ìpravte 
con quello di Saluzzola e Cavagli^ (Biellese) e col lago Vi- 
verone, clic dicesi pure d'Azeglio ; a mezzmli col mamlamenlo 
di Borgomasino, ed u ptmmth colla Dora Bai tea. 

La superficie Icrritoriale Hi questo mandamento è di 56, 70 
chilometri quadrali. 

La popolazione ne è di 3429 abilantì, le case 1376 ;e le Ta- 
miglie 1918. 

Fertili pianure formano la massinia parie di questo manda ^ 
mento, il quale componevi di nei comuni, che sono ii^j^e^uentì : 
Azeglio, capoluogo j Albiano, Cara vi no, Palazzo, Pive ro ne e Sel- 
timo-Rotiaro. 

AZEGLIO, capoluogo ^^del mandamento. Sta in collina , a 
levante dTvrea , da cui è discosto cinque miglia. 

Il novero degli abitanti ascende a i022; nel 1774 era <1i 
soli 165L 

QiJM!Sto luogo diede la culla ad Elìgio Farelli , medico cbe 

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420 AZEINS Ecc.,.B B\CENO 

fiorì Terso la metà del secolo rvi, e si acquistò fama di buon 
pratico^ non che a Giovanni Domenico Frediani, sacerdote, pro- 
fessore di umane lettere in Ivrea nel 1579, il quale tradusse 
e commentò molte epistole di Cicerone ad uso delle scuole , 
e nel 1584 compilò un'Antologia latina ^ cioè una Colleiione di 
brani diversi di autori classici per eserciùo di stile. 

ÀZEINS^ torrentello in Savoja; nasce dal monte dei Sette 
Laghi, bagna Alevard e si versa nelFlsère. 

AZIGLIÀNO, vedi ASIGLIANO. 

BABELLINOXBOMBELLINO ^ villata nel territorio di Grin- 
zane. Ivi sorgeva un castello, già dipendenza del feudo di quel 
luogo. 

BACCEZZA 'y terra compresa nel distretto territoriale di Chia- 
vari: ha il vantaggio di una propria chiesa parrocchiale, in- 
titolata alla B. V. ed a s. Biagio, nella quale si notano lodati 
affreschi di Carlo Baratta nello scurolo, una tela di s. Bocce 
del medesimo , ed un quadro di s. Gaetano del Molinaretto. 
11 dotto Valeriane Carderina di Tossiglia, che fu poi vescovo 
di Savona, aveva in commenda questa parrocchia nel 1406. 

BACELEGA^ villaggio nel territorio di Banzo; è provvisto 
difuna propria parrocchia , la cui chiesa è dedicata a M. V. 
Assunta in cielo. 

BACENO \ giace nella valle Antigono sul fiume Toce , in 
distanza di miglia dieci, a tramontana, da Domodossola. 

Nel suo territorio esiste asbesto amianto, flessibile, somma- 
mente morbido e bianco. Trovasi sulla vetta del monte detto 
della Rossa. 11 sito in cui giace è molto disastroso e di diffi- 
cile accesso. 

Gli abitanti di questo comune , i quali ottantadue anni fa 
ascendevano al novero di 1346, ora (1848) non sommano che 
a 1057. 

É patria di Sala Giuseppe , il quale , stabilitosi in Boma , 
ebbe tre figli, cioè: Giuseppe Antonio, che fu cardinale col 



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BACHIO ECC., E B\GNASCO 4tt 

liLoTo di s. Maria delb P:ice; Domenico, ciie fu abate supe- 
ri ore nella Dataria ; e Giovanni ^ che fu direttore nulla oom- 
putìsteria generale. 

BACHIO 5 fontana nel territorio di Tronzano, propria degli 
Angioni, 

BACINO \ rilano che scorre nel dìstretio terriloriale di Bairo, 
e passa 501.I0 b bealera dì Chiuso, 

BACiLETTO^ già (dipendenza del marchesato di Villalvernia 
nel Tortonese. 

BxVDALUCO; è posto sulla sinistra del fiume Taggia, a greco 
dì s, Remo^ in disianza di miglia sette da questa cillà. 

BADO; monte nel giogo Appennino, alto metri 974, il quale 
s'innalza nel territorio mandamentale di Staglieno. 

BAGNARA; sta sullo Stnffora presso i confinì della pro- 
vìncia^ a maestrale dì Bobbio^ da cui è distante 12 miglia. 

Nel territorio si rinviene selce piromaca nebulosa, ricoperta 
da una crosta dì selee rossigna. Trovasi nel rivo detto BoUetta^ 
appiè del monte Succo, borgata di Livelli. 

Questo luogo era già spettante al principe Dorìa Panfìli. 

BAGNASCO; mandametUo. E compreso nella provincia di 
Mondovì, 

ConOna : da Iramontana a levante col Tanaro , a me^^odi coi 
mandamenti di Garessio e di Pam parato , ed a ponente con 
quesl ultimo e col torrente Monza affluente del Corsaglia. 

La superficie di questo distretto mandamentale ascende a 
chilometri quadrati 95. 69. 

La popolazione ne è di 6442 abitanti, le case ne sono 1248, 
e le famìglie 1385. 

Compongono questo mandamento i sette comuni seguenti: 
Bagnasco, capoluogo, Battifollo, Lisio, Noceto, Perlo, Scagnello 
e Viola. 

BAGNASCO; capoluogo del mandamento. E posto alla sinistra 

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i'22 BAGNASCO 

del Tanaro, sui confinì della provìncia, in disiania di miglia 

dieci, a scirocco, da Mondovì. 

Nel 1568 vi veniva «rella una vicaria di domenicani solto 
il titolo di s. Antonio abate. 

Vi ba una fabbrica di vetri stabilitavi nell'anno 1859 , ed 
una fucina alla foggia ligure. 

Il novero degli abitanti di questo comune , cbe nel 1774 
era di soli 1494, sale ora a 1857. 

Nel suo territorio si rinviene : 

Marmo nero suscettivo di ottima levigatura, e che potrebbe 
rendersi utilissimo all'arte del marmorajo: la cava di questo 
marmo fu destinata a servire come pietra da scalpello pei la- 
vori della strada di Oneglia. 

Argilla di color rosso sanguigno, sommamente indurata, e 
che talvolta offre l'aspetto del diaspro, a cui sembra far pas- 
saggio. Trovasi in un gran masso fra il rivo detto della Pen- 
tema e la Rocca-Incisa, vicino al Fontanasso. 

Lignite fragile. Si trova nel luogo detto Cossalelta lunghesso 
il fiume Tanaro. 

Lignite compatta , talvolta scistoide e fragile , lucente e di 
un nero vivace, e che sembra far seguito a quella di Nocetto; 
ed arenaria, cbe alterna colla stessa lignite. 

Fra i diversi bacini che racchiude la fertile valle del Ta- 
naro, quello in cui sta Bagnasco merita particolare attenzione 
pei fossili racchiusi nel terreno terziario, formante la maggior 
parte del territorio di questo comune, e che si estende verso 
levante, formando e ricoprendo le colline dette delle Langhe. 
Questo bacino si mostra sotto la forma di una elisse, avente 
il suo maggior diametro da libeccio a greco di 2500 metri, 
circa , e di metri 1500 nel diametro minore da scirocco a 
maestro. Sotto uno strato di terra argillosa vegetabile e di 
sabbie di metri 1 a 4 d'altezza incontrasi un terreno terziario, 
composto di ciottoli e frantumi di pietre preesistenti e di na- 
tura diversa, come per esempio di marmo, di gneiss, di quarzo, 
di porfido ecc., agglomerati insieme da un cemento calcareo 
e sabbioso, che ne forma un'arenaria, ossia una podinga cal- 
carea, la quale (benché non sia nota la sua spessezza) riposa 
sul gneis di intermediaria formazione. 

Questo sedimento di podinga racchiude fra sé varii strati 



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BAGNASCO E BAGNO 423 

(li lignite, più o meno decomposta, (rn loro paralelli, e tra- 
mezzali da banchi di della arenaria. Scopresi questo fossile in 
diversi sili del bacino del Tanaro , e segnatamente sulle due 
sponde di questo fiume nella regione del Cossaletto : ivi le 
acque , avendo solcala Tarenarìa per 5 metri di profondità , 
discoprirono, sette strali successivi e paralelli di Ugnile, altra* 
versanti Talveo del fiume, di cui tre discoprono una spessezza 
di 25 a 50 centimetri, e separati da strati di detto agglome- 
rato. Dirigonsi essi da greco a libeccio, e manifestano un'in- 
di n»zìo tic versa lii^ivstiu dì \i\ u 12 gnulL 

Questo fossile uonservii in nlcunì sili le fibre legnose, ed ìii 
allrl , ove trovasi maggiormenli; d^'conipo^lo ^ ha un lessulu 
compntto lueenle, e sì :issoraigliìi ^^l gagate: esposto al fuoco 
ilei Ciin nello bruci n con lunga Jiamma verdicci;*, e sparge un 
odore empi reuma lieo peiielranle, Queslo combustibile rac- 
chiude impronle e nidimenli di altri l'ossili oigitnìci marini ^ 
cbt! sembrano appartenere al genere dv'ì pl;iiiorbi o sohii i UH* 
lora viverli nei nostri mari; ma queste eoneliìglLa sono lai- 
mente sehfacciale fra gli slniU della Itgnile, che riesce difljcile 
il definirle esattamente. 

Dalle sopraccennate circoslau^e iti torno ^l giacimento tlì 
queslo fossile sì può con tutta probabilità arguire, che il bit- 
rifìo di Bagnsìsco sia un vasto magrizzino di lignite, che pò- 
treblìesì f;icilmente scavare per mezzo di un ben regolalo com- 
plesso di pozzi e gallerie ila eflelttiarsi negli strali fossili. 

U leuda dì Rag nasco ihi Del dar reità di Zucca ptIIq nel* 
fanno 1512 pervenne a Frariet^suo Maria Della Rovere, dm a 
di Sora, il quale nelTanno lal^ lo vendetle a Sebastiano Sauli ^ 
gentiluomo genovese. 

Lo ebbero anche in feudo con tìtolo marchtonulL' i Sari- 
giorgio di (^astellargento , daì tpialì passo nì Cuardi di <!ar- 
peneto. 

BAGNASCO; trovasi nell Astigiana, in distania di nvcu dieei 
miglia, a maestiale, ila Ila città ti* Asti. 

BAGi^O; Villaggio nel lem tori a ili Caskdsardo in Sanlegn^i: 
ivi t una piecolìi spiaggia coti alle rupi, ni tiiezzo fklla quale 
shocca li vìvo di lai nome. 



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I 



424 BAGNOLO e BAIRO 

BAGNOLO; troyasi sulla sinistra del torrente Grana, a mae- 
strale di Saluzzo, da cui è discosto circa nove miglia; di miglia 
venti è la sua lontananza, a libeccio, dalla capitale. 

Questo comune novera 5560 abitanti, i quali ottantadue anni 
fa erano soli 5319. 

BAIRO; è situato ad ostro d'Ivrea, in distanza di circa ^sei 
miglia da questa città. 

La popolazione di questo comune , che ottantadue anni fa 
era di soli 1210 abitanti, ascende ora a 1448. 

Negli archivi di corte esiste un volume scritto in carattere 
gotico di fogli 30 in 8.", il quale contiene gli statuti di Bairo, 
tratti da altri più antichi del 1409 , e compilati in capi 137. 
Vi si trova annessa una sentenza del 10 aprile 1476, data in 
una causa tra il comune di Bairo ed i molti suoi feudatarii 
intorno airapprovazione dei detti statuti e al diritto di farli , 
riformarli ed interpretarli , nella quale è riferito un istromento 
del 10 aprile dell'anno 1471, sullo stesso oggetto, ed havvi la 
promessa di osservarli. 

Ebbe la culla in Bairo Succio Giovanni Battista, dottore in 
filosofia e medicina: da un convocato esistente neirarchivìo co- 
munale di questo luogo risulta che egli fiori nella prima metà 
dello scorso secolo, ed era forse uno dei migliori medici che 
a quell'età contasse la provincia eporediese. 

.Questo luogo meritamente si gloria d'avere pur dato i natali 
a Pietro da Bairo, da alcuni chiamato Pietro Michaeli. Monsi- 
gnor Agostino Della Chiesa nel suo catalogo degli scrittori 
piemontesi lo nomina Pietro de Michaeli di Bairo, e nella Co- 
rona Reale di Savoja dice: « In Bairo nacque Pietro de Mi- 
chaeli, il quale dalla patria il Bairo si chiamò ». Astruc in un 
suo trattalo ce lo dà per torinese , indotto per avventura a 
ciò credere dal lungo soggiorno ch'egli fece in Torino, di cui 
ebbe la cittadinanza. Il Vernazza, avendo avuto occasione di 
esaminare un volume di orazioni del medesimo, suppose che 
il vero nome di lui sia Pietro de Monte: diffatti con questo 
nome è indicato nel catalogo dei dottori collegiati. Checché 
sia di ciò, vero è che questo celebre medico è generalmente 
conosciuto nella repubblica letteraria sotto la denominazione 
di Pietro de Bairo. 



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BAIRO 425 

N acquo W Baim circa il H68, lJ Ametko tki Marchesi d* 
Houi'ìgnaiio , vescovo dì Mondovi e nlortriraorc degli si udii ^ 
uomo lelleralo e generoso , fo fece studiare a proprie sp<?se" 
I progressi tiel giovine Bairo corrisposero (jìcnamente all'aspe! 
lazione del degno IVI ecenale: di ila t lo, laureatosi egli in medi- 
cina nel 1495^ fu nominato Tanno seguente professore nel- 
r»njversità di Torino, ed in seguilo venne fregialo della di- 
gnità di protomoilìco e di nrcliialro dei ducbi Carlo IL e* 
Cnrlo IH* Lesse lunghi anni medici na hi quella università, e 
pochi medici uC4|nislarono corno lui altissima fama neiréscr- 
cizio della chnica , nella quale è cyrallerizzalo col repile lo di 
mafjnus dal sommo Allero. U Bairo morì nonagcnurio in To- 
rino nel iòT}$ , e fu lu nuda lo nella chiesa metrofiolilana di 
s. Giovanni , e si pose sulla sua lomha uti'onori(icentissÌiiia 
epigrafe. Lasciò scritte le seguenti opere; 

Ntfmim, ac pemlilti opmcotum di' pestile niia , et de vuratkne «- 
jusdem per nttumfjue regimen, prapsérvulivnm ^cìlicet^ et curaihmm^ 
Taunni tSi07, Hit 3, lo78. Pamils lol3. ììanleai- i^òiVÒ. Luij"* 
dufii 1578- Ftativofurti iljlB. 

LfxxjpireAae perpeittae i^naesdonis^ et aHHejcomm sohttìo^ de no- 
bdiiate faculfaiis medicae; ufrnm Medicina ei Phihsophia imbiìior^i 
^itU, ei difpiores utroqne jure^ sciticei civili et canon ta\ f^aomodove 
incedere, ei invicem pruecedere debeani. Tfitirini 1512, in fot. 

De medemlis Immani cor por is nmìis enehyridimi, vuìfji) Veni m^cum 
dìctum. Taufit\i \'ò\2, Btuìleae 1560, Lugdnni t;J61> Vmetiìs \'ò^\. 
Lnjdaa 1578. fraacofurii tGlS, Un'addizione se ne fece pure in 
Basilea nel loGS per cura del celebre Zcwinger ^ il quale lii 
dedicò a Giovanni Rodolfo Sloèr, principe L'd a ha te di M or- 
ba eh, 

Nellii biblioteca della città di Torino esisteva un codice ma* 
noscritto^ contenente b raccolta di cinquanlaquattro orazioni 
lette in pubblico dal Bairo nul conferire la laurea dottorale; 
e fra i eodici manoscritti della biblioteca della torinese uni- 
versi là havvi una copia del Veni meeum scrìtta di propria mano 
dal Bairo. Da questa sua opera risulta che egli fece moltis- 
simi viaggi, sia per perfezionarsi negli sUnhi medici , sia per 
assistere nelle loro malalliu [>erSoiie del più eccelso rango, le 
quali j tratte dairaltissima fama da hu conseguila nella lung;i 
e felice sua pratica, l'onorarono della loro conridcnm. 
:2H tHzfijH. tk'ofjt\ ce. VuK WVIL 



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i 



A'ie BAIROLS, BAJARDO e BAJO 

BAIROLS^ giace presso il Tinea, a tramonlana dì Nizza, da 
cui è dislanle circa Tenti miglia; di soli miglia sei è la sua 
lontananza dal capo di mandamento. 

Nel 1774 questo comune noverava soli 198 abitanti ; ora 
ne conta 268. 

Lo ebbero in feudo i Grimaldi , dai quali passò con titolo 
comitale ai Ceppi. 

BAJARDO; siede sur un colle bagnato alle falde dal tor- 
rente Ronda, fra erte montagne, in distanza di sedici miglia, 
a tramontana, da s. Remo. 

BAJO ; sta a maestrale d'Ivrea, da cui è distante tre miglia. 
É posto sulla destra della Dora Ballea , allo sbocco di Vacco 
di Brosso, a 900 metri d'altezza sopra il livello del mare, cir- 
condato da alte giogaje verso ponente e borea , fra cui pri- 
meggia la montagna detta la Cavalleria. 

Nel territorio di questo comune, nel sito detto Dietro-Ca- 
stello, si rinviene ferro oligista, specolare, con ferro ossidato 
bruno, e ferro solforalo e quarzo. 

Nella regione Ciapiere si trova rame e ferro piritosi, e pe- 
rossido di ferro. Dall'analisi si ottenne in slicco il 17. 297 per 
cento, e questo diede un indizio notabile di argento, ed il 
7. 05 per cento in rame. 

Il notajo Fontana-Rava nel 1852 ottenne la permissione di 
coltivare una cava di calcareo bianco, lamelloso, quasi sac- 
caroide e cristallino , la quale trovasi nella regione denomi- 
nata La Fornace, in un castagneto distante pochi minuti dal- 
l'abitato di Bajo, e che produce una calce idraulica e grassa. 
Lo strato calcareo si mostra alle falde del monte Gregorio , 
ossia montagna di Favagnasco: si presenta diretto da levante 
a ponente, inclinando ad ostro di 60 gradi circa : la sua spes- 
sezza varia da 5 a .5 metri: è parallelo e frapposto a due strati 
di scisto micaceo e talcoso , per il che le pareti adiacenti a 
quelle che lo racchiudono contengono anch'esse alcune la- 
melle di mica e talco verde, per le quali viene interrotta la 
continuità di aggregazione della roccia calcarea. 

Questa calce diede all'analisi su 100 parti: 



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BALANGERO 427 

Carbonaio di calce 92. -80 

Carbonato di Magnesia . 2. — 

Allumina 0. 80 

Selce, acqua e perdila 4. 40 

100. — 



M 00(11 une tli Bajo^ ebc lìA 1774 novera vei 428 ^iiitunli, (irit 
ne conijj 481. 

ho ebbero anche in feutlo i Maina rdt , ì Fiinloni di Viil* 
dengo crMi taolo comihde, i Teocj dì Bielt», ì Deilii lUvi) con 
lilolo signorile, e! i Marelli-Valpergit con lilolo ili coiilado. 

BALANGEHO; trovasi a m^eslrale di Torino, ìb disUiiix.i di 
i|uaj^i dodici miglia da (jiie^la chili. 

Ln popol;i)fìone di qneslo comune, laquiile oUiinUidue urjfii 
fa eni di sioli l^HO idjiUnti, s^le oia a 148o. 

In im rivo tiie .scorre ;tt pìtdi dt I monle df s. Vili ore, net 
t erri lo rio dì B.ili^n^ero, si rinvieme st-deo idroiana. Sullo stesso 
monte ^ ^It^^ siiu^trii della evip|>ellj« dedicata a quel santo , si 
trova mangunese eompyUo, il quale Mll'ruudìsi fece conoseeje 
che contienr 18^ OjO di manganoio m;in|;}mico , ed un Iv^- 
gie rissimo indizio di argento. A me Ih della monl^igna dell si 
Bole s) trov:i fiirro ossìJljIo ncITasbeslo , il qu^lc diede jdTa- 
iiali&i il 70. (j OjO in ferraccia ; e nel luogo dello Timone si 
rinviene ferro ossiduhitL> nel serpentino* 

Qm^sto paese possiede una cbiesii parroeebìale dcilicalì* a 
B. Giacomo» la quale ^urcbbc senza dubbio ilegna dì una ra- 
pitale: se jic pose la pie Ira fondamentale da moiv&ignor fio- 
rengo di Bora, arcivescovo di Torino, nciranno 1771; ma la 
grandiosa viMta della chiesa, ornata di piTgievoU pitture e di 
finti stucchi, non fu ultimata che nel 1811* 

Questa ma^nifìca chiesa ^i erge sopra un'eminenza all'ai- 
tczza di 53 mctj'i sopra il livello ilei paese, il quale d'attorno 
m dilata in Tornea di ventaglio. Essa è di stile moderno 5ill 
disegno dui Cidebre arclntetto Mario Ousrini di Cbìeri, nu*di- 
Ijcato però dal Duiicsigliune. \a\ facciata, d'ordine composte^ , 
rapprciìenla un frontone I riangolare Kosicnuto da quattro co- 



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428 BÀL\NGERO, BALBOULET e BALDARàNZA 
lonne: tre sono le entrale ai tempio, che ha le seguenti di- 
mensioni: 

Altezza interna del corpo della chiesa .... melri 19. » 

Lunghezza interna » 39. >» 

Larghezza, compresevi le cappelle laterali . ...» 20. 45 
È di figura quadrilunga , con un presbiterio di pari forma 
fregiato di buoni stucchi lavorati dal Sambartoloroeo: la cu- 
pola , fatta ad imitazione di quella di s. Lorenzo di Torino , 
rappresenta molli specchi triangolari, nel cui fondo veggonsi 
angeli portanti trofei, opere di Rocco Manedi. Nel grande 
corpo della chiesa si ammira una vòlta a padiglione in un 
sol corpo, sostenuta da sedici colonne di ordine composto: nr) 
mezzo si vede dipinto s. Giacomo attorniato da un coro di 
angeli, e dintorno è adorna di stucchi: la pittura egli stucchi 
sono opere del professore Fea. Nei lati della chiesa vi sono 
cinque cappelle tutte vagamente adorne. Degno di singolare 
commendazione vi è il pergamo in legno fregiato di vaghi in- 
tagli e delie staine dei quattro evangelisti, opera dì Giacomo 
Costa di Avigliana." 

L'insieme di questo maestoso edifizio è veramente ammi- 
rabile, e forma il più beirelogio degli abitanti di Balangero, 
i quali colla loro costanza, e quasi colla loro unica generosità 
lo recarono pressoché a compimento, quantunque a giudizio 
degli intelligenti abbia dovuto costare non meno dell'egregia 
somma di settecento mila franchi. 

Balangero. fu contado dei S. Giorgio di Castella rgento, dai 
quali passò ai Coardi di Carpeneto. 

BALANGERO; quartiere di Giaveno: fu già feudo dipen- 
dente dall'abazia di s. Michele della Chiusa, da cui passò aili 
Deffeis, Goffi e Guglianetti. 

BALBOULET; cantone di Usseaux nella valle di Pragellas: 
giace alla distanza di quattordici miglia , a maestrale, da Pi- 
nerolo. Fu contado dei Basteri. 

BALDARÀNZA; fiume in Sardegna: esce da una spaziosa 
valle, scorre serpeggiando la piccola pianura di Orosei, e sbocca 
nello stagno di questo luogo. 



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BALDESCO ECC., e BALDISSERO DI ALBA 429 
BALDESCO; castello che sorge nella valle di Grana nel di- 
stretto territoriale di Mirabello , alla distanza di circa selle 
miglia, a scirocco, da Casale. Era già compreso nella diocesi 
di Vercelli, da cui venne smembralo nell'anno 1474. 
Fu feudo dei Natta del Cerro e Fubine. 

fìALDlCHiEKI; mandamento. Sia nella provincia d'Asti. 

Confina: a tramontana col mandjimenEÌ di Montrcbiaro e 
Monla(ì:i, a temnk con quella d'asti, ad ostro con quello Wi 
a. Diimbno, ed a pomnie con quello di Villanuora. 

Dì chilometri qusiflrali 61. 65 è la superficie Icriilopìale di 
questo munibmenLOj il quale o&re ni lo sguardo di clii lo per- 
corre una piiicevole alternativa di più o meno fertili campi , 
colti vigneti, rìdunti prati e popoLite bosciglte. 

La popolazione ne è di 7958 abitanti, le caso ne sono 1351, 
le famiglie l(ì!23. 

Compongono questo mandamento sette comuni., che sono: 
Baldichierit capoluogoy Cantaraua, Castellerò, Mona le, Setlime, 
Tigliole e Villafranc;!. 

BALDICHIERl^ capntiwgo dd mandammlo. K situato alla di* 
Atanxa dì ci ne) uè miglia, a maestr^ik^ dalla cìtt^ d Asti, 

Questo comune nelTanno 1774 noverava soli 4oO abitanti- 
ont (184S) ne conta 7o0. 

B(4Ìdichicri è anche stazione della strada ferrala da Torino 
a Genova^ sono chilometri 4(i da Torino e 11 da Asti. Vedi 
ta Notu a pag. 131 Je/rAppendice. 

BALDISSERO DI ALBA ^ sta ;t maestrale di quella ciuh, di 
t:ui è distante cinque miglia^ di miglia due è la sua lon ta- 
na Hf a da Corni'gliano, capoluogo di ma min mento. 

Gli itbìt^uiti di questo comune^ che ottanladut- antii fa som- 
mavano a soli !)24, Rsecndono ora a 1117. 

Nel 1346 il marchese Tommaso di Salufzo mandava a Chi- 
vasso come suo procuratore un Gioyi4nnÌno di P**gno dtn Vt^ 
sconti di Bald isserò per prestare il giura minuto di feditila A 
tnarcbesc Giovanni di Monferrato. 

Baldisscro fu feudo dt?j Filippi del luogo di Cava I lenii ag- 
giore e dei Canoni di s, Tommaso. 



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450 BALDISSERO D IVREA 

BALDISSERO D IVREA; giace presso il Chiusella , in di- 
stanza di miglia sei, a libeccio, da quella citlà ; di quasi due 
miglia è la sua lontananza da Castellamonte, capo di manda- 
mento. 

Nel 1774 la popolazione di questo comune non era che di 
490 abitanti; ora sale a 600. 

Nel 8U(0 territorio si rinviene: 

Magnesite, ovvero magnesia carbonaia (gioberlile) assai pura. 
Viene adoperata nella Hibbricazione della magnesia solfala e 
della terraglia: se ne asporta una quantità notevole alIVstero, 
e specialmente a Milano e Lodi. Questa magnesite trovasi in 
piccoli strati, ed anche a nidi nel serpentino, unita al quarzo 
rcsinite or bianco, or bigio, ora giallognolo, talvolta semi- 
trasparente, ed altre volte opaco: la sua durezza è varia , la 
frattura alquanto concoidea quando è dura. Il professore Gio- 
bert ne fece l'analisi , e ne trasse i seguenti risultati : 

Magnesia 68. » 

Acido carbonico 12. » 

Silice 15. 60 

Solfato di calce 1. 60 

Acqua 3. » 



100. 20 



Magnesite, ossìa carbonato di magnesia leggierissimo , che 
galleggia sull'acqua. Serve ottimamente alla fabbricazione della 
terraglia invece della calce carbonata. Mista alla medesima si 
trova magnesite unita a molta calce carbonata arragonite. 

Quarzo resinile bianco, dentritico, che trovasi unito alla ma- 
gnesite suddetta, da cui è avvolto. 

Quarzo resinile coperto da una grossa corteccia di una so- 
stanza formata dal ferro ossidato e da poco manganese. 

Serpentino in iscomposizione , attraversato dalla magnesite 
per ogni verso, e che offre, in piccolo, Taspetto della forma- 
zione della collina su cui si trova. 

Si rinviene inoltre diallaggio e pirossena augite entro una 
roccia, che pare diallaggio alquanto scomposto, ed inoltre selce 
resinile di colore bruno con nocciolo di calcedonio, « 



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BALDISSBRO DI PINEROLO ecc., e BALESTRINO 431 
Baldissero dlyrea fu anche tenuto in feudo dai S. Martini 
della Motta, dai quali passò ai Provana dì Frossasct). 

BALDISSERO DI PINEROLO^ villaggio posto sul torrente 
Noso, in lontananza di miglia 5 1|4, a tramontana, da quella 
città: or sono ottantadue anni vi si noveravano 1151 abitanti. 
Ivi sorgeva un castello, ora diroccato. Era compreso nel con- 
tado di Frossasco. Vedi voi. II, pag. 32. 

BALDISSERO DI TORINO 5 sta a levante da questa città, 
da cui è discosto cinque miglia; di soli due miglia è la di^ 
stanza da Chieri capo di mandamento. 

Gli abitanti di questo comune , che nel cader del secolo 
scorso fu smembrato dalla città di Chieri, sommano a 1602 ; 
nel 1774 erano soli 1251. 

Fu contado dei Fontanella. 

BALDRACCO; rivo che scorre nel territorio di Cassine di 
Strada nell'Alessandrino. 

BALDUCCO CON ROTTA; borgata che giace alla distanza 
di miglia sei, ad ostro, da Torino: è compresa nel territorio 
di Moncalieri. 

BALDUCCO , vedi TORRION. 

BALESTRINO; è posto in aprica situazione , sulla sinistra 
del Barascione, a tramontana da Albenga , da cui è distante 
cinque miglia; di miglia quattro è la sua lontananza dal capo 
<li mandamento. 

A questo comune vanno unite le villate di Poggio- sopra no, 
Poggio-sotlano, Conio, Bergalla-soprana e Bergalla-sottana , 
Fascinola, Fossato e Cascina dei Valloni. 

Vi si alimentano approssimativamente 240 capi di bovine , 
60 asini e muli, 100 pecore e 400 capre. 

La popolazione del comune, la quale nel 1774 non era che 
di 565 abitanti, ascende ora a 728: te case ne sono 132 e le 
famiglie 135. 

Nel suo territorio si trova : 



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>IS2 BÀLFREDO, BALIGIO e BALLAISON 

Calce solfala (gesso) compatta , bigia , e calce solTata can* 
(lida, granellare , lucicante , impastata con uno Ncisto talcosi) 
verdiccio. Compone un superficiale deposito , sovrapposto ad 
uno scisto talcoso, analogo a quello con cui è misto il gesso, 
presso il rivo detto del Prato: adoprasi ad uso dì cemento. 

Marmo giallo di tinta vivace. Trovasi nella regione detla 
Sambucco, in terreno comunale: sembra cbe la cava sia su- 
scettibile di coltivazione, e che addentrandovisi il marmo sia 
più brecciato. Essa è esposta ad ostro , e sta sulla vetta del 
monte: la distanza della strada carreggiabile è di circa due 
ore di cammino; ma ve n'è una che accenna alla medesima, 
e che facilmente potrebbe rendersi carreggiabile. Questa cava 
fu data in concessione al sig. Sebastiano Gaffodio di Vico per 
brevetto del 5 marzo 1834. 

Calcarla di tessitura compatta, granellare, di frattura scabr», 
con venule spaliche e di tinta giallastra. Forma nella regione 
suddetta una massa della superficie di circa 5 metri su 2, fra 
il calcareo bigio compatto secondario, di cui sono in massima 
parte formati quei monti. Non pare però suscettiva di buona 
coltivazione, perchè screpolata in più versi , e formante appa- 
rentemente una piccola massa. 

BÀLFREDO*, cascinale nel territorio della cittSi d'Ivrea. Fu 
già feudo dei Ducreton, quindi contado dei Perrucca. 

BALIGIO; borgata compresa nel territorio della città di 
Possano: ivi veniva eretta una parrocchia sotto il titolo di 
sant'Antonio. 

BALLAISON ; sta nel Chiablesc , in distanza di miglia sei , 
a libeccio, da Thonon, e di quasi due miglia, a levante, dal 
suo capo di mandamento. 

Nel territorio, la cui superficie si è di 3365 giornate, tro- 
vasi una casa forte, o piccolo castello, detto di Boisy , com- 
preso nella signoria di Ballaison: esso diede, o prese il nome 
dal colle su cui sorgeva. Questo colle trovasi a greco di Gi- 
nevra fra il lago e la montagna dei Voirons. La sua forma e 
allungata parallelamente al lago Lemano, di cui segue alcun 
poco l'incurvatura: la sua lunghezza è di circa tre miglia e la 



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m£i. 



B/^LL\lSON 43.^ 

sua largii ezza i\\ itti mìglio: il punto più cui mi un n le di v^so 
s'innalza 1117 piedi al diSiìopra del livello del lago. 

La col] ili il dì BoiSY è composi a di una iti o lassa più o meno 
tener», i cui strati seguono regolarmente la dìreziane del Ingn: 
gli scoscendi mentì di codesti siruLi formarono precipìzi di '^00 
a 300 pìed^ di pioron<litH^ i più rimarchevoli sono qufdli della 
rocca di Massonfiy e della rocca di MarJgnan. Il terreno di 
ffuesla collina è composto di una sabbia quarzosa mista con 
poca argilla e con lamelle jli mica: questi differenti corpi sono 
uniti da un glutine calcare, die si crislalljzza alcuna valla snita 
uim forma spatica negli in ter va Ili degli strati. Codesti strali non 
racchiudono alcun corpo straniero , quantunque in varii siti 
veggasi una grande quantità dì frammenti delle alpi. 

In un campo vicino al villaggio di Ballaison, a mela circa 
della collina, si rinvenne una cava di pietra da calce , com- 
posta di strali discendenti dalle alpi. Il Saussure , che visitò 
questa cava nel suo viaggio delle alpi, dice che il ritrovamento 
della medesima terminò di persuaderlo che il mare occupò 
quelle alture, poiché le pietre calcari non si formano che da 
se<iimenti successivi di ac<]ue popolate da animali marini. Della 
qual cosa aveva già incominciato a persuadersi alla vista del 
glutine calcare sopraddetto, che trae pur esso la sua origine 
dal mare. 

1 frammenti di rocca delle alpi che si trovano dispersi sul 
dorso della collina dì Boisy sono rimarchevoli sotto vari rap- 
porti : il più grosso dei medesimi sì trova in un campo a mae- 
stro, in prossimità del castello , e vien denominato la Pierre 
h Martin. La forma regolare, a cui quest'enorme masso mag- 
giormente rassomiglia, è quella di un parallelogramma rettan- 
golo: la sua altezza, all'angolo più elevato al dissopra del ter- 
reno, è di 22 piedi ; la sua maggiore lunghezza è di 26, e la 
sua più grande larghezza è di 18: la materia ne è una roccia 
di corno mescolata di steatite , mica e quatto: vi si distin- 
guono strati che non sono piani , ma le cui inflessioni sono 
fra di loro parallele: essi sono della spessezza di 3 a 4 piedi, 
e difficilmente si ponno separare, perchè fortemente congiunti 
fra loro da un glutine quarzoso. Tutti gli angoli di questa 
pietra sono ottusi , quantunque sia dura e compatta , e che 
dal suo tessuto non sembri possa essere guarì sensibile allo 
ingiurie del tempo. oigitizedby vjOOg Ic 



434 BALLAISON 

Sopra questa collina si rinvengono eziandio fraromenti di 
altre specie di rocche, di minor mole, ma in grande numero: 
la specie più comune rassomiglia a quella che forma la ma- 
teria delle roccie del Gran s. Bernardo a! dissolto del Piano 
di Giove: essa è una specie di roccia di corno verde , piena 
di piccoli punti di quarzo bianco: ciascuno di questi punti 
non ba più di una mezza linea di diametro , ed è composto 
di piccoli cristalli disposti attorno ad un centro comune , in 
forma di stella. Questa pietra è q^escolata di grandi vene di 
un quarzo duro e difficile al taglio; ma siccome il resto della 
pietra ubbidisce assai bene allo scalpello, cosi si adopera a far 
gradini e diversi altri lavori. 

Vi si trovano pure numerosi frammenti dì granito; quello 
di maggior mole sta poco al dissotto del castello, e vien chia- 
mato Pierre du goùlé: è di forma pressoché rettangolare, di 
10 piedi di altezza sopra 15 a 20 nelle altre sue dimensioni: 
si compone di quarzo grigio, di feldspato e di mica nerastra. 
Si rinvengono pure qua e là varie altre specie di granito molto 
interessanti pei geologi. 

Gò che maggiormente colpisce lutti coloro che vanno a 
visitare quest'aggradevole collina sono i punti di vista estest 
e variali che vi si incontrano ad ogni passo. Il più delizioso 
si è quello di cui si gode all'estremità settentrionale della via 
che attraversa la foresta alla sommità della collina: quivi si 
hanno ai piedi le fo^este per cui si discende a gradi nelle 
pianure del Chiablesc ben coltivate ed abbellite da frequenti 
villaggi: d'un colpo d'occhio si abbraccia tutto il lago Lemano, 
che si presenta sotto la forma di un gran bacino, da cui si 
diparte un gran canale ricurvo a foggia di una falce: si di- 
stinguono benissimo quasi tutti i paesi che stanno sulle sponde 
del lago, fra cui primeggia la città di Losanna, posta sul pendio 
di un'alta collina; e si discoprono persino le montagne che 
circondano il lago di Neuchatel. 

Lo spettacolo che presentasi al lato posteriore è di un ge- 
nere affatto differente; non offre un orizzonte cosi vasto e 
magnifico , ma nel suo aspetto campestre e quasi selvaggio 
non tralascia di essere aggradovolissimo. Quivi si discende, per 
una dolce china tutta imboschita, nella valle coperta di fo- 
reste seminate qua e là di campi e prati , e di piccole bor- 



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BALMA, BALMASSA e BALME 43S 

gii le j die pfijoTio nasco ntlt'rsi so Ilo gli alberi che !e ci reo n- 
ilano. Al dissopr;» di qiiesla valle In monLigna dei Voii'ons e 
la prima ciitena delle «Ipi *]el Ciable.^e presentano Ìl loro dorso 
ripido, ma coperto di boschi, ed al l'estremi la inferiore fa bella 
moslra di se il castello di Cerverts, 

Sì gorle eziandio di una bella vediila del bgo e delle piii- 
niire che lo circondano dal luogo denominalo il Chatelar, che 
è un'eminenza posta a maeslro del castello di Boisy, sul mar- 
gine della collina dal lato di Ginevra, La collina di Boisy ter- 
mina in pro!ipelto al villaf^gia di Sciz per un dolce pendio che 
discende nel li* direzione di greco-kvanle, ma gli strati di cui 
esso è composto non raccompai:fnaiio parHlIftamente , [joiebè 
continuano ad elevarsi verso il lago seguendo la direzione di 
ponente- maestro. 

Gli abitanti drl comune di Ballaison , che nel 1774 erano 
soli 405, montano ora a 855; le case ne sono 141 e le fa- 
niiglfe 147, 

l'u stj;norÌa dei de Bude cillinlini di Geneva, 

CALMA; collo per cui da Ollomont nel ducalo di Aosta 
tragittasi nel Val lese in Isvizzera. 

HALMA ; monte che s'aderge a ponente -di Bodorelo sui 
confini della valle di s. Martino, ncllii provincia di Pinerolo- 

BALMASSA; villala al confine del comune di Ceres, di cui 
fa parie. 

BALME ^ giace nella valle di Lanzo, a maestrale di Torino, 
da cut è distante 25 miglia. È posto aireslremiià della vaile 
d'Ala, a melri 1476 sui livello del mare. 

In numero di 405 erano gli abitanti di questo comune nel 
1774, ora sommano a 509. 

Nel lerrilorio vi sì rinviene: 

Amianto membranoso, tenacissimo , morbido e facile a fi- 
lar*si. Trovasi sull'alpe denominala Paschiello. 

Ferro spatico e spalo calcareo. Trovasi in abbondanza vi- 
cino al luogo detto Monterosso: il saggio ne fu fallo per via 
umida sul minerale non lavalo, perchè massiccio , e diede il 

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/io6 B\LME 

i"Sr^"'" argento, ed il 16. 79 per cento in ferro. Nella me* 
desima regione si rinviene pure ferro ossidulato in cristalli 
dodecaedri romboidali isolati. 

Roccia talcosa con granati e piriti : nel luogo detto Le Me- 
Ielle: essa serve per tutte le pietre da macina nelle valli di 
Lanzo. 

tlpidoto nericcio , cristallizzato sopra matrice ferrosa : sul 
monte detto Torre di Novarda sulla strada da Balme ad Us- 
seglio. 

Calce carbonata, varietà inversa, sopra calce carbonata la- 
mellosa: trovasi a tramontana tra Talpe Mussa e Balme, ove 
si rinviene pure calce carbonata, varietà metastatica. 

Asbesto scabro, lucido e settoso, sopra un serpentino sci- 
stoso. 

Asbesto suberiforme, bianco, sopra roccia scrpentinosa. 

Scisto serpentinoso colla superficie talcosa, d'un bel bianco. 

Steatite verde e mica cristallizzata ed impastata nell'amianto 
sopra roccia serpentìnosa. 

Antibola attinota esacdra impastata nel talco verde e ser- 
pentino. 

Calce solfata, selenite, trapezia. 

Manganese metalloide , chalibin. 

Sulla medesima alpe Mussa si rinvengono pure varie qualità 
di pirossena prismatica e granati dodecaedri. 

Serpentino verde coperto della steatite gialla. 

Serpentino con granati gialli dodecaedri (succinite) sopra 
matrice di calce carbonata ferrifera. 

Giada nefrite d'un bel verde, misto all'idrocrasia verde. 

Sul monte detto Testa Ciarva si vede uno strato di pietra 
da granali in massa: esso è incassalo nel serpentino, come 
sono ivi gli strat'r delle varie diopsidi, dell'idiocrasia, delle to- 
pazioliti ecc. 11 giacimento è in grandi strati da uno a due 
metri di spessezza; giacimento raro, e come tale annunziato 
dal Beudant nel suo trattato di mineralogia voi. Il, pag. 54. 

Granati d'un bel rosso chiaro, che si avvicina al colore del 
giacinto , della varietà smarginata , e frammisti a cristalli di 
pirossena verdognola diafana. 

Grana fi d'un bel rosso; aggruppati con cristalli di pirossena 
e colla mica , sopra matrice di granali in massa. Si trovano 
pure varii altri generi di granali della stessa specie. 



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BALME DE SILLINGY e BALME DE THUY 4o7 

Firnssena verdof^nob , <li;ìfana, crrslallizznla (mIsIÌIc), fnim- 
mlsia a i^raTìàti roàsì, di cui il sìg. Lauj^icr dit;de l'annlisi nel 
giornale delle miniera- Frn le pirossene analizzate dal sig. Rose 
e calcolale dai 8ig. Beudant negli annali delle miniere vi ha 
la seguente , che si dice tii Ab , di color verde scuro sopra 
tnatrice dì pietra da granati. 

Silice 0,52a 

Allumina ...•,. 0,007 Pirossena , , , ^ , , 0,941 

Calce ....... 0,242 omero Fremolile 0,024 

Magnesia 0,099 Granato 0,033 

Bì-ossido di ferro . , 0,128 



0,999 0,998 



AlVclevazIonc di circa 100 metri dal plano della Mussa vi 
ha un grande shato di idroor^sia in massa, che attraversa in 
parte e longitudinaltxiente il monte Testa Ciarva, e della spes- 
sezza di olire un metro. Essa è di colore verde chiaro , ed 
offre spesse volte hellissimi cristalli dello stesso colore, ma di 
tinta più carica , e diafani. Vicino a qnesto strato » ma t>ii 
po' più sulTalto verso ostro , trovasi lo strato di pietre dei 
granati superiormente accennati, d'onde provengono le belle 
cristallizzazioni di ablite, che vanno ad ornare le raccolte di 
quasi tutti i gahìnetti mineralogici che esistono neirEuropa, 

Varie altre specie di idrocrasia si rinvengono nel lerrilorio 
di Balme, nonché piriti ferruginose argentìfere in una roccia 
talcosa, che diedero alPanalisi un sensibile indizio di argento. 

Balme fu contado degli Arnaldi del Itiogo di Vìgone. 

BALME DE SILLINGY^ sta nel Genevese , In distanza di 
miglia quattro, a tramontana, da Annecy. 

In questo comune (vedi voi. U, pag. 43^1 la cui superfìcie 
territoriale è di 4173 giornate, si noverano 774 abitanti ^ ì 
quali oltantadue anni fa erano soli 570. 

Questo luogo altre volte chìamavas'i Balme de Consongier, 

Lo ebbero in feudo con titolo comitale i de Confier nativi 
dì Rumilly. 

BALME DE THUY; sia nel Genevese, sulla destra del Fitr, 

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^-,r e ^i Peracini 
/tr accorre eia 
. j B, V. del Car- 
- ji^ine contro il 
^.^^ j ijuisa di lago, che 
^!r :^sl scorrono al prt- 

^ :..N>ensioni la sede del 

"^ . J»u da Varallo Iraslo- 

*^^ J^r^ ▼arii anni come 

^ '"„ due Talli. Tal cosa 

-^•^ ^,.^luU di prove, non 

salirò, fuorché sia 

il la lo del 1^^*^* 
a in Balmn'*''^ 

<*He COI» 1^^^^;* 

, ;t |H'fU 



.. II. -- 



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BALOCCO Kcc, E BALZOLA 459 

di lamentare l^iramjtlur:» per-Jila dot pi imd , il quuie cessò ili 
vivere neli anno 1859 iu Buigosesi», u v'era proiesfiore dii ili- 



BALOCCO^ giace a maestrale di Vercullì, d» cui è distante 
miglia 1[^. 

Gli abitanti di questo comune, clic ottantadue anni fa erano 
soli 541, ascendono ora a 707. Le c^se ne sono 6.3 e le fa- 
miglie 167. 

EALOSSA; terra che giace nella Lomell ina, alla sinistra del 
P04 in disianza di miglia 11, a scirocco, da Mortara. Fa parte 
del comune di Mezziina-BigM. Nel I80O vi veniva eretta una 
parrocchia sotto il titolo deirEpifnina di N. S., la quale estende 
anche la sua spiritual giurisdizione sulla vilt^la esìstente nel 
lerritorio di Sanna^zaro del Burgondi, die diccsi fìatossa-Sa- 
voja pere Uè sia distinta dal Tal tra, a cui si dà il nome di Ba^ 
Ìùsm~Bifjlia. 

BALOTUOMAj cala secca nel territorio di Terranova in 
Sardegna. 

BALZEGLIA; terra che giace nella valle di s. Martino ^ in 
distanza di circa l!2 miglia, a maestrale, da Pinerolo: fa parte 
del comune di Massello. 

BALZOLA; mandamento. Sta nella provincia di Casale. 

1 suoi confini sono: a ponente ed a tramontana la provincia 
di Vercelli, a If^vante la Lomellina, e ad ostro il Po. 

La superficie territoriale di questo mandamento viene cal- 
colata a chilometri quadrati 44. 57. 

La popolazione ne è di 7707, le case ne sono 1234 e le 
famiglie 1665. 

i comuni ond'è composto questo mandamento sono: Bai- 
zola, capoluoffOy Morano e Villanuova. 

BALZOLA; capoluogo def mandamento. Giace in pianura sui 
confini della provincia, a tramontana di Casale, da cui è di- 
stante tre miglia. 



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440 BANCHErrE ecc., e BANNA 

Questo comune, che nell'anno 1774 noverava soli 1753 abi-- 
tanti, ne conta ora (1848) 2840, col notevole aumento di 1087 
abitanti. 

La vecchia bastila di questo luogo fu prima dei 1473 dal 
duca Ludovico di Savoja infeudata agli Avogadri , i quali ne 
furono indi spogliati dal duca Guglielmo di Monferrato. 

Balzola pervenne alfaugusta Casa di Savoja nell'anno 1703. 

Fu marchesato dei Passati di Casale consignori di Cuniolo. 

BANCHETTE^ sta a ponente d'Ivrea. 

La popolazione di questo comune, la quale otlantadue anni 
fa era di 1160 abitanti, non sale ora che a 514, colia rimar- 
chevole diminuzione di 646 abitanti. 

Fu contado dei Pinchia d'Ivrea. 

BANCHIET; montagna che s'aderge a libeccio di Pinerolo 
nella valle di Luserna. 

BANDA, vedi LOZA voi IX, pag. 900. 

BANDITA j dipendenza di Cassinetle. 

BANNA ^ villaggio posto alla distanza di uodici miglia circa» 
a scirocco, da Torino: confina con Poirino, Riva, Villanuova 
e Corveglia. Vi sorgeva un antico castello. Fu signoria degli 
Isnardi de Castello; più tardi, cioè addì 3 giugno del 1785, 
veniva compreso nell'appannaggio del duca di Aosta, principe 
di Chieri. 

BANNA; torrente il quale proviene dai colli di Buttigliera 
d'Asti, passa pei casali di Melica, Terra%%o e Bianchi j discorre 
sui territorii di Villanuova e di s. Paolo , e n'esce al ponte 
Corveglia presso il confluente Bergallo \ s'ingrossa quindi di 
alcuni torrentelli, che scendono dai colli di Cellarengo, Val- 
fenera , Pralormo e Chieri , fra cui notasi il Riverdo; bagna 
Villastcllone, e si versa nel Po tra Carignano e Moncalieri. 

BANNA j torrentello che ha origine superiormente al luogo 
di Balangero nella montagna di s. Viterbo di Coazzolo, e dopo 



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BANNALE, BANNETTA e BANNIO 441 

aver bagnale varie terre, cangia il nome, e va a gellarsi nel 
Malfone. Vedi Bendala nell'Appendicfi, 

BANNALE. Monsignor Agostino Della Chiesa nella sua de- 
scrizione raanoscriUa del Piemonte dice: « Bannale è una 
» grandissima campagna, per una gran parte incolta, che si 
» stende verso Carruco , e la quale conteneva cento mille 
» giornate di terreno, sebbene ora a diversi territorii sia asse- 
» gnata, tutta però negli andati secoli a Bene apparteneva ». 
Nelle antiche carte appellasi Sylva Bannale, e faceva parte del 
territorio della capitale dei Bagìenni. Vedi voi. Ili pag. 230. 

Di questa selva si ha menzione in un diploma de|rim- 
peratore Ludovico III dato nel 902 a favoce di Egilulfo ve- 
scovo d'Asti^ ed in uno di Ottone I dell'anno 969 concesso 
al vescovo della medesima città Lamberto. 

La conlessa Adelaide con atto del 1089 donava al vescovo 
d'Asti Oddone varii beni , fra cui si novera sylvam etiam de 
Bannali; il qual possesso veniva confermato al vescovo An« 
selmo dal papa Anastasio IV con bolla dell'anno 1154, e da 
Adriano IV con bolla del 1156. 

BANNETTA \ torrente che scorre nell'agro di Mathi nel 
(]anavese. . 

BANNIO; manc/fimefifo. E compreso nella provincia dell'Ossola. 

1 suoi confini sono : a tramontana e levante il mandamento 
di Domo, ad ostro parte di quello di Ornavasso e la Valsesia, 
ed a ponente \ diacciai del Monrosa ed il Vallese. 

Questo mandamento, la cui superficie territoriale calcolasi 
a chilometri quadrati 10. 96, novera una popolazione di 5940 
abitanti. Vi si contano 1437 case e 1492 famiglie. 

Componesi di undici comuni, che sono i seguenti: Bannio, 
capoluogo, Anzìno, Borgone, Calasca, Castiglione, Cimamulera, 
Macugnaga, Piedimulera, Prequartero, S. Carlo e Vanzone. 

BANNiO; capoluogo del mandamento. Giace nella valle Au- 
zasca (Ossola inferiore), sulla destra delt'Anza, in disianza di 
24 chilometri, a libeccio, da Domodossola. 

29 Diziotì. Geogr. ec\ Voi. XX VII. 

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442 BAINS ECC., e BARBÀNIA 

Questo comune, che ottanUdue anni b noverava 872 abi- 
tanti, ora (1848) ne conta 147 di meno. 

Era compreso nella signoria di Vogogna. 

BANS; terra che giace nel Genevese presso il Rodano, a 
maestrale d'Annecy, da cui è distante nove miglia. 
Nel 1774 vi si contavano 225 abitanti. 
Nel 1780 veniva aggregata alla provincia di Carouge. 

BARACH; cantone nel territorio della città di Cuneo, già 
compreso nella baronia di Villasco. 

BARACCO; dipendenza di Roccaforte: fu già membro di 
quel contado. 

BARASSI ', villaggio situato nella provincia di Chiavari , a 
levante di Lavagna, del qual comune fa parte: ha il vantaggio 
di una propria parrocchia sotto l'invocazione di s. Pietro. 

BARATONIAj è situato alla distanza di miglia nove circa, 
a maestrale, da Torino. 

Nel 1774 questo piccolo comune aveva una popolazione di 
soli 44 abitanti, i quali sommano ora a 63. Le case ne sono 
13 e le famiglie 14. 

Fu viscontado degli Arcour. 

SABAUDA con Freglia; borgata che giace alla distanza di 
miglia sei, ad ostro, da Torino: fa parte del comune di Mon- 
calieri. 

BARAVAGLIO, or detto Borgomaggiore; luogo che giace sui 
confini del comune di Moncalieri, di cui fa parte, a scirocco 
di Torino, da cui è distante circa sei miglia. Fu signoria dei 
Vagnoni. 

BARAZZA, vedi VANDORNO. 

BARBANIA; mandamento. Sta nella provincia di Torino. 
Confina: a tramontana col mandamento di Rivara, a mei- 



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BARBANIA 445 

iodi con quello di Ciriè, a levante col toirenle Mallone ed a 
ponente coi m'.ìndamento di Corio. 

La superficie territoriale di questo mandamento si compula 
a chilometri quadrati 50. 78. Oltre al Mallone solcano questo 
territorio i suoi influenti Moirano, rio dei Trucchi , Verde!- 
Pissoglio, forriìato dal rio delle Spine, il rio della Canavera , 
quello della Grangiasca, il Becco Piccolo, il torrente Valmag- 
gìore, in cui influiscono il rio di Barbania, il rio della Gur- 
gala, il rio Straccia- Braghe, il rio dei Neri, ed il Leza ingros- 
salo dal rio dei Cari, dal Sesara Montorlo, dal Vaudagna, dal 
Testo e dal Rio Secco, e finalmente dal torrente Fandaglia , 
che proviene dalle alture di Corio. 

La popolazione ne è di 4205 abitanti, le case ne sono 845 
e le famiglie 855. . 

Tre soli comuni compongono questo mandamento, e sono: 
Barbania, capoluogo^ Vronl e Vauda di Front. 

BARBANIA; capoluogo dei mandametìto. Sta sur un colie che 
sorge alla sinistra del torrente Fandaglia, in distanza di circa 
undici miglia, a maestrale, da Torino. 

La popolazione di questo comune nel 1774 era di 1549 
abitanti, i quali ascendono ora al novero di 1729. 

Questo luogo fu anche signoria dei Ricci , dei Bianchi , e 
degli Orengiani. 

Giovanni Pietro 'Urceglio di Barbania, oriondo piacentino, 
nie^lico di qualche nome, fiorì in sullo scorcio del secolo xvi. 
Dei molti scritti che lasciò , e che rimasero pressoché tutti 
inediti, alcuni versano intorno all'arte salutare, ed altri trattano 
di letteratura sì in prosa che in versi. Morì nel 1615. 

Or dobbiamo qui accennare che alla memoria del cav. Ber- 
nardino Drovelli di Barbania, di cui, non è guari, lamentammo 
la perdita, fu innalzato nel camposanto di 1 orino un monu- 
mento , sul quale leggesi la seguente iscrizione: 

Qui giace Bernardino Drovelli f. di Giorgio — Insignito di molti 
ordini ed ascritto a molle accademie d' Europa — Nato in Barbania 
il Vi! del MDCCLXXVI — Morto in Tonno il IX marto MDCCCLll 
— Fu dottore in ambe leggi — Heggente il ministero di guerra — 
Vffiziale e console generalo di Napoleone I in Egitto — Promosse 
colà il progresso e vi raixohe preziosi monumenli — Onde si creò 

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444 BARBARESCO ecc., e BARBERÀZ 

il Museo Egizio precipuo ornamento di questa città — Mori qual 
visse benefico chiamando i poveri a suoi eredi — C. Cagnone e C^ 
Mosca senalon de} regno amici ed esecutori testamentari di lui po~ 
sero questa memoria MDCCCLV, 

BARBARESCO; sia alla destra del Tanaro , in distanza di 
miglia due, a tramontana, da Alba, da cui venne smembrato 
nel 1694. 

Gli abitanti di questo comune, cbe nel 1774 erano soli 1280, 
ascendono ora al novero di 1627. 

Fu anche contado dei Galleani conti di Candii, originari 
di Bologna. 

BARB AROSSA; punta neirisola Asinara: è tutta arenosa, e 
vi si trova un pozzo che fornisce Tacqua ad ogni sorta di basti- 
mento. Evvi pure un monte, sulla cui sommità sorge un castello 
abitato da due uomini, i quali stanno in vedetta per ricevere 
i segnali dalla torre del Falcone e trasmelterli alle torri del 
Trabucalo e della salina di Sassari. 

BARBATO; podere sui confini del territorio d'Acqui. Fu 
feudo dei Porta. 

BARBERÀZ le gros e le lìetit-^ trovasi nella Sa voja- Propria, 
sulla sinistra dell'Orbanne, alla disianza di un mezzo miglio , 
ad ostro, da Ciamberì. 

Dì giornate 960 è la superficie territoriale di questo co- 
mune , il quale novera 644 abitanti ; nel 1774 ne conlava 
soli 559. 

Margherita Chevron, nativa di questo luogo, senza aver ri- 
cevuto alcuna istruzione divenne poetessa di inspirazione vil- 
lereccia, e fu pe' suoi versi premiata varie volte dallaccademia 
di Savoja. 

Questo paese si onora del signor Marcoz, celebre astronomo, 
oriondo della Moriana, ma che vi dimorò per più di trenta- 
cinque anni. 1 beni che vi possedeva li legò alla città di Ciam- 
berì perchè vi si instituisse una scuola di disegno lineare. Re- 
catosi egJi a Lione nel 1834 per motivi di salute, vi morì dopo 
pochi mesi. 



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BARBIANELLO ecc., e BARCHEO 445 

BARBI ANELLO: mandamento. E compreso nella provincia di 
Voghera. 

Confina: a tramontana col Po, a levante col mandamento di 
Broni, a mezzodì con quello di s. Giulietta, ed a ponente con 
quello di Broni. 

La superficie territoriale di questo mandamento si calcola 
a chilometri quadrati 50. 25, 

La sua popolazione ascende a 6436 abitanti. Le case ne 
sono 947 e le famiglie 1297. 

Componesi di cinque comuni, che sono: Barbianello, ca- 
poluogo, Casanova-Lunati, Mezzanino, Pinarolo, Yerrua. 

Barbianello giace in pianura alla sinistra dello Scuropasio, 
in distanza di miglia dieci, a greco, da Voghera. 
^ Questo comune novera 1142 abitanti, i quali noi 1774 ascen- 
devano a soli 962. 

Era compreso nella signoria di Broni. 

BARBISET^ villaggio già compreso nella signoria di Ser- 
volex nella Savoja-Propria. 

BARBOTEROj borgata nel territorio di Giaglione. 

BARRY; trovasi nella Savoja-Propria, a levante di Ciamberì, 
da cui è distante due miglia. 

Evvi una cartiera al luogo denominato le Cui du monde. 

Gli abitanti di questo comune sono in numero di 292^ nel 
1774 non sommavano che a 175. 

Era compreso nel marchesato de La BàtUie. 

BARCA; cala nel territorio d'Alghero in Sardegna. 

BARCASCONCIA ; isolotto che giace dappresso alla costa 
orientale della Sardegna: è compreso nel distretto comunale 
di Terranova. Evvi pure una cala presso il monte Cirasa, così 
detta perchè ripiena di scogli e di secche. 

BARCHEO; già dipendenza del contado di Castelvecchio nel 
principato d'Oneglia. 



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446 BARO ECC., e BARDONECCHIA 

BARD; sia nel ducato di Aosta, a scirocco da quella ciltà. 
Fu contiido (lei Nicola di questo luogo , baroni di Pont 

s. Marlin. 

BARDASELO-, borgata nel territorio di Cordova. 

BARDASSANO; trovasi alla distanza di nove miglia, a greca, 
da Torino. 

In numero di 651 sono gli abitante di queslo comune , il 
quale neiranno 1774 ne conlava soli 594. 

Lo ebbero in feudo con titolo comitale i Piossaschi Fol-- 
gori, conti di Scalenghe. 

BARDlNETOj sta sulla destra del Bormida occidentale, in 
distanza di miglia dodici, a tramontana, da Àlbenga, e di miglia 
venti, a scirocco, da Mondovì. 

Queslo comune , che nel 1774 aveva una popolazione di 
soli abitanti 757, ne conta ora 929. 

Bardineto pervenne all'augusta Casa di Savoja nell'anno 1735. 

Era compreso nel marchesato di Balestrino. 

BARDINO NUOVO; giace in alpestre situazione, a tramon- 
tana di Albenga, da cui è distante 8 miglia; di miglia 2 1|2 
è la sua lontananza dal capo di mandamento. 

Componesi delle villate d\ S. Sebastiano, dei Hosii^ della Neve, 
dei iVarn, dei Bergalli, dei Crescia, dei Cepollini, dei Tonsi, dei 
Berli e dei Laorio. 

Gli abitanti ne sono (1848) 610, le case 120 e le famiglie 125. 

BARDINO VECCHIO, che sta a breve distanza dal Nuovo, 
ha una popolazione di 450 abitanti. 

BARDONECCHIA, o BARDONECCIA, o BARDONÉCHE ; 
giace in capo alla valle omonima, a metri 1318 sul livello del 
mare, in distanza di miglia 14, a ponente, da Susa. 

La popolazione di questo comune, che nel 1774 era di soli 
805 abitanti, sale ora (4848) a 1084. Le case ne sono 187 e 
le famiglie 211. 

Fu signoria della comunità del luogo. 



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EARDONEZZA ecc„ e BARGE 447 

BARDO?iEZZA o BARDONEGGTA; torrente die scaUirìsce 
ndlii Vili liei Tristi, appiè tlell' Appennino, non lunge da Fil- 
ze freddo verso i limili dd Placa mino, con cui serre di con- 
iine, e dopo un corso di undici niigtia si versa nel Po in vi- 
einunza di Parpanese, frazione di Arena. 

BARELS; villnggìo che sta a maestrale di Nìzzr Manttima: 
ha una rettoria parrocchiale sotto il titolo della Visitazione di 
M. V.» ed è discosto tre ore di camnaino d» GnilEaumes^ nel 
cui territorio è compreso. 

BAREiNGO; giace nel basso Novarese, a maestro della città 
dt Novara. 

Questo comune, che nel 1774 noverava 1559 abitanti^ ora 
(1848) ne conta soli 1144, vale a dire ^À\h di meno. 

Fu già contado dei Torni elli di Gerbt^vtller , i quali ralic- 
narono alta comunità con privilegio di non poier essere ìn^ 
feudato. 

BARGAGLl^ sia in luogo alpestre presso le fonti del Bi- 
sagno^ a greco di Geno?a, da cui è distante sette miglia circa. 

Oltre Viga nego sono sue frazioni l Cevaschi, Piansereto, Bor- 
gonovo. Ospitale, Macena, Braga Ila, Ferretto, Connio, MoUiuot 
t jazzo, Vaxe, Magiolo, Canova^ s, Lorenzo, Mercato, Chiosa , 
(iOmaro, Riparo, Ciancili, Ravinna, Chiappa, Roma^, Carboni^ 
Valle, Cisiano, Ciozob, Poggio, Scaggia, Trasso e Pernosello. 

Gli abitanti di questo comune ascendono al novero di 255^» 
le case ne sono 541 e le famiglie 632, 

BARGE; mandamento. Sta nella provìncia di Salnzzo. 

Questo mandanaento, composto dei sott comuni di Bai^e e 
di Bagnolo, è situato al piede del IVlonibracco e delia catena 
dei monti, cbe diramandosi dalle Alpi sì estendono Terso greco, 
ed hanno termine nella proTincia di Pinerolo. La sua &uper-' 
fìcie territoriale calcolasi a chilometri quadrati 158. 05. La 
popolazione ne è di 15,258 , le case ne sono 2380 e le fa- 
miglie 2971. 

BARGE; capoluogo del mandaménto. Giace a metri 385 sopra 

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448 BARICE, BARILA e BARÌSONÉ 

il livello del mare, in disianza di sette miglia , a maestrale , 

da Saluzzo. 

E capo di circondario elettorale, che comprende selle co- 
muni con 453 elettori inscritti. 

Questo comune ha (1848) una popolazione di 9694 abi- 
tanti , i quali otlantadue anni fa ascendevano al novero di 
soli 7027. 

Giova il qui rammentare come epoca storica che Carlo Al- 
berto , dopo la battaglia di Novara combattuta in marzo dei 
1849, abdicata la corona, se ne parli per Oporto, assumendo 
il titolo di Conte di Barge, 

E pur bello il notare come il consiglio comunale di questo 
cospicuo borgo addì 24 marzo del 1856 facesse solennemente 
collocare nella sala municipale il ritratto in tela del commen- 
datore medico Berlini , cavaliere della legion d'onore e de- 
putato al Parlamento pel collegio elettorale di Barge sua patria, 
e ciò a f)erenne testimonianza di gratitudine per la fondazione 
a cui esso addivenne neirotlobre del 1851 di un posto gra- 
tuito perpetuo nel collegio Carlo Alberto per gli studenti delle 
Provincie a favore ^di un giovane suo compaesano, che vo- 
lesse attendere agli studii in una delle facoltà che s'insegnano 
neirunlvcrsita di Torino. Il ritratto è opera del valente cav. 
Felice Cerulli. 

Barge regge vasi un tempo (29 aprile 1578) a norma dei 
proprii statuti , cui vennero aggiunti posteriormente (1419) 
consuetudini, privilegi e franchigie. Se ne conservano mano- 
scritte più copie negli archivi di Corte, una delle quali ha la 
data del 1476. 

BARICE; porto nel territorio della Nurra di Sassari in Sar- 
degna: esso è capace di ben 20 tarlane e 10 galee con altri 
piccoli bastimenti, i quali, stante le alle rupi che lo circon- 
dano, puonno star al riparo di tulli i venti, tranne da quelli 
che soffiano da ponente, essendo la loro traversia. 

BARILA; colle che s'innalza a scirocco di Tortona : per esso 
dalla provincia di questo nome si passa nel Genovesato. 

BARISONE; cala con piccola punta scogliosa in mare, nel 
territorio di Bosa in Sardegna. 



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BARISONZO Ecc, e BARZOME 449 

BARISONZO; grossa terra in dblanza ili uniJici mr^ltn , a 
scirocco, th Vog fieni : ptT comodo della popolazione, che nel 
1774 saliva già al novero di 90 abilaiiti, eravi tiiì;i preposiuiìa 
soMo il lilolo di a. Maria: eranvi pure due monasteri, eioè 
quello dtn ss. Spirilo e Gallo, ed no altro dei monaci ^vvo- 
solirnilani de' ss* Gervaslo e Protasio. Onesta Icrrsi, già eonv 
f>rcKa nel marchesato di Montebello, fa parte del comiuie ili 
lorfiiiza-Cosle. 

BARLA; torrente che scorre a levante dì Car^tjE nel terri- 
torio della città di Nizza IVInilLtima. 

BAROLO^ sorge in dista oz;) di cinqui^? miglia, mi ostro, da 
Alba. 

Nl4 1774 qnesto comune noverava SiOO jibi tanti, ora (H4S) 
ne contsi 165 di meno. 

BARONE 5 trovasi a scirocco d'Ivrea, da cui è lontano poco 
più di sei miglia. 

Gli abitanti di questo comune sono in novero di 885 ; ot- 
tantadue anni fa erano soli 587. 

Questo luogo, che pervenne alfatigusta Casa di Savoja nel 
1631, fu contado dei Valperga di Caluso , consignori di Ca- 
stellimonte. 

BARONE; monte nelle Alpi Pennine (Eylis-Sesia), il quale 
ha un'altezza di 2404 metri. 

BARRE (La): terra nella Savoja. Fu contado prima dei delk 
Forest , quindi dei Rouere di 'Troche , dai quali per via di 
donne passò alli Marechal conti di Somoiit. 

BARTAGNA; cascinale nel contado di Silvano nell Oltrepò. 

BARTESENO; dipendenza del colle di s. Giovanni. 

BARZONE; villaggio che sta sulTAnza nella valle Anzasca 
(Ossola inferiore), a libeccio da Domo: fa parte del comune 
di Ca lasca : nel 1774 vi si contavano 187 abitanti: era com- 
preso nella signoria di Vogogna. 

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{50 BASALUZZO ecc., e BASSIGNANA 

BASALUZZO ^ è situato alla destra del Lemmo, in disianzsi 
di circa tre miglia, a ponente, da Novi, e di miglia dieci, a 
scirocco , da Alessandria ; di due miglia è la sua lontananza 
dal capo di mandamento. 

Nel 1774 questo comune aveva una popolazione di 127S 
abitanti, i quali sommano ora a lo5o; le case ne sono 205 
e le famiglie 331. 

Vi si tiene una fiera nei tre giorni successivi alla terza do- 
menica di agosto. 

Lo ebbero in feudo i Grilli , duchi di Mondragone , mar- 
chesi di Capriata, residenti in Napoli. 

Basaluzzo è patria del medico Bartolomeo Guidi , il quale 
fiori verso la fine del secolo xvii. Si ha di lui una disserta- 
zione intitolata : La china china liberata dalle calunnie del $ignor 
dottore Andrea Bertucci ec, (^uneo 1701 in 8.^ 

BASELICA STEFÀNONA; villaggio popoloso, il quale giace 
in distanza di 14 miglia, a greco, da Voghera: la sua chiesa 
parrocchiale, che ha titolo d'arcipretura, è dedicata a s. Gio- 
vanni Battista. Questo luogo , già compreso nella signoria di 
Broni, or fanno ottantadue anni, noverava 1305 abitanti ; fa 
parte del comune di Albaredo. 

BASSANICO; borgata nel territorio di Casanova d'Albenga, 
a ponente di questa città: è provvista di una propria par- 
rocchia sotto rinvocazione di s. Giovanni Battista. 

BASSENS; giace alla destra del Leisse , in distanza di un 
solo miglio, a greco, da Ciamberì. 

Eravi un priorato di canonici regolari di s. Agostino, stato 
unito alla s. Cappella da Paolo 11 nel 1467. 

Ottantadue anni fa questo comune, la cui superficie terri- 
toriale calcolasi a 780 giornate, aveva una popolazione di soli 
234 abitanti, i quali sommano ora a 426. 

BASSIGNANA5 mandamento. È compreso nella provincia di 
Alessandria. 

I suoi confini sono: a tramontana il Po , a levante la pro- 
vincia di Tortona, ad ostro T Alessandrino ed il Tanaro, ed a 
ponente i mandamenti di Valenza, s. Salvadore e Fclizzano. 



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BASSIGNANÀ, BASSOLA, BASSY e BASTIA 451 
A chilometri quadrati 50. 1& è calcolala la superficie ter- 
ritoriale dì questo mandamento, il quale novera una |)opola-: 
zione di 7746 abitami, 1212 case e 1651 famiglie. 

Sei comuni formano questo mandamento*, sono essi: Bas- 
signana, capoluogo^ Alluvioni di Cambiò, Montecastello, Pavone, 
Pietra- Ma razzi e Rivarone. 

BASSIGNANA; capoluogo del mandamento. Giace a metri 74 
sopra il livello del mare, presso il confluente del Tanaro nel 
Po, alla distanza di miglia 7 1|4, a greco, da Alessandria. 

Olire la fiera di luglio se ne tiene un'altra addì 20 marzo, 
la quale dura tre giorni. Il venerdì vi è giorno di mercato. 

Questo comune, cbe ottantadue anni fa noverava soli 1311 
abitanti, ne conta ora (an. 1848) 2925, col considerevole au- 
mento di 1614. 

Lo ebbero in feudo con titolo signorile i marchesi del 
M;ijno di Pavia, signori di Borgofranco e di Bellinzago. 

BASSOLA; borgata posta ai confini della riviera di s. Giulia 
d'Orla, in distanza di miglia cinque, a greco, di questo luogo. 
Questa borgata, in cui esiste un oratorio dedicato a s. Cecilia, 
fa parte del comune di Armeno; ma per le cose spirituali di- 
pende dalla parrocchia di Agrano. 

BASSY; sta nel Genevcse, a maestrale d'Annecy, da cui è 
distante otto miglia; di un solo miglio e mezzo è la sua lon- 
tananza dal capoluogo di mandamento. E posto su di un'al- 
tura , a 760 metri sopra il livello del mare , presso il con- 
fluente della riviera des Usses nel Rodano. 

La superficie territoriale di questo comune è di giornale 172L 

Gli abitanti, che nel 1774 n'erano soli 402, ascendono ora 
al novero di 637; le case ne sono 56, le famiglie 51. 

Questo luogo nel 1780 veniva aggregato alia provincia di 
Carouge. 

Lo ebbe in feudo con titolo comitale Gio. Battista Garelli, 
che fu sostituito avvocato fiscale in Savoja. 

BASTIA; sta in -distanza di miglia quattro, a tramontana^ 
da Mondovì. 

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4:V2 BASTIA ecc., e BATHIE 

La popolazione di questo comune ascende a 1120 abitanlin 
i quali oltantadue anni h erano soli 912. 

Fu anche contado dei Provana di Druent e dei Vaschi della 
città di Mondovì, consignori di Niella. 

BASTIA^ vfllata che sta sur un poggio alla distanza di miglia 
nove, a maestrale, da Vercelli. In questa villata, compresa nel 
comune di Balocco, vi sorgeva un antico castello. Vedi voi. Il, 
pag. 173. 

BASTIDA DE' DOSSI ; giace al confluente del Curone nel 
Po , in distanza di miglia otto , a ponente , da Voghera ; di 
miglia tre è la sua lontananza dal capo di mandamento. 

Gli abitanti di questo comune, che nel 1774 erano in nu- 
mero di 587, ascendono ora a soli 527. 

Questo luogo, che dicevasi altre volte GaziOy fu feudo del- 
Tabazia di s. Salvatore di Pavia delFordine s. Benedetto. 

BASTIDA DI PANCARANA 5 giace ai confini della provincia, 
in distanza di miglia 4, a tramontana, da Voghera, e di mi- 
glia 18, a scirocco, da Mortara; di miglia 6 è la sua lonta- 
nanza dal capo di mandamento. 

Soli 904 abitanti noverava questo comune nel 1774, ora ne 
conta 1628, vale a dire 724 di aumento. 

Fu feudo della mensa vescovile di Pavia. 

BASTIGLIA; cantone di Gravere. 

BASTREMOLI; luogo che giace a tramontana della Spezia, 
da cui è distante sei miglia circa. 

Questo villaggio, bagnato dal torrente Vora, una volta for- 
mava comune di per^ sé, aveva la propria amministrazione ed 
un giudice locale con titolo di consolo; ma ora fa parte del 
comune di Follo, cui venne aggregato nel 1806: ha il van- 
taggio di una propria parrocchiale intitolala a s. Martino. In 
tempi antichi vi sorgeva un castello, di cui veggonsi tuttavia 
alcuni avanzi. 

^ BATHIE; coisune nel mandamento di Albertville nell'Alta 
Savoja. Vedi La Bathie. 



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BATTIFOLLO ecc., e BAVARI 453 

BATTI FOLLO; è poslo a scirocco <lì Mondo vi , dy cui è 
ilistante odo miglia; di migliai due è h su» lontananza, a mae- 
strale, dai e;] pò di mand^menlo. 

La popolazione di questo comune oltantiidue ^nnì fa eiM 
flì G70 a Li la n ti, i quali sommano ora a 758. Le case ne sono 
150 e le famigltc ìòù. 

Ebbero questo luogo in feudo con titolo comitale i Solari, 
consignori tli Sanlena, e con titolo signorile i Ceva di Nucelo, 
ì Galli di Mondovl e gli Icberi di Clierasco. 

DAUDENASCA; luogo situato nel territorio di Pinerolo, ali» 
t] istanza d'i miglia ^ 1[^2j ad ostro -sci rocco , da quella città. 
Ivi esiste una parroccbiale sotto l'invocazione di s. Marco; il 
paroco, insignito del tìtolo di prevosto, è di nomina del Ca- 
pitolo di s. Donato. 

Baudenasca ottantadue anni fa noverava 792 abitanti. Fu 
feudo della città di Pinerolo, la quale acquisi olio insieme con 
Riva e Buriasco superiore dai (Calandra nel 1748. 

BAUDONE; monte che s'aderge nella Liguria; è alto 1290 
metri; appartiene alle Alpi Marittime (Roja-Tinea). 

BAUSEGNANA5 cantone di Cocconato. 

BAUSSONE; sorge sulle cime di un balzo, alla destra del 
Tinca e presso le foci del Vesubia, a maestrale di Nizza , da 
cui è distante 7 ore di cammino; di ore cinque è la sua di- 
stanza dal capo di mandamento. 

Questo comune nel 1774 noverava 531 abitanti , i quali 
sommano ora a 472. 

Lo ebbero anche in feudo con titolo di contado i Guber^ 
natis, dai quali passò ai Ferreri del luogo di Alassio nel Ge- 
novesato. 

BAVANTORE e BAVANTORINO; villaggi che giaciono alla 
distanza di miglia 9 1|2 , ad ostro, da Tortona: in essi, or 
fanno ottanladue anni, contavansi 101 abitanti: sono compresi 
nel territorio comunale di Malvino. 

BAVARI; è situato sur una pendice della Serra di tal nome, 

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454 BAVENO 

a greco di Genova, da cui é distante sei miglia; di quasi mi- 
glia quattro è la sua lontananza dal capo di mandamento. 

BAVENO; trovasi a libeccio di Pallanra, da cui è discosta 
chilometri 4. 40. 

Gli abitanti di questo comune , che nel 1774 ascendevano 
al novero di 1240, ora (1848) sono soli 1205. 

Veniva compreso nella signoria di Lesa. 

Al brevissimo cenno da noi fatto, neirariicolo che riguarda 
questo comune , della sua ricchezza mineralogica , crediamo 
pregio deiropera il darne qui una nozione più estesa e par- 
ticolareggiata. Diremo adunque che nel territorio di Baveno 
vi ha una miniera di rame piritoso sopra matrice scisto*taU 
cosa, di proprietà dei signori Franzosini d'intra, 4 quali però 
pagano il diritto di signoraggio ai Borromei dì Milano: Irò* 
vasi essa alla distanza di due ore dal paese: fu scoperta nel- 
Tanno 1810, ed attivamente coltivata fino al 1822, produ- 
cendo annualmente circa sei mila rubbi di rame rosetta, L'o- 
pifizio per la riduzione del minerale escavato in slicco è si- 
tuato in luogo attiguo alla miniera; quello per la riduzione 
del minerale in rame rosetta è posto sul territorio del comune 
d'Intra. 

La direzione principale dei fili metallici e delle gallerie è 
da scirocco a maestro, coirindinazione a scirocco di 30 a 55 
gradi. Le gallerie principali sono in numero di due , e se- 
guono la direzione dei fili metallici, e da queste ne partono 
diverse altre con variate direzioni, nel verso delle diramazioni 
dei fili suddetti. La roccia che forma la montagna , in cui 
giace la miniera, è uno scisto micaceo con noccioli di quarzo 
e feldspato. La matrice, che accompagna il minerale, è uno 
scisto talcoso, il quale forma il letto ed il cadente della mi- 
niera; trammezzo al minerale vi ha pure quarzo e feldspato 
radiato bianco, e calce carbonata e solfata. Il terreno in cui 
è posta la miniera giudicasi dai geologi appartenere alla classe 
dei terreni primitivi. 

Neirestensione di questo territorio si rinviene : 

Granilo ordinario con feldspato rosso e mica nera. 

Granito ordinario con feldspato bianco, mica nera, abbon- 
dante (li quarzo. 



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BAVENO 455 

Granilo col rt^kl^p^lo rosso a gro.ssì crist^fli , mica nera h 
l^^rghe IfiiDine , e quarzo biunco a grufisi noceiotì , e fra essi 
alcuni crislalll i]e1[;t slessu naluiii. Pezzo raro e bellissimo. 

Granito io geode, con feldspato bianco e mica nera con- 
tenente cristalli di quarzo ed :illrj di feldspato. Le cave del 
vario granilo che si coltivano su queslD territorio sono in 
numero di cinque, ed il prodotto annuo dì esse in numerario 
è di circa lire 58,700. 

Quarzo in cristalli prismatici , formanti un bel gruppo e 
misli ad altri dì feldspato rosso e bianco, e rarissime lami- 
nette di mica bianca: i cnslalJi di quarzo sono cosparsi di 
pìccoli cristaUini di calce fhiata bianca: questo gruppo è so- 
vrapposto a matrice di granito. 

Feldspato bianco, lamellare, tendente al eeruleo con mica 
bianca e poco quarzo. 

Feldspato rosso-pallido, in un ct-istallo colossale della varietà 
prismatica d'Hauy , con altro cristallo tetraedro della stessa 
natura, ed accollato al primo. Nel grosso cristallo è impian- 
tata una larga squama di mica bianca, ed esso è addossato al 
quarzo jalino cristallizzato, alla mica bianca, in lamine, ed a 
piccoli cristalli di calce fluata violacea. 

Feldspato di colore rosso-pallido : forma un gruppo della 
varietà bibinaria e diesaedra sopra matrice composta dì cri- 
stallini di quarzo, mica giallognola e feldspato in massa, misto 
ad alcune piccole piriti ferruginose. 

Feldspato bianco: in un cristallo isolato, prismatico, tetra- 
gono, colle due grandi facce della piramide romboidale, ap- 
partenente alla varietà quadroesagonale d'Hauy con qualche 
modificazione. 

Feldspato bianco: in un cristallo isolato , prismatico tetra- 
gono, con angolo acuto ad una delle due facce trapezoidali. 

Feldspato bianco: in un cristallo isolato simile al prece- 
dente, ma ricoperto da una patina rosso-bruna, che si crede 
prodotta dal manganese* 

Varie altre qualità di feldspato bianco, rosso e roseo si tro- 
vano pure su questo territorio , le quali formarono l'oggetto 
dì profondi studi ì di dotti geologi , ma che sarebbe troppo 
lungo il noverarle tutte. Non dobbiamo però tacere che sì 
rinviene nel territorio di Baveno eziandio: laumonite prisma- 

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4u6 BÀVUSSY, BEATILO e BEAUFORT 

tica aciculare, frammista ai cristalli di feldspto, quasi sempre 
in piccolissimi prismi : anfibula nera aciculare nel granilo , 
nonché lignite fibrosa. 

BAVUSSY; montagna che s'aderge sui confini del Genevcso, 
a greco delia cilla d'Annecy. 

BEATINO; castello che sorgeva nel Biellese: esso ebbe la 
sorte comune' a tanti altri, cioè fu atterralo: veniva compreso 
nella signoria di Boriana. 

BEAUFORT; mandamento. Sta nella provincia dell'Alta Savoja. 

Questo mandamento, che comprende la valle dello stesso 
nome' (vedi voi IX, pag. 445J, è dominato da tutte le parli dà 
altissime montagne, fra cui scorre il Doron, che va a scari- 
carsi nell'Arly. 

La superficie territoriale ne viene calcolata a cfhilometri qua- 
drati 244. 41. 

La popolazione ne è di 7816 abitanti. Le case ne sono 1437 
e le famiglie 1626. 

Componesi di quattro soli comuni. 

Beaufort giace nella valle cui dà il nome, alla sinistra del 
Doron, in lontananza di chilometri 18. 49, a greco, da Al- 
bert vi Ile. 

Sul territorio del comune di Beaufort , e specialmente nel 
luogo denominato Roselain, si rinvennero varii indizi di ferro 
idrato, che diedero luogo ad alcune coltivazioni: H minerale 
è superficiale, e coltivasi quasi a cava aperta ; trovasi sul pendio 
meridionale della montagna di Roselain, addossato ad un cal- 
careo che riposa sulla grauwacke scistosa. Compare all'aperto 
sopra una grande estensione di terreno, ma sembra essere un 
deposito superficiale. L'analisi ha dimostrato che il minerale 
di cui parliamo è composto di 

Ossido di ferro 75. » 

Allumina 2. 22' 

Silice 20. 02 

Fosfato di ferro 2. 22 

Perdila » 54 

100. » 



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BEAU LARO ecc., e BEAUNE 457 

Si riconobbe non potersi fondere nel forno reale , perchè 
t'ingorga , a motivo forse delia silice e del fosfato di ferro, 
che contiene. 

Nel medesimo territorio si irova pure; calcarìa, gramvacke 
scistosa, scisto argilloso, quarzo, quarzo crislallìrzalo in prismi 
esufìdri f(i aggruppalo, scislo-ardcsìa , argilloso, somigliante a 
quello di Cevins, calce solfala, bianca, di grana fina e com- 
patta (gesso), antracite mclal!oidej calce solfata, bianca (gesso) 
di grana fina e coinp»Ua, rame pirìtoso, misto con poca ocra 
(li ferro e con poco quarzo, e torba fibrosa. 

Di 56,766 giornale è la sirperfìcle territoriale del comuuo 
di Beaufort , i( quale novera 51 08 abitanti , 299 case e o5S 
famiglie. Nell'anno 1774 aveva una popolazione dì soli abi- 
tanti 2079. 

Fu marchesato dei Wikardel , dai quali passò ai Fai letti - 
Langoschi di Barolo. 

BE^ULABD; giace nella valle di Bardonnécbe, alla distanza 
dì circa dieci miglia, a libeccio, da Susa, 

Gli abitanti di questo comune, i quali nel 1774 erano in 
numero di 882, sommano ora a 949, Le case ne sono 159 
e le famiglie 161. 

Fu signoria della comunità del luogo. 

BEAUMETTE, detto anche Nevilk; lenimento nel territorio 
di Nizza Marittima* alla distanza di un miglio da questa ciltà^ 
Fu contado dei Gastaldi. 

BEAUMO^ÌT ; sta nel balliaggio di Ternier , in distanza di 
miglia otto, a tramontana , da Annecj'^ di soli due miglia è 
la sua lontananza dal capo di mandamento. 

La superficie territoriale di questo comune è di 2466 gior- 
nate. La popolazione, che otiantaduc anni fa n'era di soli 555 
abitanti, sale ora a 743; le case e famiglie ne sono 147. 

Vi sorgeva un antico castello. 

Fu anche signoria dei Menthon conti di Menlbon e Mon- 
Irottier. 

BEAUNE; trovasi nella Moriana, a scirocco di s. Jean, da 
cui è distante sei miglia. 

50 Dizion, Geogr. ec. Voi. XXVIL DigitizedbyGoOgle 



458 BEAUREGÀRD ecc., e BEE 

Il comune ha un'estensione territoriale di 2515 giornate. 
Novera una popolazione di 451 abitanti , con soli 20 di ati - 
mento dall'anno 1774. 

Nel 1635 la comunità di Beaune ottenne patenti d'inaiie- 
nazione. 

BEAUREGÀRD; castello presso Cusy nel Chiablese: fu si- 
gnoria dei Costa marchesi di s. Genis d'Aoste. Vedi voi V^ 
pag, 473 e $egu0n$i. 

BEAUREGARD; casa forte nel Generese; veniva compresa 
nella signoria di Sion. 

BEAUVIVIER, casa forte nel lerritorio di Duing nel Gè- 
nevese. 

BEAUVOIR; monte che s'innalza a libeccio di Ciamberì. 

BEC D'OVADA; monte nelle Alpi Pennlne dell'altezza dì 
metri 1630. 

BECCOROSSO; monte delle Alpi Marittime (catena principale), 
alto metri 2332 sopra il livello del mare^ ai gradi 44^ 8' 5*> 
di latitudine, e 5^ 18' 38'* di longitudine all'orieote del me- 
ridiano di Parigi. 

BECETO; luogo che giace nella valle di Varaita presso Sani- 
peyre, di cui fa parte. 

Ivi sorge una chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di 
N. S. ; essa fu già priorato dipendente dall'abazia di Rivalta, 
cui la sottomise nel 1210 Giacomo vescovo di Torino col con- 
senso dei fondatori, che furono i signori di Verzuolo ed altri 
di quella valle. 

BEE; trovasi alla distanza di miglia 2 1|2, a tramontana, 
da Palla nza. 

Gli abitanti di questo comune, che ottantadue anni fa erano 
appena 500, ascendono ora (1848) al novero di 1088. 

Veniva compreso nella signoria d'intra. 



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BEGATO ECC., E BEINETTE 469 

BEGATO; villaggio camproso nel territorio di Rivarolo presso 

Genova : vi ba una parrocchia sotto il titolo di s. Calterina, 

BEGOGLIO^ villa di SoHasco nell Oltrepò. 

BEI^ terra nella valle di Bugnanco (OssoTa), 

BEI^ASCO^ in questo luogo veggonììi tuttavìa gli avanzi dì 
un castello, che sorgeva su di un rialto a libeccio del Tabi tato. 

Vi passa dappresso la strada consortile cbe da Torino tende ^ 

a Piossasco, ove sbocca nella vìa provinciale da Susa a Pìne- 
rolo* Quella strada valica Ìl Sanj^one mercè di un ponte in 
cotto recentemente costruito. 

La popolaziooe di questo comune è di 1104 abitanti^ ot- 
tantadue anni fa saliva al novero di 1:2Gti. 

Torino è signora di Behtasco per titoli acquisiti dai marcbesi 
dì Monferrato* 

Bei nasco appartenne anche ai Del la la Trotta , ai Paussooi 
Scaravelli marchesi di Montaldo, ai Leoni d'Ostana , ai Mola 
conti di Nom aglio, ai Pinssascbi de Federicis de' conti di PÌojì- 
sasco e Volvera , e Piossaschi di None , ai Trotti Sandri di 
Cervercj ai Vitali Tesauri ed ai Viterbi di Genola, 

BEINETTE; giace sul torrente Losina , presso al lago cui 
dà il nome , a scirocco di Cuneo , da cui è distante quattro 
miglia. 

Questo comune nel 1774 aveva una popolaEjone di 1218 
abitanti, t quali sommano ora a M>^7, Novera ^40 case e 59S 
fómiglie. 

Oltre ì Provana ebbero anche Bei nette in feudo con tìtolo 
comitale i t'errerl d'Ormea. 

Giovanni Francesco Provana conte dì Beinette è autore dei 
seguenti scritti: 

Un anagramma ed un inno in lode di Gian Ludovico iìertoldo. 
Trovasi nei libro iniìiohio: Meihodus vera ei legilima ohservanda 
in compositione confectionis alchermes. Taurini , apud FF, de Ca^ 
valleriis, MDCIX, in 8.° 

Alcuni componimenti illustrati con note dal cav. Torti nel 

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460 BELAN ecc., e BELLE-COMBB 

libro intitolato: La Ghirlanda della contessa Angela Bianca Bec- 
caria, Genovay 4595. 

Quattro carmi italiani e Tenti sonetti nel libro intitolato : 
Rime di diversi illustri poeti dei nostri tempi , di nuovo poste in 
luce da Gherardo Borgogna Venezia^ 4 599. 

Carmi latini lodati da Stefano Guazzo nelle sue Lettere ita- 
liane pubblicate in Venezia nel 1606. 

Altri componimenti italiani stampati in diverse collezioni. 

.BELAN; villaggio nel Genevese compreso nel territorio di 
Vallières. 

BELFORT*, castello ora diroccato, il quale sorgeva nel con- 
tado di Celle (provincia di Torino). 

BELFORTE-, giace ai confini della provincia nella valle del- , 
rOrba, in distanza di miglia 9, a scirocco, da Acqui. 

.Gli abitanti di questo comune ottantadue anni fa erano in 
numero di 560, salgono ora a 684; le case ne sono 127 e le 
famiglie 129. 

Questo luogo, cbe pervenne all'augusta Casa di Savoja nel- 
l'anno 1703, fu marchesato dei Cattanei di Genova. 

BELGIOJOSO; villa presso Trino verso il Po, la quale venne 
fondata da Bonifacio marchese di Monferrato. 

BELGIRATE; questo comune, già compreso nella signoria 
di Lesa, sta ad ostro di Palianza: ottantadue anni fa noverava 
804 abitanti, i quali ora sommano a soli 785. ^ 

BELLEBARBE ; montagna che s'innalza a scirocco di Moù- 
tiers ed a greco di s. Jean, tra la Moriana e la Tarantasia. 

BELLE CHATTE; monte delle Alpi Graje (Arc-Isère) ^ alto 
metri 2487 sopra il livello del mare. 

BELLE-COMBE; monte delle Alpi Cozie (catena principale), 
alto metri 2761 sopra il livello del mare. 



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BELLECOMBE ecc., e BELLEGÀRDE 461 

BELLECOMBE-, sta nella Savoja-Propria , alla destra del- 

TEtras, in distanza di miglia dieci » a greco, da Ciamberl*, di 

miglia 2 \\2 è la sua lontananza, a maestrale, dal capo di 

mandamento. 

Dì giornate 6143 è la superficie territoriale di questo co- 
mune , il quale novera 1255 abitanti; nel 1774 ne contava 
soli 705. 

Era compreso nel marchesato di Le Chalellard nelle Beauges. 

BELLECOMBE ; giace nella Tarantasia , al confluente dei 
torrentello Moret nelllsère, in distanza di un miglio e mezzo, 
a maestrale, da Moùtiers. 

Questo comune ha 1056 giornate di estensione territoriale, 
e novera 304 abitanti, mentre ottantadue anni fa ne contava 
soli 221. 

Veniva compreso nel marchesato di Aigueblanche. 

BELLECOMBE; così denominasi una porzione di territorio 
ad ostro di Ciamberi, la quale , ceduta dalla Francia , venne 
aggregata al comune di Des Marches. 

BELLECOMBETTE; terra nella Savoja-Propria , già com- 
presa nella signoria di Jacob. 

BELLE- FACE; punta che sorge nella Tarantasia, a greco 
di Moùtiers: fa parte della catena principale delle Alpi Graje; 
è alta metri 2827 sopra il livello del mare, ai gradi 45^ 40' 
35'' di latitudine, e 4° 39' 50" di longitudine airoriente del 
meridiano di Parigi, 

BELLEGARDE; casa forte nel territorio di Magland. 

Fra le famiglie della Savoja, che diedero generali alla patria 
loro, ed anche ai sovrani stranieri, se ne contano poche che 
abbiano nel tempo istesso riunite tante celebrità militari quanto 
rillustre casato dei Bellegnrde di Ciamberi. Diffatto 

11 signor de Bellegarde, conte di S. Bomain, essendosi con- 
dotto a militare sotto i vessilli dell'augusta Casa di Sassonia, 
pervenne, mercè i suoi talenti e la rara sua abilità, al grado 
di generale d'artiglieria , e meritò di essere nominato a go- 



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462 BELLENTRE,.BELLER1VE e BELLET 

vernatore di Dresda, e quindi di essere fatto primo ministro 
deir Elettore. Noti sono in tutta Europa i talenti e le virtù 
militari de' suoi figli 

Il conte Enrico, generale d'artiglieria al servigio dell'Austria, 
fu non solamente comandante in capo dell'esercito di questa 
potenza in Italia, ma onorato della confidenza dell'imperatore 
Francesco II e dell'arciduca Carlo, esercitò pure altre cariche 
rilevantissime. 

Il marchese Federico , colonnello de' granatieri reali , bri- 
gadiere nell'esercito sardo, fu parimente ai servigio dell'Austria 
col grado di luogotenente generale. 

Illustri fratelli del conte S. Romain furono : 

Giano de Bellegarde , conte di Entremont , cavaliere della 
Nunziata, il quale addì 25 marzo del 1771 morì coprendo la 
carica di generale d'infanteria e governatore d'Alessandria. 

Giambattista, conte di Nangis, cavaliere della Nunziata, ge- 
nerale d'infanteria, morto ispettore generale dell'esercito sardo. 

Un altro conte de Bellegarde, fratello dei precedenti, tro- 
vandosi al soldo di Augusto III re di Polonia, conseguì anche 
il grado di generale, e fu costantemente onorato della stima 
e dell'amicizia del maresciallo di Sassonia , di cui egli sposò 
la sorella. 

BELLENTRE; giace nella Tarantasia, a greco da Moùliers. 
Questo comune ha 6086 giornate di superficie territoriale, e 
novera 1070 abitanti, col notevole aumento di 345 dal- 
l'anno 1774. 

BELLBRIVE; terra nel Cbiablese in Savoja. Ivi era un'ab- 
bazia di religiose cistcrciensi , la quale nel 1535 venne rovi- 
nata dai ginevrini. Quell^abbazia fu poi convertita in com* 
menda dei ss. Maurizio e Lazzaro. 

BELLET superiore ed inferiore; borgate nel territorio di 
Nizza Marittima distanti ore due di cammino, a maestrale, da 
quella città. Notiam di passata essere i vigneti di questa re- 
gione, i quali danno io squisitissimo vino conosciuto sotlo il 
nome di Bellet, 

Bellet fu baronia dei Roissard. 



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BELLBVAUX ecc., e BEL LUOGO 465 

BELLE VA UX; lerra nella Savoja-Propria. Ivi era un mo- 
nastero di cluniacensi riforroati, col titolo di priorato di no- 
mina deirarciyescovo di Vienna, superiore e generale dell'or- 
dine dì Cluny. Quei religiosi avevano la giurisdizione di Bel- 
levaux. Questa terra fa ora parte del comune di Jarcy. 

BELLEVEAUX; questo comune, che giace nei Cbiabiese, ba 
una superGcie territoriale di 12,525 giornate, e novera 1509 
abitanti, 209 case e 281 Tamiglie. Nell'anno 1774 gli abitanti 
erano soli 1050. 

Fu baronia dei FavraL 

BELLINO; sta nella valle di Casteldelfino, a libeccio di Sa- 
lu2zo, da cui è distante diciotto miglia^ 

La popolazione di questo comune nell'anno 1774 era di 
1058 abitanti : sale ora (1848) a 1072. 

Fu contado dei Grimaldi di Busca. 

BELLINZAGO; giace nel basso Novarese , in distanza di 
miglia cinque, a tramontana, da Novara. 

Ottantadue anni h gli abitanti di questo comune erano soli 
2335, ora ascendono a 3571, col noterolissimo aumento di 1236. 

Bellinzago è stazione della ferrovia da Alessandria al Lago 
Maggiore . 

Fu signoria dei Del Majno signori di Bassignana. 

Tommaso Bovio da Bellinzago , medico distinto , fior) ed 
esercitò Tarte salutare in Genova nella seconda metàt del se- 
colo XVI. Di lui leggonsi due Lettere nel Teatro delh vita umana ài 
Leonardo Fioravanti, scritte in quella citt^ l'anno 1566 , alle 
quali tengono dietro le risposte dello stesso Fioravanti. 

BELLIZONZO-, villa dei marchesato di Montebdlo nell Ol- 
trepò. 

BELLOTTO ; castello diroccato nel contado di Villafranca 
nell'Astigiana. 

BEL LUOGO; quartiere della città di Villafranca al mare^ 
evvi una parrocchiale dedicata alla Natività di N. D. -, il paroco» 
è insignito del titolo di rettore. 



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464 BELMONT-TRAMONEX ecc, e BELVEDERE DI ASTI 

liELMONT-TRAMONEX; sta nella Savoja-Proprìa, sulla de- 
stra del Tier, in distanza di miglia dieci, a ponente, da Ciamberh 
Questo comune , la cui .superficie territoriale si è di 1345 
giornate, novera 614 abitanti, i quali nel 1774 erano spli 377. 
Fu signoria dei Chevilliard baroni del Bois. 

BELMONTE-, già castello del contado di Acquosana. 

BELRIGUARDO^ castello nel principato delia Cisterna. 

BELRIPARO; castello che sorge alla distanza di miglia nove, 
a libeccio, da Torino. Lo ebbero in feudo con titolo comitale 
ì Cavoretti, i quali nel 1757 dismettendone la metà , che fu 
incorporata al R. Demanio, riceTettero in cambio la terza 
parte del feudo di Belvedere. Fu anche baronia dei Baudi di 
Vesme. 

BELVEDERE DI ASTI ^ è situato alla distanza di miglia 
otto, a levante, da questa città. 

In numero di 590 erano gli abitanti di questo comune nel^ 
Tanno 1774, -ora ascendono a 921, con un aumento di 331. 

Questo antico paese nella vecchia cronaca di Oggerio Al- 
fieri, copiata da monsignor Agostino Della Chiesa, è appellato 
Malamorte. 

Passato sotto il dominio di varii rami Aleramici ecc. (Vedi 
voi. II y pag. 219, ove quanto s'è detto dalla metà della linea ul- 
tima , che incomincia colle parole =: Questo paese = sino alla 
linea undecima inclusivamenie della pagina successiva vuol essere^ 
riferito a Belvedere d'Asti). 

Una sentenza arbitramentale, di cui hassene una copia colla 
data 8 luglio 1489, pose termine ad alcune differenze insorte 
per la <livisione dei confini fra Belvedere e Corticelle. 

Nel 1735 una terza parte di questo luogo pervenne allau- 
gusta Casa di Savoja. 

La giurisdizione di questo feudo in ciascun periodo di 48 
mesi spettava per turno come segue: 

16 Mesi al Re, acquistati nel 1697 dal conte Galvagno Gut* 
tuaro de Castello. 

6 Agli Arborei Gattinara, conti di Sartirana. 



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BELVEDERE DI MONDOVr e DI NIZZA MARITTIMA iG^ 

4 Ai Maggiolini Scarampi di Mombercelli. 

6 Ai Patigni, marchesi di -Castellar dei Giorgi. 

12 Ai Perboni, marchesi di Oviglio. 

4 Ai Ponti, marchesi di Mioglia. 

Anche i Cavoretti, conti di Belriparo, ebbero più tardi un» 
terza parte di questo feudo , data loro a titolo di permuta. 
Vedi Beìriparo nell'Appendice. 

BELVEDERE DI MONDO VI; sorge alla distanza di miglia 
otto, a greco, da quella città. 

La popolazione di questo comune, la quale ottantadue anni 
Ta non era che di 489 abitanti , sale ora a 571 ; le case ne 
sono 113 e le famiglie 127. 

Era già compreso nella diocesi d'Alba, da cui, smembralo 
nel 1511, fu riunito a quella di Saluzzo , d'onde passò a far 
parte di quella di Mondovì. 

Lo ebbero in feudo con titolo comitale i De Magistris , i 
Corderi, i Dalmaz^oni ed i Gianazzi dei conti di Pamparato. 

. BELVEDERE DI NIZZA MARITTIMA; siede alla destra del 
Gordolasca, a tramontana da quella città. 

E discosto nove ore di cammino, a maestrale, da Sospello. 

Gii abitanti di questo comune nel 1774 erano soli 858, or» 
sommano a 1331, col notevole aumento di 473. 

Questo luogo fu contado dei Guttuari de Caslelio, dai quali 
nel 1709 passò agli Inviziati di Alessandria. 

Il celebre medico Andrea Dulaurens , che taluni vogliono 
sia nato in Arles nella Provenza, ed altri in Chambéry , se 
dobbiam credere al P. Rossotto, nacque a Belvedere nel con- 
tado di Nizza. 

La maggior parte degli storici, che parlano del Dulaurens, 
fra i quali FAllero , vanno d'accordo nel dire , ch'egli fece ì 
suoi primi studi sotto il celebre nostro Dureto (1), di cui ud) 
sette anni le lezioni, e che dopo di essersi laureato in Moni- 



(4) Ludovico Daretó, secoDdogenito di Giovanni gentìlaomo e signore 
dì lontanerà, nacque nel 1537 a Baagé-Ia-Ville, piccola città della Bressa, 
provincia in allora soggetta al domìnio della R. Casa di Savoja.. 



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466 BELVEDERE DI NIZZA-MARITTIMA 

pellieri passò ad esercitare la medicina a Carcassona , d'onde 
fu condotto a Parigi dalla contessa di Tonnerre, presentato alla 
Corte (1598) ed eletto a medico ordinario dei re di Francia. 

Nel 1603 la carica dì cancelliere della facoltà medica di Mom** 
pellieri essendosi resa yacante per la morte di Giovanni Hacher« 
fu conferita a Dulaurens, il quale chiamò a fare le sue veci 
coi titolo di vice-cancelliere Giovanni Soporta, e dopo la morte 
di questi, avvenuta nel 1604, il Varandeo. 

11 Dulaurens ebbe anche Tenore di essere eletto nel 1605 
a medico delia regina Maria de' Medici , e nel 1606 ad ar* 
chiatro di Arrigo IV, carica ch'egli occupò tre soli anni, es- 
sendo mancato ai viventi il di 6 di agosto del 1609. 

Accetto alla R. Corte, di cui godè la confidenza e la stima, 
Dulaurens ne seppe trar partito a favore della sua famiglia. 

Di quattro fratelli che ebbe, due furono creati arcivescovi, 
e generale de' cappuccini il terzo; il quarto, più giovine, am- 
mogliatosi, lasciò dopo di sé due figliuoli, che furono con- 
siglieri Tuno, e l'altro referendario al Parlamento di Parigi. 

Fra le varie opere di cui è autore il professore Dulaurens, 
le anatomiche sono scritte con purità di stile, piene di soUdd 
erudizione, ma non affatto scevre da inesattezze, le quali, come 
osserva Ridano, dipendono dairaveregli creduto piuttosto altrui 
che esaminato col proprio occhio. A malgrado di ciò esse fu* 
rono lungo tempo stimate e riputate utilissime, perchè dì opere 
migliori si aveva difetto. Eccone il titolo: 

Apologia prò Galeno^ et impugnati o faUae demonslrationis de com- 
municatione vasorum cordis in foetu. Turon 4543. 

Andrae Laurentii admonitio ad Simonem Pelracum, nec non Si* 
moìiis Petraci censura in admonilionem Andrae Laurentii Turm \ 593, 
in fot. 

De hystericis affectibus infantilibusque morbis, Lugduni 4 595, in 8.^ 

Historia humani corporis et singularium ejus partium anatomica, 
Franeofiirti 4 595, in foL Parisiis 4 598. in foL Ibid. 4600. ini.** 
Francofurti 4600, in foL Hanoviae 4604, in fot. (senza rami). 
Ibid. 4602 , in 8.** Lipsiae 4602, in 8.** Lugduni 4605, in 8.** 
(senza rami). Venetiis 4606, in 8.** Francofurti 4616, in 8.** 
ibid. 1627 , in fot. ( trad. francese di Teofilo Gelée)' Parisiis 
4 639, in foL Paris 1731, in fol. Quest'ultima porta il seguente 
titolo: L'Anatomie universeUe de toules les parties du eorps humain 



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BEN ARDO 467 

par André Ihi-Laurens , revue par M, H. (Hnmbolt). Strasbourg 
«748. in foL 

Le tavole anatomiche sono quasi tutte cavate da Vesalio , 
Yarolio e Ingrassia. Ve n'ha qualcuna deirautore, assai lodala 
da Allero. 

he crisibìis, libri ires. Lugduni 4596, in 8.** Traj>c/i 4605, in 8.® 
Francofurli 1606, in 8° Lugduni 1613, in 8.*^ 

Discours de la conservation et de Cexcellence de la vue, des ma^ 
ladies melancholiques ^ des catharres, de la vieillesse, Paris 1596^ 
in 12. London 1599, tn 8.® (trad. inglese), lìouen 4615, in 12. 
Monaehii 1618, in S.*" (trad. latina di Schonlin). Strasburgi 1626, 
in 42 (in latino). Francforl 4627 (trad. tedesca di Goltefried). 
Venetia 4 637 (in italiano). Napoli 4666 (trad. italiana di Fr. 
Gio. Germano). 

De risa ejusque causis et effeclis , libri duo. Franco furti 4 603 , 
in 8.° (con altri trattati). 

De mirabili slrumas sanandi vi solis Regibus Galliarun Chri^ 
slianiss. divinitus concessa liber primus. De strumarum natura, dif-^ 
ferentiis, causis, curalione liber alter. Parisiis 4609, i» 8.® 

Quelques opuscules recueillis des lecons de Mons^ André Du-Lau- 
renSf lorsquHl lisait publiquement aux Chirurgiens en t Université de 
MoutpelUer les années 1587-1588. Paris 1613. 

Operum lomus alter conlinens scripla therapeutica, nimirum tra- 
clatunn de erisibus: de strumas sanandi vi: de nobililate visus, ejusque 
conservando ralione : de melancfiolia libros duos : de seneclute : de 
n^orbo ariicnlari: de lepra: de lue venerea: annolafiones in artenu 
parvam Galeni: Consilia madica. Franco furti ^Q^h, in foL Trajecti 
4627, in fol. Leidae 4628, in 8.** 

Compendium anatomes, Parisiis 4635, in 8.® 

Opera omnia anatomica et medica. Francofurti 4 627 , in fol, 
Rouen 4621 (trad. francese di Teofilo Gelée allievo e grande 
ammiratore del Dulaurens). Parisiis 1628, in 4.° Ibid. 4646, 
in fol. (in francese). Rouen 1660, in fol. 

BBNARDO^ cala nel territorio di Bosa in Sardegna: essa è 
coperta da inaccessibili dirupi che piombano in mare tramez* 
zati da valloni giierniti di rocce; ricetto dei corsari, ove puonno 
star occultate cinque o sei galeotte, tenendo in' testa un pic- 
colo scalo acconcio per esse. 



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468 BENDIGIUNO, BENDOLiV e BENE 

BENDIGIUNO; villaggio posto sulla destra del Paglione, a 
tramontana di Nizza Marittima: è provvisto dì una propria 
parrocchia dedicata a N. D. del Rosario. 

Ponzio vescovo di Nizza con alto del 1.^ giugno 1030 do- 
nava questo villaggio, che ora fa parte del comune di Castel- 
nuovo, all'abazia di s. Ponzio. Vedi voi IV, pag. 182. 

BENDOLA^ influente del Mallone. Questo torrentello, che 
fin oltre la metà del suo corso è denominato Danna, ha ori- 
gine da alcuni rivoli che scendono dai monti soprastanti a 
Balangero verso Lanzo; scorre sui territori! di Mathi, Grosso, 
Noie e Ciriè cui serve di confine colla Vanda dello stesso nome; 
seguita il suo corso pei distretti comunali di s. Maurizio e 
della sua Yauda spassa quindi a bagnare Tagro di Leynì, ove 
cangia il suo primitivo nome in quello di Bendala , e dopo 
d'aver attraversato i territori! di Volpiano e Brandizzo, sbocca 
nel Mallone. 

BENE ; mandamento. Sta nella provincia di Mondovì. 

Confina: a tramontana col mandamento di Cherasco ; a le- 
vante col Tanaro-, ad ostro coi mandamenti di Carrù e della 
Trinità; ed a ponente colla Stura meridionale. 

Di chilometri quadrati 60. 19 si è la superficie territoriale 
di questo mandamento , il quale novera una popolazione di 
7594 abitanti , 1264 case, e 1672 famiglie. 

Componesi di due soli comuni, che sono: Bene, capoluogo, 
e Lequio. 

BENE; capoluogo del mandamento. È posto a metri 570 sopra 
il livello del mare, in distanza di chilometri 21. 50, a mae- 
strale, da Mondovì. 

Oltre il convento dei cappuccini fondato dal duca Vittorio 
Amedeo 1 eravi un monastero di carmelitane scalze , quivi 
traslocate da Sospello in novembre del 1778. 

Le quattro annue fiere ricorrono ai 24 gennajo, 24 maggio, 
27 luglio e 29 novembre. Vi si tiene mercato nel venerdì. 

Gli abitanti di questo comune, che ottantadue anni fa erano 
soli 4754, ascendono ora (an. 1848) al novero di 6059; le case 
ne sono 994 e le famiglie 1558. 



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BENE 469 

' Dì Bene sono: 

Gara Marc'Antonio , consignore di Scagnello e dottore di 
medicina , il quale diede alle stampe parecchi componimenti 
poetici in lingua italiana , fra i quali vuoisi notare siccome 
principale il Loreto^ poema scritto in ottava rima, e diviso in 
nove canti, nel quale sì racconta la traslazione della SS. Casa 
dì Loreto ai lidi Schìavonì di Tersate. Ecco il titolo di essi 
componimenti : 

Antoni Minfurni Sebastiani de adventu Caroli V imp, in Italiam 
libri III a Marco Antonio Gara Bennensi medicò castigati ac nunc 
jìrimum in lucem editi. 

Ejusdem Caesar ad Nicoìaum Perenotium. 

Ejusdem Syrene ad Franciscum Cubum. 

Ejusdem Mercurius ad Michaèlem Majum, 

In Monteregalij 1570, un voi. in 8.^ piccolo, dedicato a Spi- 
ritò Martineo medico di Cuneo, che il Gara chiama suo pre- 
cettore. 

Quattro canti in lode della B, Vergine di Vico, Mondovì, 1598, 
in 8.^, dedicati al serenissimo principe di Piemonte D, Filippo 
Emanuelle. 

11 VI libro deirEneide di Virgilio recato in versi italiani. 

/{ Loreto, poema spirituale. In Mondovi , per Gio, Tomaso De- 
rossi et Giovanni Gislandi, 1616. 

Beroldo di Sassonia, dramma (poema) dedicato a Carlo Em- 
roanuele. Conservasi MS. nella biblioteca della R. università 
di Torino. 

Solomone Domenico, il quale è autore delle seguenti ope- 
rette: 

Lodi in onore della beatissima Vergine Madonna del Mondovi a 
. Vico, con un epitalamio alla serenissima infante Catarina d'Austria^ 
con alcune rime tanto ad esse A A. quanto ai serenissimi principi 
et principesse felicissima et augustissima loro prole , di Domenico 
Solomone di Bene, In Mondovi, appresso Gio. Vincenzo Caval- 
ieri, 1597, un voi. in 8.^ piccolo, dedicato al serenissimo duca 
di Savoja Carlo Emanuele. 

Versi latini al Bianzallo, 1604. 

Due sonetti ed un epigramma latino nel libro: Trattato dei 
bagni della città d'Acqui in Monferrato et di Vinai et Valdieri in 
Piemonte , del sig, Simon Antonio Leveroni medico et filosofo da 
Possano, In Mondovi, per Henrietto Derossi, 4606, in 4.® 



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470 BENEGÀZZI ecc., e BERGAMASCO 

Cazzerò Michele Antonio , medico , è autore del libro che 

ha per titolo: 

// poeta filosofo , owero Varcano svelaio delta pietra filosofica , 

poema, coiraggiunla di un trattato de lapide philosophorutn seu 

de antimonio; li 29 di giugno 1755, Mondovì, per Baldassare 

Rossi, stampatore vescovile, in 4.® 

BENEGÀZZI \ villa di Monteacuto. 

BENET; monte che sorge nel Chiablese , » hbeccio della 
città di Thonon. 

BENE VELLO; questo comune, che sta a scirocco d'Alba » 
novera 433 abitanti', nel 1774 ne contava soli 325. 

BENNA; sta alla distanza di quattro miglia, a scirocco, da 
Biella. Gli abitanti di questo comune, che ottantadue anni fa 
erano 920, ascendono ora (1848) a soli 526, vale a dire a 
394 di meno. 

BEOL, vedi REPOSOIR. 

BERGAMASCO; è posto sur un'eminenza, alla sinistra del 
Belbo, in disianza di miglia nove, a tramontana, da Acqui. 

La popolazione di questo comune, che nel 1774 era di soli 
1077 abitanti, sale ora al novero di 1512. 

Questo luogo pervenne all'augusta Casa di Savoja nel- 
l'anno 1703. 

Lo ebbero in feudo con titolo di marchesato gli Incisa , i 
Peretti, i Gonzaga ed i Moscheni della città di Alessandria. 

Bergamasco è patria di uno fra i più celebri medici del se- 
colo XVI, cioè di Guglielmo Gratarolo. Nacque nel 1516, ed 
a suo tempo si condusse a studiare la medicina in Pavia ed 
in Padova. In quest'ultima città si distinse talmente per i suoi 
talenti , che dopo soli sei anni di studio vi fu eletto a pro- 
fessore, coirincarico di spiegare il terzo libro di Avicenna. 

In Bologna egli contrasse amicizia con Pietro Martire; ami- 



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BERGAMASCO . 471 

cizia che lo pose in sospetto di eresia , per cui dovè abban- 
donare queiruniversità e rifugiarsi (1539) a Bergamo , dove 
esercitò la medicina ed ebbe la cittadinanza. Seppe colà na- 
scondere per qualche tempo le sue idee; ma avendo final- 
mente preso a sostenere la dottrina di Lutero e de' Sacra- 
mentari, la quale, sparsa in allora fra gli studenti della scuola 
padovana per cura di Pomponazzì, era pure favorita dalla pre- 
senza della soldatesca straniera condotta in Italia a cagione 
della lega di Cambrai, fu denunziato agli inquisitori, e sarebbe 
stato certamente carcerato, se sottraendosi colla fuga al pe- 
ricolo non si fosse ricovrato in Basilea, ove dimorò fino a che 
fu eletto a professore neiraccademia di Marburgo. Ma l'asprezza 
del cKma non permettendogli di lungamente soggiornare in 
quella città, dopo un anno d'insegnamento ritornossene a Ba- 
silea , dove morì il 16 di aprile dell'anno 1568 in età di 52 
anni. 

Di Guglielmo Gratarolo si hanno le seguenti opere: 
Frognoslica naiuralia de temporum muicUioiie perpetua , ordine 
lilterarum. Basileae, \ 552, 8. Ibid. 4 554, 8, adjecla suni undecim 
rigna ierrae molus ex Antonio Mizaldo, 

De memoria reparanda , augenda , conservanda , ae de remini^ 
sceniia liber , tuttora omnimoda remedia , ei praeeeptiones optimas 
continens: de praedictione morum ex inspectione corporis. Tiguri 
4553. 8. Basileae 4554, 8. Romae 4555, 8. Lugduni 4 558, 46. 
Straaburgi 4 565. Ibid. 4 630 , 8. Francofurli 4 594 , 4 2. Ibid. 4 596, 4 2. 
Lyon 4556, tn 1 6 (tradotto in francese da Stefano Coppe). Ibid. 
4558, 46. 

De praedictione morborum, naturarumque hominum facili. Tiguri 
4553. tu 8. Basileae 4554, tn 8. 

De Litteratorum , et eorum qui Magistratibus fungunturconser- 
Vanda j praeservandaque valetudine^ illorum praecipue, qui in aetate 
consistentiae, vel non longe ab ea adsunt, compendium cum ex prò- 
batiorihus auctoribus, tuta ex ratione^ ae fideli experientia concin-- 
natum. Basileae 4 555. 8. Francofurti 4591. Ibid. 4 596, 42. Ibid. 
4647. Parisiis 4564, 42 (tradotto in inglese da Tom Neuvston). 
London 4574, 42. 

Pestis descriptio. Lugduni 4555, 8. Parisiis 4564, 42. Venetiis 
4576. 42. ^ 

Opuscola a Guillelmo Gratarolo denuo correda, Lugduni 4555^ 46, 



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472 BERGAMASCO 

In questa famosa raccolta di operette mediche pubblicate 
con molte aggiunte dal Gratarolo si contengono, fra le altre, 
le dissertazioni seguenti: 

1.^ Petri de Albano de venenis eorumque remediis. 

2.^ Consilium de praeservalione a venenis G. Gratarolo auctore. 

3.^ Hermanni a Neunare^ de novo hactenusque Germaniae inau- 
dito morbo Idrokireto, hoc est sudatoria febre^ quem vulgo sudorem 
Britannicum vocanl, libellus. 

4.° Simonis Riguini judicium doctissimum duabus epistolis con^ 
tentum^ aliorumque doctissimorum medicorum sentenliae, et curationes 
probatae ejusdem febris. 

5.^ Curatio sudoris Angliae in Germania experta. 

6.^ Joacbimi Schilleri Herderensis de Peste Britannica^ eommen- 
tariolus aureus. 

7.^ Alexandri Benedicti de Pestilenti febre lib. /. 

De Regimine iter agenlium y vel eguitum, vel peditum, vel navis, 
vel curruy seu rheda etc. vialoribus, et peregrinatoribus, guibusque 
uUHssimi libri duo. Basileae 1561 , 8. Argentorati 1563 , 8. Co- 
loniae 1571, 8. Nurimbergae 1591, 8. 

Veri Alchymiae scriptores. Basileae 1561 , voi 2 in fot. Oltre 
alle opere di Bacone, Riccardo, Alberti , Aristotile , Arnaldo 
da Villanova , Esserario , tlodomar , Rupescissa e d'Augurelli 
y'ha di Gratarolo in questa raccolta : 

1.^ Artis Alchgmiae secretissimaey et cerlissimae defensio. 

2.^ Lapis philosophici nomenclatura. 

3.^ Jo. Braceschi de Alchymia dialogi duo (voltati dall'autore 
dalFitaliano in latino). 

4.^ Modus faciendi quintam essentiam, et de viribus^ et usu aquae 
ardentis. 

Verae Alchymiae, artisque metallicae doctrina , certusque modus, 
Strasburgi 1563, 8. 

De peste theses. Basileae 1563, 8. 

De vini natura t artificio, et usUy deque omni re potabili. Basi- 
leae 1565, 8. 

De Thermis Rhaeticis, et vallis Transcìteri agri Bergamatis (nella 
raccolta de Baìneis omnia). 

Willelmi Aneponymi àialogus de substantiis physicis. Incerti auctoris 
libri tres de Calore vitali, de Mqfi et AquiSy de Fluminum origine^ 
industria G. Gralaroli ab inleritu vindicaii. Strasburgi 1567, 8. 



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BERGAMINO ecc., e BERGOLO 473 

P. Pomponalii opera. De naturalium eie, ilem de Fato, de libero 
arbitrio , praedeUinatione , providetUia Dei , libri quinque. Basileae 
1567. 8. 

Aloysii Mundellae Theatrum Galeni, hoc est universae Medicinae 
a Galeno diffusae sparsimque Iraditae promptuarium. Basileae 4 568, 8. 

BERGAMINO^ cascinale sui confini di Savigliano. 

BERGANTINO; cala e punta neirisoki Asinara. 

BERGANTINO^ cala nel leirilorio di Sarabus in Sardegna 
presso la punta del Ferro. 

BERGAZZANA^ luogo situato nella valle del Mangia alla 
sinistra del Vara, in distanza di circa 15 miglia, a maestrale, 
dalla Spe2Ìa. 

La valle in cui giace questo luogo è assai popolata, e piglia 
nome da un villaggio che sta in fondo ad essa , ove più si 
allarga^ è solcala da un torrente omonimo , il quale scende 
dai monti Antesio, Rotondo, Torricella e Monte-Croce, e dopo 
un corso di circa quattro miglia mette foce nel Vara. 

In Bergazzana , a comodo di quei valleggiani , esiste una 
parrocchiale sotto l'invocazione delFapostolo s. Andrea ^ il pa- 
roco è insignito del titolo di prevosto. 

Questo luogo è compreso neirestesissimo territorio di Go- 
dano, che si computa a 6450 ettari. 

BERGEGGI; sta alia distanza dì cinque miglia, a libeccio, 
da Savona. 

Compongono questo comune le frazioni di MeUy Negli, Miordi, 
JPiassa, Campo, Bruxea^ Canale^ Gastaldi e Rovere. 

Novera 461 abitanti. 

BERGOGLIO; villaggio nel distretto territoriale di Cherasco: 
era compreso nella signoria di Malabaila. 

BERGOLO j è posto sulla destra del Bormida occidentale , 
a scirocco d'Alba, da cui è discosto undici miglia. 

Questo luogo, che ora forma comune da sé, era altre volte 
una dipendenza di Torre di Bormida. * 

31 m%ion, Geofir. ec. Voi. XXVIL 



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474 BERIA, BERINS e BERNEX 

Fu dapprima signoria dei Della Valle di Soglio e di altri 
già da noi accennati parlando dell'anzidetto luogo di Torre 
(vedi): più tardi , cioè nel 1787 , veniva eretto in contado a 
favore degli Adami. 

Di quest'ultima famiglia fu Giuseppe Maria conte di Bergolo 
e commendatore, il quale, laureatosi in ambe